ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 25 aprile 2013

Ecumenismo a senso unico

Commento A Mons. Gerhard Ludwig Müller
di Prandianus

Nell’autunno del 2012, Mons. Gerhard Ludwig Müller, neoprefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF), in riferimento all’attuale “contenzioso” che oppone la Santa Sede  e la FSSPX, nell’intervista concessa alla radio tedesca “Norddeutsche Rundfunk”, si è così espresso: 
La porta è aperta… ma non vi è alcun compromesso in termini di fede cattolica soprattutto perché tutto è stato definito regolarmente dal Vaticano II. Non possiamo rinnegare la fede cattolica, non ci può essere nessun compromesso.”  
L’immediata impressione che si avverte e si ricava  da questa dichiarazione dice come la Chiesa e il Magistero si dimostrino paradossalmente rigide, sul terreno dell’ortodossìa, proprio con chi – la Fraternità - si professa per il rispetto e per la conferma della stessa ortodossìa e della Tradizione.
Ma tutti conoscono che il tema del contendere non è tanto una certa “ortodossìa” in sé, quanto l’accettazione della supposta ed imposta validità, inalterabile ed inoppugnabile, del Concilio Vaticano II, di questo concilio e delle formulazioni contenute nei suoi documenti, a cui  Benedetto XVI  ha attribuito “l’ermeneutica della continuità”, vale a dire  un Vaticano II che si pone in linea, coerente e regolare  con tutti i precedenti concilii e con la Tradizione, senza alcuna soluzione di continuità.

Ora, la  FSSPX, almeno fin quando la dirigeva Mons. Lefebvre, lo ha sempre ritenuto e considerato come inficiato di errori e di stravolgimenti in traduzione modernista, e necessariamente lo ripudia come fonte di “dottrina tradizionale” tanto più che il carattere impressogli da Giovanni XXIII è quello della pastoralità e non della dogmaticità. Parere condiviso da molti ed autorevoli studiosi.

Ma non ci attarderemo a commentare l’objectum litis che divide le due realtà dacché, a chi voglia, con un po’ di raziocinio e di rettitudine, osare in tal senso osserverà che un Concilio “pastorale”, che niente di dogmatico ha voluto dire e definire – e ciò per affermazione  di Paolo VI (Discorso udienza generale - 12 gennaio 1966) - non può, in verità, dirsi argomento intoccabile o, quanto meno, vietato ad approfondimenti anche critici. Interessa, invece, a questo nostro commento, esaminare la disparità di approccio, di tono e la disponibilità che il cardinal Prefetto, in tema de defensione fidei, dimostra di usare, qui  con la FSSPX quale entità cattolica e là con le altre realtà religiose non cristiane.
Nella sua apertura di dichiarazione ci pare che egli si rifaccia alla parabola del figliolo prodigo a cui  il padre ha sempre lasciato aperta la porta per un ritorno. Cosa che avviene per la gioia paterna e per il riscatto  del peccatore.
Si fa più festa in paradiso per un peccatore pentito che per cento giusti. Parola del Signore.

Se non che, mentre alla Fraternità si lascia la porta spalancata, nessun compromesso patteggiando per un rientro che si configura come resa senza condizioni, la Santa Chiesa, la Gerarchia, il Magistero e il Santo Padre, quella porta aperta - che secondo il salmista deve accogliere i giustificati che rientrano per essa: “Haec porta Domini, justi intrabunt in eam” (Ps. 117, 20) - l’hanno da tempo varcata, attraversata e  sono usciti andando incontro al mondo, anzi, sono entrati nel suo più interno cubicolo  festeggiando, con esso, non l’adesione e la conversione al Vangelo, ma sottoscrivendo la stipula di un’amicizia collaborativa per la quale, datasi stima vicendevole, cadono le barriere  dottrinarie e le reciproche scomuniche, collimano i princìpii, cade il Primato di Pietro e, con ciò, ci si assicura unacoesistenza pacifica, senza troppi sgomitamenti.

Coesistenza pacifica e aggregazione che si vuol spacciare per “unità”.
È la scoperta dell’ecumenismo irenico e del dialogo sterile e verboso, sicché, usciti i pastori dall’ovile per andare lungo  le vie e i salotti del mondo, il gregge è stato affidato a volpi, faine e lupi. E in questa cordiale visitazione delle realtà mondane, con le carte di credito diGaudium et Spes – “l’Antisillabo”come è stato definito dal cardinale J. Ratzinger, fotocopia della rivoluzionaria carta dei diritti  del 1789 – di Lumen Gentium, di Dignitatis humanae, di Nostra Aetate, la “pastorale” ecclesiale si è messa a lavorare all’esterno – extra moenia - per accordi e compromessi di non solo mero riconoscimento e di accettazione  delle rispettive identità ma addirittura, come proveremo,  di svendite, di baratti e di patteggiamenti dogmatici e liturgici.

Il famigerato “patto di Metz” (1962) è considerato  il progenitore dei compromessi con il quale la Santa Sede, regnante Giovanni XXIII, rifiutò, quale  pregiudiziale imprescindibile al Concilio, il dibattito sul Comunismo ateo e  la relativa sua  condanna. Si trattò di un peccato mortale contro la carità fraterna, di un disonesto e proditorio abbandono dei cattolici della Chiesa del Silenzio a favore di un “dialogo” privilegiato, sul piano politico-diplomatico, con i loro aguzzini comunisti. Cinica replica dell’antico patto Sinedrio/Giuda, che non si dica essere corrispondenza sproporzionata e oltremodo lesiva, dal momento che proprio il santo e martire vescovo, Joseph Mindszenty, constatò come Paolo VI avesse lasciato in balìa del comunismo, con la sua Ostpolitik, intere nazioni cristiane, condannandole alle catacombe, con  la più eminente vittima che fu proprio lui, il Primate d’Ungheria.

