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lunedì 1 agosto 2016

La molla fondamentale della Neochiesa.

NEOCHIESA FONDATA SUL RANCORE

È il larvato rancore anticattolico la molla fondamentale della Neochiesa. Che si vergogna d’essere stata ciò che è stata, e vorrebbe farlo dimenticare a forza d’insulti e calunnie contro la Chiesa di sempre bollata di tradizionalismo
 di F. Lamendola  




Oggi, purtroppo, non c’è più una Chiesa cattolica, apostolica, romana: ce ne sono due: una modernista e progressista, la Neochiesta, e una a torto chiamata tradizionalista, che è invece, semplicemente, la Chiesa di sempre, la Chiesa senza altre aggettivazioni. Però, siccome i modernisti e i progressisti hanno conquistato gran parte del carrozzone mediatico dentro la Chiesa stessa, e godono delle più ampie benemerenze in quello profano ed esterno ad essa, la vera Chiesa è stata messa all’angolo, emarginata, calunniata; i suoi seguaci, bollati con il termine spregiativo di “tradizionalisti”, o, magari, di “conservatori”: mutuando un linguaggio preso a prestito dal politichese e che tradisce l’animus, politico appunto, dei  modernisti; che è, ed è sempre stato, squisitamente di sinistra.
Attenzione, però: non una sinistra popolare e lavoratrice; no: una sinistra intellettuale e piacevolmente radical-chic, una sinistra al caviale, interessata, più che alla giustizia sociale, ai presunti diritti delle minoranze “discriminate”, all’aborto, all’eutanasia, ai matrimoni omosessuali, alle adozioni gay e all’utero in affitto. Una sinistra di matrice borghese e radicale, edonista, individualista, che non riesce neppure a immaginare un sistema politico più perfetto della democrazia americana, né una causa più nobile e giusta di quella della “sicurezza” dello Stato d’Israele (a costo di fomentare permanentemente il caos negli Stati musulmani popolati da un miliardo e mezzo di persone). Insomma la sinistra della libera marijuana e, se possibile, della libera pedofilia; la sinistra dei sindaci che si gloriavano di celebrare le nozze omosessuali anche quando la legge in questione non esisteva, e che si affrettano ad autorizzare, nelle loro cliniche cittadine, a staccare la spina di un malato terminale o di una persona in coma; la sinistra che è sempre pronta a scendere in strada quando si tratta di manifestare solidarietà sotto i balconi dell’ambasciata di Israele, perché alcuni ebrei sono stati presi di mira dal terrorismo islamico, ma che non ha nulla da dire davanti al quotidiano stillicidio di vite umane, anche di ragazzi e di bambini, che avviene nella striscia di Gaza, a telecamere e riflettori spenti, da anni ed anni.
Comunque, il comunismo è miseramente fallito e il marxismo, che, ancora trent’anni fa, pareva destinato ad essere la Bibbia del mondo nuovo, ormai interessa solo alcuni storici e specialisti di filosofia, che lo studiando come un egittologo studia le Piramidi di Giza o un assiriologo s’interessa alle rovine di Ninive e di Assur. La maggior parte dei suoi seguaci provenienti dagli strati borghesi, e gran parte degli intellettuali che lo avevano indossato come l’uniforme ufficiale della Rivoluzione prossima ventura, non sono stati capaci, però, di trarne le doverose conseguenze, né, di farsi la benché minima autocritica; narcisisti fino all’ultimo, come lo erano – e sfrenatamente – a vent’anni, lo hanno identificato con il periodo più bello della loro vita, la giovinezza (formidabili quegli anni, berciano i vari Mario Capanna con lacrime di nostalgia), ma hanno trovato il modo di recuperarlo e riciclarlo, surrettiziamente ma efficacemente, travasandolo - con il consenso, tacito o esplicito, dei diretti interessati - in un’altra ideologia, che oggi va decisamente per la maggiore: quella della Neochiesa, ossia il cattolicesimo modernista e progressista. Tanto per capirci: Emma Bonino e papa Francesco; Marco Pannella e papa Francesco; grande sintonia e stima reciproca, grandi sorrisi e complimenti  vicendevoli. Come è giusto che sia.
Tuttavia, se queste sono le radici della sinistra attuale, c’è una cosa che va chiarita e che è giusto sapere: quali sono le radici del modernismo e del progressismo cattolico: le radici lontane, vogliamo dire, non quelle sessantottine e più recenti. Ebbene: il modernismo cattolico, dal punto di vista sociale e intellettuale, nasce da quell’aristocrazia e da quella borghesia “illuminata” – almeno in Italia – che hanno poco o nulla a che fare con la tradizione cattolica popolare, e molti punti di convergenza, semmai, con la borghesia massonica e con la cultura giacobina e democratica (nel senso che la parola aveva nel XIX secolo) che disprezzavano il cattolicesimo, detestavano la Chiesa come istituzione, e che si adoperavamo attivamente per addomesticare il primo e distruggere, se possibile, la seconda, ovviamente nell’interesse della “civiltà” e del “progresso”. Qualche nome: Tommaso Gallarati Scotti era un principe; Alessandro Casati era un conte; Aiace Antonio Alfieri era un ingegnere e un industriale. Ciò che essi volevano, e specialmente il gruppo facente capo alla rivista Il Rinnovamento, era un “superamento” della frattura fra cultura laica e cultura cattolica, vale a dire, un adeguamento della cultura cattolica a quella laica: accogliendo l’evoluzionismo, il metodo scientifico negli studi biblici, la valorizzazione dell’aspetto umano nell’esperienza religiosa a discapito della dimensione soprannaturale, la relativizzazione e il soggettivismo della fede.
