ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 2 febbraio 2018

Qualcosa di simile a uno stupro

PERCHE' SIETE COSI' PAUROSI?


 «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?».L’auto-colpevolizzazione dei buoni cattolici: quel che sta accadendo nella Chiesa è qualcosa di simile a uno "stupro": la vera Sposa di Cristo viene stuprata dalla neochiesa 
di Francesco Lamendola  

  

Il momento, invero drammatico, che, come cristiani, stiamo vivendo, induce più di qualcuno verso lo scoraggiamento,  la tristezza, la disperazione. È tale lo sgomento in chi si accorge che il pericolo più grave viene non dal di fuori, ma dall’interno della Chiesa in cui è nato e vissuto, in cui ha sempre avuto la massima fiducia, e che considera, giustamente, il Corpo mistico di Cristo, che molti sono come paralizzati, sono come intorpiditi, quasi si trovassero sotto l’effetto di un incantesimo maligno; altri si sentono frustrati, abbandonati, e perciò scivolano nel pessimismo, rinunciano a lottare, a sperare; altri ancora provano un vero e proprio senso di colpa, si sentono in colpa perché l’evidenza li ha portati a formulare un giudizio estremamente critico sul neoclero, su molti sacerdoti e sullo stesso papa. Infatti, è paradossale, ma psicologicamente comprensibile, che dubitare del papa faccia sentire in colpa coloro i quali dubitano, più o meno come un bambino che subisce abusi o molestie da suo padre si sente in colpa per il fatto di nutrire sentimenti negativi verso di lui. Come, nutrire del rancore verso il proprio padre: che cosa orribile! E tuttavia, si tratta di un genitore snaturato, di un bruto, di un delinquente sessuale: ma è pur sempre il padre, e il bambino o la bambina si sentono colpevoli, loro, che sono le vittime innocenti, e non c’è niente da fare: sì, sono colpevoli, forse hanno fatto qualcosa che non andava bene, forse non hanno capito, hanno sbagliato a pensar male di lui, del loro padre. È terribile, ma è così. E ora molti cattolici, anime buone, anime pie, si sentono interiormente a disagio, si sentono “sporchi”, perché pensano male di Paglia, che celebra la memoria gloriosa di Pannella; di Galantino, che ordina di accogliere tutti gl’invasori islamici; e del papa, che offende Dio e bestemmia Gesù e la Madonna con discorsi orripilanti, di una blasfemia da trivio, da caserma (Gesù fa un po’ lo scemo… Gesù si è fatto diavolo, brutto che fa schifo.., la Madonna avrà pensato che Dio le ha raccontato solo bugie, ecc.).

