La Casa delle religioni per aiutare il dialogo contro i radicalismi
Il progetto sarà presentato a Torino Spiritualità
L’area ex Incet dove potrebbe nascere la Casa delle religioni
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Le religioni, tutte le religioni che convivono in città, potrebbero avere, in un futuro non molto lontano, uno spazio in cui dialogare, confrontarsi sui grandi temi, su principi, comportamenti, pratiche, tradizioni che si riflettono nell’anima ma anche nella vita di tutti i giorni. Lo studio per «Una Casa delle Religioni. Proposta di edificio multifede per la città di Torino», la base scientifica dell’iniziativa, sarà presentato il 2 ottobre, nell’ambito di Torino Spiritualità dalla Fondazione Benvenuti in Italia e dal Comitato Interfedi (ex olimpico) con il sostegno della Compagnia di San Paolo.
Gli architetti ed esperti di management sociale di «Homers» hanno studiato vari celebri casi di luoghi di convivenza tra fedi in Europa e nel mondo. E hanno individuato a Torino alcuni siti, oltre all’ex Incet, adatti allo scopo: Parco Dora, un’area delle Nuove, il capannone tra via Pisa e via Perugia, l’area Fossata.
Al momento della presentazione, l’amministrazione comunale potrebbe però già essersi espressa sul bando scaduto in primavera, con il quale aveva offerto 260 metri quadrati dell’ex Incet (corso Vigevano) per un progetto di promozione del dialogo interreligioso.
Gli obiettivi
«Al bando ha partecipato un’unica cordata, in cui è presente Benvenuti in Italia, coordinata dalla Fondazione Brodolini di Roma», spiega Maria Chiara Giorda, docente di Storia delle Religioni e membro del comitato scientifico di Benvenuti in Italia. «L’ex Incet - prosegue - dovrebbe diventare il luogo pilota per la convivenza tra fedi, uno spazio non solo per il culto, ma anche culturale. Pensiamo ad iniziative contro la radicalizzazione, come in Nord Europa, con sportelli di counselling, con psicologi». Nell’ambito dello studio che sarà presentato a Torino Spiritualità è stato distribuito un questionario al Comitato Interfedi, agli studenti del corso di Storia delle Religioni tenuto da Maria Chiara Giorda, ad autorità locali e personalità significative. «È emerso - dice la docente - che la Casa sarebbe una risorsa importante in un tempo in cui su questi temi c’è urgenza di agire».
I protagonisti
Le fedi coinvolte in una città che conta già spazi «multifede» negli ospedali Molinette e Mauriziano e all’aeroporto, sono quelle presenti nel Comitato Interfedi, che alla Casa troverebbe la sua sede definitiva: cattolici, ortodossi, valdesi, musulmani, ebrei, mormoni, induisti, buddisti. Da due mesi partecipano come uditori anche l’Istituto Buddista Soka Gakkai e la comunità Baha’i. «La partecipazione è aperta a tutti. Per la componente musulmana abbiamo dialogato con l’Associazione Islamica delle Alpi. Gli ortodossi, i cui spazi attuali sono insufficienti, potrebbero anche usare la Casa per il culto. Per altri, come cattolici ed ebrei, può diventare lo spazio dell’incontro, per i Baha’i quello delle iniziative rivolte ai giovani. Soprattutto dovrebbe caratterizzarsi come polo culturale trasversale».
Una idea
Per il presidente del Comitato Interfedi, Valentino Castellani, più che di «progetto bisogna parlare di “idea”. La Compagnia di San Paolo ha finanziato con diecimila euro lo studio preliminare, ora bisogna vedere che cosa vorrà fare il Comune. Come Comitato, pensiamo a un luogo fisico come sede, a uno spazio di compresenza per iniziative co-gestite nella logica dell’unica religione civile che è la Costituzione italiana: in quello spazio nessuna religione deve prevalere». La speranza, dice Castellani, «è di poter mettere in piedi in ottobre lo studio di fattibilità. Il Comitato lavorerà sulla caratterizzazione degli spazi, nei quali non dovrebbe prevalere l’aspetto del culto. Benvenuti in Italia sul versante dell’organizzazione culturale».
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Festa sincretista a Reggio Emilia – di Cristiano Lugli
Una delegazione diocesana “ricambia la visita” e partecipa alle “preghiere” del venerdì nel centro islamico. Sermone cristian-islamista, elogio di (OMISSIS) da parte dell’imam, volemose bene e misericordia a gogò.
Non sono mai andato fiero di dichiarare la mia città di provenienza, sarà perché rientra forse fra le più trascurate e scialbe della regione, desolata, e potremmo dire in mano al degrado immigrazionista, ma probabilmente sarà anche l’urtante accostamento che la Città di Reggio Emilia ha con il tricolore massonico.