Ora, la domanda è questa: che cosa avevano in comune costoro, i modernisti dei primi anni del Novecento, con la borghesia massonica e anticlericale, che, in teoria, avrebbe dovuto essere la loro mortale nemica? Sarà più facile rispondere a questa domanda, facendosene un’altra, identica, ma riferita al presente: che cos’hanno in comune i cattolici progressisti dei nostri giorni con gli orfanelli del marxismo, con i radicali e i fautori dell’aborto, dell’eutanasia, delle unioni omosessuali? La risposta, nei due casi, sarà sempre la stessa: l’odio inconfessato (e inconfessabile) per il Vangelo in quanto annuncio di un messaggio soprannaturale, di un Regno che incomincia in questo mondo, ma non è di questo mondo; e l’avversione, l’insofferenza, il disprezzo, per la massa dei cattolici di pochi mezzi intellettuali, dalla fede semplice, quelli che recitano il Rosario ogni giorno, quelli che pregano anche la Madonna e i Santi, quelli che hanno orrore del peccato e che temono le insidie del Diavolo. I cattolici progressisti e modernisti, cento anni fa come oggi, non ne vogliono sapere di quei loro confratelli così rozzi e ignoranti; li detestano; se ne vergognano, così come il giovane arrampicatore sociale si vergogna di suo padre contadino o di sua madre che fa la donna di servizio. Detestano, inoltre, i (pochi) preti che vanno in giro vestiti da prete, che parlano ancora del male e del peccato nelle loro omelie, che partecipano o che organizzano dei pellegrinaggi ai luoghi di culto mariani, e – orrore degli orrori – anche a Medjugorje, perché pensano – come lo pensa papa Francesco – che la Madonna “non manda una letterina alle quattro del pomeriggio”.
Oggi, molto teologi di tendenza modernista, per esempio Enzo Bianchi, che si atteggia a prete cattolico senza esserlo, e che qualcuno vorrebbe cardinale, trasudano disprezzo per la fede semplice degli umili di cuore, a dispetto del fatto che proprio costoro fossero indicati da Gesù Cristo come i destinatari privilegiati del Vangelo. Sono uomini di grandi studi e di grandi lauree, che assumono atteggiamenti di pensosità profonda e solenne, anche se, guarda caso, il frutto di tanti studi e di tante veglie è soprattutto un fuoco di fila ininterrotto contro la storia della Chiesa, ridotta quasi a una galleria degli orrori, dove i cattolici, ed essi soltanto, ne hanno fatte, per quasi duemila anni, di cotte e di crude, come una vera e propria organizzazione a delinquere, e, in particolare, hanno razzolato nell’ignoranza più avvilente e combattuto l’intelligenza e il sapere. Da quando i monaci egiziani linciavano la filosofa Ipazia, per le strade di Alessandria d’Egitto, a quando la Santa Inquisizione ha processato Galilei e lo ha costretto ad abiurare la dottrina eliocentrica, pare che i cattolici niente altro abbiano fatto, per un paio di millenni, se non battersi per l’oscurantismo e cercar di instaurare la dittatura degli analfabeti. Ecco, questo è il tratto distintivo dei teologi cattolici modernisti: la puzza sotto il naso nei confronti della fede semplice delle presone semplici; della fede della vecchietta che va a messa tutte le mattine e che prega a lungo davanti all’altare di Maria Santissima; della fede che non sa nulla di marce interconfessionali, di preghiere comuni con i protestanti e con gli islamici, di Vangeli interconfessionali e di veglie di preghiera nello spirito dell’ecumenismo, perché per loro c’è una sola religione vera, il cristianesimo cattolico, mentre le alte sono false, punto e basta, per quanto i loro seguaci possano essere delle persone perbene.
Insomma, questi teologi modernisti e questi preti progressisti non parlano mai dei meriti della Chiesa e dell’immenso debito che la civiltà europea e mondiale, compresa l’arte e la scienza, hanno contratto nei confronti del cattolicesimo; no: tutto questo a loro non interessa; dalla loro bocca escono sempre parole amare contro i cattolici, contro la Chiesa, contro i papi: ad esclusione di papa Francesco, il primo che piaccia loro. Ma quante ne hanno dette contro gli altri, contro Pio X, bigotto e reazionario, immeritevole d’essere proclamato santo; contro Pio XII, che - secondo loro - ha taciuto sullo sterminio degli Ebrei; contro Giovanni Paolo II, che amava tanto la Madonna di Czestochowa e che ha condannato la teologia della liberazione; e soprattutto contro Benedetto XVI, il pastore tedesco, alle cui dimissioni non si sono vergognati d’esultare con gioia invereconda.
Ora, si rileggano le parole che il capofila del modernismo “storico” italiano, Ernesto Buonaiuti, rivolgeva alla Chiesa del suo tempo e al papa del suo tempo, Pio X, nelle Lettere di un prete modernista, pubblicate a Roma nel 1908: opera anonima, nella quale egli non ebbe neanche il coraggio civile e morale di firmarsi per nome e anzi ebbe l’ipocrisia di negarne sempre la paternità:

L’antico parroco di campagna, nella sua imperizia facile preda dei raggiri gesuitici, ha manifestato fin da principio la volontà risoluta di calpestare ogni prete reo di volere il progresso della spiritualità del cattolicesimo. […]
Ha aperto l’era delle discordie atroci fra noi e ha lasciato che tutti i lanzichenecchi della pretesa ortodossia, come cani in una partita di caccia, si mettessero sulle orme del cosiddetto modernismo e gettassero i latrati dei loro insulti volgari e dei loro colpi velenosi contro quanti cercano di compiere nella Chiesa opera di illuminazione e di rinnovamento. […]
Questo modesto patriarca della laguna, balzato, come in un brutto sogno estivo, sulla sede che occuparono un dì Gregorio VII e Innocenzo III. […]
Tutta la grettezza d’animo degli infimi strati sociali (...) tutta la ignoranza della più vecchia generazione clericale, cresciuta e alimentata fra gli anatemi al movimento di modernità; tutto l’astio degli incolti contro gli uomini della scienza; tutto il disprezzo incolto di chi non sa, per lo sviluppo e la ricchezza dell’intelligenza; dominano nell’animo di questo buon parroco di campagna, strappato da un singolare colpo di fortuna alle occupazioni piccine e alle conversazioni, innaffiate di un buon vino e di facili barzellette, della solitaria canonica, e portato a reggere il governo della più grande organizzazione religiosa. […]
Dicono che Pio X abbia un cuore d’oro, e che alle deficienze insanabili del suo intelletto, supplisca la tenerezza del sentimento... posso dire che questa è una pietosa menzogna... Anche l’uomo più egoista può a volte, elargire briciole cadute dal banchetto del suo benessere, senza per questo dar prova di una bontà iniziale di animo.
L’ex-patriarca di Venezia, salito al pontificato, lanciò il motto di un grandioso programma: Instaurare omnia in Christo. Ma, poverissimo di idee, tardo nei propositi, fiacco e incoerente nell’azione, la sua magna instauratio si è ridotta a ordinare quella visita apostolica che ha gettato lo scompiglio nelle diocesi italiane, e quelle riforme amministrative delle congregazioni romane, a beneficio del bilancio economico del Vaticano. […]
Se tu sapessi qual solco di disgusto, di malessere, di risentimento hanno scavato nell’animo del giovane clero e del giovane laicato cattolico le condanne di Pio X.

Ciò che emerge da queste frasi è un immenso risentimento, da parte di un intellettuale che si ritiene molto intelligente e molto raffinato, nei confronti di una Chiesa e di un pontefice che egli giudica rozzi, ignoranti, oscurantisti; lo stesso risentimento che trapelava dalle opere dei teologi modernisti degli ultimi decenni, diciamo di un Hans Küng, nei confronti di Giovanni Paolo II. E si capisce anche perché, ora, le critiche siano cessate, e si siano trasformate in un coro di lodi sperticate: non sta forse, papa Francesco, riconoscendo indubbi meriti a Lutero? Non sta invitando a vedere in Dio solo la misericordia? Non sta negando che Dio sia “cattolico”? Non sta fustigando i cattolici tutti i santi giorni? Non sta loro intimando di domandare scusa a tutti, ultimi, in ordine di tempo, i gay, per non si sa quali colpe del passato? Non sta ordinando l’accoglienza indiscriminata di milioni di profughi e di falsi profughi islamici, la cui migrazione è parte di un disegno preciso per islamizzare l’Europa? Ecco: è il rancore la molla fondamentale della Neochiesa, che si vergogna d’essere stata ciò che è stata, e vorrebbe farlo dimenticare a forza d’insulti e calunnie contro la Chiesa di sempre...

