ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 21 novembre 2019

I nemici che non lo vollero re

CONCILIO VATICANO II,  DIES A QUO



La devastazione dottrinaria del Concilio Vaticano II non si è limitata al campo morale, ma è giunta a mettere in discussione la stessa sostanza della Rivelazione relativizzando la verità della Redenzione operata dal figlio di Dio 
di Cesaremaria Glori 

0 cristianesimo

Al giorno d’oggi sembra ancora  intoccabile la tesi che il Concilio Vaticano II sia sempre stato assistito dallo Spirito Santo e che le Costituzioni, i Decreti e le Dichiarazioni in esso contenute siano l’emanazione di plurime coscienze assistite da Dio e perciò da considerare patrimonio intoccabile e autentico di Santa Romana Chiesa. Ma, dopo tutto quello che  è accaduto nell’ambito della  Chiesa Cattolica nei cinquantacinque anni dalla chiusura del Concilio, non sembra  che i suoi frutti siano stati quelli che si auspicava che fossero da quella parte di Chiesa fedele alla Tradizione e al Magistero dei due millenni precedenti. Un’altra parte, al contrario, ha ribaltato la Tradizione e il Magistero del Passato per  orientare  l’azione della Chiesa verso tesi <<pastorali>> più che aperte alle aspettative di una società ormai scristianizzata e in preda ad una smania di ribaltamento dei costumi, della morale e degli stessi principi basilari della natura umana.


