ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 3 febbraio 2021

Habemus Draghi

Habemus Draghi


In politica come al casinò il banco vince sempre. Finita la recita arriva in pompa magna Mario Draghi, il salvatore dell'euro a capo di una maggioranza parlamentare presuntivamente euroscettica. Il Corriere è in brodo di giuggiole e ci ricorda che Draghi oltre che bravo è anche umile (lo si deduce dal fatto che spinge da solo il carrello al supermercato). Repubblica inaugura il gioco del "totoministro" e lancia Capua ministro della sanità. Tristezza nella redazione del Fatto, già inondata da malinconia per l'addio al duo delle meraviglie Conte-Casalino. Buon ascolto!

- Il Controcanto - Rassegna stampa del 3 Febbraio 2021

Responsabilità non è fare un governo qualsiasi

In queste settimane di crisi politica si sta abusando molto del concetto di "responsabilità", applicato alla necessità di fare un governo e presto per fronteggiare l'emergenza. Ma non è la formula di governo a decidere sulla responsabilità, quanto dal bene che si fa, dai fini buoni che si perseguono.

È il momento della responsabilità politica... Certo, ma cos’è la responsabilità politica? Nel mezzo della crisi di governo, mentre la vecchia maggioranza non è riuscita a far quadrare il cerchio nemmeno dopo la perlustrazione parlamentare del presidente Fico, e nella nuova prospettiva dell’incarico a Mario Draghi, sono in molti ad invocarla, ma su cosa essa sia non ci sono idee chiare.

Max Weber riteneva di aver chiarito cosa fosse la responsabilità (politica). Egli distingueva l’etica “della convinzione” dall’etica “della responsabilità”. La prima consiste nell’aderire a principi e valori, che per lui non esistevano perché ognuno ha i propri che valgono quanto quelli degli altri; la seconda consiste nell’etica, appunto, della responsabilità, che secondo lui consisteva nel tenere conto delle conseguenze misurandole concretamente con la ragione. Credeva di aver risolto il problema, ma così non era: come misurare le conseguenze concrete se non alla luce di valori? Senza di essi si misura il fare, ma non il fare bene (o male).  

Il richiamo  a Max Weber può essere utile – in negativo – per orientarci nella situazione politica di questi momenti e capire cosa significhi la responsabilità politica. Il punto decisivo sembra questo: la responsabilità politica è segnata dal bene che si fa, dai fini buoni che si perseguono con le scelte politiche che si compiono, dai contenuti dell’agire politico e non dalle formule né dalle procedure.

Per esempio, fare in fretta non è un valido esempio di responsabilità politica perché per fare in fretta si può anche fare male. Certo, l’emergenza c’è, ma come non è segno di responsabilità politica tenere in vita un governo incapace con la scusa della necessità di fare in fretta, non lo è nemmeno farne in fretta uno nuovo per poter operare in fretta.

Operare cosa, e perché? Questo è il punto.

Non si può fondare un’etica politica della responsabilità nemmeno sul “pensare alle cose da fare” piuttosto che porre questioni sul senso di quel fare, come se criticare i governi in epoche di emergenza significasse boicottare le soluzioni. La maggioranza ora in crisi ha giocato molto su queste motivazioni, ma era solo per non essere messa in discussione e poter rimanere in sella. Quella maggioranza ha invocato spesso la protezione dell’epidemia e l’ha anche a lungo ottenuta, ma non era senso di responsabilità politica. Ma anche l’incarico a Draghi è sotto tutela della pandemia.

Molti pensano che partecipare a soluzioni come una maggioranza allargata, oppure un governo di solidarietà nazionale, oppure un governo istituzionale possano essere esempi di responsabilità politica in questo grave momento. Così, però, non è detto che sia.

Maggioranza allargata … per fare cosa? Che a fare le cose si sia in cinque anziché in tre cosa cambia dal punto di vista qualitativo? In cinque si potrà forse fare meglio, ma non perché si è in cinque, quanto piuttosto perché si fa meglio. E il meglio non lo si può valutare se non alla luce di alcuni valori, nonostante quanto sostenesse Weber.

