ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 5 agosto 2016

Dio non è cattolico?

DOV'E' IL TESORO DEI CRISTIANI

Dov’è il tesoro dei cristiani, oggi? Dio non è cattolico, certo (come ha osservato Papa Francesco); ma il Dio annunciato dal cattolicesimo è il vero, il solo meritevole di essere conosciuto, adorato e servito come Dio 
di Francesco Lamendola  
  

 Dov’è il tesoro del cristiano, specialmente oggi? Gesù ha ammonito che là dove c’è il nostro tesoro, ossia la cosa per noi più preziosa, là, necessariamente, vi è anche il nostro cuore. E dunque, per rispondere alla domanda dove si trovi il tesoro del cristiano, oggi, bisognerebbe risalire a una domanda preliminare: qual è la cosa più preziosa per il cristiano, oggi?
Nel tentativo di trovare una risposta a questa domanda fondamentale, dalla quale dipende la risposta a quell’altra, pure essa fondamentale, ci siamo imbattuti in uno scritto di padre Stefano Maria Manelli, un religioso, come è noto, caduto in disgrazia proprio negli anni della sua vecchiaia, dopo aver fatto una grande opera di bene con l’aver fondato e ottenuto il riconoscimento pontificio, fra il 1970 e il 1990, della congregazione clericale dei Frati Francescani dell’Immacolata, cui si è affiancata la famiglia sorella delle Suore Francescane dell’Immacolata, l’uno e l’altra molto attivi e presenti in tutti e cinque i continenti, e ammirevoli per la loro coerenza dottrinale e per la loro indomita opera di apostolato, pur in un momento così critico, per loro (dopo il commissariamento piombato come un fulmine a ciel sereno, tre anni fa) e per la Chiesa tutta. Il loro ideale e la loro vocazione consistono nel vivere intensamente, con pieno e fiducioso abbandono, l’ideale francescano, arricchendolo, secondo l’esempio del martire san Massimiliano Maria Kolbe, alla luce della devozione a Maria Vergine e Immacolata.

