ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 22 gennaio 2015

Avantindrè, che bel divertimento!

Le frasi infelici di Francesco Quando le espressioni del Papa finiscono per creare sconcerto e confusione

Dietro front sulle famiglie numerose «La povertà non è certo colpa loro»

La conferenza di Papa Francesco sul volo che lo riporta a Roma
Se non è una retromarcia, le assomiglia parecchio. Durante l’udienza generale di ieri, Papa Francesco si è sentito in dovere di precisare le sue parole sulla paternità responsabile pronunciate durante la conferenza stampa sul volo di ritorno dalle Filippine. A una domanda sulla contraccezione e sul fatto che secondo i sondaggi la crescita enorme della popolazione è una delle cause principali dell’enorme povertà delle Filippine, il Pontefice aveva risposto così: «Alcuni credono che – scusatemi la parola – per essere buoni cattolici dobbiamo essere come conigli. No. Paternità responsabile».
Ieri, ripercorrendo il suo viaggio in Oriente, ha corretto il tiro: «Gli incontri con le famiglie e con i giovani, a Manila, sono stati momenti salienti della visita nelle Filippine. Le famiglie sane sono essenziali alla vita della società. Dà consolazione e speranza vedere tante famiglie numerose che accolgono i figli come un vero dono di Dio. Loro sanno che ogni figlio è una benedizione. Ho sentito dire da alcuni che le famiglie con molti figli e la nascita di tanti bambini sono tra le cause della povertà. Mi pare un’opinione semplicistica. Posso dire, possiamo dire tutti, che la causa principale della povertà è un sistema economico che ha tolto la persona dal centro e vi ha posto il dio denaro; un sistema economico che esclude (...) e che crea la cultura dello scarto che viviamo. Ci siamo abituati a vedere persone scartate. Questo è il motivo principale della povertà, non le famiglie numerose». Un passaggio molto applaudito dai fedeli nell’aula Paolo VI.
Evidentemente, qualcuno dei collaboratori deve aver fatto notare a Francesco che quella parola («conigli») non era opportuna. E il Papa, senza fare riferimenti espliciti, ha tuttavia precisato meglio il suo pensiero.
Non è la prima volta che gli capita. Sempre durante l’ultimo viaggio, avevano destato perplessità le sue parole sul «pugno» virtuale destinato a chi avesse ipoteticamente offeso sua madre. Francesco parlava delle provocazioni delle vignette nei confronti dell’Islam e della strage che ne è seguita. Sembrava quasi che giustificasse una reazione violenta agli insulti. Ovviamente non era così ma che nello stesso volo di ritorno il Pontefice aveva dovuto chiarire il suo pensiero, rispondendo alla decana dei viaggi papali, Valentina Alazraki, che aveva sottolineato la confusione creata dalla metafora.
Purtroppo, il modo diretto e colloquiale del Papa lo porta a volte ad usare espressioni quanto meno inappropriate. Non è proprio il massimo sentir dire dal Vicario di Cristo che ai corrotti avrebbe dato «un calcio dove non batte il sole»... E questo porta spesso a incomprensioni.
Alcune frasi in passato non hanno mancato di sollevare polemiche, anche accese. Per esempio quella pronunciata durante un’omelia a S. Marta sullo scandalo del «tariffario per i sacramenti». Fu lo stesso presidente della Cei, l’arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco, a sottolineare che una cosa del genere non esiste: ben diversa è la pratica di lasciare un’offerta in occasioni di cresime, comunioni, matrimoni e funerali, un modo di sostenere le parrocchie nelle loro opere di carità.
Per non dimenticare le telefonate, il cui contenuto, essendo privato, non viene mai commentato dalla sala stampa vaticana, neppure per confermare o smentire quanto riferito dagli interlocutori del Papa. Con conseguente fiorire di illazioni, supposizioni, interpretazioni. Impossibile dimenticare il clamore mediatico sollevato dalla telefonata alla connazionale che in qualche modo sembrava «aprire» alla possibilità, per i divorziati e per i conviventi, di accostarsi ai sacramenti, pochi mesi prima del sinodo straordinario sulla famiglia.
Ma Francesco non sembra intenzionato a cambiare rotta. Come non vuole mutare le sue abitudini, con buona pace dei servizi di sicurezza, costretti a fare i... miracoli, continua per esempio a rilasciare interviste. Anche se a volte possono risultare pericolose, specie se si incontra chi, come Eugenio Scalfari, riporta frasi bollenti (ad esempio sui cardinali pedofili e sul celibato dei sacerdoti) che il Papa non ha mai pronunciato.
Andrea Acali