A dirla tutta, il vero motivo per cui detesto la mia città è la persistente appartenenza al triangolo rosso, che ha visto morire ammazzati migliaia di innocenti e centinaia di preti: il comunismo radicale che ancora alberga nella mentalità di questa mediocre cittadella si sente nell’aria, si respira per le vie di campagna, traspare in ogni contesto, da sempre. Dalle amministrazioni di tutti i piccoli comuni limitrofi alle pubbliche relazioni nei bar; dai luoghi di lavoro alla profilassi anti-morale che viene inculcata nelle scuole; per non parlare poi dell’ambiente diocesano il quale trasuda catto-comunismo da ogni membra.
Tuttavia qualche grande eroe che mi dà ancora gioia di essere qui c’è, e mi riferisco ad esempio a Rolando Rivi e a don Pessina, ambedue trucidati dalla barbarie comunista, che ancora deve scusarsi pubblicamente.
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Tutta queste premessa è necessaria per arrivare ad un recentissimo fatto accaduto nella “Peggio-Emilia” che come di consueto non ha perso l’occasione per diventare la primogenita delle città buffone – in termini sincretisti – dopo le recenti profanazioni sacrileghe dei musulmani in chiesa, di cui tutti ormai siamo mediaticamente saturi.
Non sono mancati infatti nemmeno qui gli inviti ai maomettani da parte di “catto-impegnati” nel dialogo, ma purtroppo il macabro siparietto interreligioso non è finito a domenica scorsa, ma si è prolungato con atti ancora più squallidi.
Si apprende infatti da una testata locale di sabato 6 agosto (fra l’altro, giorno della Trasfigurazione di Nostro Signore in cui sarebbe stato meglio non incappare in notizie che fanno ribollire il sangue dalle unghie fino all’ultimo capello) che una delegazione della diocesi si è recata a uno dei tre “centri islamici” presenti sul territorio per prendere parte alla “Salat al-jumu’a”, ovvero la preghiera islamica del venerdì che comincia subito dopo lo scoccare del mezzogiorno.
Questo venerdì ha avuto l’eccezionalità di accogliere in mezzo a 100-150 musulmani due cattolici (?) in veste di rappresentanti per la diocesi, facenti parte della commissione per i rapporti con le comunità islamiche , uno strano (ma non così tanto) organo sorto nel 2006 su volere di don Daniele Simonazzi e don Daniele Giannotti, con il contributo di tanti giovani volontari, ben formati negli oratori reggiani a suon di pietanze ben condite, feste, lambrusco e tanto, tanto altro divertimento ancora, purché non manchi mai la parola “dialogo” e la parola “pace”, magari con la dedicazione dell’oratorio a San Giovanni Bosco, omettendo di far presente ciò che questi pensava in merito ai maomettani.
La presenza di questi due signori come inviati speciali in terra di conquiste – non nostre ma loro – è dovuta all’invito fatto dall’imam, che ha voluto ricambiare l’ospitalità ricevuta la scorsa domenica per la c.d. “preghiera comune” in ricordo dell’unico dimenticato, ovvero padre Jacques Hamel.
In questo caldo venerdì di agosto, prima dell’inizio della preghiera e del conseguente sermone sulla sura del giorno, ha preso parola la delegazione curiale:
“Volevamo ricambiare il gesto della comunità musulmana di domenica scorsa, dopo l’uccisione di padre Jacques. Sappiamo che se si vuole costruire assieme la pace – ha proseguito uno dei due delegati – è importante mettere in atto gesti che ci portino all’incontro e alla conoscenza, tenendo presenti le differenze, ma, come dice il Papa, rifiutando ogni sorta di discriminazione. (…) Cristianesimo e Islam sono entrambe religioni che fanno riferimento a un Dio misericordioso che vuole il rispetto di tutte le sue creature.”
Sermone in salsa cristian-islamista servito, e a farlo così bene non potevano che essere due delegati della diocesi. Il Dio è lo stesso. E non solo, è pure misericordioso in modo eguale, ciò che conta è non discriminarsi mai, parola di Bergoglio davanti alla quale si sentirebbero sminuiti ed imbarazzati persino UNAR e UAAR.
Giusto per rammentare di quale misericordioso Dio parli il Corano sarà meglio rispolverare qualche sura:
Sura 8:12 Instillerò il terrore nel cuore dei non credenti, colpite sopra il loro collo e tagliate loro la punta di tutte le dita.
Sura 5:33 – Essi devono essere uccisi o crocefissi e le loro mani ed i loro piedi tagliati dalla parte opposta.
Sura 4:90 – I musulmani devono anche “circondarli e metterli a morte ovunque li troviate, uccideteli ogni dove li troviate, cercate i nemici dell’Islam senza sosta”.
Sura 9:123 – I musulmani devono far guerra agli infedeli che vivono intorno a loro.
Sura 48:29 – I musulmani devono essere “brutali con gli infedeli”.
Sura 6:152 – Un musulmano può uccidere ogni persona che desidera se è per “giusta causa”.
Se poi qualcuno vuole appellarsi alla solita storia che “anche l’Antico Testamento ha dei passi terribili” (come successo al sottoscritto che si è ritrovato a parlottare in modo acceso con un prete di ottantacinque anni, da cui quasi sperava di ricevere un pensiero generato da almeno tre neuroni concordanti l’un con l’altro), ricordiamo quanto prima che ci sarebbe giusto stata una Rivelazione, in cui il Verbo si è fatto carne definendo un bel po’ di cose. Le storie sull’Antico Testamento raccontatele tutt’al più ai rabbini che non credono in Gesù Cristo.
