ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 16 aprile 2011

Bei Tempi


Il termine “apostasia” è definito come il totale rigetto della fede da parte di un cristiano battezzato. Forse, a prima vista, alcuni si possono chiedere come sia possibile una cosa del genere nella Chiesa Cattolica oggi. Dove c’è stato un totale rigetto della Fede? :
“Sorgeranno infatti falsi Cristi e falsi profeti... in modo da trarre in inganno, se possibile, perfino gli eletti” (Matt. 24:14-15).
Se “perfino gli eletti” devono stare attenti a non farsi ingannare, è certo che l’apostasia avrà luogo nella maniera più ingannevole.
Inoltre, anche S.Paolo nell’Epistola a Timoteo fa riferimento a questi tempi:
“Ma sappiate questo, che negli ultimi giorni, verranno tempi pericolosi....” (2 Tim. 3:1).
“Perché verrà un tempo in cui non sopporteranno più la sana dottrina; ma per prurito di udire, si ammucchieranno dei maestri secondo le loro passioni, e si distoglieranno dall’ascolto della verità per rivolgersi piuttosto alle favole” (II Tim. 4:3-4).
Per tornare alla domanda: c’è stata un’apostasia a partire dal Concilio Vaticano II? Si può trovare la risposta negli insegnamenti di Papa Pio XI nell’enciclica Mortalium Animos sulla vera unità religiosa, 6 gennaio 1928, perché fu durante il suo pontificato che vennero compiuti sforzi per promuovere l’unità fra tutte le religioni nella carità e tolleranza. Papa Pio XI con grande eloquenza si riferì a questa situazione e spiegò la posizione della Chiesa riguardo a questo movimento ecumenico.
Rivediamo brevemente alcuni dei passi principali di questa enciclica per riconoscere e comprendere come il Concilio Vaticano II produsse la moderna apostasia dei nostri tempi.
Il primo e più importante insegnamento che Papa Pio XI ripetè nella Mortalium Animos Animos è che la Fede Cattolica è la religione rivelata da Dio:
“Dio, Creatore di tutte le cose, fece in modo che potessimo conoscerLo e servirLo; al nostro servizio, pertanto, ha pieno diritto. Avrebbe potuto invero accontentarsi di prescrivere per il governo dell’umanità la sola legge naturale, cioè la legge che nella creazione aveva scritto nel cuore dell’uomo, e far poi regolare il progresso di quella legge dalla Sua ordinaria Provvidenza. Volle, tuttavia, fare delle leggi positive che noi dovessimo obbedire, e progressivamente, dall’inizio della razza umana fino alla venuta ed alla predicazione di Gesù Cristo, Egli stesso insegnò al genere umano i doveri che una creatura razionale ha verso il suo Creatore.“Evidentemente perciò, nessuna religione può esser vera, salvo quella che riposa sulla rivelazione di Dio, una rivelazione cominciata fin dagli albori, continuata sotto l’Antica Legge, e condotta a compimento da Gesù Cristo stesso sotto la Nuova. Ora, se Dio ha parlato — ed è storicamente certo che infatti ha parlato — allora è chiaramente dovere dell’uomo di credere implicitamente la Sua rivelazione e di obbedire ai Suoi comandi. Affinchè potessimo compiere correttamente entrambi le cose, per la gloria di Dio e la nostra stessa salvezza, il Figlio Unigenito di Dio fondò la Sua Chiesa sulla terra.”
Da questa verità divina, cioè che Dio ha rivelato al genere umano l’unica vera religione mediante la quale deve essere adorato, ne segue il principio cattolico che vieta ai Cattolici di partecipare ad un falso ecumenismo.
Per continuare con gli insegnamenti di Papa Pio XI:
