ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 29 settembre 2015

Trottate in giro per il mondo

I viaggi di papa Francesco

È iniziato in maniera trionfante e probabilmente finirà -inconvenienti a parte, ma non crediamo proprio ce ne siano- in apoteosi il lungo viaggio di papa Francesco a Cuba prima e negli Stati Uniti poi.
Molta la carne al fuoco: l'incontro con Raul Castro, la messa in piazza a L' Avana sotto l'effigie di "Che” Guevara, la visita al Congresso USA, il discorso all' ONU, l'incontro interreligioso a Filadelfia in cui, udite udite, saranno presenti "uomini e donne di ogni orientamento sessuale".

Queste trottate in giro per il mondo a ricevere applausi da masse gaudenti e plaudenti ci ricordano altri viaggi pontifici, non lontanissimi nel tempo, in cui i predecessori di Bergoglio -Wojtyla in primis- mieterono allori e successi, forti dei loro trionfi diplomatici: a Wojtyla si dà il merito di aver fatto crollare la Cortina di Ferro quando invece furono ben altre le ragioni del collasso comunista e quanto a Bergoglio la vulgata lo vuole artefice del disgelo diplomatico tra Cuba e Stati Uniti quando, anche in questo caso, la verità è solo parziale e sono ben altre e più complesse le cause che hanno spinto il regime cubano ad aprirsi al cosiddetto "mondo libero"(?): da 25 anni senza le sovvenzioni dell' URSS e strangolata da embarghi e scarso commercio estero, isola di una ideologia comunista defunta in un Continente e in un Oceano di neoliberismo, Cuba ormai languiva, ridotta a qualcosa come un miscuglio tra un museo per turisti e l'ospizio di mendicità.
Si potrebbe dire lo stesso anche della Corea del Nord, altro rimasuglio anacronistico di un mondo defunto, ma Pyongyang è tenuta in vita artificialmente dal governo cinese che ha tutto l'interesse ad avere un regime simile ai suoi confini, mentre L' Avana doveva contare solo sulle proprie scarse forze e sul turismo: turismo che giocoforza rompe l'isolamento, mettendo in contatto la popolazione con modi e stili di vita differenti.
Si tratta di un processo ormai in corso da diverso tempo e che non può essere fermato, perciò noi crediamo che per Cuba questa non sia altro che una transizione morbida (per adesso) da Marx ad Adam Smith.
Invece in Nord Corea il turismo è si può dire nullo, il controllo dello Stato onnipotente, l'isolamento, a parte la zona speciale economica di Kaesong ove vi è una limitata presenza di aziende sudcoreane ed estere, totale.
Non sappiamo quale sarà il futuro politico di Cuba dopo la dipartita dei due fratelli Castro -ormai gli unici simboli viventi di una "revolucion" che non ha più nulla da dire e da offrire- ma possiamo bene immaginare quale sarà il suo futuro economico e sociale, quando le aperture agli USA saranno ancor più nette e vi saràl'inevitabile cambio di sistema politico: un disastro, più o meno come in alcune Repubbliche ex sovietiche passate all' economia di mercato.
Sorgeranno oligarchi che si compreranno a un tozzo di pane le aziende, vi sarà una classe politica ultracorrotta, i servizi essenziali verranno messi tutti a pagamento, l'aumento del turismo statunitense porterà ancora degenerazione morale, dilagherà il consumismo, la microcriminalità, la disgregazione sociale, l'emigrazione, le differenze abissali tra ricchi e poveri.
Non sappiamo nemmeno dire che futuro avrà la Chiesa locale, a Cuba, ma possiamo immaginare che gli spazi di manovra, in un mondo materialista, saranno ben pochi.
Bergoglio è una superstar mediatica che tiene incollato agli schermi il mondo, qualche volta ci azzecca(sulla terza guerra mondiale a rate, sulla cultura dello scarto, sull' enciclica ecologista) ma intanto le chiese restano vuote e i seminari stanno in piedi grazie ai convertiti africani o asiatici, la scristianizzazione occidentale prosegue spedita e anche a livello di opinione pubblica la Chiesa non conta più nulla: la gente ama "Francesco", non il Papa vicario di Cristo e tale confusioni di ruoli rischia di essere deleteria. Il problema di Bergoglio è che pur attaccando il sistema postmoderno, in esso ci sguazza sin troppo bene.
Ci nuota così bene che sta continuando l'opera di molti dei papi postconciliari: immergere la Chiesa nella modernità sino a farla dissolvere in essa.
Comunque vadano le cose, il tour bergogliano oltreoceano sarà, come al solito, un grande successo mediatico, diplomatico e personale ma un misero fallimento a livello spirituale.

