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venerdì 2 dicembre 2016

CattAyatollah

Quando l’ignoranza si fa sociologia

Ci è stato segnalato l’articolo di Stefano Filippi: La guerra santa in nome di Dio, alle spalle del Papa, pubblicato su Il Giornale del 28 novembre 2016.
Siamo andati a leggerlo e ci siamo accorti che parlava di “fondamentalisti” che si oppongono a papa Bergoglio. L’Autore fa una lunga disamina e cerca di risalire all’origine del termine “fondamentalismo”, chiamando in causa anche il Papa, ma, per meglio far comprendere di che si tratta, ha pensato bene (o male? … punti di vista!) di interpellare nientemeno che Massimo Introvigne che, come tutti sanno, è la massima autorità italiana in materia.

L’autore riporta che Introvigne non si preoccupa tanto dei “nemici del Concilio, i sedevacantisti, i lefebvriani e quanti lo considerano [Bergoglio] un antipapa al pari dei pontefici dopo Pio XII…”  “Introvigne si dice preoccupato piuttosto dalla «realtà più diffusa e informale di persone che non aderiscono a questi gruppi, vanno a messa nella loro parrocchia o alla messa tradizionale in latino, ma sviluppano, divulgano o assorbono posizioni fondamentaliste»”.

E’ evidente che non si può non tenere conto di quanto pensa e dice Introvigne, come fosse un tizio qualunque, e quindi abbiamo aguzzato la vista: e l’Autore dice che “Il sociologo ha sintetizzato le sue idee in un lungo colloquio con la rivista culturale online Lanuovaeuropa.org”.
Cosa fare, se non andare a cercare subito la sicuramente brillante sintesi di Introvigne? Cerchiamo, e troviamo sul sito Lanuovaeuropa un dossier:Fondamentalismi nella Chiesa e offensive laiciste che contiene La realtà del fondamentalismo cattolico, dove è presente un’intervista a Massimo Introvigne.

Sfortunatamente, l’intero intervento è disponibile solo per gli abbonati, e ce ne dispiace, ma è di dominio pubblico la prima parte dell’intervista, che riportiamo, e che basta a far capire l’ampiezza, l’altezza e la profondità del pensiero introvignese.

Professore, come mai ha scelto di applicare a settori tradizionalisti del cattolicesimo la definizione di fondamentalismo, che abitualmente viene applicata all’islam? 


In verità il fondamentalismo nacque nel protestantesimo, e solo un secolo dopo questa parola è stata applicata all’Islam. Nacque negli ambienti più conservatori del protestantesimo, che furono orgogliosi di definirsi fondamentalisti. Le loro idee vennero esposte ad esempio in una collana di opuscoli che si chiamava The Fundamentals. Il fondamentalismo protestante si caratterizza per una adesione letteralista alla Scrittura (insistendo sul principio originario del protestantesimo, «Sola Scriptura») in contrapposizione alle nuove interpretazioni che i teologi andavano elaborando con un approccio storico-critico attinto dalla modernità, in particolare dallo sviluppo delle scienze umane, sensibile anche alle teorie evoluzioniste. Dobbiamo notare che la Scrittura non si autointerpreta, ma implica inevitabilmente un’interpretazione. Per questo nel protestantesimo le autorità effettive sono i teologi – detentori dell’interpretazione, e non i vescovi-burocrati, detentori per così dire della gestione. Perciò il fondamentalismo protestante si oppone ai teologi più che alla gerarchia. Nel mondo cattolico una versione assolutamente identica del fenomeno non è possibile, perché il cattolicesimo, a differenza del protestantesimo e dell’islam, non è una religione del libro.



E dunque in che senso lei parla di fondamentalismo cattolico?

Nel cattolicesimo accade un processo per certi versi analogo nei suoi esordi a quello del mondo protestante: quando sembra che la Chiesa si apra alla modernità, nasce una reazione, una rivendicazione del ritorno ai «fondamenti». Solo che il fondamento in questo caso non è la Scrittura, ma la Tradizione, e il contrasto non è con i teologi ma con il papa e i vescovi uniti con lui. Io lo definisco un fondamentalismo della Tradizione, perché oppone la Tradizione – con la T maiuscola – all’autorità vivente della Chiesa.