“A tale scopo si organizzano congressi, incontri e conferenze a cui partecipa ampio concorso di uditori, dove tutti senza distinzione, non credenti di ogni tipo, come anche Cristiani, e perfino coloro che hanno infelicemente rifiutato Cristo e negato la Sua Divina Natura o missione, sono invitati ad unirsi alla discussione. Orbene, tali sforzi non possono ottenere alcun tipo di approvazione fra i Cattolici. Essi presuppongono l’erronea veduta che tutte le religioni siano più o meno buone ed apprezzabili, in quanto tutte danno espressione, sotto varie forme, a quel senso innato che conduce gli uomini a Dio ed al riconoscimento obbediente della Sua legge... favorire questa opinione, pertanto, ed incoraggiare tali intraprese, equivale ad abbandonare la religione rivelata da Dio”
Focalizziamo l’attenzione sulla frase “equivale ad abbandonare la religione rivelata da Dio.” Questa frase è un’altra definizione della parola “apostasia.” Secondo Papa Pio XI, sostenere il falso ecumenismo ed incoraggiarlo, è equivalente all’apostasia. Il Papa continua quindi la sua spiegazione:
“Commetteremo l’iniquità di sopportare che la verità, la verità rivelata da Dio, sia fatta oggetto di compromesso? Perché invero si tratta di difendere la verità rivelata. Gesù Cristo inviò i Suoi Apostoli in tutto il mondo per annunciare la Fede del Vangelo a ogni nazione, e per salvarle dall’errore. Egli volle che lo Spirito Santo insegnasse loro dapprima tutta la verità. Forse che ciò è stato reso oscuro nella Chiesa della quale Dio stesso è Legislatore e Guardiano? Il nostro Redentore disse chiaramente che il Suo Vangelo era da intendersi non solo per l’età apostolica ma per tutti i tempi. Può, allora, l’oggetto della fede esser diventato nel corso del tempo così tenue ed incerto che oggi si debbano tollerare opinioni contradditorie? Se fosse così, allora dovremmo ammettere che la venuta dello Spirito Santo sugli Apostoli, il perpetuo dimorare del medesimo Spirito nella Chiesa, secondo la precisa predicazione di Gesù Cristo, avrebbero perso secoli fa la loro efficacia e valore. Affermare questo sarebbe una bestemmia.”
Se Papa Pio XI fosse vivo qui oggi, che cosa penserebbe del falso ecumenismo ampiamente diffuso dei nostri tempi? Che cosa penserebbe Papa Pio XI dell’invito del 1986 di Giovanni Paolo II a tutte le religioni del mondo perchè venissero ad Assisi a pregare i loro falsi dei? Che cosa penserebbe, se vedesse la statua di Budda posta sull’altare nella chiesa di S. Francesco in Assisi ed adorata da preti buddisti col bruciarvi l’incenso?
Sappiamo già cosa Papa Pio XI penserebbe, perché lo ha già espresso nella Mortalium Animos:
“Stando così le cose, è chiaro che la Sede Apostolica non può in alcun modo prender parte a queste assemblee, né è lecito in alcun modo ai Cattolici di dare a tali intraprese il loro incoraggiamento o supporto. Se lo facessero, darebbero espressione ad una falsa Cristianità del tutto aliena rispetto all’unica Chiesa di Cristo.”
Il vero ecumenismo è pregare e lavorare per la conversione del genere umano a Gesù Cristo, alla Sua Unica, Vera Chiesa, alla religione cattolica — l’unica religione rivelata da Dio.
Questo è sempre stato l’insegnamento della Fede Cattolica attraverso i secoli; ed inoltre, le leggi della Chiesa Cattolica chiaramente riflettono questi insegnamenti:
Canone 1258 §1: I fedeli non possono in alcun modo assistere attivamente o prender parte attiva nelle cerimonie religiose degli acattolici. (communicatio in sacris)
Canone
 2316: Chi coopera in qualsiasi modo spontaneamente e scientemente alla propagazione dell’eresia o chi pratica communicatio in sacris con gli eretici, contro il dettato del canone 1258 è sospetto di eresia.

lunedì 11 aprile 2011

Beato Woytila!

