ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 19 febbraio 2017

A dir poco..

La riforma della Curia? Una Curia parallela
Vescovi, Culto divino, Dottrina della Fede: è evidente una chiara strategia da parte di papa Francesco per prendere il controllo dei gangli vitali della Curia, dove non poteva "tagliare" subito: lasciare intatto il guscio ma svuotandolo dall'interno, ovvero i prefetti restano al loro posto ma le decisioni vengono prese concretamente da persone di fiducia del Papa. Come succede anche alla CEI

Lo stile di governo del Pontefice regnante è, a dir poco, personale. Però in quello che può apparire a prima vista un disinteresse marcato per le regole, le procedure e la “macchina” del sistema si può intravedere una strategia. Elaborata forse non dal Pontefice stesso, ma da qualche consigliere e regista, che propendiamo a credere abbia un’esperienza e di Curia e di diplomazia. 
D’altronde non è un mistero che, a differenza del suo predecessore, papa Bergoglio ha un debole per i diplomatici in talare, la vera casta della Santa Sede. E al contrario non sembra avere lo stesso amore per i protagonisti, grandi e piccoli, della macchina centrale. Un residuo di amaro per quando era arcivescovo di Buenos Aires, e Roma gli bocciava alcune promozioni, come quella del rettore della Cattolica della capitale argentina? Forse.

Comunque il Papa che più volte ha affermato di seguire i consigli e i suggerimenti emersi dalle sessioni cardinalizie del pre-conclave, in almeno due punti le ha disattese. Una delle richieste presentate da più voci era una riforma della Segreteria di Stato, giudicata troppo potente. Non è avvenuto, anzi, come vediamo nel caso dell’Ordine di Malta, il potere è aumentato. Il delegato papale è il no. 2 della gerarchia, il Sostituto Angelo Becciu. Il secondo punto-suggerimento-richiesta, anch’esso completamente disatteso, era il ripristino delle “udienze di cartello”. Cioè l’appuntamento col Papa dei responsabili delle Congregazioni, per tenerlo informato e avere indicazioni; e uno scambio di idee. Sappiamo di Prefetti che non vengono ricevuti mai o quasi, e di altri, anche importanti, che devono aspettare mesi per l’udienza. Già questa è una circostanza, e un sistema, che crea disagio, come è facilmente comprensibile.
Un’osservazione della strategia usata per gestire la Curia ci porta a fare qualche considerazione.
In alcuni punti, che evidentemente egli stesso o chi l’ha guidato considera gangli vitali, c’è stata una sostituzione brutale e immediata. E’ stato il caso della Congregazione per il Clero, dove al card. Piacenza, mandato alla Penitenzieria, è succeduto il diplomatico, e uomo di fiducia del Pontefice, l’attuale cardinale Beniamino Stella. E alla Segnatura Apostolica, la Suprema Corte del Vaticano, centrale perché cause e ricorsi giungono tutti in quel porto. Il canonista ed esperto di legge Burke è stato sostituito da un altro diplomatico, mons. Mamberti. Il caso recente delle Francescane dell’Immacolata, ri-commissariate con decreto pontificio inappellabile proprio perché il loro ricorso contro il commissariamento aveva probabilità di successo in Segnatura spiega quanto sia considerato importante quel tribunale.
Il Papa è Re, però neanche lui può tutto, sempre, nello stesso momento. Ci sono teste che cadendo farebbero troppo rumore. In quel caso bisogna trovare nuove strategie, che tendono comunque tutte a depotenziare il vertice, e a indebolire l’unitarietà di indirizzo e di tensione della Congregazione dall’interno. Che, comunque, è un obiettivo praticato anche in quelle, come il Clero, conquistate subito.  Il cardinale Mauro Piacenza, un ratzingeriano dichiarato, viene mandato a dirigere la Penitenzieria. Il segretario, lo spagnolo Celso Morga Iruzubieta, un'esperienza di decenni alla Congregazione, vicino all’Opus Dei, dopo tre mesi (necessari a trovare una diocesi libera in Spagna) viene inviato a Merida-Badajoz. Silenziosamente, ma in numero notevole, ufficiali e impiegati vengono dimessi o spinti a rinunciare, “volontariamente”.
Insieme alla Congregazione per il Clero, ganglio centrale, che si occupa anche dei seminari, un altro punto nodale dell’amministrazione, e della politica del Pontefice è la Congregazione per i Vescovi. Il prefetto è il cardinale Marc Ouellet, un uomo indipendente e dalle idee chiare. Il Papa – lo si vede dalle nomine – desidera che siano scelti vescovi progressisti. I casi contrari sono numerabili sulle dita di una mano. Quando mi stupivo chiacchierando con un esperto della nomina in Asia di un presule di stile ecclesiale diverso, mi è stato risposto che probabilmente non c’era proprio nessun altro.