La devastazione dottrinaria non si è limitata al campo morale ma è giunta persino a mettere in discussione la stessa sostanza della Rivelazione relativizzando la verità della Redenzione  operata dal figlio di Dio, Gesù Cristo, con il Suo sacrificio cruento sulla croce.   Questa relativizzazione della Redenzione del Cristo è la conseguenza di quanto è scritto in Lumen Gentium n.16, ove  agli Ebrei sono riconosciuti <<i doni e la vocazione di Dio  -in quanto – irrevocabili>>.  Gli Ebrei rifiutando il Cristo e non riconoscendo il valore salvifico del Suo sacrificio si sono posti da soli fuori dell’antica alleanza, giacché essa era connessa indissolubilmente al compimento della promessa  dell’avvento del Figlio di Dio su questa terra.  La prima alleanza per mantenere i suoi frutti doveva necessariamente perfezionarsi  con l’accettazione del dono del Cristo, senza il quale non c’è possibilità di salvezza.  Non riconoscendo il Cristo nella persona di Gesù di Nazareth, gli Ebrei si sono posti automaticamente fuori dal Popolo di Dio. Soltanto la fede in Gesù Cristo garantisce la salvezza eterna. Gesù stesso ha sancito questa inderogabile condizione per la salvezza dell’Uomo: la fede in Lui come salvatore del mondo. Soltanto Gesù Cristo è la porta stretta attraverso la quale si entra nel Regno di Dio.
Gli Ebrei potrebbero però obiettare che per loro l’alleanza non ha ancora trovato il suo compimento in quanto non riconoscono in Gesù Cristo il Messia promesso , per cui è lecito per loro continuare a credere nell’alleanza e a comportarsi in conseguenza. Questo è vero dal loro punto di vista ma non certamente da quello dei Cristiani, perché se così non fosse dovremmo anche noi credere che la Redenzione del Cristo non sia ancora avvenuta e che dovremmo attenderla dall’improbabile Messia atteso dagli Ebrei.
A questo punto però è lecito chiedersi se sia ancora possibile la venuta del Messia. Lasciamo da parte la profezia di Daniele, la cui soluzione cronologica porta a concludere che il Messia deve essere già venuto circa duemila anni or sono.  Ammettiamo pure che il Messia sia da venire e analizziamone le condizioni. Per la venuta del Messia queste  erano e sono tuttora le condizioni previste dalla Sacra Scrittura e dalla tradizione mosaica.
  1. Che esista il Tempio, cioè la casa del Signore Eloì
  2. Che esista un discendente della stirpe di Davide
  3. Che esista il sacerdozio e il gran Sacerdote.
Poste queste condizioni cominciano le difficoltà:
  • Il Tempio è stato distrutto 1950 anni or sono dai Romani e non ci sono prospettive di una sua ricostruzione, a meno che si voglia rischiare una guerra nucleare che coinvolgerebbe quasi l’intero orbe.
  • L’altra condizione è rappresentata dall’esistenza di un maschio della stirpe di Davide. Gesù lo era e due degli Evangelisti(Matteo e Luca) ne hanno rilevato la genealogia consultando i rotoli custoditi nel Tempio e nessuno mai contestò l’appartenenza di Gesù alla stirpe davidica. I rotoli furono distrutti nel disastroso incendio che accompagnò la distruzione del tempio e non c’è oggi alcun altra possibilità per rintracciare un sicuro discendente da quella stirpe
  • L’esistenza del sacerdozio è svanita con la morte dell’ultimo gran sacerdote avvenuta dopo il 70 d.C. Il nuovo gran sacerdote avrebbe dovuto essere unto e consacrato da un altro sacerdote ma la loro esistenza si è esaurita circa 1900 anni fa, per cui anche questa condizione non può essere soddisfatta.
Che il sacerdozio sia ormai inesistente è dimostrato dall’esistenza dei Rabbini che, dopo la diaspora hanno sostituito gli scribi – che erano addetti al Tempio – e i sacerdoti anche essi collegati all’esistenza del Tempio. Insomma L’Ebraismo attuale non ha né Tempio né sacerdozio, né un discendente di Davide, per cui la venuta del Messia è resa impossibile da queste condizioni inattuabili.
  • C’è un’altra considerazione da fare ed è quella cronologica connessa alla profezia di Daniele, secondo la quale il tempo della venuta del Messia è trascorso ormai da quasi duemila anni. Ha sbagliato il profeta Daniele o hanno sbagliato coloro che erano preposti a fare i relativi calcoli già al tempo di Gesù? Si può ammettere uno scostamento di qualche decina d’anni o, al massimo, di un centinaio ma non di più.
  • Ergo: tempo scaduto. Il Messia o è già venuto nella persona di Gesù, per il quale le condizioni c’erano tutte, oppure è venuto ma nessuno se n’è accorto. In ogni casi gli Ebrei non ci fanno una bella figura, perché nel caso  dovesse essere già venuto,  a dedurre da Daniele, come mai nessuno se n’è accorto? Che non abbia per caso ragione l’ebreo romanizzato Giuseppe Flavio a ipotizzare che il Messia fosse l’imperatore Vespasiano?
Scherzi a parte, l’ostinazione del popolo ebraico è misteriosa. Essi continuano a sperare in un evento che le Sacre Scritture affermano essere già avvenuto e, tuttavia, essi continuano a sperare.
