ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 10 novembre 2016

«Estote parati»


TERREMOTI CASTIGO DI DIO? IL PENSIERO DI PALMARO


(MB —L’indimenticabile amico, grande scrittore e pensatore Mario Palmaro scrisse queste riflessioni dopo il terremoto dell’Aquila, il 19 agosto  20009. E’ da rileggere nel pieno della polemica intra-cattolica su “i castighi di Dio”). 
Giobbe insegna: ogni sciagura mette alla prova l’essere umano. Lo costringe a una verifica trasparente di sé, lo obbliga a guardarsi allo specchio, senza trucco e senza inganno. Una tragedia collettiva come il terremoto che ha colpito l’Abruzzo, o la psicosi mondiale per il virus influenzale – non sfugge a questa regola, immutabile nel tempo e nello spazio. Non a caso, la grande letteratura e la grande poesia spesso nascono dentro i drammi degli individui e dei popoli.
Le virtù e i vizi vengono esaltati proprio nell’ora della prova. Di fronte alle case distrutte e alle molte vittime, gli abruzzesi hanno mostrato una compostezza non comune. Una testimonianza simile non si improvvisa, e affonda le sue radici in una millenaria tradizione rurale e in una visione cristiana della vita. Anche l’impegno di molti per assicurare soccorsi e aiuti alle zone colpite è una “buona notizia” che conferma la presenza di virtù sotterranee, che emergono nel momento del bisogno.

Ma il terremoto d’Abruzzo suggerisce anche qualche considerazione meno confortante.
Soprattutto se si prova a riflettere su certi giudizi espressi dai mezzi di comunicazione e –
di riflesso – dall’opinione pubblica.