E come si può fissare che cosa è Tradizione e che cosa no?


Ecco, lei ha toccato subito un nodo molto problematico. La Tradizione non è contenuta in un testo ufficiale, non sta in un libro come la Scrittura sta nella Bibbia e i precetti dell’Islam nel Corano. Dove trovarla dunque? Vediamo che, se i fondamentalisti protestanti hanno il problema di trovare la Scrittura autointerpretante, i fondamentalisti cattolici ne hanno uno ancora più arduo. Perché in tutta la grande teologia della storia della Chiesa cattolica, la Tradizione è un dato vivente e che cos’è la Tradizione oggi lo definiscono il papa e i vescovi. Chi vuole contrapporre la Tradizione al papa ha bisogno di crearsi lui una Tradizione, deve stabilire lui fino a quando la Chiesa è stata autentica e quando ha deviato, e in che cosa. Perciò nella galassia fondamentalista non c’è accordo nell’identificare il dato della Tradizione.

Avevamo ragione a parlare di ampiezza, di altezza e di profondità? Ma forse sarebbe più appropriato parlare di profondità abissale del pensiero introvignese.
Vediamo.

Tutta la luce accecante di Introvigne sta in quest’ultima risposta, dato che le prime due sono solo strumentali per giungere a questa illuminazione: “La Tradizione non è contenuta in un testo ufficiale, non sta in un libro come la Scrittura sta nella Bibbia e i precetti dell’Islam nel Corano. Dove trovarla dunque?

Già, dove trovarla? Sta tutto qui il problema di Introvigne, nella sua abissale ignoranza circa il senso, la portata e l’individuazione della Tradizione cattolica. Ecco perché fa il sociologo, perché di cattolicesimo non capisce un’acca.
Introvigne non sa che esistono le Lettere Apostoliche, che riportano la Tradizione consegnata da Nostro Signore; non sa che esistono i Padri della Chiesa, i cui insegnamenti costituiscono parte della Tradizione; non sa che nella Chiesa cattolica esiste una cosa anche affatto misteriosa che si chiamaDepositum Fidei; non sa che esistono interi Concilii che si sono espressi infallibilmente sul contenuto della Tradizione. L’unica cosa che sa, il sociologo, è quanto ha orecchiato qua e là da qualche papa ultimo grido: “la Tradizione è un dato vivente”.
Che preparazione, caspita! E cosa significherebbe una tale ovvietà buttata lì come l’acqua calda?
Significherebbe che – dice Introvigne – “che cos’è la Tradizione oggi lo definiscono il papa e i vescovi”.

Noi non siamo sociologi, ma conoscendo l’italiano quanto basta, ci sembra che affermare che “la Tradizione oggi la definiscono il papa e i vescovi”, significa affermare che ad ogni oggi la Tradizione cambierebbe sulla base delle definizioni del papa e dei vescovi.
Scusi, Introvigne, ma una Tradizione così, che Tradizione è?
Lei lo sa, Introvigne, qual è il significato quanto meno letterale del termine “tradizione”? O in sociologia queste cose non le insegnano?
Le rinfreschiamo la memoria, se possibile, o Le suggeriamo, se necessario… come preferisce.

Vocabolario TreccaniTradizione. Trasmissione nel tempo, da una generazione a quelle successive, di memorie, notizie, testimonianze.
Vocabolario GarzantiTradizione. Contenuto culturale trasmesso dalle generazioni passate.
Vocabolario ZanichelliConcezione antica tramandata e alla quale si crede e si tien fede.
Vocabolario Devoto-OliTradizione. Complesso delle memorie, notizie e testimonianze trasmesse da una generazione all’altra.

