ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 27 febbraio 2015

Sedefuorismo: l'outing della gattamiàgola


L’ERESIA LEFEBVRIANA E LO STATO DI PECCATO MORTALE

[…] chi partecipa alle liturgie celebrate da questi vescovi e sacerdoti sprezzanti l’autorità della Chiesa ed il suo magistero e per questo sempre sottoposti a regime di sospensione; chi da loro riceve i Sacramenti; chi attraverso libri, attività pubblicistiche, conferenze e varie forme di propaganda appoggia all’interno del mondo cattolico la causa dei lefebvriani o promuove come valide le loro interpretazioni ereticali e quelle del loro fondatore; chi semina gravi errori tra il Popolo di Dio affermando che il Sommo Pontefice Francesco è «espressione dell’eresia modernista» e che il Vescovo Marcel Lefebvre avrebbe agito in «legittimo stato di necessità contro il Concilio Vaticano II e contro i Sommi Pontefici Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, come a suo tempo agì Sant’Atanasio di Alessandria contro l’eresia ariana»; non deve considerarsi affatto un difensore della vera Tradizione cattolica bensì un’anima in stato di peccato mortale.


Gentile Padre Ariel.
Non partecipo da anni alla Messa secondo il novus ordo. Non intendo polemizzare, anche se non sono d’accordo con molte cose che lei, in modo duro, il Padre Giovanni Cavalcoli, con stile più soft ma anch’esso duro, avete scritto sui tradizionalisti. Vi seguo lo stesso volentieri, essendo voi persone di profonda preparazione. Le domando: perché negli ultimi tempi lei se l’è presa così duramente con i Lefebvriani e la Fraternità di San Pio X? Sono un cattolico che da anni partecipa ogni domenica alle loro celebrazioni ad Albano, perché mi sento a mio agio con il rito antico e non con le pagliacciate che dobbiamo subire in molte chiese conciliariste. Ne sono contento e esco in pace con la mia coscienza dalla Messa. Dov’è il problema? E poi, Benedetto XVI, non gli ha forse ritirato anche la scomunica?  — Andrea B. (Castel Gandolfo)



Autore Padre Ariel
Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

Rispondo mettendola anzitutto sull’avviso che non deve sentirsi in pace con la sua coscienza e per replicare ai suoi quesiti userò parte di un testo che il teologo domenicano Giovanni Cavalcoli ed io abbiamo scritto di recente, traendo da esso i necessari elementi utili per illuminarla.


marcel lefebvre 2
L’arcivescovo scismatico Marcel Lefebvre [1905-1991]

La Fraternità San Pio X costituisce un grave problema sia dottrinale che canonico. È vero che il Romano Pontefice ha liberato i quattro vescovi illecitamente consacrati da Marcel Lefebvre dal peso della scomunica, al fine di istaurare un dialogo per una loro piena riammissione nella comunione della Chiesa, ma non va dimenticato che allo stato attuale, i Vescovi ed i sacerdoti da loro ordinati, rimangono di fatto validi ma illeciti, vale a dire sospesi ipso facto dall’ordine che hanno ricevuto validamente ma illecitamente[Cf. Codice di Diritto Canonico, cann. 1382, 1383, 1015], il tutto in virtù della sussistenza di gravi problemi dottrinali irrisolti, come ha precisato nel marzo del 2009 il Sommo Pontefice Benedetto XVI affermando che costoro «Non esercitano in modo legittimo alcun ministero nella Chiesa» [testo QUI].