Delle vicende dei frati Francescani dell’Immacolata ci eravamo già occupati in un precedente articolo, nel quale, fra le altre cose, avevamo osservato che, come nel caso del fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel Degollado, anche per quello dei Francescani dell’Immacolata, padre Stefano Maria Manelli, una gravissima accusa di abusi sessuali, relativa a dei fatti che sarebbero avvenuti moltissimi anni prima e, in pratica, non dimostrabili, oltre che di truffa e falso ideologico, è giunta  a mettere fuori gioco, infliggendogli la più grave delle umiliazioni, colui che dirigeva un ordine religioso che appare, oggi, agli occhi della Neochiesa modernista e progressista, decisivamente fuori linea e, pertanto, bisognoso di una robusta “correzione” di rotta. Di fatto, il decreto di commissariamento del luglio 2013, avallato e, forse, sollecitato da papa Francesco, non solo ha eliminato padre Manelli dalla direzione dei Francescani dell’Immacolata, ponendo al suo posto un prefetto mandato dal Vaticano, ma ha anche proibito la celebrazione della Messa secondo il Vetus Ordo, cosa che è in contrasto con il motu proprio di Benedetto XVI, Summorum Pontificum, per cui si tratterebbe di un provvedimento non sono opinabile, ma, a detta di alcuni esperti di diritto canonico, arbitrario e illegittimo.
Ad ogni modo, se non altro, tale decisione venuta da Roma aiuta a capire quale fosse – e quale sia tuttora -, quasi certamente, la vera posta in gioco, al di là delle accuse infamanti, ma, che si sappia, non provate, riguardanti padre Manelli, e risalenti a qualcosa come mezzo secolo addietro (però che strane, queste accuse e queste rivelazioni a orologeria, che scoppiano dopo quasi una vita intera e condannano il malcapitato ad una perpetua damnatio memoriae, mentre ancora è in questa vita mortale): ossia l’accusa di rappresentare una tendenza eccessivamente “conservatrice”, e, secondo i suoi censori, quasi “lefebvriana”, da parte di un ordine religioso il quale, nel panorama odierno, caratterizzato da una drammatica e generale crisi delle vocazioni, godeva, invece, di ottima salute, tanto nel ramo maschile che in quello femminile; e ciò forse proprio a causa della sua stretta osservanza degli orientamenti e delle impostazioni della Chiesa cattolica di sempre, cioè, tradotto in parole ancor più chiare, della Chiesa pre-conciliare. E qui ci affrettiamo a precisare che l’espressine “pre-conciliare”, che, nel linguaggio dei cattolici progressisti e modernisti, equivale ad un giudizio negativo, perché, secondo loro, solo con il Concilio Vaticano II sarebbe arrivata la luce e la Chiesa si sarebbe messa sul binario giusto, per noi, al contrario, e senza voler generalizzare, né pretendere di gettare nel cestino tutto quel che era nelle aspirazioni dei Padri conciliari, il che sarebbe assurdo ed ingiusto, tale espressione è, per taluni aspetti, un titolo di merito, visto che errate interpretazioni teologiche e dottrinali e pericolose derive liturgiche e pastorali inaugurate dal Concilio stanno ormai rischiando di snaturare e di stravolgere la Chiesa cattolica perenne, la cui validità e autorevolezza poggiano sulla pietra angolare posta da Cristo stesso, con la Sua persona, con il Suo sacrificio e con la Sua resurrezione, e da lui affidata a  san Pietro; e dal cui insegnamento non potrà cadere neppure uno “iota”, per quanto si affannino e si ingegnino tutti gli Schillebeeckx, gli Häring, i Rahner, i Kasper, i Marx, i Congar, i Küng, i Martini, i Bianchi e i Mancuso di questo mondo.
Siccome a noi non piace il “metodo Boffo”, consistente nel liquidare un personaggio scomodo non contestandolo per le sue idee e attaccandolo lealmente, ma infangandolo attraverso rivelazioni sensazionalistiche che ne screditano irreparabilmente l’immagine, e abbiamo poca fiducia, inoltre, in quelle persone consacrate le quali, a distanza di molto tempo, si decidono a rivolgere accuse gravissime ai loro superiori, mostrando pochissima carità e nessuna obbedienza, ci siamo presi la briga di prendere in mano qualcuno degli scritti di padre Stefano Maria Manelli e ci è sembrato che vi fossero delle pagine ispirate, meritevoli di riflessione e approfondimento, come quella che qui presentiamo e pubblicata dalla casa editrice fondata nel 1970 da padre Manelli e da padre Gabriele Maria Pellettieri, e che noi riteniamo benemerita, se non altro perché pubblica una rivista veramente ottima, Il settimanale di Padre Pio, che meriterebbe una più ampia conoscenza e diffusione per la meritoria battaglia che essa conduce a favore della Verità cristiana, in un momento di grande confusione dottrinale e spirituale (da: Stefano M. Manelli, Il Mese dell’Addolorata. Settembre, Frigento, Avellino, Casa Mariana Editrice, 2011):

