ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 21 dicembre 2018

Longarium dominicanum

CAVALCOLI A BARONIO: KASPER SOSTIENE UNA TEOLOGIA ERETICA DA 40 ANNI…


Cari Stilumcuriali, è un dialogo veramente appassionante quello che si è sviluppato in queste ultime settimane fra un famoso teologo domenicano, padre Giovanni Cavalcoli, e Cesare Baronio, lo pseudonimo dietro cui si cela un ecclesiastico romano, assai ferrato, come potete giudicare voi stessi, nelle arti della dottrina e del dibattito teologico. Eccovi il più recente contributo – è giunto ieri – di padre Cavalcoli a questo scambio di idee.
Caro Baronio, 
rispondo alle sue nuove obiezioni, sempre cortesi, per cui, nonostante la sua opposizione alle mie tesi, mi sento invogliato a proseguire questo dialogo su di un tema così importante come la S. Messa, nella certezza che molti lettori saranno interessati a seguire questo dibattito, o meglio «disputa», come usava esprimersi un tempo, quando si parlava di meno di dialogo e lo si praticava di più nei fatti. È vero quanto Ella dice, che « al di là delle divergenze, ci unisce un grande amore per Nostro Signore e per la Sua Santa Chiesa». 

Seguo il metodo già collaudato: le sue tesi sono numerate. Le mie risposte sono introdotte  dalla R maiuscola in grassetto.
1.Ella vuole affiancare la Santa Messa al rito riformato, del quale Ella stessa ammette l’avvicinamento alla Santa Cena luterana. In verità, basterebbe questo per farmi cantar vittoria, se solo considerassi la nostra disputa come una partita a scacchi: ormai il re è sotto scacco, e sarebbe questione di qualche mossa per chiudere. Ma le nostre non sono quaestiones disputatae, sulle quali è lecito ed anzi lodevole cimentarsi; qui stiamo parlando del cuore stesso della fede, ed entrambi vediamo la crisi presente, l’apostasia generale.
 R. – È sicuro di aver sconfitto l’avversario? Ella non può aver questa sicurezza, perché in realtà ho delle buone ragioni per dire quello che dico. Dico infatti che il Novus Ordo ha saputo, con grande sapienza e fine discernimento – cosa che non fa né deve fare il Vetus -, accogliere quell’aspetto della Cena luterana, che è conforme alle narrazioni evangeliche riguardanti l’Ultima Cena. Peraltro, il Novus, mantenendo qui la struttura del Vetus, ha giustamente respinto quell’aspetto della Cena luterana, che è infedele alla narrazione evangelica, e cioè l’atto col quale Cristo ha consacrato il pane e il vino dicendo: «Fate questo in memoria di me». Quindi nessun cedimento a Lutero, ma leale riconoscimento di quanto  c’è di evangelico nella Cena luterana. In tal senso si può  proprio dire che il Novus Ordo è una Messa ecumenica, non come un’empia communicatio in sacris, nel senso di quei sette stolti Vescovi tedeschi, che vorrebbero dare la S. Comunione eucaristica ai protestanti, ma in quanto la Chiesa, grazie ai frutti prodotti nella liturgia dall’Unitatis redintegratio, riconosce ciò che evangelicamente la Messa cattolica, nella forma del Novus Ordo, ha in comune con la con la Cena luterana. È ovvio che anche il Vetus Ordo, che pur non sottolinea questo aspetto, resta come il Novus, autentica Messa cattolica, benché diversa nella forma accidentale o cerimoniale o di  rito.
2. Non rispondo sull’aspetto divulgativo del Vaticano II: «Il linguaggio dei precedenti Concili è più preciso, ma più restrittivo; il linguaggio del Vaticano II è più elastico ma rischia l’equivoco». Elasticità ed equivocità sono più che sufficienti far farne un ἅπαξ, che la Chiesa, quando ne saranno stati cacciati i mercanti che la infeudano, giudicherà. 
R. – ἅπαξ vuol dire «caso unico». Ma che il Vaticano II sia un caso unico in tutta la storia dei Concili per il suo linguaggio parenetico e le sue modalità colloquiali, senza sanzioni canoniche, non toglie nulla alla sua autorità dogmatica e pastorale, ed alla validità delle condanne che pronuncia. Anche Cristo nel Vangelo o S. Paolo o S. Ambrogio o S. Agostino o S. Gregorio Magno o S. Francesco di Sales nei loro insegnamenti si esprimono in questo modo. Un ἅπαξ nel Magistero della Chiesa non significa assolutamente errore o sconvenienza o inopportunità o cose del genere, ma può essere privilegio o esprimere eccellenza. Anche la verginità di Maria SS.ma o la missione del Battista o quella di Mosè sono stati un ἅπαξ, e non per questo non ammiriamo questi prodigi unici dell’inventiva di Dio.