Il problema è stato risolto in maniera duplice. Primo: i membri della Plenaria giudicati conservatori sono stati rimpiazzati da fedeli della linea vincente (come il cardinale Baldisseri, Segretario del Sinodo). Secondo: mons. Jesus Montanari, l’amico del cuore del segretario personale del Pontefice, mons. Pedacchio (che comunque lavora alla Congregazione per i vescovi, e che è stato per anni l’orecchio e gli occhi del cardinale Bergoglio a Roma) è stato elevato con un balzo straordinario da un ruolo umile nella Congregazione a quello di Segretario. Il lavoro è completato con la sostituzione dei membri della Congregazione, in cui vengono immessi, in sostituzione dei filo-ratzingeriani, personaggi del nuovo corso, come Stella e Baldisseri.

Così se in assemblea plenaria il candidato voluto non riesce a passare, nonostante gli sforzi, si può stare certi (è accaduto in più di un’occasione) che il giorno seguente il segretario arrivi dicendo: il Papa ha scelto questo. E la causa è chiusa, anche se magari il numero uno della terna era davvero buono, nell’opinione di tutti, nunzio compreso, e quello prescelto invece no. E’ evidente che il ruolo del Prefetto è ridotto sostanzialmente a un guscio formale.
Al Culto Divino il Pontefice ha posto come prefetto è il card. Sarah, ratzingeriano. Una mossa obbligata, dicono, dal fatto che non c’era nessun altro posto disponibile, dopo la scomparsa di Cor Unum assorbito in un nuovo organismo dopo la riforma. Sarah prende il posto di Antonio Canizares, legato alla tradizione, subito rimandato in Spagna, soprannominato il “piccolo Ratzinger”. Il cardinale guineano Sarah è favorevole alla “Riforma della riforma”, cioè a un ritorno ad alcune delle modalità liturgiche trascurate dalle innovazioni post-conciliari. Non è qualcosa che il Pontefice sembra vedere con particolare favore. Come svuotare il suo ruolo? Una sua dichiarazione in favore della riforma della riforma viene smentita ufficialmente (anche se Sarah dirà: ma il Papa mi aveva dato l’assenso…).

