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venerdì 24 aprile 2020

Farsi piccoli davanti a Dio!

LE TRE TENTAZIONI DI CRISTO


Desiderio, orgoglio, potere: le 3 Tentazioni archetipo di tutte le tentazioni. L’essenza della fede e quindi anche la risposta alle tentazioni del diavolo è tutta qui: nell’umiltà e nella capacità di farsi piccoli davanti a Dio 
di Francesco Lamendola  

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Le tentazioni di Gesù nel deserto sono la summa e l’archetipo di tutte le tentazioni che il diavolo tende agli esseri umani. E poiché Gesù è venuto, oltre che per redimere gli uomini con il Sacrificio  del suo Corpo e del suo Sangue, anche per offrire loro il modello della vita perfetta, cioè della vita che piace al Padre, nel modo in cui Egli ha risposto alle tentazioni c’è il modello della risposta perfetta che gli uomini possono dare al maligno quando vengono tentati.

La vittoria di Gesù sulle tentazioni nel deserto prefigura la sua vittoria sulla Croce, quando affronta e vince le ultime tre tentazioni: la prima, di cedere allo sconforto davanti al tradimento di Giuda Iscariota e, più tardi, al rinnegamento di Pietro; la seconda, di eludere la volontà del Padre per sottrarsi al calice della Passione; e la terza, sulla Croce, di sentirsi abbandonato da Dio e perciò di morire disperato per l’inutilità del proprio Sacrificio. Tutte e tre hanno a che fare con il mistero insondabile della sofferenza umana; tutte e tre coinvolgono il silenzio e l’assenza di Dio; tutte e tre mettono l’uomo a nudo di fronte all’abisso di un amore divino così grande da risultare quasi incomprensibile, o insostenibile, a paragone della piccolezza dell’uomo, che quasi non riesce neppure a concepirlo, per non dire comprenderlo.

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Le tentazioni di Gesù nel deserto sono la summa e l’archetipo di tutte le tentazioni che il diavolo tende agli esseri umani. Il diavolo, che è furbo, si insinua sempre là dove meno ce lo si aspetta!

Dio che si fa uomo e che, pur restando sempre Dio, accetta volontariamente la morte più dolorosa, più umiliante, più “inutile”, stando alle apparenze: è questo un pensiero talmente abissale, talmente sconvolgente, da far vacillare la mente dei più grandi filosofi e da far tremar le vene e i polsi all’umanità egoista e peccatrice, nella quale così raramente si trova qualcuno disposto a fare anche il più lieve sacrificio per le persone care, non diciamo per gli sconosciuti. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici (Gv 15,12-13), aveva detto Gesù ai suoi discepoli, al termine dell’Ultima Cena, poche ore prima della sua Passione; e subito dopo aveva aggiunto: Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi (Gv 15,13-14).

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Desiderio, orgoglio, potere: le 3 Tentazioni. L’essenza della fede e quindi anche la risposta alle tentazioni del diavolo, è tutta qui: nell’umiltà e nella capacità di farsi piccoli davanti a Dio!

La prima tentazione riguarda i desideri dell’uomo, a partire da quello in apparenza più “innocente”, ossia il desiderio di pane e di giustizia: Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, di' che questi sassi diventino pane» (Mt 4,3). Cosa c’è, in apparenza, di più naturale, di più logico, di più legittimo di questo: chiedere a Dio che tutti gli uomini abbiano di che sfamarsi, che vedano soddisfatte le loro necessità fondamentali? Eppure, l’insidia si cela proprio in questa “naturalezza”: perché il diavolo, che è furbo, si insinua sempre là dove meno ce lo si aspetta. In questo caso, l’insidia consiste nel pretendere come un diritto ciò che deve essere, invece, una paziente, umile e faticosa conquista da parte dell’uomo, sempre in un atteggiamento di semplicità e di ascolto davanti a Dio, mai con quello di un creditore che si accinge a riscuotere il proprio credito. È il tranello nel quale è caduto in pieno il falso clero modernista, talmente impregnato della cultura dei diritti da far passare la richiesta del pane innanzi a tutto il resto, tanto da dimenticarsi che l‘uomo non vive del solo pane materiale, ma anche e soprattutto di quel Pane che è il Corpo di Cristo, che sovviene alla sua povertà spirituale. Se anche gli uomini riuscissero ad assicurare il pane a tutti, se anche riuscissero a distribuire le risorse della terra equamente fra ciascuno di loro, mancherebbe ancora la cosa fondamentale: la ricerca del Pane di Vita, mancherebbe la disposizione dell’animo verso l’ascolto di Dio e l’umiltà di accettare in pieno, senza resistenze o riserve mentali, la sua Volontà, anche quando essa appare difficile o perfino incomprensibile. Altrimenti, che razza di fede sarebbe? Se gli uomini sono disposti a fare solo ciò che Dio chiede loro logicamente e in maniera del tutto comprensibile; se pensano: Questa cosa non mi è chiara, perciò mi accingo a farla, ma sino ad un certo punto, in attesa di capire bene; oppure: Questa sofferenza mi riesce incomprensibile e pertanto non l’accetto, perché non può venire da Dio, la loro non sarebbe più la fede, bensì la sottoscrizione di un patto fra eguali, ove chi domanda e chi risponde si trovano sullo stesso piano e si comprendono sino in fondo, perché hanno la stessa natura. Ma la natura dell’uomo non è la natura di Dio; i piani di Dio sono infinitamente più grandi della mente dell’uomo, perciò, se l’uomo considera i sui desideri come qualcosa cui Dio deve rispondere, e deve rispondere nella maniera che a lui sembra giusta e desiderabile, non vi è fede in tale atteggiamento, ma l’orgogliosa pretesa di porre Dio sul proprio livello ontologico. E davanti a questa tentazione Gesù non si lascia cogliere impreparato: Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Mt 4,4), facendo un riferimento sia al Deuteronomio (8,3), dove si parla della manna nel deserto, sia al Libro della Sapienza (16,26): perché i tuoi figli, che ami, o Signore, capissero che non le diverse specie di frutti nutrono l'uomo, ma la tua parola conserva coloro che credono in te.

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Gesù è venuto, oltre che per redimere gli uomini con il Sacrificio  del suo Corpo e del suo Sangue, anche per offrire loro il modello della vita perfetta, cioè della vita che piace al Padre!

Ed ecco che perfino nel momento più solenne e più tragico dell’attuale persecuzione contro la Chiesa, con la santa Messa sospesa d’imperio dall’autorità civile, peraltro illegittima perché in flagrante violazione del Concordato, e le forze dell’ordine che irrompono ad interromperla nel bel mezzo della celebrazione, ebbene, in una Piazza San Pietro buia, vuota e spettrale, sotto la pioggia, il signor Bergoglio, mentre impartiva una grottesca benedizione Urbi et Orbi che serviva solo a glorificare se stesso e a spettacolarizzare la sua figura, ha trovato il coraggio di parlare in questa indegna maniera: Non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato. Ecco la tentazione di voler capire tutto, e, al tempo stesso, di mettere Dio dopo la natura, dopo l’ambiente, dopo la giustizia sociale: le calamità che colpiscono gli uomini sono la conseguenza della loro insensibilità verso i poveri (i migranti, si capisce; mai che quel signore parli dei poveri italiani, e soprattutto degli italiani lavoratori che hanno perso l’impiego e si sono trovati impoveriti per le dissennate politiche governative) e della loro mancanza di senso ecologico, non per i peccati che recano continuamente offesa a Dio, ultimo e più grave dei quali, perché va contro il Primo Comandamento, quello di avere lui stesso intronizzato una crudele divinità pagana, Pachamama (che richiedeva il suo tributo di vittime umane ai popoli andini) nella basilica più sacra della cristianità, quella di San Pietro.

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Bergoglio nella grottesca benedizione Urbi et Orbi che gli è servita solo a glorificare se stesso e a spettacolarizzare la sua figura!

La seconda tentazione è legata alla prima: una volta vinta la tentazione di veder realizzati i propri desideri come se la volontà dell’uomo fosse la sola cosa che conta, senza tener conto della Volontà di Dio, si rischia di cadere nella superbia, e di pensare: io sto facendo esattamente quel che Dio vuole, dunque sono un Giusto, giustificandosi così da solo davanti al Signore. E Gesù vince la seconda tentazione con la stessa sicurezza e intrepidezza della prima: Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede». (Mt 4,5-6), questa volta citando il Libro dei Salmi (90, 11-12): Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi. Sulle loro mani ti porteranno perché non inciampi nella pietra il tuo piede. la terza tentazione è legata alla seconda: una volta imparato a fare la volontà di Dio senza porre condizioni e a non credersi per questo giustificato innanzi a Dio, ecco la tentazione di voler usare la “santità” raggiunta per porsi al di sopra degli altri uomini, di sentirsi in diritto d’imporre loro la propria volontà; in altre parole, l’ebbrezza del potereDi nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai».  Ma Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto».  Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco angeli gli si accostarono e lo servivano. (Mt 4,8-11). E qui torna il discorso sul falso clero modernista che ha smarrito il Primo Comandamento e ha consumato l’abominevole adorazione della Pachamama durante il Sinodo per l’Amazzonia.

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L’abominevole adorazione della Pachamama viola palesemente il Primo Comandamento!

Ci piace riportare una pagina del padre domenicano Philippe-Emmanuel Rausis, studioso dei riti d’iniziazione nelle varie culture e al tempo stesso fine teologo e interprete della spiritualità cristiana alla luce della sana teologia, pochissimo conosciuto però dal grande pubblico, forse perché non è stato un seguace entusiasta e zelante delle mode progressiste invalse nella Chiesa cattolica a partire dal Vaticano II (da: P. E. Rausis, L’iniziazione; titolo originale: L’initiation; Paris, Les Éditions du Cerf, 1993; traduzione dal francese di Yasmina Melaohua, Milano, Mondadori, 1997, pp. 87-88):
Il problema del male, e della lotta contro di esso, svolge un ruolo fondamentale in tutti i tipi di iniziazione. Per questa ragione, il racconto della lotta di Gesù contro il diavolo e le sue tentazioni è scelto da Valentin Tomberg [un mistico, esoterista e antroposofo russo-estone, 1900-1973, convertitosi verso il 1946 al cattolicesimo romano] come figura paradigmatica del percorso iniziatico nel quale ciascuno si trova coinvolto, appena segue le orme del Signore. Alla fine del racconto, l’evangelista scrive: “Dopo aver esaurito OGNI SPECIE di tentazione, il diavolo si allontanò da lui” (Lc 4,13). Ciò sembra voler dire che nel testo si ritrova tutta la vasta gamma delle tentazioni umane, il che può parere sorprendente. La prima tentazione (Mt 4,1-4) ci invita a meditare il mistero del DESIDERIO. Il nostro desiderio è un pozzo la cui profondità è pari alla grandezza di Dio, cioè infinita. Così volle Dio stesso, affinché non si esaurisse mai il moto che ci spinge verso di lui. Nessuna soddisfazione umana potrà mai colmare la profondità del nostro desiderio. Questo ci consente di comprendere il significato iniziatico del digiuno, e cioè la rinuncia alla soddisfazione immediata del desiderio allo scopo di aumentarne l’intensità, affinché noi sappiamo che ci predispone a qualcos’altro. Ma è chiaro che il digiuno va ben al di là delle preoccupazioni alimentari. Esso ci insegna ad “accettare la presenza della mancanza”. Al diavolo che gli propone di soddisfare il suo bisogno di cibo, Gesù risponde: “L’uomo non vive di solo pane…”. L’uomo non deve fondare la vita solo sulle cose materiali, deve sviluppare in sé una sete spirituale. È questo l’insegnamento della virtù di CASTITÀ.

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Desiderio, orgoglio, potere: le Tre Tentazioni
di Francesco Lamendola
  
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