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giovedì 18 giugno 2015

Erede Milaniano ?

Condannato Fiesoli, il "profeta" amato dalla sinistra
Giustizia è fatta, almeno quella provvisoria dei giudici. Quegli stessi che per quasi trent’anni si sono rifiutati di vedere e ascoltare le grida dei ragazzi e le denunce di violenze e abusi che uscivano da Forteto, la comunità di Vicchio nel Mugello. Dove Rodolfo Fiesoli, “Il Profeta” e fondatore della potentissima comunità, per anni celebrata a modello dalla sinistra locale e nazionale, angariava a suo piacimento i bambini a lui affidati, sperimentando su loro le sue folle teorie sessuali e correttive.


Il Tribunale l’ha riconosciuto colpevole, condannandolo a 17 anni e mezzo di carcere per abusi sessuali e maltrattamenti. Condannati anche Luigi Goffredi, l'ideologo della comunità a 8 anni (per maltrattamenti) e Daniela Tardani a 7 (non solo per maltrattamenti ma anche per violenza sessuale, per aver assistito agli abusi compiuti da Rodolfo Fiesoli, su un ragazzo che le era stato affidato, con il pretesto consueto di liberarlo dalla "materialità"). Condannati a pene variabli 16 imputati su 23 e cospicui anche i risarcimenti, cui è tenuta anche la cooperativa agricola, affiliata alla comunità, citata come responsabile civile. 
Si chiude così, almeno nel suo primo grado di giudizio processuale, una vicenda che al processo, il pubblico ministero Ornella Galeotti non esitò a definire allucinante e sulla quale, per decenni, «le leggi dello Stato hanno subìto una sospensione». Nella sua requisitoria, il pm svelò la fortissima trama di connivenze istituzionali, giudiziarie e complicità politiche (tutte a sinistra) che hanno protetto il Forteto, dove i maltrattamenti agli ospiti della comunità erano «regole di vita». Durissimo l’attacco anche alla magistratura e ai servizi sociali.  Lo scandalo, infatti, sarebbe potuto scoppiare già nel 1978 quando Gabriele Chelazzi, magistrato rigoroso, accusò e fece arrestare Fiesoli e il suo vice Luigi Gofredi, una specie di ideologo criminale, per atti di libidine: nell'85 i due furono condannati in via definitiva per alcune delle accuse. Nonostante ciò e sebbene i due si fossero spacciati per psicologi plurilaureati in Svizzera (Fiesoli ha la terza media e Goffredi non è laureato), una parte rilevante dell'opinione pubblica infamò il processo come «un complotto di cattolici integralisti». Per una sorta di «allucinazione collettiva» (sono sempre parole del pm), il Forteto ha continuato a riscuotere «fiducia incondizionata », a essere definito «una eccellenza educativa». In questi anni, le istituzioni, come i Comuni e il Tribunale dei Minori, non hanno mai cessato di affidare alla cooperativa minori in difficoltà, ignorando anche la sentenza del 2000 della Corte europea dei diritti dell'uomo che segnalava gravi anomalie dentro la comunità di Vicchio. 
Al Forteto c’era l'ossessione del sesso. Fiesoli, celebrato guru di deliranti teorie educative fondate sulla pedofilia e l’esercizio imposto dell’omosessualità, è stato il “Profeta”, il re, il capo, il simbolo del Forteto, ma non avrebbe mai potuto regnare sulla comunità, né attuare quello che l'accusa definisce il suo programma criminoso senza il concorso degli altri collaboratori imputati. Che hanno costruito un inferno popolato di ossessioni e da ragazzini ridotti in schiavitù, obbligati a sottostare a rapporti omosessuali e pestaggi. Nulla a che vedere con quel paradiso tra le colline toscane come ancora oggi la struttura del Forteto appare nelle foto. Un inferno continuato per trent’anni in serena e imperturbabile tranquillità grazie alle coperture politiche della sinistra e al padrinaggio affaristico della potente Lega delle Cooperative. Per loro la comunità di Vicchio rappresentava una sorta di santuario dei miracoli dove il “Profeta” esercitava le sue teorie di liberazione sessuale. Big e leader di Botteghe Oscure, presidenti di Provincia, sindaci e assessori di sinistra facevano a gara ad arrivare al Mugello per baciargli la pantofola e, pur consapevoli delle condanne a carico dei gestori, hanno continuato a frequentare e a sponsorizzare la struttura. 
Rosy Bindi, Susanna Camusso, Livia Turco, Antonio Di Pietro, Piero Fassino, tra gli altri, son passati da qui senza mai aver nulla da ridire. Nel gruppone dei supporter c’era anche l’attuale sindaco di Milano, Giuliano Pisapia: è stato difensore del Fiesoli nel processo conclusosi con una condanna per pedofilia e alla fine degli anni '90 entrava nel comitato scientifico della fondazione Il Forteto. Antonio di Pietro, invece, si distingue per aver scritto la prefazione al libro Il Forteto nel 1998 descrivendo la struttura come un vero paradiso terrestre. Ecco, una volta punito Fiesoli e la sua banda, si dovrà pure chiedere chiarimenti anche a questi complici che paiono aver dimenticato l’imbarazzante amico, di professione “Profeta”. Qualche paroletta è attesa pure dal premier Matteo Renzi (quand’era sindaco di Firenze a un Fiesoli già condannato concesse una sala di Palazzo Vecchio per un convegno) e dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti, ex presidente della Lega delle Cooperative che aveva tra le sue aziende anche il Forteto. E che si rifiutarono di commissariare la coop agricola, nonostante le gravi irregolarità emerse da un’ispezione ministeriale. Una loro dichiarazione non sarebbe sgradita. 
