ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 15 febbraio 2017

La storia si ripete

La tempesta che scuote la Chiesa




La Chiesa, Corpo mistico di Cristo, lo sappiamo, vivrà fino all’ultimo istante, fino a quanto passerà l’immagine di questo mondo, fino a quando il tempo non sarà più.

E’ così che appare e risplende l’unità della storia. Fino a Gesù Cristo c’è stata la preparazione alla Redenzione; con Gesù Cristo c’è stata la sua realizzazione; e dopo Gesù Cristo c’è il completamento della Redenzione, cioè l’applicazione a ciascuno degli uomini dei meriti della Redenzione.
La Chiesa continua Gesù Cristo e Lo completa, non perché manchi qualcosa alla Sua opera, ma perché Dio ha voluto che sia l’uomo a completare col suo sforzo l’opera di Gesù Cristo, a completare con le sue sofferenze la Passione di Gesù Cristo, fino alla fine dei tempi, come Simone di Cirene aiutò Gesù a portare la croce.

Dopo anni o secoli, che resta degli Stati, degli imperi e delle civiltà?

La Chiesa, che nasce sotto le fiamme della Pentecoste, è invece sempre qua, ancora vivente, anche se, come oggi, sembra eclissata, moribonda. Ma siccome la storia è il racconto della continua lotta e del continuo trionfo di Dio su Satana, il nemico, non potendo attaccare il corpo fisico della Chiesa facendone morire i battezzati – anche se l’ha fatto per milioni – attacca la Verità.

E furono le prime tempeste, le prime eresie contro la Trinità, contro la persona di Cristo.
Fu l’arianesimo a cui rispose il Concilio di Nicea, riaffermando che Gesù Cristo è veramente Dio e Uomo.
E quante altre tempeste sono piombate sulla Chiesa: l’Islam, le eresie degli ortodossi, più tardi quelle dei protestanti, oggi quelle del modernismo per mezzo della Chiesa conciliare che strappa tanta gente alla Verità e alla disciplina della Chiesa; il comunismo che aizza le folle contro la Chiesa, non al prezzo di alcune centinaia di migliaia di vittime o di qualche milione, ma al prezzo di 150 milioni di vittime.
Nella tempesta, nella tormenta postconciliare che viviamo in pieno, che Dio ci dia sempre di essere cattolici, certo, umili, peccatori come siamo e desiderosi di conversione, ma incrollabili, invincibili, oserei dire perfino in qualche modo insensibili in questa tempesta. Così erano i primi fedeli dopo la Pentecoste.
Non dimentichiamo che in una tempesta è la superficie dell’oceano che è agitata, il fondo resta calmo e questo fondo à la Verità, la dottrina cattolica immutabile.
E noi è con la preghiera che dobbiamo tuffarci in questo fondo, dov’è la pace e l’amore di Dio, là dov’è la Sua luce, al fine di diffondere intorno a noi la calma e la forza di Dio, nonché una fede scevra da ogni compromesso.

Scriveva Bousset: “Queste creature nuove che erano i primi fedeli dopo la Pentecoste, che lo Spirito Santo aveva formato con la carità che aveva infuso nei loro cuori, esse erano ormai un cuore solo e un’anima sola”, come sta scritto negli Atti.
Animati dalla grazia, di che potevano avere paura?
E’ così che affrontarono tutte le diatribe, e i dottori della Legge invano moltiplicavano le loro sottili obiezioni, nulla resisteva ai solidi argomenti della Verità. Eppure, i dottori della Legge erano abili a destreggiare la parola e a trovare delle brillanti ragioni contro i loro avversari.
Si dimentica facilmente che i nemici della Chiesa, per potenti che siano all’esterno come all’interno, con i loro piani talvolta così abili, disconoscono la sua potenza spirituale.

L’evangelizzazione del mondo – non dimentichiamolo – non è cominciata con degli Alleluia, ma con un martirio, quello di Santo Stefano. E’ bastato che un testimone di Gesù Cristo attestasse col suo sangue e con la sua morte la Resurrezione di Nostro Signore, perché il mondo fosse preso dalla predicazione evangelica. Ed è morendo che Santo Stefano conquistò il futuro San Paolo a Gesù Cristo. I più pesanti ostacoli alla conversione dei Gentili furono rimossi e le conquiste divennero più rapide e più numerose.

Questo ci dimostra come la nostra fede non è mai vana, né la nostra speranza, né la nostra carità.
Satana, che conduce il ballo di questo mondo nell’inquietudine, aveva tentato, al tempo delle prime persecuzioni di Nerone, ad annegare il cristianesimo nel sangue, al punto che si sono paragonate queste persecuzioni al diluvio: il diluvio del sangue dopo quello delle acque; e la barca, invariabile, che fluttua malgrado tutto; e la croce, incrollabile, che domina il mondo.
Certo, ci sono stati dei periodi di bonaccia, di tolleranza, certi accomodamenti legali, ma si era sempre alla mercé del cambiamento politico. La calma non dura mai.
L’eresia passa da un estremo all’altro. Ben presto, dopo aver peccato per difetto, peccherà per eccesso. Lo si è visto in tutte le eresie: Nestorio aveva fatto di Cristo solo un uomo divinizzato, Eutechio farà di Cristo un Dio che non è più uomo. Certo, nel corso dei primi secoli, la maggior parte dei cristiani è morta nel proprio letto, ma tutti, col battesimo, avevano accettato il rischio del martirio e questo rischio allora era una realtà terribile e magnifica.