E ci fermiamo qui per non confondere Introvigne, ma quanto basta per capire e far capire che la Tradizione è un dato “certo” “trasmesso” nel tempo da uomo a uomo, cioè ricevuto dalla generazione precedente e consegnato alla generazione successiva. Non c’è niente da definire, caro Introvigne, è già tutto definito, semmai ci sarà solo da aggiornarne l’esposizione, come quando prima si trasmetteva, la Tradizione, in latino o in greco, e dopo è stata trasmessa in italiano, in francese, in tedesco, ecc.
Il che significa che se qualcuno volesse ogni giorno ridefinire la Tradizione, non si tratterebbe più di Tradizione, ma di una novità volta per volta buona per se stessa, e basta.

Se poi Introvigne cercasse il pelo nell’uovo e volesse sapere più particolarmente cos’è la “Tradizione cattolica”, le stesse fonti precisano:

GarzantiIl patrimonio di verità e di norme rivelate da Dio, trasmesso non dalla Bibbia ma dall’insegnamento degli Apostoli e dei Padri della Chiesa.
TreccaniUna delle due fonti della rivelazione. Il concetto di tradizione trova la sua origine e la sua giustificazione nel cristianesimo primitivo, nel mandato agli Apostoli di predicare quanto Cristo aveva insegnato, a tutti i popoli fino alla fine del mondo: di qui l’importanza dell’insegnamento orale degli apostoli, non esaurito dai loro scritti. 
ZanichelliMemorie e insegnamenti che non provengono dalla Bibbia.
Devoto-OliInsieme delle verità rivelate non contenute nei libri del Nuovo Testamento, trasmesse oralmente per mezzo della predicazione degli Apostoli alle comunità cristiane e successivamente raccolte e tramandate ai Padri della Chiesa nei loro scritti.

Da dove si capisce meglio che la Tradizione cattolica risale direttamente a Nostro Signore Gesù Cristo ed è stata trasmessa alle diverse generazioni di cattolici dagli Apostoli prima e dai loro successori poi. Così che se qualcuno, Introvigne o qualche papa o vescovo suoi amici, volesse definire cosa sia la Tradizione, non farebbe altro che sostituirsi agli Apostoli e, ignorando l’insegnamento di Gesù Cristo, presenterebbe una tradizione tutta sua personale, magari “aggiornata”, ma certo non risalente a Cristo e a Dio, ma inventata dagli uomini.

E se poi Introvigne, che è un fine e attento sociologo, non riuscisse a cogliere l’evidenza della differenza che c’è tra le sue idee e la realtà, ecco il pronunciamento dogmatico vincolante del Concilio di Trento, che insegna che 

“si conservi nella Chiesa la stessa purezza del Vangelo, quel Vangelo che … il signore nostro Gesú Cristo, figlio di Dio, prima promulgò con la sua bocca, poi comandò che venisse predicato ad ogni creatura per mezzo dei suoi Apostoli, quale fonte di ogni verità salvifica e della disciplina dei costumi. E poiché il Sinodo sa che questa verità e disciplina è contenuta nei libri scritti e nelle tradizioni non scritte - che raccolte dagli apostoli dalla bocca dello stesso Cristo e dagli stessi apostoli, sotto l’ispirazione dello Spirito santo, tramandate quasi di mano in mano sono giunte fino a noi…” (Sessione IV, Primo decreto: Si ricevono i libri sacri e le tradizioni apostoliche.)

Pronunciamento che demolisce in tutto l’introvignese “definizione, di oggi, della Tradizione da parte dei papi e dei vescovi”… frutto evidente dell’immaginazione incontrollata del nostro sociologo che si mostra malamente onnisciente.

E siccome non vogliamo far mancare alcunché all’edificazione, speriamo, di Introvigne, ecco cosa insegna e conferma il dogmatico Concilio Vaticano I circa questa trasmissione della Tradizione: 

Lo Spirito Santo infatti, non è stato promesso ai successori di Pietro per rivelare, con la sua ispirazione, una nuova dottrina, ma per custodire con scrupolo e per far conoscere con fedeltà, con la sua assistenza, la rivelazione trasmessa dagli Apostoli, cioè il deposito della fede.” (Costituzione dogmatica 
Pastor Aeternus, cap. IV).