Famiglia, il Papa «sorpreso e dispiaciuto»
Monsignor Angelo Becciu,
sostituto della Segreteria di Stato.
«Sorpreso» per il fatto che le sue parole, volutamente espresse con il linguaggio di tutti i giorni, non fossero state pienamente  contestualizzate da molti media nell’ampio ragionamento. E «dispiaciuto » per il «disorientamento» causato specie alle famiglie numerose, alle quali, infatti, ieri durante l’udienza generale ha prontamente rivolto parole di affetto e di incoraggiamento. Sono stati questi i due sentimenti prevalenti nel Papa, al momento della lettura dei giornali, il giorno dopo il ritorno da Manila. Lo riferisce in questa intervista ad Avvenire,il sostituto della segreteria di Stato della Santa Sede, monsignor Angelo Becciu. L’arcivescovo, uno dei più stretti collaboratori di papa Bergoglio, lo ha accompagnato nel viaggio in Sri Lanka e nelle Filippine ed era presente alla conferenza stampa sul volo da Manila a Roma. Ha ascoltato personalmente le domande dei giornalisti e le risposte del Pontefice ed è perciò in grado di ricostruire il senso autentico delle parole di Francesco. 
Monsignor Becciu, il Papa si è riconosciuto nell’interpretazione prevalente data dai media alle sue parole, quando diceva che per essere buoni cattolici non è necessario fare figli come conigli? 
Al vedere i titoli dei giornali, il Santo Padre, con il quale ho parlato ieri, ha sorriso ed è rimasto un pochino sorpreso del fatto che le sue parole – volutamente semplici – non sono state pienamente contestualizzate rispetto a un passo chiarissimo della Humanae Vitae sulla paternità responsabile. 
Il ragionamento del Papa era chiaro. La lettura che ne è stata fornita, isolando una sola frase, molto meno... 
La frase del Papa va interpretata nel senso che l’atto procreativo nell’uomo non può seguire la logica dell’istinto animalesco, bensì è frutto di un atto responsabile che si radica nell’amore e nella reciproca donazione di sé. Purtroppo, molto spesso la cultura contemporanea 
tende a sminuire l’autentica bellezza e l’alto valore dell’amore coniugale, con tutte le negative conseguenze che ne derivano. 
Parlando di tre figli per coppia, Papa Francesco secondo alcuni avrebbe voluto indicare un numero 'tassativo'. 
Ma, no! Il numero tre si riferisce unicamente al numero minimo indicato da sociologi e demografi per assicurare la stabilità della popolazione. In nessuno modo il Papa voleva indicare che esso rappresenta il numero 'giusto' di figli per ogni matrimonio. Ogni coppia cristiana, alla luce della grazia, è chiamata a discernere secondo una serie di parametri umani e divini quale sia il numero di figli che deve avere. 
Molte famiglie numerose sono disorientate di fronte alla versione fornita dai media delle parole del Santo Padre. Che cosa si sente di dir loro? 
Il Papa è davvero dispiaciuto che si sia creato un tale disorientamento. Egli non voleva assolutamente disconoscere la bellezza e il valore delle famiglie numerose. Oggi stesso, all’Udienza Generale, ha affermato che la vita è sempre un bene e che avere tanti figli è un dono  di Dio per il quale bisogna rendere grazie. 
Qual è dunque la corretta interpretazione della paternità responsabile di cui parla l’Humanae vitae, più volte sottolineata anche da Francesco? 
È l’interpretazione che nasce dall’insegnamento stesso del beato Paolo VI e dalla tradizione millenaria della Chiesa ribadita nella Casti Connubii(enciclica pubblicata da Pio XI nel 1930, ndr): ossia che senza mai dividere il carattere unitivo e procreativo dell’atto sessuale, esso si deve sempre inserire nella logica dell’amore nella misura in cui la persona intera (fisica, morale e spirituale) si apre al mistero del dono di sé nel vincolo del matrimonio. 
Possiamo dire che Francesco ha riaffermato la perdurante validità di quel documento in tutti i suoi aspetti? 
Non ne ho il minimo dubbio. Papa Francesco è un grande ammiratore di Paolo VI, l’ha manifestato in varie occasioni. Del resto è stato lui a beatificarlo e nelle Filippine pochi giorni fa, contemplando una nazione così giovane, ha voluto sottolineare che la posizione espressa nel 1968 da Paolo VI era «profetica». 
Come conciliare dunque l’indispensabile apertura alla vita con i dubbi reali delle coppie che devono affrontare tanti problemi, talvolta incompatibili con l’accoglienza di una nuova vita? 
Sappiamo che questo è un vero dramma per tante coppie. Qui si inserirebbe il discorso del sostegno economico da parte dei governi alle famiglie con redditi bassi. Tuttavia, come ribadisce spesso Papa Francesco, ogni caso va trattato con misericordia e con premura pastorale. I problemi possono nascere da questioni mediche o economiche o psicologiche. Per alcuni coniugi la sfida è enorme e la Chiesa ha come primo dovere di aiutarli e di confortarli. 
Il Papa ha fatto per due volte riferimento alla crisi demografica in Italia. Qual è il messaggio del Papa per il nostro Paese? 
Potrei dire che questa gravissima spia sociologica è rappresentativa di una cultura che non ha speranza né gioia, una cultura dello scarto. Il desiderio di avere bambini è infatti la prova che si crede nel futuro, che si crede in quello che si è: l’Italia e l’Europa stanno perdendo la loro identità, stanno diventando vecchi. Lo spettacolo della gioventù straripante dei Paesi asiatici ha confermato ancor più nella mente del Papa una simile percezione.

