ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 27 aprile 2019

Da che mondo é Monda..?



Venerdì Santo a Sri Lanka, la Madre ha lacrimato sangue




Naturalmente, ci si può non credere.



Auxilium Christianorum, Consolatrix Afflictorum, Refugium Peccatorum


Sub tuum praesidium confugimus, Sancta Dei Genitrix.

Frattanto in Europa –

Der Spiegel ha pensato a questa copertina  per la settimana di Pasqua.
Titolo: Chi crede ancora a questo?
sottotitolo: Perchè i cristiani stessi non hanno più bisogno di Dio.
























Infatti  questi non hanno bisogno di Dio:

Arancia Meccanica su un disabile: torturato e picchiato da 14 ragazzini che hanno condiviso tutto su Whatsapp

Un uomo di 66 anni di Manduria, in provincia di Taranto, Antonio Cosimo Stano, sarebbe stato segregato in casa per giorni, seviziato e picchiato fino alla morte: un vero e proprio orrore, finito dopo che i poliziotti lo hanno trovato legato ad una sedia nella sua abitazione e lo hanno portato in ospedale, dove è morto tre giorni fa. Per il suo decesso sono indagati 14 giovanissimi, due maggiorenni (di 19 e 22 anni) e 12 ancora minorenni: la baby gang avrebbe filmato le sevizie per poi condividerle in chat su Whatsapp. I video dell’orrore sono al vaglio degli investigatori.
Arancia Meccanica su un disabile: torturato e picchiato da 14 ragazzini che hanno condiviso tutto su Whatsapp
Secondo quanto riferito dalla polizia ad alcuni quotidiani locali il 66enne, che soffriva di disagio psichico, avrebbe subìto una serie di assalti in casa da parte del branco di ragazzi, che lo avrebbero aggredito, bullizzato e rapinato. L’uomo era stato costretto a rinchiudersi in casa, senza mangiare e bere per giorni. Su segnalazione dei vicini, il 6 aprile scorso la polizia è intervenuta nell’appartamento e lo ha trovato legato ad una sedia, probabilmente fermo lì da giorni.
La vittima nei giorni scorsi stata sottoposta a due interventi per suturare una perforazione gastrica e per una emorragia intestinale, ma tre giorni fa ha perso la vita in ospedale. Nei video, diffusi tramite Whatsapp, i giovani si sarebbero ripresi mentre sottoponevano il 66enne a violenze con calci, pugni e bastoni. Le procure, quella dei minori e quella ordinaria, indagano per i reati di omicidio preterintenzionale, stalking, lesioni personali, rapina, violazione di domicilio e danneggiamento.



https://www.maurizioblondet.it/venerdi-santo-a-sri-lanka-la-madre-ha-lacrimato-sangue/

SRI LANKA. LA PERSECUZIONE DEI CRISTIANI, LE PAROLE DI CREPALDI, E GLI STRANI SOFISMI DI SPADARO E MONDA.

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, un amico, attento lettore del nostro sito e ben inserito nella vita del Vaticano, ci ha inviato una sua riflessione su recenti prese di posizione da parte di autorevoli esponenti del mainstream comunicativo della Santa Sede. Ci sembra uno stimolo e un contributo interessante al dibattito su questo tema. E a prologo di questa riflessione ci sembra opportuno riportare il commento di mons. Giampaolo Crepaldi a proposito della strage in Sri Lanka.

La Diocesi di Trieste esprime la sua fraterna vicinanza e l’assicurazione della propria preghiera ai cristiani dello Sri Lanka e condanna fermamente gli atti di terrorismo islamo-jihadista che hanno insanguinato il Paese asiatico, colpendo soprattutto i cristiani che, nel giorno di Pasqua, si trovavano raccolti nelle chiese a celebrare la risurrezione del Signore Gesù. Atti di morte mentre si celebrava la vita e l’amore divini. I kamikaze che si sono immolati in nome di Dio per uccidere altri uomini non hanno compiuto altro che atti di profanazione e di bestemmia.  Definire «martiri» questi mostri che sono morti compiendo atti terroristici è stravolgere il concetto di martirio, che è testimonianza di chi si fa uccidere per non rinunciare a Dio e al Suo amore e non di chi uccide in nome di Dio. Quale segno di speranza ci resta la statua del Cristo Risorto, rimasta ritta all’interno di una delle chiese attaccate: essa si presenta macchiata con il sangue dei nuovi martiri cingalesi che, con il dono della loro vita, hanno offerto la più eloquente e convincente testimonianza di quanto la fede in Cristo promuova la vera umanità nella fraternità e nella pace.
S.E: Mons. Giampaolo Crepaldi
Arcivescovo di Trieste