Questo è un aspetto che può sembrare secondario, invece è parte integrante della tragedia di chi è stato vittima di abusi: il fatto di sentirsi colpevole e, perciò, meritevole della violenza che ha subito. Ogni buon cattolico è cresciuto nell’idea che il papa, capo della Chiesa e vicario di Cristo, è, per definizione, saggio, amorevole e degno d’incondizionata fiducia; inoltre è ritenuto infallibile quando parla ufficialmente in materia di fede. Perciò, aver dovuto assistere alle quotidiane profanazioni della fede da parte di Bergoglio, ha riempito l’anima di milioni di persone di una tristezza immensa. Esse vedono, soffrono, ma, sovente, non osano trarre le logiche conclusioni; preferiscono dare la colpa a se stesse, si auto-accusano di aver male interpretato, di essere indocili e malfidenti, di non nutritrice in se stesse l’autentico spirito cristiano, fatto di obbedienza e mansuetudine… Come le vittime degli stupri, fanno una fatica tremenda a dire: Io non ho alcuna colpa; è lui che sta agendo in maniera pessima! Oltretutto, sono quasi sempre persone modeste, umili, sensibili e più che scrupolose, le quali preferirebbero cento volte incolpare se stesse, piuttosto che formulare un pensiero “cattivo” nei confronti del prossimo: figuriamoci, poi, verso il papa, pastore supremo e successore di san Pietro alla guida della Chiesa. E, difatti, quel che sta accadendo nella Chiesa è realmente qualcosa di simile a uno stupro: la vera Sposa di Cristo viene stuprata dalla neochiesa, la quale ha l’ardire di presentarsi come se fosse lei la legittima consorte del Signore; ed è come se i buoni cattolici venissero stuprati, subiscono una terribile violenza morale e spirituale, che li sconvolge sino al profondo. Facciamo un esempio, uno fra mille: la C.E.I., per bocca del suo quotidiano, L’Avvenire, e della Commissione nazionale per la valutazione dei film, un suo organismo, formula un giudizio altamente elogiativo per il film di Luca Guadagnino: Chiamami con il tuo nome, una squallida storia di erotismo fra due invertiti, uno dei quali minorenne. A sentire tali valutazioni, pare che il cinema italiano abbia partorito un capolavoro, e, soprattutto, che un cattolico non possa desiderare di vedere un film migliore, più delicato, più intelligente, più profondo. E un vero cattolico, davanti a simili affermazioni, rimane turbato e soffre in silenzio.
Ecco: il peccato di cui si rendono responsabili i membri del neoclero è doppiamente tremendo, perché comprende anche l’auto-colpevolizzazione delle loro vittime, cioè dei buoni cattolici ai quali essi sono di scandalo, ma che non osano formulare un giudizio di condanna verso di loro e, perciò, preferiscono condannare se stessi, aggiungendo una nuova sofferenza alle loro sofferenze.Si attua così un vero e proprio rovesciamento dei ruoli: l’innocente si sente indegno, spregevole, si sente rifiutato e abbandonato da Dio, e si allontana, sempre più angosciato e disperato, da quel porto di salvezza nel quale vorrebbe trovar rifugio: si sente un reietto, senza più un luogo dove andare. La sua casa era la Chiesa: ma adesso è la Chiesa che lo giudica e lo condannaper aver visto lo scandalo ed essersene rattristato; la falsa chiesa vuol fargli credere che non c’è alcuno scandalo, che va tutto bene, e che è lui a non capire, a non essere un buon cattolico, un vero seguace del Vangelo. Egli si sente intrappolato nella prigione della solitudine, che aumenta la sua angoscia; vorrebbe poter aprire il suo cuore a qualcuno, potersi confidare, potersi sfogare, ricevere un buon consiglio. Vorrebbe anche confessarsi, se quello che prova è un peccato: ma dove andare, a chi rivolgersi? Ormai gran parte del clero pare condividere incondizionatamente, entusiasticamente tutte le parole e le azioni di Bergoglio, dei vescovi come Perego, dei superiori come Sosa; oppure, se nutre dei dubbi, preferisce tenerli per sé, il che è giusto, e non desidera sentirli esprimere da altri, il che è profondamente sbagliato, perché un sacerdote deve ascoltare la sofferenza delle anime che a lui si rivolgono. Perciò i buoni cattolici, oggi, soffrono tre volte: perché vengono quotidianamente scandalizzati dai loro stessi pastori e rischiano di smarrire la fede; perché istintivamente vorrebbero ribellarsi, ma temono di esser loro a sbagliare, per cui si sentono colpevoli dello scandalo, mentre sono le vittime; e perché non hanno a chi rivolgersi, nessuno pare disposto ad ascoltarli, a confortarli, a sostenerli, e così si consumano in un crescente senso di solitudine, di abbandono e d’isolamento.
Eppure, la via d’uscita c’è; e non è una via nuova, anche se le circostanze attuali sono, effettivamente, straordinarie: è la via di sempre. È Gesù. Seguire Gesù, rivolgersi a Lui, invocare Lui, significa ritrovare automaticamente la strada, per quanta confusione possa esserci nelle anime e, purtroppo, anche fuori di loro, nel corpo visibile della Chiesa. Rileggiamo l’episodio della tempesta sedata, nella versione del Vangelo di Marco (4, 35, 41):

In quel medesimo giorno, verso sera, disse loro: «Passiamo all'altra riva». E lasciata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca. C'erano anche altre barche con lui. Nel frattempo si sollevò una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t'importa che moriamo?».Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. 40Poi disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: «Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?».

