ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 6 aprile 2017

Non si deve dire, non si deve sapere

Attenti alle fake news sulla Siria. Quelle dei governi e dei grandi giornali!


Armi chimiche, armi chimiche! Torna l’allarme che, chi ha la mia età, ho già sentito innumerevoli volte. Un giorno chiesero all’attore Mel Gibson dove andasse in ferie. Rispose: nel paese in cui ci sono le armi chimiche. Era una presa in giro. Aveva appena girato il film Apocalypto, descrizione dei massacri degli Aztechi, con riferimento agli Usa di quegli anni: sempre a caccia di un nemico, per una nuova guerra.


E’ bene capire che di fronte a fatti come quelli attuali le menzogne perciolose non sono quelle di internet, ma quelle dei governi che vogliono le guerre.


E possono essere due:

la prima consiste nel fingere di voler attuare interventi bellici umanitari, laddove accade qualcosa di spaventoso. Sia ben chiaro: se i morti, gasati, crocifissi, bruciati… sono in Burkina Faso o in qualche paese poco importante quanto ad energia o per motivi geopolitici, nessuno si muoverà. Le guerre umanitarie avvengono solo, guarda un po’, dove sono in campo forti interessi di qualche genere.
la seconda consiste nella creazione di un casus belli, una scusa per entrare. La fantasia dei guerrafondai non è molta, e così da quasi 30 anni si gioca sulle armi di distruzione di massa, o sulle armi chimiche… Anche con la Siria si è già provato, nel 2013: l’accusa ad Assad non è mai stata provata; siamo finiti sull’orlo di una guerra, evitata per lo sforzo congiunto di Vladimir Putin e Bergoglio. Obama ci ha provato in tutti i modi, spinto da Clintone  neocons, ma senza successo.
Ci stanno riprovando? Sembra molto probabile, a meno che non si creda davvero che Assad ricorra alle armi chimiche quando ormai ha vinto. Più facile pensare il contrario: poichè Assad ha ormai vinto, siamo di fronte al tutto per tutto per fermarlo. Sino a piegare lo stesso Trump, che, a quanto pare, scopre improvvisamente, dopo essere stato sotto pressione russofoba sino ad oggi, di aver cambiato idea!

Per rinfrescare la memoria riporto qui sotto una pagina tratta da Astrea e i titani, di Franco Cardini, in cui si ricorda la commedia dell’antrace e del sarin, si disse, in mano a Saddam. Con quella scusa, palesemente falsa, cucinata per bene dai grandi giornaloni, si imbastì una nuova guerra. Attenti ai déjà–vu!


cattura

libertaepersona.org/wordpress/2017/04/attenti-alle-fake-news-sulla-siria-quelle-dei-governi-e-dei-grandi-giornali/
 http://www.libertaepersona.org/wordpress/2017/04/attenti-alle-fake-news-sulla-siria-quelle-dei-governi-e-dei-grandi-giornali/#more-141152