Eleison comments CXCV:
Newchurch, newblesseds

Commenti settimanali di
di S. Ecc. Mons. Richard Williamson
Vescovo della Fraternità Sacerdotale San Pio X

  9 aprile 2011
Pubblichiamo il commento di S. Ecc. Mons. Richard Willamson relativo alle beatificazioni della Chiesa conciliare e alle prospettive future aperte da essa.

Questi commenti sono reperibili tramite il seguente accesso controllato:
http://dinoscopus.blogspot.com/


Nuova Chiesa, nuovi beati


Il 1° maggio, tra poche settimane, Giovanni Paolo II sarà dichiarato “beato” da Benedetto XVI con una grande celebrazione in Piazza San Pietro a Roma. Ma i cattolici legati alla Tradizione sanno che Giovanni Paolo II, mentre era un gran promotore della Chiesa conciliare, fu un efficace distruttore della Chiesa cattolica.
Come può dunque essere chiamato “beato”,

Londra, Inghilterra

martedì 5 aprile 2011


Il Giano bifronte ovvero l'incredibile doppiezza del Prof. Ratzinger
di Claudia Marus

Tutto quanto riportato in questo articolo è interamente tratto dal  sito http://www.salpan.org/ al seguente indirizzo: http://www.salpan.org/SCANDALI/Benedetto_XVI/Giano_bifronte.html.
 Ratzinger nel suo nuovo libro, "Gesù di Nazaret. Dall'ingresso in Gerusalemme fino alla Resurrezione", tenta di discolpare il popolo ebreo dall'accusa di deicidio, dando la colpa di tutto all'aristocrazia del Tempio, come se «l'aristocrazia del Tempio» non fosse ebrea e a capo del popolo ebreo e non lo rappresentasse. Quello di Ratzinger è un discorso antistorico e ha la presunzione di fondarsi su un Vangelo inesistente, anzi inventato ad hoc da er Ratzinger, che tira fuori distinzioni lessicali per confondere e dimostrare l'indimostrabile...
E' stata data alle stampe l'ultima fatica letteraria del Professor Joseph Ratzinger, “Gesù di Nazareth-Dall'ingresso in Gerusalemme fino alla Resurrezione", il quale come ha fatto con il primo libro su Gesù, ha tenuto a precisare, che questi testi sono stati redatti dal Ratzinger privato e non dal Papa [quindi non sono un atto di magistero]. E qui inizia già la prima ambiguità, si cambia disinvoltamente abito, secondo la convenienza.
Cui prodest? Lo vediamo in seguito.

martedì 29 marzo 2011

Ohibò!?: Gasp!


SANTITA', MA DA QUANDO LA CHIESA CATTOLICA SI ISPIRA AI VALORI DELLA MASSONERIA?


Per un'indagine sull'origine del motto
(ufficiale a partire dalla Seconda Repubblica)
leggere questo interessante testo massonico.
fondatore della setta martinista.



di Francesco Colafemmina

Ho letto con un certo stupore il testo del videomessaggio di Sua Santità registrato in occasione del lancio del "Cortile dei Gentili", l'inutile pagliacciata organizzata dal Cardinal Ravasi a Parigi per una cifra di molto superiore ai 600.000 euro mancanti per soddisfare il satrapico budget dell'iniziativa. Mentre infatti l'Europa disunita e gli Stati Uniti continuano a bombardare la Libia e tutto il mondo arabo è in subbuglio, con rischi incalcolabili per il cristianesimo, si organizzano manifestazioni costose e ridondanti che nel loro elitarismo culturale evidenziano già i propri limiti intrinseci, circonfusi come sono da un'aura d'indiscutibile autoreferenzialità. Eppure non è di questo che voglio parlarvi.

lunedì 28 marzo 2011

Buono a che?


