ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 18 luglio 2017

Il pericolo é il suo mestiere

Papa Francesco: “Il rapporto diretto con Gesù è pericoloso”

                    
Papa Francesco è stato ripreso dalla telecamera mentre tentava di dirigere il suo gregge lontano da Gesù Cristo, avvertendo che “avere un rapporto personale con Gesù è pericoloso e molto dannoso”.
Rompendo con secoli di tradizione cristiana, Papa Francesco ha dichiarato a Roma davanti ad una folla di 33.000 cattolici che “un rapporto personale, diretto e immediato con Gesù Cristo” debba essere evitato a tutti i costi, suscitando timore di essere un papa illegittimo con un programma sinistro.
Il discorso, avvenuto il 25 giugno, è semplicemente l’ultimo annuncio scandaloso del Papa liberale.
La settimana scorsa Papa Francesco ha detto al quotidiano italiano La Repubblica che gli Stati Uniti d’America hanno “una visione distorta del mondo” e gli americani devono essere governati da un governo mondiale il più presto possibile “per il proprio bene”.
La settimana prima ha anche chiesto “un governo unico” e “autorità politica”, sostenendo che è necessaria la creazione del governo unico per combattere le questioni più importanti come il “cambiamento climatico”.

Fonte: disclosetv

Il riassunto del lunedì. La Chiesa Titanic


di Francesco Filipazzi
  
Benedetto ricorda Meisner ed è bagarre. Al funerale del cardinale Meisner è stato letto un messaggio di Benedetto XVI, che ha ricordato il suo fratello nell'episcopato. Una frase del ricordo ha generato un certo scompiglio. "Ma la cosa che più mi ha commosso  è che ha vissuto in questo ultimo periodo della sua vita…sempre di più la certezza profonda che il Signore non abbandona la sua Chiesa, anche se a volte la barca si è  riempita fino quasi a capovolgersi". Ovviamente, noi siamo notoriamente in malafede e non facciamo testo, ma molti hanno visto un riferimento alla situazione incresciosa che sta attraversando la Chiesa nel periodo attuale. I pasdaran di Bergoglio, che oramai sono gli zimbelli della cristianità, sono arrivati a chiedersi "chi ha scritto quel discorso"?

Schonborn le spara grosse. Il cardinale Schonborn ha deciso di perdere ancora un po' di credibilità, dichiarando che le risposte ai dubia potrebbero essere tutte sì. Addirittura ha detto che i dubia sono stati "un atto di forza" contro il Papa. Le defenestrazioni della settimana scorsa invece cosa sono state? Citofonare Muller per un commento.
Ovviamente Bergoglio lascia fare agli altri, la posizione definitiva non la assume. Se rispondesse "sì" ai dubia, sarebbe un'eresia conclamata che demolirebbe tre sacramenti. Se rispondesse "no" i suoi stakeholders ne avrebbero a male.

Assolto Barbarin. Il cardinale francese Barbarin è stato assolto dall'infamante accusa di aver coperto dei preti pedofili. Non troverete le paginate sui giornali nazionali, perché altrimenti la stampa dovrebbe ammettere di fare schifo. Barbarin è stato vittima di una gogna mediatica mostruosa, tanto che addirittura il governo francese attaccò il prelato. Che però era innocente. Ma nessuno si scuserà.

Bloccata una santificazione. Perché lo dicono gli ortodossi. La vicenda è surreale.Tutto era pronto per santificare il beato Stepinac, paladino della libertà religiosa in Jugoslavia. A quanto riporta la Bussola quotidiana, gli "ortodossi" si sarebbero lamentati, per motivi nazionalisti. Quindi in Vaticano è venuta un mente una grande genialata. Farsi dettare l'agenda dagli scismatici foziani. Ne è venuta fuori una situazione di stallo e quindi adesso per motivi di ecumenismo, il santo non verrà canonizzato. Questo è uno scandalo indicibile ed è anche un monito verso coloro che si riempiono la bocca della grandezza degli "ortodossi". I quali non hanno minimamente in testa il concetto di chiesa universale, cioé di Chiesa.