Siria: Deir ez Zor, un nome che dovrebbe far vergognare tutto l’Occidente

Padre Elias Janji, prete armeno cattolico siriano sui mezzi di informazione occidentali: “I media europei ci hanno tradito, non dicono la verità”.
Deir ez Zor o Deir Ezzor, una città nel governatorato omonimo della Siria orientale, era la settima più grande città del Paese; situata a circa 450 km da Damasco, situata sulle rive del fiume Eufrate, aveva circa 215.000 residenti. La maggioranza dei suoi abitanti è formata da arabi musulmani, oltre a una forte e radicata comunità armena siriana; a Deir ez Zor convivevano tutti insieme sunniti, assiri siriaci, arabi e kurdi e cristiani.
La città prima e dopo gli scontri
La città era famosa sopratutto per un bellissimo antico ponte sull’Eufrate ora distrutto, e per la “Chiesa Memoriale del Genocidio Armeno”, una chiesa che ricordava il massacro di decine di migliaia di armeni, avvenuto proprio sulle rive del fiume, i quali erano sopravvissuti al genocidio turco, che ogni anno il 24 aprile ospitava migliaia di pellegrini armeni per commemorare il genocidio.
Il memoriale è stato distrutto dai terroristi di ISIS e di Al Nusra il 21 settembre 2014.
Anche il Ministro degli Esteri armeno Nalbandian ha denunciato questa distruzione e ha invitato la comunità internazionale a intervenire al fianco della Siria contro il terrorismo.
Vi era anche l’importante Museo dove erano custoditi migliaia di pezzi archeologici risalenti al tempo della antica Mesopotamia, anch’esso attaccato e semi distrutto; nel 2015 il governo aveva portato via molti pezzi. Oltre a due Università e un Politecnico, tutto distrutto dai terroristi.
Una città dove oltre 100.000 persone sono intrappolate da tre anni da un assedio dei terroristi dell’ISIS; oltre centomila bambini, donne, anziani senza acqua, cibo, medicine, luce, riscaldamento se non quei pochi approvvigionamenti che l’Esercito Arabo Siriano e le Forze di Difesa Nazionale riescono, mediante via aerea, a far arrivare alla popolazione periodicamente.
Quanti, in questi anni nel nostro paese o in occidente, hanno sentito levarsi voci, articoli, denunce, indignazioni, presidi per questa città martoriata da 5 anni! Una catastrofe umanitaria occultata.
Forse per i cantori dei “diritti umani”, della democrazia, dei “diritti civili”, della “pace” nostrani, queste donne, questi bambini, questi civili di Deir ez Zor, non sono esseri umani?
Forse per i nostri giornalisti “democratici” narrare e documentare la tragedia, non fa indici di ascolto bene accolti? Forse perché in questi anni oltre alla popolazione civile che ha subito orridi massacri di massa, ha avuto a sua difesa e scudo, perdendo centinaia di eroici soldati, soltanto l’EAS, le Forze di Difesa Nazionale e le milizie popolari dei villaggi.
O forse perché dovrebbero raccontare che il 17 settembre 2016 gli USA hanno fatto dei raid aerei su obiettivi ISIS, ma in realtà hanno colpito unità dell’Esercito siriano, uccidendo 62 soldati, nonostante la Russia avesse avvisato i comandi USA, che quello era un sito controllato del governo di Damasco e ferendone altre decine. Subito dopo (che casualità), l’ISIS ha attaccato l’area conquistandola e tagliando in due la città.
Forse bisognerebbe dire che la resistenza di questi centomila civili e dei 4000 soldati dell’EAS che li difendono è in Siria considerata leggendaria.
Non si deve dire, non si deve sapere, potrebbe far pensare troppi onesti occidentali.
Il primo massacro di massa in questa città era avvenuto il 14 agosto 2014, dopo che le forze locali erano riuscite a respingere e a scacciare dalla città le forze ribelli e l’ISIS.
Questo dopo una lunga battaglia e grazie soprattutto alla Milizia sunnita Shaitat, espressione delle comunità e tribù sunnite locali, la quale nonostante forti pressioni e allettamenti economici, si era schierata senza indugi per la difesa della Siria araba e sovrana, pagando fino ad oggi un altissimo tributo di sangue. Come reazione l’ISIS crocifisse e decapitò in tre giorni circa 700 prigionieri in gran parte di Shaitat.
Oppure come il 17 gennaio 2016 quando l’ISIS ha riportato di aver ucciso oltre 400 civili in un tentativo di spezzare la resistenza di un area orientale della città, difesa dalle milizie locali di autodifesa dei cittadini e da un contingente di soldati.
Giovani locali siriani sunniti catturati prima di essere massacrati
La tragedia di Deir ez Zor era cominciata fin dall’inizio dell’aggressione alla Siria, quando nella città si verificarono scontri armati tra l’Esercito Arabo Siriano, polizia e gruppi del cosiddetto Esercito Libero Siriano, dell’ISIL, di Al Nusra con la presenza di mercenari stranieri.
Nel Maggio 2015 dopo una pesante offensiva con oltre 14.000 combattenti, l’ISIS prese il controllo delle aree esterne della città, lasciando solamente a trasporti aerei e di elicotteri la possibilità di rifornimenti alimentari e aiuti, oltre al controllo dell’aereoporto militare a pochi chilometri dall’abitato e presidiato da un contingente della 104° Brigata Aviotrasportata, un corpo di elite della Guardia Repubblicana guidata dal Generale druso Issam Zahreddine, un comandante leggendario dell’EAS.
La Russia, il governo siriano e il WFP hanno fornito finora via aerea centinaia di tonnellate di aiuti umanitari; nel 2016 il governo siriano è riuscito a far arrivare cibo e medicine attraverso la Croce Rossa Siriana.
La città ha un ruolo strategico, sia perché è la più ricca provincia petrolifera delal Siria orientale, e perché se cadesse l’ISIS unificherebbe i suoi territori iracheni con quelli siriani, e da un punto di vista militare avrebbe notevoli benefici tattici.
Attualmente la situazione militare è in una fase di intensificazione degli scontri, sia sul terreno che dal cielo. Dopo la liberazione di Palmira nei primi di marzo 2017 da parte delle forze governative, ora l’EAS insieme con le milizie popolari e le forze alleate sta dirigendo massicce forze e armamenti verso Deir ez Zor, ponendo l’obiettivo della sua liberazione come prossima tappa per la cacciata dei criminali e terroristi dal paese. Già a metà gennaio altre unità delle forze di elite della Guardia Repubblicana dell’EAS erano state trasportate con elicotteri alla guarnigione dell’aereoporto militare vicino alla città, andando a rinforzare la presenza militare governativa.
Nel frattempo la popolazione siriana della provincia di Deir ez Zor si rivolta contro i mercenari e terroristi e chiede la liberazione al Governo siriano e a Assad.
Il 18 gennaio 2017 nelle cittadine di al-Mayadeen e al-Ashareh, nel sudest di Deir ez Zor, la popolazione stremata dalla situazione e dall’occupazione dei terroristi e mercenari dell’ISIS e Al Nusra è scesa in piazza attaccando le sedi dei terroristi.
Innalzando bandiere della Siria araba e sovrana, cartelli e foto di Assad hanno marciato per le strade prima di essere dispersi.
A al-Mayadeen la gente ha anche incendiato alcuni veicoli della cosiddetta polizia speciale dell’ISIS.
Il 19 gennaio anche ad Hatleh, un villaggio vicino alla città, un gruppo guerrigliero formato da cittadini del posto, ha attaccato e ucciso 9 terroristi dopo che questi avevano decapitato alcuni civili per una rappresaglia. Dato il terrore instaurato nelle aree occupate, questi sono segnali che la situazione in prospettiva sta cambiando.
Come per Aleppo, Palmira, Maaloula e le altre aree liberate, si avvicina anche per il popolo di Deir ez Ezor e della Siria la liberazione, nonostante il silenzio vergognoso della “stampa libera” occidentale.

