ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 1 ottobre 2016

Il Signore non è un’idea

Il papa, l’annuncio, la verità. Due chiacchiere con Chesterton

    Domenica 25 settembre, mentre il papa in piazza San Pietro pronuncia l’omelia nella messa per il giubileo dei catechisti, a un certo punto mi sento tirare per la giacca.
Mi volto di qua, mi volto di là, ma non vedo nessuno. Mistero. Poi di nuovo quella tirata. Ed ecco lì, accanto a me, l’anima di Gilbert Keith Chesterton!
Non c’è dubbio. È proprio lui: il buon vecchio Gilbert, con tanto di baffoni spioventi e occhialetti in bilico sul naso!
«Scusa Gilbert – gli dico – non vedi che sono in diretta tv? Che vuoi?».
L’anima di Chesterton mi guarda e poi indica il testo del papa. Mi invita a dare un’occhiata ai primi paragrafi, ma io proprio non posso: sto lavorando, che diamine!
Dico a Chesterton di portare pazienza. Gli risponderò quando avrò un minuto di calma, cosa assai difficile, per la verità, per un povero cronista.
Oggi comunque un minuto ce l’ho, e dunque vediamo: cos’è che voleva farmi notare l’amico Gilbert?

Ah, ecco, sì, questa frase del papa: «È amando che si annuncia Dio-Amore: non a forza di convincere, mai imponendo la verità, nemmeno irrigidendosi attorno a qualche obbligo religioso o morale. Dio si annuncia incontrando le persone, con attenzione alla loro storia e al loro cammino. Perché il Signore non è un’idea, ma una Persona viva: il suo messaggio passa con la testimonianza semplice e vera, con l’ascolto e l’accoglienza, con la gioia che si irradia. Non si parla bene di Gesù quando si è tristi; nemmeno si trasmette la bellezza di Dio solo facendo belle prediche. Il Dio della speranza si annuncia vivendo nell’oggi il Vangelo della carità, senza paura di testimoniarlo anche con forme nuove di annuncio».
Beh, mi sembra un passo molto bello, molto condivisibile, molto…
Ma, che succede? Di nuovo mi sento tirare per la giacchetta.
«Oh, eccoti qua! Bentornato mister Chesterton! Dunque, perché mi chiedevi di rileggere questo passo?».
«Ma come – bofonchia Gilbert succhiando un sigaro puzzolente – non noti qualcosa che non va?».
«Veramente no. Mi sembrano pensieri pieni di fede in Dio e amore per le persone».
«Sei proprio un giornalista, superficiale come tutti quelli della tua specie! Leggi e rifletti. Il papa dice che Dio, che è Amore, si annuncia amando. Ma che significa amare? Qui sta il punto».
«E il papa mi sembra chiaro nella risposta: significa non cercare di convincere, non imporre la verità, non irrigidirsi su qualche obbligo religioso o morale, bensì incontrare le persone, prestare attenzione alle loro storie, ai loro cammini. E farlo con gioia, non con la faccia corrucciata. Non è bellissimo?».
Nuvoletta di fumo dal sigaro.
«Amare – dice Gilbert – significherebbe dunque incontrare le persone, e sorridere…».
«Esatto».
«Ma che significa incontrare le persone?».
«Beh, credo che significhi cercare di capirle, consolarle, dire loro qualche parola buona, mettersi nei loro panni, senza giudicare, senza provocare disagio…».
Altro fumo dal sigaro, sempre più puzzolente.
«Ma non ti sembra, amico mio, che questo lo facciano già in tanti? Voglio dire: ovunque puoi trovare qualche forma di consolazione sotto forma di incontro, accompagnamento e compagnia bella. Io, francamente, dalla Chiesa mi aspetterei qualcos’altro. Qualcosa di più. Mi aspetterei l’annuncio della Verità. E poi, a dirla tutta, se c’è qualcuno che ogni giorno viene messo a disagio, in questo mondo scristianizzato e ormai pagano, è proprio il credente cattolico. Il problema non è che noi possiamo mettere a disagio gli altri: il problema è che gli altri mettono continuamente a disagio noi!».