  1. Una visione secolarizzata
Il primo passo falso nasce da un imbarazzo non dichiarato, ma evidentissimo. Le sciagure di origine naturale hanno una potentissima carica antimoderna e antitecnologica. Esse infatti rompono l’incantesimo scientista, squarciano il velo dell’ottimismo intessuto dal positivismo moderno, e rimettono l’uomo davanti alla verità della sua natura: quella di un essere debole e indifeso che sta di fronte all’universo come un puntino insignificante. Lo ha sorprendentemente riconosciuto perfino un intellettuale come il sociologo Franco Ferrarotti, che in un programma radiofonico all’indomani del terremoto dell’Aquila ha commentato: «Anche se siamo andati sulla Luna e abbiamo scoperto i misteri della genetica, noi uomini non siamo nulla di fronte alla volontà di Dio o della natura». La ragione umana capisce benissimo tutto questo: l’uomo del terzo millennio sopravvissuto al sisma micidiale si ritrova davanti alle macerie della sua casa proprio come Giobbe di fronte allo svanire dei suoi beni e alla fine dei suoi affetti. Ed è costretto a scegliere: o imboccare la strada della disperazione – che è stata comune a tanti pensatori pagani, da Lucrezio a Sartre – riconoscendo nella debolezza dell’uomo il sigillo della sua totale insignificanza; o imboccare la strada del senso religioso, che scaturisce proprio dalla scoperta che la nostra vita è appesa a un filo invisibile.
  1. Un mondo sotto controllo
La società in cui viviamo è il prodotto di un titanico tentativo plurisecolare di scacciare Dio dall’orizzonte della nostra vita. “Mettere in prigione Dio” è la formidabile sintesi usata da Benedetto XVI per descrivere questa stagione della storia. Ecco che allora, riconosciuta la sconfitta ineluttabile dell’uomo moderno di fronte allo scatenarsi degli elementi, non rimane che dirottare l’attenzione dell’opinione pubblica e riempire il vuoto e il senso d’angoscia con argomenti marginali. Nei mass media, di fronte a queste tragedie prevale così l’enfasi della “prevenzione” e del “controllo”: ci sono state tante vittime, ma l’uomo avrebbe potuto evitarle. In questa maniera l’orizzonte della nostra vita viene ridotto. Ridotto a far coincidere ciò che ci può capitare con ciò che noi vogliamo che ci capiti. Dio è espulso, e restiamo solo noi, padroni della nostra vita. Le macerie sono ancora fumanti, e i corpi non sono ancora estratti, e già si scatena la polemica furiosa: il terremoto si poteva o non si poteva prevedere? Le case erano fatte o non erano fatte a norma di legge? Si noti che questi interrogativi sono non solo legittimi ma doverosi. Ma è patologico che questi argomenti si “mangino” – nascondendola – la verità più importante: e cioè che, anche prese tutte le precauzioni che è giusto prendere, agli uomini prima o poi capita di morire. O di perdere tutto ciò che hanno. O di ammalarsi. O di aver paura che una di queste cose possa accadere.
  1. Un colpevole a tutti i costi
Va in questa direzione anche la ricerca morbosa del colpevole. L’uomo viene visto sempre – nel bene e nel male – come unico artefice di sé, protagonista esclusivo del suo destino. Prometeo prende il posto di Cristo. Ogni sciagura deve avere la sua adeguata gogna mediatica. Di questo passo, anche le eruzioni vulcaniche saranno attribuite alla responsabilità di qualche assessore o di qualche manager. ” meccanismo genera due effetti: da un lato, un certo appagamento psicologico dell’opinione pubblica, che si consola pensando che qualcuno pagherà. In secondo luogo, si consolida l’illusione che sia possibile costruire un mondo senza sciagure e senza contrarietà: basta sapersi organizzare bene, basta – ad esempio – avere una Protezione Civile che funziona, e il paradiso si materializza hic et nunc, su questa terra. E mai illusione utopica fu, insieme, più folle e ridicola.
  1. Autolesionismo italico e mitologia anticattolica
Nel nostro Paese, questa caccia alle streghe ha sotto sotto anche qualche venatura anticattolica e un gusto tutto nostro per l’autocommiserazione, così ben descritto a suo tempo da Rino Cammilleri. Negli articoli-denuncia c’è sempre una nazione – preferibilmente secolarizzata o di tradizione protestante – più brava di noi, organizzatissima, nella quale le case sono indistruttibili, i terremoti sotto controllo, i soccorsi già sul posto prima della sciagura. Nazioni all’avanguardia, in cui i single e le coppie gay abitano in città modello sicure e pulite. A differenza dell’ltalietta cattolica, fatta (ancora) di famiglie con prole e casette costruite nel Medioevo, e cattedrali che vengono ricostruite ostinatamente dopo ogni terremoto, invece che usare tutti quei soldi per la gente rimasta senza un tetto.
  1. La domanda sul male e sulla colpa
Da sempre le sciagure della natura sollevano nell’uomo domande tremende: perché mi è capitato tutto questo? Perché questo male se Dio c’è? Che colpa avevano le vittime? Perché loro e non io? È evidente – lo spiegò Gesù a proposito di coloro che morirono mentre costruivano una torre – che le vittime di un terremoto non sono “punite” o più “colpevoli” dei superstiti.Ma è un grave errore fare finta che queste domande non esistano, o liquidarle dicendo che “Dio non manda castighi”. Affermazione, per altro, difficilmente conciliabile con la Tradizione bimillenaria della Chiesa. La verità è che l’uomo conserva in sé un (benedetto) senso di colpa ancestrale, e che di fronte alle sciagure egli attende una parola forte proprio dalla Chiesa.
  1. Il mistero della morte: «estote parati»
La notte del 6 aprile circa 300 persone sono andate a dormire, e non si sono più svegliate. Di tutte le parole che si possono dire su questo terremoto, queste sono le più forti e le più vere. La morte talvolta si abbatte sull’uomo improvvisamente, senza preavviso. Noi sappiamo che il momento finale della nostra vita è il più importante, perché può decidere del nostro destino eterno. Abbiamo il dovere di prepararci ogni giorno a questo ultimo combattimento, e di chiedere quotidianamente la grazia della “buona morte”. Questa è la lezione più importante delle povere vittime dell’Abruzzo: ricordare ai vivi di essere pronti.
Sempre.
 IL TIMONE – GIUGNO 2009 
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http://www.maurizioblondet.it/terremoti-castigo-dio-pensiero-palmaro/

