ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

Eretici contemporanei



di Arnaud de Lassus 1


Quando nel 1959 Giovanni XXIII (1881-1963) annunciò al mondo intero la sua intenzione di indire a breve scadenza un Concilio Ecumenico, disse che si sarebbe trattato di una «nuova Pentecoste», ossia di una rinnovata discesa dello Spirito Santo sulla Sua sposa immacolata, la Chiesa. Negli anni immediatamente successivi al Concilio Vaticano II (1962-1965), il suo successore Paolo VI (1897-1978) lasciò in più di un'occasione intendere che questa speranzosa previsione era stata in larga parte disattesa 2. In effetti, il periodo postconciliare è stato caratterizzato da una caduta in verticale di ogni settore della vita della Chiesa. Nel giro di un paio di decenni, le diverse associazioni formate da laici (come l'Azione Cattolica, la Legio Mariæ, ecc...), le confraternite e i Terz'Ordini, così fiorenti appena qualche decennio prima sotto il pontificato di Pio XII (1876-1958), conobbero una crisi così profonda che oggi molte di esse hanno dovuto chiudere i battenti o non esistono che sulla carta. L'unico movimento nato nel periodo postconciliare che sembra in qualche modo rispondere alle rosee aspettative del «papa buono» sembra essere il Rinnovamento nello Spirito. In effetti, suscitato in America, il ramo cattolico del Pentecostalismo si è rapidamente esteso in Europa incontrando numerosi consensi (basti pensare all'appoggio del Cardinale Carlo Maria Martini...), dando vita, soprattutto in Francia, a vere e proprie «comunità carismatiche» con tanto di regola approvata da Roma. Non c'è città italiana in cui i gruppi di preghiera del Rinnovamento organizzino incontri settimanali o celebrazioni particolari con un numero crescente di partecipanti. Insomma, per farla breve, sembrerebbe proprio che il Rinnovamento sia, come disse Paolo VI, una chance, un polmone per una Chiesa dal fiato corto, una forma di rinascita della vita cristiana in un momento di grande difficoltà per la compagine ecclesiale e per il mondo cattolico in generale. Tra le ragioni del successo incontrato dal Rinnovamento, va qui ricordata la grande carità verso il prossimo manifestata dai suoi membri, la loro generosità, l'estrema disponibilità e lo spirito di preghiera che li anima. Non dimentichiamo che la devozione al santo rosario, caduta in disgrazia nel post-Concilio perché ritenuta una forma di «superstizione medievale», è stata rivitalizzata soprattutto dal Rinnovamento, e lo stesso si può dire della devozione a Maria SS.ma e a Gesù sacramentato. In definitiva, il giudizio che ogni cattolico dovrebbe avere a riguardo di questo movimento non potrebbe che essere largamente positivo. Ma non appena si varcano le soglie di una chiesa per assistere ad un loro «incontro di preghiera» o si intavola un discorso sulla dottrina interna al movimento, non si può rimanere indifferenti di fronte alle loro strambe forme di pietà, così estranee all'austera pietà tradizionale della Chiesa cattolica e davanti ai loro discorsi in materia di ecumenismo. Come non rimanere poi colpiti dall'origine stessa del Rinnovamento, un'origine tutta protestante che si manifesta mediante le peculiarità tuttora ben evidenti nonostante la cornice cattolica che le circonda. Ma forse, l'aspetto che lascia più sbigottiti è l'assenza totale di uno studio teologico serio da parte dell'autorità ecclesiastica sulla natura della cosiddetta «effusione dello Spirito», il rito che in un certo senso apre le porte al neofita che entra nel Rinnovamento. È stata dunque concessa piena cittadinanza cattolica ad un movimento nato in seno al colorito universo del protestantesimo «di frangia» senza prima prenderne in esame le possibili deviazioni o i pericoli spirituali che può celare (cosa inimmaginabile sotto il pontificato di Pio XII!). Purtroppo non si tratta di un caso isolato. Lo stesso è accaduto anche per un movimento molto in auge ai nostri giorni: il Cammino Neocatecumenale, una corrente da cui diversi teologi o sacerdoti (tra cui il noto passionista Padre Enrico Zoffoli e don Luigi Villa) hanno preso le distanze e denunciato gli abominevoli errori, e che tuttavia è stato approvato dalla Gerarchia ecclesiastica. E mentre diversi cattolici di buona volontà cercano di arginare l'allarmante fenomeno dell'espansione delle sètte anticristiane (pensiamo al GRIS), paradossalmente, nella Chiesa stessa si dà tranquillamente spazio a movimenti eterodossi come quelli appena citati. Ci troviamo dunque di fronte ad un ennesimo «segno dei tempi» che la dice lunga sulla terribile crisi dottrinale che sta attraversando la nostra madre, la santa Chiesa cattolica, e che non può lasciare impassibili i suoi figli. Questo libro è innanzitutto indirizzato ai tanti membri del Rinnovamento in buona fede affinché aprano gli occhi sui pericoli che incombono sulle loro anime. Ma è anche un mezzo per riaffermare senza ambiguità quella fede cattolica che abbiamo ricevuto nel battesimo e dalla cui osservanza dipende la salvezza eterna di noi tutti.


l Introduzione
 
Tredicimila congressisti cattolici al Raduno Europeo Carismatico ed Ecumenico di Strasburgo nel 1982; 14.000 partecipanti alle quattro sessioni di lavoro del Rinnovamento nello Spirito cattolico a Paray-le-Monial, nel corso dell'estate del 1984; più di ottocento gruppi carismatici di preghiera nella sola Francia... Queste attività, caratterizzate da un entusiasmo travolgente, mostrano che il Rinnovamento nello Spirito in Francia è una realtà di cui non si può non tenere conto. La sua influenza sulla vita della Chiesa sembra d'altronde crescere di giorno in giorno. Per convincersene, è sufficiente riportare un altro dato interessante: secondo la rivista Informations catholiques internationales («Informazioni cattoliche internazionali»), del 15 dicembre 1982, «circa il 30% degli attuali seminaristi (del 1° e del 2° anno) provengono dal movimento carismatico».
 
l Portata e limiti di questo studio
 
È nostra intenzione fornire su questo movimento, generalmente mal conosciuto, alcuni elementi di informazione e di valutazione. Nella prima parte - puramente descrittiva - saranno delineate la natura e le origini del Rinnovamento nello Spirito e alcune delle cause che hanno contribuito al suo successo, evitando, per quanto possibile, di esprimere giudizi di valore. Nella seconda parte, sarà presentata una valutazione del Rinnovamento (elementi positivi, elementi negativi e riserve da parte della Gerarchia ecclesiastica). Perché questo scritto è intitolato Conoscere il Rinnovamento nello Spirito? In verità, l'Autore si accontenta di richiamare l'attenzione - senza trattarli - su alcuni interrogativi riguardanti l'«effusione dello Spirito» e i carismi 3.
 
l Fonti
 
Nella prima parte, che, come abbiamo appena detto, sarà essenzialmente descrittiva, le uniche fonti utilizzate saranno costituite dai documenti pubblicati dallo stesso Rinnovamento o da testi raccomandati dai vertici di detto movimento. La maggior parte di essi è stata diffusa dalla casa editrice della Comunità Emmanuel 4. Ecco i principali documenti che via via verranno citati:

Libri anteriori al 1978:
Le retour de l'Esprit («Il ritorno dello Spirito»), di Kevin e Dorothy Ranagan;
Faut-il parler d'un pentecôstisme catholique? («Bisogna parlare di un Pentecostalismo cattolico»?), di Padre Henri Caffarel;
Pentecôstisme chez le catholiques («Il Pentecostalismo presso i cattolici»), di Padre Renè Laurentin;
Une nouvelle Pentecôte? («Una nuova Pentecoste»?), del Cardinale Leo Iozef Suenens.
 
Libri successivi al 1978:
Le Renouveau charismatique, une chance pour l'Église («Il Rinnovamento Carismatico, un'opportunità per la Chiesa»?), di dom Charles Massabki(1978);
Feu sur la Terre («Fuoco sulla Terra»), di Ralph Martin (1979);
Sur le chemin du Renouveau («Sul cammino del Rinnovamento»), di A. ed E. Bremond (1980);
Le Renouveau charismatique en France dans L'Èglise catholique («Il Rinnovamento Carismatico in Francia e nella Chiesa cattolica»), a cura della Conferenza Episcopale Francese (1982);
Les nouveaux disciples: voyages au sein d’un douzaine de communautés charismatiques («I nuovi discepoli: viaggi in seno ad una dozzina di Comunità carismatiche»), di Monique Hébrard (nuova edizione del 1982);
Les pluies de l'arrière-saison. Naissance d'une communauté nouvelle («Le piogge di fine stagione. Nascita di una nuova Comunità»), di Fratel Ephraïm (1985).
 
Riviste o articoli:
«Le Renouveau charismatique» («Il Rinnovamento Carismatico»), nº 301 della rivista Fêtes et saisons («Feste e stagioni»);
Il est vivant - Le cahiers du Renouveaun («Egli vive. I quaderni del Rinnovamento»), a cura della Comunità Emmanuel;
Tychique, a cura della Comunità Chemin Neuf («Cammino nuovo»);
Feu et lumière («Fuoco e luce»), a cura della Comunità del Leone di Giuda e dell'Agnello Immolato.
 
Nella seconda parte, oltre a quelli già citati, verranno utilizzati i seguenti documenti:

Documenti pontifici;
Les mouvements charismatiques au regard de la foi e de l'Église («I movimenti carismatici rispetto la fede e la Chiesa»), (1975);
L'œcumenisme, levier de protestantisation de l'Église («L'ecumenismo, strumento per la protestantizzazione della Chiesa»), di Padre Georg May;
Le Renouveau charismatique interpellé («Il Rinnovamento carismatico interpellato»), di J. R. Bouchet e H. Caffarel (1976);
Les pentecôtistes catholiques: ils courent de grands risques («I pentecostali cattolici: essi corrono dei grossi rischi»), di Hilaire Campion (1983).


PRIMA PARTE
INFORMAZIONE GENERALE

 
l Che cos'è il Rinnovamento nello Spirito?
 
Riprendiamo la definizione che ne dà l'opuscolo Le Renouveau charismatique en France dans l'Èglise catholique, pubblicato sotto l'egida della Conferenza Episcopale Francese 5«In Francia, il Rinnovamento carismatico si manifesta attraverso delle assemblee di preghiera e delle Comunità di vita. Esso non è un "movimento" (non essendo dotato di alcuna struttura centralizzatrice...), ma una corrente di risveglio spirituale che raccoglie tutto il popolo di Dio per rinnovarlo nella fede e nel dinamismo missionario. Si tratta di una realtà molto complessa. In essa, si ritrovano tutti gli stati di vita (vita monastica, vita religiosa, vita sacerdotale, vita matrimoniale e celibataria), tutti i generi di vocazione, tutte le età, tutti i tipi vita, ed è attraversata da molteplici correnti teologiche». In sostanza, si tratta di una «corrente di risveglio spirituale [...] che si manifesta attraverso dei gruppi di preghiera e delle Comunità di vita». Inizialmente denominata «Pentecostalismo cattolico» o «Movimento cattolico neopentecostale», questa corrente ha successivamente adottato la designazione attualmente in uso di «Rinnovamento carismatico» o di «Rinnovamento nello Spirito».
 
Struttura
Lo si consideri o meno come un «movimento», resta il fatto che il Rinnovamento nello Spirito sembra poter contare su di un'organizzazione molto seria.

I gruppi di preghiera
Stando al summenzionato Rapporto Episcopale, nel 1982, i gruppi di preghiera erano circa ottocento: «Il numero di coloro che frequentano più o meno regolarmente questi gruppi si situa tra le 25.000 e le 30.000 persone, il che si traduce in una media settimanale di circa 20.000 presenze effettive. Molte altre persone hanno avuto un contatto diretto partecipando occasionalmente ad un'assemblea di preghiera o ad un raduno. Probabilmente tra le 100.000 e le 200.000 persone» 6. In questo caso, si tratta di gruppi di preghiera registrati come cattolici. In effetti, il Rinnovamento nello Spirito tocca da vicino anche i protestanti; ciò è essenzialmente dovuto al fatto che esso è nato in seno al protestantesimo. Il nº 32 dei Cahiers du Renouveau di aprile del 1981, offre la lista di circa settecento gruppi di preghiera, riportando i nomi e gli indirizzi dei responsabili.

Le Comunità
Generalmente, i gruppi di preghiera si ricollegano ad alcune Comunità carismatiche aventi ciascuna una struttura e regole proprie, Comunità che esigono dai loro membri un impegno molto serrato 7. Ecco le principali tra quelle riportate dal summenzionato Rapporto Episcopale:

Communauté chrétienne de formation («Comunità Cristiana di Formazione»; C.C.F.). Più conosciuta con il nome di «Comunità di Poitiers», essa è stata fondata nel 1974 da Jean-Michel Rousseau, e raggruppa persone giovani o adulte in una fascia d'età compresa tra i diciotto e i trent'anni. Calcolando sia ciò che esiste in Francia che all'estero, essa raccoglie circa cinquecento persone in dodici insediamenti.
Chrétiens pour la Cité nouvelle («Cristiani per la Città Nuova»; C.C.N.). Fondata nel 1979 da Jean-Michel Rousseau, essa mira all'evangelizzazione dei responsabili della società, e riunisce duecentocinquanta persone dislocate in quattro Comunità presenti in Francia e all'estero.
Communauté Chemin Neuf. Fondata nel 1973 da Padre Laurent Fabre s.j., essa riunisce centocinquanta adulti e un centinaio di bambini, ed espleta la sua vocazione apostolica nel servizio della formazione e dell'unità dei cristiani. In Francia è presente con nove fondazioni.
- Comunità Emmanuel. Fondata nel 1974 da Pierre Goursat (1914-1991) 8, per l'apostolato. Essa riunisce 1.100 adulti e quattrocento bambini sparsi in numerosi insediamenti regionali 9.
Comunità del Leone di Giuda e dell'Agnello immolato. Fondata nel 1974 da Fratel Efraïm, essa pratica uno stile monastico e annovera centoquaranta adulti e cinquanta fanciulli insediati in dodici Comunità presenti sia in Francia che altrove 10.
Communauté de la Sainte Croix («Comunità della Santa Croce»). Fondata nel 1972 da Jacky Parmentier, essa riunisce centocinquanta adulti e ottanta bambini sparsi in cinque fraternità con lo scopo di formare nel suo insieme i «cristiani normali». È presente solo in Francia.
Communauté de la Théophanie («Comunità della Teofania»). Fondata nel 1972 da Jacques Langhart, essa raccoglie centodieci adulti e centocinquanta ragazzi che conducono una vita evangelica di stile monastico in quattro insediamenti situati in Francia e altrove 11.

Padre Laurent Fabre
Pierre Goursat
Fratel Efraïm

A riguardo di queste Comunità - delle quali la più numerosa e la più conosciuta (soprattutto nelle regione parigina) è l'Emmanuel - è possibile reperire delle descrizioni molto più dettagliate ed esaurienti nel libro-inchiesta di Monique Hébrard che ha per titolo Les nouveaux disciples: voyages au sein d'une douzaine de communautés charismatiques (Ed. du Centurion, 1982).

Il coordinamento internazionale
Nel 1972, è stato creato negli Stati Uniti l'Ufficio Internazionale di Comunicazione del Rinnovamento nello Spirito, abitualmente designato con la siglaI.C.O. («International Communication Office»). Dopo il 1976, l'I.C.O. si è trasferito a Bruxelles 12; due americani (Steve Clark e Ralph Martin) partecipano alla sua direzione 13.

Attività specifiche
Nel Rinnovamento nello Spirito, a fianco delle cerimonie liturgiche abituali (Messe, visite al SS.mo Sacramento), e delle classiche forme di preghiera e di apostolato, si ritrovano alcuni tipi specifici di attività religiosa che lo distinguono dalle altre opere o movimenti cattolici. Principalmente, tali attività particolari comprendono:

- il gruppo di preghiera;
- la pratica dell'«effusione dello Spirito»;
- l'esercizio dei carismi;
- la vita comunitaria praticata da laici sposati o meno;
- le attività religiose interconfessionali.
 
l Il gruppo di preghiera

È mediante questo genere di attività che solitamente si entra in contatto con il Rinnovamento. Eccone una prima descrizione di Padre Henri Caffarel (1903-1996): «Generalmente, il gruppo di preghiera si riunisce tutte le settimane; tale riunione si protrae per circa due ore, ma a volte anche per quattro o cinque ore [...]. Di solito, allorché si ha occasione di partecipare a queste assemblee, si rimane colpiti per il clima di giovinezza, di fervore, di grande amore fraterno e di spontaneità che vi regna. Una persona si alza per leggere un passo della Sacra Scrittura. Segue un breve silenzio, dopo di che ognuno prega in maniera molto semplice [...]. Talvolta, anche un solo versetto della Bibbia o una parola può far scoccare una lode unanime[...] che sfocia in un “Lode a Te o Signore”!, “Alleluia”! Spesso accade che le preghiere si mescolino a dei canti in lingue. A volte, qualcuno si alza per proferire a voce alta una “profezia”. Segue allora un silenzio più prolungato. Poi, un altro intona un canto che viene subito ripreso in coro dagli altri, magari accompagnato con alcuni accordi di chitarra. La gioia traspare attraverso queste preghiere e questi canti. Essa si esprime anche mediante la partecipazione di tutta la persona alla preghiera tramite degli atteggiamenti o dei gesti espressivi. Ad un certo punto, appare evidente il pericolo di cadere nell'esaltazione; è allora che sta agli animatori di saper “smorzare” la montata emozionale [...]. Uno degli aspetti più positivi di questo genere di assemblee è la grande spontaneità che vi regna. Poter esteriorizzare la propria fede molto liberamente è certamente un fattore molto importante affinché queste fede cresca» 14. Nel suo libro Le Renouveau charismatique, une chance per l'Église, dopo aver dimostrato che esso non è né un ufficio liturgico, né un retaggio del Vangelo, dom Charles Massabki o.s.b. mette in luce in modo più dettagliato le caratteristiche del gruppo di preghiera:

Essere all'ascolto dello Spiritoe quindi all'ascolto gli uni e degli altri
«Spesso, la riunione si apre con un canto gioioso e caloroso [...]. Successivamente, un animatore da inizio alla riunione. Dopo aver richiamato alcuni principî, affinché la preghiera si svolga nell'ordine, nella pace e nell'ascolto dello Spirito Santo, mediante il quale Gesù prega in un ciascuno dei partecipanti, e dunque nell'ascolto gli uni e degli altri, egli, seppur con discrezione, le imprime la direzione voluta e vigila attentamente sul suo svolgimento. Al termine, la stessa persona la chiude. Il più delle volte, questo animatore è un laico, uomo o donna, scelto perché dotato, per questo servizio, del carisma di “presiedere” di cui parla anche San Paolo. Egli non dirige la preghiera, e tuttavia svolge un ruolo d'”autorità”; egli può, ad esempio, intervenire per “spegnere” un'esaltazione divenuta eccessiva, o per reincanalare l'assemblea verso la lode, verso un maggior silenzio, o in un maggior reciproco ascolto».

L'intervento spontaneo dei partecipanti
Dom Massabki insiste su questo punto già segnalato da Padre Caffarel nel seguente passo: «Se un certo ordine e una certa unità regnano nello svolgimento dell'assemblea, vi regnerà anche una grande spontaneità. Ognuno può intervenire liberamente, sia per ringraziare il Signore mediante una preghiera improvvisata, sia per lodarlo leggendo un salmo, o per proclamare le sue meraviglie o per intonare un canto che può essere sovente seguito da un breve periodo di silenzio di buona qualità. La preghiera può riprendere dopo la lettura di un passo della Sacra Scrittura».

Il «canto in lingue»
Segue la descrizione del «canto in lingue», nella sua duplice modalità (collettiva e individuale): «Talvolta, un versetto del testo sacro o una parola scatenano una lode unanime in cui ciascuno esprime la propria riconoscenza o la propria meraviglia, sia mediante parole mormorate sottovoce, che con un canto “in lingue” di grande bellezza. Questo canto, simile a degli accordi d'organo, si sviluppa, si fà trionfante, dura qualche istante, per poi estinguersi, dopo un brevissimo decrescendo, in modo perfettamente armonioso. È un canto che sgorga dal profondo dei cuori, senza alcun direttore d'orchestra, indubbiamente simile a quei canti ispirati di cui parla San Paolo in alcune delle sue lettere [...]. Talora, è uno degli astanti a cantare "in lingue" tutto solo, sia per celebrare la gloria di Dio, lodarlo e ringraziarlo, che per "profetizzare", della quale lui stesso o un altro fornirà l'”interpretazione”. A volte, la “profezia” può uscire dalla bocca dei partecipanti e senza essere cantata».

«Un'esperienza vissuta della presenza dello Spirito Santo»
Ancora alcune parole sulla spontaneità e sul fervore che regnano nel gruppo di preghiera: «Generalmente, quando si assiste a riunioni di questo tipo, si resta sorpresi per l'atmosfera di fervore, di raccoglimento, di giovinezza, di grande amore fraterno e di enorme spontaneità che vi regna [...]. Questa presa di coscienza personale e completamente nuova di Cristo vivente, che sprigiona preghiere e canti e li fà spontaneamente scaturire dal fondo dei cuori, è opera dello Spirito Santo, il grande Dimenticato, lo Sconosciutodi cui si fà la scoperta e l'esperienza all'interno del gruppo carismatico. Questa esperienza vissuta della presenza dello Spirito Santo, agisce in essi ed è il motivo per cui i membri del Rinnovamento sono contrassegnati con l'epiteto di “carismatici”».

Canti in lingueprofeziespontaneitàesaltazione...

I carismi
Uno di essi è già stato evocato: il canto «in lingue»: «Se, dunque, il Rinnovamento è chiamato “carismatico”, [...] è a causa del fatto che, nel corso di queste riunioni e tra i loro membri, si producono dei fenomeni carismatici, nel senso stretto di fenomeni straordinari, come il “parlare in lingue”, le profezie o il dono di guarigione [...]. In genere, i carismi si manifestano in seguito a ciò che viene chiamata l'”effusione dello Spirito”, mediante la quale gli aderenti al Rinnovamento decidono di abbandonarsi completamente all'azione dello Spirito Santo» 15. Partendo da questa lunga citazione, è possibile enunciare le caratteristiche proprie del gruppo di preghiera carismatica:

non esiste nessuna regola precisama tutto dettato unicamente da una grande spontaneità;
- la direzione del gruppo è affidata ad un animatore che quasi sempre è un laico;
- la preoccupazione di essere «in ascolto dello Spirito Santo [...], e dunque in ascolto gli uni degli altri»;
«l'esperienza vissuta della presenza dello Spirito Santo»;
- alcuni carismi «si producono generalmente in seguito all'”effusione dello Spirito”». È quindi possibile delineare l'idea direttrice: in un gruppo di preghiera, si fà l'esperienza della presenza dello Spirito Santo che parla per bocca dei partecipanti, e si manifesta mediante dei carismi.

l Leffusione dello Spirito»

In che cosa consiste dunque questa «effusione», in seguito alla quale si producono dei carismi, e che costituisce «il secondo elemento essenziale del Rinnovamento nello Spirito»? 16 Le spiegazioni che vengono date a questo riguardo, sono alquanto difformi. Ci limiteremo quindi a quelle che compaiono nei due documenti che la casa editrice della Comunità Emmanuel raccomanda per un primo approccio al Rinnovamento: il succitato libro di dom C. Massabki e il n° 301 della rivista Fêtes et saisons. A questi, aggiungeremo quella fornita dal Cardinale Leo Iozef Suenens (1904-1996) nel suo libro intitolato Une nouvelle Pentecôte.

L'imposizione delle mani...

La spiegazione di dom Massabki
«L'”effusione dello Spirito”, secondo elemento essenziale del Rinnovamento nello Spirito, non è un sacramento [...]. L'”effusione dello Spirito” non è un rito nel senso proprio del termine, ma una marcia in più in vista di una effusione, di un intervento specifico delloSpirito Santo nelle vita di colui che lo desidera. In definitiva, si tratta di un cammino personale di conversione e di rinnovamento spirituale [...]. L'”effusione dello Spirito” comporta anche un cammino comunitario. Tutti i membri del gruppo pregano Dio di esaudire la richiesta di quel fratello o di quella sorella [...]. Essa ha come scopo quello di permettere allo Spirito Santo, ricevuto nella sua pienezza nel Battesimo e nella Cresima, di far si che questi due sacramenti sortiscano i loro effetti più efficacemente e con maggiore coscienza. Essi, infatti, non agiscono automaticamente». Dom Massabki continua illustrando quale sia il carattere di tale effusione; essa scaturisce dal di dentro: «Molti battezzati e cresimati conservano in sè stessi lo Spirito Santo nella sua pienezza, ma questa Acqua Viva che è lo Spirito Santo è in essi come una fonte sigillata. Uno dei mezzi più efficaci per dissuggellare la fonte, e per rimuovere gli ostacoli che le impediscono di sgorgare - a causa di un rifiuto della volontà o per tanti altri motivi, compresa l'ignoranza - si è dimostrato essere proprio l'”effusione dello Spirito” all'interno di una Comunità di amore, di fede e di preghiera. Se dunque si parla di un'“effusione dello Spirito”, lo si fà ben sapendo che lo Spirito è già stato donato pienamente nel Battesimo e nella Cresima. Si tratta di un'effusione che non viene dall'esterno, ma che scaturisce dal di dentro». In conclusione, l'«effusione dello Spirito» non è né un sacramento, né un rito, ma un cammino di conversione accompagnato da una preghiera (personale e collettiva), e da un gesto di solidarietà (l'imposizione delle mani): «Nel Rinnovamento carismatico, l'imposizione delle mani non è un rito sacramentale, come avviene nel Sacramento della Cresima o in quello dell'Ordine. Ancor meno, esso è un gesto magico mediante il quale si trasmette un non ben definito potere di cui si sarà in possesso. In realtà, si tratta di un gesto che esprime visibilmente la solidarietà dei membri della Comunità, e il desiderio che la loro preghiera venga esaudita» 17.
 
 La spiegazione della rivista Fêtes et saisons
«L'”effusione dello Spirito”, chiamata anche “battesimo nello Spirito 18, è la comunicazione attraverso l'imposizione delle mani ad una persona che ne fa richiesta e che si è preparata, dei doni dello Spirito Santo ricevuti in tutta la loro pienezza. Se questa “effusione” pone ai teologi degli interrogativi circa il suo rapporto con il Battesimo e con la Cresima, attualmente, essa appare soprattutto nei gruppi di Rinnovamento come un esperienza vivente i cui frutti sono incontestabilmente quelli di una rinnovazione profonda della vita cristiana» 19.

Imposizione delle mani e ministero di guarigione...

 La spiegazione del Cardinale Suenens
Nel suo libro Une nouvelle Pentecôte 20, il Cardinal Suenens definisce l'«effusione dello Spirito» in questi termini: «Siamo alle prese con la difficoltà di parlare di una nuova effusione dello Spirito, ben sapendo che esso è già stato infuso nel Battesimo. La novità è dunque di tipo particolare; si tratta di una nuova venuta dello Spirito già presente, di un'effusione che non viene dal di fuori, ma dal di dentro [...]. Si tratta di uno scaturimento, di uno schiudimento, di un'azione dello Spirito che sprigiona e libera delle energie interiori latenti. Si tratta di una presa di coscienza più accentuata della sua presenza e della sua potenza. Un teologo, Padre Francis ASullivan, professore all'Università Gregoriana di Roma, la descrive come “un'esperienza religiosa che introduce alcune persone ad una percezione decisamente nuova dell'onnipotente presenza di Dio e della sua azione nella propria vita, azione che implica ordinariamente uno o più doni carismatici”» 21. Riassumiamo ora queste tre concezioni inerenti l'«effusione dello Spirito». Si tratterebbe:

- sia di un cammino di conversione accompagnato da una preghiera (personale o collettiva) e da un gesto di solidarietà (dom Massabki);
- sia «della comunicazione, tramite l'imposizione delle mani, [...] dei doni dello Spirito Santo ricevuti nella loro pienezza» (cfr. Fêtes et saisons);
- sia «di un'effusione che scaturisce dal di dentro [...], di una presa di coscienza della presenza e della potenza (dello Spirito) [...], di un'esperienza religiosa che introduce alcuni ad un senso decisamente nuovo dell'onnipotente presenza di Dio» (Cardinal Suenens).
 
In appendice, forniremo una quarta spiegazione presentata da don René Jacob nella rivista Tychique. Tuttavia, al di là di queste spiegazioni, una cosa è certa e attestata da innumerevoli testimonianze: in generale, dopo l'«effusione dello Spirito», si palesano dei carismi e altre manifestazioni straordinarie: trasformazione della persona, moltiplicazione dello zelo, vita intensa di preghiera e ottima riuscita nell'apostolato 22. A tal punto cheMonsGérard Huyghe ha potuto dire: «È il battesimo nello Spirito che ha fatto sì che la vita di tante persone sia stata completamente trasformata» 23. Alla luce di questi fatti non è difficile comprendere perché l'effusione dello Spirito venga considerata sia come la «base» 24, che come il «secondo elemento essenziale» del Rinnovamento nello Spirito e non venga generalmente conferito che a persone che hanno assistito ad un«ciclo di preparazione» 25.

Il Cardinale Suenens
Padre Francis Sullivan
MonsGérard Huyghe

 
l I carismi 26

Secondo la precisazione di don Massabki, «di solito, i carismi si producono in seguito a quella che viene chiamata “effusione dello Spirito”». I carismi più comuni che si riscontrano facilmente in ambiente carismatico sono quelli del «parlare in lingue», della «profezia» e della «guarigione».
 
Carisma del «parlare in lingue»
Se ne distinguono due forme:

- una collettiva che si traduce in una «modulazione lirica» 27;
- una individuale: si tratta di una preghiera in una lingua incomprensibile sia per quelli che ascoltano che per chi la pronuncia: «Esistono due forme per “pregare in lingue”. La più corrente è il fenomeno collettivo di cui ho già parlato. Ordinariamente, ciò avviene in un momento in cui la preghiera si fà più viva, o in cui essa sembra esitare tra la parola e il silenzio. Non si trovano più le parole per celebrare le meraviglie di Dio e ringraziarlo. Più che di un “parlare”, si tratta di un canto, o di una modulazione lirica che celebra le “meraviglie di Dio”. La seconda forma è individuale. Uno solo parla in lingue, mentre gli altri ascoltano in silenzio. Egli parla o canta emettendo delle sillabe che si succedono senza che siano articolate in frasi, il tutto presentando un carattere di coerenza e chiarezza fonetica. Egli non comprende ciò che dice o canta, ma resta padrone di sè stesso. Egli può cominciare o meno, continuare o fermarsi, segno che dunque non entra né in trance, né in estasi. Egli parla o canta in una lingua che non comprendono né quelli che ascoltano, e nemmeno lui che canta» 28. Da questo fatto sorge la necessità di dare un'interpretazione a ciò che nessuno comprende: «Colui che parla in lingue - dice San Paolo - deve pregare per chiedere il dono dell'interpretazione, o che “qualcuno interpreti le sue parole”. In effetti, il più delle volte, l'interpretazione è fornita da un altro a cui lo Spirito Santo ha fatto il dono di questo carisma. Grazie a quest'ultimo, l'interprete entra in risonanza con quello che è stato appena detto o cantato, comprendendone intuitivamente il senso e la formulazione in termini intelligibili» 29. Nel suo libro Pentecôstisme chez le catholiques, Padre René Laurentin sostiene una tesi diversa a riguardo del «parlare in lingue» individuale. Secondo lui, l'idioma in cui la persona «parla in lingue» sarebbe:

- in alcuni casi eccezionali, una vera e propria lingua straniera;
- generalmente, «un parlare preconcettuale, di carattere spontaneo, con la freschezza di un ritorno alle fonti».
 
Collettivo o individuale, il carisma di «parlare in lingue» è molto diffuso negli ambienti carismatici: «Uno degli animatori del movimento mi ha detto che in Francia, l'80% dei carismatici parla in lingue; la proporzione mi sembrerebbe ovunque superiore al 50%, salvo forse in Canada (Paese i cui uno dei principali leader carismatici non parla in lingue), e in alcuni gruppi nei quali si diffida di ciò che è insolito (come nel gruppo “Feu Nouveau”)» 30.
 
Carisma di profezia
«Profetizzare, non significa innanzitutto, né soprattutto, predire l'avvenire; da un punto di vista etimologico, significa parlare a nome di Dio o al posto di Dio, benché sia possibile che il profeta possa annunciare degli avvenimenti futuri. Il profeta è un qualcuno che, illuminato dallo Spirito Santo, proclama il messaggio di Dio, e testimonia le realtà divine. Nel Rinnovamento, la “profezia” è una parola, il più delle volte estratta dalla Sacra Scrittura e che è proclamata da un membro del gruppo per “edificarlo”, ossia per costruirlo, ma anche per farlo crescere nella fede, nella speranza e nella carità [...]. A volte, succede che la parola profetica non sia in diretta relazione con la Bibbia, o che essa sia un messaggio, un'interpellanza o un'ammonizione. Conviene allora essere prudenti e mettere in pratica il “discernimento degli spiriti”, soprattutto quando essa predice un avvenimento futuro» 31. Ecco un esempio di profezia che predice un fatto a venire: «Nel maggio del 1981, ebbe luogo a Roma la Conferenza internazionale dei leaders del Rinnovamento nello Spirito. Uno di essi, presentò Padre Tomislav Vlasic o.f.m., un cappuccino della Iugoslavia, e chiese agli altri esponenti di pregare con lui per la guarigione della Chiesa. In mezzo ad essi, nel corso della preghiera, Suor Briege McKenna vide in spirito Padre Vlasik seduto e circondato da una grande folla; dal suo seggio sgorgavano dei fiumi d'acqua. Un altro, Padre Emiliano Tardif, pronunciò questa profezia: "Non piangere; ecco, io ti mando mia Madre". Padre Vlasik ritornò in Iugoslavia. Due settimane dopo il suo ritorno, la Madonna cominciò ad apparire ad alcuni ragazzi e ragazze della parrocchia francescana di Medjugorje» 32.

Padre Tomislav Vlasic
Suor Briege McKenna
Padre Emiliano Tardif

Carisma di guarigione
Esso occupa un posto importante nella vita del Rinnovamento. La Dr.ssa Martine Catta parla di «guarigioni così numerose e così profonde di cui siamo testimoni in seno al Rinnovamento nello Spirito» 33. Nel suo libro Jésus a fait de moi un témoin 34, Padre Emiliano Tardif (1928-1999), un religioso canadese, descrive numerosi casi di guarigione che sembrerebbero stati operati tramite la sua mediazione dopo che egli aveva ricevuto l'«effusione dello Spirito» e il carisma di «parlare in lingue». Non pochi articoli apparsi sui Cahiers du Renouveau sono consacrati a commoventi testimonianze di persone che sembrano essere state guarite nel corso di riunioni di preghiera carismatica. Resta tuttavia il fatto che le guarigioni in causa non sembra siano state oggetto di esami analoghi a quelli cui furono sottoposte le guarigioni avvenute per esempio a Lourdes.
 
Gruppi di preghiera, pratica dell'effusione dello Spirito, esercizio dei carismi... Oltre a queste attività specifiche del Rinnovamento, ne elenchiamo altre due: la vita comunitaria praticata dai laici - sposati o meno - e le attività religiose interconfessionali.

l La vita comunitaria praticata dai laici

Si tratta certamente di un'attività tipica del Rinnovamento nello Spirito: «Una delle caratteristiche e una delle grazie specifiche del Rinnovamento carismatico cattolico è costituita dalla sua dimensione comunitaria [...]. In effetti, un po' in tutto il mondo, con l'estensione e la crescita del Rinnovamento, si è contemporaneamente assistito alla nascita di Comunità carismatiche» 35. Il già citato Rapporto Episcopale segnala l'attività (in Francia) di sei grandi e sette piccole Comunità carismatiche presentandole prima di passare a descriverle più dettagliatamente 36«In un mondo che cerca la sua unità nel rispetto delle diversità (società, culture, ecc...), e come un frutto del Concilio Vaticano II, nascono oggi delle Comunità “Popolo di Dio”. La loro novità consiste nel riunire differenti stati di vita: sacerdoti, religiosi, laici - sposati o meno - e famiglie. Esse sperimentano una vita nel “Corpo di Cristo” molto intensa, constatando l'urgenza di servizi e “ministeri” che possono necessitare di un riconoscimento, di un'istituzione o di un ordinamento. In genere, esse fanno capo ai Vescovi, i quali, grazie al ministero episcopale, sono in grado di discernere, confermare e orientare questi nuovi dinamismi che richiedono nuove forme d'integrazione nella Chiesa (gli statuti di cinquanta raggruppamenti, formati da un minimo di cinquanta ad un massimo di 1.500 persone, sono attualmente oggetto di studio da parte di Roma) [...]. Alcune di esse hanno un impegno di carattere religioso e vanno gradatamente trasformandosi in vere e proprie congregazioni. Ad esempio, i membri della Comunità "Pain de Vie" conducono una vita comunitaria sotto lo stesso tetto, rinunciando a qualsiasi forma di proprietà e praticando la comunanza totale dei beni, l'obbedienza e la castità secondo il proprio stato. Altre Comunità hanno invece assunto un impegno più flessibile. L'appartenenza alla Comunità "Emmanuel", ad esempio, non implica necessariamente né la residenza e nemmeno la messa in comune dei beni. Gli impegni sono soprattutto di ordine spirituale: oltre all'Eucarestia e a lunghi momenti dedicati all'adorazione personale quotidiana, esiste anche l'accettazione ad essere accompagnati regolarmente, di partecipare regolarmente ai vari servizi interni ed esterni, di versare una retta equa, e di vivere in accordo con gli orientamenti generali della Comunità [...]. Al centro di queste strutture vivono i tre grandi carismi tradizionali, seppur con accenti diversi:
 
La preghiera, da cui sono derivate forme di vita semi-monastiche come nella Comunità del Leone di Giuda;
L'apostolato, che ha determinato la nascita di nuovi luoghi di formazione, come nel caso della Comunità "Chemin Neuf";
Il servizio ai poveri, come nella Comunità "Pain de Vie".
 
Attorno alle Comunità si costituiscono dei gruppi di amici che, il più delle volte, assumono una struttura propria. Un esempio è costituito del gruppo “La Sainte Croix”, il quale riunisce in sé consacrati e semplici fedeli. La diversificazione dei carismi e delle strutture non permetterebbe qualsiasi genere di fusione. Pertanto, esse sono dei vincoli di comunione, elastiche e attive allo stesso tempo. Tale comunione si manifesta particolarmente in occasione di raduni organizzati da una delle Comunità. Per i gruppi di preghiera nati indipendentemente dalle Comunità, esse rappresentano dei punti fermi di ritrovo a cui fare riferimento» 37. Ci pare, dunque, che le Comunità, «punti fermi di ritrovo a cui fare riferimento» per i gruppi di preghiera, costituiscano non un epifenomeno, ma la principale struttura del Rinnovamento nello Spirito.

Canto e ballo alla Comunità Chemin Neuf.

L'entrata nella vita comunitaria
Ecco come si svolge per la Comunità Emmanuel«Quando una persona, dopo aver fedelmente partecipato ad un gruppo di preghiera e aver ricevuto l'effusione dello Spirito, si sente attratta dalla vita comunitaria, è inviata ad aggregarsi ad alcuni week-end mensili di ritiro in cui si pratica l'adorazione, la lode e la vita in comune. Nel corso di questi week-end, vengono impartiti gli insegnamenti che propongono gli elementi di una vita quotidiana equilibrata in Cristo. Ciascuno prende coscienza di non poter progredire senza l'aiuto dei fratelli e delle sorelle, e che le grazie ricevute individualmente edificano tutto il corpo. Quando la chiamata alla vita comunitaria sia fa più netta, il fratello sceglie allora un accompagnatore più anziano, il cui ministero è stato riconosciuto dalla Comunità, e che lo affianca nel suo cammino. L'accompagnatore sta al consigliere spirituale così come l'infermiere sta al medico. Tutti i membri della Comunità vengono personalmente accompagnati e, allorché si tratta di persone sposate, vengono accompagnate anche da una coppia [...]. Prima dell'entrata vera e propria, quando il nostro appello a servire il Signore nella Comunità è stato confermato, viene allora proposto un periodo di postulato (di due anni). Questo genere di impegno è rinnovabile ogni anno, in quanto amiamo ricordare che siamo uomini liberi che il Signore ha scelto, e desideriamo anche ridonarci pienamente a Lui ogni anno» 38. L'entrata nella ComunitàEmmanuel è dunque una questione lunga e seria, il cui svolgimento comprende le seguenti tappe:

- la partecipazione continuata ad un gruppo di preghiera;
- l'«effusione dello Spirito»;
- la partecipazione ai week-end di formazione;
- il farsi seguire da un «accompagnatore»;
- un periodo di postulato di due anni;
- un impegno rinnovabile ogni anno.
 
Notiamo che, nel caso della Comunità Emmanuel, l'impegno non è di carattere religioso, ovvero non equivale ai voti che si fanno nella vita religiosa.
 