Le Chiese massonizzate dal “papa buono” e compagni di merenda...

 

di Arai Daniele

LE CHIESE MASSONIZZATE DAL «PAPA BUONO» E COMPAGNI DI MERENDA
«Il Gran Maestro della Loggia Regolare d’Italia Giuliano di Bernardo ha scritto nel suo libro “La Filosofia della Massoneria”: “Non solo abbiamo alti esponenti di religioni non cristiane che hanno aderito alla Massoneria, ma anche anglicani, vescovi ortodossi e luterani” [...]. Egli citò un arcivescovo di Canterbury, così come il Patriarca ortodosso Atenagora, “il prelato con cui Giovanni XXIII inaugurò un periodo di dialogo ecumenico in un clima di comprensione fraterna”».
Nella sua nuova missione come nunzio a Parigi, il furbo Angelo Roncalli, riesce nel suo intento di non scontentare il governo francese ma anche di accontentare dei nuovi alleati segreti.

giovedì 24 marzo 2011

Che cos'è il modernismo?


 


Eresia o meglio complesso di eresie sorte in seno alla Chiesa al principio del ventesimo secolo sotto l’influsso della filosofia e della critica moderna, con la pretesa di elevare e di salvare la religione e la Chiesa cattolica attraverso un radicale rinnovamento.

martedì 22 marzo 2011

Non ci resta che pregare....e piangere.



Un caloroso plauso al coraggio di padre Scalise che nello stagno del pacifismo di maniera e dell'assisismo a tutti costi (anche a scapito del bene delle anime) ha gettato finalmente un sasso: per il padre non ci resta che pregare: verissimo, però ci viene anche un po' da piangere a vedere gli uomini di chiesa proni su queste posizioni e a dover rimpiangere passate e ingloriose gestioni.

Non ci resta che pregare

Tutti i media stanno giustamente sottolineando la diversità di posizioni a proposito dell’intervento militare della coalizione occidentale in Libia: critiche dall’esterno della coalizione, da parte di chi ha chiesto o almeno non ha impedito la risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza dell’ONU (Lega Araba, Russia, Cina, Germania); divergenze interne alla coalizione stessa (la Norvegia e ora, a quanto pare, anche l’Italia); contrasti fra le forze politiche che pure fanno parte della maggioranza (Lega Nord, la Destra di Storace, Formigoni); perplessità espresse da opinion leaders non certamente di sinistra (Ferrara, Sgarbi). Qualcuno potrebbe pensare che sia quanto mai inopportuno essere divisi in un momento come questo, che richiederebbe la massima unione. Personalmente, invece, ritengo molto positivo che si sentano tante voci dissonanti: segno che non tutti hanno messo il cervello all’ammasso; segno che la propaganda di regime (non mi riferisco a un’inesistente “regime” italiano; ma a quello, senza volto ma reale, che controlla le nostre esistenze a livello globale) non è ancora riuscita a farci il lavaggio del cervello; segno che la “controinformazione”, che finora si diffondeva sotterraneamente attraverso internet, incomincia ad affiorare e a raggiungere almeno le persone piú attente, che non si accontentano dell’informazione ufficiale, quella controllata dai poteri forti e convogliata attraverso i giornali e la televisione.

Ebbene, mentre prendo atto con soddisfazione di questa dialettica che si sta sorprendentemente facendo strada nel mondo laico, rimango basito dall’atteggiamento della Chiesa e del mondo cattolico. Se ne può avere un breve resoconto nell’articolo pubblicato oggi su Europa. A parte le due lodevoli eccezioni del Vicario apostolico di Tripoli, Mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, e del Vescovo di Pavia, Mons. Giovanni Giudici, Presidente di Pax Christi, si ha l’impressione che il resto della Chiesa, soprattutto a livello di CEI e di Santa Sede, o si è completamente appiattita sulle posizioni della coalizione o, presa alla sprovvista, si dimostra incapace di prendere un’iniziativa a livello diplomatico, o anche solo di elaborare un’autonoma analisi della situazione.