Non diversamente fu l’accorata denuncia del cardinale Jàn Korec che così giudicò l’Ostpolitik:
Per noi fu veramente una catastrofe, quasi come se ci avessero abbandonato, buttato via… Questo è stato il dolore più grande della mia vita. I comunisti così, hanno avuto nelle loro mani la pastorale pubblica della Chiesa” (Intervista - Il Giornale18/7/2000 – cit. in  Roberto de Mattei, Il Concilio Vaticano II – una storia mai scritta, Ed. Lindau 2010, pag. 566). 

Percossi i pastori, le pecore vennero tutte disperse ed oggi, nelle nazioni che un tempo furono ostaggio del satanico comunismo marxista, regna un clima di ateismo, di immoralità e di agnosticismo spaventoso. Ma v’è certezza e speranza che il Signore, giusto e misericordioso, avrà presentato il conto  ai varii  Paolo VI, Bea, Tisserant e Casaroli (cfr.: Jean Madiran, L’accordo di Metz, Ed. Il Borghese 2011).

Ora, se il certificato di nascita del Vaticano II porta  un timbro ignominioso, connotato dal tradimento e sancito ulteriormente con l’ammettere a ruolo di “periti” teologi  coloro che il precedente Magistero aveva condannato: de Lubac, Rahner, Congar, Kung, Schillebeeckx e compagnia cantando, viene allora più che lecito  opinare o dubitare anche sulla presenza dello Spirito Santo ispiratore e garante dell’assise.
Legittimo, infatti, il sospetto in tal senso se si pensa che Giovanni XXIII e successivamente Paolo VI smentirono la dottrina e il magistero di Pio XII. “Si dice che Padre Pio – il quale si fece fare un indulto personale per continuare a dire la vecchia messa – alla notizia dell’apertura del Concilio Vaticano II abbia esclamato “Chiudetelo subito (Rino Cammilleri, Antidoti, ed. Lindau 2010 pag. 118).

Il primo risultato lo ha rilevato lo stesso Paolo VI quando, davanti alle macerie dello “spirito del Concilio”, ebbe un moto di  allarmata afflizione e di sgomento, o di resipiscenza, per “ avere la sensazione che da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio.” (Paolo VI, Omelia, 29 giugno 1972). Ma il Pontefice fu minimalista a definirle fessure, trattandosi, invece, come in seguito si verificò, di autentiche crepe e brecce.

Ma vediamo come e qualmente il Magistero e il cardinal Prefetto spartiscono l’azione pedagogica e pastorale con le altre realtà confessionali, quelle che non sono Chiesa di Cristo. Intanto, come tassello di una scheda identificativa dello stesso prelato, e per conoscere quale sia il pulpito da cui proviene la predica, va ricordato che chi afferma di non poter concedere compromessi o rinnegamenti sul terreno della fede è colui che, in teologia dogmatica cristologica e mariana, ha avuto modo ed agio di esibirsi in elucubrazioni e teologumeni eversivi che - la cosa si commenta da sé - rappresentano non solo un compromesso o un aggetto  con la più schietta eresia luterana, ma sono lo scarico, la rottamazione di tutta la teologia cattolica, quella che a Costantinopoli, ad  Efeso, a Trento e  a Roma 1870  fu fissata in canoni di fede con l’anatèma per chi avesse osato sovvertirli.
E sono i concilii in cui s’è data chiarezza, definizione e certezza sul mistero della Presenza Reale di Cristo nell’Eucaristia, che dichiararono Maria Madre di  Dio – Theotokos -, Immacolata ed Assunta in cielo “corpore et spiritu” e che han definito lo Spirito Santo coeterno al Padre e al Figlio e da Essi procedente, e che han confermato essere, la Chiesa di Cristo, la sola ed esclusiva portatrice di salvezza: Extra Ecclesiam nulla salus e di contro: Omnes dii gentium daemonia (Ps. 95,5).
Perciò, ogni ramo o tralcio staccato dal tronco della Catholica  non  porterà  frutto. Parola eterna di Gesù.

Dalla neoterica “teologia” del cardinal Prefetto apprendiamo, invece, che
 “Il Corpo e il Sangue di Cristo in realtà non significano i componenti materiali della Persona umana di Gesù durante la sua vita terrena o nella sua corporalità trasfigurata. Qui il Corpo e il Sangue di Cristo significano Presenza di Cristo nei segni dei mezzi del pane e del vino” (La Messa, fonte della vita cristiana, 2002). 

Formulazione farraginosa  e intellettualistica e sfacciatamente eretica. Detto in sintesi, vuol dire che, eliminata la pretenziosa, scolastica, impronunciabile  ed  inconcepibile “Transustanziazione” - come se nel mistero eucaristico ci sia qualcosa di razionalmente concepibile! – la presenza di Gesù è soltanto “significata”, cioè “non è reale”. Basta, pertanto, al  cardinal Prefetto sostituire il verbo “essere” con “significare”, e il gioco, già praticato in precedenza col noto “subsistit” (Lumen Gentium 8/b), è fatto. Sicché Cristo diventa un significato, un ologramma, una proiezione dei mezzi fisici – pane e vino – in quanto significanti di carattere puramente pedagogico pertinente a  quella categoria che lo stesso cardinal Prefetto ha chiamato “Transfinalizzazione”. Non più mutazione di sostanze ma trasferimento di esse al livello di una metasemantica e di un metatelismo.
Con siffatto  lessico, di nullo significato se non di roboante fonetica, vanno a farsi stritolare, nella tramoggia delle anticaglie, tutte le manifestazioni miracolose – il Sangue divino di Bolsena (1263), la Carne divina di Lanciano (VIII sec.), l’Ostia divina che s’innalza in aria a Torino (1453), le divine particole ancora intatte di Siena (1730), le gocce di Sangue divino nel calice a Firenze (1230) -  e tutto il prezioso corredo teologico, patristico e dottorale che, in tema Eucaristico, ci avevano assicurato che Gesù – così recita ancora  il benedetto Catechismo di san Pio X – è “realmente presente nel Pane e nel Vino in  Corpo, Sangue, Anima e Divinità”.
Ma un colpo di scopa, ed ecco che il custode della Santa Fede ci “aggiorna” sulla novità: quelle che riceviamo, il pane o il vino, sono delle sostanze che hanno funzione significativa, indicativa ed emblematica – diciamo, simbolica - di  una realtà, sì grandiosa e trascendente, che però non è lì, dentro le specie che sono soltanto “segni” dialettici, ma sta in una fede che, librandosi da questi, si deve “riconvertire” alla realtà di un Cristo virtuale nell’aura di finalità trascendenti. Transfinalizzazione, appunto.

