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giovedì 19 giugno 2014

Marcinkus chi? Quello che i neosanti...

EMANUELA ORLANDI, UN PENTITO DI MAFIA:
"MORTA IN UN FESTINO E SEPOLTA IN VATICANO"



Emanuela Orlandi.

Emanuela Orlandi.
Mercoledì 18 Giugno 2014
ROMA - A 'Chi l'ha Visto' le novità recenti sul caso di Emanuela Orlandi. Un pentito di mafia, Vincenzo Calcara, per 12 anni al servizio di Cosa Nostra, ha scritto al Papa rivelando tre segreti: uno riguarderebbe la scomparsa di Emanuela Orlandi, morta secondo quanto sostiene in un festino a base di sesso e cocaina in Vaticano. 
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Il caso Emanuela Orlandi
 Calcara ha ribadito ai microfoni della trasmissione che la giovane scomparsa più di 30 anni fa sarebbe sepolta proprio in Vaticano. Calcara era in missione nel 1981 per portare soldi e droga al cardinale Marcinkus; quella droga era destinata a festini, orge e riti satanici, a cui prendevano parte anche minorenni.
http://www.leggo.it/index.php?p=articolo&id=752278

La sorella di Emanuela Orlandi attacca il pentito Calcara: “Cerca visibilità a spese nostre”

emanuela orlandi-Redazione- “Ho chiesto un incontro a Papa Francescoperché ho importanti segreti legati anche alla morte di Emanuela Orlandi”. Lo ha pentito di mafiaVincenzo Calcara, ex killer vicino alla famiglia Messina Denaro.
 “A un cardinale molto vicino a Bergoglio – ha raccontato Calcara– negli anni 80, quando era vescovo, consegnai della 3 kg di cocaina e questo episodio è legato alla morte di Emanuela Orlandi. Tra qualche giorno farò il nome di questo cardinale”.
Il pentito impazza e si fa intervistare anche da  'Chi l'ha Visto' le novità recenti sul caso di Emanuela Orlandi, Vincenzo Calcara, per 12 anni al servizio di Cosa Nostra, ha scritto al Papa rivelando tre segreti: uno riguarderebbe la scomparsa di Emanuela Orlandi, morta secondo quanto sostiene in un festino a base di sesso e cocaina in Vaticano. 
Calcara ha ribadito ai microfoni della trasmissione che la giovane scomparsa più di 30 anni fa sarebbe sepolta proprio in Vaticano. Calcara era in missione nel 1981 per portare soldi e droga al cardinale Marcinkus; quella droga era destinata a festini, orge e riti satanici, a cui prendevano parte anche minorenni.
Dura la replica di Natalina Orlandi, sorella di Emanuela “Questo signore parla dopo trent’anni e soprattutto parla in televisione, mostra lettere scritte al papa. Non credo che Bergoglio lo riceverà mai, questi personaggi cercano visibilità e lo fanno a spese nostre”.
http://www.articolotre.com/2014/06/la-sorella-di-emanuela-orlandi-attacca-il-pentito-calcara-cerca-visibilita-a-spese-nostre/

VATICANO-ANO-ANO-ANO - “CASO ORLANDI, UNA CENTRALE DELLA PEDOFILIA CON 15 MILA FOTO NEL PALAZZO DEL VATICANO” - UN LIBRO PUNTA DRITTO SULLA PISTA DEI PEDOFILI - AL CENTRO IL MEMORIALE DI FASSONI ACCETTI, SEDICENTE TELEFONISTA DELLA BANDA

Un saggio di Fabrizio Peronaci racconta di un gruppo di potere dietro il sequestro di Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi, nel 1983. Il testo è imperniato sul memoriale di Marco Fassoni Accetti, fotografo e superteste, che sostiene di essere il telefonista del gruppo che rapì la Orlandi…


Un enorme archivio di foto pedopornografiche, in un ufficio del Vaticano. Ne scrive “Il Ganglio”, libro di Fabrizio Peronaci edito da Fandango, che racconta di un gruppo di potere dietro il sequestro di Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi, nel 1983. Il testo è imperniato sul memoriale di Marco Fassoni Accetti, fotografo e superteste, che sostiene di essere il telefonista del gruppo che rapì la Orlandi. Di seguito, un estratto dal libro.

Ma che genere di filmato realizzò il creativo Marco Fassoni Accetti? (...) “Il video mostra la Gregori minacciata da un’arma calibro 357”. Dunque alla povera Mirella non fu risparmiato neanche questo, simulare la propria morte. Va notato il calibro: 357, usuale rimando alla data di Fatima (13-5-17). Come andò esattamente? “La scena non era così drammatica. 
il ganglio libro di fabrizio peronaci su emanuela orlandiIL GANGLIO LIBRO DI FABRIZIO PERONACI SU EMANUELA ORLANDI

Si faceva vedere la pistola, poi la ragazza, la targa di Castel Porziano, in modo da rendere riconoscibile l’obiettivo. Alla fine c’era lo sparo, sì, ma fuori campo... Lasciando in sospeso se fosse o no ferale.” E Mirella? Era spaventata? “Ma no, lo sapeva che era una finta.” La minaccia, in ogni caso, funzionò: il presidente Pertini, lo vedremo, a meta ottobre interverrà per la prima volta sul caso Gregori, con un’importante intervista. A suggello di quel settembre da incubo, giunse, il 24, l’ultima telefonata al bar. 