PAPI CON LE ALI – LE CONFERENZE STAMPA IN VOLO SONO STATE UN’INVENZIONE DI GIOVANNI PAOLO II PER ANTICIPARE LA SUA LINEA POLITICA – BERGOGLIO INVECE FA IL DON CAMILLO VOLANTE

Politi: “Francesco non parla da politico. Parla al giornalista, ma si rivolge in realtà alla massa dei credenti come il parroco di fronte al fedele nel confessionale. O il prete che nel quartiere parla con tutti e usa un linguaggio popolare semplice, persuasivo”…

Marco Politi per “il Fatto Quotidiano”

BERGOGLIO SULL AEREO CON PADRE FEDERICO LOMBARDIBERGOGLIO SULL AEREO CON PADRE FEDERICO LOMBARDI
  Il mago della comunicazione resta Giovanni Paolo II. Pochi giorni dopo l’elezione, nell’ottobre 1978, incontrò nel palazzo apostolico i giornalisti e, scendendo dal tronetto, si mescolò a loro rispondendo in cinque lingue a qualsiasi domanda. Sembrava un cocktail party, con i microfoni al posto dei bicchieri di whisky o di champagne. Fu una rivoluzione della comunicazione vaticana. Rotto il ghiaccio, Giovanni Paolo II inventò le conferenze stampa volanti durante i suoi viaggi internazionali. Poco dopo il decollo il papa polacco abbandonava la sua zona riservata ed entrava nella parte dell’aereo dove stavano i giornalisti. Era lui, il pontefice, ad avvicinarsi lentamente al posto di ognuno ascoltando e rispondendo.
PAPA BERGOGLIOPAPA BERGOGLIO

PAPA BERGOGLIOPAPA BERGOGLIO
   Un faccia a faccia troppo ravvicinato per un personalità timida come Joseph Ratzinger. Il papa tedesco preferiva da buon accademico i discorsi cesellati in anticipo. Non poté abolire gli incontri ad alta quota, ma si adattò al rito per senso del dovere. Si fermava all’inizio della “zona” dei giornalisti e rispondeva a domande mandate prima della partenza al portavoce papale.