La storia si ripete. Quando gli Apostoli rischiarono di affondare con la loro piccola barca, gridarono: “Aiuto, Signore, moriamo”. Quando il Titanic cominciò a colare a picco, si cantava: “Io credo in Te, mio Dio”.
Ebbene, quando si recita, quando si canta il Credo, ecco che bisogna pensare alla risposta di Nostro Signore: “uomini di poca fede”. E noi veramente abbiamo la fede?
Quando cantiamo il Credo, non pensiamo molto ai secoli trascorsi, ai cristiani – milioni – che sono morti per attestare la profonda Verità delle parole che pronunciamo, e non pensiamo neanche che in avvenire moriranno ancora degli uomini per attestare la verità del Credo, fino alle ultime persecuzioni dell’Anticristo.
Malgrado le minacce, malgrado le ingiuste sanzioni, malgrado i supplizii, vi sono sempre stati dei cristiani.

D’altronde, nella più forte delle tempeste, nella più forte delle persecuzioni, Dio protegge i suoi. Gesù ci rimprovera il nostro panico:
Perché avete paura, uomini di poca fede”, la vostra fede è debole!
Il cristiano non ha alcunché da temere, poiché se apparentemente Cristo dorme, Egli non cessa mai di essere presente, presente in questo sacerdozio che Mons. Lefebvre ha voluto salvare, presente nell’Eucarestia che si realizza in una vera Messa.
Dio rimane maestro degli avvenimenti, anche quando tace e non interviene subito. Dio rimane maestro degli uomini, anche quando essi sembrano governare la storia e trionfare apparentemente su Dio.
Basta vivere al livello della fede, invece di lasciarsi prendere dalle turbolenze di una sensibilità disordinata, divenuta rapidamente vittima delle illusioni di una riconciliazione a buon mercato.
E poi, di fronte ai ribelli, gli Apostoli ci danno un altro esempio. Reagiscono con maggiore intelligenza. Gesù dorme, ma comunque è là, basta risvegliarLo e Lui si risveglierà e agirà con noi come con gli Apostoli.

Potremmo passare delle ore a ricordare le tempeste e le bonacce che ha sopportato la Chiesa. Si può volere la pace, si può pregare per la pace, si può chiedere di avere un papa della pace, ma senza dimenticare anche che se si vuole la pace bisogna preparare la guerra.
Leggete la storia della Chiesa. Leggete quella degli ultimi secoli. Essa si è cementata con le persecuzioni, esattamente come la Redenzione si è compiuta con la croce.
Sotto l’imperatore Commodo scoppia una violenta persecuzione, poi la tempesta si espande per diversi anni. Riprende poi con Settimio Severo, in una guerra con la quale l’avversario cristiano doveva essere annientato. E’ l’epoca in cui, in Africa, Santa Perpetua e Santa Felicita subirono il martirio a Cartagine, e in Gallia i testimoni di Gesù Cristo furono numerosi. E poi di nuoco la bonaccia, con le persecuzioni che riprendono con Massimino nel 235, poi con Decio nel 250, ecc.

Prima del trionfo dei mietitori è necessario che l’aratro laceri la terra cristiana con un solco insanguinato.

Prima dei decreti di Diocleziano, nel 303 e nel 305, la Chiesa era stata in pace per quarant’anni. Quarant’anni di tranquillità avrebbero potuto indebolire l’ardore combattivo dei cristiani, intiepidire la loro fede, disarmare la loro giusta battaglia. Dopo questi quarant’anni, mai persecuzione fu più sanguinosa. E’ l’epoca del martirio di Papa San Marcellino, di San Maurizio e dei cristiani della Legione Tebana, di Sant’Agnese, di Santa Lucia, di San Vincenzo, ecc.

E’ dunque nel tumulto dei massacri, nel gran disordine del mondo nel caos, che la Provvidenza prepara i trionfi. Quando Dio vuol fare vedere che un’opera è tutta nelle Sue mani, riduce tutti all’impotenza, poi agisce. Nella peggiore delle tempeste, Dio riserva ai suoi un rifugio, in cui possono pregare, agire, attendere e preparare la rinascita.
La Fraternità Sacerdotale San Pio X dovrà rimanere questo rifugio di preghiera, d’azione e di attesa di una rinascita della Chiesa nella tempesta che continua. Essa dovrà anche ricordarsi per tutto il tempo che Dio le darà vita che se i martiri hanno vinto le tempeste ordite dall’Impero romano, le hanno vinte non con mezzi umani, non con gli intrighi, né con la tattica dei generali o l’abilità dei politici, ma col sacrificio della loro vita.