La nostra situazione è simile a quella dei discepoli: siamo sulla barca, soffia un vento fortissimo, il lago è in tempesta, la barca rischia di affondare e abbiamo paura. Molta paura. Ci sembra che, da un momento all’altro, la barca s’inabisserà nelle acque, e noi con essa. Allora vorremmo gridare anche noi a Gesù: «Maestro, non t'importa che moriamo?». Ci sembra che Lui stia dormendo, che non s’interessi di quel che ci sta capitando, che non se ne preoccupi affatto; ci sentiamo abbandonati, come se fossimo soli di fronte all’estremo pericolo. E dimostriamo, con ciò stesso, la nostra poca fede. Se avessimo davvero la fede, la vera fede, non dubiteremmo, non ci spaventeremmo, né ci sembrerebbe di essere soli e abbandonati: sapremmo che Lui è lì, sempre, vicino a noi, per il semplice fatto che lo ha promesso: Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro (Mt 18, 20). E ancora: Non sia tubato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me (Gv 14, 1). Avere la fede equivale a non sgomentarsi, a non avere paura; avere paura equivale a non avere la fede, o ad averne troppo poca. Il coraggio, non siano noi che ce lo possiamo are, non è l’uomo a darselo da se stesso: il coraggio viene dalla fede, e la fede viene d Dio. Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?
Nel Vangelo di Matteo (8, 26) la frase di Gesù è molto simile: Perché avete paura, uomini di poca fede?; nel Vangelo di Luca(8, 24), è ancora più essenziale, quasi bruciante: Dov’è la vostra fede? Come ha fatto, del resto, in occasione di tutti i miracoli che ha operato per il bene degli uomini, Gesù Cristo mette direttamente in relazione l’aiuto di Dio con la fede degli uomini: chi ha fede non viene abbandonato; chi ha fede non è mai solo; chi ha fede non deve aver paura di nulla, né sgomentarsi di fronte a nulla. Non una fede generica, non una fede qualsiasi, tanto meno una fede sincretista (come quella ormai apertamente auspicata e predicata da Bergoglio, quando impartisce la benedizione in nome del Dio di tutte le confessioni: discorso ai membri della Croce Rossa Italiana del 31 gennaio 2018), bensì la fede in Lui, in Gesù Cristo, Figlio del Padre e Dio Egli stesso, Verbo incarnato, Salvatore e Redentore del mondo, se il mondo Lo vuole accogliere e Lo vuol riconoscere; non se il mondo lo odia e lo rifiuta. Gesù non vuole redimere alcuno per forza e contro sua voglia; se lo facesse, non sarebbe il Dio dell’amore, che ci tratta da amici e da figli, ma il dio tiranno, che ci tratta da burattini e da schiavi. Se qualcuno insegna che Dio redime tutti gli uomini, mente sapendo di mentire; perché Dio vuole che gli uomini collaborino e partecipino alla propria redenzione; vuole che dicano “sì” alla sua offerta d’amore, il che non può avvenire se restano sprofondati nei loro peccati e se, volgendo le spalle a Lui, adorano gli idoli, sia che si tratti degli dei delle false religioni (sicché non si dovrebbe neanche parlar di religioni, perché la vera religione è una sola), sia che si tratti dei feticci del materialismo: il potere, il denaro, il piacere, la gloria terrena.

San Pietro primo capo della Chiesa e vicario di Cristo in terra

Questa affermazione farà sobbalzare sulla sedia i sostenitori del dialogo inter-religioso e a maggior ragione quelli dell’ecumenismo a ogni costo i quali diranno: Ma come! Mettere Buddha, Maometto, Mosè, sullo stesso piano degli idoli materiali! Quale imperdonabile rozzezza, quale mancanza di tatto, quale fanatismo cattolico! Fatevene una ragione, cari signori, voi che amate le marce di Assisi e le messe ecumeniche; e metteteci pure dentro anche Lutero, Melantone, Calvino e compagnia bella, con o senza i francobolli commemorativi delle Poste Vaticane. Anzi, guardate un po’ cosa arriviamo a dirvi: che Lutero, Calvino, Maometto, sono ancora più pericolosi, per la vera fede, degli idoli del successo, del potere, della lussuria, perché fuorviano gli uomini sul piano intellettuale e dietro un’apparenza di pietas, mentre gli idoli, almeno, si vede bene cosa sono e cosa significa adorarli, e chi lo fa, non può certo dire d’essere stato ingannato o d’essere caduto in un equivoco. Ma, replicheranno prontamente quei signori, ...

  
«Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?»

di Francesco Lamendola
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