ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 28 giugno 2018

Ubi minor..

SUL COMPORTAMENTO IN CHIESA



Come si partecipa alla S. Messa: le regole di buon comportamento in chiesa. La chiesa non è un ambiente neutro o turistico, un museo o una pinacoteca, ma la casa di Dio, un luogo sacro, e merita il rispetto che le è dovuto 
di don Floriano Pellegrini  
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La chiesa non è un ambiente neutro o turistico, un museo o una pinacoteca, ma la casa di Dio, un luogo sacro, e merita il rispetto che le è dovuto. Il permissivismo morale e la scanzonata disinvoltura che caratterizzano i nostri tempi rendono necessario e urgente, più che in altri, qualche richiamo alla Fede, al buon senso e al buon gusto. Se è l’atteggiamento interiore quello più importante, conta infatti anche quello esteriore, che è sempre segno di maturità e ordine spirituali, o di loro mancanza e, in ogni caso, li favoriscono o sfavoriscono.   

Prima di entrare in chiesa

Bada bene di avere un abito serio e adatto, in tutto e per tutto!
Toglierti la gomma americana che, eventualmente, hai in bocca!
Spegni il cellulare! 

0000 fedeli madonna 

Raccomandazioni generali
  
Entra in chiesa in modo silenzioso e con grande rispetto: è la dimora divina di Gesù eucaristico, presente nel tabernacolo (sempre che si capisca che c’è e dov’è il tabernacolo, da alcuni sacerdoti relegato in posti indegni, «per non seccare la preghiera comune», dicono).
Lascia alle spalle rumori, banalità, preoccupazioni e tutto ciò che inevitabilmente distrarrebbero la tua mente e il cuore: Dio ha diritto di essere amato, realmente, e noi abbiamo il dovere di amarlo altrettanto realmente, come ha sempre insegnato la Chiesa, basti leggere alcuni testi mirabili del monaco San Giovanni della Croce (anche se i parroci non citano quasi più i monaci e i Santi del passato, credendo di saperne «una carta più del libro», dal momento che sono nati dopo il concilio Vaticano II).  
Fa’ il segno della croce; fallo bene, con l’acqua santa (sempre che i parroci continuino a metterla all’ingresso delle chiese): essa ci ricorda il Battesimo e, se usata con fede (come dovrebbe essere) è una forza e un aiuto nella lotta contro Satana.
Rivolgi poi, subito, l’attenzione non ai presenti o alle novità pseudo-liturgiche che sono state disposte in chiesa come una scenografia (e non servono a nulla, anzi distraggono da Dio); rivolgiti a Gesù, «respice Ducem»: «guarda il tuo Pastore», il tuo Signore, che ti attende nel tabernacolo e ti ospita nella sua casa. Sai bene che nel tabernacolo Egli è presente, nell’Eucaristia, anche se i protestanti lo negano, e quella lampada rossa perennemente accesa lo ricorda a chi entra in chiesa: non fingere di non vederla.
Inginocchiati, pertanto, e adora con profondo e umile amore il Dio incarnato. Inginocchiati, ovviamente, piegando le ginocchiaovvero la gamba destra, fino a terra, a meno che non abbia difficoltà di deambulazione; nel frattempo, non ripetere il segno di croce, come fanno certi che non sanno cosa fare quando, a «ogni morte di Papa», vanno in chiesa. Né fare, in quei momenti, altre preghiere, ma resta in adorazione di Gesù.
Nel partecipare alla preghiera comune, unisci la tua voce, con franchezza e naturalezza, senza gridare o affrettarti, quasi avessi più che altro voglia di andare avanti e concludere; ascolta le parole e accompagnati al ritmo di preghiera degli altri, per quanto ciò sia possibile e logico.
Sii modesto negli sguardi e in tutto l’atteggiamento della persona; non voltare mai la testa di qua o di là, per vedere «quel che succede» o chi entra o esce, e pensare intanto se giunge o no una persona di tuo gradimento. Non chiacchierare e, eccetto in caso di vera necessità, neppure parlare con i tuoi vicini di banco o di sedia; se poi è indispensabile, fallo sottovoce. La casa di Dio dev’essere un’oasi di religioso e fecondo silenzio, non un luogo da divertimento (la S. Messa non serve per divertirsi).
E’ bene portare i figli, anche piccoli, in chiesa, per educarli un po’ alla volta alla Fede, alla preghiera e al luogo sacro, per far loro amare la Chiesa e la propria chiesa parrocchiale. E’ necessario, tuttavia, non pensare solo per sé o per loro, ma tener presente l’esigenza di tutti per cui, qualora disturbino, bisogna momentaneamente uscire, senza aspettare che sia il sacerdote a chiederlo.
  