Potremmo, per obiettare, servirci della sempre poderosa e chiarissima scienza teologica del santo Aquinate che, in S. Th. III, q. LXXV a. 1/8 (de conversione panis et vini in Corpus et in sanguinem Jesu Christi), e in III, q. LXXVI a. 1/8 (De modo quo Christus existit in hoc sacramento) propone, esamina e conclude secondo l’ortodossìa più specchiata. Ma si potrebbe mormorare che anche la dottrina di un santo dottore può incappare nel soggettivismo, perciò ci serviremo dei canoni conciliari  che, emessi sotto l’assistenza garantita ed illuminante  dello Spirito Santo, sono stati recepiti quale indefettibile e  perenne dottrina di fede. Essi smentiscono l’affermazione del cardinal Prefetto.

Ecco come, nel Concilio di Trento (1548 – 1563) che, assistito dallo Spirito Santo, generò una Chiesa rafforzata e maggiormente santa, i padri definirono il Mistero della presenza reale di Gesù Cristo nelle specie del pane e del vino:
Si quis negaverit in Sanctissimae Eucharistiae Sacramento contineri vere, realiter et substantialiter Corpus et  Sanguinem una cum anima et divinitate D. N. J. C. ac proinde totum Christum, sed dixerit tantummodo esse in eo ut in signo vel figura, aut virtute, anatema sit.” – Se qualcuno negherà che nel santissimo sacramento dell’Eucaristìa è contenuto veramente, realmente e sostanzialmente il Corpo e il Sangue del N.S.G.C. con l’anima e la divinità e, quindi, Cristo tutto intero, ma dirà che esso  vi è solo come in simbolo o in figura o solo con la sua potenza: sia scomunicato. (Sessione XIII 11/ottobre/1551 – sull’Eucaristia – canone 1 – Conciliorum Oecumenicorum Decreta, Ed. EDB 2002, pag. 697).

Si quis dixerit in Sacrosancto Eucharistiae Sacramento remanere substantiam panis et vini una cum Corpore et  Sanguine D. N. J. C. negaveritque mirabilem illam et singularem conversionem totius substantiae panis in Corpus et totius substantiae vini in Sanguinem, manentibus dumtaxat speciebus panis et vini, quam quidem conversionem Catholica Ecclesia aptissimeTranssubstantiationem appellat, anatema sit” –  Se qualcuno dirà che nel sacrosanto sacramento dell’Eucaristìa rimane la sostanza del pane e del vino insieme al Corpo e al Sangue di N.S.G.C. e negherà quella mirabile e singolare conversione di tutta la sostanza del pane nel Corpo e di tutta la sostanza del vino nel Sangue, rimanendo soltanto le specie del pane e del vino, conversione che la Chiesa cattolica chiama con un termine assai proprio TRANSUSTANZIAZIONE, sia scomunicato. (idem – canone 2 c.s.) 

Non sembra essere questa la dottrina del cardinal Prefetto della CDF  e, per quanti arabeschi dialettici si possano tracciare in punta di esegesi, un conto è il misterioso fenomeno della mutazione di due sostanze in altro, e un conto essere, le specie del pane e del vino, meri  mezzi e simboli che, nel contesto di una  consacrazione, conducano a livelli di astrattezza simbolica ove sia possibile modellare una realtà virtuale del Cristo.

Vediamo, ancora, come sta messo il cardinal Müller in termini di teologia mariana. Nel suo Katholisches Dogmatik. Fur Studium und Praxis der Teologie, Friburgo 2003,  così scrive sul tema della virginità fisica della Madonna:
La dottrina della perpetua  virginità di Maria non è tanto relativa alle specifiche proprietà fisiologiche durante l’atto naturale del parto… ma piuttosto alla guarigione e all’azione salvatrice della grazia del Salvatore verso la natura umana”.