Dio può castigare… altrimenti sarebbe davvero cattivo

(di Corrado Gnerre) Già ne parlammo tempo fa, ma in questi giorni dobbiamo tornare a parlarne. Si tratta di una questione teologica non di poco conto, ovvero se cristianamente si può dire che Dio possa castigare. Rammarica la necessità di parlarne quando la Dottrina è fin troppo chiara, ma – si sa – in questi tempi di crisi anche ciò che è ovvio deve essere gridato dai tetti.

Lo spazio che mi è stato concesso è quello che è, per cui sarò giocoforza sintetico scusandomi con il lettore se non potrò arricchire con autorevoli citazioni ciò che dirò.
Prima di tutto va detto che per capire questa questione bisogna tener presente la distinzione tra male morale e male fisico. Il primo è il peccato, il secondo è la sofferenza che può toccare indipendentemente dalla propria volontà. Mentre il male morale è solo permesso, ma mai può essere voluto da Dio, il male fisico non solo è permesso, ma in molti casi può anche essere voluto da Dio. E ciò perché, dopo il peccato originale (con conseguente perdita del dono dell’integrità, per cui l’uomo tende più al male che al bene), il male fisico può servire per scongiurare il male morale.
Il male fisico può essere un castigo, ma non necessariamente. Può essere un castigo, perché se Dio sa che la più grande tragedia è il male morale e quindi la perdita definitiva della gioia eterna, farà di tutto perché questo non avvenga. Può anche castigare pur di far capire, come fa un bravo genitore per evitare che un figlio prenda una cattiva strada. In tal caso il castigo si configura come una grazia.
A riguardo c’è un interrogativo che molti si pongono: ma come mai Dio può permettere che soffra un bambino innocente, mentre un criminale può avere una vita senza problemi ed eventualmente morire anche ad una veneranda età? La risposta è molto semplice: Dio castiga quando ancora c’è una speranza. Ma quando non ci sono più speranze, Dio non castiga più.
San Tommaso d’Aquino afferma: «Dio, volendo sopra ad ogni cosa la sua bontà, rigetta il male morale che è ad essa direttamente contrario. Ma, relativamente agli altri mali, volendo tutto in ordine alla sua natura che è somma bontà, può anche volere il male di pena in ordine alla giustizia e il male naturale in ordine alla provvidenza». Il male fisico può essere anche una purificazione. Basta leggere la vita dei santi. Non c’è n’è uno che non sia diventato tale senza percorrere la via della Croce.
Ritorniamo alla questione del castigo. Dunque, Dio può castigare. Certamente nessuno può dire (a meno che non abbia avuto da Dio particolari rivelazioni) quando una catastrofe naturale o una malattia sia un castigo. Nello stesso tempo però nessuno può dire che una catastrofe naturale o una malattia non possa mai essere un castigo.
La convinzione secondo cui non è ammissibile che Dio possa castigare è facilmente confutabile e manifesta una palese contraddizione. Viene da chiedersi: perché Dio non potrebbe castigare gli uomini, se poi è arrivato, per i peccati degli uomini, a “castigare” perfino Suo Figlio, l’Innocente per eccellenza?
Alcuni distinguono il castigo dall’ammonimento, arrivando a dire che le catastrofi naturali non possono mai essere un castigo, ma tutt’al più un ammonimento. Se letteralmente i due termini non sono identici, resta il fatto che il castigo che viene ammesso teologicamente figura sempre come un ammonimento, nel senso che Dio non castiga sadicamente, cioè per il gusto di castigare, ma perché questo possa essere occasione di ripensamento. Il verbo castigare, che deriva dal latino castus, cioè “puro”, nel suo significato originario significa “correggere”, “purificare”. Il verbo “ammonire”, deriva anch’esso dal latino, precisamente da ad-monere, cioè avvertire, avvertire per evitare che si vada incontro a qualcosa di più grave.