NELLA MENZOGNA TOTALE, RICONOSCO L’OPERA DEI PADRONI DEL DISCORSO.

Netanyahu era andato a Mosca per  chiedere a Putin di staccare i destini della Russia da Teheran.  Invece, si era sparsa la voce che Assad avrebbe concesso all’Iran una base navale militare nel Mediterraneo. Netanyahu (in questo caso, lo usiamo come nome collettivo) s’è sentito preso in giro; forse Putin ha sottovalutato  il suo potere sulla superpotenza?
Ovviamente non chiedetemi prove,  datemi dell’antisemita, ci sono abituato. Me lo  suggerisce,  per antiche precedenti esperienze,  la coralità  totale con cui ogni personaggio   che abbia  qualche carica e  poltrona in Usa e in Europa, sta  accusando Assad di aver lanciato i gas, di essere  un criminale   che deve essere solo eliminato: con le  stesse parole e la stessa  pietrosa, totalitaria adozione della menzogna ufficiale. Me lo dice la repentinità: non solo del voltafaccia di Trump, ma di Bruxelles: nel corso stesso della conferenza   europea per stanziare qualche aiuto umanitario (briciole) ai siriani,  giù la maschera: niente soccorsi umanitari, Assad gasa i bambini,  è un tiranno  che ha commesso crimini di guerra.    D’accordo con Erdogan, coi giornali sauditi, questi fedeli applicatori dei diritti umani: che vergogna.