Anche allargando la partecipazione a tutte le forze politiche in campo – come capiterebbe in un governo di solidarietà nazionale  - cosa garantirebbe da parte di queste una vera responsabilità politica? Lo stesso si dica di un governo del Presidente, come potrebbe essere un Draghi-1 o un governo istituzionale: anche in questi casi la domanda rimane la stessa: per fare cosa? È il bene che fonda la responsabilità politica, non è la responsabilità politica a fondare il bene, come voleva Kant (e il suo seguace Weber).

Alcune forze politiche in questo momento rimangono all’opposizione. Esse vengono accusate di mancanza di senso di responsabilità politica e di attenersi ad una weberiana etica della convinzione piuttosto astratta: invocano insistentemente elezioni che concretamente non sono politicamente possibili e quindi non tengono conto delle conseguenze. Anche in questo caso vale però lo stesso ragionamento: rimanere all’opposizione per cosa? Uscire dall’opposizione, del resto, per cosa? È questo che fa la differenza, non la posizione politica, ma i contenuti e i fini dell’agire politico.

Oggi sembra che le uniche due preoccupazioni siano l’utilizzo del Recovery Fund e il vaccino. Ma il bene del Paese non è mai riducibile ad alcune iniziative operative fine a se stesse. Se così fosse, basterebbe una formula politica nuova che facesse quelle due cose e la responsabilità si esaurirebbe nell’aderire a questa formula, sia essa la maggioranza allargata o il governo istituzionale.

Il bene del Paese ha dei contenuti morali, dei valori radicati nella realtà delle cose, dei fini espressione delle esigenze naturali di famiglie e gruppi sociali. Entrare in un nuovo governo di emergenza per partecipare all’utilizzo del Recovery Fund o alla gestione vaccini sapendo che questo governo porterà avanti la legge Zan e continuerà a discriminare la famiglia, continuando a farle portare il peso della recessione e della pandemia, non è segno di responsabilità.

A quel punto meglio attendere le elezioni, non per una astratta etica della convinzione, ma perché la politica è sì potere – “una relazione di potere di alcuni uomini su altri uomini” scriveva Weber -  ma non è solo potere. Talvolta occorre staccarsi dal potere per fare politica, esprimendo proprio in questo modo una responsabilità politica.

Anche la nuova chance Draghi rientra in questo quadro della vera responsabilità politica.  

Stefano Fontana

https://lanuovabq.it/it/responsabilita-non-e-fare-un-governo-qualsiasi

La speranza (condizionata) che lo accompagna…

Onore ad Amodeo, che aveva previsto tutto ad agosto…

(Secondo me i grillini – che sono maggioranza in Parlamento – gli votano contro… E in Italia “le cose vanno selvaggiamente”).


https://www.maurizioblondet.it/la-speranza-che-lo-accompagna/

Per non dimenticare

Nella seconda metà di gennaio 2020 è venuta fuori sul Fatto Quotidiano la pubblicazione – a quasi trent’anni di distanza – del discorso di Mario Draghi nella famosa crociera sul panfilo Britannia, nel 1992, dove si decise la privatizzazione (o meglio, il saccheggio) dell’immenso apparato produttivo e finanziario dello Stato italiano.

 

Draghi sul Britannia: il discorso dell’inizio della fine dell’Italia

Giuseppe Masala

“Nel merito del discorso tenuto nella sempre negata crociera, si tratta di un documento dall’eccezionale valore storico e politico. Attesta – anche senza voler dare un’interpretazione maligna delle parole di Draghi – lo spirito dei tempi segnati dall’errata convinzione delle virtù taumaturgiche del mercato. La privatizzazione avrebbe – secondo Draghi – portato maggior efficienza e maggior crescita e maggiori profitti rispetto a quanto avrebbero fatto i tanto vituperati boiardi di Stato.

Così erano chiamati all’epoca i manager pubblici dai corifei del libero mercato, in particolare l’ultraliberista Scalfari che con una incredibile operazione di mimetizzazione si spacciava per uomo di sinistra. Dunque in definitiva avrebbero aiutato a risolvere l’annoso problema dell’alto debito pubblico in rapporto al PIL.