«Senti Gilbert, tu sai che al papa sta molto a cuore la misericordia. Inoltre non credo proprio che lui suggerisca di rinunciare all’annuncio della Verità».
«Ah, la misericordia! Anche in questo caso, tutto considerato, penso che dovrebbe essere il mondo a dimostrare un po’ di misericordia verso noi cattolici!».
«Vedo che ti piace rivoltare la frittata…» .
«Non rivolto un bel niente. Sono realista».
«D’accordo, ma non puoi dire che non ci sia bisogno di incontro, di accompagnamento…».
«Bah! Che cosa significa incontrare? E accompagnare? Incontrare le persone, da quel che intuisco, vorrebbe dire fare i conti con le loro singole situazioni. Vorrebbe dire comprenderle. Giusto? Ma qui siamo, se mi si passa il termine, in pieno situazionismo spirituale. E come la mettiamo con la verità? Anzi, con la Verità?».
«Gilbert, vedo che non vuoi capire. La verità, anzi la Verità, la si testimonia proprio nell’incontro, nell’accompagnare l’altro con amicizia e spirito di comprensione. Immagino che il papa intenda questo. È un impegno che richiede molta passione, molta fatica. Ben più facile è limitarsi a enunciare qualche precetto facendolo cadere dall’alto, senza coinvolgersi».
«Uhm! Non mi convinci. Gesù incontrava tutti, e va bene, ma certamente non rinunciava ad annunciare la Verità, anche in modi bruschi, e a ribadire la validità dei comandamenti, con tutte le conseguenze morali che ne derivano. “Non sono venuto a portare la pace, ma una spada…”».
«Ma, scusa, come non essere d’accordo con il papa quando raccomanda di non irrigidirsi attorno agli obblighi religiosi e morali?…».
«Io non so che cosa intenda con il verbo “irrigidirsi”. Quello che so è che senza obblighi religiosi, e dunque morali, l’idea di verità resta vuota, senza sostanza, come un sacco pieno d’aria».
«Scusa tanto, caro il mio Gilbert, ma il papa ricorda, e secondo me fa bene, che il Signore non è un’idea, ma una Persona. Nessuno si innamora di un’idea, per quanto alta e nobile possa essere, né tanto meno di un precetto o di un obbligo religioso o morale. L’amore per una persona è qualcosa di caldo, di vitale. Bisogna fare i conti con tutto: gli errori, le cadute, le contraddizioni…».
Fumo di sigaro a tutto spiano.
«Certo, certo. Ma Gesù è il Maestro. E il maestro insegna. E gli insegnamenti di un maestro sono fatti di contenuti. E nei contenuti il discepolo trova le indicazioni per la vita di quaggiù e soprattutto per guadagnarsi quella di quassù. Trova oggettivamente la differenza tra bene e male, tra virtù e peccato. Incontrare, ascoltare, accogliere e accompagnare sono verbi che suonano bene alle orecchie della modernità, ma che significano? Bisogna riempirli di contenuti!».
«Senti, Gilbert. Tu sei nato nel 1874 e passato a miglior vita nel 1936. Ti rendi conto? Da allora tutto è cambiato, non siamo più nello stesso mondo! Adesso abbiamo la società liquida, il pensiero debole, tutte queste cose, e tu mi vieni a parlare di contenuti oggettivi. L’uomo di oggi ha bisogno di altre parole, di altri metodi. Cerca di capire…».
L’anima di Chesterton, piuttosto corpulenta a dire il vero, incomincia ad agitarsi.