3. La Gerarchia sconfessa quotidianamente il Magistero con incontri di preghiera in cui la communicatio in sacris con eretici e scismatici, e finanche con i pagani e gli idolatri, è data ormai come cosa normale. 
R – La cosa non mi risulta. Potranno eventualmente essere casi isolati. Ma non si può parlare in generale della «Gerarchia».  E quand’anche ci fosse qualche caso, ciò non potrebbe assolutamente costituire un’obiezione alla validità del Novus Ordo, che suppone, allo stesso modo del Vetus Ordo, la condanna assoluta e la fermissima detestazione di ogni profanazione e sacrilegio.
4. Quel che il Clero afferma dai pulpiti e ciò che comprendono i fedeli è l’esatto opposto di quel che la Chiesa insegna. Sarà anche vero che Dignitatis humanae può esser considerata compatibile con Mortalium animos: ma non è ciò che dicono gli esponenti della neo-chiesa, «col risultato che i protestanti sono rimasti tali e i cattolici diventano protestanti». 
R. –  La direzione delle attività ecumeniche è stata fino a pochi anni fa in mano al Card.Kasper, che le ha guidate ignorando completamente l’ingiunzione della Unitatis redintegratio (n.3) di operare al fine di condurre i fratelli separati ad abbandonare i loro errori e ad arrivare alla piena comunione con la Chiesa Cattolica. I kasperiani ignorano questa parte dell’Unitatis redintegratio, che riprende l’auspicio della Mortalium animos, ossia che i fratelli separati vogliano un giorno entrare nella Chiesa cattolica, e al suo posto propongono adesso la cristologia rahneriana. Kasper, del resto, già più di quarant’anni fa sosteneva una cristologia eretica di ispirazione hegeliana, per la quale Dio non è immutabile e impassibile, ma patisce e diviene nell’uomo,  nel mondo e nella storia . Ora, come sanno bene gli storici della teologia, la teologia hegeliana, per espressa dichiarazione di Hegel, è lo sviluppo culminante, panteista, della cristologia luterana, la quale così è più vicina al cattolicesimo di quanto non lo sia Hegel, che peraltro è l’ispiratore anche della cristologia rahneriana. Si comprende allora perchè i protestanti dialoghino così volentieri con questi pseudocattolici e come sia possibile che i protestanti rimangono protestanti o anche peggio, mentre i cattolici diventino protestanti.
5. Ella mi chiede: «Se un calvinista non crede nella transustanziazione, come fa ad usare la II Prex?». É proprio questa la cosa gravissima: mentre nell’antico rito l’intenzione e le finalità della Messa erano esplicitate non solo in termini generali, ma anche costantemente nei testi liturgici e massimamente durante il Canone, nel nuovo rito esse sono omesse a tal punto, che anche un luterano che non intende celebrare la Messa ma solo rievocare l’Ultima Cena può usare il Messale montiniano, perché non vi trova nulla che contrasti con i suoi errori.
R. – Quello che Ella dice della II Preghiera eucaristica non corrisponde a verità, perché l’intenzione e le finalità della Messa sono chiaramente e sufficientemente espresse nelle parole, che il celebrante dice al momento dell’offerta delle oblate consacrate: «Ti offriamo, Padre, il pane della vita e il calice della salvezza», dove è evidente l’offerta del sacrificio, ossia della Vittima divina al Padre, fatta dal sacerdote, che unisce se stesso e il popolo al Sacrificio di Cristo per la remissione dei peccati, secondo le parole della consacrazione precedentemente pronunciate. Ciò non ha nulla a che vedere col rito calvinista o luterano, nel quale il ministro o presidente dell’assemblea non offre alcun sacrificio, ma semplicemente commemora la presenza mistica del Signore nella comunità radunata in suo nome nei simboli o nei segni del pane e del vino, che non divengono affatto il corpo e il sangue del Signore, ma restano pane e vino, nei quali è realmente presente il Signore (Lutero) o che simboleggiano la presenza spirituale del Signore nella comunità (Calvino).