Arrivarono inefficenza, mancati investimenti, mancata innovazione, spregiudicate operazioni di pirateria finanziaria e infine licenziamenti e chiusure di stabilimenti produttivi fino al completo spappolamento di quell’eccezionale apparato produttivo.

Un danno incalcolabile che ha distrutto una nazione.

Una crociera prima negata additando come paranoici complottisti coloro che ne parlavano e poi disvelata dal Presidente Cossiga in TV e da quel punto derubricata a banale cocktail tra amici. Ora, a quasi trenta anni la prova inoppugnabile che non si trattò di una scampagnata a spese della Corona Britannica, ma di un vero e proprio atto eversivo ai danni del popolo italiano.

Uomo di singolare doppiezza, senza scrupoli, sempre d’accordo con l’ideologia  vigente dei miliardari, attuerà il Grand Reset del World Economic Forum, che è  l’ortodossia del momento?

Ed  anche nel caso improbabile che  volesse, potrebbe sottrarvisi?

https://www.maurizioblondet.it/per-non-dimenticare-2/

Deotto: la Scelta Eversiva di Mattarella, un Calcio in Faccia al Popolo.

3 Febbraio 2021 Pubblicato da  5 Commenti

 

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, l’amico Paolo Deotto, prima di pubblicarlo sul suo sito Il Nuovo Arengario, che ben conoscete, ormai, ci ha cortesemente inviato questo commento (un commento che l’abbiamo esortato a scrivere..) sulla decisione del Presidente della Repubblica (o di quello che ne resta…) di affidare a un signore mai eletto e mai votato da nessuno, se non nei consigli di amministrazione delle banche, il compito di formare un governo.Alla faccia del popolo bue. Che forse, pagando, vorrebbe ogni tanto poter dire qualche cosa. Ma chi ha la sensibilità per indignarsi è vecchio, e ai giovani, evidentemente, purché abbiano playstation e MacDonald non gliene importa molto, di essere trattati da gregge torpido. Buona lettura. 

§§§

Mattarella ce l’ha fatta

 Un calcio in faccia al “popolo sovrano”: stia zitto e buono. Elezioni anticipate? Ma va là, non diciamo stravaganze. Il governo con un tecnico di “alto profilo” salva capra e cavoli.

Già, peccato che siano sempre le capre e i cavoli di lorsignori.

Allontanato il terrorizzante spettro delle elezioni, che vedrebbero comunque una vittoria della destra, intanto si salva la poltrona a deputati e senatori che rischiavano di tornare a casa e, orrore, magari doversi trovare un lavoro per campare. E si blinda il Parlamento fino alla scadenza del quinquennio, dandogli il modo di eleggere il prossimo anno un Presidente della Repubblica che sarà sempre espressione di quella maggioranza fasulla che attualmente occupa il Parlamento e che non rispecchia più la maggioranza reale del Paese. Se quindici Regioni su venti sono guidate dal Centro-Destra, un motivo ci sarà.

E adesso arriva il demiurgo, Mario Draghi, uomo dell’Europa e dell’Euro, campione, senza dubbio competente e capace, di quella oligarchia finanziaria che ci domina e che domina la UE.

Mario Draghi, uomo di Bankitalia, di BCE, di Goldman Sachs, del Panfilo Britannia (vedi un interessante ricordo su http://www.elzeviro.eu/lelzeviro/draghi-sul-britannia-il-discorso-dellinizio-della-dine-dellitalia.html), sacerdote del “libero mercato” e dei suoi incommensurabili pregi. Eccetera eccetera.

Così Mattarella si mostra anche obbediente con l’Europa, la divinità che insieme ai mitici “mercati” regola la nostra vita e consegna l’Italia in mano a uno dei loro grandi sacerdoti, anzi forse al più grande.

Le ragioni portate da Mattarella per escludere le elezioni anticipate sono false e pretestuose. Lasciamo perdere le ragioni “sanitarie”, una scusa scandalosa, perché avalla ulteriormente l’idea distorta per cui un’ossessiva paura di morire – indotta con un bombardamento mediatico che non ha avuto pari nella Storia – giustifica la rinuncia alle libertà fondamentali.