Delpini Vescovo di Milano. Sembra che a Milano sia andata quasi bene. Spadaro non sarà vescovo. E' stato scelto un nome noto della curia locale, il vicario Delpini, che non sembra intenzionato a gesti eclatanti. Scola si lascia dietro un grande fallimento religioso e culturale. Quando arrivò, si sperava che imprimesse una svolta alla curia milanese, che dopo Tettamanzi era diventata la sede ufficiale del progressismo spinto. Ma ciò non è avvenuto.
http://www.campariedemaistre.com/2017/07/il-riassunto-del-lunedi-la-chiesa.html

PUNTA DI STILUM. CONFESSO: HO SCRITTO IO IL DISCORSO DI RATZINGER PER LE ESEQUIE DI JOACHIM MEISNER

Lo confesso. Sono stato io. Sono stato io a scrivere il messaggio di Benedetto XVI letto durante le esequie del card. Joachim Meisner, a Colonia.
Perché confesso? Perché ho visto su Twitter la questione che si ponevano due eminenti uomini di Chiesa e di pensiero; non solo; come Antonio diceva così bene nell’arringa sul cadavere di Cesare, direi anche uomini d’onore.
E in particolare sono mie le frasi incriminate, quelle in cui chi ha occhi per vedere, e orecchie per sentire, può leggere:
  1. una disperante constatazione sullo stato della Chiesa
  2. una velata, ma neanche tanto, critica a molti pastori di oggi, a cominciare dal pastore capo, che sembravano voler lisciare il pelo alla cultura dominante e dettante legge.
Le ricordo, per i distratti:
“Sappiamo che per lui, il pastore appassionato e padre spirituale fu difficile, lasciare l’ufficio e questo proprio in un momento in cui la Chiesa ha bisogno di pastori convincenti e che sappiano resistere alla dittatura dello spirito del tempo… Ma ha imparato a lasciarsi andare nell’ultimo periodo della sua vita, e ha saputo viverla con la certezza profonda che il Signore non abbandona la sua Chiesa, anche se a volte la barca si è riempita e sta per capovolgersi”.
Dunque confesso, fiducioso nella misericordia imperante e più volte dimostrata nella Chiesa attuale. Ma non chiedetemi di fare i nomi dei complici. Tanto li sapete già….

 MARCO TOSATTI
MÜLLER, IL PAPA, L’UDIENZA. UNICUIQUIQUE SUUM. UNA LETTERA SU BERGOGLIO DI JOSÈ ARTURO QUARRACINO.