 6. Quello stesso ministro eretico non potrebbe usare il Messale antico, perché tanto l’Offertorio quanto il Canone Romano lo costringerebbero a riconoscere il valore sacrificale del rito, ed i fini latreutico, di azione di grazie, propiziatorio ed impetratorio che egli nega. Avviene lo stesso anche nell’architettura sacra: un luterano non trova nulla di contrario ai suoi errori nell’assetto dell’altare a mo’ di tavola versus populum e nell’assenza del tabernacolo, mentre si rifiuterebbe di celebrare ad un altare tridentino, che da solo esprime la fede cattolica. 
R. – Il ministro eretico non può accettare nè il Messale del Novus Ordo, né quello Tridentino, perché nell’uno come nell’altro, seppure più in questo che in quello,  si esprime chiaramente l’offerta del sacrificio della Vittima divina al Padre nello Spirito Santo, fatta dal sacerdote in persona Christi per la remissione dei peccati. Per quanto riguarda l’altare nel Novus Ordo, ne ho già parlato nella tornata precedente. Qui mi limito ad osservare che l’altare del Novus Ordo, non è affatto un semplice «tavolo», anche se è possibile mettervisi attorno, ma è più alto di un tavolo, è un vero e proprio altare, perché non è possibile mettersi a sedere attorno ad esso come se fosse un tavolo.
7. E quando Ella dice che «nella Cena luterana non tutto è sbagliato», mi permetto di ricordarLe che quel che di accettabile vi è nella liturgia eretica è un residuo dell’integrità di bene ch’è stato usurpato alla Messa cattolica; e che ciò che di buono può esservi, è corrotto dagli errori cui si accompagna, come l’acqua limpida e pura è contaminata da una sola goccia di veleno. 
R. – L’atteggiamento del Concilio nei confronti del mondo moderno, e quindi nei confronti della liturgia protestante, trova, a mio giudizio, il suo paradigma nel discernimento e nella carità del buon samaritano, come ci ha ricordato più volte Papa Francesco. Nel culto divino, come in tante altre cose della vita cristiana, Lutero si illuse di purificare, di rimediare e di riformare; ma in realtà spogliò, ferì, decurtò, deformò, distrusse, come fecero i briganti, che assalirono il povero viandante lasciandolo mezzo morto sul ciglio della strada. Chissà, forse i briganti hanno creduto di ridimensionare, derubandolo, il povero viandante. Gli hanno tolto quello che, secondo loro, non gli serviva e poteva servire a loro. Lutero ha rubato al Papa l’infallibilità e l’ha avocata a sè. Ancor oggi, dopo cinque secoli, ci domandiamo: ma che tipo di riforma è stata quella che distrugge e deforma? Eppure, non tutti i valori cristiani sono stati distrutti dalla «riforma» di Lutero. Chi è mezzo morto, è mezzo vivo. Lutero ha lasciato alla Chiesa una liturgia mezzo morta, e questo ce lo ricorda il Vetus Ordo; ma anche mezzo viva, e questo ce lo ricorda il Novus Ordo. Il Concilio ci avverte di non fare come quel sacerdote che passa oltre, ma di piegarci compassionevolmente su quella liturgia luterana agonizzante per ridarle vita.
8. Ella mi conferma: «Le modifiche da Lei accennate saranno pure in consonanza col rito protestante; ma essendo in sè innocenti, non c’è da preoccuparsi, bensì da rallegrarsi che lì ci incontriamo con i protestanti», e ribadisce: «si può certo intuire la volontà del Liturgista di avvicinare la Messa cattolica alla Cena luterana». Di innocente, nel tacere la verità ed anzi nell’adeguare il rito cattolico alla sua parodia luterana, non vi è proprio nulla, perché una cosa può esser l’apostolato per il ritorno dei dissidenti in seno all’Unico Ovile, altra cosa è far propria l’espressione liturgica dei loro errori nella preghiera ufficiale della Chiesa, come se ciò non conducesse anche a far propria l’eresia: il che è sotto gli occhi di tutti. Chieda ad un fedele qualsiasi cos’è la Messa, ed avrà la definizione protestante della Santa Cena. 
R. – Quello che la riforma liturgica conciliare è andata a recuperare nella Cena luterana assomiglia un po’ a quello che il buon samaritano è riuscito a rimediare nel viandante mezzo morto. 