Capisco che il Card. Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza episcopale italiana, sia anche un generale dell’Esercito italiano (in quanto ex Ordinario militare), ma mi sembra inconcepibile che possa sposare in maniera totalmente acritica le tesi della coalizione. Come si fa ad accettare, senza neppure una venatura di dubbio, le motivazioni ufficiali, quando non ci crede piú nessuno, neppure coloro che fanno parte della coalizione, i quali, con una certa onestà, ammettono la presenza di altri interessi. Non credo che il cristiano debba essere un ingenuo: è vero che Gesú ci ha detto di essere semplici come le colombe, ma ci ha anche detto di essere prudenti come i serpenti. Ovviamente, la linea del Presidente della CEI si riflette su quella di Avvenire. Andatevi a leggere lo, a dir poco, sconcertante articolo di fondo di oggi, e vi farete un’idea della posizione assunta da quello che dovrebbe essere il quotidiano dei cattolici italiani.

Se poi passiamo alla Santa Sede, si ha l’impressione che abbiano avuto un totale black-out dell’informazione nei giorni scorsi. A parte le parole, necessariamente misurate, del Santo Padre all’Angelus di domenica scorsa, tutto tace. Provate a sfogliare L’Osservatore Romano di oggi: un’anodina cronaca in prima pagina (“Terzo giorno di raid”) e un altrettanto amorfo resoconto in terza pagina (“L’impegno della Lega araba decisivo per l’Onu”), dove si riportano, fra gli altri, i pareri del Presidente Napolitano (se lo sarebbero potuto risparmiare), del Card. Bagnasco e di Pax Christi. Dell’intervento di Mons. Martinelli, ne verbum quidem. E la Segreteria di Stato, che fa? Possibile che la Santa Sede non abbia niente da dire? Possibile che la diplomazia vaticana non abbia alcun ruolo da giocare? Possibile che si debba assistere a una guerra in maniera del tutto passiva, come se si trattasse di un intervento dei vigili urbani per regolare il traffico?

Certe volte mi viene da rimpiangere la gestione Sodano, che avrà pure preso le sue cantonate (vedi Jugoslavia), ma è stata capace anche di opporsi risolutamente (qualcuno direbbe “profeticamente”) alle guerre del Golfo, pagando poi un prezzo assai alto (la campagna antipedofilia in America è stata una chiara ritorsione per l’atteggiamento assunto in quelle occasioni dalla Chiesa).

Ma quel che mi lascia piú attonito è l’incoerenza fra i fiumi di parole sulla pace, che dobbiamo sorbirci ogni anno il 1° gennaio, e l’incapacità di assumere un seppur minimo atteggiamento critico nel momento in cui scoppia una guerra. Continuiamo a condannare le guerre del passato oppure i lontani conflitti locali; ma non appena sono coinvolte le “grandi potenze”, diventiamo tutto d’un tratto muti. Se poi le vergogne dell’intervento militare (pardon, “umanitario”) sono coperte dalla foglia di fico di una risoluzione ONU, allora tutto sembra permesso.

Non ci resta che pregare

sabato 19 marzo 2011

topi in trappola?

sabato 19 marzo 2011

la trappola della “continuità”...


Joseph Ratzinger ha dichiarato riguardo alle divergenze avute nel post-concilio con Küng e Rhaner: «Non sono cambiato io, sono cambiati loro» (V. Messori - J. Ratzinger, Rapporto sulla Fede,Cinisello Balsamo, San Paolo, 1985, p. 15).
Giovanni Miccoli conferma: «Più volte [Ratzinger] ha insistito sullasostanziale continuità del suo pensiero teologico» (G. Miccoli, In difesa della Fede. La Chiesa di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI,Milano, Rizzoli, 2007, p. 296).









