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domenica 6 ottobre 2013

Quando la talare faceva Santi

Il beato Rivi: "“Era troppo piccolo per avere nemici”

Rolando Rivi, nuovo beato
ROLANDO RIVI, NUOVO BEATO

Card. Amato ha presieduto il rito per il seminarista ucciso dai partigiani comunisti. Oggi il Papa l'ha definito “eroico testimone del Vangelo” e grande “esempio per i giovani”

Papa Francesco nell'Angelus di oggi l'ha ricordato così: “Un seminarista ucciso nel 1945, quando aveva 14 anni, in odio alla sua fede, colpevole solo di indossare la veste talare in quel periodo di violenza scatenata contro il clero, che alzava la voce a condannare in nome di Dio gli eccidi dell’immediato dopoguerra. Ma la fede in Gesù vince lo spirito del mondo! Rendiamo grazie a Dio per questo giovane martire, eroico testimone del Vangelo”.


Ieri è stato beatificato a Modena Rolando Rivi, seminarista martire assassinato nel 1945 a 14 anni d'età dai partigiani comunisti. “Una delle più dolorose pagine della storia italiana recente, a pochi giorni dalla fine del secondo conflitto mondiale”, ha definito questa vicenda L'Osservatore Romano. Rivi aveva preferito morire per “onorare e difendere la sua identità di seminarista”, ha sottolineato il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, durante la celebrazione del rito che ha presieduto a nome del Pontefice.


Il suo martirio per la fede è “una lezione di esistenza evangelica”, perchè all'odio dei suoi carnefici Rivi ha risposto “con la mitezza dei martiri, che inermi offrono la vita perdonando e pregando per i loro persecutori”. Come riferisce anche L'Osservatore Romano, card. Amato era quasi commosso quando raccontava gli ultimi drammatici giorni di vita di Rivi. “Era troppo piccolo per avere nemici, erano gli altri che lo consideravano un nemico. Per lui tutti erano fratelli e sorelle. Egli non seguiva una ideologia di sangue e di morte, ma professava il Vangelo della vita e della carita”.


“Ecco cosa aveva Rolando nel suo cuore di bambino, un amore per tutti – ha affermato il Presule - amare non solo i genitori e i fratelli, ma anche i nemici, fare del bene a chi lo odiava e benedire chi lo malediceva. Era questa - e lo è ancora - una dottrina rivoluzionaria, certo, ma nel senso buono, perché porta ad atteggiamenti di fraternità, di tolleranza e di rispetto della libertà altrui, senza soprusi, senza imposizioni forzate e senza spargimento di sangue”. Il Cardinale ha poi precisato che dalla storia di Rivi non bisogna diffondere sentimenti di vendetta o rancore: “Vogliamo ricordare e celebrare la vicenda martiriale del piccolo Rolando Rivi con un atteggiamento di perdono, di riconciliazione, di fraternità umana. Vogliamo gridare forte: mai più odio fratricida, perché il vero cristiano non odia nessuno, non combatte nessuno, non fa male a nessuno. L'unica legge del cristiano è l'amore di Dio e l'amore del prossimo. Le ideologie umane crollano, ma il Vangelo dell'amore non tramonta mai perché è una buona notizia, che porta pace e bene”.


La beatificazione di Rivi è “una buona notizia per tutti. Di fronte alla sua bontà e alla sua gioia di vivere, siamo qui riuniti per piangere sì il suo sacrificio, ma soprattutto per celebrare la vittoria della vita sulla morte, del bene sul male, della carità sull’odio”.


Rivi, nato a San Valentino di Castellarano il 7 gennaio 1931, sognava di diventare prete fin da bambino piccolo. È entrato in seminario a 11 anni, e come si usava a quel tempo, e ha indossoato la veste talare, “la sua divisa”, che portava sempre “con orgoglio. Non si vergognava della sua piccola talare. Ne era fiero”. Ma a causa della guerra in tanti gli consigliavano di togliersela, perché era rischioso indossarla in quell'atmosfera di odio contro il clero. Rivi però rispondeva, anche alla sua famiglia: “Non posso, non devo togliermi la veste. Io non ho paura, io sono orgoglioso di portarla. Non posso nascondermi. Io sono del Signore”.


10 aprile 1945: alcuni partigiani “imbottiti di odio e indottrinati a combattere il cristianesimo” - ha detto card. Amato - hanno catturato Rivi. E poi l'hanno “spogliato, insultato e seviziato con percosse e cinghiate per ottenere l’ammissione di una improbabile attività spionistica”. Dopo tre giorni di prigionia, “con una procedura arbitraria e a insaputa dei capi, il 13 aprile 1945, il ragazzo fu prima barbaramente mutilato e poi assassinato con due colpi di pistola, uno alla tempia sinistra e l’altro al cuore”.
E oggi Rolando Rivi “si rivolge ai seminaristi d’Italia e del mondo, esortandoli a rimanere fedeli a Gesù, a essere fieri della loro vocazione sacerdotale e a testimoniarla con gioia, serenità e carità”.
DOMENICO AGASSO JRROMA

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