ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 28 agosto 2012

In vino trappola

L’arcivescovo e quel bicchierino di troppo…

Mons. Salvatore Cordileone (al centro)
Può succedere a tutti, persino a un arcivescovo: bere un bicchierino di troppo, mettersi in auto e poi dover fare i conti con la legge. Mons. Salvatore Cordileone, 56 anni, arcivescovo designato di San Francisco e paladino americano della lotta ai matrimoni gay sabato scorso è stato arrestato dalla polizia di San Diego (California) per guida in stato di ebbrezza.

Il monsignore, che il prossimo 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi, prenderà possesso dell’arcidiocesi di San Francisco stava guidando vicino ad un campus universitario (di ritorno da una cena con la madre e un altro sacerdote) quando è stato fermato da una pattuglia per un controllo stradale. Sottoposto all’alcol test  Mons. Cordileone è stato subito arrestato (il tasso alcolico nel sangue era superiore alla norma) e sbattuto in cella per undici ore fino a quando lo sceriffo lo ha rilasciato su cauzione di 2.500 dollari. Il monsignore dovrà comparire davanti a un giudice il prossimo 9 ottobre.
Cordileone adesso dovrà dare spiegazioni sull’accaduto al giudice ma soprattutto al Papa: Benedetto XVI a luglio lo aveva scelto per sostituire a San Frascisco l’arcivescovo George Niederaurer (che andrà in pensione). Adesso in Vaticano si dovrà valutare se confermare il prelato per il prestigioso incarico, nonostante l’incidente di percorso. Il prelato, che in passato ha definito i matrimoni gay “opera del diavolo” intanto ha già chiesto perdono per il suo errore, diffondendo un comunicato: “Mentre accompagnavo mia madre a casa, sono passato attraverso un chekpoint della polizia nei pressi del campus universitario, e nel sangue mi è stato riscontrato un tasso alcolico superiore a quello consentito in California. Chiedo scusa  per il mio errore di giudizio e provo vergogna per il disonore che ho provocato alla Chiesa e a me stesso. Pagherò il mio debito alla società e chiedo perdono alla mia famiglia, ai miei amici e ai miei collaboratori della diocesi di Oakland e della diocesi di San Francisco”.

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