La fusione della vita familiare nella vita comunitaria
«La novità (delle Comunità carismatiche) - afferma il Rapporto Episcopale - sta nel riunire diversi stati di vita: sacerdoti, religiosi, laici (sposati o scapoli) e famiglie». In effetti, le summenzionate Comunità propongono a coppie sposate - con o senza figli - di abbandonare l'autonomia della vita familiare e di vivere, in «famiglie» residenziali, con altre coppie o con dei non-sposati. L'insistenza ad impegnarsi in questa strada varia da una Comunità all'altra; mentre, ad esempio, essa è poco marcata nel caso della Comunità Emmanuel, la si ritrova con più forza nel caso della ComunitàChemin Neuf o in quello della Comunità del Leone di Giuda. Ecco come viene praticata la vita comunitaria in queste tre Comunità.
 
Comunità Emmanuel
Essa propone contemporaneamente delle famiglie residenziali e delle famiglie non-residenziali: «La Comunità non è un blocco monolitico, ma è organizzata secondo un insieme di “famiglie” in cui si sperimenta l’amore fraterno. I fratelli e le sorelle possono scegliere fra i diversi modi di vivere quello che più gli aggrada:

Comunità di vita residenziale, formate sia da famiglie (padre, madre e figli), sia da famiglie di non-sposati, che da alcuni ragazzi o ragazze non-sposati;
famiglie non residenziali, formate sia da due o tre coppie, che da cinque o sei persone non-sposate che non abitano sotto lo stesso tetto, ma che si ritrovano una volta alla settimana per una serata comunitaria di preghiera e di convivenza fraterna [...]. La famiglia ci aiuta a riordinare i nostri valori (il Signore sia servito per primo), e a ristabilire il nostro equilibrio e il nostro ritmo di vita (sonno, alimentazione e attività). Essa è poco numerosa (cinque o sei persone al massimo) proprio per rimanere flessibile, leggera e povera nel contesto concentrazionario della grande città» 39.

Canto e ballo alla Communauté des Béatitudes.

Comunità Chemin Neuf
«Ripartita in molte fraternità di vita, la Comunità "Chemin Neuf" è mista sotto molti punti di vista: essa è formata da uomini e da donne, da coppie e da scapoli consacrati, e infine da giovani e da meno giovani. Ciò che permette a tutto questo piccolo mondo, immagine del Popolo di Dio, di vivere insieme e di condividere i beni è un comune desiderio di servire la Chiesa e di annunciare la Buona Novella» 40. Il numero del 4 maggio 1985 delFigaro-Madame, racconta la vita nel centro di Poitières, nei pressi di Lione, di una coppia parigina entrata nella Comunità Chemin Neuf con i suoi tre figli. L'articolo termina in questo modo: «Secondo la regola comunitaria, i beni della famiglia Ferry sono congelati fino al momento in cui il loro impegno sarà a vita, anche se Dominique conserva un'attività professionale parziale. Il loro spaccato quotidiano testimonia l'orientamento preso: sveglia verso le 6:00; dopo la colazione in famiglia, trenta minuti di ufficio (la lettura del breviario), seguiti da un'ora e mezza di preghiera personale e di lettura della Bibbia, e dalla formazione: teologia, apostolato e vita in fraternità. Il pomeriggio è consacrato al lavoro manuale. Segue l'ora dei bambini, la cena e l'ufficio della sera, e, una volta alla settimana, una veglia di preghiera a Lione. Fra quattro o cinque anni i Ferry potranno abbracciare completamente l'impegno di vita a cui aspirano ormai da tempo».

Comunità del Leone di Giuda e dell'Agnello immolato
La Comunità del Leone di Giuda propone «una vita monastica per coppie e per non-sposati» 41«Tra tutte le Comunità nate dal Rinnovamento nello Spirito [...], quella del Leone di Giuda e dell'Agnello immolato è l'unica in cui si pratica un tipo di vita monastico; “ma non l’abbiamo fatto intenzionalmente”, dice Fratel Ephraïm, il fondatore, il quale, come tutti i fondatori, si sforza di non agire seguendo le proprie idee, ma di obbedire al soffio dello Spirito» 42. Le Comunità di vita residenziali del Leone di Giuda, chiamate «fondazioni» 43, si autodefiniscono con queste parole: «Coppie e non-sposati che praticano, ciascuno secondo la propria chiamata e secondo la propria forza, i consigli evangelici di povertà (nel non possedere nulla e nella rinuncia agli interessi personali), di castità (quella della carne per un numero ristretto di persone o quella del cuore che, secondo sant'Agostino, dev'essere per tutti), e di obbedienza che ci rende tutti prigionieri dell'Infinito e schiavi di Colui che ci rende liberi» 44. Ma come si svolge la vita monastica di queste coppie? Ecco di seguito la testimonianza di Monique Hébrard sulla fondazione di Cordes: «Quando si oltrepassa la porta del Leone di Giuda, si entra in un altro mondo in cui tutto è bello, calmo, lento e gioioso [...]. Nel pomeriggio ognuno va alle proprie occupazioni. Verso le 19:00, dopo che i bambini hanno cenato e che i più piccoli sono a letto, tutti si riuniscono per la lettura del breviario. Una quarantina di uomini e donne, dopo aver indossato la coule (un grande mantello di lana grezza) e il velo per le donne, entrano nella cappella. Per circa un'ora ho assistito a bocca aperta ad una bellissima liturgia». Monique Hébrard apporta un'ulteriore testimonianza sul «canto in lingue» che ricalca ciò che abbiamo detto in precedenza: «Fratel Ephraïm (il cui vero nome è Gérard Croissant) cantò una lunga salmodia alternandola ad invocazioni, cantate anch'esse da tutta la Comunità. In seguito, si elevò un fantastico canto “in lingue”. Melodie e parole nascevano da tutti i punti dell'Assemblea e si univano in una meravigliosa polifonia che si amplificava e diminuiva per poi riprendere. I corpi oscillavano, avvolti nei grandi mantelli bianchi, in avanti, all'indietro, a sinistra e a destra, si inclinavano e iniziavano a battere le mani. Era come una formidabile esplosione di lode e di gioia verso il Signore, corpo e anima riuniti in un unico slancio». Ed ecco l'impressione finale che Monique Hèbrard ha avuto da questa nuova esperienza di «vita monastica per coppie e non-sposati»«Dopo un'ora di ufficio, andammo a sederci a tavola nell'antico refettorio dei monaci [...]. Il mio vicino mi segnalò sottovoce che la giovane coppia che avevo di fronte era appena entrata nella Comunità con i suoi quattro figli. Il padre era un avvocato della Costa Azzurra che aveva lasciato tutto. Io guardavo questi uomini e queste donne, per la maggior parte giovani, con pullover di lana grossa (la stagione era abbastanza fredda), il cui portamento pacifico era quello di ecologisti non-violenti, ma non erano nemmeno quello. In realtà, io fui testimone di un fervore mai visto, né nelle chiese, né nei conventi! Dei monaci! Dei nuovi monaci»! 45.
 
Le Comunità interferiscono nella vita degli sposi?
Quale sarà l'incidenza delle esigenze comunitarie sulla vita delle persone sposate? I documenti di cui abbiamo potuto disporre, non affrontano questo aspetto, fatta eccezione per il libro di Monique Hèbrard, motivo per cui esso verrà citato più volte e lungamente. Per i coniugi che vivono in Comunità, lo spazio che rimane per la vita familiare varia da una Comunità all'altra. Esso sembrerebbe a sufficienza nel caso della Comunità Chemin Neuf«Con i nostri figli, consumiamo almeno due pasti al giorno e, paradossalmente, dopo due anni, gli siamo molto più vicini», affermavano i coniugi Ferry nella precitata intervista apparsa sul Figaro-Madame. Al contrario, la spazio concesso alla vita familiare all'interno della Comunità Saint Croix sembra essere assai ridotto: «Fin dall'inizio, la Saint Croix è stata una Comunità molto strutturata in cui il tempo da dedicare alla vita individuale era molto ristretto. Tranne che una sera alla settimana, in cui ogni famiglia si ritrova, tutti i pasti sono in comune. Le vacanze “libere” si riducono a quindici giorni, e degli altri quindici, otto sono consacrati al ritiro e otto vengono vissuti con tutta la Comunità in cui - mi è stato detto - si ride e ci si diverte parecchio» 46. Le esigenze della vita comunitaria sembrano molto spinte in avanti anche nella Comunità del Leone di Giuda: «Povertà e obbedienza, esigenze presenti anche nelle altre Comunità, assumono qui una tinta d'assoluto per il fatto che la vita è totalmente in comune. Tutto, assolutamente tutto, è messo in comune, e non solamente i beni materiali, ma qualsiasi oggetto in qualunque momento della vita quotidiana» 47. Monique Hébrard è rimasta colpita dall'insistenza con cui si parla di obbedienza nelle diverse Comunità: «Obbedienza... obbedienza... obbedienza... Non avevo mai sentito pronunciare così spesso questa parola, ovunque onnipresente e opprimente. La vita concreta di ognuno (acquisti, viaggi, studi, ecc...) viene sottoposta alla “trasparenza” e al discernimento comunitario» 48. Ed ecco un caso in cui, nella Comunità Saint Croix, interviene la «trasparenza» e il discernimento comunitario: «Francis e Kristina hanno appena confermato il loro impegno nella Comunità Saint Croix. Prima di aspettare il loro terzo figlio, essi hanno pregato Dio per chiedergli se quella era la sua volontà. In seguito, essi hanno sottoposto il loro desiderio ai fratelli della Comunità. “Avevo molta paura - dice Kristina - perché desideravo molto questo bambino e sarai rimasta terribilmente delusa (da un eventuale parere contrario)”. Questa gravidanza aumenta la sua gioia» 49.
 
l Le attività religiose interconfessionali

L'insistenza sull'ecumenismo
«Il Rinnovamento sarà ecumenico o non sarà affatto», ha affermato Laurent Fabre, fondatore della Comunità Chemin Neuf 50«Spiega Padre A. M. de Monléon o.p.: "Tra il Rinnovamento nello Spirito e il movimento ecumenico, esiste una convergenza molto marcata, non solamente perché il Rinnovamento è apparso in tutte le chiese e confessioni cristiane, creando dei legami e suscitando delle chiamate comuni, ma anche perché, più in profondità, il desiderio dell'unità e l'impegno ecumenico sono un richiamo e un dono dello Spirito Santo» 51. Nel suo libro Œcoumenisme et Renouveau charismatique, il Cardinal Suenens sviluppa la stessa idea: «Il Rinnovamento nello Spirito, di cui noi siamo oggi testimoni, si presenta come un avvenimento spirituale simile a quello che avviene nella maggior parte delle chiese e denominazioni cristiane. Si tratta di un evento spirituale che per sua natura riavvicina tutti i cristiani [...]. A questa conclusione è giunto anche il documento pubblicato in seguito al colloquio internazionale dei teologi riuniti a Malines, nel maggio del 1974: “È evidente che il Rinnovamento nello Spirito è ecumenico per la sua stessa natura”» 52.
 
Dall'ecumenismo alle attività religiose interconfessionali
Così come oggi esso viene concepito, l'ecumenismo porta a dare una grande importanza alle attività religiose interconfessionali. Sembra che i protestanti carismatici condividano questo punto di vista; lo testimonia questa nota del pastore Georges Appia, che fu - ci dice Monique Hébrard -«un ardente apostolo dell'ecumenismo e del Rinnovamento»: “Sono sempre più convinto che il dinamismo del Rinnovamento nello Spirito è, in una misura importante, condizionato dalla sua apertura e dalla possibilità che fornisce di un vero dialogo e di una lode interconfessionale”» 53. Di quale genere di attività interconfessionale si tratta? Ecco alcuni esempi:
 
Gruppi di preghiera e Comunità interconfessionali
«Così, senza negare le loro diversità e i loro particolarismi, cattolici e protestanti si ritrovano fraternamente nei gruppi del Rinnovamento, coscienti soprattutto che attraverso le vicissitudini della storia, essi sono figli di un medesimo Padre, e che è lo Spirito che realizza l'Unità» 54«”Le nostre Comunità - dice Laurent Fabre - sono degli autentici piccoli laboratori d'unità. Nel quotidiano della vita comunitaria i vecchi riflessi e le attitudini di fondo si affrontano. Ciascuno può imparare a scoprire i propri limiti e i carismi altrui”. Laurent Fabre sa di cosa sta parlando. Nella Comunità "Chemin Neuf", su novanta membri, sei sono protestanti. La proporzione è molto più accentuata presso alcune famiglie, come in quella della salita del "Chemin Neuf", in cui coabitano una coppia di protestanti, una coppia di cattolici e una coppia mista. È il caso di Bruno, fratello di Laurent Fabre, e della sua giovane sposa Nicole, figlia del pastore protestante Jean Daniel Fischer» 55«Il 10% di membri della Comunità di Strasburgo è composto da protestanti già impegnati nelle rispettive confessioni. Uno dei due responsabili della Comunità "Chrétiens pour la Cité Nouvelle" di Nizza è protestante. Il suo fondatore, Jean-Michel Rousseau, collabora sempre più strettamente con il pastore Thomas Roberts. Per la Comunità "Théophanie", l'ecumenismo non deve comportare alcuna esclusiva» 56. La stessa tendenza si manifesta anche negli Stati Uniti; Kevin Ranaghanleader del Rinnovamento nello Spirito cattolico di questo Paese, ha scritto: «Ai nostri giorni, noi vediamo dei cattolici, degli evangelici e dei fondamentalisti riuniti insieme attorno alla Parola, in una comune esperienza di salvezza, per pregare il nostro Padre con un'unica voce nell'unità e nell'amore» 57.
 
Raduni interconfessionali
Nel suo libro Sur le chemin du Renouveau, il pastore Arnold Bremond parla dei «raduni interconfessionali e carismatici» organizzati nel decennio 1970-1980 da due organizzazioni protestanti: la Porte ouverte e il Centre chrétien de Gagnières«Fin dalle sue origini, la "Porte ouverte" è un centro interdenominazionale protestante che si occupa di missioni. Diretto in modo ammirevole da M. Pont, un ex poliziotto divenuto in seguito un venditore ambulante, e dalla moglie, questo organismo è diventato sia una scuola evangelica che può contare su circa ottanta missionari sparsi per tutta l'Africa, che un centro di raduni sempre più aperto alla dimensione ecumenica». A partire dal 1971, ebbe inizio una serie di congressi carismatici denominati Conventions de la Porte ouverte, i quali giocarono un ruolo decisivo ed importante nella genesi del Rinnovamento nello Spirito cattolico.«Già nel 1971, nella prima settimana del mese di giugno, sotto l'impulso del pastore Thomas Roberts e di Padre Zobel, un raduno carismatico interconfessionale riunì circa duecento persone. Nel 1972, lo stesso evento poté contare circa cinquecento partecipanti. Tra i cattolici, molto numerosi, accorse anche lo straordinario Padre canadese Jean-Paul Regimbal o.ss.t.. Nel 1983, il numero dei partecipanti - cattolici e protestanti - salì ad ottocento unità. Nel 1974, eravamo in un migliaio di persone, di cui poco meno della metà erano cattolici, in maggioranza giovani. Nel 1975, i convenuti erano circa 1.300, tra cui Padre Regimbal, Mons. Racine, il grande evangelico Thomas Roberts, e i pastori Maurice Ray, Philippe Decorvet, Alain Schwartz, ecc... Nel 1976, la "Porte ouverte" comprendeva anche alcuni cenacoli ecumenici in profondità e nel perdono reciproco. In effetti, si trattò di qualcosa veramente notevole. Infine, nel 1978, raggiungemmo tra le 1.500 e le 1.600 unità. Tra i tanti appuntamenti in programma, un dibattito teologico di spicco, protrattosi per diversi giorni, riunì più di cento pastori, sacerdoti, e studenti protestanti in teologia e seminaristi». AlCentre chrétien de Gagnières - un'istituzione protestante - sono state sviluppate alcune attività carismatiche interconfessionali, incentrate soprattutto sull'apostolato: «Quanto al "Centre chrétien de Gagnières", nel Gard, esso non cessa, ormai dal 1973, di riunire una folla considerevole di giovani in dormitori, in campeggi, e sotto un enorme tendone (la "Tenda dell'Unità"). In occasione della grande raduno tenutosi nel mese di agosto, ad esempio, era presente un numero di ragazzi compreso tra le 700 e le 1.000 unità. E tutto ciò senza tener conto dei week-ends, del campo strumentale e corale tenutosi in luglio, e dei campi di formazione e di lavoro [...]. Una solida équipe permanente ha animato il Centro, formata tra gli altri da Thomas Roberts, da don Peitavin - l'ardente parroco di Bessèges - e dal pastore Séguier» 58. Tra gli altri eventi dello stesso genere, è utile ricordare:

- il raduno ecumenico tenutosi il lunedì di Pentecoste dell'anno 1980 nell'abbazia di Bec Hellouin, sotto la presidenza di MonsMarcel Honoré, Vescovo di Evreux, e di dom Paul Marie Grammont o.s.b. (1911-1989), abate di Bec, con la partecipazione dei pastori Coupry e Thomas Roberts;

Padre Regimbal
Mons. A. M. de Monléon
Dom Grammont

- il Raduno Europeo Carismatico Ecumenico di Strasburgo (Pentecoste del 1982), con oltre 2.000 partecipanti (il cui 67% era formato da cattolici e il 15% da protestanti) 59;
- i raduni dei Karellis, organizzati da Jean-Michel Rousseau, pastore della Comunità cristiana di formazione, e così descritti da Monique Hébrard: «Ai Karellis, nel settembre del 1981, eravamo in 1.200, e 1.500 nel settembre del 1982. In quell'occasione, fu fatto un grande passo in avanti verso la comunione nelle diversità: diversità di religione (erano riuniti insieme cattolici e numerose denominazioni protestanti); diversità di culture (tutti i continenti erano rappresentati); diversità di sensibilità e di comportamenti ecclesiali (ad esempio, hanno potuto esprimere la loro realtà e incontrarsi con rispetto e amore persone molto diverse come Jaky Parmentier, fondatore della Comunità "Saint Croix", e Philippe Warnier, leader accreditato delle Comunità di base). Karellis, meraviglioso laboratorio di unità della Chiesa universale» 60.
 
L'insegnamento protestante tra i cattolici
Per via della loro sensibilità ecumenica, le Comunità carismatiche cattoliche si mettono persino all'ascolto della predicazione protestante proveniente da rinomati teologi o da semplici pastori:

- Nel corso dei summenzionati raduni ecumenici, buona parte degli interventi era costituita dalle prediche da parte di pastori protestanti. Durante il raduno di Starsburgo del 1982, ad esempio, dei ventiquattro interventi che figuravano nel programma delle riunioni plenarie, dodici erano tenuti da protestanti e dodici da cattolici 61;
- I Cahiers du Renouveau hanno addirittura ospitato sulle loro pagine alcuni scritti dei due più famosi teologi protestanti di Taizé, Roger Schutz (n° 13) e Max Thurian (nn° 16, 27 e 38). L'apertura all'insegnamento protestante appare molto più evidente nella rivista Tychique della Comunità Chemin Neuf. Spesso, circa un terzo degli autori che figurano nel sommario di quest'ultima è formato da protestanti. Tale tendenza si spiega con l'affanno con cui si ricerca un «approccio interconfessionale», nota caratteristica di questa rivista. Ecco alcune delucidazioni a riguardo: «Il più “specifico” tra i compiti che ci siamo assunti, è senza dubbio quello dell'approccio interconfessionale: carismi e ministeri, tali quali sono vissuti dalle nostre tradizioni ortodossa (Jeanne de la Ferrière), cattolica (Henri Denis), riformata (Alain Blancy), ed evangelica (Christian Glardon). Tale approccio ha il vantaggio di condurci ad una migliore comprensione delle nostre differenze, ma anche ad una maggiore penetrazione del mistero della Chiesa e della sua ricchezza» 62«Ogni numero di Tychique contiene degli articoli firmati da cristiani che appartengono a tradizioni e a Chiese diverse. Questo modo di procedere vuole essere ben altra cosa che una semplice manifestazione di larghezza di idee e di spirito o di tolleranza; in realtà, noi offriamo anche una testimonianza della preoccupazione e della finalità ecumenica del Rinnovamento, anch'esso inserito nella grande preghiera del XX secolo per la riconciliazione e l'unità dei cristiani» 63«Il punto focale di questo numero (di Tychiqueè stato M. Lowsky, membro della Chiesa riformata» 64. «(Questo numero comprende) due articoli di attualità: uno per celebrare con le chiese il 5° centenario della nascita di Lutero; il pastore Kurt Maeder, della Chiesa Luterana di Alsazia, ci invita a ripercorrere l'itinerario del riformatore» 65.

Da sinistraRoger Schutz e Max Thurian.

Il Renouveau-service
Il servizio di vendita dei libri e delle cassette della Comunità Emmanuel, diffonde, come libri di presentazione del Rinnovamento nello Spirito, alcune opere di autori protestanti (quelle, ad esempio, di A. ed E. Bremond e di Michael Harper), insieme ad altre curate da scrittori cattolici.
 
L'ecumenismo con gli ebrei
«L'ecumenismo con gli ebrei - spiega Monique Hébrard - è importante per molte Comunità, e in particolare per quella del Leone di Giuda che conduce una ricerca di espressione liturgica a partire dalle tradizioni ebraiche e cristiane, fatta anche di giornate d'insegnamento incentrate sulle midrash(ovvero sui comandamenti che occorre seguire per essere un buon ebreo 66. Ecco altri aspetti di questa forma di ecumenismo: «Nella Comunità del Leone di Giuda di Cordes, si prega molto per il popolo ebraico. Oltre alla festa domenicale, vi si celebra anche il shabbat (ossia il sabato ebraico)» 67«Nella Comunità "Saint Croix", nella Comunità "Théophanie", e forse anche in altre Comunità carismatiche, si imparano le danze d'Israele per pregare con tutto il proprio corpo, e per danzare come Davide davanti all'Arca dell'Alleanza. Nella Comunità del Leone di Giuda, ogni venerdì sera si celebra il shabbat: si canta e si prega in ebraico, accompagnati da un pianoforte, prima del banchetto festivo» 68«Quando nella Comunità del Leone di Giuda si celebra ogni venerdì sera il shabbat, ci si lascia modellare dalla Tradizione e si anticipa il Regno. Per noi - afferma Étienne - il shabbat è un ritorno alle fonti. Esso commemora il momento in cui Dio si è riposato dopo la creazione. È il riposo del Padre. Per i cristiani, il shabbat è anche il giorno in cui Gesù è stato posto nel Sepolcro. È il riposo del Figlio. Infine, nella prospettiva escatologica, celebrare il shabbat significa festeggiare in anticipo il shabbat dello Spirito Santo, ossia il riposo eterno. È la festa dell'anticipazione del Regno» 69«Cercando di capire la loro fede, oggi, molti cristiani prendono coscienza delle radici ebraiche del cristianesimo. Essi comprendono che la Chiesa non è nata dal nulla, ma che è nata dal popolo ebraico. Ne deriva che in alcune persone nasce un interesse e un desiderio di ricerca per tutto quello che è ebraico; questo fatto è constatabile in diversi luoghi, ma in special modo negli ambienti e nelle pubblicazioni che hanno a che fare con il Rinnovamento. Si cerca, ad esempio, di iniziarsi alla lingua ebraica, alla lettura ebraica della Bibbia, o di penetrare il significato delle feste della sinagoga. Questa ricerca è assolutamente legittima, soprattutto se è guidata da maestri ebrei competenti; poiché, oltre ad essere le persone più adatte allo scopo per il fatto di conoscere dall'interno la tradizione ebraica, gli si fornisce l'occasione di vivere uno degli aspetti più profondi della loro vocazione: quella ditrasmettere la Torah ai gentili”, ovvero a noi» 70. Impartire un insegnamento partendo dalle midrash, celebrare il shabbat, iniziarsi alla lettura ebraica della Bibbia sotto il controllo di maestri ebrei... Non è certamente difficile individuare in quale direzione sia orientata questa particolare forma di «ecumenismo»!

l Tendenze caratteristiche

Attraverso le attività specifiche del Rinnovamento nello Spirito che abbiamo appena presentato, si manifestano delle tendenze che possono anch’esse essere considerate come caratteristiche del movimento, in quanto esse si ritrovano - più o meno sviluppate - in tutte le Comunità e in tutti i gruppi carismatici di preghiera, conferendo loro una fisionomia tutta propria. Esse sono:
 
- la convinzione di essere in contatto diretto con il Cielo;
- l'importanza attribuita all'esperienza del divino;
- la ricerca dello straordinario in materia religiosa.
 
La convinzione di essere in contatto diretto con il Cielo
«Nei gruppi di preghiera - spiega dom Massabki - bisogna essere all'ascolto dello Spirito Santo, tramite il quale Gesù prega in ciascuno dei partecipanti, e dunque nell'ascolto reciproco gli uni degli altri». Ma è veramente lo Spirito Santo che si esprime mediante le parole proferite dai partecipanti? La cosa sembra essere comunemente ammessa. In un articolo della rivista Tychique, intitolato «La place de l'einsegnement dans l'assemblée», l'autore afferma: «È Dio che ammaestra i suoi figli e le sue figlie nell'assemblea» 71. I membri del Rinnovamento nello Spirito credono volentieri di essere in relazione diretta con Dio o con lo Spirito Santo; essi propendono ad attribuire a Dio, o allo Spirito Santo, le ispirazioni che dicono di avere. Essi tendono a pensare che lo Spirito risponda direttamente alle loro domande e che diriga le loro riunioni. Spesso, il linguaggio utilizzato in questi frangenti è rivelatore. Gli esempi di questo genere che si potrebbero addurre sono innumerevoli; eccone alcuni: «Dio mi ha detto...»«Ho ricevuto un segno...»«Sento che Dio mi spinge a...» 72«Non ho ancora trovato il vero ruolo che Dio mi chiede di assumere. Egli me lo deve ancora rivelare» 73«Secondo la direzione che lo Spirito imprime nel corso della riunione...» 74. Ecco altri esempi similari; si tratta di affermazioni estratte dalle opere di Padre Emiliano Tardif, il religioso canadese apostolo del Rinnovamento nello Spirito: «Il 16 luglio, il Signore ci avvertì per mezzo di una profezia...» 75«Una suora mi rivelò una profezia che mi confortò...» 76«In giugno, il Signore mi annunciò una guarigione che si sarebbe compiuta il successivo 18 dicembre» 77. Ancora altri esempi; ecco alcuni stralci di appunti di Ralph Martin e di Steve Clark, dirigenti dell'Ufficio Internazionale di Comunicazione del Rinnovamento carismatico cattolico (I.C.O.): «Nel corso di un recente viaggio [...] ho sentito che il Signore mi permise di comprendere interiormente quali sono le forze che plasmano il mondo attuale» 78.

Da sinistraRalph Martin e Steve Clark.

«All'inizio, il Signore ci parlò molto dell'importanza dei doni "carismatici" di chi ha una responsabilità (pastore, leader, ecc...). Inoltre, egli ci rivelò che uno dei punti-chiave per il rinnovamento della vita cristiana era il rinnovamento dei responsabili cristiani, in modo che il popolo sia condotto nello Spirito per compiere la missione che gli è stata affidata» 79«Circa uno, o al massimo due mesi fa, abbiamo ricevuto un visitatore che, indirizzandosi alla Comunità, ci ha parlato di come bisogna vivere tra cristiani. Era lo Spirito che lo aveva condotto a noi [...]. A quell'epoca, Dio stesso ci spronava, come Comunità, ad essere pronti a ricevere ciò che Egli ci voleva comunicare [...]. Quando il messaggero ci parlò, tutta la Comunità lo ascoltò ben sapendo che, in realtà, era il Signore che parlava [...]. Si trattava di un messaggio per noi da parte di Dio» 80. Com'è facilmente intuibile, i dirigenti e i pastori si sentono maggiormente ispirati dei semplici membri del gregge: «All'interno delle Comunità, il carisma proprio di chi è responsabile si esplica nella partecipazione alla paternità di Dio. Egli è il suo “eletto”, il pastore del suo gregge. Mentre nella Comunità, ogni fratello è sottomesso ad un altro nella piramide gerarchica (il fratello al responsabile della Comunità, il responsabile della Comunità agli “Anziani”, e gli anziani al fondatore), quest'ultimo usufruisce della direzione di un Padre spirituale all'esterno, ma, all'interno della Comunità stessa, egli non è “ufficialmente” sottomesso a nessuno. Si ha persino l'impressione che egli sia ispirato direttamente dallo Spirito Santo. Ora, è evidente che lo Spirito Santo non può essere contestato»! 81.

L'importanza attribuita all'esperienza del divino
Secondo il già citato Rapporto Episcopale, il Rinnovamento «apre grandemente l'accesso all'esperienza religiosa» 82. I membri del Rinnovamento nello Spirito cercano di sentire il divino in sé stessi. Descrivendo i gruppi carismatici di preghiera, dom Charles Massabki parla «di esperienza vissuta della presenza dello Spirito Santo»«Secondo me - afferma don Marcel Bourland 83 - il Rinnovamento nello Spirito è una democraticizzazione della Pentecoste. Ne consegue che ogni cristiano medio può vivere la fantastica esperienza dello Spirito Santo, e constatare che essa non è riservata ai Santi del calendario» 84. Altri testi parlano dell'«esperienza personale del Signore Gesù» 85. L'importanza attribuita all'esperienza del divino risalta anche in questo scritto di Padre A. de Monlèon o.p. 86:«Che cos'è “l'effusione dello Spirito”? È la dimensione centrale del Rinnovamento. È un'esperienza spirituale dotata di un duplice aspetto. Primariamente e soprattutto, essa consiste in una conversione interiore a Gesù. Si tratta di un'esperienza molto personale e molto diversa a seconda delle persone, dei temperamenti e delle culture. Nondimeno, tutti si riconoscono in questo avvenimento che è l'incontro vivente con Gesù. Praticamente, tale esperienza di conversione avviene in quel preciso momento della vita in cui si scopre la propria povertà e la propria incapacità di raggiungere con l'ausilio delle proprie forze un livello spirituale desiderabile. È allora che Dio si riversa attraverso la breccia e fà irruzione. Questo primo aspetto dell'”effusione dello Spirito” produce ogni sorta di effetti e di frutti: la riscoperta della preghiera e della Sacra Scrittura, e il bisogno della grazia sacramentale, della Chiesa e di Maria. Spesso, nei primi tempi è molto forte, e si manifesta nel desiderio di pregare con gli altri, di lodare Dio e di “giubilare”. Si opera allora una specie di dilatazione del cuore; si tratta di un'esperienza spirituale analoga a quella dell'amore umano [...]. Quando feci l'esperienza del Rinnovamento negli Stati Uniti, moltissimi aspetti mi irritavano e mi infastidivano. Tuttavia, mi successe qualcosa di cui sentii gli effetti. In genere, per i neo-convertiti l'esperienza è più forte. Per quelli invece che hanno già una vita spirituale intensa, si tratta di un'esperienza più interiore» 87. Notate come in questo passo la parola «esperienza» ritorni continuamente quasi ne fosse il leit-motiv.

La ricerca dello straordinario in materia religiosa
Quasi sempre, i resoconti dell'attività del Rinnovamento nello Spirito si riducono alla questione dei carismi 88; da questo fatto si deduce che, per esso, si tratti di una cosa molto importante. Steve Clark pensa che esista un legame tra l'esercizio dei carismi e lo sviluppo del gruppo carismatico: «Un giorno, Larry Christenson 89 mi ha confidato che, stando alla sua esperienza, i gruppi carismatici che insistono sul dono delle lingue e nei quali ci si aiuta vicendevolmente ad abbandonarsi a questa pratica, crescono più velocemente di quelli che non lo fanno. Se vogliamo accrescere la nostra vita, dobbiamo esercitare i doni delle lingue, della profezia e della guarigione, e aiutare le persone a riceverli» 90. Così dom Charles Massabki descrive l'atteggiamento del membro della Comunità carismatica che domanda l'«effusione dello Spirito»: «(Egli) prega lo Spirito Santo affinché esso manifesti la sua presenza in modo nuovo - se Dio lo vuole per la sua gloria e per l'edificazione della Comunità - riversando su di lui i carismi, i quali hanno come scopo preciso la crescita del Corpo di Cristo nell'amore» 91. Pregare lo Spirito Santo affinché esso riversi in chi prega i carismi, equivale a fare dei carismi un oggetto di desiderio, ovvero a ricercare lo straordinario in materia religiosa. Questi sono dunque i tratti somatici del Rinnovamento nello Spirito cattolico che sembrano formare il carattere che gli è proprio:
 
Attività specifiche:
Tendenze:
Gruppi di preghiera

Effusione dello Spirito

Esercizio dei carismi

Vita comunitaria praticata
da dei laici

Attività interconfessionali
Convinzione di essere in contatto diretto con il Cielo

Importanza attribuita
all'esperienza del divino

Ricerca dello straordinario
in materia religiosa

 
La presenza nel Rinnovamento nello Spirito di questi elementi specifici trova una spiegazione sufficiente e la sua ragion d'essere solo se si conoscono le origini del movimento stesso.

l Le origini del Rinnovamento nello Spirito
 
- «La branca cattolica della corrente pentecostale»
Seicentocinquanta responsabili delle Comunità carismatiche e della rete dei gruppi di preghiera parteciparono al Congresso Internazionale dei responsabili del Rinnovamento nello Spirito, svoltosi a Roma dal 30 aprile al 5 maggio 1984. Parlando di essi, la rivista Tychique precisò: «Questi responsabili rappresentano oggi la corrente che si sviluppa più rapidamente nella Chiesa cattolica romana, la branca cattolica della corrente pentecostale, la quale cresce all'interno delle Chiese cristiane prese nel loro insieme. Nessuno sa quanti cattolici siano «carismatici»; secondo le prudenti stime dei diversi responsabili, in tutto il mondo, essi sono tra i dieci e venti milioni» 92«Branca cattolica della corrente pentecostale...». Questa definizione del Rinnovamento carismatico cattolico ha il pregio di ben collocare le origini del movimento. Per esporle, occorrerà passare successivamente in rivista:

- il pentecostalismo;
- la fondazione negli Stati Uniti della sua branca cattolica (nel 1967);
- la fondazione in Francia di questa stessa branca (nel 1972).
 
Il pentecostalismo
Si tratta di una nuova religione (o denominazione) protestante. Il numero speciale di Fêtes et saisons, consacrato al Rinnovamento nello Spirito, la presenta in questi termini: «Il pentecostalismo è un movimento religioso di rinascita spirituale, nato all'inizio di questo secolo negli Stati Uniti al di fuori delle Chiese protestanti tradizionali. Tale movimento si basa sulla riscoperta dell'azione e dei doni dello Spirito Santo. Il Rinnovamento nello Spirito, la cui origine risale a questa stessa corrente, è stato più volte persino chiamato "neo-pentecostalismo"» 93.
 
La sua storia
Nel suo opuscolo Faut-il parler d'un pentecôstisme catholique 94, Padre Caffarel riassume in due pagine la storia del movimento: il pentecostalismo, con le sue caratteristiche, si situa nella linea dei revivals 95.

Gli inizi del pentecostalismo
«Agli inizi di questo secolo, Charles Parham, un pastore metodista americano, studiando gli “Atti degli Apostoli”, prese coscienza della scarsa efficacia del suo ministero, mettendolo a confronto con il dinamismo apostolico della Chiesa primitiva. Con alcuni discepoli, egli scrutò il Nuovo Testamento e giunse alla conclusione che la straordinaria potenza della predicazione primitiva fosse legata alla ricezione di una speciale effusione dello Spirito, di un “battesimo nello Spirito” ottenuto mediante l'imposizione delle mani, il cui segno garante sembrava essere il carisma di “parlare in lingue” [...]. Egli pregò dunque insistentemente, con i suoi discepoli, affinché Dio gli accordasse un tale “battesimo”. La sera del 31 dicembre 1899, alla vigilia del nuovo secolo, il dono di “parlare in lingue” apparve per la prima volta nel loro piccolo gruppo. Durante i giorni successivi, alcune decine di persone chiesero questo “battesimo nello Spirito” e vissero un'esperienza simile a quella che fecero gli Apostoli nel giorno della Pentecoste. Questi furono gli inizi del pentecostalismo».
 
La sua espansione
«Animato dal suo senso missionario, Parham iniziò allora a diffondere il messaggio di quello che egli definiva il “Vangelo integro”, incontrando la feroce ostilità delle Chiese ufficiali. Ciononostante, la sua predicazione, accompagnata da segni, e quella dei suoi discepoli - e in particolar modo quella di Seymour, un pastore di colore di Los Angeles - fu all'origine della rapida diffusione del movimento pentecostale nel mondo intero. Attualmente, il pentecostalismo può contare su un numero di adepti che va dai dieci ai dodici milioni sparsi in tutto il mondo, e non cessa di svilupparsi».
 
Le sue caratteristiche
«Come i “revivals”, il pentecostalismo pone fortemente l'accento sull'esperienza religiosa personale. Ma tale esperienza è quella di un nuovo tipo di relazione con lo Spirito Santo. L'ambiente privilegiato in cui si stabilisce e si sviluppa questa relazione è generalmente il gruppo di preghiera. È lì che i nuovi venuti ricevono l'”effusione dello Spirito” mediante l'imposizione delle mani, ed è ancora lì che i doni speciali, presenti nella Chiesa primitiva - e in particolare il “parlare in lingue”, la “profezia” e il dono della guarigione - [...], si manifestano. Il primato conferito all'esperienza religiosa e all'esercizio dei carismi, ha portato i pentecostali ad opporsi alle strutture ufficiali, e il loro fervore e la loro spontaneità li hanno spesso condotti ad accusare di tiepidezza e di formalismo gli altri gruppi cristiani» 96. Ma c'è dell'altro; infatti, all'origine del pentecostalismo vi furono ben due «movimenti di Pentecoste» che si svilupparono parallelamente:

- uno negli Stati Uniti - con Charles Fox Parham (1873-1929) - accusato di essere massone e omosessuale (N.d.T.) - e William Joseph Seymour(1870-1922), di cui parla Padre Henri Caffarel;
- l'altro in Gran Bretagna, con Evan Roberts (1878-1951), un minatore del Galles.

Charles Fox Parham
William J. Seymour
Evan Roberts

Nel 1904, Roberts «iniziò a predicare sotto l'ispirazione di Seth Josué, un evangelico che annunciava un futuro “risveglio” delle Chiese e il ritorno ai prodigi quotidiani del cristianesimo primitivo» 97«Il “risveglio” del Galles cominciò nel 1904. Tutta la regione ne fu coinvolta; diverse decine di migliaia di minatori si convertirono a questa nuova fede [...]. Le numerose manifestazioni carismatiche svoltesi in questa regione segnarono la nascita del pentecostalismo inglese» 98.
 
La corrente pentecostale in Francia
In Francia, il pentecostalismo venne introdotto nell'ambiente protestante dal gallese Douglas Scott«Quando negli anni '30 la prima ondata del “risveglio” di Pentecoste raggiunse la Francia con Douglas Scott, Thomas Roberts non potè che rallegrarsene. Avvenne allora una potente evangelizzazione del popolo. Molti pastori del Nord della Francia, del Belgio e dell'Ardèche ne furono interessati con le loro chiese. Ma molto presto si venne a creare una duplice corrente. Da una lato c'erano quelli che davano vita ad un gran numero di nuove assemblee, e dall'altro coloro che vedevano il “risveglio” delle Chiese e l'unità come un semplice mezzo per affrettare il ritorno di Cristo. Fu all'interno di quest’ultima corrente che Thomas Roberts incontrò il pastore Louis Dallière; insieme, con l'aiuto di tanti altri pastori riformati dell'Ardèche e del Nord della Francia, essi, sul finire della guerra, fondarono a Charmes-sur Rhône (nell'Ardéche) l'Union de Prière» 99. La corrente carismatica creatasi attorno ai pastori Thomas Roberts e Louis Dallière (1897-1976) svolse un ruolo determinante nella genesi del Rinnovamento carismatico cattolico in Francia.
 
