ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 5 dicembre 2014

Quando il vaso trabocca…


Fra la gente accade ultimamente di udire una domanda ricorrente circa i recenti disastri naturali che si sono ripetutamente abbattuti su un’importante città italiana, un tempo fiorente Repubblica marinara: come mai la natura si accanisce tanto su quella città con alluvioni e devastazioni che sembrano non avere termine?
Considerando i fatti da un punto di vista puramente terreno, è innegabile che una buona parte della responsabilità ricada sulla cementificazione selvaggia e sulla mancata manutenzione di fiumi e torrenti; a un livello più alto, i famigerati cambiamenti climatici dovuti all’inquinamento – ci dicono gli esperti – comportano un’alterazione del regime delle precipitazioni, sempre più improvvise e violente. Si tratterebbe quindi di cause umane, riconducibili ad una cattiva gestione dell’ambiente e, quindi, a varie forme di peccato e di omissione.
Nelle catastrofi provocate dall’uomo stesso, tuttavia, l’occhio del credente che si sforza di leggere la storia in chiave teologica scorge anche la mano di quella Giustizia soprannaturale che regola infallibilmente il mondo creato; con l’aiuto dello Spirito Santo egli anticipa così, nella misura del possibile, la valutazione che ne darà nell’altra vita, quando vedrà il tutto (a cominciare dalla propria stessa esistenza) nella piena luce di Dio.
Guardando i fatti a partire dalla verità eterna, dunque, ci si rende conto che in quella medesima città, ora così pesantemente flagellata dai flutti, si è verificato l’anno scorso un avvenimento che non poteva certo essere foriero di benedizioni.
Il 22 maggio 2013 vi è deceduto un prete di idee marxiste – sembra assurdo, ma ce ne sono ancora! – che per decenni era vissuto in odore di eresia e in aperta disobbedienza alla Chiesa, trascinando innumerevoli anime nella sua aberrazione e compiendo un numero imprecisabile di sacrilegi nell’amministrazione dei Sacramenti a persone che, vivendo in peccato mortale manifesto e continuato, non avrebbero dovuto riceverli se non dopo sincera conversione e definitiva rinuncia alle loro condotte, comprese pratiche sessuali contro natura che gridano vendetta al cospetto del Creatore e sfigurano la dignità degli esseri creati a sua immagine. Egli stesso era incorso, con ogni probabilità, nella scomunica latae sententiae per aver attivamente promosso l’aborto e altri comportamenti gravemente immorali.
Lasciamo al giudizio divino la sorte eterna di questo defunto; come possiamo però arguire senza alcuna temerarietà, chi ha perseverato nell’errore e nella disobbedienza per tutta la vita, resistendo ostinatamente a qualsiasi richiamo e compiacendosi anzi di provocazioni plateali, non deve certo trovarsi in una situazione molto confortevole, dall’altra parte. L’unica scusante, sul piano della responsabilità morale, sarebbe l’errore invincibile: ma è ammissibile in un sacerdote cattolico? Dato che è morto senza dare il minimo segno di pentimento, secondo il Codice egli non avrebbe avuto nemmeno diritto alle esequie ecclesiastiche, come recita il canone 1184; al massimo, esse si sarebbero forse potute celebrare in forma strettamente privata, se mai fossero state di giovamento alla sua anima.
I suoi funerali, invece, sono stati solennemente celebrati con gran concorso di anarchici, drogati, prostitute, sodomiti e quant’altro, che li hanno trasformati in una vera e propria apoteosi. Ma non basta: dette esequie sono state presiedute (per sua libera volontà o per ordini superiori?) nientemeno che dal Cardinale arcivescovo della città (che, per inciso, è anche presidente della conferenza dei Vescovi italiani), il quale, dopo aver speso sentite parole di elogio per il defunto (che avrebbe piuttosto dovuto sanzionare finché era in vita), ha distribuito la santissima Eucaristia indistintamente a tutti. Quel giorno, nella Superba di un tempo, sono state dunque perpetrate in un colpo solo centinaia, se non migliaia di comunioni sacrileghe, con gravissimo danno spirituale per la Chiesa e gravissimo scandalo dei fedeli, e ciò per mano del Pastore che rappresenta l’intero episcopato d’Italia. A questo punto chiunque, in qualsiasi stato morale oggettivamente si trovi, può ritenersi in diritto di ricevere i Sacramenti senza le necessarie disposizioni.
A Fatima la Vergine Maria, apparendo a tre fanciulli, mostrò loro l’Inferno per spronarli a pregare e offrire sacrifici per la conversione dei poveri peccatori, che purtroppo vi precipitano così numerosi; Lucia, fattasi poi suora, confiderà più tardi che la visione durò fortunatamente soltanto un attimo, ma fu così spaventosa che, se si fosse prolungata di un solo istante, ella sarebbe morta di terrore. Il compito per cui degli uomini, per quanto indegni, sono scelti da Dio e da Lui costituiti Pastori è procurare la salvezza delle anime, strappandole al diavolo e al peccato per rigenerarle con il Sangue di Cristo e consegnarle alla Sua signoria salvifica. Sul modo in cui avranno adempiuto tale compito essi saranno giudicati da Dio, non dai mass-media; la gogna mediatica non è nulla in confronto al cadere nelle mani del Dio vivente (Eb 10, 31).
Un Pastore è responsabile davanti a Lui del proprio popolo, in bene e in male. V’è realmente da chiedersi se, nella violazione dell’ordine che governa il mondo, il sacrilegio di Genova non sia stato la proverbiale goccia che fa traboccare il vaso; quando poi il vaso, per l’appunto, trabocca, non si può pretendere che l’acqua faccia distinzione, passando sugli uni e non sugli altri… Il prezzo lo pagano tutti, anche perché la corruzione e l’immoralità non sono certo appannaggio esclusivo di certe categorie di persone: a livello morale, tutta la società odierna è travolta da fiumi di fango e rigurgiti di fogna. Come non pensare che quanto sta avvenendo sul piano naturale sia semplicemente segno visibile dello stato in cui si trovano, purtroppo, le anime e le coscienze di tantissimi uomini?
Un’ultima annotazione: siamo ormai a milioni di anni-luce, nella Chiesa Cattolica, da certe figure di santi Vescovi e Papi che ne hanno fatto rifulgere la gloria. Penso a un sant’Ambrogio che impone all’Imperatore Teodosio la penitenza pubblica (che prima dell’assoluzione comportava l’esclusione dai Sacramenti per mesi o anni) per il massacro di Tessalonica; a un san Gregorio VII che induce Enrico IV al sacco a piedi nudi nella neve; o, in tempi più recenti, al venerabile Pio XII (quando beato e santo?) che commina la scomunica ai comunisti perché si ravvedano… Oltre la sana dottrina, la grazia di stato e un’eccelsa santità personale, quei Pastori erano dotati degli attributi virili: gratia supponit naturam!
P.S.: Ogni implicito riferimento ai recenti inchini curiali di Torino e Milano alle lobby omosessuali non può che essere… puramente voluto. Tra il Po e la Dora da una parte, Lambro, Olona, Naviglio ecc. dall’altra… speriamo bene.

Don Giorgio Ghio
http://www.ilgiudiziocattolico.com/1/312/quando-il-vaso-trabocca%E2%80%A6.html

1 commento:

  1. dalla A alla Z6 dicembre 2014 09:56

    Grazie Don Giorgio Ghio, che Dio La benedica!!!

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