9. Leggo: «Non sono un modernista. Ma se si apprezza il nuovo, non per questo si è dei modernisti, se questo nuovo è buono e in continuità con l’antico. E questo è ciò che intendo dire, questa è stata l’opera del Concilio». Non vedo nulla di buono né in continuità con l’antico, nella situazione presente della Chiesa. Non stiamo parlando di casi rari e condannati dall’Autorità, ma dell’Autorità stessa che se ne fa promotrice e che presenta il Vaticano II come il primo concilio della nuova religione, della neo-chiesa che si definisce conciliare. E dire che lo ammette Lei stesso: «Anche il fatto che una donna nel corso della Messa proclami le Letture precedenti al Vangelo o dia un annuncio ai fedeli o distribuisca la Comunione o la Comunione nella mano sono cose che in duemila anni non si erano mai viste». Dov’è questa fantomatica continuità con l’antico? E perché, visto che si proclama la fedeltà alle Sacre Scritture, si è abolita senza ragione l’antichissima tradizione di velare il capo delle donne (suore comprese), che pure è prescritto da San Paolo (I Cor 11, 1-6 e 13-16)? E non trova contraddittorio, reverendo Padre, affermare: «Le scelte liturgiche della Chiesa non esprimono sempre lo sviluppo armonico di un dato precedente, ma possono esprimere una novità assoluta o un cambiamento di direzione», quando sostiene che la condizione per non esser Modernisti è che vi sia «continuità con l’antico»?
R. – Nella storia della liturgia, come anche in altri fenomeni dell’umano progresso, come per esempio nel diritto o nella tecnica o nei costumi morali o civili, esiste una duplice forma di progresso: o per cambiamento o per sviluppo. Una novità lecita, legittima e benefica può sorgere o per cambiamento, che implica discontinuità o per sviluppo o esplicitazione, che implica continuità. La prima è la novità assoluta, senza precedenti. La seconda è novità relativa all’antico, dal quale sorge. La rottura col passato, invece, non è sana, a meno che non sia un passato cattivo. La discontinuità non è necessariamente cattiva, se non offende un valore del passato tuttora in vigore. Restando nel campo della liturgia, la continuità col passato è doverosa, laddove sono in gioco valori perenni ed immutabili, per esempio un’innovazione nel modo di fare l’omelia della Messa o l’esposizione del SS.Sacramento o nel modo di costruire l’altare. La discontinuità o novità assoluta, invece, è lecita e benefica, quando essa è giustificata da un sano progresso, come è stato quello della dignità femminile, riconosciuto dalla Chiesa, negli ultimi due secoli. È questo retroterra sociologico, culturale e psicologico, che ha indotto la Chiesa a istituire ministeri e servizi liturgici o paraliturgici femminili.
10. Mi pare di aver portato numerosi esempi a conforto delle mie argomentazioni, ma non posso non notare da parte Sua – ritengo in buonafede – la volontà di non vedere la realtà, cercando di adeguarla a un postulato indimostrabile, anzi sconfessato ampiamente dai fatti. Una volontà incomprensibile, vista la débâcle totale ed assoluta di questi ultimi decenni. Capisco che per Lei può esser difficile e probabilmente fonte di gran pena vivere coerentemente con la Sua fede e con il Sacerdozio che ha ricevuto in seno alla Chiesa conciliare, senza sentirsi un paria. Ma se continuerà a difendere contro ogni ragionevolezza il parto di quella setta di eretici che si è infeudata nella Chiesa, Ella vanificherà quel Sacerdozio e quella fede, e dovrà renderne conto a Dio. Il Signore non Le chiederà se ha difeso un documento pastorale che Ella riconosce gravemente lacunoso ed equivoco, ma se ha combattuto il bonum certamen. Probabilmente, se Lei ed io ci parlassimo a tu per tu, senza render di pubblica ragione le nostre riflessioni, Ella direbbe ciò che molti altri confratelli pensano: siamo ostaggi di una Gerarchia composta in massima parte di Modernisti – me ne ha citati molti, tutti con cariche ufficiali e incarichi di prestigio – che non ci aiuta né a render onore a Dio né a condurre a Lui le anime. Quel poco che riusciamo a fare, lo facciamo remando contro chi viceversa dovrebbe aiutarci, difenderci, incoraggiarci. 