La penetrazione del pentecostalismo in seno alle Chiese protestanti americane
«Fin dall'inizio, tra i pentecostali e le Chiese protestanti, sorse una violenta opposizione. Queste ultime, rifiutavano i pentecostali, il cui zelo e i cui propositi - giudicati intempestivi - minacciavano la dottrina e la tradizione (riformata). Fu così che, per circa cinquant'anni, Chiese protestanti e pentecostali seguirono due cammini separati senza preoccuparsi di ricercare una possibile conciliazione 100. A partire dal 1955, ebbe inizio un cambiamento. Le diverse Chiese protestanti degli Stati Uniti (metodista, battista, luterana, presbiteriana, ecc...) cominciarono ad interessarsi al fenomeno pentecostale. I contatti si moltiplicarono. Alcuni membri delle Chiese, senza abbandonare la loro denominazione, chiesero di ricevere il “battesimo nello Spirito”. Ciò determinò la nascita di un neo-pentecostalismo, il quale anima anche ai nostri giorni moltissime Comunità protestanti. Ciononostante, in diversi Paesi, molte confessioni riformate manifestano ancora tutt'oggi grosse reticenze. Ed ecco che anche in seno alla Chiesa cattolica degli Stati Uniti apparve un rinnovamento del tutto simile a quello appena descritto» 101. Riassumendo: dicesi pentecostalismo o «Movimento di Pentecoste» quell'insieme di «risvegli» protestanti sorto nel 1900 e diffusosi negli Stati Uniti e in Gran Bretagna a partire dal 1904. Tali «risvegli» furono (e sono) caratterizzati dal gruppo di preghiera, dalla pratica dell'«effusione dello Spirito», e dalla priorità attribuita all'esperienza religiosa e all'esercizio dei carismi. Essi riuscirono a penetrare nelle chiese protestanti ufficiali, in Francia (a partire dal 1930), e negli Stati Uniti (a partire dal 1955) dando così origine al cosiddetto «neo-pentecostalismo».
 
l La fondazione negli Stati Uniti del Rinnovamento carismatico cattolico

Gli avvenimenti del 1967
«Ed ecco - come ha scritto Padre Henri Caffarel - che anche in seno alla Chiesa cattolica degli Stati Uniti apparve un rinnovamento del tutto simile». Egli alludeva al alcuni avvenimenti accaduti nel 1967, il cui resoconto è apparso sul n° 301 di Fêtes et saisons, un numero speciale dedicato al Rinnovamento nello Spirito; eccone alcuni estratti:
 
Il gruppo dell'Università Duquesne
«Eccoci a Pittsburg, in Pennsylvania, la città americana del carbone e dell'acciaio. All'Università Duquesne della città, era presente un folto gruppo di ferventi cattolici, tutti impegnati in diversi movimenti di carattere liturgico, ecumenico, e in favore della lotta per i diritti civili e per la pace nel mondo. Si trattava di uomini di preghiera, la cui vita era incentrata in Cristo. Tuttavia, gli mancava qualcosa. Al pari di tanti cristiani del giorno d'oggi, essi provavano una certa pesantezza nella loro vita spirituale e nel loro apostolato, come se la loro esistenza di cristiani non fosse nient'altro che una loro creazione».

Due libri pentecostali
«Durante l'estate del 1966, essi scoprirono due libri che, in seguito, avrebbero orientato la loro ricerca. "The Cross and the Switchblade" (“La Croce e il pugnale”), del pastore David Wilkerson, racconta come, mediante la potenza dello Spirito, alcuni ragazzi e alcune ragazze dei bassi fondi di New York abbiano in sol colpo abbandonato la via del crimine, della prostituzione e della droga, e si siano convertiti a Cristo diventando dei cristiani viventi e degli uomini retti. L'altro libro, “Essi parlano in altre lingue”, descrive invece quel che accade sotto l'azione dello Spirito Santo nelle Comunità pentecostali nate in seno alle Chiese protestanti. Entrambe queste opere parlano, citando frequentemente passi della Bibbia, del “battesimo nello Spirito” e del suo ruolo nella vita del cristiano. Credendo di aver trovato nella lettura di questi due libri una risposta ai loro interrogativi, gli studenti della Duquesne iniziarono quindi a rileggere la Sacra Scrittura cercando in essa tutto ciò concerne la venuta dello Spirito Santo promessa da Cristo, e gli effetti della sua prima discesa sulle prime Comunità cristiane. Ciò che scoprirono rievocava una dottrina molto antica, molto tradizionale e molto cattolica, e tuttavia essi ebbero la sensazione di trovarsi di fronte alla novità di qualcosa che è stato appena scoperto e compreso. Essi iniziarono allora a pregare con un nuovo ardore, chiedendo allo Spirito di rinnovare per essi la grazia della Pentecoste» 102. Il libro Le retour de l'Esprit precisa che «fu durante il Congresso nazionale “Cursillo”, tenutosi nell’agosto del 1966, che il gruppo di studenti dell'Università Duquesne scoprì in modo del tutto casuale un libro che gli aprì le porte di un mondo nuovo [...]: “La Croce e il pugnale” [...]. Il libro di Wilkerson costituì per essi una specie d'introduzione alla dottrina della Bibbia» 103.

Da sinistrail pastore David Wilkerson e il suo libroThe Cross and the Switchblade.

L'incontro con i pentecostali
«All'inizio del 1967, quattro membri di questo gruppo si misero in contatto con una Comunità presbiteriana che aveva fatto l'esperienza del “battesimo nello Spirito”, chiedendo di riceverlo a loro volta» 104. Si trattava infatti di un gruppo di preghiera pentecostale che si riuniva periodicamente nella casa di colei che lo aveva organizzato: la presbiteriana Melle Florence Dodge 105«Dopo qualche tempo, ovvero verso la metà di febbraio, un gruppo composto da una trentina di persone - tra studenti e professori - decise di riunirsi per un week-end di preghiera e di riflessione incentrato sui primi quattro capitoli degli "Atti degli Apostoli". Mentre si trovavano a pregare in cappella, lo Spirito Santo scese su di essi. Anche se tutto il mondo non ne fu coinvolto, durante quella notte Dio guidò ognuno di loro in modo meraviglioso. Alcuni di loro cominciarono a parlare in lingue, mentre altri ricevettero il dono del discernimento, della profezia e della saggezza. Ma il dono più importante era costituito dall'amore che univa l'intera Comunità. “Nello Spirito di Dio, abbiamo trovato quell'unità che da tanto tempo avevamo invano tentato di costruire con i nostri sforzi”. Questo week-end segna la data in cui ha avuto inizio il Rinnovamento carismatico cattolico» 106. Questa nuova fondazione è stata descritta più dettagliatamente da Kevin e da Dorothy Ranaghan, due universitari americani che parteciparono a questo evento. Il loro libro Il ritorno dello spirito - da noi già citato - è stato utilizzato per molto tempo in Francia come l'opera fondamentale per presentare il Rinnovamento nello Spirito 107. Eccone un estratto che narra dell'incontro avvenuto il 18 gennaio 1967 con il gruppo di preghiera pentecostale di cui abbiamo appena parlato. Il narratore è Ralph Keifer (1940-1987), uno dei quattro cattolici che parteciparono a questa visita: «Mia moglie, due miei colleghi e io, entrammo con circospezione in una “tipica casa di periferia”, e rimanemmo subito colpiti dalla calorosa accoglienza riservataci dalle persone riunite in quel luogo [...]. Mi ricordo che essi, per dare inizio all'adunanza, cantarono quattro o cinque inni tradizionali protestanti, del genere che essi cantano in chiesa alla domenica, seguiti da una lunga preghiera spontanea. La preghiera era diretta da una persona che l'accompagnava con una voce quasi in sordina, che non era certamente un chiacchierio, come può esserlo una piccola preghiera “in lingue”, ma molto dolcemente e con discrezione. In seguito, essi cominciarono a fare delle riflessioni di una certa levatura su alcuni passi della Bibbia [...]. Considerata nel suo insieme, quella non fu certamente una serata straordinaria. Ciononostante, essa ci fece riflettere e pregare, e ci lasciò l'impressione durevole che Dio agiva in quel gruppo di preghiera. A causa di una serie di motivi, delle quattro persone che avevano presenziato a questa prima riunione, solo Patrick Bourgeois, professore con me alla Facoltà di Teologia, e io fummo in grado di recarci alla riunione successiva. Questa volta, la preghiera e la riflessione furono incentrate sulla Lettera (di San Paolo) ai Romani [...]. Fu una riunione nettamente aconfessionale. Essa terminò allorché Pat ed io chiedemmo che essi pregassero con noi affinché potessimo ricevere il “battesimo nello Spirito Santo”. Essi allora si separarono in alcuni gruppi, in quanto pregavano su diverse persone, e mi chiesero semplicemente di fare un atto di fede affinché la potenza dello Spirito operasse in me. Molto rapidamente, io iniziai a pregare “in lingue”» 108. Dopo aver riportato questa testimonianza di Ralph Keifer, Kevin e Dorothy Ranaghan precisano che «la settimana successiva, Ralph impose le mani su altre due persone, ed essi ricevettero il “battesimo nello Spirito Santo”» 109.

Dorothy Ranaghan
Ralph Keifer
Patrick Bourgeois

È dunque grazie al «battesimo nello Spirito» di due cattolici americani - Ralph Keifer e Patrick Bourgeois - ricevuto all'interno di un gruppo di preghiera pentecostale protestante, che è potuto nascere negli Stati Uniti il movimento carismatico cattolico. In moltissimi punti del loro libro, Kevin e Dorothy Ranaghan insistono sugli effetti straordinari del «battesimo nello Spirito», quegli stessi effetti che ritroveremo anche nella fondazione delle Comunità carismatiche in terra francese.
 
Il ruolo del leader pentecostale David Duplessis
Di sfuggita, facciamo ora notare il posto occupato da David Duplessis (1905-1987) - un animatore mondiale del pentecostalismo - nella diffusione e nell'espansione del Rinnovamento nello Spirito. Il suo ruolo è stato così presentato dalla rivista Tychique (nº 50): «”Monsignor Pentecoste”, alias David Duplessis, il leader pentecostale che ha giocato un ruolo importante nel passaggio del movimento carismatico dalle Chiese pentecostali tradizionali alle principali branche del protestantesimo, alla Chiesa ortodossa e a quella cattolica romana...».
 
l La fondazione in Francia del Rinnovamento carismatico cattolico

Il ruolo pilota del pastore Thomas Roberts
Nato nel 1902 e morto nel 1983, Thomas Roberts fu un pastore protestante di origine gallese che inizialmente apparteneva alla Chiesa apostolica (pentecostale) 110. Recatosi in Francia nel 1926, egli vi esercitò il suo ministero fino alla morte. A partire dagli anni '30, ossia dal momento in cui il pentecostalismo penetrò in certi ambienti protestanti francesi dando vita a due correnti (una favorevole alla costituzione di nuovi gruppi di preghiera, e l'altra in favore del «risveglio» delle chiese già esistenti), Thomas Roberts optò per quest'ultima: «All'interno di questa corrente, Roberts incontrò il pastore Louis Dallière e, alla fine della Seconda Guerra Mondiale 111, in collaborazione con molti altri pastori dell'Ardeche e del Nord della Francia, egli fondò l'"Union de Prière di Charmes", i cui membri si impegnavano a pregare regolarmente per quattro scopi:

Il "risveglio", l'evangelizzazione, la missione e la conversione dei cuori;
L'unità della Chiesa;
L'illuminazione dell'intero popolo d'Israele;
La venuta di Gesù Cristo.
 
Quando nel 1963 si ritirò a vita privata, l'"Union de Prière" restò la sua vera Comunità di base. Tuttavia, molto presto, la sua azione si allargò, in quanto questi quattro scopi vennero parzialmente esauditi. Negli anni '50, giunse dagli Stati Uniti una notizia sconvolgente: le chiese protestanti tradizionali avevano aperto al movimento di Pentecoste e al "battesimo nello Spirito"; in modo ancor più strabiliante, nel 1967, erano stati i cattolici dell'Università Duquesne di Pittsburg a ricevere l'"effusione dello Spirito". Giunto a quel punto, Thomas Roberts capì che era scoccata l'ora di un "risveglioecumenico nella potenza dello Spirito, e che questo "risveglioavrebbe coinvolto anche il popolo ebraico; d'altronde, la presenza negli Stati Uniti di ebrei favorevoli a Gesù lasciava ben sperare. Egli volle che tale “risveglio” assumesse in Francia un aspetto ecumenico. Nel 1971, organizzò a questo scopo il primo raduno carismatico (viene scelto questo vocabolo anziché quello di “pentecostale”, il quale è legato alla Storia dall'idea di separazione dalla Chiesa) presso la Comunità "Porte Ouverte", a Lux, una località nei pressi di Châlon-sur-Saône. Tra i partecipanti, oltre a duecento protestanti (evangelici, luterani, riformati o pentecostalizzanti indipendenti), figuravano anche due cattolici: un sacerdote 112 e un laico. Nondimeno, l'anno successivo, non solo alcuni cattolici erano fra gli oratori, ma lo era anche 1/3º dei partecipanti; tra di essi, va sottolineata la presenza di molti tra coloro che in seguito fondarono nuove Comunità carismatiche come la "Théophanie", il Leone di Giuda, la "Saint-Croix", la "Chemin Neuf", la "Bethania", ecc...» 113. Anche in seguito a questi fatti, il pastore Thomas Roberts continuò a giocare un ruolo di leader, assumendosi il compito di animatore di due grandi raduni carismatici successivi:

- il raduno europeo carismatico ed ecumenico di Strasburgo (il giorno di Pentecoste del 1982);
- il pellegrinaggio carismatico a Gerusalemme (realizzata dopo la sua morte, il giorno di Pentecoste del 1984).
 
Oltre alla testimonianza del pastore Paul Bechdolff - che abbiamo appena citato - riportiamo ora quella del pastore della Comunità Berdineriguardante i funerali di Thomas Roberts: «In occasione della cerimonia dei suoi funerali, svoltisi nella Comunità "Porte Ouverte" a Châlon-sur-Saône, è stato possibile soppesare l'immenso e fruttuoso lavoro di questo infaticabile pellegrino dell'unità; c'erano tutti, compresi i fondatori delle grandi Comunità carismatiche, nate quasi tutte nel 1973. Essi piangevano a giusta ragione il loro “anziano”, colui che per primo aveva inteso lo stesso richiamo imperativo, ma molto prima di essi» 114. Ed ecco riassunta la cronologia degli avvenimenti che abbiamo menzionato:

- 1946: Fondazione dell'Union de Prière de Charmes, in seno alla quale «nacque il progetto del primo Raduno Carismatico Interconfessionale» 115;
- 1971: Primo Raduno Carismatico Interconfessionale presso la Comunità Porte Ouverte, diretto da Thomas Roberts; vi partecipò anche Padre A. M. de Monléon o.p., il quale giocò in seguito un ruolo decisivo nel Rinnovamento nello Spirito cattolico;
- 1972: Secondo Raduno Carismatico Interconfessionale presso la stessa Comunità; «Vi presero parte molti di quelli che sarebbero poi stati i fondatori delle nuove Comunità carismatiche (la "Thèphanie", il Leone di Giuda, la "Sainte-Croix", la "Chemin Neuf", la "Bethania", ecc...)»;
- 1973: Nascita della maggior parte delle Comunità carismatiche cattoliche;
1982: Raduno Europeo Carismatico Ecumenico di Strasburgo, per iniziativa di Thomas Roberts;
- 1984: Pellegrinaggio carismatico a Gerusalemme, realizzato per iniziativa di Thomas Roberts.
 
Nella genesi del Rinnovamento nello Spirito cattolico, tre sono dunque gli elementi che hanno dunque giocato un ruolo determinante:
 
- Thomas Roberts, che sembrerebbe meritare a pieno titolo l'epiteto di «nonno del Rinnovamento» 116;
- L'Union de Prière de Charmes, di cui Monique Hébrard ha potuto dire: «Charmes, questo eminente luogo spirituale, fu uno dei punti di partenza del Rinnovamento nello Spirito in Francia» 117;
- La Comunità Porte Ouverte«questo sublime luogo dell'espressione evangelica che il Signore scelse per dare inizio al Rinnovamento carismatico»118.
 
Altri pastori protestanti, apostoli del Rinnovamento nello Spirito, esercitarono la loro influenza sul nascente Rinnovamento carismatico cattolico in terra di Francia. In particolare, ricordiamo il pastore Arnold Bremond, di cui riparleremo in seguito. Battezzato nello Spirito nel 1932, egli sviluppò alcune attività carismatiche a Divonne, una località nella regione lionese della Drôme. Grande amico di don Paul Couturier (detto «apostolo dell'Unità dei cristiani»), egli collaborò con lui nella diffusione iniziale delle idee ecumeniche, e partecipò al «gruppo dei Dombes» 119. Quando egli scomparve nel 1983, all'incirca nello stesso periodo in cui scomparve il pastore Thomas Roberts, la rivista Tychique, nell'editoriale del n° 48, riportò questa testimonianza: «In questo numero, abbiamo voluto evocare la figura di due pastori, pionieri del Rinnovamento, che sono andati al Padre: Arnold Bremond [...] e Thomas Roberts. La nostra rivista è felice di poter condividere con i propri lettori la profonda amicizia vissuta con Arnold e Thomas».
l Leffusione dello Spirito» conferita ai fondatorisuo ruolo fondamentale

Come per il Rinnovamento nello Spirito cattolico statunitense, sembra che la maggior parte delle Comunità carismatiche francesi sia nata in seguito al «battesimo nello Spirito» impartito ai rispettivi fondatori. Ecco le diverse testimonianze di Monique Hébrard:
 
La Comunità Emmanuel
«Pierre Goursant e Martine Laffite (divenuta in seguito Martine Catta) animavano a Parigi una scuola di preghiera di Padre Henri Caffarel. Entrambi avevano sentito parlare del Rinnovamento; Pierre da Padre Jean-Paul Regimbal o.ss.t., e Martine da Jean Venier, ma la loro ora non suonò prima del 13 febbraio 1972, grazie alla mediazione di Xavier Le Pichon, un giovane ingegnere, e di sua moglie, di ritorno dagli Stati Uniti, dove erano rimasti per diversi anni per motivi professionali. Colpiti dal Rinnovamento americano, essi erano ansiosi di raccontare ai loro compatrioti ciò che stava succedendo oltre-Oceano. “Il 13 febbraio - racconta Martine - essi vennero alla scuola di preghiera e resero una testimonianza formidabile su ciò che avevano veduto. Accadde allora qualcosa di fantastico: uno dopo l'altro - eravamo circa una quarantina di persone - chiedemmo di ricevere l'”effusione dello Spirito” precisandone il motivo di tale richiesta”» 120. Dopo aver ricevuto il «battesimo nello Spirito», nacque in essi il «desiderio di ritrovarci per pregare, e per rileggere gli "Atti degli Apostoli"». E fu così che nacque la Comunità Emmanuel, passata da cinque membri nel 1972, a cinquecento solamente un anno dopo.
 
La Comunità del Leone di Giuda e dell'Agnello Immolato
«Gérard Croissant era un pastore protestante che conduceva alcuni studi teologici. In un epoca molto "laboriosa" per la vita comunitaria, egli percorse tutta la Francia per visionare tutto ciò che esisteva in materia: Comunità politiche, Comunità rurali, ecc... Una di queste Comunità era cara al suo cuore: L'Arca di Lanza del Vasto; fu lì che egli ricevette l'"effusione dello Spirito". Tale avvenimento diede una nuova consistenza alla ricerca comunitaria di Gérard Croissant il quale, nel 1974, accompagnato dalla moglie Josette e da un altra coppia, si installò a Valence, (una città nel dipartimento del Drôme) in un antico presbiterio della Chiesa riformata» 121. Questo fu il punto di partenza della Comunità del Leone di Giuda, che si formò più tardi a Cordes.

Comunità Chemin Neuf
«Quando Laurent Fabre ricevette l'«effusione dello Spirito», aveva al suo attivo quattordici anni di formazione gesuita, un'esperienza di animazione di gruppo, e alcuni impegni presi in politica. Rievocando questo periodo, Fabre ha affermato: “Lo straordinario nella vita spirituale non mi interessava minimamente; ritenevo che ciò che contava e che era veramente importante era la quotidianità, la volontà di Dio giorno per giorno”. Ma a ribaltare completamente le convinzioni di Laurent Fabre e del suo confratello Bertrand Lepesant, giunse Mike, un gesuita americano arrivato alla scuola di Fourvière nel 1974, il quale aveva militato nel Rinnovamento nello Spirito statunitense. Laurent e Bertrand si chiesero: “Dopo aver condotto per diversi mesi una piccola inchiesta di carattere prettamente intellettuale - racconta Laurent - decidemmo di chiedere al Signore mediante la preghiera che ci indicasse se questa corrente di pace, di amore e di ricerca di Dio doveva interessare non solo la Chiesa, ma anche le nostre persone. Andammo dunque a trovare questo fratello gesuita americano per chiedergli di pregare con noi in quel week-end”. Nel corso di quest'ultimo, Laurent e Bertrand avrebbero chiesto l'”effusione dello Spirito”, “affinché questo Spirito ricevuto al momento del nostro battesimo non incontri più ostacoli in noie sia veramente libero di agire nelle nostre vite”. Per Laurent, questo fine-settimana fu una lotta, un “combattimento spirituale” tra “le forze della vita e quelle della morte”. L'esistenza di quest’uomo di trentadue anni doveva essere definitivamente cambiata» 122. Poco tempo dopo il loro «battesimo nello Spirito», ricevuto nell'estate del 1973, Laurent Fabre e Bertrand Lepesant partirono per gli Stati Uniti per prendere conoscenza di ciò che accadeva negli ambienti carismatici. Ritornati a Lione, essi lanciarono l'idea di una vita comunitaria improntata sul Rinnovamento nello Spirito; quest'idea prese forma nella Comunità Chemin Neuf.

Imposizione delle mani ed «effusione dello Spirito»...

Comunità della Théophanie
Il giorno di Pentecoste del 1972, Jacques Langhart, Yves e Nicole Caponi, e un altra coppia fondarono una Comunità di vita: «Nel corso di uno dei primi incontri della nuova Comunità, durante la preghiera, accadde ad Yves qualcosa di straordinario: “Improvvisamente - scrisse egli in seguito - mi sentii irresistibilmente spinto a chiedere di ricevere l'imposizione delle mani (pur non conoscendo ancora nulla del significato di questo gesto). Quello che avvenne allora non è possibile esprimerlo a parole. Grondante di lacrime di pentimento, feci un'esperienza che ci sconvolse tutti. Per circa una mezz'ora, tutti noi fummo come immersi in un bagno d'amore e di pace, e vivemmo un momento di intensa comunione”. Anche Jacques Langhart - che attualmente si fà chiamare Padre Jacob - raccontò la sua versione dei fatti: “Sul momento, non capimmo ciò che gli era esattamente successo. Comprendemmo unicamente che Dio lo aveva afferrato, e che una potenza lo aveva come invasato”. Solamente un mese più tardi, al Centro Evangelico della Comunità "Porte Ouverte", fu loro spiegato che si trattava del “battesimo nello Spirito”. Fu lì che, “nel bel mezzo di una folla di evangelici”, e “malgrado le loro perplessità”, anche gli altri membri della Comunità "Théophanie" ricevettero l'”effusione dello Spirito” dalle mani di Padre Régimbal, una religioso canadese. “Non si dirà mai a sufficienza - scrisse Yves - come quest'esperienza fu determinante per l'avvenire della Comunità”» 123.
 
«È accaduto qualcosa di fantastico: gli uni dopo gli altri - eravamo in una quarantina - abbiamo chiesto di ricevere l'”effusione dello Spirito»(Comunità Emmanuel; 13 febbraio 1972);
- «(L'”effusione dello Spirito”) diede una nuova consistenza alla ricerca comunitaria di Gérard Croissant» (Comunità del Leone di Giuda);
- Dopo aver ricevuto l'«effusione dello Spirito», «l'esistenza di quest'uomo di trentadue anni (Laurent Fabre, fondatore della Comunità Chemin Neuf)doveva essere definitivamente cambiata» (Comunità Chemin Neuf);
«Non si dirà mai a sufficienza come quest'esperienza fu determinante per la vita della Comunità» (Comunità della Théophanie).
 
In definitiva, l'«effusione dello Spirito», sia che sia stata ricevuta in ambiente acattolico (come avvenne per i due primi membri del Rinnovamento nello Spirito americano o per il fondatore della Comunità del Leone di Giuda), o in ambiente cattolico, essa ha costituito per ogni Comunità l'elemento decisivo a partire dal quale tutto è cambiato ed è stato costruito.
 
l Un doppio radicamento pentecostale

Il Rinnovamento carismatico cattolico francese è dunque radicato nel pentecostalismo tramite due canali paralleli:
 
- mediante una catena di battesimi nello Spirito che, in definitiva, sembra rimontare a quello che ricevettero gli universitari cattolici Keifer e Bourgeois, a Pittsburg nel 1967, all'interno di un gruppo di preghiera pentecostale;
- tramite una linea d’influenza che va:

- dal pentecostale Scott che introdusse il pentecostalismo in Francia;
- ad alcuni pastori come Roberts, Bremond e Dallière;
- e da questi ai dirigenti del Rinnovamento nello Spirito cattolico.

l L'influenza di Marthe Robin e dei Foyers de Charitè

È più che evidente che, oltre a quelle del pentecostalismo e del Rinnovamento americano, altre influenze sono state esercitate sul nascente Rinnovamento nello Spirito cattolico francese. Così Monique Hébrard mette in evidenza i legami esistenti tra le Comunità carismatiche da una parte, e dai Foyers de Charité e dalla falsa mistica Marthe Robin (1902-1981) dall'altra: «Alcuni luoghi sono molto privilegiati dalle Comunità. È il caso dei "Foyers de Charité". Quasi tutte le Comunità avevano dei legami mistici con la veggente Marthe Robin, e presso di lei tenevano numerosi e frequenti ritiri. Le C.C.F. (Comunità Cristiane di Formazione) mettono particolarmente l'accento sulla formazione spirituale (a La Roche d’Or) 124 e umana (a P.R.H.: Personnalité Relations Humaines 125«D'altronde, i Foyers de Charité coltivano dei legami profondi con molte Comunità: per la fondazione di Cantaque, la "Théophanie" si è ispirata ai Foyers de Charité. Per Jean-Michel Rousseau, essi sono “una delle terre-madri della Comunità”» 126. Ecco un'altra indicazione a questo riguardo: «Nel 1975, il “pastore” della Comunità (Emmnauel), dopo aver riunito i membri del Rinnovamento a Roma, si sentì attratto dalla chiesa di Paray-le-Monial. Marthe Robin lo confermò in questo cammino: “Paray non sarà solamente il centro del Rinnovamento, ma ne sarà il Cuore”» 127. La testimonianza più stupefacente ce la fornisce fratel Ephraïm (Gérard Croissant), fondatore della Comunità del Leone di Giuda, nel suo libro Les pluies de l’arrière-saison: naissance d'une communauté nouvelle 128. Eccone un estratto: «Decisi così di passare questa terza notte (era il 2 giugno 1975) in preghiera, essendo la luce garante della vigilanza. Ricevetti una grazia straordinaria di orazione, e, in spirito, assistetti ad un discorso tra Lanza del Vasto e Marthe Robin, che ancora non conoscevo. Venni strappato da questa visione da alcuni colpi alla porta; il mio orologio faceva le due del mattino. Aprii e mi trovai alla presenza di una donna consacrata che avevo incontrato a Grenoble. Essa mi disse che stava rientrando da Châteauneuf-de-Galaure dove mi aveva procurato un incontro con Marthe Robin, e aggiunse: “Se non vuoi andare da Marthe, ella verrà da te”» 129. Gérard Croissant fece allora la sua prima visita a Marthe Robin. Dopo aver accennato ad un «legame spirituale nell'invisibile» tra Marthe e lui, egli aggiunge: «Marthe mi chiese allora di passare al cattolicesimo. Io obiettai che, essendo conosciuto come un pastore protestante, lo scandalo sarebbe stato inevitabile, e io non volevo essere occasione di caduta per alcuno. “Non ci sarà nessuno scandalo; ve lo prometto. Non ci sarà nessuno scandalo, perché è giunta l’ora”. “È giunta l’ora”». Questa frase lo opprimeva. «In effetti, ella mi informò del fatto che già da alcuni decenni alcuni pastori desideravano passare al cattolicesimo. Uno di essi, un loro capo-fila, era il pastore Louis Dallière. Benché a quell'epoca essi recitassero già il rosario con lei, glielo aveva impedito perché non era ancora giunto il momento. Ma ora bisognava farlo, e ciò era doveroso» 130. Ecco altre testimonianze inerenti ad altre visite: «Un'altra volta, parlando di me, ella mi paragonò a Padre Liberman, di cui non mi aveva mai parlato [...]. Marthe mi aveva detto: “Lei si ispira ai protestanti”, con la sua voce forte. Questo è ciò che avvenne» 131.
 
l L'influenza delle scienze umane

Nella descrizione del gruppo di preghiera carismatica che abbiamo visto più sopra, dom Massabki sottolinea il ruolo dell'animatore - il più delle volte un laico - che la presiede: «(L'animatore) non dirige affatto la preghiera. Tuttavia, egli ricopre un ruolo d'”autorità”; egli può, ad esempio, intervenire per “spegnere” un'esaltazione divenuta eccessiva, o per reincanalare l'assemblea nella lode, in un maggior silenzio, o in un maggior reciproco ascolto» 132. A sua volta, Padre Caffarel precisa: «Ad un certo punto, appare evidente il pericolo di cadere nell'esaltazione; è allora che sta agli animatori di saper “smorzare” la montata emozionale» 133. In queste poche righe è possibile percepire il posto di rilievo che, nel Rinnovamento nello Spirito, occupano quelle che oggi vengono definite le «scienze umane». Spiega Bertrand Lepesant, fondatore della Comunità Puit de Jacob«Ènecessario formare le persone e prendere in considerazione le scienze umane» 134«A proposito dei quattro assi portanti della formazione (della Comunità Chemin Neuf), è interessante notare che la conoscenza di sé stessi e delle proprie possibilità richieda l'intervento di psicologi e di tecniche moderne come l'animazione di gruppo e l'allenamento alla conversazione» 135.

Il ricorso alle sessioni P.R.H.
La sigla P.H.R. sta per Personnalité et Relations Humaines. Si tratta di un organismo di formazione la cui sede è a Poitiers. «(Esso) si propone di favorire lo sviluppo delle persone, aiutandole a migliorare le loro relazioni, e di contribuire ad un miglior funzionamento dei gruppi e dei corpi sociali»136. Negli anni 1968-1972 (ossia poco prima della nascita del Rinnovamento nello Spirito in Francia), le sessioni P.R.H. sono state utilizzate su larga scala da numerose congregazioni religiose francesi; alcune religiose designate come «formatrici» vi seguirono dei corsi speciali per poi ripeterli in un secondo tempo nelle rispettive Comunità. Monique Hébrard sottolinea il ruolo del P.R.H. nella formazione dei membri della Comunità cristiana di formazione e della Comunità del Puit de Jacob«Sono tre anni che la Comunità cristiana di formazione di Poitiers segue questo fine-settimana “A” (fine settimana di formazione). Guidato originariamente da Jean-Michel Rousseau, esso è attualmente diretto da tutti i membri della Comunità, senza alcuna differenza. Questa “scienza” di tutto un gruppo, e questo equilibrio riscontrabile in ognuno, non li hanno trovati unicamente con l'effusione dello Spirito Santo. A Poitiers si accetta l'apporto delle scienze umane e della “tecnica”. Così Rousseau si è ispirato alla tecnica "Canergie". Un buon cristiano è anche un uomo equilibrato: ogni membro della Comunità segue una formazione P.R.H.» 137. Parlando dell'intuizione di Jean-Michel Rousseau, fondatore della Comunità cristiana di formazione, Monique Hébrard scrive: «Nel luglio del 1972, Rousseau tenne una sessione P.R.H.. Nel settembre, scoprì la Comunità di Ann Arbor, negli Stati Uniti. Doppia sorpresa: “Il sogno di Comunità cristiana che avevo nutrito sembrava potersi realizzare” [...]. Fin dall'inizio, e tuttora, quest'intuizione era fecondata da tre correnti: il Rinnovamento nello Spirito, il P.R.H. e i Foyers de Charité, luogo di predilezione per i ritiri dei giovani della Comunità 138. Ai nostri giorni, Dio suscita nella Chiesa dei movimenti particolarmente ricchi, spiega Rousseau. C'è il Rinnovamento nello Spirito, ma esso non è completo, e non è che uno di questi movimenti. Vedo cose straordinarie grazie al P.R.H., ai Foyers de Charité, ai Mess Aje, ai Focolarini...» 139. Stessa insistenza circa le sessioni P.R.H. presso la Comunità Puit de Jacob«Numerosi sono i membri della Puit de Jacob che tengono sessioni P.R.H. e ritiri alla Roche d'Or» 140.

Alcune caratteristiche delle sessioni P.R.H.
Esse sono state concepite da un sacerdote. Sul piano psicologico, si oppongono alle teorie freudiane facendo riferimento a tre lunghe citazioni di Carl Rogers (1902-1987), in particolare sul suo libro Developpement de la personne, del 1965; complessivamente, esse orientano verso la ricerca dell'«io profondo» che dovrebbe, secondo Rogers, essere tenuto in considerazione. Sul piano umano, esse mettono l'accento sul «vissuto», sul «sentito», sull'«esperienza personale», sull'«intuizione», a detrimento del razionale, del ragionato e dello «spirito cartesiano». Le sessioni insistono sul rispetto delle differenze. Preoccupandosi della comprensione, del rispetto delle differenze di tutti gli ordini, esse privilegiano, nel modo di pensare, la sincerità rispetto alla verità. Si sviluppa una teoria psicologica basata sulle tre zone della personalità e si utilizza una forma di analisi «profonda»: scendere «a livello del vissuto» per discernere ciò che si vive; l'essenziale è percepire ciò che si vive... L'intelletto, grazie ad un'attenzione che si applichi nei più vari ambiti, decifra lentamente questo «vissuto», lo esplora, lo rende cosciente e gli dà un nome. Questa analisi profonda dovrebbe condurre ad un miglioramento dell'essere... dovrebbe realizzare la sua unità... e grazie ad essa si dovrebbe poter ritrovare la via verso la pace e l'unità. L'importanza data alla formazione P.R.H.da due Comunità carismatiche illustra il ruolo delle scienze umane nel Rinnovamento; essa manifesta l'esistenza di un'armonia tra quest'ultimo e quello che Jean-Michel Rousseau chiama la «corrente P.R.H.». Infatti, le Comunità religiose che erano state formate da sessioni di tipo P.R.H. nel corso degli anni 1968-1972 erano predisposte ad accogliere il Rinnovamento.

l Cause che hanno contribuito al successo del Rinnovamento nello Spirito
 
Numerose sono le cause che hanno contribuito al rapido successo del Rinnovamento nello Spirito in Francia e in tutto il mondo. Ne abbiamo individuate almeno cinque:i

- il fatto di rispondere ad una certa attesa;
- l'appoggio accordatogli da numerose personalità e dagli organi di stampa cattolica;
- gli incoraggiamenti episcopali;
- le approvazioni romane;
- il gusto del meraviglioso e il bisogno di «sentire» Dio.
 
La risposta ad una certa attesa
Il già citato Rapporto Episcopale emette questa diagnosi: «Molte persone, povere o ricche, non a loro agio nella società tecnico-burocratica e nella nostra Chiesa dalle strategie erudite, trovano nel Rinnovamento un'accoglienza che gli permette di uscire dalla solitudine, di sopportare un mondo indifferente e ostile alla fede, di rimanere saldi nella speranza e di agire. Fornendo ai suoi membri degli obiettivi d'azione semplici e immediatamente accessibili, Il Rinnovamento, in un altra maniera ancora, interpella la Chiesa» 141. È un fatto che moltissimi cattolici si sentono delusi, specialmente dopo l'abbandono della liturgia tradizionale e con l'introduzione di riti e di pratiche nuovi: Messe in cui predomina la «liturgia della Parola», preghiere universali politicizzate, perdita del senso della preghiera e dell'adorazione, attività parrocchiali spesso monopolizzate da un nucleo di militanti di spirito modernista... Del resto, un certo numero di fedeli finiscono per trovare insopportabili le discussioni intavolate tra i progressisti e coloro che vengono definiti integristi. Da qui un appello più o meno cosciente a qualcosa di diverso. Il Rinnovamento nello Spirito si presenta come una risposta a questo appello. Una risposta molto seducente visto che esso appare come qualcosa di nuovo e allo stesso tempo come qualcosa di tradizionale 142.

Qualcosa di nuovo: esso è un movimento in piena espansione, che dà prova di uno zelo ardente, animato da dei giovani, liberato dalla lentezza che opprime le vecchie istituzioni, e che sembra aver superato la rivalità tra integrismo e progressismo;
- Qualcosa di tradizionale: con un ritorno alla preghiera e all'adorazione da cui tanti fedeli si sono allontanati all'indomani della riforma liturgica 143, per mezzo di una asserita fedeltà alla Chiesa, e di un manifesto impegno di formazione dottrinale.

L'appoggio accordatogli da numerose personalità e dagli organi di stampa cattolica
In questo movimento contemporaneamente nuovo e tradizionale, si impegnano, grazie alla fiducia che in esso trovano, come membri o come collaboratori, alcuni religiosi che godono di un prestigio e di una grande influenza. Quando alcune personalità come Padre Marie-Dominique Philippe o.p. (1912-2006), Padre Manteau-Bonamy o.p., Padre Daniel Ange, dom Grammont o.s.b., don du Bec-Hellouin, Padre René Laurentin danno il loro contributo alle attività di questa o di quell'altra Comunità carismatica, e garantiscono circa la bontà di tale movimento.

Padre M.-DPhilippe
Padre Daniel Ange
Jean Daujat

Ecco alcuni esempi riguardanti l'apporto di alcune riviste, bollettini o giornali cattolici (francesi) alla causa del Rinnovamento nello Spirito:
 
Famille chrétienne: questo settimanale ha dedicato numerosi articoli al Rinnovamento, presentandolo sotto una luce molto favorevole;
Doctrine et vie: il bollettino di collegamento del Centre d'études religieuses («Centro Studi religiosi») di Jean Daujat (1906-1998), nel numero di aprile del 1985, raccomanda le riviste carismatiche Il est vivant (Cahiers du Renouveau) e Feu et lumière, e i ritiri organizzati nella tenuta del Burtin dalla Comunità del Leone di Giuda;
Amour sans frontières: quasi la metà del nº 35 (estate 1983) della rivista degli amici di Madre Teresa di Calcutta in Francia è consacrato all'elogio del Rinnovamento;
L'homme nouveau: nel numero del 2 giugno 1985 sono state segnalate le sessioni internazionali estive organizzate a Paray-le-Monial dalla Comunità Emmanuel.
 
Di questi diversi contributi alla propaganda del Rinnovamento, il più importante è certamente quello di Famille chrètienne, che ha dedicato a questo argomento tutta una serie di articoli.
 
Gli incoraggiamenti episcopali
Un certo numero di Vescovi si sono mostrati apertamente favorevoli al Rinnovamento nello Spirito. Non solo essi non hanno messo in guardia i fedeli contro il tale o il tal'altro pericolo, ma hanno persino approvato questi pericoli. Tuttavia, tali approvazioni sono state formulate in modo da sembrare un semplice consiglio paterno. Ecco alcuni esempi:

- Presenza del Cardinal Suenens e di MonsLéon-Arthur Elchinger (1908-1998) al Raduno europeo carismatico ed ecumenico di Strasburgo nel 1982;
- Partecipazione di otto Vescovi alle sessioni internazionali del Rinnovamento nello Spirito nell'estate del 1984 144;
- Presenza di sette Vescovi nel Comitato di patrocinio internazionale dei Cahiers du Renouveau 145;
- Presa di posizione favorevole (malgrado un certo numero di riserve) di MonsMarcus, nel suo rapporto sul Rinnovamento nello Spirito, presentato all'assemblea plenaria dell'episcopato francese tenutasi a Lourdes, nel 1982. «Il bilancio positivo del Rinnovamento è incontestabile», afferma questo rapporto 146.
 
Le approvazioni romane
Agli incoraggiamenti prodigati dai Vescovi di diversi Paesi vanno aggiunti quelli della Santa Sede. A più riprese, sia Paolo VI (1897-1978) cheGiovanni Paolo II (1920-2005) hanno accolto molto favorevolmente i membri del Rinnovamento nello Spirito recatisi a Roma per un convegno o in pellegrinaggio. Ecco alcuni stralci estratti da alcune allocuzioni di Paolo VI e di Giovanni Paolo II in queste occasioni:
 
A sinistra: Paolo VI riceve una delegazione di leaders protestanti. Il personaggio alla sua destra è il neo-pentecostale David Duplessis. A destra: Giovanni Paolo II abbraccia Ralph Martin, leader del Rinnovamento carismatico statunitense.

- 19 maggio 1975; allocuzione di Paolo VI ai 10.000 partecipanti del 3º Congresso Internazionale del Rinnovamento: «La Chiesa e il mondo hanno più che mai bisogno che il prodigio della Pentecoste si rinnovi nella Storia. In effetti, inebriato dalle sue conquiste, l'uomo moderno ha finito per immaginarsi che, secondo le espressioni dell'ultimo Concilio, “egli è il fine di sè stesso, il solo artefice e il demiurgo della propria storia”. Ahimè! Per quanti di coloro che, per tradizione, continuano a professare la sua esistenza, e, per dovere, a rendergli un culto, Dio è diventato uno straniero nella vita! Niente è più necessario per un tal mondo, sempre più secolarizzato, che la testimonianza di questo “Rinnovamento spirituale”, che vediamo lo Spirito Santo suscitare oggi nelle regioni e negli ambienti più diversi [...]. Questo “Rinnovamento spirituale” non potrebbe forse essere una chance per la Chiesa e per il mondo? E come, in questi casi, non prendere tutti i mezzi esso lo diventi»? 147.
 