marcello semeraro
Marcello Semeraro, vescovo della Diocesi di Albano 

È vero, la Chiesa ha tolto la scomunica, ma lo ha fatto per sollecitare questi scismatici al rientro nella piena comunione con Roma; non ha però mai annullata la sospensionebasata non su questioni disciplinari ma su gravi problemi dottrinari. Pertanto è nostro obbligo ricordare ai fedeli che non è a loro lecito ricevere i Sacramenti da questi sacerdoti, come di recente ha ribadito il Vescovo di Albano Laziale S.E. Mons. Marcello Semeraro, sul cui territorio canonico ha sede il distretto italiano dei lefebvriani, presso i quali lei partecipa illecitamente a liturgie celebrate in totale disobbedienza alla Chiesa ed alle disposizioni date dall’Ordinario Diocesano che in un suo decreto ha precisato e chiarito:
«Qualunque fedele cattolico che richiede e riceve Sacramenti nella Fraternità San Pio X si porrà di fatto nella condizione di non essere in comunione con la Chiesa Cattolica. Una riammissione nella Chiesa Cattolica dovrà essere preceduta da un adeguato percorso personale di riconciliazione, secondo la disciplina ecclesiastica stabilita dal vescovo» [vedere QUI].
Solo nel caso in cui un fedele cattolico fosse in pericolo di mortepuò essere validamente assolto da un sacerdote della Fraternità San Pio X, perché la Chiesa, sollecita della salvezza eterna di tutte le anime, in quel caso autorizza qualunque sacerdote, incluso un chierico sospeso a divinis, o persino scomunicato e ridotto allo stato laicale, a dare validamente l’assoluzione sacramentale [Codice di Diritto Canonico, can. 1335].
L’errore fondamentale del Vescovo Marcel Lefebvre, dal quale seguono tutti quelli dei suoi seguaci e simpatizzanti, è l’ostinata accusa rivolta al Concilio Vaticano II di «aver falsificato la Sacra Tradizione» [vedere QUI]. Una simile accusa è implicitamente ed esplicitamente di per sé eresia, giacché suppone che col Concilio la Chiesa sia uscita dal sentiero della verità rivelata, cosa che a sua volta implica la sfiducia che il Concilio, nello stabilire le sue dottrine, sia stato assistito dallo Spirito Santo, contro la promessa fatta dal Signore alla sua Chiesa di condurla alla pienezza della verità.


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il vescovo scismatico Bernard Fellay, illecitamente consacrato da Marcel Lefebvre nel 1988 ed attuale superiore generale della Fraternità San Pio X

La mia risposta è pertanto oggettiva poiché basata sugli atti dei Pontefici, sulle direttive emanate nel tempo dai competenti dicasteri della Santa Sede, sui criteri della solida dottrina cattolica e del diritto canonico, non certo su umori o valutazioni meramente soggettive. E la risposta che un sacerdote ed un teologo deve dare per imperativo di coscienza è la seguente: chi semina gravi errori tra il Popolo di Dio affermando che il Sommo Pontefice Francesco è un eretico modernista [vedere QUIQUI] e che il Vescovo Marcel Lefebvre avrebbe agito in legittimo stato di necessità contro il Concilio Vaticano II come a suo tempo agì Sant’Atanasio di Alessandria contro l’eresia ariana; chi da loro riceve i Sacramenti, fatto salvo il disposto del canone 1335; chi all’interno del mondo cattolico semina tra il Popolo di Dio il veleno dell’errore attraverso libri, attività pubblicistiche, conferenze e varie forme di propaganda a favore della causa dei lefebvriani o promuove come valide le loro interpretazioni ereticali e quelle del loro fondatore; non può considerarsi affatto un difensore della vera Tradizione cattolica ma un’anima in stato di peccato mortale.


papa confessa
Il Santo Padre Francesco mentre amministra una confessione

La invito pertanto a rivolgersi quanto prima ad un confessore per chiedere l’assoluzione previo suo pentimento e fermo proposito di non frequentare più le istituzioni e le liturgie celebrate da vescovi e sacerdoti non in comunione col Romano Pontefice; a non frequentare e a non prestare più ascolto a tutti coloro che diffondono gli errori dottrinali e le palesi eresie di questi scismatici dietro pretesti di una presunta purezza cattolica che non è affatto opera di Dio ma tutta quanta opera di Satana, il cui peccato preferito è da sempre la superbia, regina ed auriga di tutti gli altri peccati capitali.
Nelle diocesi italiane vi sono sacerdoti che nell’obbedienza ai loro vescovi in piena comunione col Vescovo di Roma celebrano come la Chiesa consente col vetus ordo missae, che racchiude in sé un patrimonio straordinario di fede e di pietà che non deve andare perduto. Esiste poi la Fraternità San Pietro che opera in piena legittimità col riconoscimento della Santa Sede ed anch’essa conserva ed offre ai fedeli la Santa Messa celebrata col venerabile messale di San Pio V [vedereQUI]. In questi casi può ricevere lecitamente i Sacramenti in piena comunione con la Chiesa universale ed il Vescovo di Roma e dirsi quindi davvero in pace con la sua coscienza, traendo da tutto ciò benefici spirituali per la edificazione della sua anima nella vita presente e per la vita eterna.