   CONOSCIUTE in anticipo. Ciò non gli impedì di fare la tremenda gaffe sul condom, durante un volo in Africa nel 2009, quando dichiarò che il problema dell’Aids “non si può superare con la distribuzione dei preservativi, che anzi aumentano i problemi”. Scoppiò un putiferio mondiale, dichiarazioni indignate di scienziati, di governi, persino alcuni missionari smentirono sommessamente il pontefice. Lo scandalo che oscurò il suo viaggio.

   Ratzinger aveva bisogno di soppesare con calma i suoi concetti. Come quando, recandosi a Fatima confidò ai giornalisti nel maggio 2010 – a proposito degli abusi sessuali del clero – il fatto “terrificante” che le maggiori persecuzioni contro la Chiesa non vengono da nemici esterni, ma sorgono “dal peccato nella Chiesa”.

papa BERGOGLIOPAPA BERGOGLIO
   Francesco, agli occhi del mondo, non sembra avere problemi di comunicazione. Ma è un’idea sbagliata. Papa Bergoglio ha dovuto imparare . A Buenos Aires non era un appassionato dei rapporti con la stampa, persino la tv cattolica della diocesi doveva sospirare per una rara intervista. Ma, diventato pontefice, Francesco ha intuito che era indispensabile il ping pong con i media per rafforzare il suo messaggio. Sulla scia di Karol Wojtyla, ma con una profonda differenza.

   Giovanni Paolo II con virtuosismo da artista diffondeva sprazzi di una linea politico-religiosa già decisa in anticipo. Era capace di spiegare – in piena guerra di Jugoslavia – che il buon Samaritano (a proposito della Bosnia aggredita dai Serbi) non cura solo il ferito, ma interviene anche in anticipo contro il malvivente, perché popolazioni inermi non devono essere lasciate soccombere a un “ingiusto aggressore”.
FOTO INEDITE DI KAROL WOJTYLA SCATTI IN PISCINA E DURANTE LA LETTURAFOTO INEDITE DI KAROL WOJTYLA SCATTI IN PISCINA E DURANTE LA LETTURA

   Sorvolando l’Atlantico sul finire degli anni Novanta, l’ho sentito scandire lentamente che il Che Guevara era affidato al giudizio di Dio, ma “io sono convinto che voleva servire i poveri”. O ancora che la fine dell’Urss aveva lasciato sulla scena mondiale una sola superpotenza “e non so se è un bene, ma è così”. Lampi di indicazioni strategiche.

   Francesco invece non parla da politico. Parla al giornalista, ma si rivolge in realtà alla massa dei credenti come il parroco di fronte al fedele nel confessionale. O il prete che nel quartiere parla con tutti, compresi i lontani, gli agnostici e i non credenti. E usa un linguaggio popolare semplice, persuasivo.
GIOVANNI PAOLO II WOJTYLA SULLA NEVEGIOVANNI PAOLO II WOJTYLA SULLA NEVE
   A suo modo molto laico. Che si fa con un corruttore: gli si dà un calcio sul fondo schiena o gli si fa capire che non è aria, presentandosi come finti tonti?

   E HA SENSO figliare passivamente come conigli o l’accento non va messo piuttosto sulla “paternità responsabile”? L’immediatezza dell’eloquio diventa sulle sue labbra un modo per fare riflettere. “Il problema sono le lobby, non i gay”, ha risposto una volta a una domanda pungente.