L’«arte» di Paolo VI
Paolo VI denunciò «una falsa e abusiva interpretazione del Concilio, che vorrebbe una rottura con la Tradizione, anche dottrinale, giungendo al ripudio della Chiesa pre-conciliare, e alla licenza di concepire una Chiesa “nuova”, quasi “reinventata” dall’interno, nella costituzione, nel dogma, nel costume, nel diritto» (Dichiarazione conciliare del 6 marzo 1964, ripetuta il 16 novembre 1964). Sempre Paolo VI, nel settembre-ottobre del 1964, durante il periodo “nero” – come lo chiamano i novatori – in cui l’offensiva del Coetus Internationalis Patrum e dei cardinali antimodernisti della Curia romana si fece sentire più fortemente, disse che la “collegialità” doveva essere letta “in connessione con il Concilio Vaticano I” (il quale invece è l’apoteosi del Primato monarchico del Papa e dunque l’esatto opposto della collegialità episcopale), del quale il Vaticano II sarebbe la continuazione logica[1]. Inoltre Paolo VI, in quest’ottica della “continuità”, il 18 novembre 1965 informò il Concilio che «sarebbe stata introdotta la causa di beatificazione di Pio XII e Giovanni XXIII»[2] definiti entrambi “eccelsi e piissimi e a noi carissimi”.

Il giorno 10 marzo ricorre l’anniversario della morte di mons. Francesco Spadafora. Raccomandiamo l’anima di questo intrepido difensore della Santa Madre Chiesa alle preghiere dei nostri associati.

Jan Grooaters ci spiega che «una delle maggiori preoccupazioni» di Montini (ancor arcivescovo di Milano, ma prossimo all’elezione pontificia) «fu la preparazione dei fedeli, ma soprattutto dei preti, alla ricezione del Concilio: più di altri, egli aveva già allora compreso che il destino del Vaticano II si sarebbe giocato negli sviluppi post-conciliari»[3]. Divenuto Papa, una delle ipoteche di cui «avvertiva il peso con particolare acutezza era rappresentata dalla necessità di riformare la Curia romana, di convertirla in qualche modo al Concilio, ma nello stesso tempo di rassicurarla… […]. Gli toccò a volte svolgere un compito di sentinella, tenendo, in alcune circostanze, rapporti più stretti con l’opinione pubblica della Chiesa che con il Concilio e la Curia mostrandosi più unito alle “retrovie” che alla “prima linea” dove si svolgeva la battaglia per assicurare il più possibile la continuità richiesta dal post-concilio. […]. Prevedendo le future cause di tensione, Paolo VI volle dare all’attuazione del rinnovamento un ritmo per quanto possibile uniforme, esortando i ritardatari ad affrettare il passo emoderando l’impazienza di chi voleva troppo precorre i tempi. […] il Papa appariva preoccupato di fare qualche concessione alla corrente minoritaria [cioè agli anti-modernisti], per ottenere nella votazione finale un risultato il più possibile vicino all’ unanimità morale. […]. All’inizio del quarto ed ultimo periodo del Concilio (settembre del 1965), si avvertì che l’azione del Papa aveva assunto un carattere più direttivo, parallelamente all’indebolirsi della leadership della corrente maggioritaria [cioè dei modernisti]. Si disse allora che “gli eroi erano stanchi” e che i vescovi desideravano tornarsene a casa. […]. Si deve a Paolo VI il merito […] di aver agito in senso “più progressista” di quanto facesse la maggioranza dei vescovi dell’assemblea conciliare. […] bisogna riconoscere che uno dei meriti principali di Paolo VI nei confronti del Vaticano II consistette nel preparare le condizioni per una sua attuazione che si prolungasse nel tempo e che fosse quindi conciliabile con il contesto e gli usi di tutta la Chiesa. In conclusione, Paolo VI sembra che abbia soprattutto cercato di tradurre l’evento conciliare in istituzioni»[4]. Papa Montini nel Discorso al Sacro Collegio dei Cardinali del 23 giugno 1972denunciò ancora una volta una falsa interpretazione del Concilio, che avrebbe voluto una rottura con la Tradizione.