colomba della pace con giubbotto
Un murales a Betlemme, nei pressi del muro divisorio tra territorio israeliano e palestinese, in cui è raffigurata al centro di un mirino la colomba della pace che indossa un giubbotto antiproiettile. Facciamo in modo che questo non accada anche in certe diatribe intra edextra ecclesiali

L’Isola di Patmos non conduce battaglie contro nessuno ed è nostra cristiana cura distinguere sempre bene le erronee deviazioni dal magistero della Chiesa e dalla dottrina cattolica — che come tali vanno combattute con tutte le armi della carità cristiana — dai singoli erranti che vanno invece corretti e accolti, posto che è lo stesso Signore Gesù ad affermare: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori» [Cf Mc 2, 17]. Non abbiamo quindi alcun astio verso i lefebvriani ed i loro singoli aderenti, che dobbiamo però considerare in grave errore senza ricorso ad alcun giustificante sofisma filosofico; e come pastori in cura d’anime e teologi non possiamo all’occorrenza esimerci dal ricordare ai buoni fedeli cattolici cosa è giusto e cosa è sbagliato, perché a Dio, che ci ha dato in custodia il suo Popolo, noi dovremo rispondere molto seriamente della salute delle anime a noi affidate.
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ATTI E DOCUMENTI DELLA SANTA SEDE SUL CASO LEFEBVRE E LA SUA FRATERNITÀ SCISMATICA
- «Lettre de S.S. Paul VI à Mgr Marcel Lefebvre», 29 juin 1975 [testo QUI]
- Lettera Apostolica di S.S. Paolo VI, «Nuova ammonizione a S.E. Mons. Marcel Lefebvre», 8 settembre 1975 [testo, QUI]
- S.S. Paolo VI, «Lettera a Mons. Marcel Lefebvre», 15 agosto 1976 [testo QUI]
- Discorso di S.S. Paolo VI «Sulla dolorosa vicenda di Mons. Marcello Lefebvre», 1° settembre 1976 [testo QUI]
- «Lettera Apostolica Ecclesia Dei» del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II in forma di motu proprio, 2 luglio 1988 [testo QUI].
- Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, nota esplicativa «Sulla scomunica per scisma in cui incorrono gli aderenti al movimento del Vescovo Marcel Lefebvre», 24 agosto 1996 [testoQUI].
- Congregazione per i Vescovi: «Decreto di remissione della scomunica latae sententiae ai Vescovi della Fraternità di San Pio X», 21 gennaio 2009 [testo QUI]
- «Nota della Segreteria di Stato circa i quattro Vescovi della Fraternità di San Pio X», 4 febbraio 2009 [testo QUI]
Lettera del Santo Padre Benedetto XVI ai Vescovi della Chiesa Cattolica riguardo alla remissione della scomunica ai 4 Vescovi consacrati dall’ Arcivescovo Lefebvre [testo, 10 marzo 2009 QUI].



