ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 26 maggio 2012

Non lo tradirebbe mai


“. Si sarà scontrato con qualche potente”

Il Papa
IL PAPA

Parla il padre spirituale di Paolo Gabriele, l'aiutante di camera arrestato: “È innamorato della Chiesa e vuol bene al Papa”

ANDREA TORNIELLICITTÀ DEL VATICANO

 L’anziano sacerdote che vive in Vaticano al telefono ha la voce rotta dal pianto. Chiede l’anonimato, per raccontare ciò che sa di Paolo Gabriele, 46 anni, sposato con tre figli, l’aiutante di camera di Benedetto XVI arrestato perché trovato «in possesso illecito di documenti riservati». Ha paura, il monsignore, come tanti in queste ore dietro le mura, ancora attoniti e increduli per quanto è accaduto.

«Conosco Paolo da tanti anni – confida – e se fossero dimostrate le accuse a suo carico davvero d’ora in avanti non ci sarebbe più da fidarsi di nessuno. Lo ricordo ancora, ormai parecchi anni fa, quando con il grembiule nero nel pomeriggio passava per gli uffici della Segreteria di Stato a pulire i pavimenti».

Il prelato racconta di aver fatto per un certo periodo anche da direttore spirituale a colui che, abbandonato il grembiule delle pulizie per indossare un impeccabile abito scuro, sarebbe diventato il cameriere pontificio, il laico più vicino al Papa, l’uomo che serve quotidianamente alla sua tavola. «L’ho seguito spiritualmente e posso testimoniare di aver sempre trovato una persona innamorata della Chiesa, e molto devoto al Papa, prima a Giovanni Paolo II e ora a Benedetto XVI - aggiunge -. La persona che a suo tempo aiutò il giovane “Paoletto” a entrare in servizio in Vaticano è il rettore della chiesa di Santo Spirito in Sassia, a due passi da via della Conciliazione e da piazza San Pietro, dedicata alla devozione della “Divina misericordia” di santa Faustina Kowalska e cara ai polacchi».


«Per me è davvero incomprensibile ciò che sta succedendo – continua il monsignore – perché Paolo era stimato da tutti in Vaticano, non ho mai sentito qualcuno parlar male di lui o raccontare un pettegolezzo che lo riguardasse: e mi creda che questo è un caso piuttosto raro, perché purtroppo il nostro è un ambiente dove capita spesso di ascoltare maldicenze». Il nostro interlocutore aggiunge un altro dettaglio significativo sul presunto «corvo» arrestato stamattina dai gendarmi pontifici guidati dal generale Domenico Giani. «Paolo ascoltava molto le persone che volevano parlare con lui, era buono e sorridente con tutti. Non si è mai tirato indietro – e lo so per conoscenza diretta – quando c’era da aiutare qualcuno, quando qualcuno si rivolgeva a lui chiedendo appoggio». C’erano insomma tante persone, tra i dipendenti laici vaticani, che si confidavano con lui e lo cercavano.


Ma anche se il monsignore teme che l’aiutante di camera finisca per essere un «capro espiatorio», non si può certo pensare che l’arresto sia stato effettuato con leggerezza, perché Paolo Gabriele – ha dichiarato padre Lombardi – è stato trovato in possesso di documenti riservati. «Conoscendo la sua semplicità, e persino la sua ingenuità, non mi sembra affatto una persona capace di organizzare e gestire un’operazione del genere a meno che non si tratti di una personalità schizofrenica. E a che scopo poi? Perché?». Già, perché? La domanda sul movente è sulla bocca di tutti all’ombra dei sacri palazzi. «C’è da ricordare che è sposato, ha tre figli, una bella famiglia, è venuto da qualche anno ad abitare dentro il Vaticano, passa il suo tempo libero con i figli, aiutandoli a fare i compiti e davvero non posso comprendere per quale motivo avrebbe messo a repentaglio tutto ciò che di buono ha costruito nella sua vita tradendo la fiducia del Papa, con un atto così grave quale quello di trafugare i documenti finiti nel libro di Nuzzi. Non ci credo, mi auguro che possa dimostrare la sua estraneità. Lo ricordo molto devoto della Madonna e fedele all’eucaristia».

Il prelato rimane a lungo in silenzio, come se volesse scacciare un pensiero improvvisamente entratogli in testa. «Ricordo che raccogliendo le confidenze di tanti in Vaticano ad un certo punto aveva finito per scontrarsi con qualcuno di molto potente qui...». Sospetti, veleni, ma soprattutto tante domande ancora senza risposta.




QUANDO LA FANTASIA SUPERA LA REALTA'...

