ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 19 dicembre 2015

Roba da museo

La croce è sparita dall'orizzonte della Chiesa?


Sembra che i santi abbiamo vissuto vite assolutamente incompatibili con quella dei cristiani di oggi. Dal pulpito oggi non è poi cosi raro sentire frasi come: "A Dio non servono i tuoi sacrifici perché ti ama cosi come sei" oppure: "Dio non vuole che vi sacrifichiate, gli basta che lo amiate". Frasi condivisibili penso da tutti, peccato che non sono del tutto vere.
Il messaggio che oggi si fa passare è che la croce non è più necessaria. Questa è la caratteristica fondamentale della riforma della fede avvenuta negli ultimi anni nella Chiesa. Se si predica che tutti si salvano e che l'inferno è vuoto - se non esplicitamente, almeno implicitamente tacendo la verità - a che servono i digiuni, a cosa serve pregare, a cosa serve sopportare mio marito, perdonare quando mi tradisce e non separarmi da lui come fanno tutti ormai, per molto meno? Chiaro che se ragioniamo in questi termini, tutto questo non serve più a niente, infatti quanti cristiani digiunano? Quanti pregano almeno le preghiere del mattino e della sera? Quanti vanno alla Messa domenicale? Quanti rimangono fedeli al loro matrimonio nonostante le apparentemente insuperabili difficoltà cui vanno quotidianamente incontro? Pochi, pochissimi... I cristiani hanno dimenticato il senso del sacrificio, il senso dell'espiazione, il senso della riparazione e di conseguenza hanno disimparato ad amare veramente perché il vero amore presuppone sempre il sacrificio, presuppone sempre il soffrire per l'altro, presuppone in parole povere la croce. Cristo non ci ha amato per scherzo! Non è venuto per insegnarci il valore della fratellanza universale ma primariamente è venuto per pagare al nostro posto i conti con la Divina Giustizia. L'amore di Dio si è manifestato nell'incarnazione del Verbo che si è fatto uomo per permetterci di sfuggire all'inferno eterno. Oggi pochi, davvero troppo pochi, credono ancora questo. Ma è verità di fede! Le nostre chiese, di conseguenza, sono popolate da eretici. Questa parola ha perso di significato, non la si comprende più: essere eretico è una cosa terribile perché ne va della salvezza eterna! L'eretico è colui che coscientemente rifiuta una o più verità divinamente rivelate e perciò si pone al di fuori della comunione con la chiesa. Se questo è vero, allora quotidianamente nelle nostre chiese, molti eretici - non in comunione con la stessa Chiesa e quindi con Dio - si comunicano col Corpo e sangue di Cristo. C'è qualcosa che non va...
Da qualche anno non si è voluto più questo: si insegna alla gente tutto ciò che serve per star bene insieme, per crearci da noi il nostro paradiso terrestre ("Sarete come Dio") vivendo del tutto dimentichi del vero paradiso, quello eterno. Il cristianesimo è stato svuotato e questo vuoto pesa enormemente nella vita della chiesa, della società e del mondo. Che fare dunque? Perdere la speranza? No... rimboccarsi le maniche! Studiare, approfondire, tornare alla vera fede perché se essa è corrotta, anche le nostre azioni saranno corrotte, perché l'uomo agisce in base alle sue idee. Senza la vera fede nessuno potrà salvarsi, perché non saprà cosa fare per ottenere questa salvezza. Imparare a confessarsi come si deve, a comunicarsi in modo degno, a vivere davvero una vita divina, nel rispetto dei comandamenti e nella preghiera perseverante e devota. Cosi forse, le sorti della chiesa si risolleveranno.

di Cristiano M.G.

L'Osservatore Romano
Una croce composta con i resti di un barcone di rifugiati che naufragò nel 2013 vicino a Lampedusa causando la morte di 366 persone è l’ultima acquisizione del direttore del British Museum di Londra, Neil MacGregor, in procinto di lasciare il suo incarico. L’opera è stata assemblata dal falegname italiano Francesco Tuccio, che vive nell’isola dove è avvenuta la tragedia.
L’imbarcazione trasportava attraverso il Mediterraneo oltre cinquecento rifugiati provenienti dall’Eritrea e dalla Somalia, di cui solo 151 sono sopravvissuti. Si tratta di un omaggio semplice e commovente, ha spiegato lo storico dell’arte alla Bbc. «L’opera di Tuccio permetterà a tutti i visitatori di riflettere su questo momento significativo della storia dell’Europa, un grande processo migratorio che può cambiare il modo con cui concepiamo il nostro continente». Fra i sopravvissuti al naufragio del 2013 c’erano molti eritrei cristiani fuggiti dal loro Paese di origine; Tuccio venne a conoscenza della loro storia frequentando la chiesa del suo quartiere e da quest’incontro nacque l’idea di trasformare in opere d’arte i resti del legno delle “carrette del mare”. La notorietà in tutto il mondo arrivò quando Papa Francesco usò le sue creazioni durante la celebrazione della messa a Lampedusa. «Negli anni — spiega MacGregor — ho fatto acquisire al museo oggetti meravigliosi, molto preziosi o molto umili; tutti, ognuno a suo modo, portatori di speranza».
L'Osservatore Romano, 20 dicembre 2015

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