Insegnamento che impegna papi e vescovi non a definire oggi cos’è la Tradizione, come immagina fantasiosamente Introvigne che ripete a pappagallo certe infelici battute vaticanosecondiste, ma a ribadire “la rivelazione trasmessa dagli Apostoli, cioè il deposito della fede”, cioè la Tradizione, con scrupolo e fedeltà; il che equivale a dire, in lingua italiana non necessariamente “sociologica”, che non c’è niente da definire perché è tutto definito, e quello che è definito è esattamente quella Tradizione che Introvigne non riesce a capire dove si trovi.
O è distratto o non capisce l’italiano o, peggio, fa finta… cioè racconta cose inventate da lui. E siccome non possiamo pensare che manchi di una qualche dote di intelligenza, siamo costretti a considerare che se parla, come fa qui, in un’intervista destinata ad essere divulgata, sia pure a pagamento, si sarà quanto meno documentato prima, e quindi ciò che afferma è volutamente sbagliato, forse perché presume che, trattandosi del suo “verbo”, tutti lo ingurgiteranno senza fiatare.
Eccessiva presunzione, se così fosse, ma se non fosse così resterebbe da concludere che Introvigne abbia una tendenza irrefrenabile a dire cose sbagliate… che razza di sociologia faccia, lo lasciamo immaginare ai nostri lettori.

Fatto questo veloce richiamo didattico a favore di Introvigne, dei vescovi e dei papi suoi conoscenti e di tutti gli improvvisati introvignani che oggi impazzano in campo neocattolico, cerchiamo di capire cosa intende suggerire Introvigne quando se ne esce con esilaranti battute come questa: “Chi vuole contrapporre la Tradizione al papa ha bisogno di crearsi lui una Tradizione, deve stabilire lui fino a quando la Chiesa è stata autentica e quando ha deviato, e in che cosa. Perciò nella galassia fondamentalista non c’è accordo nell’identificare il dato della Tradizione”.

Battuta che, pur volendo essere intelligente, inciampa nel buon senso e rotola a terra sbucciandosi le ginocchia e anche un po’ di corteccia cerebrale.

Sull’identificazione del “dato della Tradizione” abbiamo detto e abbiamo anche capito che il confuso e il disaccordato non è il “fondamentalista”, ma lo stesso Introvigne; il quale è talmente confuso che suggerisce che ci sia qualcuno o alcuni che si “creano” una loro Tradizione per far dispetto al Papa.

Ecco, questo elemento è quello che fa luce sulla vera intenzione di Introvigne. Per pura vanagloria o forse per fare il bel cicisbeo alla corte papale, addebita a quelli che non gli piacciono le sue stesse incontrollate pulsioni censorie: prima vogliono opporsi al Papa e quindi si inventano una loro Tradizione.
La realtà è che, Introvigne, prima vuole fabbricare il simulacro del cattivo cattolico, imbevuto di falsa tradizione, e poi ci ricama sopra le giustificazioni, posticce, infondate e puerilmente articolate. Così il nemico da odiare è pronto per essere offerto al consumo del cattolico comune.
Disgrazia vuole che, come accade spesso ai cortigiani interessati, il loro operare da apprendisti stregoni finisce col ritorcersi contro loro stessi, col risultato che anche un povero cattolico terra terra come noi non fa fatica a dimostrare che Introvigne, più che sociologo, più che cattolico, più che esperto di religioni, è un piccolo azzeccagarbugli, un po’ maldestro e un po’ tronfio… basta uno spillo per sgonfiarlo.


di Giovanni Servodio

http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV1752_Servodio_Quando_l-ignoranza_si_fa_sociologia.html


Militanti di Alleanza Cattolica a Ecône.

A proposito dell'articolo La guerra santa in nome di Dio alle spalle del Papa, 
di Stefano Filippi, apparso su il Giornale del 28 Novembre.