FOTO INEDITE DI KAROL WOJTYLA SCATTI IN PISCINA E DURANTE LA LETTURAFOTO INEDITE DI KAROL WOJTYLA SCATTI IN PISCINA E DURANTE LA LETTURA
   Francesco parla alla buona, ma è tutt’altro che sprovveduto. Anche nelle battute, che sembrano sfuggite al suo controllo, c’è un’idea chiara. D’accordo sulla libertà d’espressione... ma i diritti non sono isolati, sono in relazione con altri valori, per esempio la sensibilità per l’altrui religione. Provocare a oltranza può fare scappare un “pugno”. Discorsi di realismo quotidiano, da un uomo in carne e ossa. Con lo sguardo rivolto alla globalità del mondo. Perché è in corso una “guerra mondiale a pezzetti” e bisogna spegnere gli incendi e non accontentarsi di enunciazioni impeccabili.

   Non si capisce Bergoglio senza il gioco del calcio, sostiene Eduardo Febbro, giornalista di Buenos Aires nato nel quartiere ultrapopolare di Boca. C’è il calciatore dedito allo schema, chi attende l’assist del compagno per trovare uno spazio sgusciando tra la squadra avversaria “e c’è Maradona, che inventa il suo spazio. Bergoglio è Maradona”.
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/papi-ali-conferenze-stampa-volo-sono-state-un-invenzione-92904.htm


Figli e conigli, che cosa pensa davvero Papa Francesco secondo Becciu, Galatino e Mogavero

22 - 01 - 2015Matteo Matzuzzi
Figli e conigli, che cosa pensa davvero Papa Francesco secondo Becciu, Galatino e Mogavero