A sera, al momento più conveniente, infine, il mesto gruppetto della Madonna Addolorata con la Maddalena, San Giovanni evangelista, Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo lasciano il sepolcro, chiuso con la pietra rotolata davanti, e debbono fare ritorno a casa, chiudendo così quel giorno del Venerdì Santo ricco più che mai di immensa sofferenza e di acutissima tristezza per gli eventi dolorosissimi della Crocifissione di Gesù, il Redentore, della sua deposizione dalla croce sulle ginocchia della Madre e della sua sepoltura nella tomba. È superfluo pensare o dire che soprattutto la Madonna, in quel doloroso distacco dalla tomba,  se ha potuto separarsi con il corpo da quel sepolcro, non ha certamente potuto separarsi con il cuore. È la parola divina di Gesù che ha insegnato a tutti: “Dov’è il tuo tesoro, ivi è il tuo cuore” (Luca, 12, 34). Non era possibile per Lei separare la sua anima e il suo cuore da Gesù rinchiuso nel sepolcro. In nessun caso, questa massima di Gesù ha avuto una realizzazione al vertice di ogni perfezione. Chi ama davvero, afferma san Giovanni della Croce, “vive più dove ama che dove vive”. “Maria lascia il so cuore sepolto con Gesù – scrive infatti sant’Alfonso -, perché Gesù è tutto il suo tesoro: Dov’è il tuo tesoro è anche il tuo cuore (Lc 12, 34)”.
Per la Madonna non poteva essere che così. Silenziosa, raccolta, assorta in Gesù chiuso nel sepolcro: Ella era unita a Lui ininterrottamente, dolorosamente, amorosissimamente, in attesa sempre più fervida della promessa e gloriosa Risurrezione di Gesù al terzo giorno. Cosa è di noi, del nostro tesoro, del nostro cuore, invece?, si chiede ancora sant’Alfonso, e risponde subito continuando ad ammaestrarci con la sua pratica e santa saggezza: “Noi dove terremo sepolto il nostro cuore? Forse nelle creature? Nel fango? E perché non in Gesù, che benché asceso al Cielo, pure ha voluto essere, non morto ma vivo, nel SS. Sacramento dell’altare, appunto per avere seco e possedere i nostri cuori?". Intanto, nel ritorno a casa, si passa di nuovo, per forza, là dove si trovano le tre croci dei condannati alla crocifissione sul Calvario. E sant’Alfonso de’ Liguori riferisce che secondo san Bonaventura la Madonna, passando di nuovo davanti alla croce bagnata ancora dal sangue del suo Gesù, fu Ella la prima ad adorarla con amore bruciante: “O Croce santa – disse allora la Madonna -, io ti bacio e ti adoro, giacché ora non sei più legno infame, ma torno di amore e altare di misericordia, consacrato col sangue dell’Agnello divino, che in te è stato già sacrificato per la salute del mondo”. Anche da quel luogo, però, non è stato facile separare la Madonna dalla Croce di Gesù, da quella Croce santa e ancora insanguinata, che Ella stava adorando tutta rapita in Lui.
E quando, dopo un po’, la Madonna può lasciare quel luogo e arrivare finalmente a casa, è inevitabile che subito Ella, “va girando gli occhi d’intorno -. Riflette e scrive ancora sant’Alfonso – e non vede più il suo Gesù; ma invece della presenza del caro Figlio, le si fanno avanti agli occhi tutte le memorie della sua bella vita e della sua spietata morte”. Al ricordo ancora vivissimo del dramma sanguinoso della Passione Morte di Gesù crocifisso, la Madonna, sola e silenziosa, si sente realmente “Desolata”, ora. La perdita, l’assenza, il vuoto di Gesù in quella casa non possono non crearle davvero lo stato d’animo afflittissimo della “Desolata”, che si sente soprattutto oppressa da quelle colpe senza numero degli uomini di tutti i tempi che hanno crocifisso il suo Gesù. Certo, doveva essere terrificante la vista degli oceani dei peccati di tutti gli uomini,, con le sofferenze e gli strazi, le bestemmie e le disperazioni, gli omicidi e gli odii, le brutture e le vergogne di ogni genere, che la redenzione operata sul Calvario ha dovuto riparare con la sanguinosa immolazione di Gesù Crocifisso e con l’amarissima coimmolazione di Maria Corredentrice, concrocifissa con il Figlio. A questa vista, sì, la Madonna si è sentita interamente “Desolata”. E quando l‘Addolorata viene raffigurata con le “Sette spade nel cuore” dobbiamo sempre ricordare come quelle sono le spade dei nostri peccati; e, al riguardo, non può non far riflettere l’episodio straordinario di quel giovane che ogni giorno, per devozione, visitava una immagine dell’Addolorata, e un giorno in cui egli aveva commesso un peccato grave, quando andò a venerare l’immagine dell’Addolorata, si accorse subito che nel petto dell’Addolorata c’erano OTTO SPADE invece di sette: stupito e sgomento a vedere quell’ottava spada, il giovane sentì una voce che gli disse: “L’ottava spada è il peccato da te commesso!”. “E tu anima mia non piangi? – chiede ancora sant’Alfonso – Deh volgiti a Maria e dille con San Bonaventura: “Concedimi, o Signora mia, concedimi di piangere: tu sei innocente, io sono il reo”. Pregala affinché ti ammetta seco a piangere. Ella piange per amore, tu piangi per il dolore dei tuoi peccati.”