R. – Io accolgo con vera convinzione la Chiesa nata dal Concilio. Per questo mi oppongo a modernisti e a lefevriani, che la stanno ferendo e offendendo.  In questa Chiesa mi sento pienamente a mio agio, perché in essa riconosco facilmente la Sposa di Cristo, Madre Maestra. Quello che mi fa soffrire, mi fa pena e mi provoca a sdegno, è precisamente il constatare quanto è frainteso il Concilio, sia dai modernisti, che vorrebbero farne il portabandiera del loro modernismo, e sia dai lefevriani, che credono erroneamente che il Concilio abbia tradito la Tradizione. Riscontro peraltro una certa tendenza buonistica, ingenua e troppo ottimista nella pastorale del Concilio. Ma ciò non mi scandalizza, perchè so che nella pastorale la Chiesa può sbagliare. Invece accolgo senza riserve le dottrine del Concilio, che rispecchiano e spiegano le verità della fede, anche se il linguaggio non è sempre chiaro. Quanto ai modernisti, essi non riescono ad avere argomenti contro di me, per cui non sanno contrastarmi se non col disprezzo, la calunnia e la persecuzione, perché li combatto non da posizioni preconciliari, ma sul loro stesso terreno, quello della riforma conciliare e li accuso di essere dei falsi riformatori. Non mi importa niente di «sentirmi un paria» ai loro occhi. Non m’interessa essere giudicato degli stolti, ma dai sapienti, cioè da coloro che vivono in comunione con la Chiesa e col Papa, senza adularlo, ma anche senza disprezzarlo, seguendolo come maestro della fede, ma anche richiamandolo con franchezza e rispetto filiale alla specialissima ed insostituibile missione, che Cristo gli ha affidato ed al compimento del suo altissimo dovere. Se Ella crede che io stia a «difendere contro ogni ragionevolezza il parto di quella setta di eretici che si è infeudata nella Chiesa», si sbaglia di grosso. Si vede che non conosce i miei scritti. Io ho cominciato a confutare le eresie di Rahner fin dalla mia tesi di dottorato in teologia all’Angelicum nel 1984, e da allora non ho mai smesso, fino a scrivere contro di lui nel 2009 un libro  di 350 pagine a difesa del vero significato del Concilio da lui falsificato. Se Lei consulta la mia bibliografia, troverà che nelle mie pubblicazioni ho confutato tutti i principali eretici del nostro tempo. Certo, mi sono procurato insulti e persecuzioni. I miei nemici digrignano i denti, ma non sanno come confutarmi, perché non possono. L’unica loro arma è la calunnia, che usano abbondantemente, attirando su di sé l’ira divina vendicatrice.
11. Se mi permette, preferisco esser tacciato di elitarismo, di essere un passatista, di aver complessi di superiorità per il fatto di voler rimanere Cattolico, piuttosto di finire nella ben più cospicua schiera di chi si macchia di indisciplina, modernismo, offesa alla tradizione, volgarità, buffonerie, demolizione, trascuratezza, sciatteria, empi arbitrii, profanazioni, baldorie fuori luogo, raduni mondani, manifestazioni pauperistiche, comizi politici, chiassate, spettacoli sconci nelle chiese e sacrilegi. Ma a furia di costruir ponti, la neo-chiesa si è lasciata invadere dagli eretici, dai lussuriosi e dalla feccia dell’umanità, mentre avrebbe dovuto convertirli per accoglierli nella Cittadella, figura della Gerusalemme celeste. E qui non possiamo non vedere l’opera di Satana, che è riuscito a reclutare tra i suoi servi lo stato maggiore dell’armata cattolica, seminando disordine ed ammutinamento tra i soldati. Lei parla della Chiesa come Madre e Maestra, ma Ella confonde una Gerarchia corrotta dall’errore e dal vizio con la Sposa di Cristo, e pare non volersi rassegnare all’evidenza, come se denunciando l’infedeltà dei Pastori si ottenesse in qualche modo macchiare l’istituzione ch’essi indegnamente rappresentano. 