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Nel giorno in cui, per i cristiani, la vita sconfigge definitivamente la morte, e la luce di Cristo rischiara le tenebre del dubbio, del peccato, un feroce attacco terroristico ha massacrato più di 350 persone innocenti, una cifra destinata a salire col passare del tempo. Si dice che subito dopo i “social” siano impazziti, con la diffusione di sfoghi, condanne e accuse tanto che il governo dello Sri-Lanka avrebbe deciso di chiudere i social network per evitare diffondersi di violenza e di notizie fuorvianti.
Gli strani sofismi di Spadaro e Monda
 Credo però che, di fronte a un fatto del genere, certe reazioni siano del tutto naturali e giustificabili, mentre al contrario trovo a-normali e ingiustificabili i commenti e le analisi “più o meno colte” che alcuni sedicenti esperti hanno esposto “tra una portata e l’altra” del loro pranzo di Pasqua, nella quiete patrizia (come direbbe Diego Fusaro) dei loro appartamenti. Mi riferisco al fatto che, se una simile tragedia dovesse accadere a nostro fratello, a nostra sorella, ai nostri figli o ai nostri genitori (venire uccisi mentre sono al mercato, per strada o tanto peggio mentre sono riuniti in preghiera festeggiando un evento gioioso come la Pasqua) una reazione scomposta sarebbe più che giustificata. Dolore, rabbia, disperazione, sconforto, sete di giustizia e di vendetta, richiesta pressante che mai più si ripeta una tale carneficina che nessun dio oserebbe richiedere a meno che non governi un mondo di tenebre e sia mosso dall’odio verso tutto il creato e il suo Artefice. Queste sono reazioni normali, umane, comprensibili e dunque giustificabili per chi ha subito e vissuto un simile incubo.
Al contrario i commenti al caviale, le analisi da salotto, le fredde puntualizzazioni da biblioteca, le saccenti riflessioni da maestri del dialogo e da monaci del pacifismo le trovo fuori luogo, innaturali, incomprensibili e ingiustificabili, specialmente se vengono lanciate a poche ore dal disastro, quando ancora si contano le vittime e si mettono assieme le parti dei loro corpi mutilati dagli assassini. Tali commenti che trasudano cinismo e inusuale freddezza possono venire solo dagli assassini stessi, ma non da chi si vorrebbe dalla parte delle vittime.
È dunque incomprensibile la reazione del padre Gesuita Antonio Spadaro che con alcuni Tweet a caldo ha sconvolto non pochi fedeli, non meno di quanto lo abbiano fatto Obama e la signora Clinton con i loro democratici giri di parole. Di commenti se ne sono letti e sentiti tanti e non varrebbe la pena di fermarsi a riflettere su ogni cosa detta e scritta.
Ma Spadaro è una voce autorevolissima dell’entourage papale.  Forse non troppo uomo e non troppo forte per venire definito l’«uomo forte» del pontificato di Bergoglio ma sì abbastanza influente da venir considerato dagli addetti ai lavori lo “spin doctor” e l’eminenza grigia di Papa Francesco, il suo referente di fiducia su temi delicati quali la comunicazione, la politica, l’ecumenismo e il dialogo interreligioso. Subito dopo gli attentati Spadaro si è affrettato a gettare acqua sul fuoco, affermando che l’eccidio rappresentava un “attacco allo stato” in un paese dove i cristiani vivono in pace senza subire alcun tipo di discriminazione, mentre è in atto un conflitto etnico locale.
Per corroborare la sua tesi ha ripubblicato una vecchia intervista fatta a gennaio al cardinale Ranjith di Colombo in cui si parla di una coesistenza pacifica tra le religioni in Sri-Lanka (Curioso però leggere sul sito di Open Doors, la scheda relativa al paese asiatico e scoprire che i cristiani sono vittime di una crescente discriminazione religiosa, anche da parte dei buddisti. «Lo Sri Lanka è rientrato nella lista dei primi 50 paesi dove più si perseguitano i cristiani e ricopre la 45° posizione. E’ uno degli esempi più lampanti del pericolo crescente in Asia del nazionalismo religioso di stampo buddista»).
Le esternazioni di Spadaro lasciano a bocca aperta in un momento di estremo dolore in cui sarebbe auspicabile il silenzio, accettabile la rabbia e doverosa una ferma richiesta di giustizia nei confronti degli assassini.
