ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 17 marzo 2019

Ritorno al sacro

LA PROPOSTA DELLA NUOVA BQ
Riscoprire il Canone per uno shock liturgico salutare

La Messa in latino proibita a Cremona e la mancata riforma della riforma. Eppure basterebbero piccoli shock liturgici per invertire la rotta e aiutare i fedeli a comprendere l'importanza del ritorno al sacro. Come ad esempio recitare frequentemente il Canone durante la Messa e non emarginarlo solo perché troppo lungo. Il suggerimento del professor Lugaresi e la campagna della Nuova BQ #riscopriamoilCanone. 





Caro direttore,
sono rimasto colpito dalla vostra cronaca del recente episodio di Cremona, dove la richiesta di un gruppo di fedeli di poter celebrare la messa con il vecchio rito è stata respinta del vescovo in evidente dispregio del motu proprio di Benedetto XVI Summorum pontificum, tuttora vigente. Mi pare che sia l'ennesima conferma di un dato di fatto: la “vacca sacra” della chiesa contemporanea è la prassi liturgica instauratasi negli ultimi cinquant’anni, in modo largamente divergente dai desiderata dei padri conciliari ma millantando una diretta e, per così dire, cogente derivazione dal Concilio.

Sembra che nella chiesa di oggi tutto si possa mettere in discussione e qualunque cosa si possa dire impunemente, ma alla riforma liturgica (che poi in realtà significa la prassi liturgica) non si può muovere alcuna critica, obiezione o proposta di cambiamento. Che una seria “riforma della riforma” sia un’urgente necessità della chiesa credo che lo pensino in molti, e tra essi c’è sicuramente Benedetto XVI, il quale ha espresso più volte la convinzione che, essendo l’attuale crisi della chiesa una crisi di fede, la crisi di fede sia un tutt’uno con la crisi della liturgia.

Per questa emergenza, però, egli da papa non fu in grado, per ragioni che io ignoro, di fare altro che insegnare, esortare, dare il buon esempio e promulgare appunto il Summorum pontificum, il cui senso forse si deve intendere, più che nell'ottica di un’apertura ai “tradizionalisti” per una soluzione dello scisma lefevriano, come un modo indiretto (e sostanzialmente fallito) di riaprire la questione liturgica per tutta la chiesa. Negli anni successivi alla sua rinuncia al pontificato, chi ci ha provato (come ad esempio il cardinale Sarah, che dopotutto sarebbe il prefetto della congregazione per il culto divino!) è stato respinto con perdite. Chi tocca i fili muore.

Da semplice fedele, vorrei però avanzare, attraverso il vostro giornale, una modesta proposta, che saprete senz'altro valutare ed eventualmente rilanciare meglio di me. Anche nella presente situazione, c’è una cosa che qualunque buon sacerdote può fare, solo che lo voglia, senza dover chiedere il permesso a nessuno ed essendo perfettamente in regola con le leggi della Chiesa: riprendere a celebrare la messa (la messa novus ordo, si intende) usando ordinariamente (che non vuol dire sempre, basterebbe farlo regolarmente) il canone romano. 

Un tempo era l’unica preghiera eucaristica valida per tutti in tutto il mondo – e forse c’era in questa unicità un segno profondo di unità universale a cui la Chiesa ha deciso di rinunciare: se abbia fatto bene o  male non saprei, ma tant’è – mentre oggi fa parte di un numero di preghiere eucaristiche che, nel messale italiano, credo ammonti a una decina. Non me ne intendo, quindi non saprei dire quanto questo pluralismo espressivo risponda ad una sensibilità più interessata a parlare con gli uomini che non a parlare con Dio, ma non è questo il punto che ora mi interessa. Il punto è che il canone romano c’è ancora, anzi è la prima delle preghiere eucaristiche del messale. Solo che non la dice mai nessuno (o quasi).

Per quello che risulta a me, e alle persone con cui ho avuto occasione di parlarne, tutti (o quasi tutti) i  preti dicono sempre (o quasi) la seconda preghiera eucaristica e davvero non so perché. “Perché è più breve”, mi sono sentito rispondere candidamente qualche volta, quando ne ho chiesto il motivo: e basterebbe una risposta del genere a fornire materia di riflessione per gli esercizi spirituali della quaresima del papa e dei cardinali!). Il canone romano è ormai sparito dalla memoria dei fedeli. Riportarcelo, sarebbe secondo me, una piccola ma benefica rivoluzione, perché risentire, giorno dopo giorno, parole come quelle sono convinto che produrrebbe qualche effetto nelle menti e nei cuori. Sarebbe, oso sperare, almeno per qualcuno un piccolo schock liturgico. Servirebbe, quantomeno, a porsi delle domande, a riaprire la questione.

Ripeto, in questa materia non ho competenze, sono un semplice fedele che va a messa. Qualcosa sulla bellezza e la forza del canone romano ho scritto tempo fa nel mio blog, ma altri saprebbero approfondire l'argomento molto meglio di me. Qui mi limito a fare un solo esempio fra i tanti: in quella preghiera il sacerdote, apprestandosi a consacrare il vino, dice: «Dopo la cena, allo stesso modo, prese questo glorioso calice nelle sue mani sante e venerabili, ti rese grazie con la preghiera di benedizione, lo diede ai suoi discepoli, e disse: …». Dice questo calice, cioè precisamente quello che il sacerdote tiene in mano. Nelle altre preghiere dice “prese il calice”, e molti penseranno che stia semplicemente raccontando ciò che fece Gesù quella volta. Le pare una cosa da poco? Forse mi illudo, ma se i preti buoni riprendessero a pronunciarle, sull’altare, parole come questa; e se i fedeli tornassero a sentire, sull’altare, un linguaggio diverso da quello a cui sono stati (forzosamente) abituati da decenni, un piccolo seme sarebbe gettato. E non c’è superiore che potrebbe proibire di leggere quel che (ancora) c’è scritto sul messale!
Con viva cordialità.
Leonardo Lugaresi*

*Accademico. Professore di Storia del Cristianesimo

Caro professore, prendiamo al volo il suo suggerimento che - ripercorrendo fortunate campagne del nostro giornale - potremmo chiamare #riscopriamoilCanone. Pertanto facciamo nostra la sua proposta, alla quale aggiungeremmo solo che questo schock liturgico farebbe bene ai fedeli, ma sicuramente anche Dio, il quale tornerebbe a sentire gli uomini parlare con un linguaggio diverso e una consapevolezza del sacro più profonda. Pertanto, invitiamo tutti i sacerdoti, amici e lettori della Nuova BQ a segnalarci a redazione@lanuovabq.it se e in quale chiesa si è ricominciato - o non si è mai smesso - di recitare il Canone o preghiera Eucaristica I con una certa frequenza e non solo per la missa in coena domini. a.z.

http://www.lanuovabq.it/it/riscoprire-il-canone-per-uno-schock-liturgico-salutare

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