La teologia mariana del cardinal Müller è acqua sciapa e tossica, mineralizzata con i sali di Karl Rahner il cui pensiero in tema, fortemente riduttivo e di totale  caratura antropologica che declassa il concetto di iperdulìa a quello di semplice reverenza o considerazione, (Virginitas in partu, Ed. Paoline 1965), è stato acutamente denudato  e svelato da padre Alessandro M. Apollonio (Rilievi critici sulla mariologia di Karl Rahner, in Karl Rahner: un’analisi critica, Cantagalli 2009 pag. 223/252).
Come Rahner, infatti, e non diversamente da Karl Barth – colui che ha definito il culto mariano “il cancro del cattolicesimo” – Müller sembra voler intendere il dogma della virginità unicamente come una “funzione” di purezza accreditata all’astratta natura umana in virtù della grazia salvifica di Cristo, per cui l’integrità fisica diventa un elemento accidentale se non addirittura ininfluente, superfluo. Maria è Vergine nello spirito, questo è quello che conta, sembra dire il cardinal Prefetto. In tali affermazioni, ove il corpo e la carne sono temi centrali, pare che emerga una nota di antica gnosi spuria – come la chiama don Ennio Innocenti – la cui cifra culturale è il dispregio della materia, l’Incarnazione risultando uno scandalo e la resurrezione finale della persona un’ipotesi da relegare in una Totalitàindistinta e abissale.
Tutto, onde poter esser compreso, dice Rahner, deve esser ridotto ad antropologìa sicché la figura di Maria dovrà essere collocata nelle coordinate della quotidianità, dell’ovvio, della semplicità di una natura comune, della minuterìa di una vita paesana, così come, infatti afferma:
Maria deve apparire anche come la donna del popolo, la povera, la discente, che vive attingendo alla situazione storica, sociale e religiosa del suo tempo e della sua gente. Ella non va vista come un essere celeste, ma come una creatura umana, che ha accettato per sé e per gli altri, dalla e nella ordinarietà della propria situazione…” (K. Rahner, Maria e l’immagine cristiana della donna, in Dio e rivelazione. Nuovi saggi, ed. Paoline 1981, cit. in Karl Rahner: un’analisi critica, op. cit. pag.229). 
Padre Alessandro M. Apollonio definisce questa prosa, e questo concettismo, una “mariologia da telenovela” che sarà ripresa con maggiore ampiezza, brutalità, sciatteria iconografica e lessicale da rotocalco e giulebboso umanesimo, da don Tonino Bello, altro mariologo (!) che ha lavorato a fondo per togliere l’aureola a Maria “perché vogliamo vedere quanto sei bella a capo scoperto” (Maria: donna dei nostri giorni, Ed. San Paolo 1993/2011, pag. 12), evidenziando un  fastidio per Colei che è Concepita Immacolata, Madre di Dio, Assunta in cielo in corpo e anima, Corredentrice e Madre della Chiesa. Sul quale autore, chi avesse interesse a dilatare il tema e a conoscere chi è colui di cui si allestirà, fra breve, il processo di beatificazione (!), vada a leggersi la lucida e impietosa relazione critica del padre Paolo M. Siano apparsa in Fides catholica, anno VII – n. 2 – 2012, pagg. 27/94.

Il lettore avveduto noterà come il concetto rahneriano,  mülleriano e belliano differiscano soltanto per costruzione linguistica e lessicale, comune essendo il sostrato ideologico e dottrinario. È quel tipo di avversione luterana al culto di Maria che ha segnato lo stesso padre Yves Congar, nume tutelare e metastasi del progressismo conciliare, vantatosi per aver fatto naufragare  la promozione di Maria Santissima a “Mediatrix omnium gratiarum” (Y. Congar cit., in: Roberto De Mattei, Il Concilio Vat. II – op. cit., pag. 317) e per  aver fatto “il massimo della campagna possibile contro una consacrazione del mondo (leggi: Russia) al Cuore Immacolato di Maria, perché vedo il pericolo che si formi un movimento in questo senso” (Y: Congar cit. in: Roberto De Mattei, Il Concilio Vaticano II op. it., pagg. 364 e 381).

Sono questi i  “riformatori” purificatori, coloro che, prima, con ragione kantiana deridono un tipo di devozione sentimentale popolare, da donnette e da casalinghe – vedi la recita del Rosario, le litanie, il bacio alla statua della Vergine, le processioni – e, poi, ne propongono uno che è l’espressione filosofica di un’avvilente, offensiva dequalificazione a fumetto e a ciarpame bancarellaro, forte di un linguaggio dotto, persuasivo e viscido e spacciato come distillato pensiero teologico.

Potremmo, ancora, far luce sulla teologia dell’ecumenismo o, più seriamente, indagare i sentimenti di stima e di adesione che il cardinal Prefetto della CDF nutre nei confronti della “teologia della liberazione” per i quali nessuna censura è stata adottata nei suoi confronti.
Ora, da quanto si è detto, vien fuori una considerazione:  imporre alla FSSPX l’accettazione della dottrina secondo la Tradizione è doveroso, e non soltanto alla Fraternità ma a chiunque voglia dirsi “cattolico” e si può credere che la FSSPX non sia così stolida da rinnegare proprio i fondamenti della Fede cattolica avendo dimostrato, infatti, di attenersi alla più solare Tradizione, il punto fermo, la roccia  su cui Mons. Lefebvre ha ancorato la sua azione, ha combattuto e ha sofferto. Contraddizione netta e stridente manifesta, al contrario, il cardinal Prefetto, il quale platealmente “rinnega” quella fede che dice di professare e che vorrebbe professata dagli altri.
Se proprio il custode del “Depositum fidei”, colui che dovrebbe mantenere integro il complesso dottrinario che sorregge la Chiesa, dà evidenti segni di sbandamento e di devianza, certamente un senso di inquietudine è possibile che possa scuotere le coscienze che, in virtù di quel magistero generico e dell’obbligo di vigilanza a cui tutti sono chiamati, dovranno intervenire per chiedere il ripristino dell’ordine. Ma è bene  si sappia che, come si disse all’inizio, non è tanto il riconoscimento dell’assiologia dogmatica ciò che si chiede alla FSSPX e a tutti i fedeli,  quanto l’accettazione totale dell’identità e del portato culturale del Concilio che, nonostante acuti studiosi ne abbiano messo in evidenza le distonie originarie, presenti nei documenti, nonché le più che visibili aberrazioni ereticali dai precedenti insegnamenti – massime verso il primo comandamento - viene consigliato, o meglio, comandato a leggersi secondo un’ermeneutica nella continuità e  conformità ai precedenti concilii.

Se, pertanto, la FSSPX vien tenuta a bagnomaria proprio per questa resistenza - fin quando duri -  ben diverso trattamento la Curia vaticana riserva alle altre confessioni, alle altre professioni di chiara dottrina pagana e, addirittura, ai più noti nemici di Dio, della Chiesa, che del  Concilio non tengono gran cura e stima, attesi come sono a sfruttare astutamente quello che, a  mo’ di alibi, viene chiamato lo “spirito del concilio”. 
Diciamo intanto e subito che non esiste uno “spirito di ”, sia storico, culturale, economico, estetico che non abbia origine da un’idea prima o da un  evento primo  generatore. Gli stati d’animo - l’états d’ésprit – specialmente quelli culturali, non spuntano come prataioli ma sono l’esito di uno studio preparatorio, di un  programma, della sua realizzazione e della successiva applicazione.
Dire, per coprire abusi e deviazioni teologico/liturgiche, che una cosa sia il Concilio e altra lo “spirito” con cui si son legittimate le aberrazioni, è espediente che squalifica chi lo propone ed offende chi lo accetta.