All’interno però il gioco è reso facile (secondo un modello collaudato) dal fatto che dal 2012 è segretario della Congregazione l’arcivescovo Arthur Roche, sicuramente non tradizionalista, molto vicino al cardinale britannico Murphy O’Connor, uno dei grandi consiglieri discreti e ispiratori del Pontefice. E infatti a lui viene affidato, come Presidente, e non al card. Sarah, come forse sarebbe stato ipotizzabile, il compito di presiedere una commissione per rivedere le traduzioni della liturgia, modificando l’Istruzione  Liturgiam authenticam (De usu linguarum popularium in libris liturgiae Romanae edendis) del 2001. Sarah – a quanto mi dicono – era completamente all’oscuro di questa decisione…
L’altro grande nodo è costituito dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. La situazione qui è più complessa. Credo che il Pontefice abbia pensato seriamente di liberarsi di M?ller in passato, ma si sia reso conto che una decapitazione del genere, e senza potergli affidare un posto adeguato avrebbe creato un grande scandalo.  Il quinquennio di M?ller scadrà nel luglio prossimo. Sarà confermato? Comunque, si pone il problema di come limitare il suo ruolo.  Allora, oltre a non fare mai riferimento a lui quando parla di teologia, preferendo Kasper e Sch?nborn, si sta attuando la stessa politica usata con i Vescovi e il Culto. E cioè lo svuotamento dell’interno dell’apparato legato al Prefetto. In questo senso si devono leggere sia i licenziamenti di teologi e ufficiali, senza un motivo, e la nomina di un nuovo sottosegretario, molto vicino al Prefetto del Clero, mons. Giacomo Morandi. Mons. Morandi è molto legato al Prefetto del Clero, il cardinale Beniamino Stella, che per alcuni è il vero master mind della conquista pontificia della Curia. Nel frattempo la Congregazione è praticamente in stallo, c’è carenza di personale, e la scelta dei nuovi assunti non passa per i vertici della Congregazione stessa. Nel caso dell’Amoris Laetitia le centinaia di osservazioni puntuali fatte al testo sono state ignorate. Senza una risposta. Anche qui si assiste al modello di svuotamento dall’interno, lasciando intatto il guscio. 
E’ la stessa strategia utilizzata per la Conferenza Episcopale italiana. Dal momento che il presidente, il card. Bagnasco, aveva chiaramente espresso il suo desiderio di restare in carica fino alla fine del mandato, e di non farsi cortesemente da parte, il Pontefice ha nominato mons. Galantino, usandolo come referente e “investendolo” di pieni poteri, in particolare di gestire i mezzi di comunicazione dei vescovi, TV2000 e Avvenire. Le nomine dei vescovi italiani non sono più decise tramite il nunzio in Italia, l’arcivescovo Bernardini, nunzio in Argentina dal 2003 al 2011, che si dice non amato da Bergoglio. I nuovi vescovi vengono decisi da quella che potremmo chiamare una “commissione ombra” che fa capo al Segretario della Cei, che riferisce al Pontefice.
Per altri punti, di minore importanza, il lavoro è stato più facile e diretto. Così alla Pontificia Accademia per la Vita Ignacio Carrasco de Paula vescovo spagnolo, appartenente alla Prelatura dell'Opus Dei il 15 agosto 2016 è stato sostituito dall’arcivescovo Vincenzo Paglia, già vescovo a Terni, dove la diocesi ha avuto un disastro finanziario. Paglia, legato da sempre alla Comunità di Sant’Egidio, è stato nominato presidente dell’Accademia, e Gran Cancelliere del Pontificio istituto Giovanni Paolo II. Nello stesso tempo mons. Livio Melina di CL, è stato sostituito dal teologo, scrittore e musicista Pierangelo Sequeri come preside, certamente di una sensibilità molto diversa da quella del predecessore. Al momento attuale l’Accademia non ha membri: tutti quelli che vi appartenevano sono stati cancellati. Comprese personalità di grande livello ed esperienza, legate alle linee guida ispirate da Giovanni Paolo II…
di Marco Tosatti19-02-2017
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-la-riforma-della-curia-una-curia-parallela-19009.htm