- 11 dicembre 1979; udienza concessa al Cardinal Suenens e ai membri dell'I.C.O. («Ufficio Internazionale di comunicazione del Rinnovamento carismatico cattolico») da Giovanni Paolo II: «Il mondo ha tanto bisogno dell'azione dello Spirito Santo, ha tanto bisogno di strumenti al suo servizio. La situazione mondiale è pericolosa, molto pericolosa. Il materialismo, tutte le diverse forme di materialismo, si oppongono alla vera dimensione dell'essere umano. Lo Spirito Santo si rivela al nostro spirito e noi iniziamo nuovamente a vivere, a trovare la nostra identità, la nostra piena umanità! Il materialismo è la negazione dello spirituale. Abbiamo bisogno dell'azione dello Spirito Santo [...]. È per questo motivo che sono convinto che questo movimento è una componente molto importante del Rinnovamento spirituale della Chiesa» 148.
 
- 23 novembre 1980; allocuzione di Giovanni Paolo II ai 18.000 pellegrini italiani, membri del Rinnovamento nello Spirito: «Il Rinnovamento nello Spirito sarà autentico e avrà una vera fecondità nella Chiesa, non tanto nella misura in cui esso susciterà dei carismi straordinari, ma nella misura in cui guiderà il più gran numero possibile di fedeli, nel loro cammino quotidiano, nello sforzo umile, paziente e perseverante per conoscere sempre i misteri di Cristo e per testimoniarli» 149.
 
- 7 marzo 1981; estratto dal discorso di Giovanni Paolo II ai partecipanti alla 4ª Conferenza Internazionale dei dirigenti del Rinnovamento carismatico cattolico riuniti a Roma dal 4 al 9 maggio 1981: «Papa Paolo VI considerava il movimento per il Rinnovamento nello Spirito “una chance per la Chiesa e per il mondo”, e i sei anni trascorsi dopo questo Congresso hanno giustificato le speranze ispirate da questo modo di vedere. La Chiesa ha visto i frutti della vostra devozione alla preghiera unita ad un grande sforzo di santità di vita e di amore per la Parola di Dio. Abbiamo notato con gioia tutta particolare i mezzi con cui i dirigenti del Rinnovamento hanno sempre più sviluppato un'ampia visione ecclesiale ed esercitato degli sforzi affinché questa visione divenga in modo crescente una realtà per coloro che contano su essi per essere guidati. Abbiamo anche visto i segni della vostra generosità nel condividere, con amore e con giustizia, i doni di Dio con gli sfortunati di questo mondo, in modo che tutti gli uomini possano sperimentare la dignità che essi possiedono in Cristo. Possa l'opera d'amore già iniziata in voi, essere condotta con successo al suo compimento [...].Molti Vescovi hanno ovunque nel mondo indirizzato, sia individualmente che nel quadro delle rispettive Conferenze Episcopali, degli incoraggiamenti e delle direttive al Rinnovamento carismatico - persino garantendo personalmente - e aiutato la Comunità cristiana a meglio comprendere il suo posto nella Chiesa. Esercitando così la loro responsabilità pastorale, i Vescovi ci hanno reso un grande servizio offrendo al Rinnovamento un modello di crescita e di sviluppo pienamente aperto a tutta la ricchezza dell'amore di Dio per la sua Chiesa» 150.
 
- 9 ottobre 1984; incoraggiamento di Giovanni Paolo II al ritiro sacerdotale organizzato dall'Ufficio Internazionale del Rinnovamento carismatico cattolico che ha visto la partecipazione a Roma di «circa 6.000 sacerdoti, ottanta Cardinali e Vescovi provenienti da oltre centoventi Paesi» 12 dal 5 al 9 ottobre: «Una saggia pedagogia spirituale dovrà, sempre più, tener conto del fatto che il cammino della santità è un processo di crescita verso la maturità o, come ha detto l'Apostolo Paolo, verso “lo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo” (Ef 4, 13). Alcune esperienze di entusiasmo religioso, che il Signore talvolta accorda, non sono che delle grazie iniziali e transitorie, che hanno come scopo quello di stimolare verso l'impegno preso della conversione, camminando coraggiosamente nella fede, nella speranza e nell'amore. A questo riguardo, sarà molto utile approfondire la dottrina dei grandi maestri della vita spirituale, da Sant'Agostino a San Bernardo, da Ignazio di Loyola a Teresa di Gesù: essi presentano la vita cristiana come un lungo cammino, nel quale il progresso è sostenuto e guidato dallo Spirito, che mette alla prova ogni cristiano, e lo conduce attraverso notti oscure e giornate luminose, verso questa novità di vita che è la santità. In essa brillano allo stesso tempo la maturità umana, la fedeltà evangelica e la fecondità apostolica, nell'adesione umile e generosa alla volontà di Dio, ricevuta e compiuta nella normalità del quotidiano. Nella misura in cui il cristiano diviene trasparente a questa azione dolce e potente dello Spirito, esso sperimenta in sé stesso l'esperienza della manifestazione progressiva di quei “frutti dello Spirito” che sono “amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, dolcezza, dominio di sè” (Gal 5, 22), e la sua vita, anche se privata di singolarità esteriori, diventa irradiazione di luce e di calore per quelli che hanno la grazia di avvicinarlo» 151. Quindi, secondo Paolo VI e Giovanni Paolo II il «movimento per il Rinnovamento nello Spirito» può essere considerato come «una chance per la Chiesa e per il mondo». Tali approvazioni hanno avuto un certo peso. Quando Michèle Reboul scrisse su Le Figaro un articolo critico sul Rinnovamento nello Spirito, intitolato «L'illuminisme charismatique», fu proprio appoggiandosi su tali approvazioni che Jean Bourdarias gli replicò qualche settimana dopo sullo stesso giornale senza nemmeno peritarsi di rispondere alle sue critiche 152.
 
16 maggio 2010migliaia di aderenti al Rinnovamento
carismatico raccolti in Piazza San Pietro.

Il gusto per il «meraviglioso» e il bisogno di «sentire» Dio
Una causa forse più profonda del successo del Rinnovamento viene esposta da Padre Caffarel nel suo libro Le Renouveau charismatique interpellé:«Presso coloro che entrano nel “Rinnovamento”, una motivazione sembra determinante per un gran numero di essi. È il desiderio di un incontro con Dio in un'esperienza carismatica. O, più precisamente ancora, un duplice desiderio: quello di un'esperienza soggettiva della presenza attiva dello Spirito Santo, accompagnata da sentimenti di fervore e di gioia, e quello dei carismi (inabituali) che sono il “parlare in lingue”, l'interpretazione, la profezia, la guarigione, il discernimento [...]. Questo è ciò che si va cercando nel “Rinnovamento carismatico”, perché è questo che il movimento propone e promette per mezzo della sua letteratura, dei suoi dirigenti e dei suoi raduni». Tale constatazione risalente al 1976 resta valida anche ai nostri giorni. Prosegue Padre Caffarel: «Promessa che trova in molte persone un'eco molto profonda, poiché in tali persone essa raggiunge due aspirazioni innate dell'animo umano: il gusto per il “meraviglioso” e il bisogno di “sentire” Dio. La storia religiosa dell'umanità ci insegna che un movimento che riesce a presentarsi come rispondente all'una e (o) all'altra di queste due aspirazioni esercita sempre una forte attrazione. Esso ridesta e mobilita, nel più intimo dell'anima umana, dei potenti slanci - coscienti o incoscienti - affettivi, istintivi e metafisici. La storia dei rinnovamenti, dei risvegli e delle sètte lo testimoniano. Solo così si spiega il rapido sviluppo del “Rinnovamento carismatico”: grazie ai mass-media e alle tecniche moderne di diffusione, la sua “promessa” è stata rapidamente molto conosciuta ed esso può così vantare numerose adesioni» 153.


SECONDA PARTE
VALUTAZIONI

 
Nella prima parte, d'informazione generale, ci siamo - per quanto possibile - volontariamente astenuti dal portare giudizi di valore. Non sarà così in questa seconda parte, in cui verrà presentato un tentativo di valutazione del Rinnovamento (elementi positivi, elementi negativi e riserve della Gerarchia).
 
l Elementi positivi del Rinnovamento

Sulla scorta della descrizione che abbiamo appena fatto, il Rinnovamento nello Spirito si presenta come un fenomeno complesso contenente alcuni elementi che, a priori, sembrano difficilmente compatibili gli uni con gli altri. Ad esempio, nella stessa rivista o in seno alla stessa Comunità convivono:

- il riferimento a Roma 154 e l'apologia del sincretismo 155;
- l'insegnamento di Padre Marie-Dominique Philippe 156 e quello dei «frati» calvinisti di Taizé Roger Schutz e Max Thurian 157;
- la diffusione di opere di Santa Teresa d'Avila (1515-1582) e quella di manuali del percorso catechistico estremamente progressista Sèquences 158. Occorre dunque fare un bilancio. Iniziamo con l'inventario dei fattori positivi. Li descriveremo così come essi compaiono nel libro di Monique Hébrard intitolato Les nouveaux disciples e nelle riviste Cahiers du Renouveau delle Comunità EmmanuelTychique e Chemin Neuf. Ci si dirà: «Voi citate dei testimoni che sono nel contempo giudici e parte in causa». Senza dubbio; ma la loro testimonianza ci è parsa essere sincera e riflettere un aspetto reale delle cose.
 
Atteggiamento generale
Monique Hébrard, nel suo Les nouveaux disciples: voyages à travers les communautés charismatiques, mette in evidenza le seguenti caratteristiche del Rinnovamento:

- il calore umano delle Comunità;
- l'entusiasmo, lo zelo e la generosità dei suoi membri;
- l'assenza di rispetto umano che si manifesta particolarmente in alcune forme di apostolato nella strada: «Oltrepassando la porta del Leone di Giuda si entra in un altro mondo in cui tutto è bello, calmo, lento e gioioso. I fratelli e le sorelle che si incrociano portano sul volto l'impronta di quella pace interiore che trasfigura anche i lineamenti meno gradevoli. Si viene accolti come l'amico atteso, quando invece non si è che uno sconosciuto visitatore 159 [...]. Dopo questo week-end sono stata contagiata dalla gioia, dall'ottimismo fondamentale e misurato dei giovani della Comunità di Poitiers. Una gioia fondata sulla riconciliazione tra le aspirazioni profonde dell'uomo e la chiamata di Dio» 160«Uno alla volta, una decina di adolescenti prendono il microfono sia per dare una testimonianza che per insegnare. Quale forza nelle loro parole! Quale fiamma nei loro occhi! Sconvolti, abbiamo ascoltato gli Agostino e i San Giovanni Crisostomo di domani» 161.
 
Vita di preghiera
Insistendo sulla preghiera e sulla vita di preghiera, il Rinnovamento nello Spirito agisce in contropiede rispetto al materialismo e all'indifferentismo religioso della nostra epoca. Questo ritorno alla preghiera si manifesta in diversi modi; similmente ai gruppi di preghiera pentecostali, il Rinnovamento ha rispolverato alcune forme tradizionali di preghiera:

- adorazione del SS.mo Sacramento (durante il Raduno carismatico del 1983 ad Ars, c'è stata l'adorazione diurna e notturna);
- processione del SS.mo Sacramento;
- pellegrinaggi (a Paray-le-Monial, ad Ars, a Le Laus, a Roma, ecc...). È certamente confortante vedere Paray-le-Monial soppiantare Taizé come grande centro di pellegrinaggi per i giovani;
- la pratica della confessione viene incoraggiata e i sacerdoti del Rinnovamento si immergono in questo ministero fondamentale. Ecco, in proposito, la testimonianza di Daniel Ange: «In una regione dell'America del Nord, alcuni cristiani passano una notte intera su autocarri speciali per andare a confessarsi al Centro carismatico di Granby, dove i sacerdoti sono numerosi, disponibili e accoglienti» 162;
- la Medaglia miracolosa e i sacramentali non vengono dimenticati: «I sacramentali ci proteggono dalle potenze delle tenebre. Come le immagini sacre, essi ci ricordano la presenza di coloro che ci accompagnano. Noi abbiamo anche la Medaglia miracolosa. Quando viaggio, ne porto sempre 5-6.000 con me. La Madonna ha detto a Santa Caterina Labouré: “Io proteggerò coloro che porteranno questa medaglia con fiducia”, e a questa medaglia sono state legate molte benedizioni» 163.
- La Comunità Emmanuel ha costituito S.O.S. prière«Creato nel 1979 [...], questo servizio permanente di preghiera, in cui cinquanta persone pregano a turno costantemente giorno e notte, risponde a più di 50.000 richieste all'anno. Nell'intervallo tra una comunicazione e l'altra, ognuno si impegna ad intercedere ai piedi del SS.mo Sacramento [...]. L'importanza della Presenza Reale è primordiale. Spesso, ci domandiamo: “Siete davanti al SS.mo Sacramento”? È importante per quelli che sono malati, che sono la lavoro o dispersi in piena campagna; essi non possono entrare in una chiesa, ma chi prega per loro si trova davanti al SS.mo Sacramento» 164.

Raduni di preghiera carismatica.

Cura della formazione dottrinale
Eccone alcune manifestazioni:

Comunità Emanuel
- Creazione del Centro di formazione Université Internationale Jean-Paul II;
- Conferenze e articoli curati da Padre Marie-Dominique Philippe;
- Diffusione per mezzo del Renouveau-service di un buon numero di libri classici di formazione spirituale (Padri della Chiesa, autori ascetici e mistici, e vite di Santi).
 
Comunità Chemin Neuf
- Creazione del Centro di formazione di Poitières, vicino a Lione (formazione spirituale, biblica e sulla vita della Chiesa).
 
Comunità del Leone di Giuda
«Il ciclo di formazione dei membri della Comunità si sviluppa in tre anni, nel corso dei quali viene assicurata una formazione alla vita comunitaria, alla vita di preghiera, nonché una formazione dottrinale: studi biblici e teologici, iniziazione all'ebraico [...]. Della formazione si incaricano alcuni membri della Comunità che sono a loro volta formati in istituti della Chiesa: seminari per i fratelli che si preparano al sacerdozio e Istituto cattolico per i laici. Normalmente, la Comunità ricorre anche ad alcuni specialisti che vengono ad animare certi tempi forti dell’insegnamento» 165. Tramite il suo servizioDiakonia di vendita di cassette, la Comunità del Leone di Giuda diffonde una gran parte dei corsi impartiti da Jean Daujat al Centre d'études religieuses.
 
Attività caritative e apostoliche
Le realizzazioni sono molteplici, in particolare nel settore dei soccorsi portati ai più sfortunati (barboni, drogati, ecc...). Questo tipo di soccorsi costituisce l'attività principale della Comunità di Berdine. Il suo fondatore Henri si è sentito «incaricato di missione presso gli smarriti» dopo una conversazione con la madre superiora del Carmelo di Uzès. In dieci anni, 3.000 persone sono passate a Berdine e vi hanno trovato ospitalità e aiuti di ogni genere 166. Dal suo canto, la Comunità del Leone di Giuda ha creato nel 1982 l'opera Mère demiséricordie: «(Il suo scopo è quello) di venire incontro alle donne che si trovano a dover affrontare il problema dell'aborto. Avendo constatato che l'aborto “non è mai un atto banale” e senza conseguenze, i medici del Leone di Giuda e tutta la Comunità hanno proposto ad alcune donne in pieno smarrimento (disoccupate, sole e prive di affetto, ecc...) delle “famiglie d’accoglienza” che le ospitano e le sostengono per tutto il periodo della gravidanza e del parto. Se la giovane madre persiste nel rifiuto del piccolo nato, esso viene allora adottato dalla “famiglia d’accoglienza”» 167. La Comunità Emmanuel ha creato l'organismo Fidescoper gli aiuti al Terzo Mondo: «La “Fidesco” (“Fondazione Internazionale per lo Sviluppo Economico, Sociale e Spirituale al servizio della Cooperazione”; si tratta di una ONG - organizzazione non-governativa accreditata presso la CEE) assicura, su richiesta dei Vescovi e delle Comunità cristiane del Terzo Mondo, il sostegno finanziario e tecnologico ad alcuni progetti e l'invio di cooperatori desiderosi di partecipare ad uno sviluppo tecnico e spirituale, in collegamento con le chiese locali» 168. Attività segnalate: formazione di giovani agricoltori nella Costa d'Avorio, chirurghi che curano i lebbrosi in India, équipe mediche nel Senegal che garantiscono in particolare la protezione della salute infantile 169. Altri esempi di attività caritative della Comunità Emmanuel«Da circa tre anni, i giovani “smarriti” e i barboni vengono accolti una sera alla settimana a La Boutique Verte, in pieno Quartiere Latino, per la preghiera e per un incontro fraterno» 170. Alle attività già segnalate che hanno un carattere sia caritativo che apostolico si aggiungono altri tipi di apostolato:

Apostolato presso i malati e i morenti«Alcuni fratelli vanno oggi a pregare e a portare l'Eucarestia ai lebbrosi dell'ospedale Saint-Louis, e lo stesso faranno all'ospedale René Muret a Sevran, una struttura per malati terminali della regione parigina, e all'ospedale di Saint-Cloud» 171.
Apostolato nella strada«L'evangelizzazione è uno dei tre punti forti della Comunità Emmnauel. Ormai - essi dicono - nelle strade di Parigi i cattolici sono più numerosi di tutte le sètte messe assieme. Campi elisei, via Caumartin, viale di Clichy, Quartiere Latino, Montparnasse.... In più di venti quartieri di Parigi essi animano delle assemblee di preghiera (riuniscono regolarmente 4.000 persone) e delle evangelizzazioni per la strada. Ma ci sono anche la metropolitana, i mercati.... Niente ferma coloro che ardono per l'annuncio della buona novella» 172.
Aiuto alle missioni«Allo stesso modo, alcune missioni sono state effettuate o sono attualmente in corso, su richiesta dei Vescovi, in molti Paesi del Terzo Mondo: Zaire, Marocco, Ruanda, Costa d'Avorio, Senegal, India e Isole Mauritius in cui il Rinnovamento cattolico è passato da 3.000 a 30.000 membri in due anni» 173.
Apostolato con i giovani: in particolare, esso viene praticato durante alcune sessioni di preghiera e di formazione che riuniscono migliaia di partecipanti (ad Ars, a Paray-le-Monial...). Un certo numero di giovani si preparano al sacerdozio con l'aiuto della Comunità d'appartenenza (nella Comunità Emmanuel, attualmente essi sono più di ottanta).
 
Rapporti con la Chiesa
Da parte delle Comunità carismatiche esiste una ferma volontà di restare nella Chiesa e di intrattenere delle relazioni con i Vescovi delle diocesi in cui sono installate. Secondo la testimonianza di Monique Hébrard, queste relazioni sono generalmente eccellenti: «In nessuna Comunità ho inteso una sola parola di ribellione o di critica nei confronti della Gerarchia o delle strutture della Chiesa. Ciò non significa che non si pensi nulla a questo riguardo, ma c'è una volontà d'insistere sull'obbedienza, il legame vivente con la Chiesa e con il suo rappresentante locale: il Vescovo. Anche se ci sono alcuni attriti su qualche punto di dettaglio qua e là, si resta sorpresi dal rapporto veramente filiale d'ordine soprannaturale che lega ogni Comunità al suo Vescovo. Quanto ai Vescovi, essi vengono liberati dalla contestazione a cui erano ormai abituati in questi ultimi anni e sembra che questa fiducia tutta filiale li riporti in qualche modo al loro ruolo di padri e di pastori» 174. Un fatto manifesta le buone relazioni tra i Vescovi e le Comunità. Molte di queste ultime si sono viste accordare uno statuto canonico; è così che la Comunità Emmanuel è stata eretta ad «associazione di fedeli» nelle diocesi di Parigi, Marsiglia ed Aix. Dal suo canto, la Comunità del Leone di Giuda è stata riconosciuta come «pia unione» dal Vescovo d'Albi.
 
Riassumendo, ecco la lista degli elementi positivi:

- un atteggiamento generale pieno di calore umano e d'entusiasmo;
- un'intensa vita di preghiera;
- la creazione di importanti mezzi di formazione dottrinale;
- alcune attività caritative che testimoniano una carità efficace nei confronti dei più diseredati;
- un apostolato pieno di dinamismo;
- il desiderio di restare nella Chiesa, in comunione con i Vescovi.
 
Aggiungiamo gli incoraggiamenti pontifici e l'appoggio di un certo numero di Vescovi, di religiosi, di conventi e di abbazie. Il tutto costituisce un insieme impressionante. Dopo una simile descrizione, sembra che non si possa giungere che ad un'unica conclusione: il Rinnovamento nello Spirito è un'opera magnifica e una chance per la Chiesa e per il mondo. Noi tutti siamo invitati a farne parte. Ma non bisogna correre troppo in fretta. Allo stadio in cui siamo giunti, non possiamo ancora trarre una conclusione, poiché il bilancio non è terminato. E, qualunque sia il loro valore, le approvazioni romane ed episcopali, e gli aspetti positivi che abbiamo descritto non sono sufficienti a far scomparire tutta una serie di fattori negativi che andremo ora ad esaminare.

l Ciò che sembra pericoloso o cattivo

Più sopra, abbiamo indicato una delle ragioni della seduzione che esercita il Rinnovamento nello Spirito: esso si presenta come un movimento che sarebbe contemporaneamente nuovo e tradizionale. Ora, esaminandolo, esso non appare né veramente nuovo, né tradizionale.

Esso non è veramente nuovo: lo dimostrano le sue analogie con i «risvegli» protestanti e con i movimenti illuministi che, in diverse epoche, hanno cercato di svilupparsi in seno alla Chiesa;
Esso non è veramente tradizionale, poiché si allontana su moltissimi punti della dottrina dell'ascesi cattolica.
 
Esamineremo ora in successione questi due aspetti della questione.

Analogie con i movimenti illuministi e i «risvegli» protestanti
Lungo tutta la storia della Chiesa - e quella del protestantesimo - si sono visti apparire alcuni movimenti che presentavano molte similitudini con il Rinnovamento dello Spirito: zelo, entusiasmo, preghiera ardente, successo nell'apostolato, rapida espansione, carismi diversi, leaders e membri si sentono direttamente ispirati dall'alto. Parleremo subito dei movimenti illuministi che si sono sviluppati nella Chiesa, e il caso particolare di un movimento denominato Jamaa. In seguito, tratteremo i «risvegli» nelle Comunità protestanti e il caso particolare del pentecostalismo. Per finire, forniremo alcune indicazioni sul Rinnovamento carismatico protestante in Francia.
 
I movimenti illuministi nella Chiesa
Padre Henri Caffarel li qualifica come «Rinnovamenti deviati» e li descrive con queste parole nel suo libro intitolato Faut-il parler d'un pentecôtisme catholique?«Citiamone alcuni: i montanisti (a partire dal II secolo), i valdesi (a partire dal XII secolo), i Fratelli del Libero Spirito (XIII-XV secolo), gli "alumbrados" (XVI secolo), i quietisti (XVII-XVIII secolo), ecc... A parte le diversità - spesso fondamentali - che diversificano queste correnti, è possibile isolare un certo numero di caratteristiche comuni. In generale, al punto di partenza esiste presso l'iniziatore (o gli iniziatori) del movimento un'intuizione giusta, un'esperienza spirituale autentica, anche se talora è mescolata ad elementi meno puri. Avendo scoperto il primato della vita personale con Dio, egli si sente chiamato ad una vita più evangelica: servizio degli altri, povertà, mortificazione, ecc... Egli prova il bisogno di comunicare la sua esperienza e allora riunisce attorno a lui coloro che sono stati toccati dalla sua parola o che sono rimasti colpiti dal cambiamento della sua vita, e li invita a vivere un'esperienza simile alla sua». Quindi, si crea un gruppo di preghiera con le seguenti caratteristiche: «Il piccolo gruppo si riunisce per leggere la Parola di Dio e per pregare; i suoi membri riscoprono il senso dell'assemblea cristiana e della preghiera spontanea in comune. Nel corso di queste assemblee alcuni degli astanti accedono ad un'autentica esperienza spirituale, accompagnata talvolta dalla ricezione dei carismi. Ne consegue spesso un'esaltazione emotiva incontrollata. Tale entusiasmo religioso si diffonde, suscita nuovi gruppi, e in tal modo il movimento si espande» 175. Successivamente, Padre Henri Caffarel spiega che, di fronte all'esaltazione del gruppo e ai rischi di errori dottrinali o morali, l'autorità ecclesiastica si allarma e finisce per intervenire: «Davanti a questi interventi i membri del gruppo tendono ad inalberarsi. La loro esperienza interiore è, nel loro spirito, una garanzia della verità di ciò in cui credono e della rettitudine della loro condotta. Cosa ci può essere in comune tra la loro esperienza vissuta tanto intensamente e le tesi della teologia astratta che gli si oppone? A quel punto, in nome dello Spirito, essi si ribellano alla Gerarchia della Chiesa. La condanna di cui sono oggetto li indurisce e talvolta li porta allo scisma o all'eresia. La persecuzione suscita il fanatismo. Ne derivano alcune deviazioni dottrinali o morali o spesso avviene che ascetismo oltranzista si mescola a lassismo» 176. Questa è la triste storia di questi «Rinnovamenti deviati», più correntemente denominati come «illuminismi» 177. Bisogna riconoscere che le loro caratteristiche, così come vengono elencate da Padre Henri Caffarel, presentano grandi somiglianze con quelle del Rinnovamento carismatico: importanza data all'esperienza spirituale, preghiera spontanea in comune, carismi, entusiasmo religioso, ecc...
 
Il caso della Jamaa
In ordine di tempo, la Jamaa è uno degli ultimi movimenti illuministi ad essere penetrato in seno alla Chiesa. Creata nell'ex Congo Belga (l'attuale Zaire) dal Padre francescano Placide Tempels (1906-1977), essa si è largamente sviluppata negli anni '60-'70. La parola jamaa significa «famiglia», «comunità» o «fratellanza d'amore». La Jamaa è stata presentata come un movimento carismatico, una «tempesta dello Spirito», o una nuova Pentecoste. Essa si è manifestata mediante dei nuclei di ferventi militanti laici che si sono moltiplicati nelle diocesi dello Zaire. Essa comportava un processo d'iniziazione: «L'iniziazione comporta molti gradi e dura degli anni. Essa segue un metodo ben preciso e comporta alcune formalità tenute segrete dagli iniziati, in modo tale che persino lo stesso sacerdote che li segue ignora spesso il processo e il contenuto [...]La ricerca dello straordinariodel soprannaturale o del preternaturale [...], il gusto del “segreto”, il desiderio di essere iniziati a segreti della vita preternaturale, tutto ciò gioca certamente un ruolo importante nell'organizzazione della “Jamaa” e costituisce una delle attrattive che essa esercita sulle masse»178. Molto rapidamente, la Jamaa produsse alcuni frutti spettacolari:

- Effetti d'ordine morale; soppressione di ogni tipo di disordine e conseguente ritorno ad una vita morale: «Molti tra di loro (i convertiti) prima erano cattivi cristiani, poligami, donnaioli, alcolizzati, ecc..., fino al giorno in cui essi incontrarono un membro della “Jamaa” che a poco a poco gli rivelò questa nuova visione della fede cristiana» 179;
- Effetti d'ordine spirituale; la Jamaa venne considerata come il perno della parrocchia; erano i jamaaisti ad intrattenere il parroco. Essi avevano una vita sacramentale e liturgica molto intensa, e formavano delle Comunità strettamente unite da una fraterno amore. Erano animati da uno straordinario zelo apostolico e fra di essi vi erano molti catechisti; la loro generosità era inesauribile;
- Effetti d'ordine carismatico; «Vengono in mente le parole di Nostro Signore: “Li riconoscerete dai frutti”. Tutto ciò assomiglia ai carismi di cui si parla nelle Lettere di San Paolo» 180.
 
All'inizio, la Jamaa beneficò di approvazioni entusiastiche: «La "Jamaa" è probabilmente una delle grandi meraviglie della Chiesa missionaria dei nostri giorni - scriveva Padre O. Gèrard - Essa forse costituisce una chance unica per la Chiesa del Congo e, chissà, forse anche per tutta l'Africa nera»181. Ma nel giro di qualche anno, occorse convincersi che si trattava di un pericoloso illuminismo mettere in guardia i fedeli. A questo riguardo, ecco la dichiarazione di MonsDanilo Catarzi, Vescovo d'Uvira, nello Zaire, del 19 aprile 1973: «La “Jamaa” è un movimento che, dove esiste - come nel Kasaï e nel Shaba - è oggetto di serie preoccupazioni per la Chiesa a causa di principî erronei e anche eretici che essa professa e a causa di pratiche condannate dalla morale; è per questo che, da gennaio, i Vescovi di queste regioni, affinché questo movimento divenga accettabile, esigono un'abiura pubblica concernente diversi punti di dottrina e di pratica sedicenti cristiane». Stando alle informazioni fornite dall'arcivescovado di Lumumbashi (nella regione del Shaba), ecco quale sarebbe stata l'evoluzione dopo il 1973 e quale sarebbe la situazione attuale della Jamaa: in seguito agli interventi episcopali del 1973, la Jamaa si è divisa: metà del movimento rettificò i suoi errori dottrinali e morali, e ubbidì alla Chiesa, mentre l'altra metà persiste tuttora nei suoi errori ed è diventata scismatica. Quest'ultima ha continuato a dividersi in gruppuscoli e in sètte; una delle sue deviazioni morali consiste nel vivere in comunità mettendo tutto in comune, i beni e le persone. Nel suo insieme, la Jamaa è stata interdetta nella maggior parte delle diocesi del Shaba e del Kasaï in cui si era impiantata (ad eccezione delle diocesi di Kamina e di Lumumbashi). Nel 1985, la parte della Jamaarimasta fedele alla Chiesa non contava che 5.000 famiglie (e lo stesso dicasi per la Jamaa scismatica). Un movimento carismatico in cui l'entusiasmo religioso si sposava con «alcuni principî erronei e anche eretici»... questa è stata la Jamaa; in essa erano presenti le stesse caratteristiche riscontrate anche negli illuminismi precedentemente descritti.

«risvegli» nelle Comunità protestanti
Lasciamo ancora la parola a Padre Henri Caffarel: «Non meno degni d'interesse per il nostro studio sono i “revivals” o “risvegli” nelle Comunità protestanti. Queste correnti hanno frequentemente portato alla formazione di Comunità più o meno ai margini delle Chiese ufficiali. Segnaliamo due di questi “risvegli”, sorti nella linea del pietismo: quello di George Fox nel XVII secolo, che fu all'origine del movimento dei quaccheri, e quello di Charles Wesley nel XVIII secolo, che suscitò il movimento metodista. Ciò che caratterizza questi “risvegli” è il posto d'importanza capitale che essi assegnano alle assemblee di preghiera. Nel corso di tali assemblee ognuno prega spontaneamente ad alta voce; l'emozione, il sentimento, l'entusiasmo religioso e la loro espressione esteriore occupano un posto preponderante. Spesso i carismi si manifestano in abbondanza. L'accento viene messo sull'esperienza spirituale. Le Comunità nate da queste correnti si sono spesso mostrate fanatiche, attaccando violentemente l'insegnamento e le forme istituzionali delle Chiese, che in risposta le hanno rigettate e talvolta perfino perseguitate» 182. Preghiera spontanea nel corso delle assemblee di preghiera, ricerca dell'esperienza spirituale, carismi ed entusiasmo religioso...: le costanti sono sempre le stesse. Nel caso dei metodisti, occorre aggiungere il rito dell'imposizione delle mani 183. I «risvegli» protestanti possono essere paragonati ai Fratelli moravi che influenzarono Charles Wesley (1707-1788) e che Monique Hébrard descrive con queste parole: «Luterani mistici del Saxe nella stessa epoca. “La congregazione d’Herrnhut - scrive A. de la Gorce - era composta da persone sposate o da celibi ripartite in dieci classi [...] che si suddividevano in “bande” ferventi in cui si praticava la confessione reciproca. Sotto l'obbedienza di un superiore denominato “anziano”, si ramificava una complicata gerarchia di sorveglianti, di assistenti, di monitori, di economi, di elemosinieri, d'infermieri e di domestici”. Essi farneticavano su una “Chiesa dell'avvenire” che avrebbe unito tutti i cristiani e preparato il “secondo avvento” di Cristo» 184.

George Fox
Charles Wesley

Il pentecostalismo
Afferma Monique Hébrard: «Il pentecostalismo moderno affonda le sue radici nella corrente del “revival” che si manifesta nei secoli XVII e XVIII in Inghilterra con George Fox e Charles Wesley». Più sopra abbiamo già descritto la storia e le caratteristiche del pentecostalismo. Richiamiamone semplicemente alcuni punti: «Il pentecostalismo pone fortemente sull'esperienza religiosa personale. Ma questa esperienza è quella di un nuovo tipo di relazione con lo Spirito Santo; generalmente, il luogo privilegiato in cui si stabilisce e si sviluppa tale relazione è l'assemblea di preghiera. È là che i nuovi venuti ricevono l'”effusione dello Spirito” mediante l'imposizione delle mani; è là che si manifestano i doni speciali che vediamo nella Chiesa primitiva, come il “parlare in lingue”, la “profezia” e il dono della guarigione. Il primato conferito all'esperienza religiosa e all'esercizio dei carismi hanno condotto i pentecostali ad opporsi alle strutture ufficiali, e spesso il loro fervore e la loro spontaneità li hanno portati ad accusare di tiepidezza e di formalismo le altre assemblee cristiane» 185.
 
Un aspetto del Rinnovamento carismatico protestante in Francia
Più sopra, abbiamo indicato come il Rinnovamento carismatico si era sviluppato in Francia in ambiente protestante a partire dagli anni '30, ossia quarant'anni prima che nascesse il Rinnovamento carismatico cattolico. Uno dei pionieri del Rinnovamento carismatico protestante francese, il pastore Arnold Bremond, che esercitò il suo ministero a Divonne-les-Bains, nell'Ardèche, a Lione, nel 1980 pubblicò la sua autobiografia. Da questo interessantissimo libro 186 abbiamo estratto tre passaggi che illustrano la vita del Rinnovamento protestante nella Francia degli anni precedenti la Seconda Guerra mondiale.
 
Il «battesimo nello Spirito» del pastore Arnold Bremond
«Poco tempo dopo 187, venni invitato ad un grande raduno del Risveglio in Svizzera, al Mont Pèlerin, sopra Vevey. Lì c'erano molte persone - forse duecento o trecento - che cantavano, pregavano o domandavano l'imposizione delle mani per un'immersione nello Spirito Santo. Bernard de Perrot e Douglas Scott presiedevano la riunione. Il gallese Scott, che parlava un cattivo francese, era un pentecostale. Fu lui ad introdurre il pentecostalismo in Francia, prima ad Havre, e poi un po' dappertutto. Douglas Scotto mi chiese se volevo rivivere per mezzo dello Spirito. Appena feci un cenno di assenso, egli pose le mani sulla mia testa - ero in ginocchio - e pregò. Io fui rapito in spirito e pregai interiormente per molto tempo. Dopo, egli mi disse: “Avete parlato in lingue”. Io non me ne ero accorto e non ricordavo quello che era successo. Ma ciò fu assolutamente determinante per quello che accadde in seguito. Ritornato a Divonne-les-Bains, ne parlai con Evelyne e fu allora che tutto cambiò nella parrocchia» 188«Tutto cambiò nella parrocchia»: è già possibile constatare il summenzionato effetto del «battesimo nello Spirito».
 
I carismi
«Trasformammo la soffitta del presbiterio in “camera alta”. Tutti i martedì sera ci riunivamo per pregare in più di venti o trenta persone, tra cui alcuni giovani, ragazzi e ragazze. Tutti eravamo animati da un grande fervore, dalla gioia e dall'amore fraterno. Queste serate erano veramente festose. Ecco che allora apparvero in questa Pentecoste, di cui non avevamo la seppur minima idea, i carismi e i doni (carisma in greco significa "dono") di cui parla il "Libro degli Atti degli Apostoli" nel Nuovo Testamento e San Paolo nella sua prima Lettera ai Corinzi (1 Cor 12, 7-11). Sentimmo tra noi delle profezie, e cioè, in una lingua molto pura, alcuni luminosi messaggi di stile diretto: “Il Signore dice...”, senza la minima esaltazione, in una grande dolcezza; alcuni messaggi in lingue (glossolalia), seguiti da un'interpretazione, da ferventi preghiere, dalla lettura di un passo biblico, il tutto intramezzato da canti spontanei, o da un inno ispirato in lingue o in francese. La melodia era spesso armoniosa e sempre molto bella» 189.

Un'assemblea di preghiera carismatica a Charmes-sur-Rhône nel 1939
«Tutte le domeniche sera, a Charmes-sur-Rhône aveva luogo una nutrita assemblea di preghiera carismatica. Dalle montagne scendevano i paesani e le paesane, giovani e vecchi, istitutori e istitutrici, e brava gente semplice. Alcuni canti spirituali ci stupivano: melodie ispirate che ci ricordavano il canto piano, prova che la lontana origine del gregoriano è certamente in quegli inni di cui parla San Paolo: “Intrattenetevi nei salmi, con degli inni e dei canti spirituali”. Ascoltammo ammirevoli profezie, messaggi divini di stile diretto, senza la seppur minima esaltazione. Degli uomini e delle donne della montagna, dal linguaggio rude, tutto ad un tratto parlavano in una lingua molto pura, la lingua di Charles Péguy. Ci furono anche delle visioni...»190.

Pentecostali protestanti.

La profezia della mietitura
Il seguente passo testimonia l'esistenza di due correnti carismatiche di cui abbiamo già parlato: una costituita dalle nuove assemblee direttamente collegate ai movimenti di Pentecoste, e l'altra che si è sviluppata all'interno delle chiese ufficiali protestanti: «I pentecostali della regione, sapendo che avevamo alcune difficoltà con i capi della nostra Chiesa, ci invitarono caldamente ad abbandonarla e ad aggregarci al loro gruppo, poiché, dicevano: “Abbiamo bisogno di pastori istruiti”. Il Signore ce lo impedì a più riprese mediante delle profezie: “Il tempo della mietitura è venuto, ma non affrettatevi: dove sono le corde per legare i covoni”? Descrivendo allora la maniera con cui si preparavano le corde a quell'epoca, attorcigliando alcuni steli di grano, “facendoli soffrire”, affinché esse siano più solide, la sorella “profetessa” ci fece comprendere che la nostra vocazione era una vocazione di sofferenza per l'unità della Chiesa. Bisognava restare nella Chiesa e accettare le prove che derivavano da questa fedeltà» 191. Un «battesimo nello Spirito» a partire dal quale tutto cambia, delle assemblee di preghiera con profezie e visioni, dei carismi... Forse che non ci sono già le premesse di ciò che si sviluppò quarant'anni dopo tra i cattolici francesi? E la rivista Tychique non ha forse ragione quando chiama il Rinnovamento nello Spirito cattolico «la branca cattolica della corrente pentecostale»? 192. E così, in ognuno dei movimenti sommariamente evocati - illuminismi «cattolici», «risvegli» protestanti, Jamaa, pentecostalismo, Rinnovamento carismatico protestante - ...troviamo molteplici analogie con il Rinnovamento carismatico cattolico; analogie così sorprendenti che si ha la netta impressione di essere in presenza di incarnazioni diversificate di un solo e identico movimento. Se esso non è veramente nuovo, come dimostrano gli esempi poc'anzi riportati, il Rinnovamento nello Spirito cattolico non è nemmeno veramente tradizionale poiché, a causa di molte sue caratteristiche, esso si allontana dalla dottrina e dall'ascesi cattoliche. Esamineremo ora successivamente:

- la tendenza all'illuminismo;
- la ricerca dell’esperienza del divino;
- una certa predominanza della sensibilità nell'atto religioso;
- la ricerca dello straordinario in materia religiosa;
- i problemi che sollevano i carismi;
- i problemi derivanti dalla vita familiare nella Comunità;
- un avvicinamento alle concezioni protestanti;
- le influenze ebraiche;
- la concezione dell'ecumenismo adottata dal Rinnovamento;
- il posto del Rinnovamento: nella Chiesa o al di sopra della Chiesa?
- le debolezze e gli errori dottrinali.
 
La tendenza all'illuminismo
Essa deriva dal sentimento già descritto di essere in contatto diretto e permanente con il Cielo. Si finisce per credere che ogni ispirazione ricevuta provenga dallo Spirito Santo (quando essa invece potrebbe provenire sia da motivi puramente naturali che dal demonio) 193. La cosa si traduce in alcune espressioni costantemente utilizzate in ambiente carismatico e di cui riportiamo alcuni esempi:

«Dio mi disse che...»;
«Ho ricevuto un segno per...»;
«Il 16 luglio, il Signore mi fece prevenire mediante una profezia...»;
«Il Signore ci ha molto parlato dei doni carismatici dei responsabili (pastori, leaders, ecc...)...»;
«Ho sentito che il Signore mi permetteva di comprendere...»;
«Quando il messaggero si indirizzò a noi, tutta la Comunità lo ascoltò sapendo che era il Signore che parlava...».
 