Il coniglio tiene banco, a qualche giorno di distanza dalle frasi del Papa pronunciate a bordo dell’aereo che lo riportava in Italia dopo il viaggio in Sri Lanka e nelle Filippine. A intervenire, oggi, su Avvenire, è il sostituto della segreteria di stato della Santa Sede, mons. Angelo Becciu: “A vedere i titoli dei giornali, il Santo Padre, con il quale ho parlato ieri, ha sorriso ed è rimasto un pochino sorpreso dal fatto che le sue parole – volutamente semplice – non sono state pienamente contestualizzate rispetto a un passo chiarissimo della Humanae Vitae sulla paternità responsabile”.
“PAPA SORPRESO E DISPIACIUTO”
Becciu precisa anche cosa intendesse il Pontefice quando ha indicato il numero tre a proposito di figli: “Il numero tre si riferisce unicamente al numero minimo indicato da sociologi e demografi per assicurare la stabilità della popolazione. In nessun modo il Papa voleva indicare che esso rappresenta il numero giusto di figli per ogni matrimonio. Ogni coppia cristiana, alla luce della grazia, è chiamata a discernere secondo una serie di parametri umani e divini quale sia il numero di figli che deve avere”. Quanto al “malinteso”, il sostituto della segreteria di Stato ha spiegato che Francesco “è davvero dispiaciuto che si sia creato un tale disorientamento. Egli non voleva assolutamente disconoscere la bellezza e il valore delle famiglie numerose”.
“NON PUO’ PREVALERE L’ISTINTO”, DICE GALANTINO
Quanto al merito della questione, è intervenuto anche il segretario della Cei, mons.Nunzio Galantino, che allAnsa ha detto che con la frase sui conigli, “Francesco ha riaffermato che non si possono fare figli tanto per farli, non può prevalere l’istinto”, ma occorre consapevolezza.
IL PAPA “REALISTA”
Era già stato il vescovo di Mazara del Vallo, mons. Domenico Mogavero, qualche giorno fa, a definire su Repubblica come “realista” la posizione del Papa: “Del resto c’è differenza tra la sessualità animale e quella umana. Gli animali si accoppiano obbedendo alle leggi della natura, gli uomini fanno scelte libere aperte alla vita ma che insieme devono considerare anche la qualità della vita stessa. Ciò non significa intendere la sessualità come mero capriccio o soddisfazione corporea, ma come scelta consapevole, perché ogni figlio sia effettivamente voluto in un’ottica di apertura alla vita. Paolo VI, parlando ai confessori, raccomanda comprensione e misericordia”.
IL CHIARIMENTO NELL’UDIENZA DEL MERCOLEDI’
Scrive il responsabile di Vatican InsiderAndrea Tornielli, che le “parole di Francesco durante l’udienza generale del mercoledì hanno chiarito e corretto un’interpretazione sbagliata di quanto lo stesso Papa aveva detto lunedì 19 gennaio poco dopo la partenza del volo da Manila, nella conferenza stampa con i giornalisti del volo papale, durante quale aveva pronunciato l’ormai famosa frase sui conigli”. “Il messaggio veicolato da molti media – aggiunge il vaticanista – era stato infatti quello di un invito al controllo delle nascite – qualcuno ha parlato di un’apertura alla contraccezione  – come pure della benedizione del numero di tre figli come ideale per la famiglia cattolica. È sempre utile, in questi casi, rifarsi al testo originale”. Talvolta – osserva – “può diventare indispensabile, tenendo anche conto, nel leggere le risposte del Pontefice, di quale fosse la domanda di partenza”.
“IL PAPA NON HA MAI DETTO CHE LA FAMIGLIA MODELLO HA TRE FIGLI”
Quanto alla frase sui conigli, Tornielli sottolinea che “il Papa non ha mai detto che la famiglia modello ha tre figli, come gli è stato erroneamente attribuito. Rispondendo a una domanda che menzionava il numero medio di figli per ogni donna filippina superiore a tre, Francesco si è limitato a ricordare che secondo le statistiche tre figli per coppia è il numero minimo per garantire la stabilità della popolazione. Sotto questa soglia c’è la denatalità. E alcuni paesi occidentali, in particolare l’Italia, sono molto al di sotto di quella soglia al punto che questa situazione – come peraltro è ben noto – rischia di mettere in crisi lo stato sociale”.
“MI SPIACE CHE IL PAPA CI SIA CASCATO”
Ma è sul Foglio che il vaticanista del Tg1, Aldo Maria Valli, di certo non annoverabile tra i critici dell’attuale Pontefice, conferma le perplessità sul discorso aereo di Francesco: “Buongiorno, sono un coniglio. Scusate l’intrusione, ma vorrei dire la mia sulle recenti esternazioni papali, che ho ascoltato con le mie lunghe orecchie e non senza stupore. Per questo alzo rispettosamente la zampetta e mi faccio avanti. I pregiudizi su noi conigli sono, ahimè, numerosi, e mi spiace che anche il Papa Francesco ci sia cascato”.
http://www.formiche.net/2015/01/22/papa-francesco-figli-conigli/

Francesco, i figli e i conigli. Con un “Post scriptum”