Simone Torresani 
22 Settembre 2015


TRE CADUTE MA… NON SUL CALVARIO

Tre cadute non per il peso della croce, ma per quello di certe bergoglionate.
Non vogliamo essere cattivi – non lo siamo – ma non vogliamo essere neppure succubi del pietismo mediatico.
Cadere per tre volte sulla stessa scaletta di un aereo per voli regionali, non è normale. Perché questo è accaduto a Papa Francesco e non certo per il suo vistoso problema deambulatorio.

Il primo inciampo...
Il primo inciampo…

Qualcuno ha dato “colpa” alla talare, ed è per questo insulso commento che facciamo questo articoletto, diversamente avremo taciuto sull’episodio.
Senza dubbio davanti a certi insulsi commenti sarebbe meglio tacere, ma questo lo si può fare quando non ci sono le immagini che, facendo il giro del mondo, lamentano un’impietosa ed imbarazzante situazione alla quale dare poi mille interpretazione più disperate quando, invece, la motivazione è una sola e molto semplice.
Papa Francesco ha deciso di portarsi “dietro” la sua 24ore, per carità, nulla da ridire… In ogni viaggio che ha fatto fino ad oggi, il Papa viene sempre accompagnato dal suo  fedele autista-portaborse il quale, anche alle Udienze generali del Mercoledì gli porta la borsa in piazza San Pietro…
Dunque, se il Santo Padre in diverse occasioni settimanali, affida al suo autista – il quale lo accompagna in tutti i viaggi apostolici – la propria borsa, perché non dargliela anche per salire sulla difficoltosa scaletta dell’aereo?
È ovvio che un sacerdote, quando indossa la talare, per salire pochi gradini, ha difficoltà e deve tenere per forza con una mano un lembo da sollevare per salire o scendere. Se codesto sacerdote tiene entrambe le mani occupate – una per reggersi alla ringhiera, l’altra per portare la borsa – è logico che prima o poi il lembo della talare finirà sotto le scarpe.


Il secondo inciampo...
Il secondo inciampo…

Questo è successo, immortalato dagli scatti dei fotografi lasciando non una, ma ben tre immagini imbarazzanti, surreali, e perfino patetiche, e che hanno fatto il giro del mondo, per finire così di denigrare, impoverire ed umiliare l’immagine del Successore di Pietro, l’immagine del Vicario di Cristo.
Non ci preoccupa, in tal senso, “vedere” il Papa inciampare, e cadere tre volte, perché se cadesse tre volte sotto il peso della Croce, sarebbe per noi modello di virtù, santità e martirio; ma vederlo cadere tre volte sotto il peso delle sue bergoglionate – perché tale è quando uno si ostina a non voler lasciare la borsa al suo fidatissimo autista che gliela porta poi per il resto della giornata – no! – è davvero troppo anche per noi, poiché al Papa vogliamo bene per davvero!
Vi stupisce? Credete forse che staremo qui a perdere del tempo se non ci trattenesse l’amore vero e sincero per il Vicario di Cristo?
Chi ama davvero il Pontefice in quanto tale, e non in quanto un fan Club di Bergoglio, non può rimanere indifferente davanti alla desolazione di queste immagini, all’imbarazzo nel quale questo Vicario di Cristo è piegato in due e arranca su una gelida e metallica scaletta, mentre il gruppetto di persone guardano senza sapere come intervenire.


Il terzo inciampo... Il problema non è la talare, il "rito della borsa".
Il terzo inciampo… Il problema non è la talare, ma il “rito della borsa”.