R. – Sono convinto che la causa principale dei mali, delle sofferenze, degli scandali  e della corruzione oggi esistenti nella Chiesa, sono la cattiva condotta della maggioranza della Gerarchia e la negligenza del Papa nel porre fine o almeno nel porre un freno a tutto ciò. «Le leggi son – direbbe Dante -, ma chi pon mano ad esse?». Senonchè, però, si sente dire che chi invoca la legge è un legalista, un fariseo, un rigido, un ipocrita, un «giudice». «Valori non negoziabili»? Come sarebbe a dire? Tutti i valori sono negoziabili! Come diceva il Card.Martini: «Non dobbiamo dare nulla per scontato». Anche Dio è un valore negoziabile, se trovo qualcosa di meglio. E quando il cattivo esempio viene dall’alto, esso dilaga senza freno, giacchè ogni l furbetto dice: ma se fa così il capo, perché non potrei farlo anch’io? E se tace e non ci castiga, vuol dire che lo permette. Anzi, per compiacerlo, facciamo come lui! Detto questo, però, stiamo attenti a non condannare la Gerarchia in blocco o come tale, come fecero Jan Hus nel sec.XV e Lutero, e come fanno i teologi della liberazione, per esempio Leonardo Boff, o come dice Schillebeeckx, il quale sostiene che la Gerarchia non è stata fondata da Cristo, ma è nata nel sec. IV, ad imitazione della struttura dell’Impero Romano. Occorre invece, come hanno fatto i Santi profeti e riformatori, da S.Gregorio Magno, a Gregorio VII, a S. Pier Damiani, a S. Bernardo, a S. Caterina da Siena, al Savonarola, richiamare Papa e vescovi a fare il loro dovere, se non vogliono andare all’inferno.
12. Ci troviamo oggi a vivere in una situazione storica praticamente identica a quella che la Chiesa affrontò all’epoca dell’eresia ariana: la maggioranza dei Vescovi era eretica, ed aveva l’appoggio – caso più unico che raro – dell’autorità civile, con un Giuliano l’Apostata, che si avvaleva della complicità degli ariani per riconvertire i templi cattolici al culto pagano. Anche Sant’Atanasio era un passatista, un elitario, un rigido, dinanzi all’apostasia della Gerarchia. É così difficile comprendere che la crisi odierna è uguale e peggiore di quella ariana? Non ne uscì la Chiesa, pur dopo secoli, più forte e salda? Non giudichiamo il comportamento di tanti Prelati di allora come vera e propria codardia, connivenza con l’errore, brama di mantenere le cariche pur di non proclamare la verità, ricoprire funzioni di nomina imperiale con lo scopo di demolire dall’interno la Chiesa? E cosa vi è di così diverso da quel che avviene oggi?
R. –  Oggi sta avvenendo la stessa cosa, solo che il rimedio non è tornare al preconcilio e al Vetus Ordo, col rifiuto della riforma conciliare e del Novus Ordo, ma è l’attuazione reale e sincera della riforma conciliare contro la sua storpiatura operata dai modernisti, vincendo la resistenza irragionevole dei lefevriani.
13. Vorrei chiederLe, se dopo aver enumerato tutti quegli eretici e sacrileghi – cui aggiungerei la schiera dei lussuriosi molestatori di fanciulli e sodomiti che quotidianamente vengono condannati da tribunali civili dopo decenni di coperture ecclesiastiche – Ella non si domandi: Chi li ha ordinati sacerdoti? chi li ha consacrati Vescovi? chi ha loro imposto il galero cardinalizio? chi li ha nominati alle più alte cariche nella Curia, nelle Conferenze Episcopali, negli Atenei pontifici? chi li ha chiamati come esperti al Concilio? Eppure si sapeva, e si sapeva ch’essi erano non solo viziosi immorali, ma anche eretici dichiarati. Questa generazione perversa e degenere (Fil 2, 15) è riuscita ad assurgere ai vertici della Chiesa non con la violenza, ma ex audientia Sanctissimi. Se ne faccia una ragione, prima che assieme ad essa vengano trascinati nel fango anche i tanti, tantissimi buoni sacerdoti che finora hanno subìto in silenzio per timor di scandalo. Oportet ut scandala eveniant. 