Un noto quotidiano nazionale - che vanta lettori non certamente progressisti ma che ideologicamente si colloca nell'alveo della stampa liberale impregnata, sin dai tempi di Montanelli, di un certo anticlericalismo di matrice risorgimentale e massonica - ha dedicato ampio spazio alla querelle che impegna in queste settimane il mondo cattolico, a proposito dellafronda che si oppone all'imperversare dei novelli Giacobini conciliari in seno alla Chiesa, capeggiati dal Bergoglio. 

Fu proprio Montanelli ad impiegare il termine fronda per definire l'atteggiamento di limitata opposizione al regime fascista o, quantomeno, di mantenimento di un certo spirito critico, tenuto da diversi pubblicisti dell'epoca. Giacché di fronda - e non di guerra santa - si dovrebbe parlare, dal momento che le critiche mosse ai novatori non si manifestano se non in termini estremamente composti o, tutt'al più, ricorrendo alla satira, ancorché pungente. 

L'estensore dell'articolo, Stefano Filippi, non pare aver gran dimestichezza con l'ambiente ecclesiale del quale cerca goffamente di fare un ritratto, o piuttosto una caricatura. Tanto più allorché, per suffragare le sue tesi, ricorre nientemeno che ad "uno dei più autorevoli sociologi delle religioni", sul cui nome stenderemo una pesante coltre di silenzio. 

Il paradosso di questo articolo è che in esso si censura, con toni degni della Civiltà Cattolica d'antan, quello che un foglio liberale dovrebbe considerare sacrosanto diritto del cittadino: la libertà d'espressione, di parola, di stampa e di satira. 

Ricordo i tempi in cui il Giornale si scandalizzava per la denuncia che nel 1999 D'Alema sporse nei confronti di Forattini, reo d'averlo ritratto nell'atto di sbianchettare le liste del famoso Dossier Mitrokhin. Ma anche più tardi, nel 2005, potevamo leggere:

Vuoi mettere la censura di sinistra? Quanto quella di destra è roboante e goffa, tanto questa è strategica ed efficace. Quella lenta, questa rock. [...] Tutori indefessi della libertà di stampa, ma solo se la minacciano gli avversari. [...] Paladini della satira, purché non prenda in giro i compagni.    

Evidentemente anche in seno a il Giornale vi è una certa qual deroga ai principi, appena si tocca il potente di turno. Leggiamo infatti, nell'articolessa di Filippi: 

È un'idea che richiama rigore e intransigenza nel riferimento letterale ai testi sacri delle religioni unito alla violenza (fisica e verbale) per imporli di nuovo. Prende fiato soprattutto nei periodi di cambiamento a salvaguardia appunto dei fondamenti. Difesa, arroccamento, ritorno alle origini. In questo senso l'idea di fondamentalismo viene estesa da alcuni intellettuali anche alla galassia, sempre più numerosa e rumorosa, dei cattolici critici verso Papa Francesco e le novità che sta introducendo a poco a poco nella Chiesa. È un movimento organizzato solo in parte, che si articola soprattutto sui social network, pronto a scattare davanti alle scelte di Bergoglio e permaloso se viene preso di mira, come del resto lo è chiunque venga inquadrato in un mirino. 

È un fatto, però, che molti scritti su siti e giornali usano spesso toni esagerati, canzonatori verso il Papa, con vignette che se fossero pubblicate altrove farebbero gridare allo scandalo. Un esempio su tutti: un fotomontaggio pubblicato da uno degli intellettuali cattolici più accaniti contro Bergoglio, Alessandro Gnocchi, lo raffigura vestito da Lutero che sghignazza davanti a un crocifisso infranto a terra. [...] In questi termini, la contestazione antiromana è senza precedenti.

Ohibò. La voce del liberalismo, sempre pronta a difendere le libertà costituzionali, si scandalizza per qualche vignetta su Bergoglio, ritratto nientemeno che nei panni di quell'eresiarca che - tanto per  dimostrarsi equilibrato fautore del dialogo con la Sede di Roma - chiamava i Padri Conciliari una mandria di porci e definiva la Messa cattolica il peggiore dei postriboli. Quel Lutero del quale la Chiesa ha condannato per secoli gli errori e le eresie, e di cui viceversa Bergoglio celebra il quinto centenario, sull'onda del volemose bene conciliare.