«Capisco fin troppo bene, vecchio mio. E vedo che anche nella Chiesa è entrata la filosofia della situazione, del singolo caso. Per cui non c’è più una verità oggettiva, ma c’è soltanto una verità soggettiva: tante verità quanti sono i soggetti, quante sono le condizioni di vita dei soggetti. Ne prendo atto. Ma sai come si chiama questo?».
Pausa con fumo.
«Dimmelo tu, Gilbert».
«Si chiama relativismo, vecchio mio».
«Senti Gilbert, adesso esageri. Restiamo alle parole del papa. Poco prima della frase che mi hai chiesto di rileggere, Francesco dice che non bisogna stancarsi di mettere al primo posto l’annuncio della risurrezione del Signore, e aggiunge che “non ci sono contenuti più importanti” e che “nulla è più solido e attuale”. Eccola qua la verità oggettiva, che ti sta tanto a cuore. Nero su bianco».
«È vero, e trovo che il papa abbia fatto molto bene a ricordarla. Ma mi sarei aspettato che, subito dopo, dicesse: ecco la verità che siamo chiamati a proclamare a tutti, specie in un mondo che va nella direzione della melassa situazionista, ecco l’annuncio da proporre incessantemente e che inevitabilmente deve sostanziarsi in precisi obblighi religiosi e morali, perché altrimenti si resta nel vago e si sfocia nella falsità. E la menzogna, come sai, non è mai tanto falsa come quando si avvicina molto alla verità».
«Oh Gilbert, ti prego! Non è il caso che citi le tue famose parole. Resta il fatto che secondo me sei davvero troppo critico».
Altro sigaro, altro fumo.
«Certo che sono critico, nel senso etimologico della parola. Criticare viene da krino, cioè giudicare, nel senso di distinguere. L’uomo dotato di ragione è un uomo che distingue. Ma voi avete perso questa buona abitudine: mettete tutto insieme, e così avete perso anche il desiderio di cercare la verità. La maggior parte delle filosofie moderne non sono filosofia, ma dubbio filosofico».
«Gilbert, ti prego, ho detto basta con le autocitazioni. Non è elegante».
«D’accordo, ancora una e poi basta: tutto il mondo moderno è in guerra con la ragione, e la torre già vacilla. Ecco il problema. Siete saturi di sentimentalismo. Niente più ragione, solo sentimentalismo centrato sulle singole situazioni. Di qui tutta la retorica dell’incontro, dell’accompagnare. Ma l’incontro va riempito di contenuti oggettivi: altrimenti, perché incontrarsi?».
«Senti, Gilbert, io non credo proprio che il papa, quando dice di non irrigidirsi attorno ai principi morali, voglia rinunciare ai contenuti. Propone solo un metodo che lui ritiene giusto per l’uomo di oggi».
Fumo, molto fumo di sigaro.
«Ah! Però dice che la bellezza di Dio non si trasmette solo  facendo belle prediche. E, dicendo questo, lascia intendere che chi è attento ai contenuti alla fine è un formalista, anche un po’ musone. Ma se c’è qualcosa di peggio dell’odierno indebolirsi dei grandi principi morali, è l’odierno irrigidirsi dei piccoli principi morali».
«Gilbert! L’avevi promesso: niente più citazioni tratte da te stesso! Guarda, io credo che questa nostra conversazione non abbia molti sbocchi. E poi adesso ho da fare».
«D’accordo. Ma a voi cattolici contemporanei, che siete tanto presi dall’aggiornamento e non avete più riguardo per la filosofia cristiana, vorrei dire ancora una cosa: una nuova filosofia in generale significa in pratica l’espressione di qualche vecchio vizio».
«Gilbert! Sei incorreggibile! Lasciatelo dire,  vecchio scorbutico! La prossima volta non ti lascerò tanto spazio! Capito? Ehi, Gilbert? Gilbert!?».
Niente, se n’è andato.
E guarda qui quanti mozziconi di sigaro. Ora mi tocca anche pulire.
Aldo Maria Valli