Per ben tre volte nessuna di queste persone scende per aiutare il Pontefice.
Lo possiamo immaginare: il carattere di papa Bergoglio è imprevedibile, potrebbe reagire ringraziando, come potrebbe reagire mandando a quel paese il “buon Samaritano”.
Lui è umile non perché si fa aiutare da qualcuno, ma perché fa tutto da solo, perché non sente il bisogno di farsi portare una borsa per salire sull’aereo – mentre poi se la fa portare per tutto il resto della giornata – e senza dubbio chiunque, con un po’ di sale in zucca (in grano salis), conterebbe fino a dieci prima di compiere un’azione buona, il tempo necessario affinché questo “pietoso rito della borsa”, finisca per com’era cominciato….
Santo Padre, non sappiamo se ci sta leggendo, o se qualchebuon Samaritano possa farsi una nostra piccola eco: La supplichiamo, lasci la borsa al suo autista fidato, ma non tolga la talare. Sì, ha letto bene, temiamo infatti che episodi del genere possano piuttosto indurLa – da qualche demoniaco suggeritore – ad abbandonare la talare, dandole la colpa di questi tristi episodi.
Non pensi solo a se stesso, Beato Padre, pensi davvero alla gloriosa schiera dei Suoi Illustri, Venerabili, Santi e Beati Predecessori.
Non ultimo Colui che, ancora vivente, sta silenziosamente subendo, a causa delle innovazioni da Lei introdotte, un’impietosa critica perché viaggiava dignitosamente vestito da Romano Pontefice e di come, con vera umiltà, subiva il rigido protocollo che, per quanto duro e soffocante per Ella, preveniva tuttavia episodi tristi come questo che ha messo, purtroppo, in ridicolo la dignità del Vicario di Cristo.
L’abito non fa il monaco – né il Papa – ma lo identifica: anche l’occhio vuole la sua parte.
AGGIORNAMENTO
Papa Francesco la pensa come noi: come potete vedere, è salito sull’aereo di ritorno senza portare la sua 24ore.
 
https://bergoglionate.wordpress.com/2015/09/27/tre-cadute-ma-non-sul-calvario/#more-2367
01:53
Abramo     lunedì, 20:29
Papa Francisco incontra una papessa … Papa Francisco encontró una papessa … PapaFrancisco encontrou uma papessa
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Il caramelloso Gramellini e il cazzotto di Francesco a Marino

di Mario Sechi | 29 Settembre 2015 ore 10:01
Una foto d'archivio, quando Francesco e Marino ancora ridevano insieme (LaPresse)
I titoli sono là, tragicomici. Papa Francesco spiega in mezzo alle nuvole che lui il sindaco proprio non l’ha invitato a Philadelphia. Il sindaco risponde con un tweet e un video su Facebook spiegando che il viaggio è stato offerto dalla Temple University. Il Pontefice fa una discussione volante sull’imbucato, il primo cittadino smanetta sui social in cerca di una giustificazione per il viaggio in The Streets of Philadelphia.

ARTICOLI CORRELATI Il caramelloso Gramellini sulla prima pagina della Stampa presenta il caso con un titolo da furbacchione: “Scomunicato stampa”. Ma il pezzo è tutto un minuetto per dare un colpo a Marino e una legnata al Papa. Il primo s’è fatto incorniciare come un “Papa Boy”, il secondo è diventato un “Pontefice nel retrobottega della politica”. Sembra una commedia di Mel Brooks con Gene Wilder, invece è tutto vero.
http://www.ilfoglio.it/cronache/2015/09/29/il-caramelloso-gramellini-e-il-cazzotto-di-francesco-a-marino___1-v-133276-rubriche_c376.htm

Scomunicato stampa


Se l’uomo più popolare del mondo delegittima in pubblico uno degli uomini meno popolari d’Italia significa che sono saltate tutte le regole del gioco e forse anche della misericordia. Dai tempi di Wojtyla ci siamo abituati all’idea che il Papa tenga conferenze-stampa come un allenatore di calcio. Ma gli allenatori non parlano mai dei singoli, mentre Bergoglio ha preso apertamente le distanze dal suo dirimpettaio d’Oltretevere, il sindaco Marino. Sull’aereo che lo riportava a Roma, stimolato da una domanda forse non casuale, il Papa ha tenuto a precisare di non avere invitato il sindaco in America e di essersi addirittura informato con gli organizzatori, finendo poi con l’attribuire la sua presenza al fatto che «Marino si professa cattolico». (Si noti la sfumatura gesuitica: non che «è cattolico», ma che «si professa» tale).  