Ho lasciato passare qualche manciata di ore per tornare a parlare di Müller e del Pontefice.
Tre giorni fa vidi che il sito americano OnePeterFive pubblicava una ricostruzione dell’ultima udienza del Papa al Prefetto della Congregazione per la Fede: quella in cui gli ha annunciato il non rinnovo del mandato.
Mi è sembrato interessante. OnePeterFive è un sito informato e serio. L’autrice dell’articolo, Maike Hickson, è una collega estremamente precisa ed affidabile, specialmente per quanto riguarda la Germania.
Di conseguenza ne ho tradotto una parte, rimandando all’originale. Era chiaro, detto e scritto, che non si trattava di roba mia. Semplicemente rendevo conto di un’inchiesta condotta da altri. Per onestà; la notizia non era mia, non avevo svolto nessuna ricerca in merito, ed era giusto attribuire onori e oneri a chi di dovere.
E infatti scrivevo: “Fino a questo momento non è stato possibile ottenere una conferma o una smentita di questo racconto. Che però, vista la solidità delle fonti, OnePeterFive tende ad accreditare come reale”.
Poco più tardi è giunta una breve mail di smentita di Greg Burke, Direttore della Sala Stampa della Santa Sede; l’ho pubblicata, e modificato il titolo di conseguenza, tenendone ovviamente conto.
Perciò mi ha stupito, e fatto riflettere, vedere come alcuni colleghi, che riportavano una smentita fatta dal card. Müller alla ricostruzione dell’incontro scritto da OnePeterFive, mi attribuissero l’articolo. Non ho problemi a prendere rischi e anticipare notizie, che altri non danno, per esempio quella del licenziamento ingiustificato di tre dipendenti di Müller per ordine del Papa; poi confermata. Anzi, direi che è uno dei piaceri di questo mestiere. Se no, ci riduciamo a fare i passaveline. Ma non mi piace che ciò che appartiene ad altri mi venga attribuito. O che mi vengano attribuite fakenews, o disegni tenebrosi, come si è permesso di fare un collega.
Devo confessare che in una certa misura sia la lettera di Greg Burke, che questo coinvolgimento indebito mi fanno piacere. Sono un segnale di attenzione verso il mio lavoro, così minuscolo ma evidentemente non privo di una sua traccia. Non insignificante. Se Stilum Curiae non avesse un suo seguito, queste operazioni – compresa quella di cercare di attribuirgli cose non sue – non avverrebbero.
Sul fatto in sé c’è qualche riflessione da fare. Se anche Müller in qualche situazione conviviale si fosse lasciato scappare qualche cosa che non avrebbe dovuto dire; se qualcuno l’avesse sentito e riportato; se i colleghi americani di One Peter Five, per difendere le proprie fonti, come è giusto, preferissero incassare una smentita prevedibile, da parte del Vaticano e del cardinale, invece di testimoniare la solidità del loro convincimento e della loro informazione; ebbene, tutto questo non potrebbe stupire chi si occupa di informazione da mezzo secolo. Sarebbe semplicemente nell’ordine delle cose. Così come non stupisce la smentita di Müller. In questi quattro anni ha ingoiato rospi di ogni genere, colore qualità e dimensione, pur di non irritare il principale. Che cosa gli costa una smentita, specie se riguarda una sua eventuale indiscrezione, fatta in un momento di sicuro turbamento emotivo (ancora sotto botta, direbbero a Roma)?