aereo
[Il titolo iniziale di questo post, prima dell'aggiunta del "Post acriptum", era: "Francesco e la paternità responsabile: 'I buoni cattolici non fanno come i conigli'"]
*
Nella seconda conferenza stampa volante del suo viaggio in Sri Lanka e nelle Filippine, sull’aereo che lunedì 19 gennaio lo riportava a Roma, papa Francesco ha toccato numerosi argomenti, ritornando anche su cose già dette nei giorni precedenti. Ecco alcuni passaggi delle sue risposte.
*
SUL “PUGNO” A CHI OFFENDE
In teoria, possiamo dire che una reazione violenta davanti a un’offesa, a una provocazione, non è una cosa buona, non si deve fare. In teoria, possiamo dire quello che il Vangelo dice, che dobbiamo dare l’altra guancia. In teoria, possiamo dire che noi abbiamo la libertà di esprimere e questa è importante. Nella teoria siamo tutti d’accordo, ma siamo umani, e c’è la prudenza, che è una virtù della convivenza umana. Io non posso insultare, provocare una persona continuamente, perché rischio di farla arrabbiare, rischio di ricevere una reazione non giusta. Per questo la libertà deve essere accompagnata dalla prudenza.
SULLA REGOLAZIONE DELLE NASCITE
Il cristiano non deve fare figli in serie. Io ho rimproverato alcuni mesi fa una donna in una parrocchia perché era incinta dell’ottavo, dopo sette cesarei. “Ma lei vuole lasciare orfani sette? Questo è tentare Dio”. “No, io confido in Dio”. “Ma guarda, Dio ti da i mezzi, sii responsabile”. […] Io credo che il numero di tre figli per famiglia è quello che dicono i tecnici che è importante per mantenere la popolazione. Per questo la parola chiave per rispondere è quella che usa la Chiesa sempre, anche io: paternità responsabile. Alcuni credono che – scusatemi la parola, eh – per essere buoni cattolici dobbiamo essere come conigli, no? No, paternità responsabile. Questo è chiaro e per questo nella Chiesa ci sono i gruppi matrimoniali, ci sono gli esperti in questo, ci sono i pastori e si cerca. E io conosco tante e tante vie d’uscita lecite che hanno aiutato a questo.
SU PAOLO VI E LA “HUMANAE VITAE”
Che volevo dire di Paolo VI? È vero che l’apertura alla vita è condizione del sacramento del matrimonio. Un uomo non può dare il sacramento alla donna e la donna darlo all’uomo se non sono in questo punto d’accordo, di essere aperti alla vita. Il rifiuto di Paolo VI non era soltanto ai problemi personali, sui quali dirà poi ai confessori di essere misericordiosi e capire le situazioni e perdonare. Lui guardava al neo-Malthusianismo universale che era in corso. e che cercava un controllo dell’umanità da parte delle potenze. Paolo VI non è stato un arretrato, un chiuso. No, è stato un profeta.
SULL’IDEOLOGIA DEL “GENDER”
Dirò soltanto un esempio, che ho visto io. Venti anni fa, nel 1995, una ministro dell’istruzione pubblica aveva chiesto un prestito forte per fare la costruzione di scuole per i poveri. Le hanno dato il prestito a condizione che nelle scuole ci fosse un libro per i bambini di un certo livello. Era un libro di scuola, un libro preparato bene didatticamente, dove si insegnava la teoria del “gender”. Questa è la colonizzazione ideologica: entrano in un popolo con un’idea che niente ha da fare col popolo, e colonizzano il popolo con un’idea che cambia o vuol cambiare una mentalità o una struttura. Durante il sinodo i vescovi africani si lamentavano di questo, che per certi prestiti si impongano certe condizioni. Ma non è una novità questa. Lo stesso hanno fatto le dittature del secolo scorso. Sono entrate con la loro dottrina. Pensate ai Balilla, pensate alla Gioventù Hitleriana. C’è uno scrittore che ha visto questo dramma della colonizzazione ideologica e lo descrive in un libro. Si chiama “The Lord of the Earth” o “The Lord of the World”, uno dei due. L’autore è Benson, scritto nel 1903, vi consiglio di leggerlo. Leggendolo capirete bene quello che voglio dire con “colonizzazione ideologica”.
SULLA CORRUZIONE NELLA CHIESA