Tanto per esemplificare: “La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni (id est.: Islamismo, Buddhismo, Induismo et similia)” (Nostra Aetate 2).
Ecco: un cattolico minimamente informato, figuriamoci un perito conciliare, sa che niente di vero e di santo è presente nelle chiese fuori dal gregge di Cristo. Rami staccatisi dal tronco e disseccatisi. Anzi: esse sono parte integrale, organica, di quel regno tenebroso che Satana promise al Signore in cambio dell’adorazione: Haec omnia tibi dabo, si cadens adoraveris me (Mt. 4, 9). Ma la sopra citata dichiarazione  è l’affermazione con cui, follemente, si apre al riconoscimento, in termini di santità di verità e di salvezza, delle religioni e di tutti i movimenti parareligiosi che pullulano nel mondo, compresi i riti di stregoneria e quelli politeistici e animistici e le filosofie atee.

Ora, se in seguito a questa apertura, ufficiale, acclamata dai padri conciliari - vero attacco al primo comandamento - e se a causa di questa apertura sì è verificata una vaporizzazione del senso cattolico e della fede a favore di una generica e sincretistica religiosità, chi volesse puntare il dito contro un “distorto, malinteso, mal applicato spirito del Concilio”, responsabile delle crepe e dei crolli verificatisi in questi 50 anni postconciliari, dovrebbe ricevere il “Premio Ignobel” dell’ipocrisìa perché il fomite principale dell’attuale disordine confessionale è nel Concilio in quanto tale e, propriamente,  in quella costituzione conciliare che va sotto il nome di “Nostra Aetate”.
Concilio e spirito-del-concilio possiedono lo stesso DNA.

E non sono, queste riflessioni, vacui pettegolezzi, polemica di bassa dialettica, ma ben documentabili tempi, eventi e personaggi che, in aggancio alla predetta  dichiarazione conciliare, han dato prova di tradimento, e soltanto l’imbarazzo della scelta, e la giusta proporzione di questo intervento, frenano  il desiderio di sciorinare un catalogo che dèsta orrore e raccapriccio. “Deus, venerunt gentes in haereditatem tuam: polluerunt templum sanctum tuum” (Ps. 78, 1) - O Signore, i pagani hanno saccheggiato la tua eredità ed hanno violato il tuo santo tempio! - .

Si veda allora come e quando sìasi verificato questo tradimento e quale sia stato il diverso trattamento riservato ai “gentili”. Il lettore potrà conoscere, in rapida rassegna, alcuni esempi di paterno, anzi, amichevole “ecumenismo” tenuto dal Magistero verso realtà non cristiane, affinché si evidenzi meglio come il rapporto, ostile nei confronti di quanti  chiameremo, per necessità pedagogica “tradizionalisti”, e/o “antimodernisti”, e che già il Coetus Internationalis Patrum ebbe modo di sperimentare ai tempi del Concilio, si tramuti in gioiosa e  festosa agape fraterna con pagani animisti, islamici, ebrei, protestanti  ai quali è stato imbandito il vitello grasso della fede e dell’ortodossìa.
Si indicheranno pochi ma emblematici casi, citati in ordine cronologico, con l’intestazione dei Papi sotto il cui Pontificato essi sono avvenuti, omettendo Papa Francesco I di cui s’è detto in altri scritti pubblicati su questo sito e su cui torneremo per  recenti inquietanti iniziative.

Pontificato di Paolo VI (1963 – 1978):

Paolo VI benedice con la sinistra

1963 -10 giugno – Paolo VI impone all’Università Gregoriana un congresso, in chiave elogiativa, su Pierre Teilhard de Chardin, ignorando, così, il Monitum del Sant’Uffizio, 30 giugno 1962.
1964 – 4/6 gennaio – pellegrinaggio in Terra Santa, dopo il quale Paolo VI indosserà perennemente l’efod, il  monile del sommo sacerdote Caifa.


1965 – Paolo VI abolisce il Sant’Uffizio. A seguito di questo provvedimento – omaggio alla dichiarazione conciliare Dignitatis Humanae sulla libertà di coscienza – l’errore corre per tutta la cristianità nelle parrocchie, seminari e nelle Università cattoliche.
 1965 – Paolo VI riceve il Gran Maetro della P2,  Licio Gelli, insignendolo del titolo di “Eques ordinis sancti Silvestri Papae”.
1965 -  Paolo VI pronuncia l’elogio funebre del Gran Maestro (GOI) Giordano Gamberini, vescovo della “Chiesa gnostica satanista”, già privilegiato interlocutore negli incontri Chiesa/Massoneria.
1965 – In visita all’ONU, Paolo VI prega nella cappella massonica, la “Meditation room”, ove proclama la “religione dell’uomo”.
1966 – Paolo VI dona all’anglicano “arcivescovo” – laico - di Canterbury l’anello pontificio con cui lo scismatico benedice i presenti.
1967 – Paolo VI abolisce l’obbligo, per il clero, del giuramento antimodernista già imposto da san Pio X.
1967 – Paolo VI depone, con provvedimento d’autorità, il Primate d’Ungheria, il cardinale Joseph Mindszenty ritenuto ostacolo al dialogo Santa Sede/Unione Sovietica (Ostpolitik).
1967 -  Paolo VI riceve in Vaticano il presidente dell’URSS, Podgorny, dopo aver ricevuto anche il presidente della Jugoslavia, Josip Tito.
1967 – Paolo VI insedia la commissione per la stesura del Novus Ordo Missae, includendovi 6 protestanti membri effettivi - 3 luterani, 2 anglicani e uno della comunità di Taizé - sotto la direzione del massone mons. Annibale Bugnini. La santa Messa diventa “sinassi” dei fedeli e “cena”del Signore.