Azzardo un’ipotesi. Non credo che questa vicenda si fermerà qui. Perché in tutta la storia ci sono troppi dettagli, troppe circostanze che impediscono di pensare che sia una simpatica invenzione. Penso che sarà interessante seguire, nelle prossime settimane i media tedeschi.
Detto questo, dobbiamo però ricordare a chi parla di fakenews – balle, in buon italiano – che stiamo trattando di dettagli in un episodio di estrema gravità. Cioè: ci scandalizziamo, o meno, discutendo se la pedata nel sedere a Müller sia stata data con uno scarpino da ballo o uno scarpone da montagna. Sempre pedata è e resta, senza precedenti storici negli ultimi decenni e senza motivo. Müller stesso, il conciliante Müller, che ancora spera di poter svolgere un ruolo di mediazione fra il Pontefice e i suoi critici, l’ha detto: “Non posso accettare uno stile del genere”. E il fatto che il cardinale, così ansioso di non mettersi contro il principale sia sbottato in frasi come: “La dottrina sociale della chiesa deve valere anche a Roma” nelle relazioni con i collaboratori nel lavoro, mi sembra ben più grave del fatto se il Pontefice gli abbia rivolto domande strane o se ne sia andato senza salutarlo. Fakenews? Ma per favore…
Un caso isolato? Mi ha scritto, rispondendo a un commento su Stilum Curiae, Josè Arturo Quarracino, nipote del cardinale Quarracino, arcivescovo di Buenos Aires. Ecco il testo: “Sono argentino, nipote del fu cardinale Antonio Quarracino (il predecessore dell’allora mons. Bergoglio nell’arcidiocesi di Buenos Aires). Conosco quello che oggi è papa Francesco dall’anno 1973. L’ho visto anche agire come “proprietario” reale dell’Università del Salvador e come pastore dell’arcidiocesi porteña. Non voglio abbondare in dettagli, ma quello che è narrato nell’articolo si adatta molto alle procedure abituali dell’allora cardinale arcivescovo e cancelliere universitario. Come dice l’espressione ‘se non è vero è ben trovato’”.
Qui il nipote del cardinale dà per autentica la ricostruzione di OnePeterFive: “Non credo in nessuna maniera che il card. Müller abbia mentito. Conosco di prima mano il ‘terrorismo gesuitico’ esercitato per smania di potere così come la rete di informatori sparpagliati nelle zone di influenza e i sotterfugi e le ambiguità rispetto a questioni fondamentali. Fra l’articolo e il portavoce vaticano rimango con la versione del primo, senza alcun dubbio”.
E mi sembra che non sbagli.
MARCO TOSATTI