Lo sviluppo dell'illuminismo è favorito dall'atmosfera dei gruppi di preghiera in cui i fedeli sono invitati ad ascoltarsi vicendevolmente e ad esternare ad alta voce ciò che essi sentono nello stesso istante. In tali condizioni, è inevitabile che l'ispirazione del momento venga considerata come una comunicazione divina. E il discernimento esercitato dall'animatore che pilota il gruppo non può bastare a rettificare la situazione. Una simile tendenza costituisce uno dei pericoli più gravi del Rinnovamento nello Spirito, sia sul paiano naturale che su quello soprannaturale.
 
Pericoli sul piano naturale
Ecco il giudizio di Charles Maurras (1868-1952), scritto in un'epoca in cui l'illuminismo tra i cristiani era riscontrabile solamente tra i protestanti: «Il credente che non è cattolico dissimula nelle pieghe inaccessibili del suo foro interiore un mondo oscuro e vago di pensieri o di volontà che la più piccola ebollizione, morale o immorale, può facilmente presentargli come la voce o l'ispirazione e l'opera di Dio stesso. Non viene così esercitato nessun controllo esteriore su ciò che viene creduto il bene o il male assoluto. Nessun giudizio o nessun consiglio che si opponga al giudizio o al consiglio di questo divino arbitrio interiore. Ne deriva che i più dannosi errori possono prendere forma e moltiplicarsi all'infinito» 194.
 
Pericoli sul piano soprannaturale
«La voce della Chiesa diventa superflua»
Ecco la testimonianza di Hilaire Campion che per cinque anni fu membro del Rinnovamento nello Spirito cattolico in Gran Bretagna (dal 1977 al 1982)195«Laddove esisteva un corpo compatto all'ascolto di un'unica autorità esteriore a lui, ora abbiamo delle persone all'ascolto di una voce interiore, che trasmettono agli altri come se fosse una rivelazione divina. Questo supposto dono della profezia viene esercitato ovunque: nelle riunioni di preghiera, durante le Messe e in ogni raduno carismatico [...]. Al di fuori della Messa, nelle riunioni di preghiera o nei raduni [...] alcuni messaggi vengono indirizzati in nome di Cristo ad una parrocchia, ad una diocesi, ad una regione o al mondo intero. Naturalmente, spesso essi consistono in inviti al digiuno, alla preghiera [...] che di per sé sono buone cose, ma queste indicazioni sono già state date dallo Spirito Santo attraverso la mediazione della Chiesa. Siccome gli autori delle “profezie” si immaginano direttamente ispirati, ne consegue che la voce della Chiesa diventa superflua».
 
Il rischio dell'illusione
Parlando di alcune illusioni che possono aversi durante l'orazione, San Giovanni della Croce (1542-1591) scrive: «Mi riempie di spavento il vedere ciò che succede ai nostri tempi, ed è che alcune persone dozzinali, con quattro centesimi appena di considerazione, basta che siano un po' raccolte e abbiano alcune di dette locuzioni, che subito battezzano tutto per parola di Dio, e vanno dicendo con gran sicurezza: “Iddio mi ha dettoIddio mi ha risposto”; mentre il più delle volte si rispondono da loro e Dio non c'entra affatto. Solo il desiderio che hanno di locuzioni e l'affetto che ne alimentano nel loro spirito fanno sì che esse si diano risposte e pensino che Dio parli loro; onde ne segue che vengono a cadere in grandi stravaganze» 196. Una simile messa in guardia può essere applicata al caso di parole espresse nel corso delle assemblee di preghiera. In queste ultime - dicono i membri del Rinnovamento - il rischio di illusione è minore perché viene esercitato un discernimento da un animatore qualificato; tuttavia - aggiungiamo noi - questo stesso rischio è aggravato, in quanto si ha la tendenza a prender sul serio ciò che viene detto in pubblico. Si comprende dunque il motivo per cui il gruppo di preghiera di tipo pentecostale adottato dal Rinnovamento nello Spirito non sia conforme alla mistica cattolica 197.

San Giovanni della Croce
Salita del Monte Carmelo

Nel 1969, due anni dopo la nascita del Rinnovamento carismatico cattolico negli Stati Uniti, Paolo VI aveva affrontato la questione dell'illuminismo (da lui chiamato «profetismo»): «Altro pericolo: il profetismo. Oggi, molti, quando parlano della Chiesa, si dicono ispirati da un soffio profetico; essi affermano cose rischiose, e persino inammissibili addebitandole allo Spirito Santo, come se il divin Paraclito fosse continuamente a loro disposizione. Talvolta, ahimè, essi agiscono in questo modo con la tacita intenzione di sottrarsi al Magistero della Chiesa, che tuttavia beneficia dell'assistenza dello Spirito Santo. Quest'ultimo dona liberamente i suoi carismi a tutto il popolo di Dio e anche ai semplici fedeli (Gv 3, 8; 1 Cor 12, 11; Lumen gentium, § 12; Apostolicam actuositatem, § 3). Ma la verifica e l'esercizio di questo carisma è di competenza dell'autorità del ministero gerarchico (1 Cor 4, 1 e 14, 1; Christus Dominus, § 15; Lumen gentium, § 7). Si pretende di fare secondo il proprio giudizio personale, o, come spesso succede, secondo la propria esperienza soggettiva, o ancora secondo l'ispirazione personale del momento, il criterio che orienta la sua religione o il canone secondo cui viene interpretata la dottrina religiosa (2 Pt 1, 20; Dei Verbum, § 8), come se si trattasse di un dono carismatico e di un soffio profetico. Dio vegli affinché una siffatta pretesa non conduca tante anime valorose e ben intenzionate al di fuori della buona strada! Avremmo allora un altro “libero esame”, che moltiplicherebbe le più svariate e le più discutibili opinioni in materia di dottrina di disciplina ecclesiastica, che toglierebbe alla nostra fede la sua certezza e la sua funzione unitiva, e che farebbe della libertà personale - di cui la coscienza è e dev’essere la guida immdeiata (Dignitatis humanæ, § 2 e 3) - un uso contrario alla sua responsabilità primordiale che è di cercare la verità. E nel campo della verità rivelata, la coscienza ha per guida suprema il Magistero della Chiesa (Dei Verbum, § 8)» 198. I giudizi di Charles Maurras e di Paolo VI coincidono: l'illuminismo conduce al libero esame protestante, e cioè all'anarchia intellettuale. I risultati sono catastrofici, sia per la fede che da un punto di vista puramente naturale 199.
 
La ricerca dell'esperienza del divino
Spiega Padre Henri Caffarel: «Il Rinnovamento nello Spirito promette una meravigliosa esperienza di Dio, propone il “battesimo nello Spirito” come il momento di questa esperienza e l'entrata in una vita nuova, e offre il gruppo di preghiera settimanale per rinnovare ed intrattenere il fervore di tale esperienza» 200. Abbiamo già citato l'osservazione parallela di dom Massabki che mostra come, per i membri del Rinnovamento, il gruppo di preghiera costituisca «un'esperienza vissuta della presenza dello Spirito Santo che agisce tra loro»Desiderare di sentire il divino in sé e ricercare le comunicazioni sensibili che vengono da Dio 201è un'attitudine contraria a quella raccomandata dall'ascesi cattolica tradizionale.
 
L'insegnamento di San Giovanni della Croce
San Giovanni della Croce, nel suo libro Salita del Monte Carmelo, tratta questo particolare argomento nel vol. II, capitolo X, intitolato«Dell'impedimento o danno in cui si può incorrere nelle apprensioni dell'intelletto, per mezzo di quel che si rappresenta soprannaturale ai sensi corporali esterni, e come l'anima in esse debba comportarsi»; eccone alcuni estratti: «Nel presente capitolo, tratteremo di quelle notizie e apprensioni che appartengono all'intelletto soprannaturalmente, ma per via dei sensi esterni (vista, udito, odorato, gusto e tatto, intorno ai quali gli uomini spirituali possono ricevere rappresentazioni di oggetti in modo soprannaturale. Poiché, circa la vista, sogliono rappresentarsi figure di persone dell'altro mondo, di Santi, cioè, e di angeli buoni o cattivi, come anche luci e splendori straordinari. Con l'udito accade di percepire parole insolite, ora dette dalle figure delle persone che compaiono, ora senza veder chi le dica [...]. Bisogna tener presente che, quantunque tutte queste cose possano accadere ai sensi corporei da parte di Dio, l'uomo non deve e mai andarne sicuroné ammetterlema anzi deve assolutamente rifuggirle senza nemmeno volerle esaminare se siano buone o cattive; poiché, essendo esteriori e corporali, è meno certa la loro provenienza da Dio. Infatti, il modo ordinario e più proprio di Dio è di comunicarsi direttamente allo spirito (e allora vi è più sicurezza e profitto) [...]. Inoltre, quando l'anima vede che le succedono tali cose straordinarie, spesso le si ingerisce segretamente una certa opinione di sé, credendo di essere qualche cosa dinanzi a Dio, il che è contro l'umiltà. Anche il demonio, da parte sua, sa molto bene intromettere nell'anima soddisfazione occulta di sé stessa, a volte molto manifesta, e perciò pone spesso alcuni oggetti nei sensi, mostrando alla vista figure di Santi e bellissimi splendori, suggerendo all'udito parole assai ingannevoli, e diffondendo odori molto soavi all'olfatto, dolcezze al palato e piaceri al tatto; affinché, allettando i sensi con questi mezzi, li induca al male [...]. Nondimeno, quantunque le suddette impressioni fossero da Diol'anima non deve mai volerle ammettere, altrimenti possono accadere sei inconvenienti. Il primo, che va in lei diminuendo la fede; perché le cose che si sperimentano con i sensi derogano molto dalla fede, la quale supera ogni senso; di modo che l'anima si allontana dall'unico mezzo dell'unione divina col non chiudere gli occhi a tutte le cose sensibili [...]. Il sesto: il volere ammettere quelle cose apre la porta al demonio per ingannare con altre somiglianti, perché egli sa molto bene dissimulare e mascherare in modo che assomiglino alle buone, giacché come dice l'Apostolo, può trasfigurarsi in angelo di luce (2 Cor 11, 14). Conviene dunque che l'anima respinga ad occhi chiusi dette cose, da parte di chiunque vengano. Se ciò non facesse, darebbe tanto luogo a quelle del demonio e a costui tanta potenza, che non solo ella accoglierebbe quelle diaboliche invece delle divine, ma andrebbero moltiplicandosi le une e diminuendo le altre; di modo che alla fine tutto verrebbe ad essere da parte dello spirito maligno e niente da parte di Dio. Così accadde a molte anime incaute e di poco sapere». Occorrerebbe citare tutto l'intero capitolo di San Giovanni della Croce...
 
Lo scivolamento di una religione della fede in una religione dell'esperienza
Insistiamo sul primo degli inconvenienti che menziona San Giovanni della Croce: la perfezione della fede viene diminuita. Quando si ricerca l'esperienza del divino e le comunicazioni sensibili, non si rischia forse di vedere la fede divenire una questione di sentimento più che d'intelligenza? Ci si avvicina alla fede-fiducia dei protestanti e alla fede modernista condannata dal Giuramento antimodernista voluto da San Pio X (1835-1914), di cui riportiamo il paragrafo V: «In quinto luogo: ritengo certissimamente e professo sinceramente, che la fede non è un cieco sentire della religione che erompe dalla profondità della subcoscienza, sotto la pressione del cuore e dell'inflessione della volontà moralmente informata, ma un vero assenso dell'intelletto alla verità ricevuta dall'esterno, “ascoltata”, per il quale, cioè, crediamo che le cose, dette, attestate e rivelate da un Dio personale, nostro Creatore e Signore, sono vere, per l'autorità di Dio sommamente verace». A questo riguardo, Padre Henri Caffarel parla di «alterazione della fede»«Inoltre, la fede viene alterata nel senso che essa diventa più avida di esperienza che di conoscenza e di approfondimento delle verità rivelate. Si ricerca il fervore credendo così di approfondire la fede, e si sprofonda in un soggettivismo individualista e si coltiva un'atmosfera pietista. Si scivola da una religione della fede ad una religione dell'esperienza. E di conseguenza, il progresso nella fede rischia di essere gravemente compromesso» 202.
 
l Una certa predominanza della sensibilità nell'atto religioso

Comportamento distinto da quello precedentemente esposto (voler sentire il divino in sé); esso consiste nel dare, nell'atto religioso, un posto troppo dominante alla sensibilità anziché mantenerla in un ruolo subordinato.
 
Il sentitol'impressioneil vissutol'esperienza...
Quando si chiede ai membri di un gruppo di preghiera di esprimersi spontaneamente in pubblico, a pronunciare eventualmente una «profezia», e a manifestare il loro entusiasmo per mezzo di danze e di farandole, è il vissuto e il sentito che vengono messi in rilievo. Ed è un fatto che le parole «sentito», «provato», «impressione», «vissuto», ed «esperienza» riecheggiano senza sosta nelle descrizioni delle attività carismatiche. Ecco alcuni testi che vanno a completare quelli che abbiamo già citato più sopra:

«Quelli che vivono l'esperienza carismatica...» 203;
«L'effusione dello Spirito comporta ordinariamente un'impressione viva, spesso emotiva, talvolta fino alle lacrime [...]. In questa circostanza, l'elemento emotivo non è che l'epifenomeno di una profonda trasformazione» 204;
«Mi vennero imposte le mani [...]. Tutto ad un tratto, mi sentii condotto verso la Bibbia» 205;
«Da quando mi furono imposte le mani, mi sembrava che tutto il petto mi stesse scoppiando» 206;
«Alain si alza e dice: “Questa mattina, come vedrete, sarà una bella mattinata. Andremo a vedere quello che c'è in fondo a noi” [...]. “Noi tutti nutriamo un sogno - incalza il responsabile - descrivete il sogno più folle che avete nel più profondo di voi stessi”. Il metodo è sempre lo stesso: delle testimonianze, un tempo per la riflessione personale per scrivere la propria esperienza e un momento di gruppo» 207.
 
La testimonianza di Hilaire Campion
«Mi sono alacremente impegnato nel Rinnovamento nello Spirito per circa cinque anni [...]. Mi sembrava di essere divenuto capace di andare a Dio con le mie sole forze. Ero in rapporto diretto con il Cielo [...]. Amavo molto pregare. Quando trovavo che una lettura era difficile, non dovevo fare altro che ricorrere alle lingue; allora mi sentivo bene. Oppure mi mettevo nella posizione che volevo e facevo degli esercizi respiratori per ritrovare lo stato di euforia che mi metteva in diretto contatto con Dio [...]. Mi ricordo di aver assistito al Congresso Internazionale di Dublino. Fu nel 1978. C'erano circa 3.000 sacerdoti e migliaia di religiosi [...]. Appena entrato nello stadio, mi lasciai invadere dall'entusiasmo generale. Provai allora quello che altro non posso definire che uno stato estatico. Quando le frasi in lingue raggiunsero il loro grado più elevato, mi sembra che un fiotto di lacrime calde mi inondò il volto. Mi sentivo perfettamente leggero, aperto anima e corpo a tutti i doni che Dio voleva concedermi. Sì, ero veramente aperto,ma a che cosa»? 208.
 
«Gettare il disordine nel razionale»
Il Cardinale Suenens osserva che «il Rinnovamento urta lo spirito cartesiano e intellettualista, poiché mette l'accento su di un'esperienza vitale» 209.«Il parlare in lingue - afferma Fratel Éphraïm - è per Dio una maniera per gettare il disordine nel razionale» 210. Monique Hébrard, che cita FratelÉphraïm, sviluppa, a partire da questo discorso, alcune considerazioni sull'intelligenza del cuore; ma la frase di Éphraïm va - ci sembra - ancora più lontano. Il razionale viene considerato alla stregua di un ostacolo, come indicano anche le seguenti note di un osservatore critico del Rinnovamento:«La riflessione è secondaria e anche alienante rispetto al sentito, al vissuto e all'intuizione. Ciò che è importante è che le persone provino e vivano. Tutto questo a detrimento del celebrale, del ragionato, dello spirito cartesiano che operano dei blocchi. L'essenziale è sentire quello che si sta vivendo... Bisogna farne l'esperienza. Il tutto accompagnato da tutte quelle manifestazioni esteriori che altro non sono che una specie di espressione corporea».
 
Uno spazio eccessivo concesso alla sensibilità
Nel suo libro intitolato Pentecôstisme chez le catholiques, Padre René Laurentin riconosce il continuo richiamo alla sensibilità e tenta di giustificarlo:«È vero che il Rinnovamento valorizza la sensibilità, soggetta ad alcuni sbalzi, e soprattutto a delle eclissi che possono occasionalmente dare luogo a delle cadute brutali [...]. È anche vero che il Rinnovamento nello Spirito reagisce contro un'eccessiva frustrazione della sensibilità religiosa, non senza ragione, poiché questa repressione provocherebbe una disaffezione e, per contraccolpo, delle terribili rivincite della sensibilità, come si è constato da lunga data, nelle spiritualità classiche più rigide. La rigenerazione della sensibilità nella vita cristiana dev'essere collocata nel bilancio positivo del Rinnovamento» 211. La stessa idea Laurentin l'ha espressa in un articolo apparso su La Croix«Noi assistiamo ad una vera rigenerazione della sensibilità cristiana; il movimento carismatico risponde ad un bisogno» 212. Piuttosto che di «rigenerazione della sensibilità nella vita cristiana», non si tratta forse di un eccessivo spazio concesso alla sensibilità derivante dall'importanza accordata al vissuto, al sentito, alla spontaneità, alla creatività e alla libera espressione (compresa quella corporea)? Da qui il rischio, già segnalato, di vedere la fede diventare sempre più una questione di sentimento che d'intelligenza. L'influenza delle sessioni P.R.H. sulle Comunità che le praticano non può che aggravare questo rischio.

«Gettare il disordine nel razionale».

Il desiderio di rivelazioniil gusto del meravigliosol'appetito dello straordinario
Non ritorneremo sulle descrizioni dei carismi più frequentemente riscontrati in ambiente carismatico:

- il «parlare in lingue»; «modulazione lirica» che nessuno dirige e che tuttavia è armoniosa;
- il carisma della guarigione con i relativi racconti che sembrano riportarci ai miracoli descritti dai Vangeli;
- il dono della profezia grazie al quale alcuni profeti sembrano manifestare alcune cose che sono state loro rivelate.
 
Tali fenomeni che hanno un aspetto straordinario e meraviglioso sembrano ottenuti su richiesta (come risultato automatico dell'«effusione dello Spirito»); essi sono considerati come molto importanti. In queste condizioni, come potrebbero non essere desiderati? Nel suo studio del 1975, Padre Henri Caffarel parla di un'«atmosfera in cui si sta in agguato del «meraviglioso» 213. Secondo dom Massabki, il desiderio dei carismi sarebbe per la gloria di Dio; secondo lui, chi domanda l'«effusione dello Spirito» «prega lo Spirito Santo di manifestare la sua presenza in un modo nuovo, se Dio lo vuole per la sua gloria e per l'edificazione della Comunità, e diffondendo su di lui i carismi, che hanno, precisamente, come scopo la crescita del Corpo di Cristo nell'amore» 214. Sia quel che sia, si tratta di un atteggiamento molto pericoloso. Ecco, a questo proposito, due messe in guardia; una di San Vincenzo Ferrer (1350-1419) e l'altra di San Giovanni della Croce:
 
«Quelli che vogliono vivere nella volontà di Dio non devono desiderare di ottenere per mezzo dell'orazione, della contemplazione o di altre opere di perfezione delle visioni, delle rivelazioni o dei sentimenti soprannaturali che oltrepassano lo stato ordinario di coloro che nutrono per Dio un timore e un amore molto sinceri. Poiché, un simile desiderio non può venire che da un fondo di orgoglio e di presunzione, e da una curiosità vana nei riguardi di Dio e di una fede troppo fragile. La grazia di Dio abbandona l'anima colta da questo desiderio e la lascia cadere in queste illusioni e in queste tentazioni del diavolo che la seduce mediante alcune visioni e rivelazioni ingannevoli. È la tentazione più comune dei nostri tempi» 215.

«Il demonio, invece, si rallegra grandemente quando un'anima ammette rivelazioni ed è propensa a riceverle, perché allora egli coglie la buona occasione di insinuare errori e così derogare alla fede per quanto può; come ho detto, una simile anima rimane sciocca e ignorante intorno alla fede, e va soggetta molto spesso a riflessioni impertinenti e a gravi tentazioni» 216.
 
l I problemi posti dalleffusione dello Spirito» e dai carismi

Secondo dom Massabki, l'«effusione dello Spirito» costituisce «il secondo elemento essenziale del Rinnovamento nello Spirito» 217; il posto che essa occupa è stato già descritto precedentemente. Qual'è la natura di questo atto che suscita i carismi in modo quasi automatico?
 
Tre spiegazioni fornite da membri del Rinnovamento nello Spirito
Tra le numerose spiegazioni dell'«effusione dello Spirito» date da alcuni adepti del Rinnovamento carismatico, ne citeremo tre:

- Secondo dom Massabki, si tratterebbe di un cammino di conversione accompagnato da una preghiera e da un gesto di solidarietà;
- Secondo la rivista Fêtes et saisons, si tratterebbe «della comunicazione, per mezzo dell’imposizione delle mani [...] dei doni dello Spirito Santo ricevuti in pienezza»;
- Secondo il Cardinal Suenens, si tratterebbe di un'effusione che scaturisce dal di dentro, di una presa di coscienza della potenza dello Spirito, e di un'eperienza che introduce ad un «senso decisamente nuovo della presenza onnipotente di Dio».
 
La spiegazione di dom Massabki non permette di rendere conto degli effetti straordinari e costanti dell'«effusione dello Spirito». La spiegazione di Fêtes et saisons solleva un'obiezione di fondo: se essa è vera, bisognerebbe ammettere che la Chiesa avrebbe ignorato per oltre quindici secoli un mezzo di santificazione fondamentale. D'altronde, alle ultime due spiegazioni, si può opporre la seguente argomentazione di Padre Eugène de Villeurbanne o.f.m. (1904-1990). Non c'è posto per un'«effusione dello Spirito Santo» «tra un Sacramento e l'azione spirituale e personale dell'anima che vuole utilizzare o attualizzare la grazia del Sacramento come raccomanda San Paolo [...]. In effetti, il Sacramento o dona la grazia santificante (“gratum facens”) e in concomitanza la grazia sacramentale, oppure l'aumenta e l'anima viene così dotata del necessario: elevazione radicale e maggior attitudine alle grazie attuali. Il cristiano non ha dunque che da impiegare queste grazie di cui la sua anima è dotata. Così, la santificazione o azione dello Spirito Santo, e cioè della SS.ma Trinità, è perfettamente assicurata secondo l'insegnamento cattolico; il Sacramento produce il suo effetto “ex opere operato”, vale a dire quando l'anima è in stato di grazia per i Sacramenti “dei vivi”, come la Cresima. Non viene nient'altro richiesto che la fedeltà a questa grazia, e ciò è una questione personale. Ad alcun titolo, si ha il diritto di chiamarla ”effusione dello Spirito Santo” e meno ancora di pretendere di poterla produrre o di obbligare lo Spirito a scatenarla, sia che ciò avvenga mediante l'azione di un gruppo di preghiera, di un leader o per mezzo dell'imposizione delle mani. Né la Sacra Scrittura, né la Tradizione, ci parlano dell'esistenza di un potere particolare di provocare questa nuova azione della SS.ma Trinità. All'infuori del dono dello Spirito Santo in un Sacramento e alla messa in pratica da parte del cristiano della propria fedeltà alla grazia, non esiste alcun atto della Gerarchia, istituita da Gesù Cristo, che delega il potere di produrre o di provocare un'effusione o uno scaturimento dello Spirito» 218. Le spiegazioni fornite sull'«effusione dello spirito» non sono state soddisfacenti, per cui spingeremo la ricerca in un'altra direzione.
 
Un rito che viene dai protestanti
L'«effusione dello Spirito» mediante l'imposizione delle mani, tale quale essa viene praticata oggi nel Rinnovamento carismatico cattolico, viene dai protestanti. Già conosciuto presso i metodisti, essa venne sistematicamente utilizzata, a partire dal 1900, dai pentecostali americani e da loro trasmessa ad alcuni protestanti appartenenti ad altre denominazioni, e infine ad alcuni cattolici. Spiega Padre JRBouchet«Si tratta di un vero rituale pentecostale. Qualunque sia l'antichità del rito dell'imposizione delle mani nella preghiera, qualunque sia la sua possibile interpretazione, essa deriva da una pratica pentecostale che rischia di veicolare con sé anche il suo significato più proprio, indipendentemente dalle spiegazioni cattolicizzanti dei suoi autori. Inoltre, sappiamo con certezza che i riti non si possono rimaneggiare, non importa come, e che il loro contenuto oltrepassa sempre il nostro discorso riguardo ad essi. Si può prendere a prestito dalla tradizione del pentecostalismo storico un rito così significativo, senza che esso porti con sé almeno una parte della teologia che veicola»? 219.
 
Un rito che produce gli stessi effetti sia tra i protestanti che tra i cattolici
Presso i protestanti che praticano l'«effusione dello Spirito» (sia che essi siano pentecostali o semplicemente influenzati dal pentecostalismo), questo rito ha prodotto e continua a produrre gli stessi effetti anche presso i cattolici (moltiplicazione dei carismi di «parlare in lingue», della profezia, della guarigione, zelo moltiplicato, straordinaria efficacia apostolica, ecc...). Si tratta di un fatto stabilito del quale Padre Henri Caffarel parla nel cenno storico sulla corrente pentecostale. Ecco alcune testimonianze a questo riguardo:
 
Testimonianza di Ralph Martin
«A metà degli anni '50, una seconda corrente di Pentecoste si manifestò, ma questa volta all'interno delle Chiese. Negli Stati Uniti, clero e laici di grandi confessioni protestanti furono battezzati nello Spirito e sperimentarono i doni carismatici - il parlare in lingue, la guarigione e la profezia - pur restando nelle rispettive Chiese. Numerosi di questi “neo-pentecostali” dovettero affrontare grandi difficoltà: alcuni pastori furono persino cacciati dalle loro funzioni o tormentati dal loro sinodo o dai loro parrocchiani, dopo che avevano confessato di essere stati battezzati nello Spirito» 220.
 
Testimonianza del pastore anglicano Michael Harper
Egli parla del battesimo nello Spirito del pastore episcopaliano Graham Pulkingham, responsabile della parrocchia della Chiesa del Redentore, a Houston, nel Texas: «Allora, Wilkerson 221 gli impose le mani, pregò per lui e Graham ricevette la potenza dello Spirito. Sul momento non accadde nulla, né lingue di fuoco né parlare in lingue. Ma al ritorno, la differenza fu stupefacente. “Le cerimonie di domenica prossima si svolgeranno come di consueto”. È ciò che spesso si sente dire nelle Chiese ed è quello che poi d'altronde accade. Ora, mentre i servizi conservarono il loro quadro liturgico abituale, alcuni fatti inusuali cominciarono a prodursi. Ad esempio, una donna si avvicinò all'altare trascinandosi sulle stampelle. Graham aveva già visto cose di questo genere. Ma questa volta egli stese la mano e toccò la donna in nome di Cristo. Ella fece prontamente un dietro-front e tornò al suo posto senza aiutarsi con le stampelle. In seguito, la Bibbia, che egli aveva studiato a lungo, divenne per lui un libro nuovo che gli leggeva ogni giorno con avidità. Poi, egli constatò che un andirivieni ininterrotto di persone veniva a chiedergli consiglio e assistenza, e che lo Spirito Santo gli conferiva un'autorità e una competenza nuove per comprendere e risolvere i loro problemi» 222.
 
Testimonianza del pastore David Wilkerson
«I pentecostali scoprirono che quattro volte su cinque, quelli che erano stati battezzati nello Spirito Santo si mettevano a parlare in lingue» 223. Questa testimonianza concorda con quella di Padre René Laurentin riguardante il Rinnovamento carismatico cattolico: «Uno degli animatori del Rinnovamento mi ha detto che, in Francia, l'80% dei carismatici parla in lingue» 224.

Alcuni carismi appaiono identici sia tra i protestanti che tra i cattolici
Dunque, i carismi che si sono manifestati nei movimenti illuministi del passato, nei «risvegli» protestanti, e in modo continuato nel pentecostalismo e nel neo-penetcostalismo sono gli stessi che si manifestano nel Rinnovamento carismatico cattolico? Sembra proprio di sì. Le riviste carismatiche cattoliche, quando descrivono le riunioni carismatiche interconfessionali, non stabiliscono alcuna differenza tra i carismi di cui beneficiano i protestanti e quelli di cui beneficiano i cattolici. E quando il Rinnovamento carismatico cattolico viene definito come «la branca cattolica della corrente pentecostale» 225, ciò sembra implicare che le caratteristiche proprie del pentecostalismo - e dunque i carismi pentecostali - si ritrovano anche tra i i cattolici.
 
Una trasmissione dei poteri dai protestanti ai cattolici
È in un gruppo di preghiera pentecostale di Pittsburg, guidato dalla presbiteriana Florence Dodge che Ralph Martin e Patrick Bourgeois, primi membri-fondatori del Rinnovamento carismatico cattolico statunitense, chiesero e ricevettero, all'inizio del 1967, il battesimo nello Spirito mediante l'imposizione delle mani. Poi, utilizzando lo stesso rito, essi trasmisero ai loro colleghi cattolici i poteri straordinari così acquisiti 226. Dopodiché, si ha l'impressione che delle catene di trasmissione di poteri si sono sviluppate negli Stati Uniti, e da lì in altri Paesi per suscitare il Rinnovamento carismatico in ambiente cattolico. Si tratta veramente della trasmissione di poteri? Le catene di trasmissione sono ininterrotte da quando hanno avuto inizio dal punto di partenza protestante? Ecco alcune indicazioni a questo riguardo:
 
- Senza affermare nulla circa il primo punto, Padre Henri Caffarel indica che «il gesto dell'imposizione delle mani (viene) spesso interpretato come un gesto di iniziati che hanno alcuni poteri” e che li trasmettono» 227;
- Ed è un fatto che i carismi costituiscano dei poteri e sono conferiti quasi automaticamente mediante l'«effusione dello Spirito»;
Monique Hébrard cita un'osservazione del fondatore della Comunità Chemin Neuf, Padre Laurent Fabre, in cui si parla dell'«azione dello Spirito che[...], in una corrente internazionale ed interconfessionale [...]mediante una catena ininterrotta di imposizioni delle mani, si diffonde attraverso il mondo, attraversando le nostre difese e le nostre frontiere ecclesiali» 228. La frase «una corrente internazionale [...] mediante una catena ininterrotta di imposizioni delle mani» implica l'idea di continuità.
 
Tale continuità sembra manifestarsi nella maggior parte dei già citati casi di battesimi nello Spirito:

- È stato un gesuita americano - Padre Mike - adepto del Rinnovamento, che ha battezzato nello Spirito i fondatori della comunita Chemin Neuf, Padre Laurent Fabre (che abbiamo appena citato) e Betrand Lepesant 229;
- È stato un religioso canadese - Padre Jean-Paul Régimbal o.ss.t. - adepto del Rinnovamento, che ha battezzato nello Spirito i primi membri della Comunità della Théophanie 230;
- Sembra che sia stata una coppia francese - i coniugi Le Pichon - di ritorno dagli Stati Uniti dove erano stati coinvolti nel Rinnovamento, ad aver battezzato nello Spirito i primi membri della Comunità Emmanuel 231;
- Ralph Keifer e Patrick Bourgeois, dopo essere stati battezzati nello Spirito da un gruppo di preghiera pentecostale, battezzarono a loro volta i colleghi dell'Università Duquesne 232;
 
Tuttavia, tra gli esempi citati alcuni sembrano fare eccezione:

- Il caso di Yves Caponi, della Comunità della Théophanie, che si ritrovò battezzato nello Spirito dopo un'imposizione delle mani fatta da una Comunità che, sembra, ignorasse completamente gli effetti di questa cerimonia 233;
- Il caso di alcuni membri dell'Università Duquesne di Pittsburg che sembrano essere stati battezzati nello Spirito senza alcuna cerimonia particolare, forse per il fatto dell'atmosfera che regnava nella cappella 234.

l Origine del rito e fonte dei poteri che esso trasmette

Ricapitoliamo i principali caratteri dell'«effusione delo Spirito»:

- Essa produce alcuni effetti straordinari (trasformazione della vita personale di chi la riceve, carismi, crescita dello zelo, potente efficacia nell'apostolato, ecc...);
- Essa produce gli stessi effetti straordinari sia tra i protestanti che tra i cattolici;
- Essa sembra più spesso conferita da qualcuno che l'ha già ricevuta e sembra dare al candidato prescelto il potere di poterla poi conferire ad altri.
 
Che senso bisogna attribuire a questa stupefacente cerimonia, completamente nuova per la vita della Chiesa cattolica, praticata dai cattolici a partire dal 1967 e tuttavia ignorata persino dal nuovo Codice di Diritto canonico? Andiamo più lontano. Qual'è l'origine lontana del rito dell'«effusione dello Spirito» e la fonte dei poteri che trasmette?
 
Si tratta di un rito e di poteri di origine divina?
Come spiegare allora che i protestanti che ne hanno beneficiato prima dei cattolici (e ne beneficiano tutt'ora), rimangono protestanti e con ciò accreditano l'eresia protestante? In effetti, è noto che i fenomeni miracolosi d'origine divina accreditano la buona dottrina e mai la falsa (ed è questo d'altronde un segno che permette di distinguerli dalle manifestazioni diaboliche). Altra ragione che rende assai improbabile un'origine divina: «Mai, nella Tradizione cattolica, si è presentato il caso di un rito che produce automaticamente ed immancabilmente degli effetti soprannaturali tangibili; né la ricezione dei Sacramenti, né i grandi atti della vita cristiana (la professione religiosa, ad esempio)» 235. Ecco suo questo punto la spiegazione di un teologo: regolarmente, i Sacramenti - salvo l'Estrema unzione - non hanno un'efficacia d'ordine fisico. Il fatto è che c'è qualcosa di bizzarro e di ambiguo nell'«effusione dello Spirito», c'è questo passaggio sistematico dal piano spirituale al piano fisico, e infine c'è il fatto di attribuire automaticamente alla grazia degli effetti d'ordine sensibile come l'esaltazione.

Si tratta di un rito e di poteri fondati su alcune potenzialità (conosciute o sconosciutedella natura umana?
 
Si tratta di un rito e di poteri di origine diabolica? Abbiamo forse a che fare con una vera iniziazione e con la trasmissione di un'«influenza spirituale» per mezzo di un rito che serve da veicolo? Forse, una simile spiegazione permette di rendere conto:

- dell'efficacia del rito;
- del fatto che tale efficacia sia la stesa sia tra i protestanti che tra i cattolici;
- del fatto che l'iniziato (colui che ha ricevuto l'«effusione») possa a sua volta iniziare altre persone 236.

Imposizione delle mani in ambiente occultistaa destra, tra gli adepti
della sètta dei druidi bretonia sinistrauno sciamano guaritore.

Del resto è risaputo che, perché un atto sia diabolico, occorre che esso abbia un rapporto diretto con il demonio, sia nell'ordine della finalità, che in quello della sua natura (un atto che spinge all'orgoglio, alla lussuria, ecc..., che non corrisponde alle disposizioni di un gran numero di coloro che ricevono l'«effusione nello Spirito»). Ricapitolando, la domanda può essere posta in questi termini: il rito dell'«effusione dello Spirito» e i poteri che esso trasmette sono di origine divina, naturale o preternaturale diabolica? La risposta a questo quesito è di importanza capitale e dovrebbe essere oggetto di approfondito studio da parte dei teologi. In base ai dati che di cui siamo in possesso, ci pare che fino ad ora ciò non sia avvenuto. In assenza di una risposta qualificata, cercheremo dare una soluzione. Esporremo semplicemente la nostra opinione e la conseguente linea di condotta che ne deriva. La prima risposta (origine divina) ci sembra dover essere scartata per i motivi poc'anzi esposti. Di conseguenza, occorre cercare una soluzione nella seconda risposta (origine naturale) e nella terza (origine preternaturale diabolica). In definitiva, non avremo forse a che fare con una miscela di elementi naturali - sui quali i carismatici si illudono attribuendoli ad un'origine divina - e di elementi diabolici? Linea di condotta corrispondente all'opinione espressa: evitare assolutamente di unirsi ai gruppi di preghiera e alle altre attività carismatiche fino al momento in cui l'origine dei riti e dei poteri in questione non sarà oggetto di un pronunciamento risolutorio da parte dell'autorità ecclesiastica competente.

Trance carismaticail «riposo nello Spirito» può venire da Dio?

 
l La vita in Comunità delle famiglie con o senza bambini

Nelle Comunità carismatiche, ci sono delle coppie che praticano la vita comunitaria nelle «case residenziali», nelle tenute in aperta campagna o nelle fondazioni che hanno l'aspetto di conventi.
 
Obbedienza e «trasparenza»
Per queste famiglie si constata un'interferenza tra vita comunitaria e vita familiare o piuttosto una certa predominanza della prima sulla seconda. Ecco il motivo di questa già citata osservazione di Monique Hébrard: «Obbedienza... obbedienza... obbedienza... Non avevo mai sentito pronunciare così spesso questa parola, ovunque onnipresente e opprimente. La vita concreta di ognuno (acquisti, viaggi, studi, ecc...) viene sottoposta alla "trasparenza" e al discernimento comunitario. La vita spirituale è sottoposta al pastore che è il capo spirituale della Comunità e - in certi casi - il padre spirituale di ogni membro» 237. Abbiamo già precedentemente citato un esempio di vita coniugale in cui interveniva la «trasparenza» (Francis e Kristina sottomettevano il loro desiderio di avere un terzo figlio ai fratelli della loro Comunità).
 
La sorte dei bambini
A proposito della vita delle famiglie in Comunità carismatiche, si possono porre un certo numero di domande: che cosa resta dell'intimità familiare? Dove si situa la fisionomia di una famiglia veramente normale secondo il piano di Dio? Che ne è dell'autorità del capo-famiglia quando le sue decisioni vengono «esposte alla trasparenza comunitaria»? Crescendo, come sopporteranno i bambini il quadro della vita semi-monastica che è stata loro imposta? Aggiungiamo: i capi-famiglia che vivono in Comunità, dal momento in cui hanno preso l'impegno di povertà, non possiedono più beni proprî; da quel momento le decisioni familiari implicano una dispensa (studio, vacanze, cure mediche dei bambini, ecc...) e vengono necessariamente sottoposte al vaglio dei dirigenti della Comunità (o della Comunità stessa) che giudicano in ultima istanza. Ne consegue un trasferimento delle responsabilità del capo-famiglia alla Comunità.

Un modo di vita contro natura?
Non siamo forse in presenza di un modo di vita contro natura che vuole a tutti i costi amalgamare vita religiosa comunitaria e vita coniugale e familiare? All'inizio, i sacrifici a cui acconsentono le coppie, possono sembrare buoni e anche ammirabili per generosità; forse, certi bambini possono crescere sereni in un simile ambiente 238, ma non tutti. E i buoni risultati eventualmente ottenuti qua e là non sono forse a detrimento di una prudenza elementare, e soprattutto a detrimento dei doveri propri dello stato coniugale?
 
l Un avvicinamento ai concetti protestanti

Viste le sue origini, non è affatto sorprendente ritrovare nel Rinnovamento cattolico un certo avvicinamento ai concetti protestanti. Senza dubbio, un tale orientamento è meno marcato nella Comunità Emmanuel che in quella del Chemin Neuf; indubbiamente, esso potrà essere frenato da alcuni insegnamenti di buona dottrina cattolica. Ma solamente frenato, poiché esso è inerente alle seguenti attività e alle tendenze caratteristiche del Rinnovamento:

- la pratica del gruppo di preghiera e il sentimento di essere in contatto diretto col Cielo;
- l'insistenza sulle attività religiose interconfessionali.
 
Uno stile di vita religioso pentecostale
Fin dalle sue origini, il pentecostalismo è stato caratterizzato da un certo tipo di gruppo di preghiera 239 che è stato ripreso dai rinnovamenti carismatici protestante e cattolico. Per convincersi che le coppie sono conformi al modello, è sufficiente confrontare le descrizioni dei gruppi di preghiera che abbiamo via via riportato. Le forme della vita religiosa non sono indifferenti e non è senza ragione che la Chiesa cattolica li abbia regolamentati in maniera molto stretta. A forza di pregare come i protestanti (adepti del pentecostalismo o influenzati da esso) non si rischia forse di finire per pensare come loro? Sviluppando le preghiere spontanee e le parole profetiche, non si è forse portati verso una certa forma di libero esame?
 
Il pericolo inerente le attività religiose interconfessionali
Ricordiamo il carattere interconfessionale:

- di un certo numero di gruppi di preghiera;
- di molte Comunità carismatiche;
- di molti raduni carismatici.

La rivista Tychique, nelle sue pagine gialle, propone ai suoi lettori molteplici attività religiose interconfessionali. Nel nº 54 (marzo 1985) esse sono particolarmente numerose:

- Pentecoste per l'unità a Tigery;
- Settimana di formazione all'evangelizzazione a Montagnieu;
- Veglie carismatiche ecumeniche a Parigi;
- 15º raduno carismatico della Porte ouverte;
- Campagna d'evangelizzazione Tente de l'unité;
- Giornata di preghiera e digiuno interconfessionale;
- Sessione del Centro cristiano di Gagnières;
- 16º Congresso dell'Amicizia ecumenica Internazionale a Lione.
 
