ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 12 novembre 2014

Piacioni e vincenti


Ecco come Papa Francesco sta rivoluzionando la Curia

Ecco come Papa Francesco sta rivoluzionando la Curia

Nomi, ricostruzioni e indiscrezioni
La riforma della Curia, messa subito in cantiere dal Papa già un mese dopo l’elezione a successore di Benedetto XVI, stenta a concretizzarsi. Il gruppo degli otto cardinali consiglieri poi diventati nove con l’aggiunta del segretario di Stato Pietro Parolin continua a riunirsi, passa in rassegna competenze di congregazioni e pontifici consigli, studia accorpamenti o abolizioni.

L’OBIETTIVO DELLA RIFORMA
L’obiettivo dichiarato è di arrivare a una nuova costituzione apostolica che mandi in soffitta laPastor Bonus di Giovanni Paolo II, non più adeguata alle esigenze di oggi. Ci vorrà ancora tempo prima di vedere messa nero su bianco una bozza di documento, intanto però il Papa si muove a prescindere dalle risultanze del lavoro del cosiddetto C9.
IN ATTESA DELLA RIFORMA, SI FANNO LE NOMINE
A dispetto di chi sosteneva che poco o nulla sarebbe mutato prima della grande riforma della Curia, Francesco ha sostituito alcune figure di spicco della curia ratzingeriana, a partire naturalmente dal Segretario di Stato, Tarcisio Bertone. Gli sono stati concessi otto mesi di proroga dal cambio al Soglio di Pietro, nonostante da più parti (primo fra tutti il cardinale americano Timothy Dolan) si chiedesse al Pontefice di fare presto e di pensionare colui che resta camerlengo. Subito dopo, il Papa ha provveduto a sostituire il prefetto della Congregazione per il Clero (Mauro Piacenza) e il segretario generale del Sinodo dei vescovi (Nikola Eterovic).
PROMOVEATUR UT AMOVEATUR
In entrambi i casi, i rimpiazzati non sono stati promossi, bensì destinati a incarichi di minor peso: Piacenza alla Penitenzieria, Eterovic addirittura nunzio in Germania. Contemporaneamente, Bergoglio confermava nei rispettivi incarichi due prelati di peso: Mülleralla Dottrina della fede e Filoni all’Evangelizzazione dei popoli. Più tardi, arrivava la conferma per il prefetto della congregazione per i Vescovi, il cardinale Marc Ouellet. Nel frattempo, il Papa provvedeva a rivoluzionare quest’ultimo organismo, sostituendo diversi membri, tra cui i cardinali Angelo Bagnasco e Raymond Burke.
IL SILURAMENTO DI BURKE 
Proprio il cardinale americano è l’ultima “vittima” del cambiamento deciso dal Papa: dalla Segnatura apostolica all’Ordine di Malta, a soli 66 anni. Sarebbe errato, però, considerare ciò come una semplice bocciatura per la vicinanza di Burke alla realtà tradizionalista, visto che meno di un anno fa il Pontefice ha chiamato a Roma – assegnandoli un dicastero di primaria importanza e di nuova creazione – il cardinale George Pell, assai vicino a Burke. Qualcuno dice che si sia pentito, che oggi non rifarebbe quella scelta. Come se il Papa non sapesse per tempo orientamenti (teologici, pastorali e liturgici) di un cardinale non certo di secondo piano. Il vaticanista di lungo corso John Thavis ha detto al sito Religion News che “Burke non è più il capo del principale tribunale vaticano”, carica che “dava ai suoi pronunciamenti un surplus d’autorità. In quel senso, anche se diventa un eroe dei conservatori cattolici, sarà una figura di valore minore nel panorama politico vaticano”.
LO SPOIL SYSTEM NELLE CONGREGAZIONI
La modalità scelta per il rinnovo della congregazione per i Vescovi è stata usata anche per la Congregazione del Culto divino e la Disciplina dei sacramenti. Più che al numero uno, il Papa si è occupato di sostituire i quadri intermedi. Così, nelle scorse settimane, sono stati avvicendati i due sottosegretari legati al “vecchio corso”, al posto dei quali è stato nominato un presule molto vicino a mons. Piero Marini, già Maestro delle Celebrazioni liturgiche con Giovanni Paolo II e (per un biennio) Benedetto XVI, padre Corrado Maggioni. E tutto questo mentre è ancora vacante la carica di prefetto, dopo il trasferimento a Valencia del cardinaleAntonio Canizares Llovera. Trasferimento annunciato da tempo (Canizares voleva tornare in Spagna e l’aveva già chiesto a Ratzinger), anche se tutti davano per quasi certa l’assegnazione della sede episcopale di Madrid.
CHICAGO E MADRID, IL PAPA DECIDE DA SOLO
Il fatto è che il Papa, spesso e legittimamente, si affida più al suo fiuto nella scelta dei pastori da inviare nelle diocesi che all’iter burocratico previsto dalle norme. Un esempio su tutti, il più eclatante, è quello di Chicago, dove per rimpiazzare il cardinale Francis George ha designato mons. Blase Cupich, semisconosciuto vescovo di Spokane, il cui nome non era quasi mai emerso nelle discussioni degli ultimi mesi seguite al peggioramento delle condizioni di salute di George. Andando a scorrere il curriculum di Cupich e leggendo il profilo che di lui viene offerto dagli “esperti” locali, si scopre che non potrebbero essere più lontane da lui le battaglie urlate a difesa dei cosiddetti princìpi non negoziabili, punto fermo della stragrande maggioranza dell’episcopato americano negli ultimi decenni. Un profilo, quello del neo eletto vescovo, assai simile a quello scelto sempre personalmente da Francesco per la cattedra di Madrid: il vescovoCarlos Osoro Sierra, già a Valencia, su linee non convergenti con quelle del predecessore Rouco Varela.