Giovanni Paolo II sulla scia di Paolo VI
Un anno dopo la sua elezione, nel suo viaggio in Messico compiuto a cavallo tra il gennaio e il febbraio del 1979, durante la Conferenza dell’Episcopato Latino-Americano a Puebla Giovanni Paolo II parlò del Concilio nell’omelia tenuta il 26 gennaio nella cattedrale di Città del Messico. Papa Wojtyla sottolineò l’importanza di studiare i Documenti del Concilio Vaticano II, affermando che in essi non si trova «come pretendono alcuni una “nuova Chiesa”, diversa od opposta alla “vecchia Chiesa”. […]. Non sarebbero fedeli, in questo senso, coloro che rimanessero troppo attaccati ad aspetti accidentali della Chiesa, validi nel passato ma oggi superati. Così come non sarebbero neppure fedeli coloro che, in nome di un profetismo poco illuminato, si gettassero nell’avventurosa e utopica costruzione di una “nuova Chiesa” cosiddetta “del futuro”, disincarnata da quella presente»[5].
Nella sua visita pastorale in Belgio il 18 maggio 1985 Giovanni Paolo II denunciò che alcuni il Concilio «lo hanno studiato male, male interpretato, male applicato», causando «qua o là scompiglio, divisioni»[6] e nel Sinodo Straordinario del novembre-dicembre 1985 affermò: «Il Concilio deve esserecompreso in continuità con la grande Tradizione della Chiesa […]. La Chiesa è la medesima in tutti i Concili (Ecclesia ipsa et eadem est in omnibus Conciliis[7].
Nel libro-intervista con Vittorio Messori Varcare le soglie della speranza del 1994 (Milano, Mondadori) a pagina 171 Giovanni Paolo II afferma che occorre «parlare del Concilio, per interpretarlo in modo adeguato e difenderlo dalle interpretazioni tendenziose». Durante il Giubileo del 2000 ritorna sul tema e precisa la necessità di superare «interpretazioni prevenute e parziali che hanno impedito di esprimere al meglio la novità [sic] del magistero conciliare»[8]. Infine spiega che «l’ insegnamento del Vaticano II, deve essere inserito organicamente nell’ intero Deposito della Fede, e quindi integrato con l’insegnamento di tutti i precedenti Concili e Insegnamenti pontifici»[9].
In breve, Giovanni Paolo II manifesta la stessa preoccupazione di “convertire al Concilio” e al tempo stesso di “rassicurare” i cattolici sulle novità del Concilio che era stata già di Paolo VI.

