ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 2 marzo 2014

In ginocchio perchè confuso?!

"Il Card Kasper al Concistoro: un po’ confuso?"

Prendo un articolo di Simon De Cyrene apparso qualche ora fa sul blog Crocevia. Introduce molto bene la Conferenza "segreta" del Card. Kasper. C'è poco da aggiungere, dico solo che un'ipotetico cedimento per far fronte ad un problema pastorale, nella pratica vuol dire seppellire definitivamente il Sacramento stesso, e chi fa da anni corsi e pratiche matrimoniali lo sa bene! Sarebbe una catastrofe! Penso solo al lavoro sporco che i giornalisti (quelli che avrebbero fatto l'"altro Concilio") potrebbero fare di questa "falsa" misericordia pensata dal Card. Kasper. Già la DIGA (sacramento del Matrimonio) è danneggiata da spinte mondane ed egoistiche e diaboliche, una breccia seppur minima provocherà una reazione negativa e disgregatrice su tutta la famiglia umana! Dio ci scampi!
La prima parte di questo discorso, che copre i capitoli da 1 a 4 inclusi, è assolutamente magnifica ed ineccepibile: sarò sicuramente di parte, ma tanti concetti a noi chiari sono stati espressi con bellissima e grande profondità: ad esempio, cosa sia il matrimonio nel progetto di Dio, la necessità della fede, la relazione tra Gesù e Chiesa e il matrimonio. Consiglio tutti i nostri utenti di leggere e di meditare questo testo bellissimo e che, davvero,  ben merita il complimento di “teologia fatta a ginocchio” dal Santo Padre!
Purtroppo a cominciare dal capitolo 5, mi son un po’ cascate le braccia per le ragioni seguenti:
1)      Tutta questa bella meditazione sul Matrimonio nei primi quattro capitoli non è mai utilizzata nella riflessione della seconda parte: quasi come le due parti fossero state scritte separatamente in due tempi diversi con due finalità diverse. Non si parlano fra di loro.
2)      Visto che il problema che il cardinale ha voluto trattare, è la riammissione dei divorziati risposati alla tavola di comunione è molto strano che il Card. Karper faccia l’economia di stabilire quale sia la relazione tra la Santa Eucaristia ed il Santo Matrimonio: quest’analisi  manca assolutamente nel suo discorso e , purtroppo, impedisce il Cardinale di affrontare con totale e piena serietà intellettuale la problematica contemplata e ciò ha come conseguenza di non dargli gli strumenti adatti per analizzare il problema e proporre soluzioni.
3)      Ad esempio, egli afferma: “ Poiché il matrimonio , in quanto sacramento ha carattere pubblico, la decisione della sua validità non può essere lasciata ad una valutazione soggettiva della persona coinvolta.”  Ma viene poi con una proposta seguente: “ci si domanda se la via giudiziaria debba essere l’unica via per risolvere il problema o se non sarebbero possibili altre procedure più pastorali e spirituali” . Ma qui il Cardinale è in contraddizione con se stesso: infatti se il sacramento ha avuto carattere pubblico, la dichiarazione che non sia mai avvenuto deve anche esso rivestire un carattere pubblico, dove viene espresso il giudizio della Chiesa sulla questione, ma appunto esprimere un giudizio di ragione vuol dire essere “giudiziale” anche se con l’uso di  forme allegerite. D’altro canto, e da un punto di vista epistemologico, voler solo  tener conto dell’opinione di un membro della coppia separata circa la validità del proprio matrimonio per poi farlo ratificare “spiritualmente e pastoralmente”  da un “penitenziere” corrisponderebbe a voler dare valore oggettivo a sentimenti soggettivi , e questo è fondamentalmente errato, in quanto non può essere un opinione personale il fondamento di un giudizio oggettivo: un penitenziere non pratica la cartomanzia. Se si andasse lungo questa via, la Chiesa sarebbe più relativista di tutti i peggior relativisti laicardi in giro sul nostro pianeta.
