ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 29 luglio 2016

Prete di campagna

VISIONI E GENESI BIBLICA

    La Genesi biblica secondo don Guido Bortoluzzi. Le sue esperienze mistiche, le 8 visioni profetiche che chiarificano ma non stravolgono il senso del racconto biblico. Il rapporto con Albino Luciani e la visione sul Vajont di Francesco Lamendola  

L’Alpago è uno dei luoghi più belli al mondo. In questa conca situata fra il Lago di Santa Croce, la chiostra delle Dolomiti d’Alpago e la Foresta del Cansiglio, in uno scenario verde e azzurro di straordinaria serenità e di bucolico incanto, condusse la sua vita raccolta e pensosa un prete il cui nome dice poco al grande pubblico, don Guido Bortoluzzi, nato il 7 ottobre 1907 a Puos d’Alpago e morto l‘8 ottobre 1991 a Meano, frazione di Santa Giustina, sempre in provincia di Belluno. Tutta la sua esistenza si consumò in quest’angolo appartato delle Prealpi Bellunesi, senza mai toccare una grande città e senza mai venire in contatto con esponenti della cultura del suo tempo; e fu amareggiata da incomprensioni e ostilità da parte dei suoi superiori e di una parte del clero, dovute al carattere sconcertante delle rivelazioni di cui sarebbe stato il destinatario. Non c’è da stupirsene: ancora oggi, il contenuto di tali rivelazioni private provoca un effetto notevole nel lettore, anche il più benevolo e bendisposto; ed è difficile non essere ben disposti nei confronti di questo umile parroco che possedeva doni carismatici non indifferenti e che lasciò, in quanti lo conobbero, una profonda impressione di dolcezza, di semplicità e quasi di evangelica ingenuità.
Questo prete di campagna è tuttora un enigma per quanti si accostano alla sua figura e alla sua vicenda umana: egli, infatti, ha avuto una serie di visioni e di “spiegazioni”, fornitegli da Dio stesso, in ordine a ciò che aveva visto con straordinaria precisione e nitidezza: otto, per la precisione, fra il 1968 e il 1974, mentre era parroco a Chies d’Alpago, alcune sotto forma di sogni profetici, altre sotto forma di locuzioni interiori. Nel corso di questa pluriennale e sconvolgente esperienza mistica, don Guido “vede” e apprende delle cose che modificano, in maniera sostanziale, ciò che dice la Bibbia e che viene insegnato dal catechismo della Chiesa cattolica riguardo alle origini dell’uomo e alla natura del Peccato originale. Anche se egli si è limitato ad affermare di aver solo ricevuto queste conoscenze, senza nulla aggiungervi di suo, e anche se si è affannato a precisare che le sue visioni integrano e chiarificano, ma non stravolgono il senso del racconto biblico, è da qui che hanno avuto origine le incomprensioni, i dispiaceri, le amarezze e la profonda solitudine di quest’uomo semplice e buono, incapace di inventarsi una simile storia per mera vanità.
Pare che egli ne abbia parlato con l’allora patriarca di Venezia, Albino Luciani, che era stato suo compagno di studi al seminario di Feltre (prima del passaggio di questi al seminario di Belluno); non si sa esattamente quale fu il tenore delle loro conversazioni, ma una cosa possiamo constatare, che Luciani, eletto al pontificato come Giovanni Paolo I, sorprese i fedeli annunciando che Dio non è solo Padre, ma anche Madre dell’umanità. Si è trattato di un riflesso di quei colloqui e di una rielaborazione di quanto confidatogli dal suo ex compagno di studi? Oltre a ciò, siamo a conoscenza di ben quattro distinte predizioni circa il ruolo che Dio avrebbe affidato a don Guido per chiarire alcuni aspetto della Genesi.