L’eresia lefebvriana e lo stato di peccato mortale



 Pertinaci chiusure che sembrano andare contro corrente

C'è chi continua imperterrito a pontificare dal web distribuendo patenti di eresia dove non dovrebbe. E non gli è bastato che ciò - insieme ad altro - gli sia costato l'adesione di mons. Antonio Livi ad  un certo sodalizio. 
Poiché è citata come fosse verità rivelata l'ultima infelice mossa di mons. Semeraro, vescovo di Albano [qui], già confutata con un Comunicato ufficiale [qui], osserviamo come il vescovo evoca il problema canonico, che diventa la foglia di fico per nascondere l'ortodossia della FSSPX ed eludere i rischi di eresia post-conciliari. Chiavistello che non vuol discutere la dottrina, mentre la Fraternità Sacerdotale di San Pio X non fa altro che manifestare pubblicamente in maniera tenace e ardente i fondamenti della fede, senza averne cambiato uno iota.
Cos'è dunque che farebbe addirittura equiparare, con evidente capziosità basata sul nulla la Fraternità al modernismo, autentica eresia che sta dilaniando la Chiesa del nostro tempo? Sono incongruenze che non abbiamo mancato di rilevare in precedenti articoli. Ma si preferisce sparare a zero su quanto non rientra nella propria visuale, con la tattica già ben evidenziata qui dalla nostra lettrice Anna, che riguarda sia le persone che alcuni ambiti ecclesiali presi di mira con ostinata protervia.
« Certe strategie dialettiche si pongono come strumenti di confusione che mirano, nella discussione ad evitare di entrare nel merito delle questioni, gravi, che dividono il mondo cattolico (falso/vero) in materia di fede e di morale, spostando l’attenzione dall’oggetto della discussione alla persona che discute, la quale viene catalogata, inserita in una categoria, creata artatamente al fine di potere stigmatizzare la categoria (e dunque l’interlocutore nella quale viene inserito o nella quale l’interlocutore stesso si auto-inserisce), attraverso l’attribuzione ad essa di connotazioni negative di tipo ideologico e più spesso psicologico-spirituale-comportamentale ».
Per ripareggiare la verità, riproponiamo di seguito le mie considerazioni dell'epoca, che restano di pertinente attualità, integrate con i fatti che rivelano sviluppi più recenti che vedono coinvolta anche la Congregazione per la dottrina della fede, che ci auguriamo possa ancora contare qualcosa nella liquidità che ci sta sommergendo. È solo per grazia che non siamo in apnea.