Questa speranza, questa fede nonostante che tutto vi si opponga costituisce un mistero insondabile degno del massimo rispetto e della massima considerazione.
Il mistero insondabile del pensiero di Dio ci impone di non filosofare  sulla salvezza del popolo ebraico
Affermare però che anche essi siano compresi nel piano della salvezza della Redenzione operata da Gesù Cristo con il suo sacrificio sulla croce è inaccettabile. La responsabilità di chi lo volle annichilito sulla croce resta a carico di chi Lo volle crocefisso. Anche Paolo plaudette alla crocefissione del Cristo ma Dio stesso lo volle al Suo fianco nella evangelizzazione dei non credenti e divenne il più grande degli evangelizzatori. Molti Ebrei hanno fatto lo stesso percorso di Paolo e hanno onorato la Chiesa. Molti, invece ancora negano e non vogliono riconoscere in Gesù Cristo il Messia promesso.  Lasciamo a Gesù la spiegazione di questo mistero. Noi possiamo soltanto concludere che il mistero del popolo eletto non rientra nella nostra capacità di comprensione. Possiamo concludere  che molto, anzi moltissimo ci lega agli Ebrei. La Legge, corretta da Gesù,  è valida anche per noi e, come Gesù ha affermato, nemmeno uno iota ne può essere cancellato . Quella legge ci lega agli Ebrei in modo indissolubile. Agli Ebrei, però, non all’Ebraismo che è una ideologia come le altre e che va presa in considerazione come ogni altra ideologia, cioè guardata alla luce della Rivelazione di Gesù .
Meditando sulla lettura del Vangelo di oggi mercoledì 20 novembre (Luca 19,11-28) dobbiamo chiederci chi siano <<quei nemici del Cristo che non volevano che io diventassi  loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me. Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme>>.
Credo che il messaggio di Gesù sia chiaro e inequivocabile. Quei nemici che non lo vollero re sono proprio coloro che lo vollero crocefisso gridando che il suo sangue ricadesse su di loro stessi e sui loro discendenti.  Penso, perciò che le aperture di Lumen Gentium  n.16 e di Nostra Aetate n.4 verso questi nostri fratelli non siano altro che manifestazione di buone intenzioni.
La Chiesa e i musulmani
La Costituzione Lumen Gentium al n.16 dichiara altresì che <<il disegno di salvezza abbraccia anche coloro che riconoscono il Creatore e tra questi, in particolare, i Musulmani i quali professando di tenere la fede di Abramo adorano con noi un Dio unico, misericordioso che giudicherà gli uomini nel giorno finale>>. Lo stesso concetto è ripetuto in Nostra Aetate n.3 ove, peraltro, è anche scritto che  essi non riconoscono Gesù come figlio di Dio e che lo venerano tuttavia come profeta.  La situazione è la stessa che abbiamo vista per gli Ebrei. I mussulmani negano in Gesù Cristo la divinità, gli Ebrei la dignità di re, che per loro equivaleva alla divinità nel caso del Messia.  La differenza dipende esclusivamente  dal contesto dello scritto in cui le due negazioni sono incluse, ma la sostanza è ben netta e chiara a chi legge con sano criterio interpretativo.
Ciò detto, esaminiamo e sviluppiamo quanto è scritto in Lumen Gentium ove si accenna alla fede dei musulmani.
Basta la fede in Abramo per avere la garanzia della salvezza eterna? Abramo era un uomo come noi ed anche lui ha atteso la promessa della venuta del Cristo per avere la salvezza. Abramo  è salvo in quanto credette in Cristo senza sapere null’altro di Lui eccetto la Sua venuta futura in questo mondo.  Abramo credette nella promessa e per questa fede fu salvato. Ma come coniugare la salvezza e il rifiuto di riconoscere in Gesù Cristo  il messia redentore? E’ forse possibile lucrare la eterna salvezza  negando non solo la morte in croce di Gesù di Nazareth  ma la Sua stessa missione di redentore del genere umano come fanno i musulmani?  Se per i cristiani vale come merito per la eterna salvezza la fede in Gesù Cristo e nel Suo sacrificio, come è mai possibile sostenere  che lo stesso dono sia riconosciuto ai mussulmani che non solo negano la divinità di Cristo ma escludono anche che Egli sia morto in croce annullando in tal guisa l’evento Redenzione , cioè quell’evento determinante per l’intera storia del genere umano? Negare la morte in Croce del Cristo equivale a negare sia il peccato di Adamo  sia il dono incommensurabile della Redenzione. L’Allah dei Musulmani è un Dio Creatore che non si è mai interessato dell’umanità e dell’Universo dopo averli creati. Il suo invalicabile isolamento lo rende inaccessibile e lontano dall’Uomo.
Come è ragionevolmente possibile riconoscere che il disegno di  salvezza abbracci anche i Musulmani solo perché riconoscono lo stesso  Dio Creatore adorato da Abramo?