In questa pagina, dicevamo, ispirata, in larga misura, alla spiritualità di sant’Alfonso Maria de’ Liguori, oltre che a quella di san Bonaventura, ci è parso che il richiamo all’urgenza di verificare dove il cristiano ponga il tesoro dei propri desideri e delle proprie aspirazioni sia quanto mai prezioso e quanto mai di attualità, in questo tempo così dominato dai meccanismi implacabili del consumismo e di un falso progressismo, il quale vorrebbe conciliare, appunto, Dio e Mammona, contraddicendo la parola stessa di Gesù, secondo il quale non si possono servire due padroni. Riporre il tesoro del proprio cuore nel Vangelo di Gesù Cristo è la stessa cosa che rifiutare ogni commistione con le seduzioni del mondo, e particolarmente quelle del mondo moderno, le quali, come è proprio di ogni strategia di seduzione, tendono a presentare come lecita e legittima, anzi, come particolarmente meritoria, l’opera di chi vorrebbe indebolire, alterare, modificare dall’interno la condotta di vita del cristiano e le stesse linee del Magistero ecclesiastico, con il pretesto di parlare un linguaggio più accessibile all’uomo moderno e di venire incontro a tutti gli uomini, compresi quelli che rifiutano il messaggio cristiano o che, pur conoscendolo, lo disprezzano e gli preferiscono altre fedi e altre credenze.
Qui, secondo noi, vi è una enorme confusione concettuale fra il principio, giusto, che il Vangelo è rivolto a tutti gli uomini e che i cristiani lo devono annunciare ovunque, e la conclusione, sbagliata, che, per farlo, si devono eliminare tutti i fattori che sarebbero di ostacolo o di scandalo ai non credenti: quasi che, per attirare a sé i non credenti, o i seguaci delle altre religioni, la Chiesa cattolica dovesse rinunciar ad esser se stessa, dovesse gettar via la propria identità e la propria specifica missione di Verità, e dovesse acconciarsi a presentarsi come una dottrina fra le tante, una via di salvezza fra le altre, a pari dignità con qualsiasi altra, relativizzando la parola di Cristo Io sono la Via, la Verità e la Vita, e deformandola in una formula di questo tipo: Qualunque via è buona per giungere alla Verità. Questo, infatti, non sarebbe più cristianesimo: sarebbe un’altra cosa. Non si può gettar via l’essenza del cristianesimo con la motivazione che non si vuole escludere nessuno dal messaggio di salvezza: nessuno è escluso, infatti, se non coloro che vogliono restarne esclusi. Eppure il Vangelo è chiarissimo, su questo punto: tanto è vero che Gesù, durante l’Ultima Cena, a un certo punto, mentre prega il Padre per quelli che gli sono stati affidati, soggiunge: Io non prego per il mondo. Parole severe, ma inequivocabili: coloro che vogliono perdersi, si perderanno; il Vangelo è per tutti, ma sta alla libertà dell’uomo di accettarlo o rifiutarlo, perché Dio non salva nessuno per forza, contro sua voglia.
C’è poi un altro aspetto, nella spiritualità di padre Manelli, che balza evidente dalla pagina sopra riportata: l’insistenza sulla essenzialità della Passione, della Morte in Croce e della Resurrezione di Gesù Cristo, in riparazione dei peccati dell’uomo. Abbiamo il fortissimo sospetto che anche questo sia un aspetto che dispiace particolarmente ai teologi e ai pastori della Neochiesa, i quali non parlano volentieri nemmeno del peccato in se stesso, figuriamoci poi se digeriscono l’idea che Cristo si è immolato per la redenzione dei peccati dell’umanità. Quel che essi non dicono apertamente, ma che traspare da tutti i loro discorsi, è che l’uomo, in realtà, è buono, vale a dire non peccatore, e, in ogni caso, è capace di redimersi da se stesso: per cui non ci sarebbe stato bisogno del sacrificio di Cristo sulla Croce; e, se pure ne parlano, lo fanno come di un “esempio”, non come di un atto essenziale per il piano divino circa la redenzione dell’umanità peccatrice. È il concetto