Filippi non si accorge che i suoi toni apocalittici sconfinano nel ridicolo, se non nel grottesco, quando chiosa:

In nome della fedeltà alla tradizione si attacca il custode e garante del «depositum fidei»: il Papa. È una contraddizione curiosa. Questi ambienti se la prendono con papa Francesco contrapponendolo a Benedetto XVI benché il vero rivoluzionario sia quest'ultimo: senza le dimissioni di Ratzinger, Bergoglio sarebbe ancora a Buenos Aires. Al tempo di Wojtyla e Ratzinger, dai conservatori partivano accuse di insubordinazione verso chi contestava il Papa anticomunista, il «pastore tedesco» della fede, le censure alla teologia della liberazione e la difesa dei «valori non negoziabili». E si taceva invece su iniziative come le preghiere interreligiose di Assisi, le visite alle moschee, le aperture ecumeniche. Il Papa è il Papa e non si discute. Ora il campo è rovesciato, quanti chiedevano obbedienza adesso disobbediscono e pretendono di insegnare al pontefice che cos'è la vera tradizione fissando loro il limite oltre il quale il successore di san Pietro va considerato eretico e traditore.

Anzitutto egli dimostra di non aver la benché minima nozione delle diverse anime di quella che, tanto per capirci, il Giornale definirebbe la destra cattolica. Perché se Filippi avesse contezza di quel che dice, non potrebbe affermare un'evidente inesattezza, se non una vera e propria falsità, e cioè che mai vi fu consenso di "questi ambienti" al pantheon di Assisi, né con qualsiasi forma di ecumenismo estremista, poiché anche quei Papi - pur in forma meno spavalda - in questo erano eredi del famigerato spirito del Concilio. Viceversa, "questi ambienti" ebbero sempre parole di rispetto e di sostegno verso quegli stessi Papi quando essi, custodi del Deposito della Fede, insegnarono ciò che la Chiesa ha sempre predicato. 

Filippi finge di ignorare - poiché se ignorasse davvero queste cose, sarebbe sconcertante che gli si sia permesso di pontificare dalle colonne di un giornale che si vuole autorevole - che il Papa non è il padrone, ma il custode della Verità cattolica. E dimostra un certo strabismo ideologico quando non rileva, se non altro per obiettività, che l'appoggio dei tradizionalisti viene a mancare proprio quando gli avversari storici della Chiesa osannano questa o quella innovazione, così come le più aspre critiche dei vari Melloni, Bianchi ecc. si sprecano quando viene promulgato un documento papale conforme al Magistero costante della Chiesa. 

Quindi non è vero che quanti chiedevano obbedienza adesso disobbediscono e pretendono di insegnare al pontefice che cos'è la vera tradizione: è vero semmai il contrario, e cioè che l'uso di ragione non viene meno nell'assenso alla dottrina cattolica, e che non occorre essere degli specialisti per accorgersi che la Gerarchia odierna sta demolendo metodicamente l'intero corpus dottrinale, morale, spirituale, liturgico e disciplinare della Chiesa. 

Filippi finge parimenti di ignorare che l'asserzione Il Papa è il Papa e non si discute, presa in assoluto, fa del capo visibile della Chiesa una specie di tiranno, cosa che Cristo non ha mai insegnato e che "questi ambienti" si guardano bene dall'affermare. 

Infine, Filippi farebbe bene a vagliare i sociologi cui si rivolge, perché quello che ha improvvidamente chiamato a corroborare le sue tesi si annovera tra i fondatori di Alleanza Cattolica, che lo scorso 30 Luglio il Corriere della Sera, in un articolo significativamente intitolato I tradizionalisti contro Francesco elencava proprio tra i movimenti che esprimono forti perplessità sul controverso Pontificato di Bergoglio:

L’operazione parte da ambienti tradizionalisti come la Fondazione Lepanto e Alleanza cattolica. Ma preoccupa perché evidentemente incrocia malumori e perplessità più diffusi. Nell’episcopato italiano, e non solo, Francesco è osservato come un capo spirituale che lascia troppo spazio alle interpretazioni.