Qualche riflessione sull’azione di propaganda che cerca di modificare anche con le tecniche più semplici e di per sé innocenti la mentalità dei cattolici praticanti in materia di dottrina sociale della Chiesa. Il catto-fluido ‘Avvenire’ alla cosiddetta ’avanguardia’ - non poteva essere altrimenti – pure sul caso di Staranzano, diocesi di Gorizia.
  
Sentite un po’ questa. Domenica 9 luglio, XIV del Tempo ordinario, siamo andati come spesso capita alla Messa delle 19.00 a Sant’Ippolito a piazza Bologna. Sempre numerosi i fedeli presenti per la celebrazione eucaristica, chiara e comprensibile la liturgia della Parola, intonati e partecipati i canti, stimolanti le omelie.
Come al solito chi giunge un po’ prima riesce a catturare il sussidio “la Domenica” (edizioni San Paolo), utile per conoscere e meditare la liturgia della parola. Il Vangelo prevedeva un passo tripartito di Matteo (lode di Gesù al Padre, rivelazione non ai sapienti ma ai piccoli, accoglienza agli oppressi). Durante l’omelia, tradizionalmente intensa, di don Filippo (sul valore della preghiera e sui suoi fraintendimenti), sentiamo uno strano profumo provenire dal piano d’appoggio dell’inginocchiatoio, dove avevamo posato ‘la Domenica: ci ricorda qualcosa… ecco il profumo un po’ aromatico di quell’infuso anche argentino chiamato mate, che qualche fa ci venne offerto una volta da Rocco Buttiglione a piazza del Gesù e oggi invece va per la maggiore a Santa Marta.
la Domenica profuma di mate ? Come mai? Che sia stampata a Buenos Aires? La riprendiamo per indagare e, nell’ultima pagina, alla quattro, ecco che l’occhio ci cade sul titolo d’apertura: Prima la coscienza, poi le regole “, preceduto dall’occhiello “Rileggiamo l’Esortazione ‘Amoris laetitia’/8 “. Un titolo così – e ci perdoni don Filippo – ha provocato ripercussioni immediate sulla velocità di circolazione del nostro sangue e ci ha spinto a concentrarci sui quattro capoversi dello scritto.
Nel primo viene data evidenza a un termine in voga e denso di implicazioni catastrofiche per la dottrina cattolica: il famigerato discernimento. Nel secondo capoverso si insiste ancora sulle virtù del medesimo discernimentoNel terzo leggiamo che “la regola’ è più comoda, il discernimento più severo”. Cominciamo a chiederci in che mondo viva l’autore, a meno che non sia un turiferario in servizio permanente nel divulgare il nuovo verbo.  
Quarto e ultimo paragrafo: è l’apoteosi del nuovo idolo, il discernimento. Scrive infatti l’autore: “Il massimo bene possibile si può realizzare solo con il discernimento. L’applicazione rigorosa della legge richiama invece il concetto del minimo male realizzabile, lo stesso atteggiamento farisaico del tipo ‘Rispetto il sabato e sono tranquillo’. Ma il Vangelo non dice così”. Notiamo en passant l’accezione spregiativa di farisaico (che sia l’antico antigiudaismo che emerge non solo nell’autore, ma – come è noto – talvolta anche nell’inquilino di Santa Marta)? E notiamo poi la spavalda sicurezza con cui l’autore conciona su ciò che è Vangelo e su ciò che non lo è.
Siamo arrivati (ormai …addio omelia!) alla firma…qui c’era poco da stupirsi, conoscendo i precedenti. E’ quella di un giornalista del quotidiano catto-liquido, papolatrico e galantino ‘Avvenire’; non uno dei minori: Luciano Moia, colui che segue in pagina (anche da direttore del mensile allegato “Noi, famiglia&vita”) con apparente pacatezza – apparente, poiché poi irrompe tra le righe la faziosità turiferaria, come nel caso degli attacchi strafottenti al cardinal Caffarra e agli altri porporati dei ‘dubia’  - le vicende pastorali e civili legate a famiglia e vita.
Moia è riuscito a guastarci la Messa, non solo per quanto scritto, ma anche pensando alla prevedibile confusione creata nelle menti di chi ha trovato il tempo a Sant’Ippolito e nelle chiese di tutta Italia di leggere i suoi spropositi dottrinali. Da notare lo strumento apparentemente innocente utilizzato per affossare la dottrina sociale cattolica vigente: Moia conosce certamente le collaudate tecniche di propaganda (anche nella storia d’Italia), di cui fa abile uso e che spera efficaci, utili a cambiare la mentalità dei fedeli più semplici. Tecniche che oggi sono utilizzate abitualmente e abbondantemente anche per la rivoluzione antropologica (vedi gender, vedi eutanasia).
Non ci resta che promuoverlo nella Galleria d’onore dei Turiferari (ci sono già esemplari diversi come il Turiferario Maggiore, quella di casa, quella invece al servizio dei Palazzi, quello melmoso che si muove nel fango, quello avveniristico e rancidio, oltre ad alcuni con il grado di direttori, galantini e/o papolatri): dopo il suo exploit su ‘la Domenica’  lo chiameremo il Turiferario Guastalamessa.