Nello stato attuale del cattolicesimo francese, una simile moltiplicazione di attività religiose interconfessionali non può non favorire lo sviluppo di uno spirito ecumenico di tipo protestante.
 
I cattolici sottoposti alla predica protestante
Le attività religiose interconfessionali comportano un'apertura alla predicazione protestante (orale o scritta). Tra i numerosi esempi già citati, ricordiamo il caso del Raduno europeo carismatico ecumenico di Strasburgo nel 1982; i cattolici erano quattro volte più numerosi dei protestanti. Sui ventiquattro interventi che figuravano nel programma delle riunioni plenarie, dodici erano affidate ai protestanti e dodici ai cattolici. La predicazione protestante compare più frequentemente sulla rivista Tychique della Comunità Chemin Neuf. Altro esempio di predicazione (scritta) protestante: la diffusione dei libri. Negli Stati Uniti, il Prof. William Storey 240 ha osservato: «Nel suo sforzo per aprirsi all'esperienza pentecostale, la direzione del Rinnovamento cattolico ha permesso - e anche incoraggiato - la diffusione nel movimento di un'abbondante letteratura contenente alcune posizioni teologiche e alcuni atteggiamenti religiosi incompatibili con l'autentica Tradizione cattolica» 241. In Francia, il servizio di vendita dei libri della ComunitàEmmanuelRenoveau-Service, diffonde i libri protestanti sia segnalandoli come tali (nella rubrica «Opere protestanti»), che non segnalandoli come tali (nella rubrica «Rinnovamento»). Ora, questi libri sono pericolosi per i cattolici poco formati della nostra epoca: «Non si può restare insensibili all'evangelismo protestante di un'opera come “La Croce e il pugnale” di Wilkerson; è difficile per un cattolico non assorbire la teologia che esso veicola. Ciò vale ancora di più per altre opere che sono materia abbondante di meditazione nei gruppi di preghiera come “Essi parlano in lingue”, di Sherill e “Potenza della lode”, di M. Carothers» 242.
 
l Le influenze ebraiche

L'ecumenismo con gli ebrei
Secondo l'osservazione dell'Hébrard, «l'ecumenismo con gli ebrei è importante per molte Comunità, e soprattutto per il Leone di Giuda» 243. In che cosa si traduce tale ecumenismo? Abbiamo già menzionato alcune attività caratteristiche:

- Giornate di insegnamento sulle midrash;
- Celebrazione del sabbat nella Comunità del Leone di Giuda;
- Consiglio di farsi iniziare alla «lettura ebraica della Sacra Scrittura» sotto la guida di «maestri ebrei competenti». Iniziandosi alle midrash e alla lettura ebraica della Sacra Scrittura, e festeggiando il sabato come gli ebrei, non si rischia di finire per pensare come loro?
 
La dottrina corrispondente
Tanto più che oltre a praticare tali attività, i membri del Rinnovamento vengono rinfrancati in un simile atteggiamento anche da un insegnamento dottrinale, di cui ecco alcuni elementi:

Rivista Tychique
«Oserò dire che un'altra certezza abita me e tutti questi amici cristiani che hanno fatto lo stesso cammino? Ecco questa certezza: questo popolo tale quale esso è, questo popolo ebraico è il popolo di Dioesso è ancora il popolo di Dio! In effetti, è possibile che esso sia stato privato delle sue promesse? Privato dei doni di Dio e della presenza dello Spirito Santo? É possibile che esso non abbia più alcuna missione spirituale nella storia della salvezza e nella realizzazione del disegno di Dio ai nostri giorni? L'insegnamento di Paolo - sempre lui - ci dice tutto il contrario; nella stessa Lettera ai Romani, parlando degli ebrei, egli dichiara: “I doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili” (Rm 11, 29). Con tutto il fervore della mia esperienza, credo di poter testimoniare che oggi il popolo ebraico vive veramente dello Spirito Santo» 244.
 
Il posto d'Israele e l'unità dei cristiani
«Con un rigore straordinariamente coraggioso, ispirato dallo zelo per Dio e dall'amore per i due popoli di Dio - quello delle Chiese e quello d'Israele - Ruben Berger ha denunciato i due peccati simmetrici: quello di una parte d'Israele che, nel secolo I, ha rigettato Cristo, e quello del “rifiuto delle radici”, dell'antisemitismo commesso dai cristiani nati dalla gentilità lungo tutto il corso della storia della Chiesa» 245.
 
Cahiers du Renouveau
Un insegnamento analogo è stato dispensato sui Cahiers du Renouveau da Fratel Éfraïm, pastore della Comunità del Leone di Giuda: «Qual'è il significato della permanenza d'Israele, e della sua perennità? Perché, malgrado tutte le persecuzioni, e persino gli stermini, il popolo ebraico resta tale, fedele al suo Dio»? 246. Se il popolo ebraico di oggi è sempre il popolo di Dio, se esso è fedele al suo Dio e vive veramente dello Spirito Santo,perché non mettersi alla sua scuola?
 
Audiocassette Diakonia-service del Leone di Giuda
Ecco come inizia l'audiocassetta Carrefour judaïsme (Ars 1983; nº 48); Fratel Éfraïm vi espone il mistero d'Israele: «C'è una separazione voluta da Dio e che è la radice del mistero d'Israele; una messa da parte, un mistero estremamente doloroso, un indurimento - poiché Dio è capace di provocare un indurimento - per provocare nell'uomo un'apertura e una tenerezza molto più grandi nel suo piano d'amore. Israele è stato scelto [...] per essere la luce delle nazioni; e Israele è stato accantonato - c'è stato un indurimento del popolo d'Israele - affinché, come dice San Paolo, la buona novella sia annunciata al mondo intero. E noi vediamo che ciò perdura da secoli e secoli, mentre il popolo d'Israele resta accantonato da Dio [...]. Israele è stato messo da parte, non completamente rigettato, ma messo da parte affinché il Vangelo sia annunciato al mondo intero. E una volta che il Vangelo sarà stato annunciato al mondo intero, durante questo tempo dei pagani, i tempi delle nazioni, i tempi dei “goim”, allora i pagani si volgeranno [...] verso Israele, saliranno a Gerusalemme e afferreranno [...] il popolo ebraico per il lembo del mantello e gli diranno: “Noi sappiamo che Dio è con voi, e vogliamo salire con voi a Gerusalemme”. Ciò suppone che noi dobbiamo avere una visione profetica, che vediamo prima che succeda ciò che succederà per avere un atteggiamento giusto, e diremo agli ebrei: “Spiegateci le Sacre Scritture”, ossia che qualcosa manca alla Chiesa - sia protestante che romana - [...], qualcosa d'essenziale fintantoché quella che si dice l'illuminazione d'Israele non avrà avuto luogo, e tutto il popolo d'Israele non avrà riconosciuto che Gesù Cristo è il Messia». In questo testo, una confusione radicale tra ciò che è in ordine alla volontà divina e ciò che è in ordine ai permessi divini consente di sviluppare l'idea vista poc'anzi: Israele sarebbe indurito perché Dio avrebbe suscitato il suo indurimento; Dio sarebbe con lui ed esso resterebbe il popolo di Dio.

A sinistra: sulla spianata del Tempio di Gerusalemme un rabbino suona lo shofar, uno strumento usato per richiamare i fedeli ebrei alla preghiera. A destra: pentecostali sudamericani giudaizzati imparano ad usare lo stesso strumento.

 
l Una concezione falsa dell'ecumenismo

- «Il Rinnovamento sarà ecumenico o non sarà affatto»
Nato dal protestantesimo, il Rinnovamento carismatico cattolico tende ad attribuire molta importanza all'ecumenismo. Una parte delle sue attività porta l'etichetta «ecumenico»: raduni ecumenici (come quello di Strasburgo del 1992), ritiri ecumenici, week-end ecumenici, molti articoli che trattano l'ecumenismo sulle riviste... «Il Rinnovamento sarà ecumenico o non sarà affatto», affermava Padre Laurent Fabre s.j. della Comunità Chemin Neuf247.
 
Due significati della parola «ecumenismo»
La parola «ecumenico», d'origine greca (oikoumenikós) significava - e significa tutt'ora - «universale». È in questo senso che si parla di Concilio Ecumenico. Oggi, però, questa parola ha assunto altri significati. La parola «ecumenismo» è di creazione recente. Il Dizionario Robert lo definisce come«il movimento favorevole alla riunificazione di tutte le Chiese cristiane in un'unica Chiesa». Ed è qui che appare l'ambiguità di questo termine: possono esserci tanti tipi di ecumenismo quanti sono i modi di concepire «la riunificazione di tutte le Chiese cristiane in un'unica Chiesa». In effetti, due prevalgono sempre:

Il vero ecumenismo: La «riunificazione di tutte le Chiese» viene concepita come il ritorno dei «fratelli separati» all'unica Chiesa, all'unità cattolica.
 
Dottrina su cui si fonda il vero ecumenismo
- La Chiesa cattolica è Una; è una delle sue note. Per essa, l'unità non è un obiettivo lontano, ma un carattere attuale e permanente. Noi cattolici apparteniamo già a questa unità e desideriamo il ritorno all'unità dei cristiani che se ne sono separati.
- C'è un'unica vera Chiesa «fuori dalla quale non c'è salvezza» 248. Al di là di quelle che possono essere le qualità che possono avere i cristiani ortodossi o protestanti, o le grazie di cui possono beneficiare, o le verità che possono professare, le loro «chiese» non costituiscono degli strumenti di salvezza.
 
Atteggiamento ecumenico corrispondente: cercare di convertire gli ortodossi e i protestanti, di facilitare la loro conversione e di accoglierli nella Chiesa cattolica una volta che essi si sono convertiti.
 
Il falso ecumenismo: La «riunificazione di tutte le Chiese» viene concepita come se essa si dovesse realizzare mediante un accordo raggiunto tra le Chiese una volta che esse avranno «superato» i disaccordi dottrinali.
 
Dottrina su cui si fonda il falso ecumenismo
Le Chiese cristiane (cattolica, ortodosse e protestanti) sono i tralci di un unico ceppo, Gesù Cristo; esse costituiscono tutte degli strumenti di salvezza: Nessuna tra loro dev'essere considerata come il ceppo, né deve pensare di essere superiore alle altre 249.

Atteggiamento ecumenico corrispondente: manifestare in tutte le occasioni che «le chiese» sono uguali tra loro e hanno diritto allo stesso rispetto; creare l'unità mediante la vita in comune e la preghiera in comune 250; moltiplicare a questo fine le attività religiose interconfessionali; onorare i dignitari delle chiese protestanti e riconoscere la loro funzione; permettergli d'influenzare il mondo cattolico dando loro l'opportunità di accedere alle cattedre nelle conferenze, agli amboni nelle chiese, alle colonne delle riviste e dei giornali cattolici; allinearsi quanto più possibile al protestantesimo adottando alcune formule di preghiere protestanti e la traduzione «interconfessionale» della Bibbia... È evidente che il vero ecumenismo è cattolico e che il falso non lo è... e che, nondimeno, oggi esso viene adottato da un gran numero di cattolici 251. Dopo questa necessaria premessa sull'immutabile dottrina della Chiesa in materia, vediamo ora fino a che punto il falso ecumenismo che abbiamo appena descritto si è sviluppato in seno al Rinnovamento carismatico cattolico.
 
l Le religioni protestante ed ebraica considerate come strumenti di salvezza

Il caso del protestantesimo
In un articolo intitolato «Renouveau charismatique catholique et œcuménisme», Padre A. M. de Monlèon o.p. spiega che per «raggiungere la piena maturità di Cristo occorre andare sempre più avanti nella crescita della grazia fino alla sua pienezza. Ora, questa crescita non può raggiungere il suo pieno schiudimento che nella comunione con la pienezza della Chiesa, che per un cattolico è la pienezza della Chiesa cattolica» 252. Secondo questo testo, per raggiungere la pienezza della grazia, sembra che la comunione con la Chiesa cattolica sia una condizione necessaria per i cattolici e non-necessaria per gli acattolici. Sembra che questi ultimi possano essere «in comunione con la pienezza della Chiesa» senza essere in comunione con «la pienezza della Chiesa cattolica». In queste condizioni, la Chiesa cattolica non appare forse come un mezzo di salvezza facoltativo e non più obbligatorio? Si giunge in fretta all'idea che anche la religione protestante possa essere un mezzo di salvezza; idea implicitamente espressa in questa testimonianza di una ragazza della Comunità Béthanie, riportata senza commento nel nº 52 della rivista Tychique (pag. 10): «Provengo da una famiglia protestante da generazioni e sono stata battezzata protestante. Oggi, io so che Dio mi vuole protestante. Ho sentito a poco a poco come non solo non dovevo staccarmi dalla mia chiesa protestante, ma come dovevo restargli legata per poter testimoniare davanti ad essa tutto ciò che Dio mi concedeva di vivere in quel momento. Ma mi sentivo molto sola a vivere queste esperienze. Era anche molto difficile non criticarla»«Dio mi vuole protestante»; ovvero, ognuno resti nella sua religione. È la stessa tesi suggerita anche da Ralph Martin nel suo libro Feu sur la terre«Se il Signore deve servirsi di noi, oggi, per restaurare il popolo cristiano, è nostro dovere rimanere in una sottomissione sincera e leale alle autorità che egli ha stabilito al di sopra di noi, in modo particolare nelle nostre Chiese» 253.
 
Il caso della religione ebraica
Abbiamo già affrontato tale questione nel paragrafo intitolato «Le influenze ebraiche». Ecco alcuni testi che vanno a completare quelli già riportati. In un succitato articolo di Fratel Éfraïm sul mistero d'Israele, viene sviluppata l'idea che gli ebrei devono restare ebrei (di religione) attendendo la loro conversione alla fine dei tempi: «Molti dei miei amici "ebrei compiuti" - non dico "convertiti" perché ciò supporrebbe un rovesciamento...» 254«Fino al ritorno del Signore, non ci sarà mai un vero dialogo ebraico-cristiano se i cristiani non sono veramente cristiani e gli ebrei non sono veramente ebrei» 255. La stessa cosa viene affermata molto più chiaramente in un già citato articolo di don Georges Maurice: «Bisognerebbe, dunque che lo Spirito Santo rendesse il nostro cuore molto delicato e puro affinché noi sapessimo amare gli ebrei indipendentemente da ciò che essi possono fare per noi. Se ciò accadesse, non desidereremmo nient'altro che la loro fedeltà alla propria identità, e cioè la loro fedeltà a Dio e la loro santificazione. Forse che l'amore non consiste nell'amare l'altro per com'è in sé stesso? Forse che ciò non è tentare di capire l'altro così come esso si comprende e si definisce da sé stesso? In questo senso, l'amore esige questo decentramento di sé e questa attenzione disinteressata di cui l'ecumenismo tra cristiani separati ci ha già mostrato tutta la fecondità. Non dobbiamo desiderare che gli ebrei diventino cristiani”, ma semplicemente che essi siano sempre più fedeli a ciò che oggi Dio si attende da loro» 256.
 
Che ognuno conservi la propria religione: 1) «Dio mi vuole protestante»; 2) «Non dobbiamo desiderare che gli ebrei diventino "cristiani"; non dobbiamo desiderare nient'altro che la loro fedeltà alla propria identità». In poche parole, se siamo protestanti, ebrei o cattolici è per volontà di Dio...257. Per rispettarla, che ognuno conservi la propria religione d'origine (ebraica o cristiana). Non ci stupisce di ritrovare lo stesso concetto esposto in modo più esplicito dai leaders del Rinnovamento carismatico protestante. Il pastore Arnold Bremond lo presenta con queste parole: «Che dire, se non che i numerosissimi gruppi di preghiera del Rinnovamento, le Comunità di vita, nella loro dimensione ecclesiale, e ogni membro sono esortati a rimanere fedeli alla propria Chiesa, onde rianimarla dall'interno, umilmente e per obbedienza, con l'evangelizzazione rinnovata da una solida formazione, e con gli atti d'amore incarnati, come segno del Regno che viene; tutto ciò ci appare come lo schiudimento del primo dei quattro oggetti di preghiera dell'"Union de Prière", ossia: il rinnovamento in tutte le Chiese mediante la conversione a Cristo Vivente» 258.
 
Una riabilitazione della religione protestante
Mettendo tutte le religioni cristiane sullo stesso piano, il falso ecumenismo implica una riabilitazione della religione protestante:

- Bisogna riconoscere che il Concilio Vaticano II aveva già lavorato in questo senso. Nel suo libretto molto apprezzabile, intitolato L'œcuménisme, levier de las protestantisation de l'ÉglisePadre Georg May 259 spiega come sono andate le cose: «Il Concilio ha preparato questa sorprendente riabilitazione del protestantesimo nella misura in cui ha descritto le comunità religiose nate dalla Riforma con una parzialità difficilmente superabile. Sono stati evidenziati solo gli aspetti positivi. Il male immenso che il protestantesimo ha portato sulla Terra e l'aggressività contro la Chiesa cattolica che esso manifesta ancora oggi ovunque i suoi intenti non vengono favoriti dalla Chiesa cattolica, sono stati omessi. La Chiesa deve pagare molto caro questo errore dei Padri conciliari» 260.
- Lo stesso atteggiamento si ritrova anche negli attuali percorsi catechistici che mostrano la religione protestante solamente nei suoi aspetti positivi.

Il Rinnovamento carismatico cattolico si è impegnato nella stessa direzione. Ecco alcuni esempi:

- Alcuni testi di Martin Lutero (1483-1546) sulla Vergine Maria figurano inseriti nei Cahiers du Renouveau (nº 27, pag. 34 e nº 38, pag. 26) in appoggio a due articoli del calvinista di Taizé Max Thurian 261.
- In un articolo intitolato Marie et l'œcuménisme, Padre René Laurentin presenta tre prospettive (protestante, ortodossa e cattolica) sulla Vergine Maria e ci invita a chiarire la nostra prospettiva cattolica per aiutare le altre due: «Nei miei dialoghi ecumenici mi piace spesso porre l'accento su di un fatto evidente che si trova nella Sacra Scritura, ovvero sulle tre prospettive sulla Vergine rispondenti rispettivamente a quelle dei protestanti, degli ortodossi e dei cattolici. Sono le tre prospettive di Paolo, di Giovanni e di Luca [...]. Il protestantesimo è nato da una meditazione assidua dei testi di San Paolo.È soprattutto in questa linea che esso vede Maria. I nostri fratelli orientali amano chiamare Maria “Théotokos”, ovvero “Madre di Dio”, o più esattamente “genitrice di Dio” [...]. Luca ha ispirato in modo più speciale i cattolici [...]. Solo lui parla della fede di Maria, della sua meditazione e della sua santità [...]. Vedete come queste tre prospettive si completano e si chiariscono. Il dialogo ecumenico è una grazia per rinforzare la nostra pienezza nella fede, confrontando i nostri punti di vista e ritornando insieme alle fonti della Sacra Scrittura nella sua pienezza» 262.
- Così, in un già citato editoriale della rivista TychiqueRégine Maire-Besser presenta un articolo della rivista intitolato«Martin Luther, un témoin du Christ»«Due articoli di attualità: uno per celebrare con le Chiese il quinto centenario della nascita di Lutero: il pastore Kurt Maeder della Chiesa Luterana d'Alsazia ci invita a percorrere l'itinerario del Riformatore» 263. Qual'è questo itinerario? Eccone le tappe secondo lo stesso articolo: «Tutto è grazia. Ecco il messaggio che Lutero, ormai liberato, grida a tutta la cristianità [...]. L'affermazione principale di Lutero è “la giustificazione mediante la fede, senza le opere, in Gesù Cristo”» 264«Per lui, la Sacra Scrittura è di per sé stessa facile da capire. Essa è l'interprete di sè stessa. La Bibbia è la chiamata che Dio indirizza ad ogni uomo» 265«In conclusione, Martin Lutero non era certamente il modello dei “carismatici”. Tuttavia, in un mondo impregnato di dubbio e di paura, egli ha saputo rivalutare i veri valori della vita» 266.
- In occasione della salita a Gerusalemme del Rinnovamento carismatico (Pentecoste 1984), un sacerdote cattolico si è gettato in ginocchio ai piedi di un pastore protestante «per chiedergli perdono per San Pietro di Roma», gesto riportato e considerato come esemplare dalla rivista Tychique 267.
 
La Chiesa cattolica abbassata al livello delle sètte ereticali
A partire dal momento in cui le religioni protestanti sono riabilitate e considerate come degli strumenti di salvezza, diventa normale porle allo stesso livello della Chiesa cattolica. La cosa si traduce nel vocabolario utilizzato nell'ambiente carismatico. Si parlerà senza distinzione di «Chiese» (sottintendendo quella cattolica, quelle ortodosse e quelle protestanti): «Dio vuole ridare all'intero popolo cristiano tutte le componenti della vita come essa era alla nascita della Chiesa; tutto ciò che è stato trascurato o deformato nel corso dei secoli. Una vita d'adorazione fervente e profonda; una crescita rapida delle Chiese grazie ad un'evangelizzazione efficace» 268«Ai nostri giorni, sarebbe necessario per le Chiese costituire un simile catecumenato» 269«E se il Rinnovamento era chiamato a compiere degli atti folli d'unità, come “Gerusalemme '84”, piantando così nel grigiore della cristianità una fiaccola profetica alla luce della quale le Chiese possano orientarsi, al fine di costruire o piuttosto di ricevere la loro unità» 270. Un altro esempio ci viene da questo passo estratto dal resoconto del Raduno carismatico della Porte ouverte (2-10 luglio 1983) che aveva per tema «Chi dite che io sia? La risposta delle quattro grandi tradizioni cristiane»«Il tema del Raduno era la domanda di Cristo ai suoi Apostoli: “E voi, chi dite che io sia?”. Quattro intervenuti, rappresentanti le quattro grandi tradizioni cristiane, sono venuti a rispondere: un cattolico, un evangelico, un ortodosso e un ebreo credente in Gesù. Meravigliati dalla ricchezza prodotta dall'unione di questi quattro insegnamenti...» 271. L'uguaglianza perfetta tra le quattro tradizioni viene considerata come una cosa scontata. La Chiesa viene così umiliata al rango dell'eresia; un perfetto esempio di falso ecumenismo. E questo falso ecumenismo è - lo ripetiamo - uno strumento per la protestantizzazione della Chiesa, come ha egregiamente dimostrato Padre Georg May nel suo già citato libro.
 
l Il posto del Rinnovamentonella Chiesa o al di sopra della Chiesa?

Alla domanda «qual'è la missione del Rinnovamento nello Spirito nella Chiesa»?, Ralph Martin, personalità influente del movimento, ha risposto: «Èl’evangelizzazione» 272. Nella prefazione del suo libro Feu sur la terre, egli dà una risposta più completa; eccone un estratto: «Sta nascendo una speranza. Dio è intervenuto con potenza. Per rinnovare la sua Chiesa e per farne, di nuovo, la luce del mondo e il sale della terra, egli ha suscitato la corrente pentecostale: sfortunatamente, i primi pentecostali sono stati rifiutati dalle loro Chiese e tagliati fuori dal resto della cristianità; poi sono venuti i neo-pentecostali, protestanti e cattolici: i tre fiumi. Questo Rinnovamento carismatico non è che all’inizio» 273. Nel corso del libro, la stessa idea viene sviluppata: «Dio vuole restaurare la Chiesa perché la potenza del suo Spirito possa esercitarsi pienamente senza ostacoli [...]. Sono ormai più di settant'anni che Dio è all'opera in questa grande effusione di Pentecoste in vista di quest'ora». Ralph Martin riassume allora la storia dei tre fiumi - o tre correnti - pentecostali:

- «La prima corrente di questo movimento di Pentecoste ha avuto inizio a Topeka, nel Kansas, nel 1900; essa si è diffusa da lì a Los Angeles e poi attraverso il mondo intero [...]. Attualmente, si contano circa quindici milioni di pentecostali, e il loro tasso di crescita rimane elevato [...].
A metà degli anni '50, una seconda corrente di Pentecoste si è aperta, e questa volta all'interno delle Chiese. Clero e laici delle grandi confessioni protestanti degli Stati Uniti furono battezzati nello Spirito e sperimentarono i doni carismatici - il parlare in lingue, la guarigione e la profezia - pur restando nelle rispettive Chiese [...].
Nel 1967, fu una sorpresa pressoché unanime vedere questo movimento di Pentecoste sbocciare nella Chiesa cattolica, iniziando da alcuni teologi, professori e studenti appartenenti ad università cattoliche».
 
Infine, Ralph Martin insiste sull'origine divina di queste tre correnti diventate dei «grandi fiumi»: «Via via che questi tre grandi fiumi di vita e di potenza di Dio, che confluiscono in questo momento nel movimento di Pentecoste, sono confluite, e che questo grande fiume si è messo a scorrere con tutto ciò che lo Spirito compie a tutti i livelli del popolo di Dio sparso nel mondo, possiamo attenderci di vedere sempre più realizzarsi, in mezzo a noi e al mondo intero, la profezia di Isaia: “Perché la saggezza del Signore riempirà il paese come le acque ricoprono il mare” (Is 11, 9)» 274. Dunque, le tre correnti pentecostali che «sono confluite» avranno per missione il compito di rinnovare la Chiesa. Se le cose stanno così, come situare il Rinnovamento nello Spirito in rapporto alla Chiesa? Si tratta di una questione complessa. Vedremo in che misura si può considerare il Rinnovamento carismatico:

- come se fosse nella Chiesa;
- come se fosse al di sopra della Chiesa;
- come se costituisse una super-Chiesa.
 
Il Rinnovamento carismatico cattolico nella Chiesa?
Tutta una serie di testimonianze manifesta una volontà delle Comunità carismatiche cattoliche di essere in comunione con la Chiesa e di intrattenere buone relazioni con la Gerarchia. E difatti le relazioni sono buone. Numerose Comunità hanno ricevuto uno statuto canonico; si comincia ad affidare loro alcune responsabilità parrocchiali e diocesane. Ecco un paio di esempi:

Comunità Emmanuel
«A Marsiglia, tutta la parrocchia di San Vincenzo de Paoli, situata in uno dei quartieri centrali della città, è stata affidata alla Comunità per assicurare in permanenza l'insieme dei servizi parrocchiali: accoglienza, preparazione al battesimo, al matrimonio, catechesi, liturgia e preghiera. In un anno, l'assistenza alla Messa è aumentata di dieci volte. Anche a Parigi, diversi servizi parrocchiali sono stati affidati ad alcune équipes della Comunità» 275.
 
Comunità del Leone di Giuda
Nell'agosto del 1985, essa si è vista affidare l'animazione spirituale e la gestione del Centro diocesano installato nei locali del grande seminario di Nimes276. D'altronde, la presenza di numerosi Vescovi ai raduni carismatici, il summenzionato Rapporto Episcopale (malgrado le riserve formulate), la calorosa accoglienza di Paolo VI prima e di Giovanni Paolo II poi ai Congressi carismatici romani sembrano confermare la buona integrazione, in seno alla Chiesa, del Rinnovamento nello Spirito.
 
Il Rinnovamento nello Spirito al di sopra della Chiesa?
E tuttavia diversi fatti indicano che il Rinnovamento si crede investito d'una missione che lo porrebbe al di sopra della Chiesa.

- È così che si può interpretare la tesi di Ralph Martin, precedentemente esposte, sulle tre correnti pentecostali che «sono confluite» e che Dio avrebbe suscitato per rinnovare la Chiesa;
- In un articolo della rivista Tychique 277, il pastore Christian Glardon presenta il Rinnovamento come «una fiaccola alla cui luce le Chiese possano orientarsi» 278, ossia è il Rinnovamento che illumina la Chiesa;
- Nella succitata prefazione del libro Feu sur la terrePadre Albert Cartier s.j. presenta Ralph Martin con queste parole: «Illuminato dallo Spirito, egli denuncia il peccato di questa società moderna che ritorna al paganesimo, idolatra del denaro, del sesso e del potere. Egli interpella i cristiani, i quali dovrebbero conquistare il mondo e invece si lasciano conquistare dall'incredulità: Chiese divise, indebolite, languenti e tiepide. Quella tiepidezza che Dio vomita. Al di sopra di questo mondo e di questa Chiesa, egli brandisce il fuoco. Fuoco dell'Amore, ma anche fuoco del castigo; Fuoco dell'inferno» 279. È dunque «al di sopra [...] di questa Chiesa» che il profeta carismatico Ralph Martin «brandisce il fuoco»!
 
Il Rinnovamento nello Spiritouna super-Chiesa?
Questa è il concetto che sembra più o meno suggerito dalla conclusione dell'articolo del pastore Jacques Deppierraz intitolato «Enjeu du Renouveau au sein de la société», apparso nel nº 51 della rivista Tychique 280. La stessa idea viene presentata in modo più chiaro in un articolo del nº 39 deiCahiers du Renouveau intitolato «Les surprises de l'Esprit-Saint». Questo articolo riproduce - a caratteri più grandi - il sermone pronunciato dal pastore Thomas Roberts, la domenica di Pentecoste del 1982, di fronte ai 20.000 partecipanti al Raduno carismatico europeo di Strasburgo. Ecco il passo essenziale: «Oggi, c'è una sorpresa dello Spirito Santo. Cerchiamo di essere attenti a ciò che Dio sta compiendo. In questo momento egli sta diffondendo il suo Spirito su ogni uomo! E voi potete constatarlo in questa sala! Siamo tutti riuniti nel nome di Gesù Cristo: pentecostali, cattolici, ortodossi, ebrei, luterani e calvinisti. Stiamo vivendo un momento privilegiato della storia della Chiesa e credo fermamente che il Rinnovamento non sia che all'inizio. Non mi trovo d'accordo con quei fratelli che dicono che il Rinnovamento è uno dei mezzi per mezzo di cui Dio agisce ai nostri giorni. Noi non siamo uno dei tanti movimenti esistenti. Un teologo ha detto: “Il Rinnovamento non è un movimento nella Chiesama la Chiesa in movimento”!Ogginon so più a quale Chiesa appartengo. Se essere luterano significa credere nella grazia libera, allora io sono luterano. Se essere calvinista significa credere all'autorità della Sacra Scrittura, allora io sono calvinista. Se essere metodista significa credere alla santità, allora io sono metodista. Se credere al ritorno di Gesù significa essere cattolico, allora io sono cattolico. Se essere membro di un gruppo di preghiera significa essere pentecostale, allora io sono pentecostale...». In breve: sia che siate pentecostali, cattolici, ortodossi, oppure ebrei, luterani o calvinisti... il Rinnovamento è al di sopra di tutto ciò poiché «il Rinnovamento [...] è la Chiesa in movimento». Il Rinnovamento, una super-Chiesa! Che stupefacente analogia tra il testo che abbiamo appena finito di citare e la celebre dichiarazione del massone Fr\ Yves Marsaudon, nel suo libro L'œcumenisme, vu par un franc-maçon de Tradition (pag. 126): «Noi, massoni di Tradizione, ci permetteremo di parafrasare e di trasporre queste parole di un famoso uomo di Stato, adattandole alle circostanze: “Cattolici, ortodossi, protestanti, musulmani, induisti, buddisti, liberi pensatori e pensatori credenti non sono che dei nomi; massoni è il cognome di famiglia”».
 
Verso una Gerarchia parallela di leaders carismatici?
Dalla lettura che abbiamo appena fatto emergono tre idee complementari sulla missione del Rinnovamento:

- Il Rinnovamento (identificato come le tre branche della corrente pentecostale) sarebbe stato suscitato da Dio per rinnovare la Chiesa (P. A. Cartier; Ralph Martin);
- Il Rinnovamento sarebbe una fiaccola profetica che illumina le Chiese (pastore Christian Glardon);
- Il Rinnovamento «è la Chiesa in movimento» (pastore Thomas Roberts).

Come in ogni organizzazione, anche in questa Chiesa in movimento ci sono dei capi; spiega Steve Clark 281«Se vogliamo essere un Rinnovamento carismaticoabbiamo bisogno di leaders carismatici». Secondo Clark, questi leaders sono chiamati ad un ruolo decisivo nella vita delle chiese:«All'inizio, il Signore ci ha molto parlato dell'importanza dei doni “carismatici” del responsabile (pastore, leader, ecc...). Egli ci ha detto che una delle chiavi del rinnovamento della vita cristiana era il ricambio dei responsabili cristiani in modo che il popolo sia condotto nello Spirito per compiere la missione che gli è stata affidata» 282. In questa maniera, viene suggerita l'idea di una gerarchia parallela carismatica di pastori e di leaders. Per dimostrare che non si tratta di una finzione, citiamo un estratto dal famoso Rapporto Episcopale sul Rinnovamento: «È noto che alcune difficoltà sussistono, in alcuni punti, quanto all'articolazione tra il ruolo dei leaders e quello dei sacerdoti. Solo un buon quadro ecclesiologico permette, anche in questi casi, di progredire e, in ogni caso, di non occultare l'esistenza di questo problema. Poiché si tratta di molto di più di un semplice rischio di parallelismo tra l'azione delle due categorie di pastori”» 283«Rischio di parallelismo tra l’azione delle due categorie di "pastori"» (i sacerdoti e i capi delle Comunità carismatiche): in questo punto del Rapporto Episcopale si accenna certamente al rischio di una gerarchia parallela. È evidente la complessità della situazione. Da una parte, il Rinnovamento nello Spirito si presenta come un movimento della Chiesa che obbedisce placidamente alla Gerarchia, ed effettivamente questo corrisponde al vero. D'altra parte, però, esso si considera come una branca della corrente generale del Rinnovamento e permette che al suo interno si elevino voci che:

- situano il Rinnovamento al di sopra della Chiesa;
- o che lo presentano come una super-Chiesa;
- o che lasciano intendere che la rinnovazione dei responsabili cristiani sarà assicurata dall'arrivo dei leaders carismatici.
 
Così, si rivelano due tendenze in seno al Rinnovamento, una cattolica e l'altra pentecostale. Da questo fatto, l'adepto del Rinnovamento carismatico cattolico rischia:

- sia di essere diviso tra la fedeltà alla Chiesa e la fedeltà alle istituzioni fondamentali del pentecostalismo;
- che di lasciarsi sufficientemente protestantizzare per non vedere più alcuna differenza, né opposizione tra queste due fedeltà.
 
l Punti deboli ed errori dottrinali

Quando si tratta di portare un giudizio su alcuni avvenimenti straordinari della vita della Chiesa, uno dei principali criteri da utilizzare è la loro conformità - o difformità - alla dottrina cattolica: «Ogni sentimento, anche molto elevato, ogni visione, anche la più sublime, del momento che vi dispone contro un articolo di fede e contro i buoni costumi - soprattutto contro l'umiltà e la purezza - abbiateli in orrore; certamente essi sono l'opera del diavolo» 284. Che dire dunque del Rinnovamento carismatico cattolico? Si può forse parlare di punti deboli e di errori dottrinali per Comunità che, come l'Emmnauel o il Leone di Giuda, diffondono i corsi di Padre Marie-Dominique Philippe o di Jean Daujat? Anche in questo caso, la risposta non è così semplice. Nel Rinnovamento, la miscela di uno stile religioso cattolico (ad esempio, l'adorazione del SS.mo Sacramento) e di uno stile religioso pentecostale (ad esempio, i gruppi di preghiera così come sono stati descritti da dom Massabki) si unisce spesso alla miscela di un insegnamento ortodosso e di un insegnamento eterodosso. Gli errori dottrinali che è possibile constatare non sono certamente pochi:

- alcune spiegazioni relative all'«effusione dello Spirito»;
- un falso concetto di ecumenismo (e dunque della Chiesa);
- una falsa concezione di ciò che viene chiamato «ecumenismo con gli ebrei».
 
Si tratta di questioni già affrontate sulle quali non torneremo.

Un'obiezione
«L'albero si giudica dai frutti. Ora, la Comunità... ha fatto del bene; molte persone si sono convertite, hanno ritrovato la pratica dei Sacramenti e ora sono animate da una pietà più viva. Il bene che essa procura non è sufficiente a giustificare l'attività carismatica»? Ecco, usando altre parole, la stessa obiezione estratta da una lettera di un protestante contro la prima edizione di questo studio: «Andate a Paray-le-Monial; troverete molte persone che si confessano. L'Eucarestia viene celebrata con grande dignità, maestà e rispetto. Alcuni giovani adorano il SS.mo Sacramento ogni notte, e hanno luogo magnifiche processioni eucaristiche. Il latino viene rivalutato e vengono presentate conferenze da persone poco sospettabili di protestantesimo. Una dozzina di Vescovi francesi e stranieri la frequentano. C'è anche un uso molto moderato dei carismi straordinari, e la seria cura della formazione dottrinale e spirituale. Questi raduni internazionali sono la testimonianza vivente del contrario delle osservazioni e conclusioni della sua inchiesta».
 
Risposta a questa obiezione

- Nel corso di questo studio, abbiamo tentato di dimostrare che le attività carismatiche comportano una mescolanza di elementi buoni e cattivi. Non è possibile formulare un giudizio equo tenendo conto unicamente dei primi.
- Il bene che si fà nel Rinnovamento nello Spirito non è un argomento decisivo. Si sa che Satana si traveste spesso da angelo di luce. Secondo la testimonianza dell'ex massone Jean Marquès-Rivière, un tal modo d'azione satanica è comune nel mondo massonico: «Satana non si presenta mai come esso è realmente; egli dissimula sempre la sua vera identità presentandosi come Angelo di Luce, come Consolatore e come Spirito di Verità. Questo Padre della Menzogna sa diventare un Apostolo della Pace, un Ispiratore mistico e un Principe della Scienza» 285.

Se Satana adotta questo comportamento nella Massoneria, a fortiori lo farà all'interno della Chiesa. Da questa constatazione deriva l'importanza e l’interesse di conoscere le regole classiche in materia. Eccone alcune:

- Lo spirito cattivo non può impedire ad una persona di fare il bene: «Ci sono delle persone cui il demonio non impedisce di fare molto bene in quanto il bene che esse fanno gli serve per ingannare» 286.
- L'inclinazione al bene può venire dal cattivo spirito: è ciò che abitualmente viene definita «tentazione sotto apparenze di bene». Eccone la presentazione fatta da Padre Giovanni Battista Scaramelli s.j. (1687-1752): «Sant'Ignazio insegna che il demonio trasformato in angelo buono usa assecondare i pii desideri delle anime sante e di approvarne l'esecuzione, ma con l'intenzione di trascinarle in seguito nei suoi fini perversi 287. Suarez ne spiega la ragione intrinseca che espone con queste parole: "È manifesto che l'impulso verso una cosa peccaminosa per la sua stessa natura viene dal demonio e non può venire da Dio; ma se la cosa fosse per sé stessa onesta e virtuosa, ciò non sarebbe un dato per stabilire con certezza che essa è stata ispirata da Dio, potendo essere stata suggerita dal suo nemico. La ragione di questo fatto è chiara: il male non può mai diventare bene, ma il bene può diventare male se esso tende ad un cattivo fine. Dunque, quantunque l'inclinazione al male non possa provenire dallo spirito buono, l'inclinazione al bene può venire dal cattivo spirito che ci porta al bene con un fine perverso. Se si tratta di un peccato è evidente che esso ha per causa il demonio e non il buono spirito; se si tratta di un'azione onesta non si deve necessariamente concludere che essa venga da quest'ultimo. Al contrario, essa può diventare evidente che essa sia stata suggerita dal cattivo spirito piuttosto che dal buono"» 288. Ecco il testo di Sant'Ignazio di Loyola (1491-1556) al quale allude Padre Scaramelli: «Quarta regola. È proprio dell'angelo cattivo quando si trasforma in angelo di luce, entrare subito nei sentimenti dell'anima pia per ispirargli i suoi. Così, egli inizia con il suggerire a quest'anima dei buoni e santi pensieri, conformi alle sue disposizioni virtuose; ma molto presto, a poco a poco, egli fa in modo di attirarla nei suoi tranelli segreti, e di farla acconsentire ai suoi colpevoli disegni». «Quinta regola. Dobbiamo esaminare con grande cura il seguito e l'andamento dei nostri pensieri. Se l'iniziò, la metà e il termine, tutto in essi è buono e tende unicamente al bene, è una prova che essi vengono dall'Angelo buono; ma se, in seguito ai pensieri che ci sono stati suggeriti, si finisce per incontrare qualcosa di cattivo o di dissipante, o di meno buono di quello che ci eravamo proposti di fare, o se questi pensieri indeboliscono la nostra anima, la inquietano, la confondono, togliendole la pace e la tranquillità di cui essa gioiva prima, è una traccia evidente che essi procedono dallo spirito cattivo, nemico dei nostri progressi e della nostra salvezza eterna» 289. Riprendiamo due frasi-chiave: «Ci sono delle persone cui il demonio non impedisce di fare molto bene in quanto il bene che esse fanno gli serve per ingannare» (Padre Lallemant); «il demonio trasformato in angelo buono usa assecondare i pii desideri delle anime sante e di approvarne l’esecuzione, ma con l'intenzione di trascinarle in seguito nei suoi fini perversi» (Padre Scaramelli riassumendo Sant'Ignazio). È possibile che attraverso il bene effettuato mediante il canale del Rinnovamento nello Spirito, possono nascondersi degli «inganni», dei «fini perversi» che non siano necessariamente legati a delle frange estremiste del movimento (che potrebbero essere definite «deviazionistiche), ma che siano insiti nel movimento stesso? Noi crediamo di avere dimostrato che ciò è più che possibile. Uno degli inganni più visibili non è forse questo falso ecumenismo, questa strada che conduce verso una super-religione mondialista? Si obietterà che si potrebbero considerare gli aspetti negativi di questi «inganni» e di questi «fini perversi» come oggi largamente compensati dagli aspetti positivi di preghiera e di conversione. Ma che cosa ne sarà tra dieci o vent'anni, quando la deriva protestante, inerente al Rinnovamento, avrà prodotto i suoi effetti? La Storia della Chiesa è là a mostrarcelo: le eresie seducono spesso mediante dei frutti immediati, seguiti , a medio o a lungo termine, da effetti perniciosi.

l Conclusione
 
Esaminando il Rinnovamento carismatico cattolico, abbiamo incontrato alcuni elementi positivi rilevanti... e degli elementi negativi non certo di minor peso. Questi ultimi, per la maggior parte, derivano dalle caratteristiche stesse del movimento. Da questa mescolanza di buono e di cattivo, il Rinnovamento nello Spirito appare come un fenomeno seducente e sospetto:

- sospetto per il rituale pentecostale e i carismi che vi si esercitano;
- sospetto per la sua ricerca dell'esperienza del divino e per il suo appetito per lo straordinario;
- sospetto per la sua somiglianza con i «risvegli» protestanti;
- sospetto per il suo falso ecumenismo;
- sospetto per le sue false dottrine diffuse da alcuni dei suoi capi e da certe pubblicazioni del movimento.
 