Di citazioni del Magistero che parlano della possibilità che Dio castighi ce ne sono tantissime. Mi limito a citare papi cosiddetti “postconciliari”. Giovanni XXIII in un radiomessaggio del 28 dicembre del 1958 dice: «(…) l’uomo, che semina la colpa, raccoglie il castigo. Il castigo di Dio è la risposta di Lui ai peccati degli uomini»; perciò «Egli (Gesù) vi dice di fuggire il peccato, causa principale dei grandi castighi». Paolo VI in un’omelia del 13 marzo 1966: «Come siamo meschini, come siamo davvero colpevoli al punto da meritare i castighi del Signore!» Giovanni Paolo II in un’omelia del 22 febbraio 1987 spiega che Dio «(…) esige sì soddisfazione, e tuttavia è anche clemente, e non ci punisce tanto quanto meriteremmo». E ancora Giovanni Paolo II in una udienza generale del 13 agosto 2003: «Dio ricorre al castigo come mezzo per richiamare sulla retta via i peccatori sordi ad altri richiami».
Quando si parla della possibilità dei castighi divini, vien naturale un’obiezione: ma con le catastrofi a morire sono anche gli innocenti, per esempio anche i bambini. Sentiamo cosa ha da dirci san Tommaso d’Aquino a riguardo: «L’ignoranza causa involontarietà. Ma talora la vendetta raggiunge anche chi è nell’ignoranza. Infatti i bambini dei Sodomiti, sebbene fossero nell’ignoranza invincibile, perirono insieme ai loro genitori, come si legge nella Scrittura. Parimenti per il peccato di Datan e di Abiron furono ingoiati anche i loro piccoli. Anzi, per il peccato degli Amaleciti, Dio comandò di uccidere persino gli animali bruti privi di ragione. Perciò la vendetta talora va esercitata anche contro le colpe involontarie» (Summa IIª-IIae q. 108 a. 4 arg.3).
A chi dice che, poiché il castigo è dovuto al peccato, la vendetta debba esercitarsi solo su coloro che hanno voluto la colpa, san Tommaso risponde: «La pena, o castigo, può essere considerata sotto due aspetti. Primo, sotto l’aspetto di punizione. E come tale, la pena è dovuta solo al peccato (…). Secondo, una pena può essere considerata come medicina, non solo per guarire dai peccati già commessi, ma per preservare dai peccati futuri, e per spingere al bene. E sotto quest’aspetto uno può essere castigato anche senza colpa: però non senza una causa. (…) Poiché i beni spirituali sono i beni supremi, mentre quelli temporali sono tanto piccoli; talora uno viene castigato nei beni temporali senza alcuna colpa, ed è così che Dio infligge molte penalità della vita presente come prove e umiliazioni: nessuno invece viene mai punito nei beni spirituali, sia nel tempo presente che nella vita futura, senza sua colpa; poiché codeste punizioni non sono medicinali, ma accompagnano la dannazione dell’anima» (Summa, IIª-IIae q. 108 a. 4 co ). Per chi dovesse obiettare che san Tommaso è superato, ricordiamo che nel Concilio Vaticano II il suo pensiero è raccomandato per ben due volte alle scuole cattoliche.
Concludiamo richiamandoci alla logica. Negare che Dio possa castigare per salvaguardare la “bontà” di Dio è un’assurdità. È un’assurdità, perché è proprio il contrario. Un Dio che non castiga non spiega la sua permissione della sofferenza, per cui a riguardo si dovrebbe ipotizzare o che Dio sia impotente dinanzi alle catastrofi e alla morte (convinzione, questa, di teologie gnostiche che parlano della “debolezza” di Dio) oppure che, pur potendo intervenire, sia indifferente dinanzi a ciò che accade. Come potete ben capire, sarebbe blasfemo convincersi tanto della prima quanto della seconda ipotesi. (Corrado Gnerre)
Article printed from CR – Agenzia di informazione settimanale: http://www.corrispondenzaromana.it
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Lettera aperta a Padre Livio: il disorientamento dei cattolici dinanzi all’ennesima gravissima strumentalizzazione 



di Anna e Luigi Lonati
Lettera aperta a Padre Livio - in difesa di Padre Giovanni Cavalcoli