Non si capisce cosa abbia spinto il giornalista Spadaro a gettarsi a capofitto in quella che sembrerebbe una Excusatio non petita volta quasi a difendere gli islamici da un possibile e naturale linciaggio mediatico. Poche ore dopo il sedicente “Stato Islamico” ha rivendicato l’attacco contro i “Cristiani in guerra”, ossia contro quei cristiani che non hanno accettato di sottomettersi alla volontà dell’ISIS. Non serve un dottorato di ricerca, non serve dirigere un giornale per capire che gli aggressori erano di fede musulmana e le vittime di fede cristiana, per capire che gli uni sono stati mossi dalla loro fede a massacrare gli altri a causa della loro fede. Poi, e solo poi, vengono le analisi, le puntualizzazioni, gli approfondimenti e gli appelli alla convivenza civile, ai ponti e – perché no – al perdono cristiano. Ma la realtà dei fatti, ovvia e scontata senza bisogno di rivendicazioni pompose, non sembra essere così chiara a tutti.
Arriva poi il commento del neo direttore dell’Osservatore Romano, quotidiano della Santa Sede. Andrea Monda, amico e collaboratore di lunga data di Spadaro, scelto (inaspettatamente?) da papa Francesco per guidare il suo giornale, ha pubblicato un editoriale intitolato “Rimanere umani“. La lettura del testo di Monda mi ha lasciato a dir poco perplesso… Mi è venuta in mente una scena che probabilmente avrete presente: due fratelli litigano e se le danno di santa ragione; uno le prende, l’altro le da; quello che le ha prese piange, chi le ha date sghignazza; arriva la madre e sgrida con fermezza entrambi richiamandoli all’ordine e alla civile convivenza. Così, come potrebbe rimanere di stucco chi – cornuto e mazziato – è stato prima picchiato e poi sgridato, sono rimasto dopo aver letto l’editoriale del Direttore dell’OR che si può sintetizzare in poche parole: “basta litigare tra religioni, la violenza genera violenza (vedi la strage della Moschea in Nuova Zelanda?), viviamo in pace giacché adoriamo un unico dio (o Dio?)”. Il tutto condito da citazioni di papa Francesco e di Benedetto XVI (che messi assieme stanno meglio) e una citazione colta di un autore russo a me sconosciuto, ma sicuramente noto a tutti voi [Vi prego di leggere voi stessi il testo e, se vorrete, di aiutarmi a capirlo… che qui vien voglia di allearsi col fratello per far torto alla madre!]. Un commento super partes quello di A. Monda che per non scontentare nessuno afferma che quello che è successo non è bello e non deve ripetersi. Ma – mi domando e chiedo – può la Chiesa considerarsi super partes quando un gruppo religioso ben preciso (che – fino a prova contraria – si rifà al Corano e alle istruzioni di Maometto) conduce una violenta guerra contro i propri figli?
Se dunque per il giornalista Spadaro la causa della carneficina di Pasqua si trova in un conflitto etnico locale, per il professore Monda si tratta di litigate tra fratelli,bisticci tra religioni, che non dovrebbero più ripetersi a favore di una convivenza civile. L’importante è affermare che non si tratta di terrorismo islamico contro i cristiani (perché cristiani). Tutto molto politicamente e religiosamente corretto. Restiamo umani, diamine! Mi domando e mi chiedo, perché due eminenti responsabili delle comunicazioni del Vaticano, strettissimi collaboratori di papa Francesco, portavoci ed esegeti della sua “linea”, debbano ridursi a questi astrusi sofismi per difendere l’idea di islam come “religione di pace” e per negare che esista una chiamata alle armi contro i cristiani che sparge sangue in tutto il globo. Non si tratta qui di rispondere con la stessa moneta o di sferzare attacchi vendicativi, ma di chiamare le cose con il loro nome senza arrampicarsi sugli specchi con improbabili ragionamenti e retoriche pericolosamente simili a quelle del mainstream laicista che vedrebbe nelle religioni (in tutte) la causa di ogni male (mettere sullo stesso piano la strage nella moschea in Nuova Zelanda e la carneficina in Sri-Lanka è – con tutto il rispetto dovuto ai defunti di ogni razza e credo – un’offesa verso chi legge e una grave mancanza contro la verità dei fatti).
