ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 10 novembre 2013

COMUNIONE IN PECCATO MORTALE

ARCHIDIOCESI DI MATERA
E   NECESSARIO CONFESSARE I   PECCATI  MORTALI
PRIMA DELLA COMUNIONE

Miei dilettissimi Fratelli e Figli dell’ Archidiocesi di Matera!
Ci pervengono frequenti lamentele e accorate richieste di chiarificazione da parte di molti fedeli, per la diffusione di dottrine che gettano deleteria confusione nel Popolo di Dio, circa la necessità della Confessione Sacramentale dei peccati mortali, prima di ricevere la Santa Comunione.

Ci sia consentito, nella nostra responsabilità, da Cristo affidataci, di Mae­stro e Pastore di questa Chiesa che è in Matera, esprimere profondo rammarico se alcuni, per imprudenza o temerarietà, in privato o in pubblico, si credessero autorizzati a diffondere tali dottrine che sono solo ipotesi personali ma che non appartengono alla fede vissuta dalla Chiesa.
Si assumerebbero costoro l’enorme responsabilità di porsi per malinteso spirito di novità in contrasto con il magistero autentico e con la comu­nione ecclesiale!
QUALE LA DOTTRINA AUTENTICA DELLA CHIESA?
1)   S. PAOLO APOSTOLO, nella 1" lettera ai Cristiani di Corinto - Parola di Dio ! - in cui narra l'istituzione della Santa Eucarestia, afferma categoricamente e con parole roventi la necessità di essere in grazia di Dio prima di accostarsi alla S. Comunione:
«Chiunque mangerà questo pane e berrà il calice del Signore indegnamente, sarà colpevole del Corpo e Sangue del Signore. Ciascuno dunque esamini se stesso e mangi di questo pane e beva di questo calice. Perchè chi mangia e beve indegnamente, senza discernere il Corpo del Signore, mangia e beve Ia propria condanna»   (1  Cor. 11, 23-29).
2)   Il monito di S. Paolo fu fatto proprio dalle ANTICHISSIME LITURGIE che fanno dire al celebrante: «Le cose Sante ai Santi», cioè a chi è in grazia di Dio. S. Giovanni Crisostomo commenta così queste parole: «Tutti quelli che non sono santi (in grazia di Dio) non si accostino alla Comunione».
La prassi della Chiesa ha sempre posto la Comunione Eucaristica alla fine del cammino penitenziale che si concludeva con la riconciliazione. Anzi, per molti secoli, la più dolorosa penitenza consisteva col prolungarne il periodo nella privazione della Comunione. Ce lo ricorda S. Ambrogio nel suo trattato sulla Penitenza (cfr. 2, 3, 18, 87).
3)   In concordanza col monito di S. Paolo e con la prassi della Chiesa, il CODICE Dl DIRITTO CANONICO è tassativo: «Nessuno che abbia l’anima gravata di peccato mortale, anche se si ritenga contrito, acceda alla Comunione senza aver premesso la Confessione Sacramentale ... »   (Can. 856).
4)    I VESCOVI ITALIANI nella loro veste di MAESTRI della FEDE, hanno emanato il 12 luglio 1974 il documento «Evangelizzazione e Sacramento della Penitenza» in cui scrivono al N. 58:
«Non è conciliabile con l’insegnamento della Chiesa la teoria secondo la quale l'Eucarestia, che pure è efficacissimo «antidoto che ci libera dalle nostre colpe quotidiane e ci preserva dai peccati mortali» (Paolo VI: Euch. Mysterium 35, 25 maggio 1967), perdonerebbe il peccato mortale senza che il peccatore ricorra al Sacramento della Penitenza. L'affermazione del Concilio di Trento che l'Eucarestia rimette i pec­cati gravi va vista nella luce di tutto il documento conciliare. Esso significa che il Sacriflcio della Messa, da cui proviene alla Chiesa ogni grazia, ottiene al peccatore il dono della conversione senza cui il perdono non è possibile; al tempo stesso corrobora il penitente, già riconciliato con Dio, nella lotta contro le tentazioni, suscitando in lui il fervore della carità.
Ciò non significa affatto che quelli che hanno commesso un peccato veramente mortale possano accostarsi alla comunione eucaristica, sen­za essersi prima riconciliati con Dio nella Chiesa: la necessità di confessare i peccati mortali infatti deriva non solo dal precetto della Chie­sa, ma dalla volontà stessa di Cristo».
5)   E' puro arbitrio attribuire valore di sacramento all’atto penitenziale che dà inizio alla Santa Messa. E' solo un sacramentale, non un Sacramento! (cfr. Ord. Penit. n. 37).
II S. Padre PAOLO VI lamentava questa deviazione nell’allocuzione tenuta all’udienza generale del 9 giugno 1971:  «Occorre avere l’anima pura, aver recuperato la grazia mediante la penitenza, il Sacramento della riabilitazione, prima di accedere all'abbraccio di Cristo. Oggi vi è chi tenta esonerare i fedeli da questa indispensabile condizione: ma sono «fedeli» quelli che ne dispensano?» (O.R. 10/6/1971).
6) Quali siano i peccati oggettivamente «gravi», abbiamo imparato sin dall'infanzia dal Magistero vivo di Santa Madre Chiesa. Nessuno può osare distaccarsene. S. Paolo nelle sue lettere presenta, solo a titolo esemplificativo, un elenco di peccati che «escludono dal  Regno di  Dio».
Ci preme richiamare come oggettivamente gravi: i peccati contro il VI e il IX comandamento (pensieri, desideri, atti impuri), e il non voler partecipare alla S. Messa festiva.
Questi non sono i soli peccati «gravi», né sono i più «gravi», ma l'esplicito richiamo viene suggerito dal fatto che vi è chi osa presentarli come pec­cati veniali o addirittura esaltarli come liberanti!
Sugli altri e su questi ritorneremo con uno scritto più approfondito.
Altra cosa invece e la imputabilità soggettiva! Infatti, la misura della consapevolezza e della libertà interiore, e quindi della gravità, potrà variare a seconda dell’età, delle circostanze, delle persone e dei condizionamenti psicologici.
Su questo argomento, nel mese di gennaio del corrente anno, indirizzammo al Clero, alle Religiose ed ai Laici impegnati nella Pastorale una NOTIFICAZIONE dal titolo: «Coscienza personale, norme morali e Magistero in relazione al Sacramento della Penitenza» riportata nel Bollettino Ufficiale dell'Archidiocesi  di  Matera del  14 settembre 1975, pp. 19-21.
Disponiamo che suddetta «Notificazione» venga letta e spiegata ai fedeli come parte integrante del presente documento.