stesso di umanità peccatrice che non suona gradito ai sensibili orecchi dei cattolici progressisti e modernisti, tutti protesi alla costruzione di un mondo migliore, qui, adesso, dimenticando l’altra parola chiarissima di Gesù a Pilato, il mio Regno non è di questo mondo; infatti, come si potrebbe costruire, qui e adesso, un mondo nuovo e migliore, se si dovesse riconoscere che l’uomo è peccatore? A loro, pare che ammettere questa realtà equivalga a mortificare l’uomo, a sminuirlo, a denigrarlo; sembra loro che l’uomo meriti solo lodi per la sua intelligenza, per la sua operosità: e tradiscono, con ciò, una segreta intenzione di glorificarlo in se stesso, al posto di Dio, ponendo fra parentesi, come fosse una cosa secondaria e ininfluente, la sua condizione creaturale, ed esaltandolo come se fosse lui il dio meritevole di ogni onore di ogni lode.
Infine, il terzo aspetto che emerge dal brano di padre Manelli è l’intensità della sua devozione mariana. La Madonna, per lui, è la sola mediatrice veramente indispensabile fra la preghiera dell’uomo e Dio; il che, se è perfettamente in linea con la Chiesa e con il Magistero di sempre, da san Bonaventura a san Massimiliano Kolbe (si pensi solo ai versi di Dante: Donna, se’ tanto grande e tanto vali, / che qual vuol grazia e a te non ricorre, / sua disïanza vuol volar sanz’ali), d’altra parte forse dispiace a quei tali teologi e pastori progressisti e modernisti, i quali non amano parlare troppo della Madonna (e meno ancora delle sue apparizioni e rivelazioni, le quali, ai loro occhi di raffinati intellettuali, hanno un sapore un po’ troppo rustico e quasi pagano), per le loro segrete simpatie e propensioni protestanti. Né essi amano considerarla come un tramite necessario per adorare Dio: non un Dio qualunque, non il Dio dei giudei, degli islamici o dei protestanti, ma il Dio annunciato dalla Chiesa cattolica: il Padre di cui Gesù è Figlio unigenito, e che ha mandato fra gli uomini lo Spirito Santo, per illuminarli e sostenerli nella fede e per incoraggiarli e difenderli nelle avversità e nelle persecuzioni. Questo è il Dio che, per mezzo di Gesù Cristo, ha ammonito: Dov’è il vostro tesoro, lì sarà anche il vostro cuore; questo è il Dio annunciato, da duemila anni, pur attraverso persecuzioni e tribolazioni, la Chiesa da Lui fondata, una, santa, cattolica e apostolica. Papa Francesco, recentemente, ha osservato, con un certo quale strano compiacimento, e quasi per il gusto di sorprendere e forse di scandalizzare i fedeli, che non esiste un Dio cattolicoCerto che no; Dio è Dio: ma il Dio annunciato dal Vangelo, per mezzo della Chiesa cattolica, è quello che, per bocca di Gesù Cristo, ha detto all’apostolo Filippo: Chi ha visto me, ha visto il Padre. E come puoi tu dirmi: mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?
Ecco: Dio non è cattolico, certo; ma il Dio annunciato dal cattolicesimo è il vero, il solo meritevole di essere conosciuto, adorato e servito come Dio. Siamo d’accordo su questo, cari teologi modernisti e sacerdoti progressisti? Oppure, per voi, un Dio vale l’altro, ed è sufficiente che gli uomini seguano la loro retta coscienza (quasi che potessero farlo da soli, con le loro misere forze e senza l’aiuto divino) e tutto andrà nel migliore dei modi? Perché, se è così, allora bisogna che vi decidiate a dirlo chiaramente, e a sciogliere, una buona volta, l’equivoco, nel quale avete indugiato anche troppo. Ci piacerebbe sentire questa parola chiara, da voi: chiara e non ritrattabile a piacere; chiara e non allungabile o accorciabile secondo le vostre necessità; chiara e definitiva. Esiste per voi un’altra Verità in cui riporre il tesoro del cuore umano, al di fuori di Cristo, e valida quanto la Sua?

Dov’è il tesoro dei cristiani, oggi?

di Francesco Lamendola

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