Poiché ogni anno muoiono molte più persone per malattie cardiache rispetto a quante sono morte per il Covid-19, con lo stesso metro di ragionamento si potrebbero escludere per sempre le elezioni perché, comportando emozioni, sono altamente pericolose per i cardiopatici… Ma, a parte queste assurdità, nemmeno il discorso circa la necessità di un governo che sia nella “pienezza dei poteri” per gestire la grave situazione sta in piedi, perché nessuna norma costituzionale prevede distinzioni tra governo con poteri “pieni” o “limitati”.

Piuttosto il nostro sistema prevede che non possa esistere la “vacanza” di poteri, sicché il governo dimissionario resta in carica fino al giuramento del nuovo governo. Punto e basta.

Nulla, sotto il profilo del diritto costituzionale, impediva a Mattarella lo scioglimento delle Camere. La sua è stata una precisa scelta politica, che non esitiamo a definire una scelta eversiva, perché il Presidente della Repubblica non può ignorare che la sovranità appartiene al popolo e questo Parlamento avrebbe dovuto già essere sciolto da tempo, non rispecchiando più la maggioranza reale del Paese.

Poi l’epidemia, pardon, bisogna chiamarla “pandemia”, che è più suggestivo, ha dato un insperato aiuto ai clown governativi.

Adesso ci si trovava in una situazione classica, da manuale di Diritto Costituzionale, per sciogliere le Camere. Il Parlamento non riesce più a esprimere una maggioranza che possa dar vita a un governo, ergo il Parlamento va sciolto.

Già, ma il risultato di nuove elezioni era scontato. La Destra avrebbe fatto man bassa. Orrore. L’Europa non lo vuole. E poi ci sarebbero le fatali conseguenze sull’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, e così via. E allora Mattarella estrae il coniglio dal cappello: Mario Draghi.

Adesso sarà interessante vedere se Draghi sarà disponibile a partecipare a carnascialesche trattative o se dall’alto delle sue competenze e del suo “profilo” imporrà un governo di “illustri” personalità…

E sarà interessante vedere cosa farà la Destra. Di sicuro Salvini e Meloni deluderanno molti italiani se si uniranno all’inevitabile coro di lode al demiurgo.

Draghi è capace e intelligente, preparatissimo. Chi lo nega? Ma non è di lui che l’Italia ha bisogno. L’Italia, ingannata e presa in giro con una epidemia, pardon, pandemia, usata come pretesto per costruire mostruosità giuridiche, ha bisogno anzi tutto di recuperare la dignità di Paese libero, formato da uomini liberi. Proseguendo sulla strada della sottomissione, della rinuncia silenziosa e obbediente all’esercizio dei nostri diritti di liberi cittadini, saremo presto un popolo di schiavi. Però, sai che bello, avremo quadrato i conti con l’Europa, avremo ricevuto i fondi europei con cui indebitarci ben bene per due o tre generazioni, i “mercati” saranno contenti e, dato che saremo stati bravi, magari alla domenica ci verrà concesso di toglierci la mascherina per una mezz’oretta…

Comunque, una lode va fatta a Mattarella. Bravo. È stato capace di fregarci tutti.

  1. Mi si scusi il poscritto, ma un pensierino è inevitabile. Le ragioni addotte da Mattarella per non indire nuove elezioni, di certo esistevano già quattro giorni fa, quando diede a Fico l’incarico “esplorativo”.

Di sicuro, coloro che stanno ai “piani alti” adesso sono soddisfatti e tranquilli e, per quanto non ami molto la dietrologia, è anche lecito chiedersi se la crisi aperta da Renzi non avesse un esito già scritto… almeno nel finale. Poi, un balletto in più o in meno, un passaggio in più o in meno di un Fico sul palcoscenico non cambiava nulla.

E quindi, bravo due volte Mattarella, come ci ha fregato bene. Lui alle elezioni non ha mai pensato neanche lontanamente…

https://www.marcotosatti.com/2021/02/03/deotto-la-scelta-eversiva-di-mattarella-un-calcio-in-faccia-al-popolo/

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