Ratzinger: “Non sono cambiato io
Come si vede, “l’ermeneutica della continuità” è vecchia come il Concilio, al quale il giovane teologo Joseph Ratzinger partecipò in qualità di perito del card. Frings con spirito del tutto innovatore. Basti pensare che collaborò alla stesura del discorso di Frings su ‘le fonti della Rivelazione’, nel quale il cardinale di Colonia sostenne la teoria dell’unica fonte[10] (il Sola Scriptura di Lutero) contro lo schema approntato dalla “Commissione preparatoria”, che, riprendendo le definizioni dogmatiche, irreformabili e infallibili, di Trento (sess. IV, DB 783) e del Vaticano I (DB 1787), riaffermava la dottrina tradizionale sulle due Fonti della Rivelazione.
Anche per ‘la collegialità episcopale’ – scrive Alberigo – «efficacissimo fu l’intervento del card. Frings,per il quale è legittimo supporre il contributo del suo teologo Ratzinger. Si trattò forse del discorso più incisivo dal punto di vista critico, giacché demoliva lo schema della Commissione preparatoria»[11]. Storico è lo scontro (8 novembre 1963) che ebbe Frings con Ottaviani sulla “collegialità”, e che indurrà «Paolo VI a chiedere a Jedin, Ratzinger e ad Onclin alcuni pareri sulla riforma della Curia»[12].
Ora, Ratzinger ha dichiarato, e ci ha avvertito, riguardo alle divergenze avute nel post-concilio con Küng e Rhaner: «Non sono cambiato io, sono cambiati loro»[13] e il professor Miccoli precisa: «più volte [Ratzinger] ha insistito sulla sostanziale continuità del suo pensiero teologico»[14]. Quindi non vi è cambiamento sostanziale di rotta tra Ratzinger giovane perito conciliare e Ratzinger anziano Prelato di Curia e Pontefice: la collegialità, un’unica fonte della Rivelazione, il giudeo-cristianesimo, la “libertà” delle false religioni fanno ancora parte del pensiero teologico di Benedetto XVI[15]. Perciò non deve meravigliare la sua affermazione sull’impiego dei profilattici, quale inizio della “moralità” dell’atto sessuale con “prostituti”, anche se il loro uso (senza parlare dell’ omosessualità, che è un peccato contro natura) non è ammesso dalla Chiesa (Luce del mondo, Città del Vaticano, LEV, 2010).



[1] G. Alberigo, Breve storia del Concilio Vaticano II, Bologna, Il Mulino, 2005, p. 128.
[2] G. Alberigo, op. cit., p. 148.
[3] J. Groaters, I protagonisti del Concilio Vaticano II, Cinisello Balsamo, San Paolo 1994, p. 55.
[4] Ivi pp, 57-65..
[5] Insegnamenti di Giovanni Paolo II, II, 1979, (gennaio-giugno), Città del Vaticano, LEV, p. 151.
[6] “Discorso all’episcopato belga”, 18 maggio 1985, in “Il Regno Documenti”, Bologna, Edizioni Dehoniane, XXX, 1985, p. 328.
[7] Sinodo Straordinario Ecclesia sub verbo Dei mysteria Christi celebrans pro salute mundi, Relatio finalis, in “Enchiridion Vaticanum”, Bologna, Ed. Dehoniane, 9, 1983-1985, nr. 1785, p. 1745.
[8] “Il Regno Documenti”, Bologna, Ed. Dehoniane, XLV, 2000, p. 232.
[9] “Sinodo dell’Arcidiocesi di Cracovia del 1972”, citato in G. Miccoli, In difesa della Fede. La Chiesa di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, Milano, Rizzoli, 2007, p. 25. Sul Sinodo di Cracovia del 1972 cfr. B. Lecomte, Giovanni Paolo II, Roma, La Biblioteca della Repubblica, 2005, pp. 207 ss. e G. Weigel,Testimone della speranza. La vita di Giovanni Paolo II, Milano, Mondatori, 2005, pp. 252 ss.
[10] A. S., vol. I, cap. 3, pp. 34-35 e 139.
[11] G. Alberigo (diretta da), Storia del Concilio Vaticano IILa formazione della coscienza conciliare, ottobre 1962-settembre 1963, Bologna, Il Mulino, 1996, vol. II, p. 361.
[12] H. Jedin, Storia della mia vita, Brescia, 1987, pp. 314-315; J. Ratzinger, Das Konzil auf dem Weg.Rückblick auf die zweite Sitzungperiode, Köln, 1963-66 (tr. it., 1965-67), 4 voll., pp. 9-12.
[13] V. Messori- J. Ratzinger, Rapporto sulla Fede, Cinisello Balsamo, San Paolo, 1985, p. 15.
[14] G. Miccoli, cit., p. 296.
[15] Cfr. Bernard Tissier de Mallerais, L’étrange théologie de Benoit XVI. Herméneutique de continuité ou rupture?, Avrillé, Le Sel de la terre, 2010.