ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 4 ottobre 2014

La fede è inquinata da errori

Effetto domino

La fede è inquinata da errori

Lo stato del mondo nel quale viviamo oggi, dolorosamente, non è diverso da quello in cui si ridusse l’uomo dopo il peccato. Mai forse come oggi, il mondo è dominato da satana. Anche nelle nazioni, come la nostra, che si chiamano cristiane, regna l’idolatria del peccato, in tutte le sue manifestazioni più turpi. Il mondo, redento dal sacrificio di Gesù Cristo, praticamente lo rinnega e nello svolgimento della vita civile è apostata, in quella della vita religiosa è in profondo decadimento, nonostante la parvenza di attività, che è l’indefettibile vitalità della Chiesa, ma alle quali si mescola non raramente lo spirito del mondo.
La fede è inquinata da errori, e le più pericolose eresie s’insinuano nelle anime sotto l’aspetto di progresso, di critica, di autenticità storica, ecc… I giovani nelle scuole dello stato diventano atei, facile preda del comunismo che cancella dalla loro mente la verità. È un fatto dolorosissimo che i giovani, appena raggiungono il liceo, se non sono ben saldi nella fede e nella morale, decadono fino alla incredulità ed alla immoralità, per colpa di professori scellerati, comunisti e massoni, che si fanno propagandisti di errori. E lo stato non solo lo tollera, ma per insinuazioni settarie dà loro posti di preminenza. Nei Seminari e negli Ordini religiosi, i giovani non sono formati alla santità: langue la pietà, langue la virtù, spira tra essi lo spirito del mondo.

L’arte sacra è in pauroso decadimento, e le immagini sacre che dovrebbero dilatare l’anima nella fede ed il cuore nell’amore, ne diventano la parodia.

Il mondo tutto è sconvolgimento; i delitti raggiungono estremi di perversità che spaventa: l’immoralità giunge a degradazioni che avviliscono, le nazioni sono sconvolte da rivoluzioni che le fanno sanguinare; guerre e voci di guerre, danno un senso di sgomento, nonostante le voci di pace che ipocritamente si levano da quelli che le suscitano e le fomentano.

Noi non esageriamo, accenniamo appena e fugacemente, allo stato nel quale è il mondo moderno, che pure orgogliosamente si gloria di civiltà e di progresso. In tanta desolazione il male maggiore è l’incoscienza. Il mondo non si accorge o non vuole accorgersi dell’abisso nel quale è caduto, ed in quello nel quale sta per cadere.

Don Dolindo Ruotolo

http://www.corsiadeiservi.it/it/default1.asp?page_id=1009

 cristiani senza riferimento a Cristo

ERESIA DELLA PRASSI





“C’è una porta che finora è stata chiusa e che il Papa vuole aprire”. Così il segretario generale del Sinodo, card. Baldisseri, alla presentazione dell’assemblea straordinaria sulla famiglia al via domenica.
“Dobbiamo calare la dottrina autentica nella realtà attuale della famiglia”, ha detto il cardinale sul tema della comunione ai divorziati risposati. ”Noi camminiamo nella storia, la religione cristiana non è ideologia, la famiglia di oggi è diversa, se neghiamo questo restiamo a 2000 anni fa”, ha concluso.
Non entriamo sulla questione in sé della comunione ai divorziati.
Ma una religione è più di ideologia, è, appunto, verità rivelata.
Sentire un cardinale ridurla a mera ‘evoluzione’ sociale, fa cadere le braccia, e sempre di più svela il nichilismo che si sta instillando nella Chiesa.
La frase, poi: “la famiglia di oggi è diversa, se neghiamo questo restiamo a 2000 anni fa“, è scioccante. Da parte del rappresentate di una religione che si basa totalmente su Cristo, venuto nella pienezza dei tempi e un avvenimento accaduto duemila anni fa.
E poi cosa, se la società regredisse ad una sorta di poligamia, loro regredirebbero di conseguenza?
Intanto, Baldisseri si è portato avanti.
Del resto, a chi si attagliano molto bene, queste parole profetiche di Soloviev:
“L’Anticristo sarà un ‘convinto spiritualista’, un ammirevole filantropo, un pacifista impegnato e solerte, un vegetariano osservante, un animalista determinato e attivo”