Questa lettera, scritta da Anna e Luigi Lonati - fedeli ascoltatori di Radio Maria – in data lunedì 7 novembre, è stata inviata via e-mail a padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria, in riferimento all’intervento del teologo domenicano padre Giovanni Cavalcoli presso la stessa emittente in data 30 ottobre 2016. Padre Cavalcoli fu sospeso dalla Radio in seguito alle sue esternazioni sul terremoto (vedi qui Radio Maria sospende padre Cavalcoli)

 Lettera aperta a Padre Livio                                   
Erba, Como - di Anna e Luigi Lonati – Caro Padre Liviodobbiamo ai tuoi insegnamenti gran parte della nostra formazione: la tua fede ed il tuo entusiasmo e soprattutto il tuo coraggio nell’annunciare la Verità, ci hanno contagiato molti anni fa e da allora ti abbiamo seguito sempre. Radio Maria è divenuta per noi un’insostituibile guida nel nostro cammino di fede accompagnandoci ad ogni ora della giornata. Abbiamo seguito con estrema attenzione quanto è successo con Padre Cavalcoli e, con il cuore in mano, ti diciamo che 
                     proviamo una sofferenza indescrivibile
    Quando abbiamo letto il comunicato stampa di Radio Maria, 
                                ci siamo sentiti smarriti: 
       non riuscivamo a capacitarci di quanto stavamo leggendo. 
 Abbiamo letto ed ascoltato più volte quanto detto da Padre Cavalcoli e ti chiediamo:
                              cosa ha detto di sbagliato? 
       Più volte ti abbiamo sentito parlare nello stesso modo,
                 quindi anche quanto tu hai sempre detto
            non rispecchia più il pensiero di Radio Maria? 
Anche i messaggi della Madonna non rispecchiano il pensiero di Radio Maria? Quante volte ci hai ricordato i messaggi di Fatima e de La Salette e dell’intervento di Dio nella storia, anche con forti ammonimenti, come segno della Sua Misericordia. Ma ora non bisogna più leggere i segni dei tempi?…e dobbiamo proibire a Dio di esercitare come meglio crede la Sua Misericordia?
  Padre Cavalcoli non è un profeta di sventura  
Padre Cavalcoli non è un profeta di sventura e non ha invocato il castigo divino ma parlando del terremoto ha detto che 
             “… mi ha profondamente colpito questa enorme disgrazia 
       della distruzione della Chiesa, che ricorda a Norcia San Benedetto. 
          Mi ha colpito molto, ripeto, non voglio trarre delle conclusioni 
                        che rischierebbero quasi la superstizione… 
         Vien fatto veramente di pensare che qui siamo davanti, 
                                  chiamiamolo castigo divino,
        certamente è un richiamo molto forte della provvidenza, 
               non diciamo nel senso afflittivo, ma nel senso di 
                                     richiamo alle coscienze, 
      per ritrovare quelli che sono i principi della legge naturale”. 
                                 ( Padre Giovanni Cavalcoli )
Non ha parlato dei terremotati come destinatari di un intervento divino punitivo. Non avendone parlato, ciò che afferma Mons. BeciuNon possiamo non chiedere perdono ai nostri fratelli colpiti dalla tragedia del terremoto per essere stati additati come vittime dell’ira di Dio” è falso, pretestuoso ed ingannevole.
 E' avvenuto un fatto gravissimo!                        
E’ avvenuto un fatto gravissimo, cioè che ad attaccare Radio Maria, sia stato il sostituto alla segreteria di stato del Vaticano e che Mons. Galantino gli abbia fatto eco
                               L’aggressione a Radio Maria,
                   avrebbe dovuto avere come tua risposta, 
un pieno sostegno a Padre Cavalcoli ed una pacata spiegazione,
     come tante volte hai fatto, su ciò che da sempre significa:
 la Misericordia Divina, l’intervento di Dio nella storia umana,
    la lettura dei segni dei tempi attraverso gli occhi della fede. 
Ovviamente, avresti dovuto richiamare il peccato degli uomini ed il peccato dei popoli…Hai invece rinnegato te stesso e i tuoi insegnamenti che sono sempre stati conformi alla vera dottrina cattolicaPoichè stai tagliando le radici di Verità su cui Radio Maria stessa è cresciuta, come potrà Maria sostenerla? Noi preghiamo perché la nostra Madre Celeste ti illumini e ti aiuti a rimanere fedele a Lei e a Suo Figlio, nonostante il fuoco amico e la persecuzione di parte della Chiesa gerarchicaQuella che non vuole che si dica che vi sono leggi
                  Divorzio, Aborto, Fecondazione Assistita,
  Riconoscimento delle Unioni Omosessuali, Utero in Affitto…
che vanno apertamente contro Dio e che rifiuta la possibilità che Dio stesso, per Sua grande Bontà e Misericordia, possa intervenire nella storia per richiamare a sé gli uominiCon affetto
Anna e Luigi Lonati
partecipa al dibattito – infounicz.europa@gmail.com
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Giovedì, 10 Novembre/ 2016   