INTANTO A STARANZANO (DIOCESI DI GORIZIA)...
Beninteso il Turiferario Guastalamessa non lavora solo di domenica. Tra le sue chicche più controverse un passo dell’editoriale su quel “capolavoro” (cardinal Bassetti dixit) di ‘Amoris laetitia’ , contenuto in “Noi, famiglia&vita” allegato ad ‘Avvenire’ di domenica 28 maggio 2017: 
“Quel che importa sottolineare ora è che, con Amoris laetitia, papa Francesco è tornato direttamente alla sorgente del Vaticano II, ne ha ripreso lo slancio, ha trasformato quei presupposti in nuova sfida culturale per la pastorale e per la teologia che hanno la famiglia come cuore del loro pensiero e della loro prassi. La ricerca del bene possibile, la logica dei piccoli passi, la nuova valorizzazione della coscienza informata, la pari dignità di fronte a Dio di ogni orientamento sessuale, sono alcuni tra i punti fermi di questa scelta”. 
Il Turiferario Guastalamessa è instancabile e lo ritroviamo anche su ‘Avvenire’ di mercoledì 12 luglio 2017: firma infatti un ampio servizio sul caso di Marco Di Just, capo-scout dell’Agesci di Staranzano (Friuli), che a giugno si è “sposato” civilmente e pubblicamente con il suo compagno di vita, alla presenza festante del vice-parroco don Eugenio Biasiol, la “guida spirituale” del gruppo (contrario invece il parroco don Francesco Maria Fragiacomo, che aveva chiesto a Di Just di dimettersi).
Si attendeva la decisione in materia dell’arcivescovo di Gorizia, mons. Carlo Roberto Maria Redaelli. ‘Lanciata’ così nella prima pagina del quotidiano catto-fluido: “Capo scout: sono gay. Il vescovo invita a rispetto e verità”. Già eloquente, no? Ma andiamo a pagina 16, dove troviamo il titolo principale: “Il capo scout: sono gay. La comunità si interroga”. E il sommario? “L’arcivescovo di Gorizia invita al discernimento: “Diritto al rispetto, ma ricerca della verità”. 
Annota subito il Turiferario Guastalamessa: “La comunità si divide. Il clima è pesante. Ma, dopo una ventina di giorni, l’intervento dell’arcivescovo spiazza tutti”. Chissà che bomba di decisione… Il Nostro lo spiega subito: (l’arcivescovo) “rifiuta il ruolo del giudice, non assolve e non condanna. Ma invita la comunità a riflettere insieme per capire se, anche da un avvenimento così divisivo, si possono cogliere aspetti di grazia”. Per Redaelli bisogna – scrive Moia – “ascoltare lo Spirito, senza pretendere di trovare ricette preconfezionate nelle Scritture o nella tradizione canonica”. Da notare la delicatezza, l’eleganza dell’espressione ricette preconfezionate. 
L’arcivescovo ha consigli anche per l’Agesci “che ha la necessità di ‘proporre oggi determinati valori con un approccio diverso rispetto al passato’. Vale in particolare per il tema degli affetti e per altri temi “che fino a poco tempo fa non erano neppure quasi ipotizzabili” (NdR: che verecondia, che pudicizia nel linguaggio di Moia e Redaelli!).
Conclude il Turiferario Guastalamessa: “La scelta insomma non tocca al vescovo con un intervento autoritario dall’alto (NdR: Guai anche solo prospettarlo… “Chi sono io per giudicare?”… ma.. e il munus docendi dove l’ha nascosto, eccellenza Redaelli?)”. La scelta tocca “alle stesse realtà ecclesiali operanti in ambito educativo che, lungo questo percorso di discernimento sicuramente non facile, devono ‘giungere ad alcune indicazioni condivise e sagge’ “. 
Facile intuire che, con simili premesse, il capo scout resterà tale e potrà dunque proporsi come esempio di vita da seguire ai fortunati e avveniristici pargoli di Staranzano (chissà se a qualche genitore verrà l’idea di passare, per semplice coerenza cattolica, dalla catto-fluida Agesci alla cattolica Associazione Guide e Scout d’Europa?)
Insomma Santa Marta fa scuola, non pochi vescovi italiani sbandano… non parliamo poi dell’Agesci, cui avevamo già dedicato la riflessione “Famiglia: dove vanno gli scout cattolici italiani?”, vedi www.rossoporpora.org, rubrica Italia, 31 agosto 2014. 
Il nuovo credo, diffuso con particolare solerzia dai turiferari in tonaca o in borghese, così suona ormai, per dirla con il Turiferario Guastalamessa: “Prima la coscienza, poi le regole”. Se la mia coscienza mi dice che lo posso fare, lo faccio, infischiandomene delle norme vigenti. Varrebbe la pena di provare se tale ragionamento si applichi ad esempio ad ‘Avvenire’: dopo matura riflessione la mia coscienza mi dice che per l’abbonamento annuale al quotidiano catto-fluido posso sborsare al massimo dieci euro (di cui cinque già di troppo). Domanda finale: i fautori della preminenza del discernimento mi manderanno il giornale oppure si richiameranno alle regole stabilite per negarmelo?
SPUNTA IL TURIFERARIO GUASTALAMESSA, CHE SI OCCUPA ANCHE DI GORIZIA… - di GIUSEPPE RUSCONi – www.rossoporpora.org – 13 luglio 2017