Prosegue Filippi:

Il sociologo ha sintetizzato le sue idee in un lungo colloquio con la rivista culturale online Lanuovaeuropa.org la quale si occupa dell'ortodossia russa e conosce bene le fazioni fondamentaliste e antiecumeniche che, per esempio, considerano eretico il patriarca Kirill per l'incontro a Cuba con papa Francesco. Il web-periodico si è chiesto se la paura del nuovo, il sentirsi minacciati possa riguardare anche i cattolici. All'intervista con Introvigne Lanuovaeuropa.org ha fatto seguire una mappa dettagliata del «fondamentalismo diffuso» ripresa da altri giornali. 
Apriti cielo. La suscettibilità di questi gruppi è esplosa sui social network e sui blog con accuse e perfino insulti verso gli autori dei saggi, in realtà scritti senza toni polemici né acrimonie. Reazione che farebbe pensare a un nervo scoperto. 

Chissà quali accuse di fondamentalismo meriterebbe Cristianità, l'organo ufficiale di Alleanza Cattolica,  quando si profondeva in citazioni di quel Plinio Correa de Oliveira, autore di un non certo tenero Rivoluzione e Controrivoluzione e fondatore della TFP (Tradizione, Famiglia, Proprietà). E tra gli istituti fondati da militanti di Alleanza rientra, oltre al CESNUR, anche l'ISINIstituto per la storia delle Insorgenze, che si occupa appunto di promuovere lo studio delle insorgenze popolari contro-rivoluzionarie, prevalentemente - ma non esclusivamente - manifestatesi in Italia nel periodo del dominio esercitato dalla Francia rivoluzionaria e da Napoleone Bonaparte (1796-1815). Per inciso, si noti il motto del summentovato istituto: La tua mano, o Signore, ha combattuto per i nostri padri. Quando si parla di guerra santa. 

Filippi riporta le parole del resipiscente sociologo:
Per Introvigne si tratta comunque di correnti minoritarie, inversamente proporzionali all'eco che suscitano sul web: «Anzi, mi stupisce il loro scarso successo. All'epoca del Concilio Vaticano II avvennero vere rivolte contro le novità liturgiche e dottrinali, culminate nello scisma di monsignor Lefebvre. Qui non avverrà nulla del genere. Sono professionisti del web che sanno come farsi sentire».
Parla a ragion veduta, l'ex Reggente di Alleanza Cattolica, essendo stato tra i sostenitori di Mons. Lefebvre e mons. De Castro Mayer in aperta opposizione a Paolo VI, quand'essi erano stati già sospesi a divinis, ma non ancora colpiti dalla scomunica. Una scomunica poi revocata, se non sbaglio. 

Sicuramente distribuire patenti di integralismo non è senza rischio, specialmente quando l'identità del Cattolico consiste nella sua adesione ad una verità immutabile e non è alla mercé del cambiare delle mode. E andrebbe anche detto che i novatori ed i sedicenti paladini della libertà si sono spesso distinti per un'intolleranza che non aveva pari nei loro avversari. Si faccia ben attenzione, con queste liste di proscrizione: esse ricordano quelle redatte da certa stampa di sinistra e poi prontamente tradotte in vera violenza dal terrorismo. E passare dall'accusa di fondamentalismo alla caccia alle streghe ha già avuto non pochi tristi e dolorosi precedenti nella storia anche recente. 

E a proposito di intolleranza, non dimentichiamo che sin dal Marzo 2015 l'allora Reggente Vicario di Alleanza Cattolica inviò una circolare ai membri del sodalizio per metterli in guardia contro S. Em. Cardinale Raymond Leo Burke, S. Ecc. Mons. Schneider e S. Ecc. Mons. Oliveri: tutti personaggi violenti e terribili, com'è noto. Eppure, in anni non lontani, Alleanza  annoverava tra i propri militanti personaggi non precisamente moderati come don Giulio Tam e i suoi vessilli garrivano al vento della valle di Ecône. 