Ricordo una volta, anno 1994, appena nominato vescovo del quartiere di Flores a Buenos Aires, sono venuti da me due funzionari di un ministero a dirmi: “Ma lei ha tanto bisogno qui, con tanti poveri, nelle Villas miserias”. “Oh, si”, ho detto io, e ho raccontato. “Ma noi possiamo aiutare. Noi abbiamo, se lei vuole, un aiuto di 400.000 pesos”. A quel tempo il peso e il dollaro erano uno a uno: 400.000 dollari. “E voi potete fare?”. “Ma si, si”. Io ascoltavo, perché quando l’offerta è tanto grande, anche il Santos sfida; e poi andando avanti: “Ma, per fare questo, noi facciamo il deposito e poi lei dà la metà a noi”. In quel momento io ho pensato cosa fare: o li insulto e do loro un calcio dove non dà il sole, o faccio lo scemo. E ho fatto lo scemo. Ho detto: “Lei sa che noi nelle vicarie non abbiamo conto; lei deve fare il deposito in arcivescovado con la ricevuta”. E lì è tutto. “Ah, non sapevamo… Piacere” e se ne sono andati. Ma poi io ho pensato: se questi due sono atterrati direttament
SUL DALAI LAMA E LA CINA
È abitudine per il protocollo della segreteria di Stato di non ricevere capi di Stato o gente di quel livello quando sono in una riunione internazionale qui a Roma. Per esempio per la FAO non è stato ricevuto nessuno. È per questo che il Dalai Lama non è stato ricevuto. Ho visto che qualche giornale ha detto che non lo ha ricevuto per paura della Cina. Non è vero. Lui ha chiesto un’udienza e gli è stata detta una data a un certo punto. La aveva chiesto prima, ma non per questo momento, e siamo in relazione. Ma il motivo non era il rifiuto alla persona o la paura per la Cina. Sì, noi siamo aperti e vogliamo la pace con tutti. E come vanno i rapporti? Mah, il governo cinese è educato. Anche noi siamo educati e facciamo le cose passo passo come si fanno le cose nella storia, no? Ancora non si sa, ma loro sanno che io sono disposto a ricevere o andare. Lo sanno.
*
POST SCRIPTUM – “Sorpreso” e “dispiaciuto”: così dicono sia rimasto papa Francesco quando ha visto le reazioni dell’opinione pubblica mondiale e soprattutto di tanti suoi fedeli alla sua sortita sui conigli.
Due giorni dopo il suo ritorno a Roma dalle Filippine, nella prima udienzautile, il papa ha tenuto a dire che “dà consolazione e speranza vedere tante famiglie numerose che accolgono i figli come un vero dono di Dio”.
Intanto, però, il disagio montava a dismisura. È tracimato anche sul quotidiano dei vescovi italiani “Avvenire”, che ha pubblicato varie lettere di protesta, non solo per la battuta sui conigli, ma anche per altre parole dette dal papa nella stessa occasione, in particolare quel suo duro rimprovero a una donna incinta dell’ottavo figlio dopo sette parti cesarei.
Ha scritto ad esempio un lettore che si firma “Alfonso, irresponsabile ma non troppo”:
“Caro direttore, è martedì sera, 20 gennaio, sono qui davanti al mio computer e leggo “Avvenire’. Mentre leggo cullo il mio sesto nato che dorme nel passeggino, il suo nome è Francesco e ha 4 mesi. Lo guardo, sesto di sei cesarei andati tutti bene, ringraziando Dio e l’ottimo controllo medico. È beato e tranquillo. Riprendo a leggere il giornale. Intorno c’è molto silenzio. I fratellini sono nelle loro stanze e studiano o giocano. La cronaca invece è rumorosa, schiamazzante, polemica. Martedì mattina, al lavoro mi hanno fatto nero, i colleghi. Ridacchiavano: ‘Hai letto il giornale, sì?’. Francesco si agita nel sonno, muovo un po’ il passeggino e lui placidamente si assopisce di nuovo. Cosa sognerà adesso? Non lo so, ma sono molto contento che lui ci sia”.
Dal Vaticano ha tentato di correre ai ripari il sostituto segretario di Stato Angelo Becciu, con un’intervista che “Avvenire” ha pubblicato giovedì 22 gennaio. Col fine dichiarato di “ricostruire il senso autentico delle parole di Francesco”.
Ma alla domanda: “Qual è dunque la corretta interpretazione?”, ecco Becciu come ha risposto:
“È che senza mai dividere il carattere unitivo e procreativo dell’atto sessuale, esso si deve sempre inserire nella logica dell’amore nella misura in cui la persona intera (fisica, morale e spirituale) si apre al mistero del dono di sé nel vincolo del matrimonio”.
Se questo è il chiarimento…