Maurizio Molinari e Mario Calabresi, direttori di La Stampa e di Repubblica.

L’immediata, plateale, enorme metamorfosi del discorso pubblico, come a segnale convenuto di direttori di giornali,  Calabresi e Molinari,  Mentana come Mogherine, Merkeline, Trumpini  e Boldrine, l’ho già vista  altre volte nella storia; ed ormai so che dietro una tale unisono nella palese menzogna, una tale invincibile   di un’impostura visibile ad occhio nudo, è opera di quelli che Israel Shamir ha chiamato,  oh quanto giustamente, i Signori del Discorso.
So anche  per lunga esperienza che quando i Padroni del Discorso  prendono un così evidente, potere, vuol dire che è piombata (di nuovo) su di noi la Dittatura della Menzogna.  Riconosco la cappa di piombo.
Ovviamente la storia di Assad che lancia i gas contro il suo popolo è una menzogna.
Faras Qaram, giornalista della rete Orient TV affiliato al gruppo terroristico Jabhat al-Nusra, aveva annunciato un “attacco chimico” su Qan Shayqun 15 ore prima che accadesse. “Faras Qaram ha scritto nel suo messaggio, pubblicato alle 03:06 di lunedì mattina, prima dell’attacco chimico, che ‘una campagna mediatica prenderà il via domani per coprire l’attacco aereo con gas di cloro sui civili nella campagna di Hama’”. Come faceva Faras a sapere non solo dell’attacco diverse ore prima, ma anche a conoscere il tipo di arma chimica che sarebbe stata utilizzata nell’attacco?”,  leggo su Aurora Sito.


Sapeva già tutto prima.



Ma so anche che è inutile mostrare quella prova a Mogherini come a Mentana o direttori di giornali e tg: sono lì per quello, per garantire che il Potere della Menzogna sia totale  come una cupola di piombo, che nessuna fessura vi si produca, che faccia entrare  la minima luce.
Lo so per esperienza, perché l’ho già visto: lorsignori hanno il potere di instaurare il Regno della Menzogna Assoluto.  Irrespirabile. Invincibile. Quando l’ho visto? Ma l’avete visto anche voi, perdio! Se eravate adulti quel febbraio 2003:


Colin Powell: “Ecco la prova”.


Colin Powell, allora segretario di stato, agitò quel flacone dicendo che c’era dentro l’arma batteriologica di Saddam:   “Possiede missili, armi chimiche e biologiche. E’ legato ad Al Qaeda», mentì sapendo di mentire.  Nessuno, all’Onu, gli rise in faccia. Tutti lo ascoltavano silenziosi, sgomenti di questa audacia. Tutti, tutti noi giornalisti sapevamo che mentiva,  restavamo senza fiato addirittura a vedere l’impudenza.  Lo sapeva certo anche il redattore del Corriere  della Sera che  il giorno dopo scrisse, imperturbabile: “Colin Powell presenta le prove all’Onu «Ecco come Saddam nasconde gli ordigni agli ispettori. Audio e fotografie scattate dal satellite per dimostrare le violazioni”.
Il pezzo è ancora su Internet, se non ci credete leggetelo:
Lo sapeva anche Colin Powell, eppure si rovinò la carriera politica per sostenere il Regime della Menzogna. E fu la guerra, l’Irak  fu incenerito, straziato e distrutto, milioni di iracheni sono morti e continuano a morire per questa palese, svergognata menzogna  – perché i Padroni del Discorso lo volevano.
Personalmente, lo sapevo già perché conoscevo  i dettagli di un altro  Totalitarismo della Menzogna: il comunismo sovietico dal 1917 fino  alla morte di Stalin, la dittatura giudeo-bolscevica  sterminatrice di intere classi.  Era impossibile, semplicemente impossibile, far arrivare sui “grandi” media le atroci verità conosciute,  le migliaia di esecuzioni della popolizia politica col colpo alla nuca, i laghi di sangue nei sotterranei  della Lubianka, il Gulag,   la deliberata morte  per  fame dei  cinque-sette milioni di contadini ucraini: la loro “eliminazione come classe” era stata decretata dai Padroni del Discorso, un vecchio odio  per i contadini  nutrito da secoli nello shtetl si sfogava così’: eppure era impossibile far entrare nel discorso pubblico i crimini più spaventosi,  più documentati. I  direttori dei “grandi” giornali, soprattutto  quelli progressisti e illuminati, sputavano su queste testimonianze e sui testimoni oculari: fascisti, antisemiti, non-persone da tacitare. Solo quando Kruscev  denunciò i crimini di Stalin, qualcosa cominciò a passare; ormai i padroni del  discorso  stavano lasciando la presa sulla Russia, dopo averla spolpata fino all’osso erano attratti dal nuovo sogno messianico,  il ritorno ad Israele. Ma non è mai passata la colpa di Ysroel nell’infinito sterminio dei popoli della Russia sotto il loro messianismo collettivista.
Adesso è lo stesso,   la replica del già visto.  Mi ha avvertito a naso la frase di Paolo Mieli: a giustificazione della strage “islamista” nella metropolitana. “La ragione dell’attentato di San Pietroburgo risiede nelle politiche di Putin basate sullo sterminio”.  L’accusa di sterminio  è una firma. Ed è anche una rivendicazione.