Inoltre, a  proposito dei Musulmani come possiamo essere certi che il loro Allah sia proprio il Dio di Abramo, quello stesso Dio che parlò a lui indicandogli quel che doveva fare? Siamo proprio sicuri che il Dio unico dei Musulmani sia persona? Dal Corano si evince che il Dio di Abramo non parlò mai direttamente al profeta Maometto  e che a costui parlò soltanto l’angelo Gabriele. Nulla ci assicura sulla appartenenza di questo angelo al Regno del Dio di Abramo. E’ ben vero che il Dio unico di Maometto sia in tutto compatibile col Dio tramandatoci dall’Antico Testamento, ma come può un Cristiano accettare che si tratti dello steso Dio  dichiarato padre amoroso  di tutti gli uomini, nessuno escluso, dal Suo Figlio prediletto Gesù Cristo?
Come può un Cristiano riconoscere nel Dio di Maometto il Padre amoroso cui, Gesù Cristo il Suo figlio prediletto ci  ha insegnato di  rivolgerci  per qualsiasi necessità? Come può un Cristiano – che il Corano definisce infedele – fidarsi che il Dio di Maometto sia lo stesso Padre di Gesù Cristo ? Come può essere la stessa persona che, seppur definita misericordiosa, raccomanda più e più volte nel Corano di uccidere gli infedeli ? Come può questo Dio  contraddirsi così vistosamente chiamando coloro che credono in Suo figlio Gesù  suoi Figli adottivi se poi raccomanda, tramite il Corano, di sterminarli tramite altri figli che ambiscono soltanto ad un Paradiso fatto di piaceri e sollazzi sessuali?
Si può accettare l’idea che l’Allah dei Mussulmani costituisca un notevole progresso rispetto a quelle fedi che sono lontane da un Dio unico e personale, puro spirito onnipotente in cui sussiste l’Universo e tutte le creature in esso contenute. Un progresso, certamente, ma siamo ancora lontani dal Dio dei Cristiani che è Amore innanzitutto, che è Persona  e che governa l’Universo, la cui perfezione ci induce a credere in un Essere che è perché è,  e che comprende in Sé ogni essere come Sua creatura.
Tutto induce il cristiano a pensare e a credere che l’Islam sia un progresso rispetto alle fedi in più divinità professate dagli antenati di Maometto, ma la distanza dal Dio di Abramo e dal Dio rivelato da Suo figlio Gesù Cristo è smisurata . Il Cristianesimo, grazie anche agli apporti filosofici dello stesso Islam che,
nei secoli a cavallo dell’anno Mille dell’era Cristiana, giunse ad approfondimenti tali da avvicinarsi alla comprensione della enorme differenza fra l’Essere in Sé e per Sé dell’Onnipotente Dio  e della dignità dell’Uomo nell’ambito del Creato come essere conscio del suo  essere soltanto come derivato dall’Essere supremo .
Prendiamo ad esempio l’affermazione di Papa Francesco che la diversità delle religioni sia voluta da Dio.  L’affermazione si accompagna all’accordo di Abu Dhabi fra lo stesso Papa e il Grande Imam dell’Università islamica di Al Azar  conclusosi in un documento scritto con la firma di entrambi. 
Per la Chiesa cattolica e per il Cristianesimo in generale questa convenzione fra i due capi religiosi costituisce una profonda ferita inferta  alla dottrina, alla tradizione  e alla storia del Cristianesimo e dell’Occidente.  Una ferita profonda alla identità della fede cristiana che è bestemmia parificarla non solo all’Islam ma a tutte le altre fedi . La persona di Gesù Cristo è una figura rivoluzionaria nella storia umana. Per la prima volta da quando mondo è mondo è accaduto che Dio sia sceso al nostro livello per farsi a noi simile ma, soprattutto,per salvarci dalla perdizione eterna e restituirci la dignità di suoi figli.
In sintesi, la diversità delle religioni è voluta da Dio o, più correttamente, è permessa da Dio in rispetto della libertà dell’Uomo?  La differenza tra i due verbi, volere e permettere, è enorme, anzi è abissale. Il verbo volere ammetterebbe una complicità di Dio stesso  nel porsi da pari fra le altre divinità contraddicendo quanto comandò ab immemorabili che c’è un solo Dio.
Concilio Vaticano II,  dies a quo

di Cesaremaria Glori
continua su: 

VIDEO:"L'EUROPA DEI MINARETI"

    Video: natura ontologica dell’Islam. La religione del profitto? Dal protestantesimo calvinista, innestato su componenti ebraiche di Weber allo scontro di civiltà di Huntington: come governeranno le sterminate masse di diseredati 
di Alessandro Meluzzi



Natura ontologica dell’Islam. Origine della religione del profitto? Dal protestantesimo calvinista, innestato su componenti ebraiche di Max Weber, allo scontro di civiltà di Huntington: itruzioni di come governare sterminate masse di diseredati, sradicati e decerebrati in un mondo nominalmente islamizzato, ma dal cuore massonico? Il messaggio cattolico è scomodo: perchè i cristiani del 3° millennio vanno eliminati?
L'Europa dei minareti
di Alessandro Meluzzi

Fonte:  Il Decimo Toro 2  del 17 novembre 2019
 http://www.accademianuovaitalia.it/index.php/archivi/video/8077-video-l-europa-dei-minareti

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.