Si tratta di circostanze che hanno tutti i necessari riscontri, e di predizioni che sono avvenute alla presenza di testimoni attendibili. La prima ha per protagonista don Giovanni Calabria, veronese,  fondatore della Congregazione dei Poveri Servi e di quella delle Povere Serve della Divina Provvidenza, proclamato santo da Giovanni Paolo II nel 1999. Mentre era a colloquio con il rettore del Seminario di Feltre, nel 1922, annunciò agli studenti che uno di loro avrebbe scritto un libro molto importante sulla Genesi biblica; interrogato direttamente dal giovanissimo Bortoluzzi, rispose che era proprio lui. La seconda è stata fatta nel 1928 dal padre peruviano Matteo Crawley, proclamato Servo di Dio, della Congregazione dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria, conosciuto per i suoi doni profetici: egli predisse a Luciani una sfolgorante ma brevissima carriera ecclesiastica, e a Bortoluzzi che avrebbe ricevuto una particolare rivelazione sulle origini dell’uomo, a causa della quale avrebbe avuto molto da soffrire. La terza predizione esce dalla bocca di monsignor Gaetano Masi, padre spirituale dei seminaristi, il quale, nel 1932, guardando dritto il chierico Guido, preannuncia che uno di loro chiarirà la vera essenza del Peccato originale. La quarta, infine, viene da un personaggio veramente illustre, la mistica tedesca e stigmatizzata Teresa Neumann, di Konnersreuth, che viene apposta dalla Germania per conoscere don Guido, allora parroco di Dont, frazione di Zoldo: siamo nel 1944, in piena Seconda guerra mondiale, e allo stupito prete di un paesino di montagna la donna spiega di essere venuta a visitare un sacerdote nel quale Dio ha riposto grandi progetti, preannunciandogli, nello stesso tempo, intense sofferenze.
Quest’ultima predizione può suscitare dubbi a chi conosca la biografia della mistica, la quale, per 36 anni, non si sarebbe nutrita d’altro che dell’ostia consacrata; il suo viaggio in Italia non risulta documentato e appare anzi alquanto improbabile, date le sue condizioni di salute e le circostanze della guerra (anche se, in teoria, non ci sono che poche ore di automobile fra la Baviera e il Bellunese, allora di fatto annesso al Reich nel cosiddetto Alpenvorland); ma tali perplessità cadono se si tiene presente che ella fu protagonista di numerosi e accertati episodi di bilocazione, oltre che di profezia e xenoglossia (donna senza istruzione, durante le sue estasi parlava correttamente il greco, il latino e l’aramaico). E a ciò si aggiunga che lo stesso don Guido era un soggetto mistico e medianico, ancor prima di essere il destinatario delle visioni e spiegazioni soprannaturali relative alle origini dell’uomo: nel 1917 ebbe, in contemporanea con i tre pastorelli di Fatima, la visione della Madonna che appariva ad essi; e nel 1945 ebbe, con diciotto anni di anticipo, la visione, precisa fin nei dettagli, della terribile tragedia del Vajont, che il 9 ottobre del 1963 avrebbe spazzato via il paese di Longarone e provocato circa 2.000 vittime. È possibile, pertanto, ipotizzare o che Teresa Neumann si sia recata da don Guido con il suo corpo astrale, o che egli l’abbia vista non fisicamente, ma nel corso di una delle sue percezioni extrasensoriali.
