ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 12 settembre 2021

Lo si voglia o meno

Il Matto Auspica: che Finalmente nella Chiesa Inizi l’Era dei Pubblicani!

 


Cari amici e nemici di Stilum Curiae, pronti alla discussione? Il nostro Matto mi ha scritto un messaggio da condividere con voi; molto interessante, certamente non semplice e sicuramente stimolante da un punto di vista intellettuale…Buona lettura.

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L’ERA DEI PUBBLICANI

 

Carissimi fratelli Sani di Mente,

permettetemi di intrattenervi in merito ad un fatto di importanza capitale, e cioè che una dose più o meno consistente di soggettivismo affligge ogni essere umano, ciò rendendo relativo e non assoluto ogni intervento di chicchessia, per quanto puntellato dalla ragione, dalla logica e, religiosamente, dalle Sacre Scritture, dal Catechismo e dal Diritto canonico.

La tetragonia legalistico-dottrinale della Chiesa cattolica, fatale eredità farisaica vista la temperie in cui nasce il Cristianesimo (ma i Pubblicani non sono mai mancati), non ha impedito che, giorno dopo giorno, essa si sia progressivamente sgretolata, e ciò dovrebbe far riflettere: una preminenza della lettera, anzi delle lettere sullo Spirito, e quindi un rigido impugnare le Scritture, il Catechismo e il Diritto canonico, ha alimentato una presunzione di sé ed una conseguente “misura” di giudizio contro la quale, invece, il Verbo mette in guardia. Lascio ai gentili e pazienti lettori l’individuare in che consista questa “misura”, che certamente non può identificarsi sic et simpliciter con il crudo confronto del peccatore col precetto e con la prenotazione per esso di un posto all’inferno da parte di chi giudica, il quale anch’esso, come tutti, qualche problema col peccato ce l’ha anche lui (lei) e quindi non può scagliare la prima pietra.

La vita nuziale dell’Anima immortale e dello Spirito Eterno non si nutre esclusivamente di un apparato dottrinale-precettistico ma anche e soprattutto di una semplicità e di una limpidezza di cuore che trascende (senza per questo rinnegarlo) l’apparato medesimo, che, in ogni caso, resta un indice. Lo Spirito Eterno è … spirito, quindi in Sé non ha forma e trascende il pensiero (orale e scritto) che è inevitabilmente una forma, ed anzi, secondo che Esso vuole, lo ispira, appunto lo in-forma, ma senza esaurirsi in esso. Fuori della forma del pensiero, di qualunque pensiero, lo Spirito infinitamente è nella Sua non-forma e «come il vento soffia dove vuole». Dice che il “dove” lo decide lo Spirito, non l’uomo!

La Vergine è il modello dell’Anima che «custodisce tutte queste cose meditandole nel suo cuore». Dice “nel suo cuore”, ovvero nel luogo più intimo quale crogiolo vuoto, cioè puro e ardente ove i significati del pensiero (della forma) vengono sciolti dalla loro letteralità – dalla loro forma – e tramutati in carne e sangue. Non è il pensiero che spiega lo Spirito, bensì è lo Spirito che spiega il pensiero. O, in altri termini, non sono le parole che spiegano il Silenzio bensì è il Silenzio che spiega le parole: non per nulla è una Vergine umile e silente che partorisce il Verbo.

A meno che non lo si neutralizzi con la morte dell’io empirico (o piccolo io), impresa eroica e quindi per pochi, il soggettivismo influenza ogni espressione verbale e comportamentale, e, in un modo o nell’altro, inficia la verità dell’espressione medesima. Nessuno può presumere che le proprie espressioni verbali e comportamentali siano giuste in tutto e per tutto, giacché proprio tale presunzione testimonia la presenza invadente dell’io empirico, ovvero dell’entità posticcia o sovrastruttura psichica che è venuta formandosi fin dal giorno della nascita su questa terra, identificandosi con le esperienze che la vita gli ha riservato giorno per giorno, in primo luogo l’educazione (o non educazione) e la cultura (o non cultura) che gli sono state inculcate negli ambienti familiare, scolastico, lavorativo, sociale e religioso che ha frequentato (e continua a frequentare). D’altra parte, cos’è il chicco di grano che deve morire se non il glomerulo dell’io empirico? Orientaleggiando, si potrebbe dire che ciò che deve morire è l’illusionedella realtà di tale io, un intruso che pregiudica la relazione nuziale dell’Anima con lo Spirito.

Il linguaggio ed il comportamento debbono improntarsi alla verità e quindi alla correttezza, ma vanno accompagnati dalla consapevolezza che in nessun modo possono farlo in maniera perfetta. Chiaro che una sincera e costante tendenza alla Perfezione fa sì che linguaggio e comportamento si affinino sempre più con beneficio del soggetto e delle relazioni che esso intrattiene, ma ciò non può prescindere, lo si ripete, dalla consapevolezza che su questa terra la Perfezione resta un’Idea tanto irrealizzabile quanto luminosa e necessaria all’orientamento dell’Anima che naviga nel mare della vita terrena. Di conseguenza, nessuno può permettersi di credere, quindi di illudersi, di essere senz’altro nel vero e puntare il dito giudicante contro chicchessia, dimenticandosi della trave che ha nell’occhio!

Lo si voglia o meno, il lungo periodo dei Torquemada (ecclesiatici e laici) è tramontato e si è ai primissimi albori dell’Era dei Pubblicani che conclude e supera quella dei Farisei: Cristo è venuto a compiere, cioè a perfezionare la Legge, e questo perfezionamento è rivelato nel Vangelo, che è testo sacro e quindi irriducibile alla ragione, alla logica e alla teologia, facoltà che possono attivarsi soltanto sul piano orizzontale e temporale dell’esistenza e mai elevarsi lungo la Verticale dello Spirito Eterno. Del resto, la Croce è più che silenziosamente eloquente: al patibulum orizzontale, dimensione delle vicissitudini terrene, si accompagna lo stipes verticale, dimensione della Resurrezione ed Ascensione.

In sintesi, la parabola inascoltata per secoli, tranne che dai veri e pochi Pubblicani, è chiarissima: occorre ritirarsi dalla prima fila e mettersi in fondo.

Per esserci occorre sparire, paradosso fuori della portata della ragione.

Occorre rendersi conto che, in ambito cattolico, nessuno può schermirsi dietro le spalle di Cristo, ma che ognuno Gli sta davanti ed è scandagliato attimo per attimo dal Suo sguardo, che dovrebbe suscitare il timore di Dio (dono di Dio-Spirito Santo) quale deterrente della presunzione di sé e dei  giudizi temerari.

 Occorre inaugurare l’Era dei Pubblicani perché la Chiesa rinasca con tutto il suo splendore dalle sue ceneri farisaiche.


Marco Tosatti

https://www.marcotosatti.com/2021/09/12/il-matto-auspica-che-finalmente-nella-chiesa-inizi-lera-dei-pubblicani/

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