1968 – Paolo VI riceve in Vaticano, in udienza pubblica, abbracciandolo e stringendogli le mani, il comunista Janos Kadar, torturatore del cardinal Mindszenty e boia di Imre Nagy.
1970 – Paolo VI  elogia le tre religioni monoteistiche che “adorano lo stesso Dio”.
1971 – Paolo VI riceve in udienza pubblica i membri della potente massoneria ebraica, B’nai B’erith, chiamandoli “Miei cari amici”.
1978 -  Paolo VI, dopo aver tollerato che associazioni cattoliche si  esprimessero in favore del divorzio, sotto la presidenza del dc Emilio Colombo, permette che la legge 194 – G.U. 22 maggio n. 140 anno 119 – istitutiva dell’aborto, venga  approvata col voto unanime dei parlamentari democristiani consigliando loro di restare in carica pur dovendo sottoscriverla. Assicura, così, l’assoluzione prima del peccato.
Firmatari di spicco furono il dc Giulio Andreotti presidente del Consiglio, la ministra dc Tina Anselmi e il presidente della Repubblica, il dc Giovanni Leone. (Viene facile rammentare, a proposito, l’episodio di Guido da Montefeltro narrato da Dante (Inferno, XXVII, 67/109) in cui si narra  che Bonifacio VIII, in cambio di un consiglio fraudolento, avrebbe perdonato a costui, in anticipo, il peccato che avrebbe commesso. Stessa vicenda che vide il monaco, Giacomo da Poirino, sospeso a divinis dal beato Pio IX per aver prima, egli, assolto in anticipo, fin dal 1854, il conte di Cavour per le imminenti e future leggi e per le persecuzioni programmate contro la Chiesa, e per averlo poi assistito in punto di morte, giugno 1861,  senza averne chiesto e ottenuto il pentimento finale).
È interessante leggere cosa scrisse il deputato “cattolico” – oggi, senatore in aeternum - Giulio Andreotti a margine di questa vicenda: 
Mi sono posto il problema della controfirma a questa legge (lo ha fatto anche Leone per la firma), ma se mi rifiutassi non solo apriremmo una crisi dopo aver appena cominciato a turare le falle, ma oltre a subire la legge sull’aborto la DC perderebbe anche la presidenza e sarebbe davvero più grave” (G. Andreotti, Diari 1976/1979, Ed Rizzoli, Milano 19881 – cit. in: Roberto De Mattei  Il Concilio Vaticano II, op. cit. pag. 588). 
Obbedire prima agli uomini e poi a Dio!!!  perché la presidenza vale più della sacralità della vita. 

Va ricordato che Paolo VI, sotto la spinta dei catechismi olandese e francese, concesse al clero l’abbigliamento civile con la dismissione della talare, la distribuzione dell’Eucaristia sulle mani e permise l’opzione  della cremazione – l’antisegno della Resurrezione! - facendo sua l’intera istanza  del pensiero laico, naturalistico, immanentistico e relativistico. Esiti, questi, dell’intesa raggiunta con i protestanti, con la massoneria e con l’ebraismo talmudico e con il comunismo.

È questa, allora, la Fede tradizionale, immutabile e perenne della Chiesa?

Pontificato di Giovanni Paolo II (1978 – 2005)


1980 – 1 giugno – Nella sede dell’UNESCO Giovanni Paolo II loda la “triade giacobina”: libertà, fraternità, uguaglianza, quale concetto essenzialmente cristiano.
1980 – 7 novembre - Nell’incontro con la comunità luterana G.P. II dice. “Io vengo a voi verso l’eredità spirituale di Martin Lutero, esponendone la profonda spiritualità”.
1981/1983 – G.P. II, con la collaborazione del card. Ratzinger, Prefetto della CDF promuove la revisione del Codice di Diritto Canonico (CDC) cancellando il canone 2335 relativo alla condanna della Massoneria.
1982 – 25 maggio – G.P. II  partecipa alla concelebrazione anglicana nella cattedrale di Canterbury, violando il CDC.


1982 – 12 settembre – G.P. II incontra frère Roger della comunità protestante calvinista di Taizé somministrandogli la Comunione. 
1983 – 18 aprile – G.P. II concede udienza ai membri della Commissione “Trilateral” – i massoni Rockefeller e Brzezinski.

1984  - G.P. II  concede udienza pubblica ai membri della massoneria ebraica B’nai B’erith.
1986 – 2 febbraio – A Madras, India, G.P. II viene “cresimato” da una sacerdotessa di Shiva – il culto fallico - e segnato sulla fronte con “crisma” di vacca “sacra”.


1986 – ottobre – Parata festivaliera interreligiosa di Assisi, dove viene intronizzato, sul tabernacolo della chiesa di San Pietro, un idoletto di Buddha, vietato l’ingresso alla statua della Madonna di Fatima e commessi altri atti di servilismo ecumenico.

1986 – 22 dicembre – Nel discorso ai cardinali G.P. II dice: “ L’incontro tra le religioni ad Assisi voleva confermare in maniera inequivocabile la mia convinzione che ogni preghiera autentica è destata dallo Spirito Santo che è presente, in maniera misteriosa, nel cuore di ogni uomo”.
1989 – 15 ottobre – la CDF pubblica la lettera “Orationis forma”, con cui, ignobilmente, propone ai cattolici, quali metodi di “meditazione”, le tecniche orientali: tantrismo, induismo, buddhismo, zen, yoga, meditazione trascendentale, la cui caratteristica è il culto demoniaco.
1990 – 1 giugno – G.P. II riceve in udienza pubblica il Dalai Lama, esponente dell’ateismo buddista.
1993 – 15 febbraio – G.P. II, in visita nel Sudan, termina il suo discorso impartendo la benedizione in nome di Allah, con la formula “Baraka Allah as-Sudan” (Allah benedica il Sudan) – O. R. 15/2/1993 - esprimendo la riconoscenza al governo per la tanta stima dimostrata verso la Chiesa. (Non ricordava, G.P. II, che dal maggio 1983 al 1993 erano stati massacrati, da quel regime, più di 1 milione e 300.000 sudanesi tra cui migliaia di cristiani cattolici).
1993 – febbraio - G.P. II  visita il Benin dove partecipa all’incontro con i “grandi sacerdoti” del Voodoo riconoscendo, testualmente, il valore della sacralità (?) dei riti degli antenati.