Sarebbe troppo lungo riferire dettagliatamente il contenuto delle visioni e delle “spiegazioni” che don Guido ha ricevuto dal Signore: chi vuol farsene un’idea precisa, deve leggersi il libro di Renza Giacobbi, Genesi Biblica, e il commento della stessa Autrice, Sintesi della Genesi Biblica: si tratta dei manoscritti che don Bortoluzzi aveva redatto entro il 1982, a ciò spronato da Dio stesso, ma che non poté pubblicare in vita per il loro contenuto “scottante” e che, pertanto, affidò, prima di morire, alla signora Giacobbi, la quale ha portato a buon fine l’iniziativa, fondando, inoltre, insieme ad altre persone, l’Associazione Don Guido Bortoluzzi, per tener viva la memoria del sacerdote e per commemorarla ogni anno, a Farra d’Alpago, nell’anniversario della scomparsa. È bene precisare che Genesi Biblica si può integralmente scaricare da Internet, e ciò depone a favore della sincerità e buona fede delle persone che hanno creduto alle rivelazioni di don Guido e hanno voluto farle conoscere al pubblico, senza secondi fini. Il che non è bastato a proteggerle dagli sberleffi malevoli di quanti non credono a quelle visioni, né alla loro buona fede: è sufficiente fare una rapida ricognizione in rete per rendersi conto di quanto beffardi e gratuitamente offensivi siano i commenti dei soliti scientisti da quattro soldi. Con questo, non intendiamo gettarci dalla parte opposta della barricata: non ci prendiamo la responsabilità di credere a tutto ciò che don Guido afferma, anzi, conserviamo una fortissima perplessità, sia perché il suo racconto della genesi dell’uomo si discosta in maniera decisiva da quello della Bibbia, sia perché manca qualsiasi possibilità di riscontro scientifico e oggettivo alle sue affermazioni di natura biologica.
Qui di seguita diamo solo una rapidissima sintesi della genesi secondo le visioni avute da questo sacerdote. Prima di quella umana, viveva sulla Terra una razza di ominidi, chiamati ancestri: da una femmina di quella razza, la meno pelosa e animalesca, Dio fece nascere la specie umana, depositando nel suo utero (in affitto?; l’infelice espressione si trova proprio nel libro) un ovulo femminile e un gamete maschile, da cui nacque Adamo, allevato dalla madre-scimmia che non era, però, la sua vera madre biologica. Quindici o sedici anni dopo, Dio “impiantò” nell’utero della madre scimmiesca un altro ovulo femminile della specie umana, mentre il gamete maschile, questa volta, fu opera dello stesso Adamo, il quale, inconsapevolmente (nel sonno) si unì alla “scimmia”: da questa unione nacque una bella bambina, Eva, la prima donna interamente umana (anche se don Guido, creando un ulteriore elemento di confusione, chiama “Eva, madre di tutti i viventi”, non lei, ma la Eva scimmiesca da cui era nata). Adamo, creatura perfetta, molto intelligente e dotata di parola (mentre gli ancestri, pur essendo miti e propensi a collaborare con l’uomo, non possedevano il linguaggio), ricevette da Dio l’ordine di riprodursi solo con la donna della sua stessa specie: questo sarebbe il vero significato dell’ordine di non mangiare dell’Albero del bene e del male, cioè non avere rapporti con femmine di altra specie. Adamo, però, disobbedì: due o tre anni dopo la nascita di Eva, non volle aspettare ed ebbe un rapporto sessuale con la Eva scimmiesca: non per impazienza sessuale, poiché, nella sua perfezione, egli era del tutto padrone dei propri istinti, ma per la malvagia volontà di non dipendere più da Dio e di avere dei figli tutti “suoi”. Il risultato fu disastroso, perché il figlio che nacque, Caino, ereditò e trasmise, a sua volta, la cattiva mescolanza di cromosomi umani e pre-umani, che lo predisponevano sia alle malattie e deformità fisiche, sia ai disordini psichici e sessuali (come vedremo). Questo fu il vero Peccato originale: un peccato del quale solo Adamo porta la responsabilità, non la donna: né la Eva umana, che era solo una bimba, né la Eva scimmiesca, che, essendo priva d’intelligenza, non era responsabile dell’atto.