Come si partecipa alla S. Messa
  
Sii puntuale: la celebrazione inizia col primo canto e finisce dopo l’ultimo, per cui è pessima abitudine l’entrare in ritardo e l’uscire in anticipo, quasi si trattasse di fuggire da una situazione sgradita. Al contrario, arriva un po’ prima dell’inizio, per avere la possibilità di pregare un po’ per conto tuo e, eventualmente, leggere anticipatamente i testi della Sacra Scrittura che saranno proclamati.
Nel far ciò, cerca una collocazione e abbi una posizione che favoriscano la tua attenzione; preferisci perciò i banchi vicini all’altare o, almeno, che te ne permettano una buona visione.
La celebrazione della S. Messa sarà ricca di azioni, che coinvolgeranno nel culto tutta la tua persona, perciò devi esserne anticipatamente consapevole e preparato, per non assumere posizioni in contrasto con quanto si sta celebrando.
Si sta seduti: Durante la lettura della Parola di Dio, eccetto però che nell’ascolto del Vangelo; durante l'omelia; mentre vengono presentati il pane e il vino per l’Eucaristia, fino all'invito: «Pregate, fratelli, …»; dopo la Comunione, in raccoglimento, fino all’Oremusfinale.
Ci s’inchina: Durante la professione di Fede ossia il Credo, alle parole «…per opera dello Spirito Santo… si è fatto uomo» e alla benedizione finale.
Si sta in ginocchio (sempreché sia possibile, viste le stranezze del post Concilio): Durante la sacra consacrazione del pane e del vino e, con particolare devozione, durante l’elevazione del Corpo e del Sangue di Cristo; si sta in ginocchio come minimo dei minimi almeno dall’invocazione dello Spirito Santo consacratore all’annuncio: «Mistero della fede».
Si sta in piedi: Negli altri momenti, in modo particolare alle parole del sacerdote: «Pregate, fratelli, …» e alle parole: «Annunciamo la tua morte, Signore, …». 

Due situazioni delicate 

Durante la S. Messa, tra le altre difficoltà serie e gravi create al raccoglimento spirituale con alcune riforme del Concilio, ci sono i momenti dell’offertorio e quello dello scambio del segno di pace; difficoltà che nel rito tridentino non esistono, in quanto impostati in una forma composta e non chiassosa come attualmente.  
L’offertorioE’ uno dei momenti in cui è facilissimo distrarsi dalla preghiera. In quel momento, ognuno dà l’impressione di distrarsi, per un attimo, da Dio e pensare – guarda caso – al proprio portafoglio. E’ dunque da preparare l’offerta in anticipo, non mettersi a frugare tra le monetine o i fogli di carta moneta mentre si attende il sagrestano. L’offerta sia secondo le tue possibilità, ma reale e non ipocrita, fatto quasi solo per far vedere ai vicini che hai dato qualcosa, su cui grava però fitto il mistero del quanto.  
Lo scambio del segno di paceNon è un semplice gesto di cordialità e amicizia, come tanti immaginano, ma esprime un vero impegno all’amore reciproco, per obbedienza a Gesù, che ha unito in modo inscindibile amore a Dio e amore al prossimo. Evita, perciò, di attardarti troppo nel farlo, perché non abbia il senso di una specie di sospensione della S. Messa. Evita assolutamente di spostarti per la chiesa, in cerca di amici e familiari, cui stringere la mano o persino abbracciare e baciare, gesti questi ultimo oltremodo sconvenienti, a meno che non siano fatti con estrema sobrietà. Limitati a scambiare la pace con chi ti è di lato. 

Come accostarsi alla S. Comunione 

Lo dice molto bene il catechismo di San Pio X: Bisogna essere in grazia di Dio, cioè senza peccato mortale, essere consapevoli di Chi si va a ricevere ed essere digiuni da almeno un’ora (questo stando alle norme del post Vaticano II). Tale dottrina non ha mai perso, in nulla, la sua obbligatorietà, nonostante i tentativi di qualche ecclesiastico di semplificare, mostrandosi in ciò un cattivo Pastore delle anime, le quali non devono essere favorite e quasi giustificate nei loro capricci e nei loro vizi, ma condotte sulla strada della virtù e della conversione.
La Chiesa attualmente permette di ricevere l’Eucaristia anche sulle mani (la mano sinistra). E’ una concessione che poteva essere evitata e bisogna far di tutto per tornare alla prassi, ben più seria, della Comunione in bocca. Sappi che c’è, in molto bravi cristiani, una contrarietà di fondo all’Eucaristia sulla mano perché è assai facile che qualche frammento dell’Ostia cada a terra e, per più motivi, si compia un vero e proprio sacrilegio. E’ persino superfluo dire che, se proprio si vuol farla in piedi, sulla mano, senza alcuna genuflessione né prima né dopo e, insomma, in una maniera più protestante che cattolica, si riceva Gesù almeno su mani pulite, senza guanti, senza segni di mondanità: sfoggio di anelli inutili, tatuaggi, unghie colorate in modo sfacciato.  Ed è veramente assurdo che non si faccia almeno una genuflessione e, ugualmente grave, che una volta arrivati al posto, non ci s’inginocchi a pregare!
Sappi che, a chi si presenta in modo disdicevole o è pubblico peccatore, il sacerdote potrebbe negare l’Eucaristia, un atto di coraggio che lo farebbe criticare da molti falsi cattolici ma ch’egli ha ritenuto inevitabile. D’altra parte, i sacerdoti devono (o dovrebbero) essere ministri di Cristo e non simpaticoni in cerca di successo mondano! E anche tu puoi e devi aiutarli a svolgere bene e senza paure il loro ministero sacerdotale, sia durante la S. Messa come prima e dopo di essa.
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0000 EUCARESTIA
  
Baliato templare dai Coi
( in Val di Zoldo )

Regole di buon comportamento in chiesa

di don Floriano Pellegrini