La pace fu data alla Chiesa da Costantino, ma in pieno trionfo già si delineava il germe delle future diatribe del sacerdozio e dell’Impero. E anche allora, dopo quarant’anni di storia, dopo che Costantino aveva inalberato la Croce, sorse la persecuzione di Giuliano l’Apostata, una persecuzione che fu una scristianizzazione analoga a quella che viviamo dal XIX secolo. Non era più l’uccisione, ma il soffocamento.

Tutta la storia del mondo, tutta la storia della Chiesa, è una vasta tempesta, ma anche sempre una magnifica diffusione della gloria di Dio, una prova sempre più raggiante dell’amore di Dio per noi.

Tutta la storia della creazione mostra questa tempesta che è la lotta della malizia e della grazia. Si vedono gli angeli ribelli cacciati senza remissione; si vede l’uomo, più debole, che ottiene il perdono dalla bontà divina a causa di questa stessa debolezza.
Lotta della malizia e della grazia che va dalla Genesi all’Apocalisse e dal Paradiso terrestre al Giudizio ultimo, lotta che passerà soprattutto nell’animo umano. E noi sappiamo bene per quali serie di tempeste sono passate le nostre anime, con tutte le loro debolezze.
E’ sempre utopico fabbricarsi delle belle illusioni per assicurarsi una tranquillità ingannevole. La battaglia non avrà fine. Cambia spesso la forma, ma non è il mondo che potrà dare la pace, bisogna chiederla a Gesù Cristo.

Allora, fiducia, fiducia nella tempesta, come ha magnificamente scritto Padre Calmel:
Non c’è dubbio che la Madonna intercede specialmente nella nostra epoca in cui i precursori dell’Anticristo sono penetrati in seno alla Chiesa; nessun dubbio, soprattutto, che la sua preghiera non si perde in una supplica che è, per così dire, infinitamente più potente: quella della Vergine Madre di Dio. Lei che annienta il Drago con la sua Concezione Immacolata, lei che regna in cielo, lei che domina sovrana tutto il tempo della nostra storia e particolarmente i tempi più pericolosi per le nostre anime; i tempi della venuta dell’Anticristo o quelli della preparazione di questa venuta da parte dei suoi diabolici precursori. Maria si manifesta non solo come la Vergine potente e consolatrice nelle ore dell’angoscia per la città terrestre e la vita corporea, lei si mostra soprattutto come la Vergine soccorrevole, forte come un esercito schierato in battaglia, nei periodi della devastazione della Santa Chiesa e dell’agonia spirituale dei suoi figli. Lei è Regina di tutta la storia del genere umano, non solo dei tempi d’angoscia, ma per tutti i tempi d’apocalisse.”

Allora, malgrado la tempesta che scuote la Chiesa, che scuote la barca di Pietro, che scuote anche la Fraternità San Pio X, che le nostre anime restino intatte, che non siano mai lasciate all’attacco perfido vilmente tollerato dagli pseudo profeti della pseudo Chiesa, come scrive ancora il Padre Calmel!
La presenza di Maria, nel bel mezzo della peggiore tempesta della Chiesa – il Calvario – dritta ai piedi della croce, ci mostra la sua perfetta unione al sacrificio redentore di suo Figlio, al fine di meritare, in Lui, la grazia per affrontare le tentazioni e le tribolazioni che informano le esistenze più unite, ma anche la grazia per perseverare, per sollevarsi, per santificarsi nelle prove peggiori, quelle dello sfiancamento nella battaglia, della resistenza all’autodistruzione.
Tenendosi eretta ai piedi della croce di suo Figlio, lei, la cui anima fu lacerata dalla spada del dolore, ci fa capire senza esitazione che sarà capace di sostenerci nelle prove più grandi.

Nella Chiesa di Gesù Cristo in preda al modernismo perfino nei suoi capi, a tutti i gradi della gerarchia, la sofferenza delle anime, la morsa infuocata dello scandalo raggiunge una vastità sconcertante; questo dramma è senza precedenti; una tempesta senza precedenti, ma la grazia del Figlio di Dio è più grande di questo dramma.
E la Santissima Vergine Maria, in questo dramma, ottiene ogni grazia.

Allora, che noi si segua il consiglio di Papa Leone IV, quando fortificava il popolo italiano di fronte ai Saraceni. Consiglio che oggi bisogna adattare alla nuova religione conciliare:
Deponete ogni timore – diceva il Papa – e combattete con coraggio contro i nemici della fede”.

di Don Xavier Beauvais, FSSPX 

Editoriale del n° 123, febbraio 2017, di L'Acampado,
Bollettino del Priorato Saint Ferréol, Marsiglia, della Fraternità Sacerdotale San Pio X

L'impaginazione e i neretti sono nostri

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