Peccato che i fatti, come spesso capita nel mondo della comunicazione, siano un po’ diversi. Marino non ha mai detto di essere stato invitato dal Papa. Anzi, fin dall’inizio dell’estate, tutti sapevano che l’invito gli era stato recapitato dal sindaco di Filadelfia, il quale si è accollato le spese del viaggio. Ma a un certo punto, complice la passione eccessivamente sbandierata da Marino per questo Pontefice, la realtà ha assunto la forma di una panzana molto più intrigante e il sindaco è stato trasformato in un «Papa boy» al seguito. Bergoglio è sceso ancora una volta dalla cattedra, stavolta per smentire una non notizia partorita dal retrobottega della politica. Ma così facendo ci è entrato anche lui. E un Papa nel retrobottega non è mai un bel vedere.  




http://www.lastampa.it/2015/09/29/cultura/opinioni/buongiorno/scomunicato-stampa-PaNahvwq28T30SNpcaYpIM/pagina.html

A Marino manca solo di esser smentito da Dio

marino ignazio
Ormai iniziano anche a dubitare che lui si chiami Ignazio, che di professione faccia il chirurgo e che sia veramente iscritto al Pd (che sia invece un sindaco inadeguato, non dubita nessuno. Tutti ne sono certi).
Dopo la frase di Papa Francesco che ha sbertucciato pubblicamente Ignazio Marino, dichiarando di non averlo mai invitato a Philadelphia, il sindaco di Roma è riuscito nell’impresa rara di collezionaresmentite da tutte le possibili autorità laiche e religiose, civili e militari. Ora non resta che a smentirlo siano se stesso e il Creatore. Io e Dio.
All’inizio erano stati i servizi segreti a smentire Marino su un possibile rischio attentati durante il Giubileo. «C’è la massima attenzione, ma non c’è alcun segnale specifico», così gli 007 avevano commentato l’allarme terrorismo lanciato dal primo cittadino al Corriere della Sera. Poi, sempre per via del Giubileo, il sindaco si era guadagnato la smentita da parte di esponenti del suo stesso partito, il Pd romano. Marino, dopo l’annuncio del Papa di bandire l’Anno Santo, aveva annunciato trionfale: «Roma è pronta». Ma subito i deputati Pd Michele Anzaldi e Lorenza Bonaccorsi gli avevano ricordato che «Roma, nelle condizioni attuali, non è pronta» e che «gestire milioni di pellegrini in una città non organizzata può rappresentare un pericolo grave».
Sempre in vista di questo “benedetto” Giubileo, il governo aveva pensato di affiancare a Marino unuomo ombra, che gli facesse da tutor o badante. Il sindaco aveva derubricato questa possibilità a fantapolitica, ribadendo il suo no a ogni forma di commissariamento, ma era stato smentito qualche giorno dopo proprio da Matteo Renzi, che gli aveva appioppato, come commissario, il prefetto Franco Gabrielli. Anche con Gabrielli, Marino pensava di cavarsela, simulando spirito di collaborazione e sostenendo di «averlo sentito» e di aver trovato con lui «piena sintonia nel lavorare insieme per il bene dei romani e di Roma». Peccato che lo stesso Gabrielli, qualche tempo dopo, lo aveva sbugiardato, ammettendo di sentire sì Marino, ma «tra un’immersione e l’altra», cioè mentre il sindaco se ne stava beatamente in vacanza ai Caraibi, guardando con distacco la sua città affondare tra rifiuti, corruzione e funerali discutibili.
Il colpo di grazia gli è arrivato ieri da Bergoglio. Marino, che per vedere il Papa era andato addirittura in America (ché, si sa, non gli bastava vederlo in piazza San Pietro), aveva motivato quella trasferta con una richiesta nientepopodimenoche da parte delle gerarche vaticane: «Quando mi è stato riferito che avrebbero avuto piacere della mia presenza, ho detto a monsignor Paglia che sarei stato lieto di partecipare all’organizzazione», aveva dichiarato in un’intervista a Il Messaggero. Invito tuttavia smentito da Papa Francesco a nome sia proprio che degli organizzatori. E che fa di Marino un invitato speciale. A insaputa di chi fa gli inviti.
Pensiero (non pervenuto), Parole (vacue) e Opere (nulle) di Ignazio Smentito.

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