Il colpevole non poteva non essere il maggiordomo...
di Francesco Colafemmina

La decadenza del Vaticano intesa come struttura organizzativa della Chiesa Universale e corte papale avanza rapidamente in questi giorni. Ieri le dimissioni forzate dell'integerrimo Gotti Tedeschi, oggi il farsesco arresto del maggiordomo del Papa, quasi si volesse ricondurre da un lato l'intera vicenda dei Vatileaks alla trama di un romanzo giallo di second'ordine, e dall'altro licenziare le ingombranti accuse provenienti dal volume di Nuzzi in 48 ore, nella speranza che i media dimentichino tutto in pochi giorni.
Ora, chi ha letto il libro "Santo Padre" può affermare con sicurezza che buona parte - se non tutti - i documenti passati dall'organizzazione "Maria" a Gianluigi Nuzzi sono documenti finiti sì sulla scrivania del Papa, ma subito dopo trasferiti alla Segreteria di Stato (c'è il timbro di ingresso e di uscita, ci sono cablogrammi della Segreteria di Stato e documenti provenienti dalle nunziature). Dunque è di qui che devono provenire mentre è  molto naif o romantico ma pressoché impossibile che il maggiordomo del Papa possa entrare a portare un cappuccino a don Georg e magari fregarsi qualche documento nascondendolo sotto il vassoio.... poi ritornare a portare un caffé decaffeinato al Santo Padre e rinfilare i documenti nella cartella "Alla firma del Santo Padre" adagiata sulla scrivania dello stesso don Georg. Questa è al massimo la trama di una fiction di Raiuno! E' vero non siamo cattolici adulti, ma neanche dei creduloni per non ricorrere ad un altra rima in -oni. 

Finora non ci è dato sapere quali siano le imputazioni a carico dell'aiutante di camera di Benedetto XVI. Sorgono tuttavia spontanee una serie di domande:

1. Se è vero che è stata trovata in casa sua una "ingente mole" di documenti riservati posseduti illegalmente - questo ha affermato Padre Lombardi - il reato contestato a questa persona non è quello di aver passato tali documenti a Nuzzi, bensì quello di possederli. 

2. Non potendo provare la connessione fra l'aiutante di camera del Papa e i divulgatori di alcuni documenti riservati, non si può affermare, dunque, - come hanno fatto praticamente tutti i giornali - che quegli sarebbe "il corvo" autore di Vatileacks.

3. La commissione vaticana creata ad hoc per comprendere chi abbia trafugato dei documenti riservati della Santa Sede, ricorda la commissione prevista da un documento a firma del Cardinal Villot dal titolo "Secreta continere", relativo al segreto pontificio. Nel documento pubblicato sugli AAS nel 1974 si parla di una simile commissione e di pene non meglio specificate per l'eventuale violatore del reato. Ma quali pene possono essere inflitte a chi semplicemente detiene illegalmente dei documenti riservati della Santa Sede? E come si fa a dimostrare che quei documenti sono effettivamente di sua proprietà e non messi in casa sua da qualcun altro? Che è stata questa persona a procurarseli direttamente e autonomamente? E che questa persona li ha diffusi all'esterno del Vaticano?

4. Da ieri si è cominciato prontamente a sversare fango su Ettore Gotti Tedeschi. Oggi viene incriminato il maggiordomo del Papa. Domani cosa dovremo aspettarci? Questa strategia vaticana più che far pulizia e riportare giustizia sembra una faida senza quartiere che rischia di danneggiare ancor più l'immagine di una Chiesa in cui regnano il pressappochismo e la faciloneria oltre al solito corteggio di ambizioni, lotte di potere e sete di denaro.
Di qui il sospetto - ma ritenetelo solo un sospetto - che chi sta gestendo questa crisi in cerca di una sua soluzione stia agendo esclusivamente nell'interesse di forze occulte, di dinamiche mondane volte a peggiorare la percezione mondiale della Santa Sede. Sta danneggiando più di tutti l'immagine del Papa. Questi, rappresentato come un Sovrano pugnalato alle spalle persino dal suo cameriere, finisce per assurgere a specchio dell'impotenza e della fragilità di una struttura gravata dal tempo e grondante  umanità nel senso deteriore del termine. Se dunque dal libro di Nuzzi e dall'intera serie di Vatileaks si potevano trarre lezioni positive per il ripristino di semplici norme di giustizia, rispetto delle competenze e buona gestione del sistema, sembra che al contrario si voglia indulgere in una guerra all'ultimo colpo un po' alla "muoia Sansone con tutti i Filistei". Probabilmente "Maria", la fonte di Nuzzi, deve aver passato documenti ben più compromettenti o si teme possa esserne in possesso, o molto più semplicemente qualcuno non accetta l'idea di veder messa in dubbio la propria capacità e credibilità. 
Certo, al di là di queste considerazioni a noi cattolici tutti tocca assistere a uno spettacolo pietoso e al contempo penoso, la parabola discendente di un papato glorioso mentre i lupi - questa volta tutti interni - sembrano soffocare sempre più il Sommo Pontefice e mettere alla berlina la Chiesa di Cristo.  

Nessun commento:

Posta un commento