L’Amerikano elencò i vestiti di Mirella: maglieria Antonia, jeans, scarpe Saroyan... “Vuoi sapere degli abiti? A entrambe, ovviamente, chiedemmo di cambiarli, per non essere riconosciute. I vecchi, eccetto la biancheria, furono presi dalla tedesca e rimasero in possesso del nostro gruppo. Li collocammo in certi posti, come messaggi dalla valenza intimidatoria nei confronti di prelati avversi”. 

fabrizio peronaciFABRIZIO PERONACI
Marco Fassoni Accetti sta svelando qualcosa di grave, attenzione. La sfida si degradò al piu abietto dei ricatti , lasciare capi d’abbigliamento di Emanuela e Mirella in uffici di monsignori? Finora è emerso che il “ganglio” usò la pedofilia come arma di pressione, un monito ad alto potere di convincimento, certo, ma comunque differente dall’utilizzo doloso e criminale di corpi di reato (la maglietta, i pantaloni, la cintura delle ragazze scomparse) per annientare, con prove false e schiaccianti, i propri avversari (...) In questo viaggio scandito da eventi tragici e riprovevoli, di vizi ne abbiamo incrociati più d’uno (...) La lussuria ancora no, è stata solo agitata, evocata.

Invece, in uno degli interrogatori... “Ricordo che un capo d’abbigliamento della Gregori fu nascosto nei locali della Pontificia commissione dei Migranti, ove vi era la segreteria del pro-presidente. Questa collocazione risale al 1985.” Ai magistrati ha fatto un nome che già conosciamo: monsignor Cheli, nunzio apostolico alle Nazioni Unite, esponente dell’osteggiata fazione opusiana, in quei mesi rientrato a Roma e incaricato di seguire le problematiche del nomadismo. 
MARCO FASSONI ACCETTIMARCO FASSONI ACCETTI

Il prelato, morto all’età di 94 anni nel febbraio 2013, pochi giorni prima delle dimissioni di Benedetto XVI, che salutò in lui “lo zelante pastore fedele al Vangelo”, subì pesanti ricatti? Fu costretto a compromessi, o qualcosa di peggio, in conseguenza della spada posata dal “ganglio” sopra la sua testa? Non è tutto, purtroppo. 

“Ricordo altresì che un secondo capo d’abbigliamento della Gregori fu posto nell’edificio di via dell’Erba, dove aveva sede una organizzazione in passato presieduta dal cardinale Sergio Pignedoli e poi da monsignor Jadot. La collocazione in quell’ufficio ecclesiastico intendeva essere un monito” (...) La faccenda è scabrosa, spieghiamo bene. Marco Fassoni Accetti non produce prove, ma quanto dichiara finisce agli atti. 

Al termine dell’interrogatorio del 24 luglio 2013, quando oltre le imposte del Palazzo di giustizia è già sera, firma il verbale in calce a ogni pagina. Sta parlando di un palazzo vaticano a 300 metri da piazza San Pietro, in una traversa di via della Conciliazione, sulla destra provenendo da Castel Sant’Angelo. 

Qui, in via dell’Erba civico 1, aveva sede il Segretariato per i non cristiani, il cui nome è in seguito mutato in Pontificio consiglio per il Dialogo inter-religioso, a capo del quale lavorò fino alla morte il cardinale Pignedoli, figura di rilievo, sostenuto dall’ala progressista, papabile nel conclave che elesse Luciani. Nel 1980, in seguito al lutto improvviso, la presidenza passò a un altro prelato postconciliare, Jean Jadot, richiamato dagli Stati Uniti, dove, da nunzio apostolico, si era imposto come artefice della Chiesa pastorale sui temi della giustizia e del rispetto delle culture diverse, attirando a sé strali conservatori. 

Via dell’Erba 1... “In tali locali o comunque altri di spettanza del cardinale Pignedoli vi erano conservate numerose fotografie, circa 15 mila diapositive, che riprendevano ragazze e ragazzi, adolescenti e giovani. L’età andava dai 16 ai 30 anni. Qui inserimmo alcune diapositive della Orlandi e della Gregori”. La rivelazione è questa: esplode come una sventagliata. 

Marco Fassoni Accetti, dopo averci girato attorno, decide che è il caso di dirla tutta. Sta parlando di un archivio di migliaia di immagini la cui custodia e il cui utilizzo configurerebbero l’esistenza di una sorta di centrale pedopornografica a due passi da San Pietro. 
MARCO FASSONI ACCETTIMARCO FASSONI ACCETTI

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