1993 – 24 giugno – a Balamand (Libano), incontro Chiesa cattolica/Chiesa ortodossa, dove viene emessa una Dichiarazionenella quale si critica e si condanna il “proselitismo cattolico” delle chiese uniati in quanto ostacolo al dialogo ecumenico. Un metodo definito “sorpassato e non più accettato”.
1996 – giugno - A Paderborn (cfr. O. R. 24/25 giugno pag, 4, 5, 6) G.P. II,  per una  ricorrenza luterana, concelebra con i protestanti, chiede perdono per le incomprensioni della Chiesa e loda Lutero.
1999 – 14 maggio - In Vaticano, davanti a una delegazione cristiano-islamica irakena, G.P. II  bacia il Corano.


  2001 –  6 maggio -  G. P. II visita la moschea di Omayya a Damasco, pregando con gli esponenti islamici.


Giovanni Paolo II ha sviluppato la teologia della “universale redenzione” e della “Rivelazione sdoppiata” (cfr. Johannes Dormann: La teologia di G.P. II e lo spirito di Assisi, 4 vv., ed. Ichthys, Albano) e sulla scorta di Nostra Aetate, ha concesso riconoscimento di valenza soteriologica a tutte le religioni i cui fondatori - Buddha, Lao Tse, Zoroastro, Maometto – “hanno realizzato, con l’aiuto dello Spirito di Dio, una più profonda esperienza religiosa (!!??). Trasmessa agli altri, questa esperienza ha preso forma nelle dottrine, nei riti e nelle varie religioni” (O. R. 10 settembre 1998).  Pieno contrasto con la dottrina ufficiale della Chiesa secondo cui: “Lao Tse, Confucio, Buddha, Zoroastro, Maometto e altre figure religiose della storia non hanno ricevuto la “locutio Dei”, la parola di Dio, quindi non possono essere assimilati a Cristo e ai profeti” (Bernardo Bartman, Teologia Dogmatica, ed. Paoline 1962, pag. 31) epieno contrasto con la Enciclica “Pascendi dominici gregis” – II, b/c (8 sett. 1907) – la quale condanna il concetto di “esperienza religiosa trasmessa agli altri”: esperienza che nasce dalla coscienza personale, ma è priva della luce della rivelazione.
G.P. II, alludendo alla religiosità che nasce dalla coscienza con l’aiuto di  Dio, nega la Rivelazione autentica. Ecco perché sono, oggi, numerose le diocesi ove, su sollecitazione demenziale dell’Ordinario, vengono sperimentate, e condotte a fondo, le tecniche orientali della meditazione. Alfiere e propagandista di siffatta aberrante “catechesi” è il vescovo di Frascati, Mons. Raffaello Martinelli (cfr.: Come meditare da Cristiani? – sito internet www.sancarlo.pcn.net).
Sotto il pontificato di G.P. II esplode lo scandalo Ior/Mafia/Banco Ambrosiano/Solidarnosc.

È questa, allora, la Fede tradizionale, immutabile e perenne della Chiesa? 

Pontificato di Benedetto XVI  (2005 – 28 febbraio 2013  - per dimissioni volontarie – 11 febbraio 2013) 

 
1983 – In qualità di Prefetto della CDF provvede a cancellare dal CDC, per “criterii redazionali”(?), il canone 2335 dell’edizione 1917, che condannava, senza appello, la Massoneria.
1999 – 31 giugno - Firma della “Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione” fra la Chiesa cattolica e l’Unione Mondiale Luterana con la quale si ripudiano i canoni del Concilio di Trento.
2005 – 9 giugno – Incontro con i membri del Comitato Internazionale Ebraico.
2005 – 19 agosto – Visita alla Sinagoga di Colonia.
2006 – 30 novembre – Visita alla “moschea blu” del sultano Ahmed a Istambul  dove, insieme al gran Muftì, prega rivolto verso la Mecca.


2008 – 5 febbraio – Modifica della versione tridentina della “Preghiera  per gli ebrei”.
2008 – 2  maggio – Riceve in udienza una delegazione di mussulmani sciiti dell’Iran.
2008 – 2 luglio – Durante le cerimonie celebrate nel viaggio in Australia, Benedetto XVI viene cresimato da uno sciamano/stregone aborigeno con l’imposizione delle mani.


2009 -  maggio – Sospende la firma per la causa di beatificazione di Pio XII. Padre Peter Gumpel accusa le reazioni ebraiche a cui il Papa ha ceduto.


2009 – 12 maggio – Visita alla moschea “la Cupola della Roccia”.
2009 – 22 settembre – Il cardinal A. Bagnasco -  Pres. CEI - a nome della Chiesa, afferma la non intenzione della Chiesa di operare attivamente per la conversione degli ebrei.
2009 -  4 novembre - Promulga la Costituzione apostolica “Anglicanorum Coetibus” con cui permette a pastori anglicani di rientrare nella Chiesa cattolica senza perdere prerogative, quali lo stato coniugale, in ossequio alle “venerande tradizioni anglicane”! (Chiedere a san Thomas More e ai 70 mila martiri inglesi, scozzesi, irlandesi immolati dal 1584 al 1679).
2010 – 18 gennaio - Visita alla Sinagoga di Roma.