R. – Le rispondo con un’altra domanda: come hanno fatto Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II a diventare Santi? Perché i Pontefici seguenti li hanno fatti Santi? In base a quali meriti? Perché hanno promosso o tollerato gli eretici, i ribelli e i corrotti? La risposta è più che evidente. Perché hanno esercitato le virtù eroiche. Ma quali, soprattutto? La sapienza nello zelo per la sana dottrina, la giustizia nella condanna degli errori, l’umiltà nell’ascoltare le esigenze e i bisogni del popolo di Dio e dell’umanità di oggi, la loro mitezza e parresia evangeliche, la tenera pietà mariana, il culto dei Santi, l’instancabile opera di evangelizzazione, la pietà nella promozione del culto divino, la cura per l’educazione cattolica, per la formazione del clero, per il progresso della teologia e per la vita religiosa, la carità nel colloquio con i non cattolici, l’abilità nel risolvere i conflitti e nel favorire accordi di pace, la prudenza nel governo della Chiesa, la pazienza nelle avversità, l’indipendenza dalle seduzioni dei poteri di questo mondo, la loro «unione a Gesù Crocifisso e abbandonato», come diceva Chiara Lubić. E allora, Ella Lei ribatterà, come mai, come hanno potuto tollerare quei mali che Ella elenca? Non se ne sono accorti? Non sono stati informati abbastanza? Sono stati ingannati? Queste cose possono essere accadute in parte. Ma io penso che sapevano, ma non hanno potuto intervenire, per cui hanno dovuto sopportare. Non c’è altra spiegazione.
14. Sono certo che, quando la Chiesa si sarà liberata dei nemici che l’eclissano nella sua dottrina, nella sua morale e nella sua liturgia, una delle prime cose che spariranno sarà il rito riformato. Spero che allora, obbediente all’autorità legittima del Romano Pontefice, Ella accetterà di buon grado di celebrare il venerando Rito cattolico, adoperandosi perché i fedeli ne traggano quei frutti spirituali ch’Ella loda ed apprezza. E che, con pari obbedienza all’Autorità, abbandoni la difesa di quello che allora sarà finalmente condannato come Conciliabolo di Roma.
R. – S.Paolo VI disse a Mons.Lefebvre: «Il Concilio Vaticano II ha la stessa autorità del Concilio di Nicea». Dunque, caro Baronio, è profondamente  irriverente nei confronti del Magistero della Chiesa e di quella Tradizione, che Ella vuol difendere, definire «conciliabolo» il Vaticano II. Pertanto, la «Chiesa si sarà liberata dei nemici che l’eclissano nella sua dottrina, nella sua morale e nella sua liturgia», non con l’abolizione del Novus Ordo e la condanna delle dottrine del Vaticano II, idea stoltissima, ma, al contrario, accogliendone e sviluppandone le dottrine, conservando il Vetus Ordo e confermando il Novus, mantenendo quanto c’è di valido nella sua pastorale e correggendo semmai la tendenza buonista con il ripristino di un saggio congiungimento, da parte dell’autorità, dell’esercizio di una giusta severità con una prudente misericordia, che non sia un pretesto per evadere la legge, ma favorisca quel giusto mezzo tra rigorismo e lassismo, quella sintesi di fede e di ragione, di conservazione e di progresso, di sacro e profano, di tradizione e rinnovamento, di tolleranza e di intransigenza, di democrazia ed autorità, di disciplina e di libertà, che sono i fattori fondamentali ed irrinunciabili delle grandi civiltà e della santità della Chiesa.
15. Durante l’Avvento, ed in particolare durante la Novena, nelle chiese cattoliche si canta: Veni Emanuel, captivum solve Israël. Vieni, o Emanuele: libera Israele prigioniero. Una preghiera che invoca da Dio la conversione dell’antico Israele, affinché cada il velo che gli impedisce di riconoscere il Salvatore e Nostro Signore Gesù Cristo; e la conversione del nuovo Israele ch’è la Chiesa Santa, oggi prigioniera della haereticorum perfidia. Possa questo auspicio unirci intorno al Re Bambino.
Dormi, o Celeste: i popoli
Chi nato sia non sanno;
Ma il dì verrà che nobile
Retaggio tuo saranno;
Che in quell’umil riposo,
Che nella polve ascoso,
Conosceranno il Re.
R. – Faccio completamente miei questi pii voti ed auspici, invocando per Lei e per i suoi Cari l’abbondanza delle grazie e delle benedizioni, che il nostro Re divino, dalla culla di Betlemme, viene a far scendere su coloro che lottano e soffrono per l’avvento del suo Regno.
P. Giovanni Cavalcoli,OP
Varazze, 19 dicembre 2018
Terzo Giorno della Novena di Natale 
Note:
[1]Cf il mio libro  Il mistero della Redenzione, Edizioni ESD, Bologna, 2004, pp.318-343.
  (2 ) Karl Rahner. Il Concilio tradito, Edizioni Fede&Cultura,Verona 2009.

Marco Tosatti

20 Dicembre 2018 Pubblicato da wp_7512482 23 Commenti --



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