4)      Con giustezza, più in là, il Cardinale ricorda che “sarebbe sbagliato cercare la soluzione del problema solo in un generoso allargamento della procedura di nullità del matrimonio”  e ricorda che la CDF ha stabilito nel 1994 che se i divorziati risposati ben disposti, non possono ricevere la comunione sacramentale, ma possono bensì ricevere quella spirituale. Ma, chiede il prelato: se ricevendo la comunione spirituale si è una sola cosa con Gesù Cristo perché non si può ricevere quella sacramentale?
Questa domanda mi pone un problema sul modo di pensare del Card. Kasper in questo frangente: infatti, e lui dovrebbe saperlo meglio di me, la comunione spirituale non è un atto pubblico come lo è quello sacramentale, e si riferisce appunto al foro interno che nessuno può giudicare e che è il luogo del mistero della relazione di ogni anima con il suo Redentore. Proprio rispetto al problema sollevato dal Cardinale stesso qualche riga più sù e cioè nel caso di persone che sono convinte di non essere state sposate validamente in prime nozze, questa proposta della comunione spirituale è adattata in quanto ad opinione personale del foro interno corrisponde un desiderio dello stesso foro interno di comunione spirituale.
 Si chiede poi il Card. Kasper:  ma a che servono allora i sacramenti? Mi sembra qui che egli esprimi una confusione: sembrerebbe che nella concezione del Card. Kasper ricevere i sacramenti rilevi del toccare un talismano, un’atteggiamento che ho denunziato nel post “Farisaismo Te(cn)ologico” : egli dimentica che ricevere un sacramento non è un diritto, il che sarebbe una forma di neo-pelagianismo, ma un dono gratuito dello Spirito Santo.
5)      Purtroppo , il Cardinale si lancia poi su alcune affermazioni storiche sui Padri della Chiesa perlomeno imprecise e che il prof De Mattei ha già smontato nel suo articolo: in particolare sugli insegnamento di Gregorio di Nazanzio e di Basile Magno, e anche quando cita poi con leggerezza il problema del concilio di Nicea rispetto ai novazianisti , i quali erano contro un secondo matrimonio dei vedovi.
6)      Il Card. Kasper riparte poi in considerazioni che non esiterei a definire, purtroppo,  di teologia da bar, chiedendosi se qualcuno che si pentirebbe del fallimento del primo matrimonio non potrebbe essere riammesso alla tavola della comunione dopo un cammino espiatorio. Ma qui il bravo cardinale si è scordato qualcosa, che de Mattei ha rilevato con giustezza: il fallimento del matrimonio non è l’oggetto del problema e se uno è stato causa di detto fallimento può sempre a qualunque momento andare a chiedere l’assoluzione.  Il problema è quello di vivere stabilmente nell’adulterio del secondo matrimonio. Certo chiunque può convertirsi e smettere di vivere nell’adulterio. Un po’ confuso il Card. Kasper? Sembrerebbe di sì: non ha capito che tutta la problematica è quella di vivere volontariamente in una struttura oggettiva di peccato e di chiedere l’assoluzione.
E perché il caro Cardinale è confuso? Semplicemente perché ha voluto prendersi una scorciatoia intellettuale non tanto scusabile a suo livello: non aver stabilito previamente il legame che unisce non solo il matrimonio al Dono di Dio alla Chiesa ma anche quello che lo unisce alla Santa Eucaristia.
Resta da sperare che durante i prossimi Sinodi i Padri saranno capaci di evitare queste confusioni, elevarsi nelle considerazioni, essere capaci di contemplare, anche misticamente,  cosa il Santo Matrimonio sia per davvero, evitare le casistiche del Card. Kasper e poi poter venire con delle vere proposte che rispondano per davvero ai bisogni dei tempi nostri. Sennò ci troveremo, tra due anni,  con il caso della montagna che partorisce di un topolino.
In Pace

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