Il decreto anti-fake è varato a Berlino:   decreto di guerra.

Preparatevi, il Regno delle Menzogna viene instaurato con una rapidità stupefacente.  Guardate: a Berlino, è stato approvato il decreto “contro l’odio online e le fake news”, che multa  fino a 50 milioni di euro chi non cancella  dai suoi siti le notizie  che il governo ritiene false.  Era  una misura   che si pensava   dovesse essere discussa in parlamento, che ci fosse tempo  e modo per modificarla, attenuarla un poco; no, è stata imposta come un decreto a vigenza immediata.  La  tv svizzera (non la nostra) ha specificato che il governo tedesco ha agito su richiesta di una organizzazione chiamata  “Jugendschutz”. Lo scopo è, come sempre, salvare la gioventù.
Ma  nel darne notizia,  SKY TG24 ha detto: “Per evitare che avvenga anche da noi quel che è avvenuto negli USA. Le fake news hanno fatto eleggere Trump contro la Clinton”.
Il decreto tedesco  – che sarà certo rapidamente  applicato in tutta la UE –  è un decreto di guerra. Da tempo di guerra,  emanato  da un potere che si appronta alla guerra – e come si sa, la prima vittima di guerra è la verità.
E’ la guerra perché Netanyahu non vuole Assad in Siria, non vuole i russi, non vuole l’Iran sul Mediterraneo. E la guerra ci sarà.
Se mi chiedete: cosa possiamo fare? Vi rimando a chi già rispose: Aleksandr Solgenicyn: “NON SOSTENERE IN NESSUN CASO CONSAPEVOLMENTE LA MENZOGNA.
“…E chi non avrà avuto neppure il coraggio di difendere la propria anima non ostenti le sue vedute d’avanguardia (..) si dica invece, semplicemente: sono una bestia da soma e un codardo, mi basta stare al caldo a pancia piena. Anche questa via, che pure è la più moderata fra le vie della resistenza, sarà tutt’altro che facile per quegli esseri intorpiditi che noi siamo. Una via non facile? La più facile, però, fra quelle possibili. Una scelta non facile per il corpo, ma l’unica possibile per l’anima”.
“Se ci facciamo vincere dalla paura, smettiamo di lamentarci che qualcuno non ci lascerebbe respirare: siamo noi stessi che non ce lo permettiamo”.
So  già, per antica esperienza, che questo appello non sarà ascoltato che da pochi: ormai  pochissimi credono ancora di avere un’anima,  un’anima il cui onore è da difendere contro il luridume della Menzogna e del suo Impero.  E’ già caduto su di noi l’Impero  Totale,  i nostri vicini ne sono già gli psicopoliziotti, e i Padroni del Discorso ci vogliono in guerra.  E  quindi, guerra sarà.
Allora, chi ha fede, preghi molto. Preghi per il popolo russo, che ha già  troppo sofferto da quella mano spietata, e che oggi è accusato di sterminio. E sapete cosa vuol dire.
Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi. E se la vita ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo. E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio.” San Giuseppe Moscati




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