12 - 11 - 2014Matteo Matzuzzi
http://www.formiche.net/2014/11/12/francesco-sta-rivoluzionando-la-curia/
PRIMA USCITA PUBBLICA PER GLI  “AMICI DI PAPA FRANCESCO” – di GIUSEPPE RUSCONI –www.rossoporpora.org – 12 novembre 2014

A Borgo Pio, nella festa di San Martino di Tours, si sono presentati ufficialmente con una serata post-sinodale gli “Amici di papa Francesco”riuniti in un “Cenacolo” di riflessione, coordinato dal vaticanista Raffaele Luise – Per il card. Kasper papa Francesco “non è un progressista”, ma piuttosto “un conservatore intelligente”.  Per il card. Coccopalmerio si può sperare in un ampio consenso nel prossimo Sinodo: “Lo Spirito Santo renderà più tenero il nostro cuore”.  
Il nome “Francesco” richiama ormai un po’ in tutto il mondo, oltre a san Francesco d’Assisi, papa  Francesco. Non intendiamo essere irriverenti se notiamo che, proprio a Roma, tiene bene anche il sempreverde simbolo giallorosso Francesco Totti, ‘core della città’. Martedì 11 novembre però sarebbe stato difficile nutrire dei dubbi sul Francesco cui si riferivano i membri del ‘Cenacolo degli amici di Francesco” che hanno promosso a due passi dalle mura vaticane, a Borgo Pio, una serata post-sinodale.
CHI SONO, CHE COSA SI PROPONGONO GLI ‘AMICI DI PAPA FRANCESCO’?
Come ha detto con chiarezza in una introduzione corposa il coordinatore del ‘Cenacolo’, Raffaele Luise, il gruppo è costituito da “persone che condividono profondamente un pontificato che, fin dal primo momento, le ha stupite e le ha attratte””. In effetti, ha continuato il noto vaticanista, “ci si trova di fronte a un pontificato e a un uomo straordinario che riprendono quella primavera che era sfiorita negli ultimi cinquant’anni. Vanno anche oltre, alle fonti del cristianesimo, a Gesù”. Non è un caso se proprio papa Francesco, ha poi rilevato Luise con riferimento forse polemico, “Gesù lo fa vedere, non ne fa un’esegesi”. Il messaggio di papa Francesco mira a “riformare in profondità 1700 anni di Chiesa costantiniana”, afflitta da “giuridismo e devozionismo, collaterale ai poteri mondani”. Naturalmente – ha evidenziato Luise – il pontificato di papa Francesco “crea grandissimi problemi, dentro e fuori la Chiesa, ma soprattutto dentro”. Jorge Mario Bergoglio “ha un’enorme empatia, una parola e un gesto folgoranti”: è un uomo “provvidenzialmente” venuto dal Sud, che ha “una struttura intellettuale fortissima” (ha osservato qui il coordinatore: “Pensate che dicono che è un Papa ignorante…”) e “non fa il piacione come si sente dire in giro”.  Certo, ha ammonito Luise, il recente Sinodo sulla famiglia ha registrato forti divergenze tra i partecipanti. E, “se alla fine dell’intero processo sinodale, il Papa non dovesse riuscire a mettere un paletto preciso nel senso delle riforme nella Chiesa”, si dovrebbe a giusta ragione essere preoccupati. Il compito che il “Cenacolo” si propone è dunque quello di “far comprendere il senso autentico del Pontificato, in qualche modo custodendolo ed aiutandolo”.
KASPER, IL ‘LUMEN EVANGELII’ NON E’ COME UN FARO, MA COME UNA FIACCOLA