di Anna e Luigi Lonati
Lettera aperta a Padre Livio: il disorientamento 
dei cattolici dinanzi all'ennesima gravissima
strumentalizzazione
Lettera aperta a Padre Livio, in difesa di Padre Cavalcoli

http://www.quieuropa.it/lettera-aperta-a-padre-livio-il-disorientamento-dei-cattolici-dinanzi-allennesima-gravissima-strumentalizzazione/

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2 commenti:

  1. Mi fa un bene dell'anima leggere la lettera aperta dei coniugi Lonati a padre Livio.
    Essi, al contrario di me, hanno evitato il peccato di omissione e gli hanno scritto in cerca di un chiarimento in favore della verità.

    Anch'io come loro ho seguito per anni Radio Maria, seppure solo dall'auto nei miei quotidiani tragitti, e anch'io come loro lo consideravo un punto di riferimento certo quanto al Magistero della Chiesa.

    Finché è arrivato il momento di aprire gli occhi, il giorno in cui il suddetto ha preso a pesci surgelati in faccia Mario Palmaro, già malato terminale in sopraggiunta, resosi 'reo' di aver anteposto la difesa della Verità di Nostro Signore alla papolatria.

    Nel frattempo di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, di svarionate (giusto per stare leggeri nei termini) da parte della gerarchia ne abbiamo sentite ancora tante e troppe, ma quel che si è capito per certo di padre Fanzaga è che anch'egli fa parte di quei pastori mercenari che non esitano a buttare nel dirupo la loro pecora che incomoda pur di salvare se stessi e la propria 'reputazione' (salvarla di fronte a chi, poi, di più importante di Nostro Signore??).

    Bene, dopo il fattaccio della defestrazione gelida nei confronti di Palmaro ho mollato senza rimpianti e senza più offerte (ovviamente) a Radio Maria, pur essendo convinta - ingenua me - che la radio si sostenesse solo con le offerte degli ascoltatori, come da quotidiane suppliche cercatorie di padre Fanzaga.

    Ho scoperto solo ieri che Radio Maria percepisce dallo Stato, al presente, una milionata di euro L'ANNO (per un bel triennio).

    Allora, forse maliziosamente, ti domandi: "Se tutti i discorsi aulici sulle apparizioni di Maria, sul catechismo della Chiesa e filone assortito venissero meno, verrebbe meno anche il sostanziosissimo finanziamento statale (= denari del contribuente italiano, non per polemica).

    Quindi si può ancora essere convinti della genuinità di quegli insegnamenti??

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  2. e pensare che p.Fanzaga, ha fatto sempre credere agli ascoltatori che vivevano di SOLO carità degli utenti!!!!!!!!
    Sono senza parole,e per quanto mi riguarda NON ascolto più questa radio( e come me tanti altri) da quando sono stati cacciati Socci,Palmaro, De Mattei e altri..

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