Ma tornando alla giornata sincretista di venerdì scorso, è interessante riportare anche il discorso tenuto dall’imam in questa speciale occasione:
“Occasioni come quella di oggi dovranno ripetersi dieci, cento, mille volte, Reggio potrà essere un esempio per il mondo intero, nel dialogo tra cristiani e musulmani. Anche nella tradizione islamica crediamo nel dialogo e nella conoscenza reciproca, nessun uomo è un’ isola (trattasi della nota poesia di John Donne n.d.r.). Prego per la prosperità dell’Italia e di tutte le nazioni. Come ci insegna il Corano, la comunità musulmana non è chiusa, ma proiettata verso gli uomini.”
Già stabilito il tutto dunque: Reggio caput mundi per quel che concerne la mescolanza-fratellanza fra crociati e maomettani, da sempre nota alle cronache storiche ed ecclesiastiche. Segue poi qualche parola commemorativa per il sacerdote sgozzato da mano islamica, per addentrarsi infine all’immancabile accorpamento con le parole di Bergoglio:
” Faccio mie le parole di Papa Francesco – conclude l’imam– uomo molto saggio: le cause dei mali del pianeta non sono le religioni, ma gli interessi economici, politici e di potere”.
A parte il fatto che è doveroso precisare quanto detto da Bergoglio: “Questa guerra non è una guerra di religione“, ma ad ogni modo il predicatore islamico mica è scemo! …Se nemmeno il Papa mi dice che è colpa mia, io posso essere così fesso da auto-colpevolizzarmi? Sarà molto meglio che lo lasci continuare a pensare così, e magari di tanto in tanto dico pure che è saggio.
Questo, cari amici, è il panorama reggiano il quale non è altro che un terreno preparato da un bel pezzo, a cui faranno seguito tante altre vicende, in tante altre città. I preparativi sono già in atto da tempo come ci dice sempre uno dei due inviati al “centro islamico”:
“Il dialogo tra reggiani cristiani (cattolici è troppo specifico forse n.d.r.) e islamici non è cosa nuova. Da un paio d’anni vanno avanti scambi periodici sia presso le parrocchie, sia presso i centri islamici, per una conoscenza reciproca”.
Seppur tutto sappia di chat-line che organizza incontri al buio, purtroppo questa è la realtà in cui sono coinvolti in modo speciale tanti giovani. A tal proposito ci piacerebbe sapere cosa ne pensa il Vescovo. Sarei pure tentato di chiederlo, ma per la paura della risposta non credo lo farò mai.
Intanto, per concludere questo nauseabondo argomento senza dilungarmi ancora, faccio mia – con la speranza di poterla far diventare anche vostra – la riflessione che fece il gigante Vescovo di Tulle, che per giunta gli costò una condanna emessa il 21 marzo1991 dopo che LICRA (Lega internazionale contro il razzismo e l’antisemitismo) lo portò in tribunale a pochi giorni dal termine del suo pellegrinaggio terreno (Monsignor Marcel Lefebvre spirerà il 25 marzo del medesimo anno): “Per l’Islam non c’è differenza tra religione e politica”; per questo il Vescovo missionario, profondo conoscitore di musulmani ed animisti, diceva che finché essi sono una minoranza parziale accettano passivamente le leggi del paese che li ospita, “ma appena sono numerosi e organizzati diventano aggressivi e vogliono imporre le loro leggi”.
Sura 2:193 – Combatteteli finché l’Islam non regni sovrano.
questo è il risultato di aver seguito il mondo e non essere rimasti fedeli al mandato del Signore: predicate il vangelo ad ogni creatura...quando saranno al cospetto del Creatore cosa risponderanno?poi con la scusa dell'ubbidienza ...del non giudicare ....siamo alla fine!Signore pietà di noi peccatori!
RispondiEliminaGesù ha detto chiaramente. O si sta con Lui o con il cornuto. O si é Cattolici o si é satanisti.
RispondiEliminaQuesta é la chiesa della visione della Beata Caterina Emmerich.
Vieni presto Gesù Cristo.
Ma sì, andate tutti insieme nel nuovo bordello chiamato anche sincretismo religioso, capitanato dal catalizzatore di tutte le fecce, nel confronto del quale Giuda era un bravo ragazzo, "quello" che sostiene tra le altre nefandezze, che dare la particola ai musulmani "è permesso" (compreso lo sputarla per terra come è successo a San Zuliano in Venezia, fatto preceduto da quattro vigliacche velate che avevano sputato sul Crocefisso).
RispondiEliminaAndiamo in una moschea e sputiamo sul Corano, vediamo cosa succede....
P.S.
Per fortuna che le messe del Novus Ordo non valgono nulla, e conseguentemente le comunioni, ma è l'intenzione che conta, vero?
Jade