Luise ha quindi passato la parola a “un grandissimo ispiratore del Sinodo, un protagonista importante”, il cardinale Walter Kasper. Alla ventina di presenti nella sala del Centro Russia ecumenica il porporato tedesco ha fatto dono di una sua definizione di papa Francesco: “Non è un progressista, non è un conservatore, si può forse dire che è un conservatore intelligente”, che “va inserito in una precisa tradizione cattolica”. Quella che “punta a un Vangelo sine glossa, nella continuità della Chiesa”. Come del resto anche Benedetto XVI, “molto più aperto di alcuni dei suoi seguaci meno intelligenti”. Riferendosi al recente Sinodo, il cardinale Kasper ha detto di “non essere scontento, neanche entusiasta”. L’assemblea dei vescovi è stata in ogni caso connotata da un aspetto molto positivo: “la libertà di parola”, nel segno della “parresia”, un po’ come accadde anche nel primo “Sinodo degli Apostoli, in cui sorse una grande discussione”.
Il tempo che ci attende prima del Sinodo 2015 va utilizzato per una grande discussione sulla famiglia. Che non va ridotta ai pochi, noti punti: “Quello della riammissione ai sacramenti dei divorziati risposati non è l’unico problema”. Ce ne sono altri, di grande importanza: particolarmente urgente è la constatazione che “la gente non vuole più sposarsi né religiosamente né civilmente”. Occorre perciò nuovamente evidenziare “la bellezza del matrimonio e della famiglia”.
Il cardinale Kasper ha poi contestato la lettura ‘politica’ del Sinodo, considerato come un Parlamento diviso in fazioni: non è così, “perché il processo decisionale non è democratico, ma ecclesiale, spirituale”, dato che “si tratta di raggiungere un consenso derivato dal camminare insieme” e fondato “su un compromesso, che non sempre è cattivo”. L’importante è “convenire su ciò che è essenziale”. Non bisogna avere quelle “paure” di cui si sente parlare. E in questo è d’aiuto “il lumen Evangelii, che non è come un faro, ma come una fiaccola che dà luce ai nostri passi”.
COCCOPALMERIO, FIDUCIOSO IN UN AMPIO CONSENSO
Il cardinale Francesco Coccopalmerio, “altro grande protagonista del Sinodo”, ha subito ribadito che l’Assemblea “non doveva necessariamente riproporre la dottrina sulla famiglia, ma illuminarla nelle situazioni concrete in cui si trovano oggi sia il popolo cattolico che l’intera società”. Qui torna l’immagine della fiaccola/lucerna che consente di individuare i casi di sofferenza, con cui “sporcarsi le mani”, un comportamento “condiviso da molti nel Sinodo”.
Anche il presidente del Pontificio Consiglio dei Testi legislativi è ottimista sul raggiungimento di un ampio consenso nel Sinodo 2015: “Ci dovremo confrontare senza inquietarsi, saper ascoltare con umiltà e apertura, sotto la guida del Papa che è centro dell’ortodossia”. Del resto non dobbiamo dimenticare l’ azione dello Spirito Santo, che “ci aprirà la mente e renderà più tenero il nostro cuore”.
Nel Sinodo appena concluso si è posta “molta attenzione” sugli elementi positivi che ci sono anche nelle coppie ‘non regolari’. Forse sarebbe stato il caso di “invitarne qualcuna” già nello scorso ottobre, ma si potrà magari ‘recuperare’ nella prossima occasione.


Molte le domande poste dai presenti ai due cardinali che Raffaele Luise ha ancora definito “nobili e lungimiranti”. In particolare Walter Kasper ha rilevato che la richiamata prassi ortodossa nell’ambito matrimoniale “non è del tutto chiara”, anche “per le diversità di interpretazione tra gli stessi ortodossi”. Lo stesso porporato ha osservato inoltre che la “Chiesa eurocentrica è finita”: certo l’Europa resta fondamentale, “ma la sua debolezza è un problema sia per lei stessa che per il mondo intero”. Infine Francesco Coccopalmerio ha voluto evidenziare che il Sinodo “non ha mai avuto nessuna intenzione di cambiare la dottrina della Chiesa sul matrimonio, ma solo di chinarsi sulle ferite cercando di sanarle”.

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