La dottrina viene da Dio, non è una semplice "teoria" astratta, come se Cristo fosse "concreto" mentre la dottrina "astratta".....eresia già condannata da diversi papi nel passato .... Se si comincia a dividere l'uno dall'altra con la scusa di salvare "l'esperienza di Gesù Cristo" o con la scusa di non voler allontanare gli uomini dalla Chiesa, si rischia seriamente di ridurre il fatto cristiano a una "opinione" ,questa sì veramente astratta....per questo la Chiesa continua a essere "intransigente" sulla dottrina, perché ha sempre saputo che dalla difesa di essa dipende la salvaguardia del Cristianesimo come "fatto oggettivo".....E basta con questo paragone con lo scontro tra Cristo e i farisei e gli scribi....come se Gesù fosse stato il "rivoluzionario anarchico" in guerra contro quelli che invece erano attaccati alle dottrine....la Chiesa ci ha sempre insegnato che Gesù non attacca i farisei per la loro dottrina ma per la loro "incoerenza" a quella stessa dottrina che Lui stesso riteneva vera e da osservare!
La dottrina cristiana salva il semplice dal ridurre la fede a uno dei tanti schemi del mondo, chi invece si allontana dalla dottrina o comincia a metterla un po' in ombra...è già caduto dentro al più terribile degli schemi! Vedere la vita e gli scritti dei santi per credere!
Comunque lascio la parola al prossimo beato Paolo VI ..... il quale forse ... subito dopo il concilio aveva intuito qualcosa del futuro della Chiesa ...
"«L’ora che suona al quadrante della storia esige da tutti i figli della Chiesa un grande coraggio, e in modo tutto speciale il coraggio della verità, che il Signore in persona ha raccomandato ai suoi discepoli, quando ha detto: che il vostro sì sia sì, il vostro no, no» (Matth. 5, 37).
Tanto è importante questo dovere di professare coraggiosamente la verità, che il Signore stesso lo ha definito lo scopo della sua venuta a questo mondo. Davanti a Pilato, durante il processo che precede la sua condanna alla croce, Gesù ebbe a dire queste gravi parole: «Io per questo sono nato, e per questo sono venuto nel mondo per dare testimonianza alla verità» (Io. 18, 37). Gesù è la luce del mondo (Io. 8, 12), è la manifestazione della verità; e per compiere questa missione, dalla quale deriva la nostra salvezza, Gesù darà la propria vita, martire della verità, che è Lui stesso (...)
Ma oggi la verità è in crisi. Alla verità oggettiva, che ci dà il possesso conoscitivo della realtà, si sostituisce quella soggettiva: l’esperienza, la coscienza, la libera opinione personale, quando non sia la critica della nostra capacità di conoscere, di pensare validamente. La verità filosofica cede all’agnosticismo, allo scetticismo, allo «snobismo» del dubbio sistematico e negativo. Si studia, si cerca per demolire, per non trovare. Si preferisce il vuoto. Ce ne avverte il Vangelo: «Gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce» (Io. 3, 19). E con la crisi della verità filosofica (oh! dov’è svanita la nostra sana razionalità, la nostra philosophia perennis?) la verità religiosa è crollata in molti animi, che non hanno più saputo sostenere le grandi e solari affermazioni della scienza di Dio, della teologia naturale, e tanto meno quelle della teologia della rivelazione; gli occhi si sono annebbiati, poi accecati; e si è osato scambiare la propria cecità con la morte di Dio.
Così la verità cristiana subisce oggi scosse e crisi paurose. Insofferenti dell’insegnamento del magistero, posto da Cristo a tutela ed a logico sviluppo della sua dottrina, ch’è quella di Dio (Io. 7. 12; Luc. 10, 16; Marc. 16, 16), v’è chi cerca una fede facile vuotandola, la fede integra e vera, di quelle verità, che non sembrano accettabili dalla mentalità moderna, e scegliendo a proprio talento una qualche verità ritenuta ammissibile (selected faith); altri cerca una fede nuova, specialmente circa la Chiesa, tentando di conformarla alle idee della sociologia moderna e della storia profana (ripetendo l’errore d’altri tempi, modellando la struttura canonica della Chiesa secondo le istituzioni storiche vigenti); altri vorrebbero fidarsi d’una fede puramente naturalista e filantropica, d’una fede utile, anche se fondata su valori autentici della fede stessa, quelli della carità, erigendola a culto dell’uomo, e trascurandone il valore primo, l’amore e il culto di Dio; ed altri finalmente, con una certa diffidenza verso le esigenze dogmatiche della fede, col pretesto del pluralismo, che consente di studiare le inesauribili ricchezze delle verità divine e di esprimerle in diversità di linguaggio e di mentalità, vorrebbero legittimare espressioni ambigue ed incerte della fede, accontentarsi della sua ricerca per sottrarsi alla sua affermazione, domandare all’opinione dei fedeli che cosa vogliono credere, attribuendo loro un discutibile carisma di competenza e di esperienza, che mette la verità della fede a repentaglio degli arbitri più strani e più volubili.
Tutto questo avviene quando non si presta l’ossequio al magistero della Chiesa, con cui il Signore ha voluto proteggere le verità della fede (Cfr. Hebr. 13, 7; 9, 17)".
Ven. Paolo VI, Udienza generale, 20 maggio 1970.

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