ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 19 giugno 2014

Il gioco delle parti..

Il dissenso del vescovo di Treviri sulla pastorale famigliare di Francesco

Al Papa non è piaciuto che “tante persone, anche di chiesa, preti” abbiano detto che il Sinodo straordinario del prossimo ottobre e quello ordinario del 2015 sono stati convocati solo per dare la comunione ai divorziati: “Sono andati proprio lì, a quel punto. Ho sentito come se tutto si riducesse a una casistica”, diceva ai giornalisti che l’ascoltavano a bordo dell’aereo che lo riportava a Roma dopo il viaggio dello scorso maggio in Terra Santa. “No, la cosa è più ampia. Oggi, tutti lo sappiamo, la famiglia è in crisi: è in crisi mondiale”, aggiungeva. Qualcuno tra quelle “persone di chiesa”, però, non sembra aver letto le parole di Francesco.
Monsignor Stephan Ackermann, vescovo cinquantenne di Treviri, ha osservato nel corso di un incontro pubblico ospitato nella sua diocesi che “le risposte che la chiesa dà oggi” sulla questione della riammissione alla comunione dei divorziati e risposati “non sono sufficienti”. Bisogna fare di più, non deve “calare l’attenzione” sul tema che più sta dividendo in questi mesi l’episcopato mondiale.

Certo, si tratta solo di uno dei cinque grandi capitoli su cui s’era dilungato, nel concistoro a porte chiuse dello scorso febbraio, il cardinale Walter Kasper, ma è quello che ha originato un dibattito teologico che ha visto scendere in campo – più volte e pubblicamente, anche sull’Osservatore Romano – perfino il prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, il cardinale (tedesco anch’egli) Gerhard Ludwig Müller, contrario a ogni apertura nella direzione proposta da Kasper. Alle parole e ai buoni propositi, ha spiegato mons. Ackermann, devono ora seguire i fatti, affinché i divorziati non siano più considerati solo dei peccatori e possano quindi essere ammessi al sacramento. La strada da percorrere è quella indicata lo scorso autunno da un ufficio della diocesi di Friburgo, che aveva dato il via libera alla riammissione dei divorziati risposati ai sacramenti (nonostante l’altolà giunto direttamente da Müller). Non è la prima volta che il vescovo di Treviri – carica occupata fino al 2007 dal cardinale Reinhard Marx, ora capo della diocesi di Monaco e Frisinga e presidente della Conferenza episcopale tedesca – si pone alla testa del gruppo che invoca profondi e immediati cambiamenti nella morale cattolica che vadano in sintonia con lo Zeitgeist, lo spirito del tempo. In un’intervista concessa a febbraio al quotidiano Rhein Mein Presse – quando Ackermann sembrava essere in lizza per la successione di Robert Zollitsch alla guida dell’episcopato tedesco – il presule auspicava infatti che, “non potendo cambiare completamente la dottrina della chiesa”, sarebbe stato opportuno “avviare un cambiamento profondo della morale cattolica, adeguandola ai tempi correnti”. Tanto per cominciare, osservava Ackermann, sarebbe ora di lasciar perdere ogni tabù sulla questione omosessuale: “Non si può dire che sia qualcosa di innaturale”. Sposava in pieno, il presule, quanto la Conferenza episcopale tedesca aveva nel frattempo scritto nella sintesi alle risposte del questionario sulla famiglia inviato lo scorso autunno alle diocesi di tutto il mondo: “I fedeli non comprendono più le argomentazioni della chiesa riguardo la famiglia e il matrimonio”, e risulta ormai evidente “la distanza che c’è tra la dottrina e la pratica ecclesiale”. Una confusione che l’episcopato guidato fino a marzo da mons. Zollitsch non imputava allo scarso peso dato alla catechesi in Germania, bensì alla Humanae Vitae di Paolo VI, l’enciclica che affermava il divieto di controllo delle nascite con metodi artificiali: “Una cosa incomprensibile per la stragrande maggioranza dei cattolici tedeschi”, si legge ancora nella sintesi al questionario. La ricetta, a giudizio di mons. Ackermann – che comunque invita a non “acuire ancora di più le tensioni già forti” circa la riammissione alla comunione dei divorziati risposati – è quella proposta dal cardinale Kasper: ricordarsi che ogni persona, attraverso la penitenza, può essere perdonata in nome della misericordia divina.
© FOGLIO QUOTIDIANO

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