Alcuni anni dopo, avvenne la tragedia. Adamo ed Eva avevano avuto un primo figlio, Abele, creatura geneticamente perfetta come il padre, perché nata da un padre e una madre umani, mentre Caino, crescendo, rivelava sia nel fisico che nell’anima il disordine della sua doppia natura: era violento e aggressivo come un animale, ma intelligente come un uomo (gli ancestri non erano violenti, né aggressivi, ma Caino non era uno di loro, bensì un ibrido fra le due specie). Quando suo fratellastro Abele era ancora un piccino di due o tre anni, Caino volle abusarne sessualmente; alcuni ancestri intervennero per difendere il bambino, che urlava, ma, tirandolo con violenza, peggiorarono le cose, e Abele morì. Questo, secondo le drammatiche visioni di don Guido, fu il vero svolgimento dell’assassinio di Abele da parte di Caino: che non erano due giovani ben formati, come si evince dal racconto biblico, l’uno pastore, l’altro agricoltore; né erano divisi da una gelosia riguardo alle offerte rese a Dio. La responsabilità del delitto, per don Guido, ricade tutta su Adamo, che, disobbedendo a Dio, aveva creato una tale situazione; mentre Caino, preda dei suoi pessimi istinti, non era colpevole, in quanto incapace di scegliere liberamente fra il bene e il male. Comunque, egli, dopo il fratricidio, fuggì, e si abbandonò ad ulteriori perversioni sessuali, verosimilmente unendosi ad altre femmine pre-umane. In seguito nacque Set, anch’egli, come Abele, essere umano perfetto, in quanto figlio di Adamo ed Eva. In seguito, però, i discendenti di Set si invaghirono delle donne discendenti da Caino, si unirono ad esse e rinnovarono la mescolanza dei cromosomi delle due specie) Tale, per don Guido, sarebbe la giusta interpretazione di quel misterioso versetto della Genesi (6, 4), in cui si parla dei giganti nati dall’unione tra i figli di Dio e le figlie degli uomini. Su questo punto pare che don Guido si sia in qualche modo richiamato anche all’opera di Maria Valtorta, dandone, però, una interpretazione del tutto personale e opinabile.
Questa, in sintesi, la parte più “rivoluzionaria”, e francamente scioccante, della Genesi biblica, secondo don Guido Bortoluzzi. Si fa fatica a vedere il benché minino raggio di luce spirituale in questa cupa vicenda dai tratti crudamente materialistici, dove Dio agisce come uno scienziato che gioca con l’utero delle sue creature, mentre i primi semi-umani si abbandonano a crimini atroci; e dove la dottrina del Peccato originale subisce un drastico mutamente di prospettiva, comportando delle conseguenze di tipo biologico e solo di riflesso spirituali e morali; la disobbedienza di Adamo, inoltre, sarebbe stata di genere sessuale, e non conoscitivo. Tutto questo ha un sapore crudo, amaro, poco confacente alla solennità e alla spiritualità del racconto biblico. Il fatto che don Guido sia stato un buon prete, dalla vita integerrima, non attenua le contraddizioni, semmai le complica. Ci si domanda perché un prete così mite e sincero avrebbe dovuto “inventarsi” una interpretazione così eterodossa della Genesi, fondamento della Bibbia e, quindi, anche del cristianesimo. Non ci sono ragioni plausibili, ma questa considerazione non attenua l’improbabilità dei contenuto delle visioni. Sappiamo che don Guido leggeva molti libri di carattere scientifico e che era quasi ossessionato dal mistero dell’origine della vita (la struttura del DNA venne scoperta solo nel 1953). Può essere che tale ossessione lo abbia suggestionato? Eppure, visioni così nitide e prolungate, così dettagliate nei risvolti biologici, non nascono da semplice suggestione; sembrano venire da qualcosa d’altro. Ma da cosa? Davvero Dio è apparso a don Guido per rivelargli la vera storia della Genesi, e, in pratica, per chiedergli di correggere la Bibbia su dei punti fondamentali? Sarebbe un caso unico, quello di un’autentica rivelazione privata che scuote la Bibbia dalle sue basi e che turba e disorienta i fedeli...


La Genesi biblica secondo don Guido Bortoluzzi