Alla luce di questi dati, appare più giustificata la definizione del Rinnovamento nello Spirito fornita dalla rivista Tychique«Branca cattolica della corrente pentecostale» 290. In poche parole, ci troviamo di fronte ad un «risveglio» di tipo protestante in piena Chiesa cattolica. Tuttavia, questo «risveglio» si presenta oggettivamente cattolico per via di molte delle sue attività; esso ha rivalorizzato numerosi elementi del cattolicesimo tradizionale abbandonati oggigiorno dalle nostre parrocchie, ed è per questo motivo che esso è particolarmente seducente. D'altronde, abbiamo visto che l'origine e la natura dell'«effusione dello Spirito» e dei carismi - per via della loro estrema somiglianza con le omonime operazioni protestanti - sollevano alcuni gravi problemi che, fino ad ora, non sembrano essere stati studiati dall'autorità ecclesiastica. In attesa dei risultati di questi studi, non si può escludere la possibilità di un intervento diabolico, ma che anzi tale intervento appare non solamente possibile, ma probabile. Anche facendo astrazione da quest'ultimo aspetto (relativo ai carismi e all'«effusione dello Spirito»), tutto mostra che siamo in presenza di un tipico caso di tentazione sotto apparenza di bene. A questo punto, si impongono due domande:

- Perché un così gran numero di cattolici soccombe a questa tentazione?
- Quali rimedi proporre?
 
Il successo del Rinnovamento
Abbiamo già indicato alcune delle cause che hanno contribuito al successo del Rinnovamento. Ritorniamo su questo punto.

- Una prima causa di successo è imputabile alle mancanze dell'autorità ecclesiastica. In presenza di una forma di vita parzialmente deviata che ormai da oltre vent'anni va sempre più sviluppandosi coinvolgendo diversi milioni di cattolici, l'autorità ecclesiastica è intervenuta mediante esortazioni ottimistiche contenenti al massimo alcune riserve formulate in tono di consiglio; nel frattempo, nessuno studio è stato in concreto approntato. Gli errori dottrinali manifesti non sono stati né sanzionati, né tanto meno condannati. Alcuni capi del movimento possono scrivere dei libri tipicamente pentecostali e vengono poi ricevuti a Roma senza essere nemmeno richiamati 291; il Leone di Giuda può diffondere un insegnamento che, su alcuni punti essenziali, si rivela sempre più ebraico piuttosto che cattolico, e ciò non impedisce che poi gli venga affidata la responsabilità del Centro diocesano di Nîmes. In queste condizioni, come stupirsi se moltissimi laici si lasciano sedurre da questo movimento che, nel grigiore della vita cattolica francese e non solo, sembra distinguersi per la sua pietà, per il suo dinamismo e per il suo zelo apostolico? Questo - purtroppo - è uno dei tanti casi in cui è possibile toccare con mano quello che lo scrittore francese Jean Madiran definisce il «collasso» dell'autorità.
 
- Una seconda causa di successo è imputabile al Concilio Vaticano II e agli orientamenti detti «post-conciliari». Riabilitando il protestantesimo, incoraggiando le attività religiose interconfessionali 292, e lasciando cadere la dottrina riassunta dalla formula «fuori della Chiesa non c’è salvezza», il Concilio e gli orientamenti post-conciliari hanno favorito questa forma di penetrazione protestante nella Chiesa che è il Rinnovamento.
 
- Terza causa di successo: l'ignoranza religiosa dei cattolici. Essi, infatti, non conoscono affatto il protestantesimo, la sua storia, i suoi errori fondamentali e i suoi aspetti più seducenti. Essi non hanno che che raramente sentito parlare di discernimento degli spiriti, e hanno poco riflettuto sui metodi che Satana utilizza per tentare le anime migliori (tentazione sotto apparenze di bene...). Il Rinnovamento può così esercitare la sua seduzione senza incontrare ostacoli od opposizioni.
 
- Quarta causa di successo: un bisogno di preghiera e di adorazione; la ricerca di una liturgia che sia veramente sacralizzata. Né la nuova liturgia, impoverita e parzialmente desacralizzata, né le attività della maggior parte delle parrocchie (divenute troppo spesso neo-moderniste), né ciò che resta dell'Azione cattolica può rispondere a questo bisogno. Si è creato un vuotoil Rinnovamento è venuto a colmarlo.
 
Alcune azioni possibili
Quali atteggiamenti potrebbero essere adottati e quali azioni potranno essere praticate da quei laici che vedono la cattiva direzione in cui la corrente carismatica sta trascinando i suoi adepti? Ecco alcune indicazioni a questo riguardo:

- Il Rinnovamento si presenta come una tentazione sotto apparenze di bene; da qui la necessità, onde evitare di lasciarsi sedurre, di fuggire le occasioni in cui essa si manifesta (evitare di partecipare alle riunioni dei gruppi di preghiera «per vedere», ecc...). Al contrario, è necessario mostrarne i pericoli a coloro che si sentono tentati di farlo.
- A più riprese, abbiamo parlato del discernimento degli spiriti, una disciplina che è molto utile conoscere quando si ha a che fare con un fenomeno di questo genere. Purtroppo, ai nostri giorni essa non viene più insegnata, tranne che in alcuni corsi di esercizi spirituali predicati secondo il metodo di Sant'Ignazio di Loyola. Diffondere al massimo gli esercizi spirituali potrebbe dunque costituire una delle migliori salvaguardie contro i pericoli del Rinnovamento nello Spirito.
- Nel Rinnovamento è possibile riscontrare delle incongruenze e degli errori dottrinali per la maggior parte derivanti dalle sue origini protestanti e da una forma inaccettabile di ecumenismo. Da qui l'urgenza di conoscere e approfondire la corrispondente dottrina cattolica («fuori della Chiesa non c'è salvezza») e la Storia della Chiesa.
- Numerosi fedeli entrano al Rinnovamento per soddisfare un bisogno di preghiera e di adorazione. Si dovrebbero quindi rivalutare la liturgia e le preghiere tradizionali, le uniche in grado di dare una risposta a questo bisogno. La Messa tridentina celebrata ogni anni il lunedì di Pentecoste a Chartres, cantata con entusiasmo da oltre 7.000 pellegrini del Centro Charlier (età media venticinque anni), mostra come essa possa anche oggi come ieri servire di supporto alle manifestazioni del popolo cristiano. Bisognerebbe, inoltre, che essa non ne fosse più de facto proibita la celebrazione nelle nostre parrocchie. Alcune Comunità carismatiche sembrano aver ottenuto il diritto di cantare in ebraico, nelle loro cappelle, i canti liturgici della tradizione ebraica. Forse che non hanno maggior diritto di cittadinanza nelle nostre chiese i canti liturgici latini della Tradizione cattolica?
- Bisognerebbe infine supplicare l'autorità ecclesiastica di uscire dal «collasso» precedentemente evocato e di intervenire su due punti essenziali:
 
- Che essa elimini il falso ecumenismo che ha invaso la maggior parte degli ambienti cattolici e che costituisce - come ha magistralmente sottolineato il canonista tedesco Georg May - uno «strumento per la protestantizzazione della Chiesa». È dalla Chiesa - e non dal pentecostalismo - che possiamo essere salvati!
- Che essa prenda seriamente in esame il problema carismatico. Essa sola può portare un giudizio definitivo e rimettere le cose in ordine in modo decisivo. Che non si dica che essa lo ha già fatto! Senza dubbio, esiste un certo numero di documenti romani relativi al Rinnovamento. Essi esprimono un apprezzamento globale, alcuni inviti di prudenza e delle riserve sulle caratteristiche proprie del movimento. Ma essi non costituiscono un giudizio di fondo! D'altronde, un tal giudizio non potrebbe essere portato se non dopo uno studio sistematico del movimento che sembra non essere stato ancora fatto. Sono ormai più di vent'anni che un gran numero di cattolici utilizza un rituale pentecostale denominato «effusione dello Spirito». Bisogna approvarlo? Con quale spiegazione teologica? Secondo quale disciplina? Bisogna proibirlo? Nessuna decisione è stata presa a Roma su queste questioni d'importanza capitale. Ripetiamolo: solo l'autorità ecclesiastica può portare un giudizio definitivo e rimetter in ordine le cose in modo decisivo. Il nostro ruolo e di supplicarla e di preghiera per questa intenzione.

APPENDICE
FUORI DALLA CHIESA NON C'È SALVEZZA!


Ecco una massima che non piace ai nostri contemporanei. Ciò - si dice - non vale più. E tuttavia... «tra le cose che la Chiesa ha sempre insegnato e che non potrà mai smettere di insegnare c'è anche questa dichiarazione infallibile in cui è detto che non c'è salvezza fuori dalla Chiesa». A questo proposito, ecco un documento del Sant'Uffizio 293. «Siamo obbligati a credere, di fede divina e cattolica, tutte le verità contenute nella Parola di Dio - Scrittura o Tradizione - e che la Chiesa ci propone a credere come divinamente rivelate, non solo tramite un giudizio solenne, ma anche per mezzo del suo Magistero ordinario e universale 294Ora, tra le cose che la Chiesa ha sempre predicato e non cesserà di insegnare, c'è anche questa dichiarazione infallibile in cui è detto che non c'è salvezza fuori dalla Chiesa. Tuttavia, questo dogma deve intendersi nel senso che gli attribuisce la Chiesa? Il Salvatore, infatti, ha affidato la spiegazione delle cose contenute nel deposito della fede, non al giudizio privato, ma all'insegnamento dell'autorità ecclesiastica. Ora, in primo luogo, la Chiesa insegna che in questa materia esiste un mandato molto rigoroso di Gesù Cristo, il quale ha incaricato esplicitamente i suoi Apostoli di insegnare a tutte le nazioni di osservare tutte le cose che aveva ordinato» (Mt 28, 19-20).
 
Obbligo di entrare nella Chiesa
«Tra questi comandi c'è quello che ci ordina di incorporarci, mediante il battesimo, al Corpo Mistico di Cristo che è la Chiesa, e di restare uniti a Lui e al Suo Vicario che governa quaggiù la Sua Chiesa in modo visibile. Ecco perché nessuno si salverà se, sapendo che la Chiesa è stata divinamente istituita da Cristo, negherà malgrado ciò di sottoporsi a lei o si separerà all'obbedienza del Romano Pontefice, Vicario di Cristo sulla terra. Non solo il nostro Salvatore ha ordinato che tutti i popoli entrino nella Chiesa, ma ha anche decretato che essa è l'unico mezzo di salvezza senza la quale nessuno può entrare nel regno eterno della gloria».
 
Il «desiderio» può supplire
«Nella Sua infinita misericordia, Dio ha voluto che, poiché si trattava dei mezzi di salvezza ordinati al fine ultimo dell'uomo non per necessità intrinseca, ma solamente per istituzione divina, i loro effetti salutari possano essere ottenuti anche in certe circostanze, quando questi mezzi sono solamente oggetti di “desiderio” o di “augurio”. Questo punto è stabilito chiaramente dal Concilio di Trento a proposito del Sacramento del battesimo e a riguardo della penitenza 295. Bisogna dire altrettanto, sul suo piano, della Chiesa in quanto mezzo generale di salvezza. Ciò perché, affinché una persona ottenga la sua salvezza eterna, non è sempre richiesto che sia di fatto incorporata alla Chiesa a titolo di membro, ma bisogna essere uniti ad essa almeno per desiderio o augurio. Tuttavia, non è sempre necessario che questo augurio sia esplicito come nel caso dei catecumeni. Quando qualcuno è in un'ignoranza invincibile, Dio accetta un desiderio implicito, chiamato così perché è incluso nella buona disposizione dell'anima, la quale desidera conformare la sua volontà a quella di Dio. Queste cose sono espresse chiaramente nella Lettera dogmatica pubblicata dal Sommo Pontefice Pio XII, il 20 giugno 1943, “sul Corpo Mistico di Gesù Cristo”. In questa Lettera, il Sommo Pontefice distingue, infatti, chiaramente coloro che sono attualmente incorporati alla Chiesa come membri e quelli che sono uniti ad essa solamente per desiderio. Parlando dei membri che formano quaggiù il Corpo Mistico, lo stesso augusto Pontefice dice: “Si devono realmente considerare come membri della Chiesa solo coloro che hanno ricevuto il battesimo di rigenerazione e professano la vera fede che, d’altra parte, non si sono per loro disgrazia separati dall'insieme del Corpo o non ne sono stati tagliati a causa di errori molto gravi per l'autorità legittima”. Verso la fine della stessa Enciclica, invitando all'unità col più grande affetto coloro che non appartengono al Corpo della Chiesa cattolica, menziona quelli che, “mediante un certo desiderio ed augurio inconscio, si trovano ordinati al Corpo Mistico del Redentore”. Non li esclude in nessun modo dalla salvezza eterna, ma afferma peraltro che si trovano in un stato “in cui nessuno può essere sicuro della sua salvezza eterno” e anche che “sono privati di tanto e di così grandi soccorsi e favori celesti di cui si può godere solamente nella Chiesa cattolica”. Con queste parole, il Papa condanna chiaramente sia coloro che escludono dalla salvezza eterna gli uomini che non sono uniti alla Chiesa che per il desiderio implicito, che quelli che affermano erroneamente che tutti gli uomini possono salvarsi in tutte le religioni» 296.
 
Necessità della fede
«Tuttavia, non bisogna credere che non importa quale tipo di desiderio di entrare nella Chiesa basti per la salvezza. Il desiderio per cui qualcuno aderisce alla Chiesa dev'essere animato dalla carità perfetta. Un desiderio implicito non può produrre neanche il suo effetto se non si possiede la fede soprannaturale “poiché colui che si avvicina a Dio deve credere che esiste e che rimunera chi lo cerca” (Eb 11, 6). Il Concilio di Trento dichiara 297: “La fede è il principio della salvezza dell'uomo, il fondamento e la radice di ogni giustificazione. Senza di essa è impossibile piacere a Dio e considerarsi Suoi figli» 298.

Secondo gli esponenti del carismatismo, la Chiesa deve tornare a produrre i prodigi della Pentecoste, deve attuare una Pentecoste permanente. Una Chiesa povera di prodigi, dicono, è una Chiesa povera di fede. Obiezione non nuova nella storia della Chiesa. Ecco come rispondeva in proposito Papa San Gregorio Magno (590-604) nella29ª Omelia sui Vangeli (cap. IV): «Forse, fratelli miei, dovete considerarvi senza fede perché non operate questi prodigi? Essi furono necessari ai primordi della Chiesa perché la fede doveva essere alimentata dai miracoli per poter crescere. Anche noi, del resto, quando piantiamo degli alberi dobbiamo annaffiarli finché li vediamo ben solidi nel terreno e appena hanno fissato le radici smettiamo di somministrare l'acqua. Per questo Paolo dice: "Le lingue costituiscono un segno non per i fedeli, ma per gli infedeli. Abbiamo altre più sottili considerazioni da fare riguardo a questi segni e prodigi. La santa Chiesa compie ogni giorno in forma spirituale ciò che faceva allora concretamente mediante gli Apostoli. Quando infatti i suoi sacerdoti con la grazia dell'esorcismo impongono le mani ai fedeli e impediscono agli spiriti maligni di prendere dimora nelle loro anime, cosa fanno se non scacciare i demoni? E i cristiani che abbandonano le dottrine mondane della vita di un tempo, che celebrano i santi misteri e annunciano con tutte le loro forze le lodi e la potenza del Creatore, che altro fanno se non esprimersi in lingue nuove? Quando poi con buone esortazioni spengono la malizia nel cuore degli altri, eliminano i serpenti. Quando sentono parole malvagie e suadenti senza farsi trascinare al male, prendono, sì, bevande mortifere, ma non ne subiscono danno. Quando si accorgono che il prossimo vacilla nel compiere il bene, quando lo soccorrono con tutte le forze e con l'esempio del loro comportamento, sostengono la condotta di coloro che si sentono incerti nelle scelte da compiere, cosa fanno se non imporre le mani sui malati perché ritrovino la salute? Questi prodigi sono ancora più grandi perché di ordine spirituale, e perché attraverso di essi vengono ricondotti alla vita non i corpi, ma le anime; fratelli carissimi, voi pure potete compierli - se lo volete - con l'intervento di Dio. Si tratta di segni esterni, e da essi non possono ottenere vita quelli che li compiono perché sono prodigi di natura corporea che mostrano talora la santità senza però esserne causa; invece, questi prodigi spirituali compiuti nelle anime producono la realtà della vita, e non è loro compito semplicemente il mostrarla. Di essi possono fruire solo i giusti, mentre ai primi possono accedere anche i malvagi. Per questo la Verità dice di qualcuno: “Molti mi diranno in quel giorno: “Signore, Signore, non abbiamo nel tuo nome proclamato profezie, scacciato demoni e compiuto molti prodigi”? Allora io dirò loro: “Non vi conosco, andatevene da me, voi che commettete l’iniquità”. Non vogliate perciò, fratelli carissimi, fare oggetto del vostro amore quei segni che potrebbero essere attribuiti anche ai reprobi, ma amate i prodigi della carità e della pietà, di cui ora abbiamo parlato, che sono veramente sicuri perché occulti, e per i quali è stabilita presso il Signore una ricompensa tanto più grande quanto minore è la loro gloria presso gli uomini».

 
NOTE

1 Traduzione dall'originale francese Connaissance élémentaire du Renouveau charismatique («Conoscenza elementare del Rinnovamento Carismatico»), AFS, Parigi, a cura di Paolo Baroni.
2 «La Chiesa si trova in un'ora d'inquietudine, di autocritica, si direbbe persino di autodemolizione» (cfr. Allocuzione del 7 dicembre 1978); «Per qualche fessura il fumo di Satana è entrato nel tempio di Dio: il dubbio, l'incertezza, la problematica, l'inquietudine, l'insoddisfazione si sono fatte strada [...]. Avremmo creduto che l'indomani del Concilio sarebbe stato una giornata di sole per la Chiesa. Ma abbiamo trovato nuove tempeste» (cfr. Discorso del 29 giugno 1972).
3 Problemi dei quali sarebbe auspicabile si occupassero dei teologi qualificati.
4 Situata in 31, rue de l'Abbé Grégoire, 75006 Parigi.
5 Questo opuscolo contiene: 1) un dossier realizzato dalla Conferenza Episcopale Francese (Lourdes 1987), di cui una parte è stata redatta da alcuni membri appartenenti a comunità carismatiche; 2) un rapporto di Mons. Emile Marcus, Vescovo di Nantes. Esso è stato realizzato sotto forma di supplemento alle riviste TychiqueCahiers du Renouveau. D'ora in poi lo citeremo con il nome di Rapporto Episcopale.
6 Cfr. Rapporto Episcopale, pag. 3.
7 Tra le persone collegate al Rinnovamento bisogna dunque distinguere: 1) i membri delle comunità carismatiche (legati da un impegno e in numero di alcune di migliaia); 2) i partecipanti ai gruppi di preghiera carismatici (il cui numero, in Francia, si situerebbe tra le 100.000 e le 200.000 persone secondo i dati forniti dalRapporto Episcopale del 1982).
8 L'anno di fondazione è il 1973 e non il 1974.
9 Nel 1984, la Comunità Emmanuel contava 1.800 persone (più di 1.000 della regione parigina e più di settecento dalla provincia e stranieri).
10 Nel 1985, la Comunità del Leone di Giuda contava quindici case, di cui sei all'estero e raggruppava circa trecento membri (cfr. Fratel Éfraïm, Les pluies de l'arrière-saison, pag. 131).
11 Cfr. Rapporto Episcopale, pagg. 7-8. Le cifre indicate si riferiscono all'anno 1982.
12 Cfr. Cahiers du Renouveau, nn. 11 e 28.
13 Cfr. M. Hébrard, Les nouveaux disciples, pag. 262.
14 Cfr. H. Caffarel, Faut-il-parler d'un pentecôstisme catholique?, pagg. 47-49. Dopo la stesura di questo libretto nel 1973, Padre Caffarel ne ha redatto un altro nel 1976, dove ha espresso diverse riserve sul Rinnovamento nello Spirito.
15 Cfr. Dom C. Massabki, Le Renouveau charismatique, une chance pour l'Église, pagg. 16-23.
16 Ibid., pag. 23. Il primo elemento essenziale è il gruppo di preghiera.
17 Ibid., pagg. 23-30.
18 L'espressione «battesimo nello Spirito» - meno usata di «effusione dello Spirito» - viene tutt'oggi utilizzata dalle riviste carismatiche (cfr. Cahiers du Renouveau, nº 48; Tychique, nº 54).
19 Cfr. Fêtes et saisons, nº 301, pag. 9.
20 Edizioni Desclée de Brouver, 1974.
21 Cfr. Cardinal L. I. Suenens, op. cit., pagg. 99-100.
22 Più sopra abbiamo descritto il ruolo dell'«effusione dello Spirito» nel destino dei fondatori delle comunità carismatiche; a partire dal momento in cui l'hanno ricevuta, essi hanno trasformato completamente il loro atteggiamento e si sono lanciati nelle fondazioni.
23 Cfr. M. Hébrard, op. cit., pag. 265.
24 Cfr. Tychique, nº 54, marzo 1985.
25 Cfr. Cahiers du Renouveau, nº 49, pag. 34.
26 Etimologicamente, la parola «carisma» (dal greco chárisma) significa «dono», «grazia».
27 Non è da escludere che tale modulazione possa essere un fenomeno del tutto naturale.
28 Una definizione simile è stata data anche da Fêtes et saisons (nº 301, pag. 9): «Una preghiera spontanea che si esprime in una lingua ignota».
29 Cfr. Dom C. Massabki, op. cit., pagg. 52-53.
30 Cfr. R. Laurentin, op. cit., pag. 72.
31 Cfr. Dom. C. Massabki, op. cit., pagg. 57-58.
32 Cfr. Feu et lumière, ottobre 1983, pag. 22. L'articolo di Lucy Rooney s.n.d. e di Padre Robert Faricy s.j. era intitolato «Notre-Dame de la Paix - Révélations sur les apparitions de la Vierge en Yougoslavie». In seguito, Padre Tomislav Vlasik o.f.m. divenne per tre anni il leader spirituale dei pellegrinaggi a Medjugorje. Nel 2008, Padre Vlasik è stato ridotto allo stato laicale dalla Santa Sede per divulgazione di dubbie dottrine, manipolazione delle coscienze, sospetto misticismo, disobbedienza ad ordini legittimamente impartiti ed addebiti contra sextum (cioè contro il sesto comandamento).
33 Cfr. Cahiers du Renouveau, nº 50, pag. 8.
34 Edizioni Cahiers du Renouveau.
35 Cfr. Cahiers du Renouveau, nº 38; l'articolo era intitolato «Renouveau et vie communautaire».
36 È possibile trovare una descrizione fatta dalle stesse comunità carismatiche: 1) nel Rapporto Episcopale (pagg. 27-52); 2) nel nº 24 dei Cahiers du Renouveau.
37 Cfr. Rapporto Episcopale, pag. 6.
38 Cfr. Cahiers du Renouveau, nº 24, pagg. 15-16; articolo di Jean-Romain Frisch intitolato «La Communauté Emmnauel».
39 Cfr. Cahiers du Renouveau, nº 24, pag. 15.
40 Ibid., pag. 12.
41 Ibid., pag. 22.
42 Cfr. M. Hébrard, op. cit., pag. 41.
43 La fondazione più vecchia - quella di Cordes, nel Tarn - conta una quarantina di persone (cfr. M. Hébrard, op. cit., pag. 42).
44 Cfr. Cahiers du Renouveau, nº 24, pag. 23.
45 Cfr. M. Hébrard, op. cit., pagg. 42-43.
46 Ibid., pag. 35.
47 Ibid., pag. 44.
48 Ibid., pag. 142.
49 Ibid., pag. 180.
50 Ibid., pag. 284.
51 Cfr. Cahiers du Renouveau, nº 38, pag. 10; l'articolo era intitolato «Renouveau charismatique catholique et œcuménisme».
52 Cfr. Cardinal L. J. Suenens, op. cit., pagg. 40-42.
53  Estratto da un articolo apparso sul numero di febbraio 1978 della rivista Tychique; cit. in M. Hébrard, op. cit., pag. 284.
54 Cfr. Fêtes et saisons, nº 301, pag. 16.
55 Anche Nicole Fabre è «pastora» della Chiesa protestante (cfr. Tychique, nº 33, pag. 49).
56 Cfr. M. Hébrard, op. cit., pag. 296.
57 Cfr. K. Ranaghan, Comme l'Esprit nous conduit («Come lo Spirito ci guida»), 1971, pag. 116.
58 Cfr. A. - E. Bremond, op. cit., pagg. 244-246.
59 Cfr. Cahiers du Renouveau, nn. 38 e 39.
60 Cfr. M. Hébrard, op. cit., pag. 82.
61 Cfr. Cahiers du Renouveau, nº 38.
62 Cfr. Tychique, nº 33; dossier-editoriale intitolato «Charismes et ministères».
63 Cfr. Tychique, nº 50, pag. 2.
64 Cfr. Tychique, nº 50; dossier-editoriale intitolato «Les racines juives de la fois chrétienne».
65 Cfr. Tychique, nº 48; editoriale.
66 Cfr. M. Hébrard, op. cit., pag. 297.
67 Cfr. A.-E. Bremond, op. cit., pag. 252.
68 Cfr. M. Hébrard, op. cit., pag. 289.
69 Ibid., pag. 305.
70 Cfr. Tychique, nº 50, pag. 64; l'articolo era firmato da don Georges Maurice, appartenente all'Amicizia ebraico-cristiana, un'associazione ispirata da Jules Marx Isaac, un professore ebreo sostenitore ai tempi del Concilio della tesi secondo cui i Vangeli sarebbero stati falsificati in senso antisemita per addossare al popolo ebraico la colpa del deicidio, e sarebbero quindi la fonte di tutte le persecuzioni (compresa quella nazista) che tale popolo avrebbe subito nel corso dei secoli.
71 Cfr. Tychique, nº 44, pag. 31; l'articolo era firmato dal pastore G. Siguier.
72 Cfr. M. Hébrard, op. cit., pag. 34.
73 Riflessione della moglie del pastore della comunità Pain de vie; cfr. M. Hébrard, op. cit., pag. 183. Il termine «pastore» viene correntemente utilizzato per designare il capo di una comunità carismatica.
74 Cfr. Tychique, nº 44, pag. 34.
75 Cfr. P. E. Tardif, «L'Esprit de Dieu a fait de moi un témoin», in Cahiers du Renouveau, nº 48, pag. 29.
76 Ibid., pag. 31.
77 Ibid., pag. 68.
78 Cfr. R. Martin, Feu sur la terre, pag. 63.
79 Cfr. S. Clark, «Sommes-nous charismatiques»?, in Tychique, nº 48, pag. 4.
80 Cfr. S. Clark, Sous la conduite de l'Esprit, pagg. 30-31.
81 Cfr. M. Hébrard, op. cit., pag. 144.
82 Cfr. Rapporto Episcopale, pag. 69. A pag. 60, questo documento suggerisce che, sull'esempio del Rinnovamento, sarebbe augurabile «liberare l'espressione dell'esperienza religiosa».
83 Parroco nella diocesi di Lione.
84 Cfr. M. Hébrard, op. cit., pag. 272.
85 Ibid.
86 Padre A. de Monléon o.p. è consigliere teologico delle Comunità Emmanuel e del Leone di Giuda.
87 Cfr. Famille chrétienne, giugno 1982; articolo di Padre A. de Monléon intitolato «Renouveau: un théologien témoigne».
88 I Cahiers du Renouveau hanno dedicato numerosi articoli al carisma della guarigione.
89 Pastore luterano, apostolo del Rinnovamento carismatico nella sua chiesa.
90 Cfr. Tychique, nº 48, pag. 4.
91 Cfr. Dom C. Massabki, op. cit., pag. 26.
92 Cfr. Tychique, nº 50, giugno 1984.
93 Cfr, Fêtes et saisons, nº 301, pag. 9.
94 Éditions du Feu nouveau, Parigi, 1973.
95 I revivals o risvegli sono una specie di corrente di rinnovamento apparse improvvisamente nelle Chiese protestanti. Padre Henri Caffarel (op. cit., pag. 39) li descrive con queste parole: «Ciò che caratterizza questi "risvegli" è il posto primario accordato ai gruppi di preghiera. Nel corso di queste assemblee ognuno prega spontaneamente ad alta voce; l'emozione, il sentimento, l'entusiasmo religioso e la loro espressione esteriore vi occupano un posto preminente. Spesso, i carismi si manifestano in abbondanza. L'accento viene posto sull'esperienza spirituale».
96 Cfr. P. H. Caffarel, op. cit., pagg. 40-41. I sottotitoli sono nostri.
97 Cfr. M. Colinon, «Les pentecôstistes», in Historia, nº 382 bis.
98 Cfr. Y. Charles, «Quelques cailloux blancs de l'histoire charismatique», in Unités des chrétiens, nº 21. L'autore di questo articolo è un pastore protestante.
99 Cfr. Cahiers du Renouveau, nº 46, pag. 12; articolo del pastore Paul Bechdolf sul pastore Thomas Roberts.
100 Come indica il paragrafo precedente, questo cambiamento si è innescato in Francia molto prima, ossia a partire dagli anni '30.
101 Cfr. P. H. Caffarel, op. cit., pag. 42.
102 Cfr. Fêtes et saison, nº 301, pag. 8.
103 Cfr. K. - D. Ranaghan, Le retour de l'Esprit, Éd. du Cerf, pag. 17.
104 Cfr. Fêtes et saison, nº 301, pag. 8.
105 Cfr. K. - D. Ranaghan, op. cit., pagg. 21-22.
106 Cfr. Fêtes et saison, nº 301, pag. 8.
107 La prefazione e la postfazione sono di Padre A. de Monléon o.p..
108 Cfr. K.-D. Ranaghan, op. cit., pagg. 22-24.
109 Ibid., pag. 24.
110 Cfr. Unités des chrétiens, aprile 1973, pag. 22.
111 Nel luglio del 1946 (cfr. M. Hébrard, op. cit., pag. 260).
112 Si tratta di Padre de Monléon (cfr. M. Hébrard, op. cit., pag. 261).
113 Cfr. Tychique, nº 48, pag. 20; l'articolo su Thomas Roberts è del pastore Paul Bechdolf.
114 Ibid., pag. 23.
115 Cfr. M. Hébrard, op. cit., pag. 261.
116 Cfr. Tychique, nº 47.
117 Cfr. M. Hébrard, op. cit., pag. 261.
118 Cfr. F. Éfraïm, Les pluies de l'arrière-saison, pag. 70.
119 Vedi nel libro del pastore A. Bremond intitolato Sur le chemin du Renouveau il capitolo «L'aventure œcuménique à Lyon» (pagg. 133-151).
120 Cfr. M. Hébrard, op. cit., pagg. 62-63.
121 Ibid., pag. 45.
122 Ibid., pag. 51.
123 Ibid., pagg. 14-15.
124 Foyer de charité situato a Besançon.
125 Cfr. M. Hébrard, op. cit., pag. 239.
126 Ibid., pag. 274. Jean-Michel Rousseau è il fondatore della Communauté Chrétienne de formation.
127 Cfr. Famille chrétienne, del 4 ottobre 1984; l'articolo era intitolato «Vingt mille à Paray-le-Monial».
128 Edizioni Fayard.
129 Cfr. F. Éfraïm, op. cit., pag. 78.
130 Ibid., pag. 80.
131 Ibid., pag. 81.
132 Cfr. Dom C. Massabki, op. cit., pag. 16.
133 Cfr. P. H. Caffarel, op. cit., 48.
134 Cfr. M. Hébrard, op. cit., pag. 121.
135 Ibid., pag. 56.
136 Cfr. M. Hébrard, op. cit., pag. 75.
137 Ibid., pag. 77.
138 Ibid., pag. 81.
139 Ibid., pag. 122.
140 Testo redatto in base agli appunti presi da una persona che, nel 1975, avevano preso parte ad una di queste sessioni.
141 Cfr. Rapporto Episcopale, pag. 62.
142 A conferma, ecco il significativo commento di una ragazza che ha preso parte ad un'assemblea di preghiera della comunità del Leone di Giuda: «Qui ho ritrovato i miei tre "candori": la SS.ma Vergine, l'Eucarestia e il Papa».
143 Cfr. Cahiers du Renouveau, nº 47, pag. 15.
144 In Italia, tra i tanti ecclesiastici famosi schieratisi apertamente in favore del Rinnovamento ricordiamo il Cardinale Carlo Maria Martini, Padre Raniero Cantalamessa o.f.m., l'esorcista paolino Padre Gabriele Amorth e lo scrittore don Giuseppe Tommaselli.
145 Cfr. Cahiers du Renouveau, nº 47, pag. 2.
146  Cfr. Rapporto Episcopale, pag. 74.
147 Cfr. Dom C. Massabki, op. cit., pag. 65.
148 Cfr. Cahiers du Renouveau, nº 27.
149 Cfr. Rapporto Episcopale, pag. 66.
150 Cfr. Cahiers du Renouveau, nº 33.
151 Cfr. Cahiers du Renouveau, nº 49, pag. 24.
152 Cfr. M. Reboul, «L'illuminisme charismatique», in Le Figaro, del 25 agosto 1984; J. Bourdarias, «Renouveau charismatique; la caution du Vatican», in Le Figaro, del 7 settembre 1984.
153 Cfr. J. R. Bouchet-P.  H. Caffarel, Le Renouveau charismatique interpellé, Éd. du Feu nouveau, 1986, pagg. 59-61 (capitolo scritto da Padre Caffarel intitolato «Quelques questions fondamentales»).
154 Cfr. Cahiers du Renouveau, nn. 21, 26-30, 33 e 49.
155 Cfr. Cahiers du Renouveau, nº 39, pagg. 11-12.
156 Cfr. Cahiers du Renouveau, nn. 11 (febbraio 1977), 21, 26, 28, 30, 31 e 48.
157 Cfr. Cahiers du Renouveau, nn. 13, 27 e 38.
158 I cataloghi di libri Renouveau-service figurano nei numeri da 34 a 46 dei Cahiers du Renouveau.
159 Cfr. M. Hébrard, op. cit., pag. 42.
160 Ibid., pag. 74.
161 Cfr. Feu et lumière, nº 1, pag. 28. Resoconto di Padre Daniel Ange del Raduno carismatico d'Ars, nel 1983.
162 Cfr. Tychique, nº 48, pag. 52.
163 Cfr. Cahiers du Renouveau, nº 44, pag. 16; esposizione di suor Briege Mac Kenna durante la sessione carismatica di Paray-le-Monial (estate 1983).
164 Cfr. Famille chrétienne, del 20 giugno 1985.
165 Cfr. Rapporto Episcopale, pag. 40; presentazione della Comunità del Leone di Giuda da parte di uno dei suoi responsabili.
166 Vedi il capitolo che Monique Hébrard dedica nel suo libro alla Comunità di Berdine.
167 Cfr. M. Hébrard, op. cit., pag. 48.
168 Opuscolo di presentazione della Comunità Emmanuel, pag. 14.
169 Cfr. Cahiers du Renouveau, nº 48, pag. 25.
170 Cfr. Cahiers du Renouveau, nº 24, pag. 14.
171 Cfr. Cahiers du Renouveau, nº 24, pag. 14.
172 Cfr. M. Hébrard, op. cit., pag. 62.
173 Opuscolo di presentazione della Comunità Emmanuel, pag. 14.
174  Cfr. M. Hébrard, op. cit., pag. 210.
175 Cfr. P. H. Caffarel, Faut-il-parler d'un pentecôstisme catholique?, Ed. Feu nouveau, 1973.
176 Ibid., pag. 37.
177 Per un'informazione più completa a questo riguardo, vedi i primi capitoli del libro di R. Knox, Enthusiasm, Ed. Clarendon Press Oxford.
178 Cfr. Le Christe au monde, nº 6, 1964; l'articolo era intitolato «Un exemple d'adaptation en Afrique: la “Jamaa” à Luluaburg».
179 Cfr. Le Christe au monde, nº 2, 1964.
180 Cfr. Le Christe au monde, nº 3, 1964.
181 Cfr. Le Christe au monde, nº 2, 1964.
182 Cfr. P. H. Caffarel, op. cit., pag. 39.
183 Cfr. M. Hébrard, op. cit., pag. 253; cit. in A. de la Gorce, Wesley, maître d'un peuple. John Wesley apparirebbe così come il precursore dell'attuale movimento del Rinnovamento. Ecco la nota con cui Padre René Laurentin inizia la sua cronologia dei pentecostalismi protestante e cattolico: «Maggio 1738: Wesley, fondatore del metodismo, precursore lontano del pentecostalismo, scopre la testimonianza interiore dello Spirito e la conversione del cuore» (cfr. R. Laurentin, Pentecôstisme chez les catholiques, pag. 251).
184 Cfr. M. Hébrard, op. cit., pag. 253.
185 Cfr. P. H. Caffarel, op. cit., pagg. 40-41.
186 Cfr. A.-E. Bremond, Sur le chemin du Renouveau, Éd. Pneumathèque, 1980; prefazione di Régine Maire-Besser della Comunità Chemin Neuf.
187 Autunno 1932.
188 Cfr. A.-E. Bremond, op. cit., pag. 89.
189 Ibid., pag. 90.
190 Ibid., pagg. 111-112.
191 Ibid., pag. 112.
192 Cfr. Tychique, nº 50, pag. 1.
193 Vedi le regole del discernimento degli spiriti che figurano negli Esercizi Spirituali di Sant'Ignazio di Loyola.
194 Cfr. C. Maurras, La démocratie religieuse, pagg. 22-23. Testo citato da Marcel de Corte in uno studio intitolato Note sur la 54eme leçon du cours de philosophie positive d'Auguste Comte, e che si avvicina al nostro soggetto (cfr. Itinéraires, aprile-maggio 1971).
195 Testimonianza di grande interesse pubblicata dalla rivista Le Christe au monde in un articolo intitolato «Les pentecôstistes catholiques: ils courent des grands risques».
196 Cfr. San Giovanni della Croce, Salita del Monte Carmelo, vol. II, cap. 27.
197 Essa si situa nel filo diretto della tradizione protestante poiché è in armonia con la dottrina del libero esame.
198 Cfr. Paolo VI, Discorso del 24 settembre 1969; cit. in Documentation catholique, nº 1549. Peccato che poi, di fatto, Paolo VI, nonostante queste messe in guardia, abbia incoraggiato il Rinnovamento nello Spirito.
199 La storia fornisce numerosi esempi di capi di Stato «illuminati». Uno dei più celebri è Oliver Cromwell (1599-1658) che governò la Gran Bretagna dal 1649 al 1658. Vedi il capitolo a lui consacrato in J. Lombard, La face cachée de l'histoire moderne.
200 Cfr. J. R. Bouchet-P. H. Caffarel, Le Renouveau charismatique interpellé, Éd. du Feu nouveau, 1976, pag. 75.
201 Per evitare ogni possibile ambiguità precisiamo che: 1) desiderare di sentire il divino in sé è una cosa; 2) dare alla sensibilità la sua giusta collocazione nell'atto religioso è una cosa completamente diversa (di per sé perfettamente legittima e alla quale concorrono la liturgia, l'arte religiosa, ecc...).
202 Cfr. J. R. Bouchet-P. H. Caffarel, op. cit., pag. 76, capitolo «Quelques questions fondamentales», redatto da Padre Henri Caffarel nel 1975. Quest'ultimo, a proposito del suo libro già citato Faut-il-parler d’un pentecôtisme catholique?, aggiunge (a pag. 55) la seguente precisazione: «Da notare che se oggi dovessi riscrivere questo opuscolo, le sue conclusioni sarebbero notevolmente diverse, in quanto a quel tempo mi ero appoggiato su informazioni di cui alcune - l'ho scoperto dopo - erano erronee e tendenziose».
203 Cfr. R. Laurentin, Pentecôtisme chez le catholiques, pag. 189.
204 Ibid., pag. 35.
205 Cfr. H.-D. Ranaghan, op. cit., pag. 62.
206 Ibid., pag. 65.
207 Cfr. M. Hébrard, op. cit., pagg. 70-71. In questo punto, l'Autore descrive un week-end alla Comunità cristiana di formazione di Poitiers.
208 Cfr. H. Campion, op. cit., pag. 49.
209 Cfr. M. Hébrard, op. cit., pag. 222.
210 Ibid., pag. 229.
211 Cfr. R. Laurentin, op. cit., pag. 215.
212 Cfr. La Croix, del 16-17 febbraio 1975; l'articolo era intitolato «Pentecôtisme catholique».
213 Cfr. J. R. Bouchet-P. H. Caffarel, op. cit., pag. 73.
214 Cfr. Dom C. Massabki, op. cit., pag. 26.
215 Cfr. San Vincenzo Ferreri, La vie spirituelle, cap. VIII.
216 Cfr. San Giovanni della Croce, Salita al monte Carmelo, vol. II, cap. X.
217 Cfr. Dom C. Massabki, op. cit., pag. 23.
218 Cfr. P. E. Villeurbanne o.f.m., Les Renouveaux charismatiques devant la foi, la spiritualité et l'Église. Questo testo è stato riprodotto nell'opuscolo Les mouvements charismatiques au regard del la foi e de l'Église, pubblicato nel 1975 e che all'epoca costituiva il migliore studio sull'argomento.
219 Cfr. J. R. Bouchet-P. H. Caffarel, op. cit., pagg. 26-27.
220 Cfr. R. Martin, Feu sur la terre, Éd. Pneumathèque, 1979, pag. 32. A quell'epoca, l'Autore era a capo della Comunità carismatica cattolica Parole de Dieu di Ann Arbor, negli Stati Uniti.
221 Si tratta del pastore David Wilkerson, autore del libro La croce e il pugnale, una delle più grandi opere di propaganda del Rinnovamento carismatico.
222 Cfr. M. Harper, Nouveau style de vie dans l'Église, pagg. 30-31.
223 Cfr. D. Wilkerson, La croce e il pugnale, pag. 183.
224 Cfr. P. R. Laurentin, op. cit., pag. 72. Testimonianza del 1974.
225 Cfr. Tychique, nº 50.
226 Cfr. H.-D. Ranaghan, op. cit., pag. 214.
227 Cfr. Cfr. J. R. Bouchet-P. H. Caffarel, op. cit., pag. 214.
228 Ecco il passo da cui è stata estratta questa citazione: «Non vogliamo lasciare che le nostre attuali diversità paralizzino l'azione dello Spirito Santo che, fin dall'inizio, in una corrente internazionale ed interconfessionale, da bocca ad orecchio, da imposizione delle mani ad imposizione delle mani, si è diffuso in tutto il mondo attraversando le nostre difese e le nostre frontiere ecclesiali. Siamo perfettamente consapevoli del fatto che il cammino di fedeltà alla nostra Chiesa e la comunione con le altre Chiese è un cammino difficile».
229 Cfr. M. Hébrard, op. cit., pag. 51.
230 Ibid., pag. 15.
231 Ibid., pagg. 62-63.
232 Ibid., pagg. 14-15.
233 Ibid.
234 «Entrai in cappella. Ero in piedi davanti all'altare e, un istante dopo, mi trovai disteso a terra, piangente e in un'estasi che forse non ho mai più provato [...]. Tutto d'un tratto, Gesù Cristo si fece così reale e così presente che potevo sentirlo intorno a me. Dopo un po' di tempo [...], mi ritrovai in piedi e discesi conscio che lo Spirito di Dio aveva appena operato in me [...]. Riflettendo su quanto era accaduto, compresi che dovevo tornare in cappella per pregare. Nell'entrare mi accorsi di avere un po' di paura, ma entrai ugualmente. Mi ritrovai disteso sul dorso, con le braccia aperte in forma di croce [...]. (Poco più tardi) ebbi un incontro con Cristo ancora più intenso del precedente. Quando tentavo di parlare con quelli che entravano, mi accorsi che non emettevo che dei suoni inintelligibili, come un muto che cerca di esprimersi [...]. (L'indomani) ci fu un'altra conversazione sul 3º capitolo degli "Atti degli Apostoli". Dopodiché, abbiamo pregato per un breve lasso di tempo, e, di nuovo, incontrai il mio Dio. Questa volta, la mia gioia fu così grande che non potei fare altro che ridere disteso a terra» (cfr. K.-D. Ranaghan, op. cit., pagg. 34-35).
235 Cfr. J. R. Bouchet-P. H. Caffarel, op. cit., pag. 65. Per effetti soprannaturali tangibili bisogna intendere effetti sensibili d'origine soprannaturale.
236 Aggiungiamo un'osservazione: è noto che, nel Rituale romano dell'esorcismo, la glossolalia (parlare in lingue) e la xenoglassia (parlare lingue straniere senza conoscerle) sono considerati segni di possessione diabolica.
237 Cfr. M. Hébrard, op. cit., pag. 142.
238 Ibid., pag. 188 e ss.
239 Una delle «chiese» o denominazioni pentecostali è conosciuta con il nome «Assemblee di Dio» (cfr. R. Martin, op. cit., pag. 31).
240 Dopo aver partecipato alla fondazione del Rinnovamento carismatico cattolico americano, il Professor William. Storey se ne è in seguito allontanato.
241 Cfr. J. R. Bouchet-P. H. Caffarel, op. cit., pag. 99 (intervista al William Professor Storey).
242 Ibid., pag. 35.
243 Cfr. M. Hébrard, op. cit., pag. 297.
244 Cfr. Tychique, nº 50, pag. 63; articolo di don Georges Maurice dell'Amicizia ebraico-cristiana (cfr. A. Bremond, op. cit., pag. 177).
245 Cfr. Tychique, nº 47, pag. 5. Resoconto del Convegno della Porte ouverte, 2-10 luglio 1983. Ruben Berger viene presentato come un «ebreo che crede in Gesù».
246 Cfr. Cahiers du Renouveau, nº 34, pag. 31. Articolo intitolato «Le mystere d’Israël».
247 Cfr. M. Hébrard, op. cit., pag. 284.
248 Unitatis redintegratio sono le prime due parole del Decreto sull'ecumenismo del Concilio Vaticano II.
249 L'affermazione di questa tesi: 1) da parte del pastore Arnold Bremond: «La nostra certezza è che non c'è che un solo ceppo: Gesù Cristo, il Signore. Ora, la tentazione inconfessata - ma più cosciente di quanto non si pensi - di ogni grande confessione - ma anche di tantissime piccole comunità sèttarie - consiste nel considerarsi come l'unico ceppo o il più valido, su cui si devono innestare tutti gli altri tralci. E ciò è grave, poiché Gesù stesso ha proclamato: “Io sono la vite e voi i tralci”» (cfr. A.-E. Bremond, op. cit., pag. 253); 2) da parte di F. Lowsky, della chiesa riformata di Francia: «L'Unità non si realizzerà affatto mediante un “ritorno”, ma con la capitolazione di tutti - me compreso - davanti allo Spirito Santo» (cfr. A.-E. Bremond, op. cit., pag. 230); 3) da parte di Roger Schutz, della Comunità calvinista di Taizé: «L'unità visibile non si realizzerà sotto la forma di un ritorno all'obbedienza romana [...]. Essa si presenta come la riconciliazione di Chiese-sorelle» (cfr. R. Schutz, La foi en crise, pag. 94).
250 Ecco come questo atteggiamento viene decantato da Roger Schutz: «Creando a Taizé una vita comune, non abbiamo voluto altro che riunire degli uomini, che si impegnano sulle orme di Cristo, per essere un segno esistenziale dell'unità della Chiesa. Essere autentici in rapporto alla nostra vocazione ecumenica suppone un'esigenza d'unità nella vita comune. Che alcuni dei miei fratelli appartengano a diverse confessioni nate dalla Riforma o alla confessione anglicana, e che ora sia possibile avere con noi anche dei fratelli cattolici, non ha affatto determinato una separazione tra noi. L'unità di fede si forgia attraverso la preghiera liturgica, in una lenta elaborazione» (cfr. R. Schutz, Dynamique du provisoire, pagg. 135-137).
251 Questo falso ecumenismo impregna letteralmente la maggior parte dei testi per la catechesi.
252 Cfr. Cahiers du Renouveau, nº 38, pag. 11.
253 Cfr. Feu sur la terre, pagg. 49-50. Nel 1972, Ralph Martin ha fondato il Bureau International de Comunication du Renouveau Charismatique Catholique (chiamato I.C.O.). Egli ne è stato il primo direttore. Il 18 aprile 1980, in qualità di membro del consiglio di questo organismo, egli è stato ricevuto da Giovanni Paolo II con Hervé-Marie Catta, della Comunità Emmanuel (cfr. Cahiers du Renouveau, nº 11, pag. 4; nº 28, pag. 4).
254 Cfr. Cahiers du Renouveau, nº 34, pag. 13.
255 Ibid., pag. 21.
256 Cfr. Tychique, nº 50, pag. 64.
257 Ecco la solita confusione tra ciò che è permesso e ciò che è voluto da Dio.
258 Cfr. A.-E. Bremond, op. cit., pag. 251.
259 Docente della Facoltà di Diritto Canonico dell'Università di Mayence, in Germania.
260 Cfr. P. G. May, op. cit., pag. 6.
261 Occorre precisare che mettendo in evidenza tali testi, verosimilmente esatti, e passando sotto silenzio il rifiuto da parte di Lutero di buona parte dei dogmi e della dottrina mariana, si contribuisce alla creazione di un'immagine falsata di questo pseudo-riformatore.
262 Cfr. Cahiers du Renouveau, nº 35, pagg. 30-31.
263 Cfr. Tychique, nº 48, pag. 2.
264 Ibid., pag. 27.
265 Ibid., pag. 28.
266 Ibid., pag. 31.
267 Ecco il resoconto fornito da Tychique (nº 51, pag. 11) a questo proposito: «Questo lunedì di Pentecoste, sul Monte Scopus, il monte dello scandalo, abbiamo ricevuto, vissuto e condiviso la misericordia del nostro Dio. Su questo monte dello scandalo, tutti insieme - ebrei, protestanti, cattolici, ortodossi, orientali, occidentali, bianchi, neri e poveri - il Signore fece passare un soffio leggero e ci disse: "Alzate la testa, guardate i luoghi dove sono passato mentre andavo al Calvario. Ho accettato di essere stritolato dalla sofferenza per slegare eternamente le braccia della mia misericordia". E noi abbiamo accettato in questo giorno di gridare la nostra miseria, e di dargli la pietra che era nel nostro cuore. E questo fu un torrente di misericordia: un ebreo lavò i piedi di un cristiano. Il sacerdote cattolico chiese ad un pastore protestante di potersi gettare ai suoi piedi e chiedergli perdono di San Pietro di Roma e far ritorno all'abisso d’umiltà di San Pietro in Gallicante...».
268 Cfr. R. Martin, Feu sur la terre, pag. 45.
269 Ibid., pag. 57.
270 Cfr. Tychique, nº 44, pag. 29.
271 Ibid., nº 47, pag. 5.
272 Cfr. Cahiers du Renouveau, nº 11, pag. 7.
273 Cfr. P. A. Cartier s.j., prefazione al libro Feu sur la terre di R. Martin (Éd. Pneumathèque, 1979).
274 Cfr. R. Martin, op. cit., pagg. 29-39.
275 Dal libretto di presentazione della Comunità Emmanuel, pag. 12.
276 Cfr. F. Ephraïm, op. cit., pag. 133.
277 Ricordiamo che la rivista Tychique viene pubblicata dalla Comunità carismatica Chemin Neuf.
278 Ecco il testo completo: «E se il Rinnovamento fosse chiamato ad essere in seno al Corpo di Cristo un po' come un profeta, senza alcun potere istituzionale e senza altra autorità che quella del suo messaggio? Uno tra i tanti profeti dell'Unità del Dio Trinitario e dell'Unità della Chiesa? Se esso fosse chiamato a compiere dei folli gesti d’Unità, come "Gerusalemme '84", piantando così nel grigiore della cristianità una fiaccola profetica alla cui luce le Chiese possano orientarsi, al fine di costruire o piuttosto di ricevere la loro unità non a partire dalle divisioni di ieri, ma dall'Unità di domani, dall'Unità Trinitaria di sempre»? (cfr. Tychique, nº 44, pag. 29).
279 Cfr. R. Martin, op. cit., pag. 5.
280 Ecco questa conclusione: «Affinché il Rinnovamento possa svolgere, nella mano di Dio, il suo ruolo critico di fronte al sistema, bisogna che esso sia, nella sola potenza dello Spirito, irriducibile ai ruoli sociali di conforto e di compensazione. Ma per questo esso, in verità, dev'essere promessa per le Chiese, irriducibili a tutte le tradizioni separate e inammissibili tra loro. Tale è la posta in gioco degli anni a venire [...]. In questo momento, in questa situazione, ci viene chiesto di essere il sale. Poiché, se i membri del Rinnovamento sono chiamati, tramite la profonda esperienza dello Spirito, ad essere altra cosa che la maggioranza dei cristiani tradizionali, essi devono accettare non solamente di rompere con i ruoli di conforto e di compensazione, ma anche di rifiutare la tentazione che viene dalle Chiese Perché oggi, è ad esse che il Rinnovamento appartiene, per la salvezza della società e la liberazione delle Chiese, di presentarsi al mondo e a Dio come un gruppo che si rifiuta, in nome della verità e della libertà dell'amore, di adattarsi. È a questo prezzo che essi potranno comunicare alle nostre Chiese e alla nostra società la speranza del Regno che sta venendo. È per questo che Dio li ha chiamati e li chiama ancora oggi. Forse che essi hanno o vogliono dimenticare o non ascoltare questa chiamata»?
281 In un articolo intitolato «Sommes-nous charismatiques» (in New Covenant, febbraio 1983; in Tychique, nº 48, pag. 5) e firmato da «Steve Clark, leader del Rinnovamento nello Spirito degli Stati Uniti».
282 Cfr. S. Clark, art. cit., pag. 4.
283 Cfr. Rapporto Episcopale, pag. 68.
284 Cfr. San Vincenzo Ferreri, La vie spirituelle, cap. VIII, § I.
285 Cfr. J. Marquès-Rivière, La trahison spirituelle de la Franc-maçonnerie, pag. 238.
286 Cfr. La doctrine du Père Lallemant, Collection Christus, Éd. Desclée de Brouwer. Padre Lallemant s.j. (1588-1635) fu un gesuita francese che non pubblicò alcuna opera, ma i cui insegnamenti furono raccolti da due dei suoi discepoli: Padre Surin s.j. e Padre Rigoleuc s.j.
287 Cfr. Sant'Ignazio di Loyola, Esercizi spirituali, 4ª regola per il discernimento degli spiriti (2ª settimana).
288 Cfr. P. G. B. Scaramelli s.j., op. cit.
289 Cfr. Sant'Ignazio di Loyola, Esercizi spirituali, 4ª e 5ª regola per il discernimento degli spiriti (2ª settimana).
290 Cfr. Tychique, nº 50, pag. 1.
291 È il caso di Ralph Martin il cui libro Feu sur la Terre è stato abbondantemente citato in questo studio.
292 In altri tempi esse erano quasi proibite dalla Chiesa o per lo meno venivano regolamentate in modo molto restrittivo.
293 Cfr. Lettera del Sant'Uffizio, dell'8 agosto 1949, all'Arcivescovo di Boston. Edizioni Desclée-Collection, Les Enseignements pontificaux; présentation par les moines de Solesmes, n° 210, «L'Église», pagg. 818 e ss.
294 Cfr. Concilio Vaticano I, Sess. III, C. III.
295 Cfr. Concilio Vaticano I, Sess. VI, C. V e XIX. Denz. nn. 797 e 807.
296 Cfr. Pio IX, Singulari quadamDenz. nº 1641 s.; Pio IX, Quanto conficiamur moeroreDenz. nº 1677.
297 Cfr. Concilio Vaticano I, Sess. VI, C. VIII.
298 Cfr. Denz. nº 801.
 http://www.crisidellachiesa.com/index.htm


