ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 10 febbraio 2017

Il supremo mandante della pasquinata.


Incredibile ma vero. Sui manifesti non doveva esserci il papa, ma Francesco Totti


Totti
Per tre giorni è sembrato che cascasse il mondo, finché all'improvviso è saltato su uno a decretare la fine della storia. Non Francis Fukuyama, ma l'umile Guido Mocellin, solerte titolare su "Avvenire" di un osservatorio sulla presenza della Chiesa nel web:
Già, i manifesti. Erano comparsi nelle vie di Roma la mattina di sabato 4 febbraio e apostrofavano il papa in romanesco con un "A France', ma n'do sta la tua misericordia?", dopo aver elencato quattro o cinque suoi atti d'imperio, tra cui la "decapitazione" dei Cavalieri di Malta.
Ne era immediatamente seguito un coro di indignate condanne dei denigratori e più ancora dei loro "committenti", nonché di accorata solidarietà col denigrato, in un rincorrersi di dichiarazioni tra il cardinale vicario Agostino Vallini, il cardinale Marc Ouellet, la Presidenza della Conferenza episcopale italiana e giù giù a scendere nelle gerarchie ma non negli ascolti il direttore de "La Civiltà Cattolica" Antonio Spadaro e il numero uno della "scuola di Bologna" Alberto Melloni, che su "la Repubblica" addirittura reclamava che papa Francesco spogliasse della porpora, anche solo per "la metà di quel che ha detto e fatto", il malcapitato cardinale Gerhard L. Müller, come fosse lui, chissà perché, il supremo mandante della pasquinata.
Poi, all'improvviso, tutti zitti. E tutti a vedere il Festival di Sanremo.
Perché era proprio lì, a Sanremo, l'origine dello sconquasso, stando alla meticolosa ricostruzione fatta da Mocellin su "Avvenire".
Risalendo infatti "link dopo link" all'origine dei manifesti, egli ha scoperto che il loro bersaglio non doveva essere il papa ma un altro Francesco, il popolarissimo capitano della Roma Francesco Totti, colpevole di comparire come ospite al Festival di Sanremo, atto intollerabile per alcuni tifosi della Lazio.
Senonché questi tifosi, a furia di ritardare la consegna del testo del manifesto alla tipografia, hanno indotto questa a lavorare su un testo fittizio, un copia-incolla sfornato da un loro grafico che è anche "corrispondente da Roma dell'agenzia Catholic Enough". E a quel punto il patatrac era fatto. L'incaricato della foto, lette le parole, ha messo il papa invece di Totti e, quando ancora i tifosi della Lazio non s'erano fatti vivi col loro testo, i manifesti erano affissi sui muri della città.
"Tranquilli: nessuno ce l'aveva con papa Francesco", concludeva Mocellin il suo resoconto su "Avvenire", la mattina di mercoledì 8 febbraio.
E la sera di quello stesso giorno Francesco Totti era a Sanremo, a raccontare a 14 milioni di telespettatori che una volta per scherzo, negli spogliatoi, gli avevano tagliato la cima dei calzini, così che le dita gli sbucavano fuori: "Ero come Padre Pio".
Incredibile ma vero. C'è mancato solo che sul palco dell'Ariston comparisse l'altro Francesco, il papa.

Settimo Cielo di Sandro Magister 09 feb


3 commenti:

  1. Ma chi può credere a questa fregnaccia? Cosa c!è sotto?

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  2. Carissimo Mocellin,
    Lei è un vero segugio.
    Al suo cospetto la figura di Sherlock Holmes impallidisce fino a sparire|
    Perché, invece di stare a fare l'impiegato ad Avvenire, non si fa assumere dalla Digos?
    L'Italia risolverebbe in un baleno tutti i suoi mille casi polizieschi ancora aperti!

    P.S.: ma..... alla piaggeria non si dovrebbe porre un po' un limite?

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  3. .... e che dire ? Cin cin buona bevuta, ma egr.sig.Mocellin si limiti solamente al Frascati che i superalcolici danno alla testa!!!!!jane

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