ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 24 gennaio 2020

Il nostro “monastero diffuso”

Il monaco guerriero, modello per il cattolico. Oggi


“Quale figura di cristiano propone il nostro autore? La figura del cristiano come monaco-cavaliere. Non con la bardatura, cavallo bianco e spada sguainata, ma in giacca e cravatta negli uffici, nelle case, nelle scuole, nelle parrocchie, ovunque. Persone che rimettono tutto in equilibrio: Dio prima di tutto, poi l’ascolto della sua divina Parola, la contemplazione della vita e dell’ordine delle cose, quindi di conseguenza l’amore vero per il prossimo, lo spirito di sacrificio, la preghiera, il servizio”.

Scrive così il padre Serafino Tognetti nella prefazione al bel libro di Aurelio Porfiri Uscire nel mondo. Strategie di sopravvivenza per cattolici non adult(erat)i (Chorabooks). Dunque, per restare cattolici, in questo momento di estrema confusione e di impazzimento collettivo, occorre uscire dal mondo? Non proprio.
Sentiamo ancora il padre Serafino: “Ne viene fuori un quadro originale, ma soprattutto possibile, praticabile. E stupendo. Dire cavaliere e dire monaco sembra oggi cosa strana, come a voler catapultare l’uomo moderno in situazioni lontane e anacronistiche, improbabili. E proprio qui sta l’errore. Nel testo si parla di spiritualità, di motivazione di fondo, non di pratiche. Gli uomini del passato avevano capito tutto questo, e per loro essere ‘monaci nel mondo’ era cosa normale, come anche essere ‘cavalieri’ in casa. Un esempio: il mite Francesco d’Assisi, conosciuto da tutti come figura perfetta del Cristo, come ‘poverello’, come mite cantore delle lodi di Dio, altro non era, invece, che un cavaliere e un monaco (nel senso che intendiamo qui)”.
Aurelio Porfiri è perfettamente consapevole di vivere in tempi difficili per la fede e per la Chiesa. Lo scrive fin dalla prima riga del suo piccolo libro, ma non perde neppure mezzo secondo in inutili polemiche e non si lascia attrarre dal gioco al massacro delle accuse e delle rivendicazioni. Al contrario, guarda avanti e cerca modelli di spiritualità in grado di guidare lui e tutti coloro che hanno a cuore ciò che soltanto conta: la salvezza. Volendo dunque “essere in grado di non perdersi quando tutto sembra perdersi”, ecco la proposta, che non può essere che una sola: vivere nel mondo senza essere del mondo. “Abbiamo ricevuto una chiamata che certamente non meritiamo: cerchiamo di esserne degni il più possibile”.
Il modello monastico, già rilanciato dal best seller Opzione Benedetto di Rod Dreher, è una possibilità concreta. Scrive Porfiri: “Dobbiamo vivere nel mondo, nelle nostre vite di tutti i giorni, come fossimo templari, mercedari (che all’inizio erano monaci guerrieri). Dobbiamo unire la contemplazione all’azione, la preghiera all’impegno apologetico, con quello spirito con cui i monaci di san Benedetto ricostruirono una vera civiltà cristiana”. E ancora: “Dobbiamo scansare le beghe clericali, gli ecclesiastici che scodinzolano dietro il mondo, i piani pastorali quinquennali; riprendiamo fra le mani la nostra fede e aiutiamo per la conversione anche quei chierici che si fossero persi”.
Il nostro “monastero diffuso”, propone Porfiri, “sia circondato da mura fatte di preghiera, di studio, di azione nel mondo per uscirne. Per perdere il mondo bisogna penetrarlo in profondità”.
L’autore fornisce alcune regole pratiche: primato della preghiera; amore alla tradizione e alla bellezza; non conformarsi alla mentalità del mondo; mantenersi sempre umili. Poche, utilissime indicazioni dettate da un atteggiamento e una consapevolezza di fondo: che occorre essere alla presenza costante di Dio. Dall’Oriente cristiano ci arriva la proposta dell’esicasmo, la tranquillità interiore che nasce dall’unione con Dio attraverso la contemplazione. Accogliamo questo suggerimento, specie quando ci sentiamo tentati di cedere allo sconforto o alla collera. Non è quietismo, non è rinuncia al combattimento. Anzi, è alimento e allenamento per il monaco guerriero che non si occupa delle piccole guerre di retrobottega perché sa che c’è una sola, vera battaglia. Da vincere ogni giorno con l’aiuto di Dio.
A.M.V.
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Prefazione di padre Serafino Tognetti
Chorabooks, 90 pagine, euro 9,35

Le profezie di padre Drexel: "Non lasciatevi scoraggiare".



La fede è più grande dell'obbedienza

Nel suo ultimo commento di "Eleison", il vescovo Mons. Richard Williamson ha ricordato il padre austriaco Albert Drexel, morto nel 1977, prestigioso professore di filologia. Dal 1922 in poi, Drexel riceveva ogni primo venerdì del mese un messaggio da Nostro Signore. I messaggi che gli sono stati dati dopo il 1970 fino alla sua morte sono stati pubblicati nell'opuscolo "La fede è più grande dell'obbedienza".

Lo spirito del mondo si è infiltrato nella Chiesa

Nel marzo 1971, padre Drexel sentì da Nostro Signore : "Mai da quando ho camminato visibilmente tra gli uomini, i problemi della mia unica e vera Chiesa sono stati così grandi come in questo momento - e la sofferenza continua a crescere". Cinque anni dopo, nel marzo 1976, a Drexel fu detto che "lo spirito del mondo si è infiltrato nella Chiesa" e che "questo spirito è penetrato negli ecclesiastici, nei monasteri e nei conventi, perché i monaci e le monache hanno abbandonato lo spirito dei loro Fondatori".

Molti posti saranno senza sacerdoti

Nel dicembre 1976, a padre Drexel è stato detto che non sarebbe stato lontano il tempo in cui la gente sarebbe stata senza sacerdoti in molti luoghi. Inoltre, il Signore gli disse che quei sacerdoti che accettano che la Messa come il sacrificio di Cristo sulla Croce e la celebrano di conseguenza, saranno perseguitati, disprezzati e messi al bando.

Un nuovo sacerdote arriverà "presto" -

A Drexel fu anche detto nel maggio del 1974 che - a breve - sorgeranno dei sacerdoti, che sono ancora in fase di formazione, nascosti in silenzio per il futuro. Secondo il vescovo Williamson, questa era la profezia riferita ai giovani sacerdoti che avrebbero iniziato a uscire dal seminario dell'arcivescovo Marcel Lefebvre a Écône, in Svizzera.

La Chiesa sta per rifiorire

Padre Drexel non ha sentito solo messaggi di sventura. Il 3 luglio 1970 Nostro Signore gli disse di essere di buon animo:
"Non lasciatevi scoraggiare dai disordini e dai tentativi di demolizione della mia Chiesa". Nel luglio 1975 gli fu detto che sulle rovine e sul cimitero dell'infedeltà e del tradimento, Dio avrebbe innalzato la Chiesa e l'avrebbe fatta rifiorire.
Egli annunciò che ; "l'opera del mio servo Marcel a Écône non sta per perire". E così è stato dentro e fuori la Fraternità Sacerdotale di San Pio X.

notiziario
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