Espressioni eretiche ed altre in odore di eresia di Joseph Ratzinger
I brani in questione sono presi dai libri:
“Gesù di Nazaret” edizione 2007, “Dio e il mondo” edizione 2001 e “La Comunione nella Chiesa” edizione 2004


Joseph Ratzinger

Magistero Pontificio

   “Dio e il mondo”
Pag. 267. [...] (Maria) la madre diquell’uomo intimamente unito a Dio, fino ad essere tutt’uno con lui.
Pag. 319. [...] concepimento dell’uomo Gesù, per opera dello Spirito Santo.
Pag. 190. Allora tutto ciò che era e doveva essere il Tempio è presente in lui (Gesù) in quanto Tempio vivente.
Pag. 297. [...] la volontà di Gesù diventa tutt’uno con la volontà del Figlio e con quella del Padre.

Pag. 240. Lì (nella figura di Cristo) si situa un uomo in cui però Dio stesso si fa presente.
Pag. 257. [...] Gesù non è uno degli inviati, ma colui in cui Dio esprime se stesso.
Pag. 25. Ragionevolmente si dovrebbe infatti dire che Dio è troppo grande percomprimere se stesso nella limitatezza di un essere umano (Gesù).
Pag. 26. [...] questo è un Dio che ha la forza di realizzare l’amore in modo tale da esserese stesso in un uomo [...].
Pag. 114. […] il purgatorio, appunto, in cuila vista di Cristo ci faccia ardere fino a renderci liberi, ci purifichi rendendoci pronti a incontrare Dio [...].
Pag. 267. […] stabilire quanto profondamente fossero unite in quest’uomoGesù Cristo natura umana e natura divina[...].

“Gesù di Nazaret”
Pag. 105. È (Cristo) il re della pace – lo è grazie alla potenza di Dio, non in virtù di un potere proprio.
Pag. 211. Nelle guarigioni miracolose del Signore e dei Dodici, Dio si rivela nel suo potere benigno sul mondo. Sono, secondo la loro essenza, «segni» che rimandano a Dio stesso e tendono a mettere in movimento l’uomo verso Dio.
Pag. 84. [...] il «regno» non è semplicemente presente nella presenza fisica di Gesù, mamediante il suo operare nello Spirito Santo. In questo senso il regno di Dio, in Lui e attraverso di Lui, qui ed ora, diventa presenza, «si avvicina».
Pag. 112.
In un mondo pieno di crudeltà e cinismo o di connivenza dettata dalla paura ci troviamo di nuovo di fronte – come nella visione di Ezechiele – alla piccola schiera di persone(sotto la croce di Gesù) che restano fedeli; non possono ribaltare la sventura, ma nel loro con-patire si schierano dalla parte del condannato, e con il loro con-amare si trovano dalla parte di Dio, che è Amore.
Pag. 357. La trasfigurazione è un avvenimento di preghiera; diventa visibile ciò che accade nel dialogo di Gesù con il Padre: l’intima compenetrazione del suo essere con Dio, che diventa pura luce.
Pag. 7. Al tempo della mia giovinezza – negli anni Trenta e Quaranta – esisteva una serie di opere entusiasmanti su Gesù.[...] In tutte queste opere l’immagine di Gesù Cristo veniva delineata a partire dai Vangeli: come Egli visse sulla terra e come, pur essendo interamente uomo, portò nello stesso tempo agli uomini Dio, con il quale, in quanto Figlio, era una cosa sola.

“La Comunione nella Chiesa”
Pag. 83-84.
In altre parole, le due volontà sono unite nel sì della volontà umana di Cristo alla volontà divina del Logos. Così concretamente – “esistenzialmente” – entrambe le volontàdiventano un’unica volontà e tuttavia rimangono ontologicamente due realtàautonome. Riguardo a questo, il concilio afferma: come la carne del Signore puòessere detta carne del Logos, così anche la sua volontà umana può essere definita volontà propria del Logos. In pratica il concilio applica qui (nella dovuta differenza analogica) il modello trinitario alla cristologia: la suprema unità esistente – l’unità di Dio – non è un’unità senza articolazione e distinzione, ma unità al modo della comunione-unità che è creata dall’amore edè amore. Così il Logos assume in sé l’esseredell’uomo Gesù e ne parla come del proprio io: “Sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato” (Gv 6,38). Nell’obbedienza del Figlio, nell’unificazione delle due volontà in un unico sì alla volontà del Padre, si compie la comunione tra essere umano e divino. Lo “scambio meraviglioso”, l’“alchimia dell’essere”, si realizza qui come comunione liberatrice e conciliatrice, che diviene comunione tra Creatore e creatura.
Pag. 98-99.
A partire di qui Paolo poteva designare Cristo come “hilasterion”, termine che indicava nel linguaggio cultuale dell’Antico Testamento il punto centrale del tempio, il coperchio, che stava sopra l’arcadell’alleanza. Esso era chiamato “kapporeth”, che in greco fu tradotto con “hilasterion” ed era considerato come il luogo, sopra il quale Dio si manifestava in una nuvola. Questo “coperchio” era asperso con il sangue dell’espiazione, che in questo modo doveva avvicinarsi il più possibile a Dio stesso.

IV. Se qualcuno dice che l'unione del Verbo di Dio con l'uomo è avvenuta solo nell'ordine della grazia, o in quello dell'operazione, o in quello dell'uguaglianza di onore, o nell'ordine dell'autorità, o della relazione, o dell'affetto, o della virtù; o anche secondo il beneplacito, quasi che il Verbo di Dio si sia compiaciuto dell'uomo, perché lo aveva ben giudicato, come asserisce il pazzo Teodoro; ovvero secondo l'omonimia per cui i Nestoriani, chiamando il Dio Verbo col nome di Gesù e di Cristo, e poi, separatamente, l'uomo, "Cristo e Figlio", parlano evidentemente di due persone, anche se fingono di ammettere una sola persona e un solo Cristo, solo di nome, e secondo l'onore, e la dignità e l'adorazione; egli non ammette, invece, che l'unione del Verbo di Dio con la carne animata da anima razionale e intelligente, sia avvenuta per composizione, cioè secondo l'ipostasi, come hanno insegnato i santi padri; e quindi nega una sola persona in lui, e cioè il Signore Gesù Cristo, uno della santa Trinità, costui sia scomunicato. Poiché, infatti, l'unità si può concepire in diversi modi, gli uni, seguendo l'empietà di Apollinare e di Eutiche, e ammettendo l'annullamento degli elementi che formano l'unità, parlano di un'unione per confusione; gli altri, seguendo le idee di Teodoro e di Nestorio, si compiacciono della separazione, e parlano di una unione di relazione. La santa chiesa di Dio, rigettando l'empietà dell'una e dell'altra eresia, confessa l'unione di Dio Verbo con la carne secondo la composizione, ossia secondo l'ipostasi. Questa unione secondo la composizione nel mistero di Cristo, salvaguarda dalla confusione degli elementi che concorrono all'unità, ma non ammette la loro divisione.
V. Se qualcuno intende l'unica persona del signore nostro Gesù Cristo come implicante più sussistenze, e con ciò tenta introdurre nel mistero di Cristo due ipostasi o persone, e se di queste due persone, da lui introdotte, parla di una secondo la dignità l'onore e l'adorazione, come hanno scritto nella loro pazzia Teodoro e Nestorio, e accusa il santo concilio di Calcedonia, quasi che abbia usato l'espressione "una sola sussistenza", secondo questa empia concezione; e non ammette, piuttosto, che il Verbo di Dio si è unito alla carne secondo ipostasi e che, quindi, egli ha una sola ipostasi, cioè una sola persona; e che così anche che il santo sinodo di Calcedonia ha confessato una sola ipostasi del Signore nostro Gesù Cristo, costui sia anatema. La santa Trinità, infatti, non ha ricevuto l'aggiunta di una persona in seguito all'incarnazione di Dio Verbo, uno della santa Trinità.
VI. Se qualcuno afferma che la santa gloriosa e sempre vergine Maria solo impropriamente e non secondo verità è madre di Dio, o che ella lo è secondo la relazione, nel senso che sarebbe nato da lei un semplice uomo, e non, invece il Dio Verbo, che si è incarnato dovendosi riferire, secondo loro, la nascita dell'uomo al Verbo Dio, in quanto presente all'uomo che nasceva; e chi accusa il santo sinodo di Calcedonia, di chiamare la vergine madre di Dio nel senso empio escogitato da Teodoro; o anche se qualcuno la chiama madre dell'uomo o madre di Cristo, intendendo con ciò che Cristo non sia Dio, e non la ritiene davvero, e secondo verità madre di Dio, per essersi incarnato da essa, in questi ultimi tempi, il Verbo Dio, generato dal Padre prima dei secoli, e che, quindi, piamente il santo sinodo di Calcedonia l'ha ritenuta madre di Dio, costui sia anatema.
IX. Se qualcuno dice che Cristo deve essere adorato in due nature, con ciò introduce due adorazioni, una al Verbo Dio, una all'uomo; o se qualcuno, mirando alla soppressione della carne, o alla confusione della divinità e dell'umanità, va cianciando di una sola natura o sostanza degli elementi uniti, e così adora il Cristo, ma senza venerare con una sola adorazione il Dio Verbo incarnato insieme con la sua carne, come la chiesa di Dio ha ricevuto dall'inizio, costui sia anatema.
XI. Chi non scomunica Ario, Eunomio, Macedonio, Apollinare, Nestorio, Eutiche, e Origene, insieme ai loro empi scritti, e tutti gli altri eretici, condannati e scomunicati dalla santa chiesa cattolica e apostolica e dai quattro predetti santi concili; inoltre, chi ha ritenuto o ritiene dottrine simili a quelle degli eretici che abbiamo nominato, e persiste nella propria empietà fino alla morte, sia anatema.
XIV. Se qualcuno difende la lettera che si dice essere stata scritta da Iba al persiano Mari, che nega che il Dio Verbo, incarnatosi nella santa madre di Dio e sempre vergine Maria, si sia fatto uomo, e afferma che da essa sia nato un semplice uomo, che chiama tempio, in modo che altro sia il Dio Verbo, altro l'uomo; e accusa s. Cirillo, il quale ha predicato la vera fede dei cristiani, di essere eretico e di avere scritto come l'empio Apollinare; e rimprovera il primo santo concilio di Efeso, quasi che abbia senza sufficiente giudizio e discussione condannato Nestorio e definisce i dodici punti di s. Cirillo empi e contrari alla retta fede, questa lettera, empia essa stessa, prende le difese di Teodoro e di Nestorio e dei loro empi scritti e dottrine. Se, quindi, qualcuno difende questa lettera, e non anatematizza essa e quanti la difendono, e quanti dicono che essa, o anche una sua parte, è retta; e quelli che hanno scritto e scrivono in suo favore o a favore delle empietà che essa contiene, o tentano di giustificarla con tutte le sue empietà in nome dei santi padri e del santo concilio di Calcedonia, e sono rimasti fermi in queste idee fino alla morte, costui sia anatema.
III. La divinità di Gesù
La posizione erronea dell’Autore sulla preesistenza del Figlio/Logos di Dio ha come conseguenza una comprensione altrettanto erronea della dottrina circa la divinità di Gesù. Egli in verità usa espressioni quali: Gesù "deve essere considerato divino" (p. 283) e "Gesù Cristo [...] deve essere vero Dio" (p. 284). Si tratta, tuttavia di affermazioni che vanno intese alla luce della sua posizione su Gesù quale "mediazione" simbolica ("medium"): Gesù sarebbe "una persona finita" (p. 205), "una persona umana" (p. 296) e "un essere umano come noi" (p. 205; 428).
Il "vero Dio e vero uomo" andrebbe perciò reinterpretato, secondo l'Autore, nel senso che "vero uomo" significherebbe che Gesù sarebbe "un essere umano come tutti gli altri" (p. 259), "un essere umano e una creatura finita" (p. 262); mentre "vero Dio" significherebbe che l'uomo Gesù, in qualità di simbolo concreto, sarebbe o medierebbe la presenza salvifica di Dio nella storia (cfr pp. 262; 295): solo in questo senso egli potrebbe essere considerato come "veramente divino o consustanziale con Dio" (p. 295). La "situazione postmoderna in cristologia", aggiunge l'Autore, "comporta un cambiamento di interpretazione che va al di là della problematica di Calcedonia" (p. 290), precisamente nel senso che l'unione ipostatica, o "enipostatica", sarebbe da intendere come "l'unione di niente di meno che Dio come Verbo con la persona umana Gesù" (p. 442).
Questa interpretazione della divinità di Gesù è contraria alla fede della Chiesa, che crede in Gesù Cristo, Figlio eterno di Dio, fattosi uomo, così come è ripetutamente confessato in vari concili ecumenici e nella costante predicazione della Chiesa.
Era certo sommamente opportuno che una Madre degna di tanto onore rilucesse perennemente adorna degli splendori della più perfetta santità e, completamente immune anche dalla stessa macchia del peccato originale, riportasse il pieno trionfo sull'antico serpente. Dio Padre dispose di dare a Lei il suo unico Figlio, generato dal suo seno uguale a sé, e che ama come se stesso, in modo tale che fosse, per natura, Figlio unico e comune di Dio Padre e della Vergine; lo stesso Figlio scelse di farne la sua vera Madre, e lo Spirito Santo volle e operò perché da Lei fosse concepito e generato Colui dal quale egli stesso procede.
Recenti errori sulla fede nel Figlio di Dio fatto uomo.
   Sono chiaramente opposte a questa fede le opinioni secondo cui non sarebbe rivelato e noto che il Figlio di Dio sussiste ab aeterno, nel mistero di Dio, distinto dal Padre e dallo Spirito Santo; inoltre le opinioni secondo cui sarebbe da abbandonare la nozione di unica persona di Gesù Cristo, nata prima dei secoli dal Padre secondo la natura divina e nel tempo da Maria Vergine secondo la natura umana; e infine l’affermazione secondo cui l’umanità di Gesù Cristo esisterebbe, non come assunta nella persona eterna del Figlio di Dio, ma piuttosto in se stessa come persona umana, e di conseguenza che il mistero di Gesù Cristo consisterebbe nel fatto che Dio che si rivela sarebbe sommamente presente nella persona umana di Gesù.
   Coloro che pensano in tal modo, rimangono lontani dalla vera fede in Gesù Cristo, anche quando asseriscono che la presenza unica di Dio in Gesù faccia sì che Egli sia la espressione suprema e definitiva della rivelazione divina, né ritrovano la vera fede nella divinità di Cristo, quando aggiungono che Gesù può essere chiamato Dio per il fatto che, in quella che dicono la sua persona umana, Dio è pienamente presente.
Commento sulla Dichiarazione “MYSTERIUM FILII DEI”
   Il rapporto, poi, di Cristo col Padre, per quanto unica sia l’intensità personale che lo contraddistingue, rimane un rapporto che ha avuto inizio con l’esistenza di Gesù. Perciò quello che l’attività di Cristo comporta di divino non è da ascriversi al suo essere Dio, a causa della persona eterna del Verbo nella quale la sua umanità esiste; ma deriva dall’essere e dall’agire di Dio in lui e per mezzo di lui. E allora non si può più dire che le azioni sante di Gesù e la passione da lui liberamente accettata siano proprie di Dio; perché sono tali solo se sono azioni e passione del Figlio eternamente generato dal Padre e, per questo motivo, hanno davanti a lui un valore salvifico infinito.
   Il mistero cristologico così capovolto viene ad essere irrimediabilmente distrutto. Ogni tentativo di ricostruirlo si risolve, in fondo, in una denaturazione nuova. [...]
Cristo, dunque, può e deve dirsi Dio soltanto se lo si considera come vero Figlio di Dio, con tutto il peso dommatico che, non di rado, a questa espressione è attribuito dal Nuovo Testamento e che la fede della Chiesa, con tremore eppur con sicurezza, propone in questi termini: la umanità di Gesù non deriva la sua esistenza da una corrispondente persona umana che non ha, ma esiste solo in quanto e perché assunta nella persona divina dell’eterno Figlio di Dio.

TERZO CONCILIO DI COSTANTINOPOLI

Come, infatti, la sua carne si dice ed è carne del Verbo di Dio, così la naturale volontà della carne si dice ed è volontà propria del Verbo di Dio [...].

XI SINODO DI TOLEDO – PROFESSIONE DI FEDE

(41) Onde l'unico Cristo è nell'unità della persona perfetto Dio e perfetto uomo; tuttavia non per questo, per aver detto che nel Figlio sono due nature, affermeremo che in lui ci sono due persone, affinché non sembri accedere alla Trinità - sia ben lontano! - una quarta persona.
(42) Dio il Verbo non ha assunto la persona di un uomo, bensì la natura e nell'eterna persona della divinità ha accolto la sostanza temporale della carne.
(43) Parimenti diciamo che se anche crediamo che il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo sono di una sola sostanza, tuttavia la Vergine Maria non ha generato l'unità di questa Trinità, ma solo il Figlio, che solo ha assunto la nostra natura nell'unità della sua persona.

(58) E tuttavia, senza che la sua divinità sia stata toccata, sostenne la stessa passione per i nostri delitti, fu condannato a morte e accolse in croce la vera morte della carne; e il terzo giorno, risvegliatesi di sua propria virtù, risuscitò dal sepolcro.

PAPA PAOLO VI – Professione di Fede
Egli è stato sepolto e, per suo proprio potere, è risorto nel terzo giorno, elevandoci con la sua Resurrezione alla partecipazione della vita divina, che è la vita della grazia.

CONCILIO DI EFESO

[...] non affermiamo neppure che il Verbo di Dio ha abitato, come in un uomo qualsiasi, in colui che è nato dalla Vergine santa, perché non si creda che Cristo sia un semplice uomo portatore di Dio. Se, infatti il Verbo di Dio abitò fra noi ed è detto che in Cristo abitò corporalmente la pienezza della divinità, crediamo però che egli si fece carne non allo stesso modo che si dice che abita nei santi, e distinguiamo nello stesso modo l'abitazione che si è fatta in lui: unito secondo natura, e non mutato affatto in carne, ebbe in essa una tale abitazione, quale si potrebbe poi dire che abbia l'anima dell'uomo nei riguardi del suo corpo. [...]
Evitiamo assolutamente di dire: "Venero ciò che è stato assunto, per la dignità di colui che l'assume; adoro il visibile a causa dell'invisibile". E’ addirittura orrendo, inoltre, dire: "Colui che è stato assunto è chiamato Dio, insieme con colui che l'ha assunto". Chi usa questo linguaggio, divide di nuovo il Cristo in due Cristi e colloca da una parte l'uomo, e dall'altra Dio; nega, infatti, evidentemente l'unità: quell'unità per cui uno non può essere coadorato o connominato Dio con un altro: uno, invece, è creduto Gesù Cristo, unigenito figlio di Dio, da onorarsi con un unica adorazione con la sua carne. [...]
Quando poi afferma (Gesù) dello Spirito: Egli mi glorificherà, rettamente noi non diciamo che l'unico Cristo e Figlio, quasi avesse bisogno di essere glorificato da un altro, ha avuto la sua gloria dallo Spirito Santo: perché lo Spirito non è migliore di lui o superiore a lui. Ma poiché a dimostrazione della sua divinità, si serviva del proprio spirito per compiere le sue meraviglie [...].
8. Se qualcuno osa dire che l'uomo assunto dev'essere con-adorato col Verbo di Dio, con-glorificato e con-chiamato Dio come si fa di uno con un altro (infatti la particella con che accompagna sempre queste espressioni, fa pensare ciò), e non onora, piuttosto, con un'unica adorazione l'Emmanuele, e non gli attribuisce una unica lode, in quanto il Verbo si è fatto carne, sia anatema.
9. Se qualcuno dice che l'unico Signore Gesù Cristo è stato glorificato dallo Spirito, nel senso che egli si sarebbe servito della sua potenza come di una forza estranea, e che avrebbe ricevuto da lui di potere agire contro gli spiriti immondi, e di potere compiere le sue divine meraviglie in mezzo agli uomini, sia anatema.
10. La divina Scrittura dice che il Cristo è divenuto pontefice e apostolo della nostra confessione, e che si è offerto per noi in odore di soavità a Dio Padre. Perciò se qualcuno dice che è divenuto pontefice e apostolo nostro non lo stesso Verbo di Dio, quando si fece carne e uomo come noi, ma, quasi altro da lui, l'uomo nato dalla donna preso a sé; o anche se qualcuno dice che ha offerto il sacrificio anche per sé, e non, invece, solamente per noi (e, infatti, non poteva aver bisogno di sacrificio chi non conobbe peccato), sia anatema.
11. Se qualcuno non confessa che la carne del Signore è vivificante e (che essa è la carne) propria dello stesso Verbo del Padre, (e sostiene, invece, che sia) di un altro, diverso da lui, e unito a lui solo per la sua dignità; o anche di uno che abbia ricevuto solo la divina abitazione; se, dunque, non confessa che sia vivificante, come abbiamo detto inquantoché divenne propria del Verbo, che può vivificare ogni cosa, sia anatema.
12. Se qualcuno non confessa che il Verbo di Dio ha sofferto nella carne, è stato crocifisso nella carne, ha assaporato la morte nella carne, ed è divenuto il primogenito dei morti, inquantoché, essendo Dio, è vita e dà la vita, sia anatema.
464 L'evento unico e del tutto singolare dell'Incarnazione del Figlio di Dio non significa che Gesù Cristo sia in parte Dio e in parte uomo, né che sia il risultato di una confusa mescolanza di divino e di umano. Egli si è fatto veramente uomo rimanendo veramente Dio. Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo. La Chiesa nel corso dei primi secoli ha dovuto difendere e chiarire questa verità di fede contro eresie che la falsificavano. [...]
466 L'eresia nestoriana vedeva in Cristo una persona umana congiunta alla Persona divina del Figlio di Dio. [...] L'umanità di Cristo non ha altro soggetto che la Persona divina del Figlio di Dio, che l'ha assunta e fatta sua al momento del suo concepimento. [...]
Un solo e medesimo Cristo, Signore, Figlio unigenito, che noi dobbiamo riconoscere in due nature, senza confusione, senza mutamento, senza divisione, senza separazione.
468 [...] vi è « una sola ipostasi [o Persona]..., cioè il Signore (nostro) Gesù Cristo, Uno della Trinità ". Tutto, quindi, nell'umanità di Cristo deve essere attribuito alla sua Persona divina come al suo soggetto proprio, non soltanto i miracoli ma anche le sofferenze e così pure la morte: " Il Signore nostro Gesù Cristo, crocifisso nella sua carne, è vero Dio, Signore della gloria e Uno della Santa Trinità ".
VANGELO SECONDO MATTEO
10 – [32]Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; [33]chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.
Chiunque confessa che Gesù Cristo è apparso nella carne, è da Dio. E chiunque divide Gesù, non è da Dio; anzi è l'anticristo.


LE ERESIE DEL MODERNISMO
PROFESSATE DA DON LUIGI GIUSSANI
E DAL SUO MOVIMENTO “COMUNIONE E LIBERAZIONE”

Davide Gasparini, cattolico con interesse alla teologia.
Studiando gli scritti di don Luigi Giussani e confrontandoli con gli insegnamenti della Chiesa Cattolica, ho dovuto amaramente prendere atto che quanto si insegna con questi libri è “modernismo”, ovvero, per usare le parole di san Pio x, "la sintesi di tutte le eresie", a causa delle quali si diedero le relative scomuniche.
Si ricorda anche il fatto che Giovanni Paolo II ha denunciato, riguardo a questi tempi e all’interno della Chiesa, un fenomeno analogo a quello del “modernismo”, classificandolo sotto il nome di “relativismo”, che coinvolge molti cattolici di tutti gli ambienti, non ultimi quelli teologici e parte del clero.
Per prendere, almeno in parte, coscienza di questi aspetti, sono molto importanti i documenti del Magistero di Giovanni Paolo II come la Dichiarazione Dominus Jesus, la lettera in forma Motu Proprio Ad Tuendam Fidem, l’Istruzione sulla vocazione ecclesiale del teologo Donum Veritatis, l’Enciclica Fides et Ratio e, già con Papa Paolo VI, l’Esortazione Apostolica Paterna cum Benevolentia e le Dichiarazioni Mysterium Filii Dei e Mysterium Ecclesiae
Il lavoro fatto è quello di contrapporre gli insegnamenti del Magistero della Chiesa, in special modo quelli dogmatici, alle affermazioni di Luigi Giussani, estrapolate con lo stesso significato che hanno nel contesto da alcuni suoi libri e contenenti eresie ed errori.

continua su:
http://www.zaccariaelisabetta.it/documento.htm