Müller: il federalismo dottrinale non è Chiesa 
In una intervista a un giornale tedesco, il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede all'attacco di vescovi e conferenze episcopali che ammettono all'eucarestia i divorziati risposati. "La dottrina è vincolante a livello universale, non può avere interpetazioni regionali".
Il cardinale Gerhard Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, in un’intervista al giornale tedesco Rheinische Post ha dichiarato che i singoli vescovi non possono reinterpretare l’insegnamento della Chiesa in maniera soggettiva. Müller ha detto che non è il suo stile criticare le pubblicazioni dei vescovi. Ma ha aggiunto: “Non credo che sia particolarmente benefico che ogni singolo vescovo commenti i documenti papali spiegando come lui stesso, soggettivamente, capisce i documenti”.
Nei giorni scorsi i vescovi di Malta e della Germania hanno reso pubbliche delle linee guida per permettere ai divorziati risposati di accedere all’eucarestia. I vescovi maltesi hanno affermato che per alcune coppie potrebbe essere “impossibile” convivere senza sesso, e che a quelle persone non potrebbe essere rifiutata l’eucarestia, se dopo il discernimento compiuto, sentono di “essere in pace con Dio”. D’altro canto però numerosi vescovi hanno riaffermato l’insegnamento tradizionale della Chiesa, in base al quale le persone il cui primo matrimonio è ancora valido, se vivono una nuova unione non possono ricevere l’eucarestia, a meno che non vivano con il proprio partner come fratelli e sorelle.
Müller di recente ha riaffermato questa posizione nell'intervista a Il Timone, ricordando il magistero di San Giovanni Paolo II, di Benedetto XVI e del Catechismo, oltre che della stessa Congregazione della Fede. Fra l’altro aveva ricordato che questo insegnamento esprimeva elementi essenziali della teologia morale cristiana e della teologia dei sacramenti.
In questa nuova intervista, il porporato afferma che “Non può essere che la Dottrina della Chiesa, che è vincolante a livello universale, formulata dal Papa, abbia interpretazioni regionali diverse e persino contraddittorie. La base della Chiesa è l’unità della fede. La Chiesa non fa più esperienza di una nuova rivelazione".
Quindi per essere assolto dal peccato di adulterio, un penitente deve avere la risoluzione di non peccare più. “Nessuno può alterare i sacramenti come strumenti di grazia secondo la propria scelta personale, per esempio così che il sacramento della Riconciliazione possa essere amministrato senza l’intenzione di non peccare più”.
Müller ha detto poi che secondo lui le dimissioni di un papa resteranno una rara eccezione nel futuro. Ha chiarito che è importante onorare i responsabili della Chiesa per il ruolo che ricoprono, non soltanto per le loro qualità umane. “Ciascuno è debole e mortale. Gesù non ha scelto i più saggi, i più ricchi e i più eminenti come suoi apostoli, ma gente semplice, artigiani, pescatori. Dipendiamo dalla grazia di Dio, e non da ciò che otteniamo ogni giorno. Ecco perché è importante non cercare il superuomo nel papa, nei vescovi, o nei preti, e se per caso questi non riescono a soddisfare queste aspettative esagerate, andarsene delusi dal vangelo e dalla Chiesa. Tutti abbiamo bisogno di perdono. La grazia di Dio si manifesta nella debolezza umana. Noi non veneriamo il Papa per i suoi risultati umani, ma perché Cristo gli ha affidato un ministero speciale per l’intera Chiesa”. Il cardinale ha reso omaggio “all’autorità morale” di papa Francesco, sottolineando come sia riconosciuto come “una guida autentica” anche dagli atei.
di Marco Tosatti18-02-2017

3 commenti:

  1. vergognoso....che senso ha rimanere ,mettendoci la faccia, in un dicastero nella quale di fatto non conti nulla?burattini in mano ai luogotenenti di Bergoglio....si dovrebbero dimettere tutti e rendere pubblico questo abuso di potere/modernismo che sta snaturando la chiesa di Cristo!Ma il Padrone della messe quando tornerà troverà la fede?Il Signore non esaudirà la nostra preghiera soccorrendoci presto?Mah...per tanti di avvicina il tempo del pianto e stridore di denti....

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Temo che di fede ce ne sia già ben poca tra quella gente lì, carrieristi scaldapoltrone principi dell'ignavia e del tradimento. il rosso del loro abito è quello della vergogna, non del coraggio, né tantomeno dell'effusione del sangue per la causa di NSGC ! e ora stano fagocitando anche la FSSPX, con il beneplacito di quel tale che risponde al nome di Fellay (o fellone?) che, dopo aver espulso mons. Williamson e molti altri sacerdoti contrari al tradimento dello spirito del Fondatore, vorrebbe darci a bere che accordandosi con il nemico lo si controlla e redime meglio. Ma vada a imbrogliare qualcun altro, va ! Ha detto bene Mons. Williamson (nel n. 500 di Commenti Eleison), riprendendo un'affermazione del fondatore del sito "Si Si, No , No", don Francesco Putti "sono tutti delinquenti".

      Elimina
  2. "Lasciare intatto il guscio ma svuotandolo dall'interno".

    Il modello 'spolpamento dall'interno lasciando intatta la buccia' è quello seguito per istinto dai vermi della frutta.

    RispondiElimina