di Luigi Santambrogio18-06-2015
Fiesoli, finita l'impunità: il capo spirituale de “Il Forteto” è stato condannato
18 giugno 2015, Americo Mascarucci
Fiesoli, finita l'impunità: il capo spirituale de “Il Forteto” è stato condannato
Rodolfo Fiesoli, il capo spirituale della comunità “Il Forteto” nel Mugello che per circa trentanni ha accolto bambini e adolescenti in difficoltà affidati dal Tribunale dei minori di Firenze, è stato condannato in primo grado a 17 anni e mezzo di reclusione con l’accusa di abusi sessuali e maltrattamenti ai danni degli ospiti. 
Insieme a lui sono stati condannati, l’ideologo della comunità e co-fondatore Luigi Goffredi e diversi collaboratori al vertice della struttura. Inquietante ma purtroppo veritiera  la requisitoria del pm del Tribunale di Firenze Ornella Galeotti che nel chiedere la condanna di Fiesoli e degli altri imputati ha dichiarato: “Per alcuni anni in Toscana si è verificato un fenomeno rispetto al quale le leggi dello Stato hanno subito una sospensione”. In che senso? I
l riferimento è sicuramente al livello di impunità e di protezione di cui ha potuto godere Fiesoli nonostante già fossero note da anni le storie di abusi e maltrattamenti che venivano perpetrati fra le mura della comunità. 
L’indagine della Procura ha messo in luce omissioni e disattenzioni da parte degli psichiatri e degli assistenti sociali che sono sembrati chiudere gli occhi o far finta di non vedere ciò che avveniva là dentro. Ma non è tutto. Nel 1985 lo stesso Fiesoli  si era visto infliggere una condanna per corruzione di minorenne e atti di libidine violenta; nonostante ciò il Tribunale ha continuato ad affidargli la cura dei bambini  e le istituzioni pubbliche a foraggiare Il Forteto con cospicui finanziamenti. Come è stato possibile? Molto semplicemente il “guru del Mugello” a differenza di chi come don Pierino Gelmini è stato massacrato mediaticamente ed è morto senza che una verità processuale abbia fatto piena luce sulle accuse contro di lui, ha potuto godere di difese d’ufficio di alto profilo in quella Firenze culla della cultura catto-comunista che lo  ha sempre trattato come un “esponente del clan”, dunque da proteggere. 
Quando Fiesoli fu condannato negli anni '80 certa cultura non mise sotto accusa lui ma il magistrato che lo aveva portato alla sbarra, il poi eurodeputato Carlo Casini, ritenuto dai sostenitori del Forteto pregiudizialmente ostile a Fiesoli; questo perché, pensate un po’, Casini era un cattolico che secondo certa mentalità non vedeva di buon occhio il modello proposto da Fiesoli ed incentrato su un progetto di comunità alternativo alla famiglia tradizionale. E a difendere il “santone laico” indovinate un po’ chi c’era? 
Niente meno che gran parte di quel mondo che ruotava intorno all’esperienza di don Lorenzo Milani e alla scuola di Barbiana. Fiesoli stesso dichiarò di dare vita al Forteto per portare avanti l’opera iniziata da don Milani a Barbiana vantandosi addirittura di essere stato suo amico ed allievo. Oggi naturalmente se sentite i don milanisti in servizio permanente effettivo, vi diranno che questo non è vero e che il Forteto con Barbiana non c’’azzecca nulla. Eppure all’epoca a difendere Fiesoli in seguito alla condanna scesero in campo due personalità della cultura fiorentina strettamente legate proprio a don Milani come padre Ernesto Balducci e il magistrato minorile Gian Paolo Meucci. 
Sarà proprio quest’ultimo ad affidare altri fanciulli al Forteto, avvalorando la tesi secondo cui il processo che aveva portato alla condanna del fondatore era stato un processo politico, imbastito e pilotato ad arte dalla Democrazia Cristiana con l’obiettivo di colpire il modello di accoglienza e di vita proposto dalla comunità e da lui stesso in parte ispirato. E dopo la sua morte avvenuta nel 1986 anche altri magistrati seguiranno, purtroppo, il suo esempio. Anche le istituzioni pubbliche, Regione Toscana, Comune e Provincia di Firenze sono sembrate dare credito alla tesi del complotto a danno di Fiesoli che ha continuato a beneficiare di aiuto e sostegno economico soprattutto da parte della sinistra. Fino a quando il 20 dicembre del 2011 è stato nuovamente arrestato in seguito alle denunce di abusi e maltrattamenti giunte da diversi ospiti della comunità. 
L’impianto accusatorio della Procura è sembrato reggere totalmente al giudizio di primo grado, così come sono sembrate confermate le omissioni e le coperture di cui la “cricca” ha potuto beneficiare per anni. 
Ora c’è chi è arrivato anche a chiedere l’istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta per fare piena luce sulle connivenze politiche ed istituzionali di cui avrebbero  goduto i signori de Il Forteto. 
Poi certo ci saranno probabilmente altri gradi di giudizio prima di arrivare al definitivo accertamento della verità processuale, ma intanto appare evidente la volontà delle istituzioni chiamate in causa di chiamarsi fuori dalla vicenda; della serie “Fiesoli? Chi lo ha mai conosciuto?”.  Non è un po’ troppo comodo?

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