Una guerra globale contro i cristiani
Peccato allora che siano in molti a credere che quella in atto sia una “guerra globale” contro i Cristiani (Global War on Christians è l’espressione del noto vaticanista statunitense J. Allen). Persino il filosofo francese, ebreo nato in Algeria, Bernard-Henri Levy (non di certo un cristiano, né un populista, anzi…) riconosce che «la comunità cristiana oggi è nel mondo la più sistematicamente, violentemente e impunemente perseguitata» , che subisce un “odio planetario“, un’onda di morte, e che sia dunque urgente una “protezione globale” dei cristiani “dall’Asia al Medi Oriente”. Anche il noto conduttore televisivo Bruno Vespa, non certo uno che ama esporsi per questo o quel partito, ha dedicato una parte della trasmissione “Porta a Porta” ai cristiani perseguitati sfidando il diktat mediatico che vieta di parlare della persecuzione in atto contro i cristiani. Una persecuzione che sta assumendo i tratti di un vero e proprio genocidio, come afferma Claudio Cerasa, direttore de Il Foglio nel suo editoriale del 23 aprile: “Chiamare le cose con il loro nome e mettere a fuoco il tema del genocidio dei cristiani non è semplice […]. Ammettere che esistono persone tormentate per il loro credo comporta una riflessione complicata non tanto sui perseguitati quanto su chi perseguita. E dover riconoscere che esiste in tutto il mondo (e non solo in Asia, dove i perseguitati come abbiamo visto sono tantissimi) una religione che se interpretata in modo rigido porta allo sterminio dei miscredenti (Corano 2:191: “uccideteli ovunque li incontriate, e scacciateli da dove vi hanno scacciati: la persecuzione è peggiore dell’omicidio… Questa è la ricompensa dei miscredenti“) porterebbe a dover riconoscere che esistono alcune religioni che hanno una radice più violente di altre…”.
Cerasa ricorda i numeri della persecuzione:
“Da gennaio a oggi, secondo alcuni dati forniti da Open Doors, organizzazione che monitora la libertà religiosa nel mondo, sono 4136 i cristiani uccisi per questioni legate al loro credo, in media undici al giorno. Dall’inizio dell’anno a oggi sono circa 300 i cristiani uccisi in Nigeria, 16 mila dal giugno del 2015, e in buona parte sono stati uccisi dagli islamisti di Boko Haram, che hanno distrutto circa 13 mila chiese in tutto il paese. Negli ultimi sei anni, i cristiani a Gaza sono diminuiti del 75% passando da circa 4500 a 1000. In Iraq, secondo le stime più ottimistiche, i cristiani sono passati da circa 1,5 milioni nel 2003 a 450 mila nel 2015. Ogni anno sono circa 215 milioni i cristiani che subiscono persecuzioni, 3060 quelli uccisi, 1922 incarcerati e 793 chiese prese di mira. Secondo ACS (Aiuto alla Chiesa che Soffre) sono quasi 300 milioni di cristiani – uno su sette – a vivere in uno stato di persecuzione e continuano ad essere di gran lunga il gruppo religioso più sottoposto a violazioni di diritti umani, soprusi e violenze”.
La “terza via”: il perdono e l’amore al nemico
Ma oltre agli estremi della rabbia e dei commenti eruditi fuori luogo, c’è poi un’altra via – quella più alta – che è, per i cristiani, la chiamata al perdono e all’umile accettazione della volontà di Dio. Questo non viene certo dalla capacità umana (non è certo frutto del “restare umani”) ma è un atto di fede (eroica?) possibile solo con l’aiuto della Grazia. Perdonare i propri nemici, gli assassini dei propri figli, vuol dire essere come Cristo, per farlo è necessario avere lo spirito di Cristo, essere una cosa sola con lui. Non si può dunque esigere il perdono, né si può pretendere che a caldo così si esprimano i cristiani mentre piangono i loro defunti. A questo siamo chiamati tutti noi mentre preghiamo per i cristiani perseguitati, i nuovi martiri che caricano ogni la pesante croce di Cristo. Quei cristiani che non si arrendono davanti alle minacce islamiste ma continuano a celebrare l’Eucaristia ogni domenica, a riunirsi mettendo a rischio la propria incolumità e quella dei propri cari, mentre troppo spesso a noi ci frenano la stanchezza, il freddo o un po’ di pioggia domenicale.
Marco Tosatti

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