Le colpe di cui il sociologo accusa Sua Eminenza sono tremende. Le riassume per noi Corrispondenza Romana
Concede «interviste ripetute a blog anticonciliaristi», partecipa a «riunioni carbonare» in cui«si parla di come “resistere” al Papa», sarebbe colpevole di «interferenze improprie nella questione dei Francescani dell’Immacolata» e di «sostegno alla prossima Marcia della Vita» del 10 Maggio. [...] «Non solo firma, ma promuove l'organizzazione di una Supplica al Papa sul Sinodo». Supplica su cui, ricorda Massimo Introvigne nella lettera ai confratelli, Alleanza cattolica ha espresso «un giudizio del tutto negativo», per cui rimanda al promemoria del capitolo di febbraio. Per la cronaca, la Supplica, senza contare sul potente contributo di Alleanza Cattolica, ha superato le 150.000 firme in tutto il mondo ed è stata citata da Sandro Magister e dal vaticanista di Le Figaro Jean-Marc Guénois come una delle più forti espressioni di resistenza alle tesi del Cardinale Kasper.
Vien da chiedersi se l'odierno appoggio del sociologo al nuovo corso bergogliano in materia di morale coniugale rientri nella fattispecie del Cicero pro domo sua, almeno a giudicare da quanto riportato dalla stampa

Certo, in tempi di normalità, nessun cattolico si permetterebbe di far vignette sul Santo Padre: ai tempi di Pio XII la satira irriverente era cosa che scandalizzava i Cattolici, e in cui indulgeva viceversa il Borghese, o l'Asino. Ma non viviamo in tempi di normalità, e il regnante Pontefice è il primo a comportarsi in modo tutt'altro che normale. 

Ma non si dimentichi che la satira - quantomeno quella degna di tal nome - vuol riassumere in un'immagine ed una battuta un discorso ben più vasto ed articolato, e che la semplificazione che propone è proprio ciò che suscita un sorriso, non di rado amaro. Questo è quantomeno lo spirito delle vignette che Filippi considera vergognose (perché non ha visto le mie!). Se si peritasse di leggere anche i saggi, gli articoli ed i corposi volumi che vengono dedicati all'argomento, egli comprenderebbe che non si può liquidare la questione lanciando allarmi o evocando censure. 

In un'intervista all'Avvenire, il quotidiano dei vescovi, Bergoglio ha risposto così: «Alcuni continuano a non comprendere, o bianco o nero, anche se è nel flusso della vita che si deve discernere». Certi rimproveri «sono fatti con spirito cattivo per fomentare divisione. La Chiesa non è un campo di calcio che cerca tifosi». E a ogni buon conto, le critiche «non mi tolgono il sonno».
Mi stupisce leggere che il Papa ritiene che le critiche siano fatte con spirito cattivo: da Gesuita dovrebbe sapere che l'intenzione ultima di un'azione spetta solo a Dio, che scruta nelle nostre anime. E stupisce ancor di più, una frase del genere, in un Papa che parla di misericordia ed invita alla parresia. Credevo che fossimo noi, intolleranti ed intragralisti, ad erigere muri anziché costruire ponti... Senza dimenticare le parole del Salvatore: Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra: sono venuto a portare non pace, ma spada! (Mt 10, 34). Par di capire che Nostro Signore, dal Concilio in poi, sia considerato anch'Egli un estremista.  

Si sappia però che, se da una parte c'è chi stigmatizza certi eccessi con una satira pungente, questo non toglie una profonda sofferenza verso le sorti della Chiesa e nostre, tale da togliere il sonno. Quel sonno che le composte proteste di quattro Principi della Chiesa, non pochi Prelati e molti fedeli non compromettono in Bergoglio, almeno a legger quel che la stampa riporta. 

Se d'altra parte queste vignette lasciano indifferente il Santo Padre, Filippi bene farebbe a seguirne l'autorevole esempio. 

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