È il larvato rancore anticattolico la molla fondamentale della Neochiesa

di Francesco Lamendola

http://www.ilcorrieredelleregioni.it/index.php?option=com_content&view=article&id=9316:neochiesa-fondata-sul-rancore&catid=70:chiesa-cattolica&Itemid=96


In venti secoli di storia la Chiesa Cattolica aveva dato vita a numerose e combattive milizie spirituali (Ordini Religiosi, Congregazioni, associazioni laicali, gruppi giovanili, opere missionarie, ecc.) che impiegando le armi della fede (preghiera, penitenza, apostolato, ecc.) lottavano con ardimento contro le agguerrite armate del mondo composte da laicisti, comunisti, massoni, eretici, ed altri ancora, riuscendo a portare a Cristo un gran numero di anime. I cristiani militanti erano selezionati tra il fiore della gioventù cattolica e venivano sottoposti ad un efficace addestramento ascetico che forgiava i loro cuori al combattimento spirituale, memori dell'insegnamento del Santo Giobbe: “Militia est vita hominis super terram” (Iob 7,1). 

Praticando con ardore le virtù cristiane i cattolici militanti avevano mostrato in faccia al mondo la bellezza della vita vissuta in maniera coerente col Vangelo di Nostro Signore Gesù Cristo, meritando così l'ammirazione dei buoni. Ai nemici della Chiesa non restava altro da fare che rodere dall'invidia per le nostre eroiche “truppe speciali”, che con indomito spirito guerriero battagliavano in difesa della fede. I nostri combattenti, ovunque venivano messi alla prova, lottavano con abnegazione e coraggio, riuscendo ad infliggere alle armate infernali numerose e cocenti sconfitte che non saranno mai dimenticate. 

Affinché le nostre valorose milizie spirituali potessero essere stroncate e annientate, occorreva che a un certo punto prevalessero le arti oscure dell'inganno e dell'ignominia: bande di rancorosi modernisti asserviti al nemico, mosse dal prurito delle novità e dall'odio verso la Tradizione Cattolica, imitando Giuda Iscariota tramarono senza ritegno coi nostri avversari che sul campo di battaglia non erano ancora riusciti a piegarci, e così si sottomisero alla perfida e antievangelica mentalità mondana e sottoscrissero coi seguaci del mondo il più infamante degli armistizi.

A causa del vile tradimento modernista, i valorosi combattenti si ritrovarono sconvolti e disorientati dal turbine delle novità. In breve tempo molte delle nostre belle milizie spirituali furono rese irriconoscibili e ridotte a un cumulo di macerie. Le conseguenze furono traghiche: seminari deserti, conventi abbandonati, monasteri convertiti in alberghi, confessionali rimossi, chiese dismesse, associazioni cattoliche sfigurate e deturpate, compromessi al ribasso sui “valori non negoziabili”, e tante altre cose che rattristano.

Umanamente parlando, tutto sembrava perduto. Ma la fede ci insegna che la Chiesa è immortale, perché è il Corpo Mistico di Cristo, del quale noi siamo le membra. E se in molti ambienti la Dottrina Cattolica venne vergognosamente ammainata e gettata nel fango, alto e fiero restò il vessillo di Cristo Re portato dai militanti del movimento tradizionale, i quali non vollero deporre le armi della fede e arrendersi al nemico. Decisero di restare fedeli al Redentore Divino e di continuare con spirito di sacrificio e volontà d'acciaio il combattimento spirituale per la salvezza delle anime e la maggior gloria di Dio.

Da allora sono trascorsi molti anni, e mentre la tracotante e vegliarda armata modernista continua ad assottigliare le fila ed è costretta a ripiegare da diversi fronti, il giovane e gagliardo movimento tradizionale continua ad attrarre nuove leve e ad avanzare con impeto nonostante il “fuoco di sbarramento” dei vecchi marpioni modernisti e dei loro alleati laicisti. Stiamo combattendo una battaglia spirituale aspra e faticosa, contro un nemico che, pur di rallentare l'inarrestabile avanzata del battaglione tridentino, non si fa scrupolo di usare mezzi scorretti come la menzogna e l'inganno. Ma le ostili insidie dei novatori non solo non sono riuscite a sbarrare il passo al movimento tradizionale, ma hanno contribuito a irrobustire nei militanti la determinazione a combattere virilmente la buona battaglia della fede sino a quando la perfida e tirannica eresia modernista non sarà stata debellata.

Il vasto incendio che divampa nell'orbe cattolico è la conseguenza di cinquant'anni di disastri causati dai modernisti. E mentre nel mondo infuria la battaglia spirituale contro l'accozzaglia dei nemici della Chiesa, il movimento tradizionale avanza con impavido ardimento verso nuove mete, nuove lotte, nuove vittorie, sino al preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria.