ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 23 dicembre 2014

Lo Scola-piatti di Repubblica

Il caso dell’insegnante di religione del Liceo Cardano di Milano. Una storia piena di zone oscure (o fin troppo chiare…) 

Le bugie di Repubblica. La ricerca di nuove accuse, perché l’accusa per il video non regge. I comportamenti a dir poco agili del Preside. La Curia che comunica notizie riservate e conserva documenti anonimi e non protocollati… e poi cambia versione. “Calunniate, calunniate, qualcosa resterà”.

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All’antivigilia di Natale farebbe piacere scrivere solo cose belle, parlare del presepe e del Signore che viene, raccoglierci in armonia in famiglia a festeggiare… già, ma noi le cattive notizie non le scriviamo per rovinare le feste; le scriviamo perché è nostro dovere, di fronte a casi davvero vergognosi, non tacere.
Due giorni fa, pubblicando (clicca qui) la notizia della revoca dell’idoneità all’insegnamento, deciso dalla Curia ambrosiana nei confronti del prof. Giorgio Nadali, insegnante di religione presso il Liceo Cardano di Milano, avevamo promesso di tornare in argomento. Manteniamo la promessa.

E partiamo dall’inizio. Il 28 novembre fu Repubblica ad aprire le danze, con un articolo in cui si stigmatizzava il comportamento del prof. Nadali, che avrebbe causato grave turbamento ai suoi nove allievi (quattro ragazze e cinque ragazzi, tutti piuttosto smaliziati) con la proiezione in classe del famoso video “L’urlo silenzioso”, che mostra come si effettua un aborto. Scriveva Repubblica: “…30 minuti di immagini fortissime, con un feto in primo piano. Gli studenti ammutoliscono, soprattutto le ragazze. Alcune di loro escono dall’aula sconvolte, incrociano un professore che esce da un’aula vicina, scoppiano in lacrime. «Così è troppo», si sfogano”.
Bene, va subito detto che Repubblica ha scritto una bugia, una menzogna, ha raccontato balle. Non stiamo a sottilizzare sui “30 minuti di immagini fortissime”, che in realtà erano 15 minuti alla fine della lezione e il filmato non è stato nemmeno visto tutto). Vabbè, una svista… ma nessuna ragazza è fuggita dall’aula sconvolta e piangente. Nessuna. Ora, si sa che Repubblica non si preoccupa in linea di principio di scrivere la verità, perché è piuttosto impegnata a creare la verità. Però diventa imbarazzate creare “verità” che poi possono essere smentite facilmente, non esistendo testimoni che abbiano visto queste ragazze sconvolte e piangenti, ma piuttosto testimoni che hanno visto una scolaresca che, dopo aver visionato un filmato (e nemmeno tutto) non ha avuto alcuna reazione “sconvolta”. Piuttosto, e questo Repubblica non lo dice, un personaggio, estraneo alla scuola e forse docente della “Scuola popolare”, che ha sede nello stesso edificio, aveva prima cercato di entrare in aula – ma giustamente non gli era stato consentito – e dopo la lezione aveva avvicinato gli studenti e si è permesso pure di apostrofare il docente come “terrorista”. Un personaggio, ripetiamo, estraneo al Liceo Cardano e il cui ruolo e tutto da chiarire e sarà chiarito.
Il “caso” però era creato. Il preside, Alfredo Petitto, dirigente con precedenti peraltro non brillantissimi, decide la sospensione di giorni otto, dal 2 al 9 dicembre compreso. Poichè l’accusa per il video non regge, anche perché lo stesso video circola da anni, è già stato visto in altre scuole, non ha mai causato “traumi” (come non ne aveva causati al Cardano) e inoltre chiunque può vederselo su Youtube, bisogna trovare nuove accuse. Voilà: il prof. Nadali avrebbe “obbligato” gli studenti a chiedergli l’amicizia su Facebook, il prof. Nadali inoltre tiene un linguaggio “scorretto” con gli studenti. Risulta che in effetti il prof. Nadali, una settimana prima del “giorno fatale” del video, avesse pronunciato una parolaccia in classe, ma non indirizzata verso gli studenti, bensì verso un gruppetto di anarchici che di fronte alla scuola facevano musica a tutto volume, inframmezzata da slogan contro la scuola e contro la religione. Il professore a un certo punto perse la pazienza e gli sfuggì una parolaccia verso di loro. Una colpa gravissima, come si può vedere…
Piuttosto, per quanto riguarda le “pressioni” sugli studenti, va detto che il preside aveva convocato gli studenti che su Facebook avevano espresso solidarietà al professore. E non c’è dubbio, anche se non è dato sapere cosa il preside abbia detto ai giovani, che un preside può fare “pressioni” molto più efficaci di quelle che possa fare un docente di religione, i cui voti, è bene ricordarlo, non concorrono a formare la valutazione generale di profitto.
Ma non solo: il preside aveva convocato nuovamente gli studenti, questa volta con le famiglie e con Don Rota, il prete responsabile dell’Ufficio per l’insegnamento della religione cattolica della Curia. In compenso il preside ha impedito di fatto al prof. Nadali ogni ulteriore contatto con gli alunni: infatti, quando il prof. Nadali si è ripresentato a scuola il giorno 10 dicembre, esaurito il periodo di sospensione, è stato immediatamente “dirottato” dall’aula, ancor prima dell’arrivo degli studenti, e condotto in segreteria, dove gli è stata notificata un’ulteriore sospensione, perché la sua presenza avrebbe “turbato” gli alunni. La sospensione è questa volta a tempo indeterminato (e al 50% di stipendio) in attesa delle decisioni del Provveditorato. Il prof. Nadali ha chiesto ovviamente di poter vedere, come suo diritto, cosa la scuola avesse comunicato al Provveditorato, ma la sua richiesta non è stata esaudita.
E veniamo alla Curia che, guarda caso, anch’essa non ha più contestato al professore il video, ma presunte “pressioni” sugli studenti perché gli esprimessero solidarietà. Che strano caso: le stesse accuse formulate dal preside. Ma la Curia asserisce di agire in autonomia, così autonoma da formulare, ancora in perfetta concordia con la scuola, un altro addebito: l’uso del video dimostrerebbe incapacità didattica, il che è alquanto curioso, soprattutto per un insegnante che oltre ai video ha sempre fornito ai suoi alunni anche dispense, testi da consultare, materiale vario di studio.
Inoltre in Curia, nel fascicolo del prof. Nadali, trovano posto anche lettere di critica, che non sono né protocollate, né con firma autografa. Lettere che, per parlarci molto chiaro, non potrebbero trovar posto in un archivio, perché a tutti gli effetti lettere anonime. Lettere che poi, va detto, riguardano fatti, più o meno veri, di anni annorum fa, mai contestati in precedenza. La stessa Curia, che ha assicurato di aver mantenuto la massima discrezione sulla vicenda, ammette peraltro che, sì, qualcuno deve aver risposto a una telefonata di Repubblica… Insomma, ci sarebbe da pensare che, se volete sapere faccende riservate, sia sufficiente telefonare in Curia, dire di essere giornalista di Repubblica,e la riservatezza va a farsi benedire. Consolante, e anche un po’ umoristico, considerando la retorica che si fa sulla “privacy”… Ma comunque un grave vizio di forma nel procedimento.
Insomma, ne vien fuori un bel quadretto: un insegnante proietta un pezzo di un video, già peraltro conosciutissimo e già visto senza problemi in tante altre scuole e nella stessa “Terza A” dello scorso anno con una delle alunne (bocciata), che sarebbe uscita in lacrime quest’anno. Anzitutto si inventano – da parte di Repubblica – pianti e lacrime mai esistiti di studentesse sconvolte, mai esistite. Poi, dato che questa accusa è deboluccia, si accusa il professore di fare pressioni sugli studenti e di essere incapace, dopo ventisei anni, come insegnante. Il tutto con fuga di notizie, concordanza di accuse tra scuola e Curia, conservazione di lettere di fatto anonime… e poi, dulcis in fundo, poteva mancare la nota “piccante”, peraltro già anticipata dalla solita onnipotente Repubblica? No, non poteva mancare. E allora diciamolo: questo professore dev’essere un po’ lascivo, tant’è vero che su Internet ha pubblicato foto con ragazze discinte.
Il prof. Nadali ha un sito internet, ricco di foto. Egli infatti non è solo insegnante di religione: è scrittore, giornalista, lavora anche per la televisione, è molto attivo nel campo della comunicazione. La colpa insomma sarebbe quella di non essere un monaco di clausura, ma un giornalista e scrittore che conosce e si è fatto fotografare con personaggi dello spettacolo (Vestite!). Nulla di strano che abbia un suo sito e una pagina facebook. Andate a vederli e valutate voi se ci siano foto compromettenti…
Ora il professor Nadali ha fatto ricorso contro il provvedimento di ritiro dell’idoneità all’Arcivescovo di Milano, Cardinale Angelo Scola, e questi dovrà dargli risposta entro trenta giorni.
Per ora la situazione è questa: un insegnante che ha alle spalle ventisei anni di carriera, durante i quali non ha mai avuto nemmeno un richiamo verbale, non ha mai fatto assenze o ritardi, ha sempre partecipato alle attività collegiali della scuola e di aggiornamento della Curia, ha sempre cercato di fornire ai suoi alunni sussidi didattici di ogni tipo, impegnandoli anche sui delicati temi della bioetica, si trova messo alla berlina con accuse fumose se non diffamanti, ma senza sostegno di prove. “Calunniate, calunniate, qualcosa resterà”… la massima rivoluzionaria è sempre valida.
Ma il prof. Nadali ha una colpa grave: ha voluto fare seriamente la sua professione, e naturalmente ciò che insegna ai suoi alunni ha come base la dottrina e la morale cattolica. Prima o poi doveva finire sotto il mirino. Repubblica ha dato il segnale, gli altri hanno eseguito. Sarebbe troppo grave pensare che tra gli “altri” ci sia anche la Curia di Milano. Vogliamo piuttosto pensare a comportamenti avventati di Don Rota, forse non molto capace per il ruolo che ricopre, a cui porrà rimedio il Cardinale Scola, che di certo non vuole “punire” un insegnante di religione cattolica colpevole di voler fare, sul serio, l’insegnante di religione cattolica.
E in chiusura, è ancora più triste venire a conoscenza come il responsabile del Servizio per l’Insegnamento della Religione Cattolica dell’Arcidiocesi di Milano – Don Gian Battista Rota http://blog.messainlatino.it/2014/12/il-caso-del-prof-nadali-la-curia-spiega.html – sia esperto nel gioco delle tre carte, in senso “diplomatico” si intende. Forse aspira ad arrivare in alto con abili giochetti… proprio nel pieno spirito che Papa Francesco http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/papa-francesco-le-15-malattie-della-curia-no-allalzheimer-dellanima-2056013/ ha appena auspicato per le Curie, si intende. Proprio ieri – mentre Rota scriveva – il Pontefice ha elencato una serie di malattie della curia: la prima è «sentirsi immortali, immuni da difetti, trascurando i controlli»: un corpo che non fa «autocritica, non aggiorna e non cerca di migliorarsi, è un corpo infermo», ha spiegato, suggerendo una «ordinaria visita ai cimiteri, dove vediamo i nomi di tante persone che si consideravano immuni e indispensabili». Naturalmente Papa Francesco è stato già informato del caso. L’amara questione è infatti partita proprio dall’aver fatto visionare il video contro l’aborto “senza il consenso dei genitori”. “Stiamo agendo in pieno accordo con la Curia” ha affermato il preside Petitto alla stampa (anche se Rota disperatamente smentiva per coprire la fuga di notizie e invalidare i suoi provvedimenti inquisitori). Ora – per non esporsi ai media e far passare la Curia come pro aborto – le motivazioni della revoca ovviamente non possono essere più quelle del video, ma di una presunta, fumosa (e tutta da dimostrare) inabilità pedagogica dopo ventisei anni di insegnamento. Potranno testimoniare il contrario – e lo faranno sotto giuramento tutti gli ottanta studenti del Prof. Nadali quando saranno chiamati in giudizio. La Curia ovviamente no, quella solo Dio potrà giudicarla. Ma esiste sempre una Provvidenza, che non ha mai amato i giochetti dei Farisei, delle “vipere” (Matteo 12,34) e dei “sepolcri imbiancati” (Matteo 23,27). Siamo certi che “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” (Romani 8,28) e per coloro  a cui è “stata concessa la grazia non solo di credere in Cristo; ma anche di soffrire per lui” (Filippesi 1,29), come il Prof. Nadali.
Come sempre, vi terremo informati.

 –  di Paolo Deotto



Redazione

1 commento:

  1. E' evidente che Don Rota sia più' un politico che un prete e questo si' e' un fatto grave. Si piega a qualsiasi preside pronto a screditare per motivi ideologici senza accertarsi della verità' dei fatti. Inabilità' didattica e pedagogica del docente dopo ventisei anni? Chi vuol prendere in giro?

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