7)  CONFESSIONE FREQUENTE E CONFESSORI
Bisogna evitare due eccessi: quello di chi anche se non ha peccati mor­tali mai osa comunicarsi se prima non si confessi; e quello di chi si confessa solo quando e conscio di peccati mortali. La Eucharisticum Mysterium, n. 35, ha dato la regola giusta: «Si istruiscano coloro che hanno l'abitudine di comunicarsi ogni giorno o frequentemente, ad accostarsi al Sacramento del­la Penitenza  a  intervalli  proporzionati  alla  loro condizione di  vita».
In ogni caso: la confessione fatta frequentemente e bene dei soli pecca­ti veniali, permette moltiplicati contatti con Cristo e risulta pertanto molto fruttuosa. Non è detto che le confessioni fatte a lunga distanza siano le più ben fatte. Anzi .. . (cfr. Ord. Pent. nn. 7 a e b).
8) A voi sacerdoti diciamo: oltre che Confessori per la riconciliazione, siate direttori spirituali, specie per chi vuol tendere alla perfezione. Per questo ci vuole: carità che renda disponibili, vita di preghiera, sforzo proprio di ten­dere alla santità, scienza e prudenza: e cosa pericolosa se manca una di queste virtù.   (cfr. Ordo Penit. n.  10, a, b, c, d).
Vi benedico tutti auspice la Madonna SS. del Rosario con grande affetto, nel  nome del  Padre, del  Figlio e dello Spirito Santo.
+ Michele Giordano Arcivescovo
N.B.
1)   II presente documento deve essere letto e spiegato, unitamente alla Notificazione su citata, in tutte  le SS. Messe della Domenica 12 ottobre.                                                              
2)   Dal giorno 11 ottobre 1975 al 31 ottobre 1976 deve rimanere affisso all’ingresso di tutte le Chiese e nelle sale delle varie associazioni cattoliche il manifesto copia del detto do­cumento.

3) Sia subito stabilito e rispettato con costanza, per i giorni feriali, un orario delle Confessioni che deve rimanere permanentemente esposto all’ingresso della Chiesa.



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