2011 – ottobre – Replica, ad Assisi, del mondiale festival interreligioso durante il quale chiede perdono all’Islam per le Crociate,vergognandosene a nome della Chiesa (Il Giornale 29/10/2011): strano, contraddittorio e  paradossale, perché un anno dopo, il 20 dicembre 2012,  si ricorderà degli 800 martiri di Otranto - tutti uomini dai 15 anni in su, decapitati il 13 agosto 1480 per ordine dell’ottomano Gedik Achmed Pascià in  quanto renitenti all’apostasìa – dichiarandoli santi. Si sarà vergognato anche di costoro, di San Domenico Guzman, di San Bernardo, di San Pio V, del beato Marco d’Aviano?


2012 – 12 maggio – Riceve in udienza i rappresentanti della massoneria ebraica B’nai B’erith.


2012 – 14 novembre – In visita all’Università Gregoriana annuncia Pierre Teilhard de Chardin – ignorando il Monitum del Sant'Uffizio del 30 giugno 1962  con cui se ne condannano le idee segnate da gravi errori - “Patrono della Nuova Evangelizzazione”… il “punto omega”!! (Ma già nel suo “Introduzione al Cristianesimo” – ed. Queriniana 1969/2005/2012, pagg. 75 e 226 - ne riconosceva gli alti meriti e la necessità di accoglierlo come un fondamento del pensiero cattolico). Incredibile!
2013 – 11 febbraio – Ricorrenza di Lourdes – Benedetto XVI annuncia le sue “dimissioni”. Il navarca abbandona il timone.

Non si possono  elencare, perché innumerevoli e  tuttavia noti, i casi in cui le Conferenze Episcopali hanno concesso e concedono, giusta esortazione del “Direttorio per l’applicazione dei princìpii e delle norme sull’ecumenismo” – del 25 marzo 1993 -  con ampia generosità, quasi a gara, chiese, sale parrocchiali ed oratori ai vari anglicani, luterani, battisti ed islamici per le loro rispettive cerimonie rendendosi necessario, quando trattasi della chiesa, “sfrattare” dal Tabernacolo il Padrone di Casa. E si moltiplicano gli incontri diocesani e parrocchiali con evangelici, battisti, luterani, ora nella chiesa cattolica ora nelle loro, con evidente sprezzo delle precedenti norme canoniche che ne vietavano lo svolgimento.
E se si pensa che ci è voluto un Motu Proprio per “liberalizzare” la Messa tridentina, peraltro mai abolita, si può constatare da che parte stia la Gerarchia postconciliare.

Il cardinal Prefetto Gerhard Ludwig Müller – e  quindi Benedetto XVI -  imporrà alla FSSPX, così come ad ogni fedele, l’accettazione della perenne dottrina della Chiesa cattolica che, guarda caso, si deve configurare  in quella scaturita da un Concilio pastorale, il Vaticano II, che  ha definitivamente e “regolarmente fissato” un’ortodossìa tutta nuova,  in netta contraddizione col precedente Magistero, e la cui  preoccupazione è quella di eliminare la metafisica e di abbassare e di diluire, a livello antropologico ed immanentistico, le verità rivelate, oltre che garantire  alle religioni non cristiane, scismatiche ed atee, ogni riguardo con l’attribuir loro, con uno sforzo immane che irrompe e deflagra nell’eresìa e nella viltà, virtù, prerogative e valenze soteriologiche e di sacralità.

Il primo Comandamento viene, pertanto, così enunciato: “Io non sono il solo Signore Dio tuo - Avrai altri dèi accanto a me”. 

Fin dove non arriva l’ansia del dialogo che, dopo aver eretto la snobistica, nefasta e fallimentare “Cattedra dei non credenti” del maestro cardinal Martini,  ripropone ora, con altrettale pompa, vanitas e sterilità, il “Cortile dei Gentili” del discepolo cardinal Ravasi! Conosceva, il cardinal Martini, e conosce, il cardinal Ravasi, quel breve “Scito, ergo, hodie et cogitato in corde tuo quod Dominus ipse sit Deus in caelo sursum et in terra deorsum, et non sit alius” – Sappi dunque oggi e conserva bene nel tuo cuore che il Signore è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra; e non ve n’è altro - (Deut. 4, 39)?
 
Ci sembra, a questo punto, che qualcosa non quadri: dichiara, Mons. Müller, non esserci possibilità alcuna di compromesso o di rinnegamento della dottrina della Chiesa regolarmente confermata dal Concilio; ora, se Mons. Lefebvre,  nel periodo anteconcilium, mai è stato censurato per la dottrina professata, non si comprende come, testimoniando la stessa, si sia ritrovato, nel postconcilium, sospeso a divinis e scomunicato. Se egli mai cambiò ortodossìa, vuol dire che, dall’altra parte, qualcosa sia mutata e in termini sostanziali ed eversivi.

Un’ultima riflessione: poiché le encicliche “Pascendi” (S. Pio X,  8 settembre 1907) e “Humani Generis” (Pio XII, 12 agosto 1950), che non sono mai state abrogate, smentite, cancellate dal Corpus del Magistero ecclesiastico conservando validità a tutt’oggi, condannano la aberrante “Nova Theologia” - che dal Concilio s’è incistata nei seminarii, nelle Università cattoliche, nel Magistero corrente - ci si chiede se le Autorità, preposte alla vigilanza, non debbano o toglierle di mezzo o farle rispettare correggendo il corso attuale della catechesi. Perché: o sono vere quelle e falso il Concilio o viceversa: Tertium non datur.

Ripetiamo: c’è allora qualcosa che non quadra perciò, come bene ha detto e scritto Mons. Brunero Gherardini, sul Concilio v’è  tutto undiscorso da fare, quel all’origine, poiché, alle radici dell’attuale disorientamento, sta, sempre secondo l’eminente teologo, discorso mancatoun equivoco. E che equivoco!

È questa, allora, la Fede tradizionale, immutabile e perenne della Chiesa?

Resta,tuttavia, eterna e consolante la promessa di Cristo : “Portae inferi non praevalebunt adversus eam” (Mt. 16,18).


http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV493_Ecumenismo_a_senso_unico.html

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