Una strana chiusura che sembra andare contro corrente
Sembra essersi scatenata una campagna contro la Fraternità di San Pio X in palese controtendenza con le recenti aperture dell'Ecclesia Dei, nella persona di Mons. Pozzo. A queste aperture, dobbiamo aggiungere, ben più recentemente, la visita di Mons. Schneider al Seminario di Winona [qui] e quella del Cardinale Walter Brandmüller, presidente emerito del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, al Seminario di Zaitzkofen Herz Jesu (Germania). Non dimentichiamo che questi incontri costituiscono ufficialmente le modalità in cui proseguono gli scambi dottrinali tra la Fraternità San Pio X e le autorità romane «in un quadro più ampio e meno formale degli incontri precedenti», secondo la decisione presa nel corso della riunione di Mons. Fellay con il cardinale Gerhard Ludwig Müller Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il 23 settembre 2014. Questi incontri sono l'occasione per i visitatori di conoscere maggiormente la Fraternità San Pio X e rendersi quindi meglio conto del lavoro svolto dalle opere della Tradizione.
Tornando alla questione Semeraro, notavo come la stampa enfatizzasse la Notificazione ai parroci sulla «Fraternità San Pio X» del Vescovo di Albano, che non faceva altro che dare la fotografia della situazione dal punto di vista dell'ancora non raggiunta regolarizzazione canonica, ma determinava improvvide sanzioni nei confronti dei fedeli, senz'alcun fondamento canonico.
Anche allora eravamo di fronte ad una campagna mediatica [qui], che chiamava in causa, con titolone ad effetto, direttamente il Papa. Non sappiamo fino a che punto - ora come allora - sia falsificazione della realtà o una comunicazione indiretta e, come tale, comunque malsana. Che da parte del vescovo ci fosse difetto di accoglienza era cosa nota. Ma i toni sono decisamente fuori luogo. Tra l'altro, a ben vedere anche in un'ottica conciliare, il vescovo si arroga prerogative anti-ecumeniche perché il tipo di "reditus" - che per come si esprime lui è rieducazione alla luce del Vaticano II - non viene richiesto né agli anglicani né ai luterani né agli ortodossi. Cito dalla Notazione:
« [...] Pertanto qualunque fedele cattolico che richiede e riceve Sacramenti nella Fraternità San Pio X si porrà di fatto nella condizione di non essere in comunione con la Chiesa Cattolica. Una riammissione nella Chiesa Cattolica dovrà essere preceduta da un adeguato percorso personale di riconciliazione, secondo la disciplina ecclesiastica stabilita dal Vescovo [...]».
Aggiungo: L'ultimo documento magisteriale, che sancisce la dottrina tradizionale sull’ecumenismo prima del Decreto conciliare Unitatis Redintegratio, è la Instructio de motione oecumenica (Santo Officio, 20 dicembre 1949: in AAS, 31 gennaio 1950) che riprende l’insegnamento di Pio XI nell’enciclica Mortalium animos. Nell’Unitatis redintegratio l’Instructio del 1949 non è mai citata e non lo è neppure il vocabolo ritorno (reditus). Dunque alla reversione è subentrata la conversione.
Constata infatti su questa variazione conciliare Romano Amerio (Iota unum, Lindau 2009, pag. 491-492): « Le confessioni cristiane, compresa la cattolica, non devono volgersi l’una all’altra, ma tutte insieme gravitare verso il Cristo totale che trovasi fuori di esse (non più nella Chiesa cattolica, quindi) e in cui esse devono convergere ».
Da qui il cambiamento dottrinale: la Chiesa di Roma non è più il fondamento e il centro dell’unità cristiana e la vita storica della Chiesa, che è la persona collettiva di Cristo, converge intorno a più centri (le varie confessioni cristiane) il cui centro più profondo sussiste al fuori di ciascuna di esse; il cambiamento implica che i separati non devono muovere verso il centro immobile che è la Chiesa guidata da Pietro. L'unità quindi non è più considerata già nella storia e cade la necessità di rifarsi ad essa escludendo a priori qualunque pluralismo paritario. Viene meno quindi la « riaffermazione della trascendenza del Cristianesimo il cui principio, che è Cristo, è un principio teandrico vicariato storicamente dal ministero di Pietro ». 
Disapplicando perfino questo principio - che peraltro può esser ritenuto malsano nei confronti dei "separati", cosa che non riguarda in alcun modo la Fraternità di San Pio X che da sempre celebra "una cum" il papa - inopinatamente il vescovo Semeraro tira fuori un improprio, infondato e insostenibile "reditus" per la FSSPX e i fedeli che la frequentano. Siamo arrivati all'Auctoritas, non veritas, facit legem? Ma è solo la Verità e non l'autorità che fonda il diritto.

La scomunica ridicola
del vescovo superficiale


di Belvecchio



Dopo aver letto questa “Notificazione” (che si trova sul sito della diocesi di Albano) siamo rimasti a chiederci cosa mai essa potesse significare, e dopo un po’ di riflessione siamo giunti alla conclusione che significa un bel niente.
Eppure l’ha scritta un vescovo, un vescovo di Santa Romana Chiesa di cui si legge nel sito della sua diocesi: Segretario del Consiglio dei Cardinali per l’aiuto al Santo Padre nel governo della Chiesa Universale; Presidente della Commissione Episcopale per la Dottrina della Fede, l’Annuncio e la Catechesi, della CEI; Vescovo Delegato CEL per la Dottrina della Fede, Annuncio e Catechesi.
Insomma, un vescovo di un certo peso… si suppone.

Ora, precisiamo subito che noi non scriviamo per difendere la Fraternità San Pio X, che sa farlo benissimo da sola e senz’altro molto meglio di noi; scriviamo perché essendo tra i fedeli che ritengono di far parte della Fraternità, ci sentiamo toccati in prima persona, per fatto personale, come si usa dire, visto che dal momento che chiediamo e riceviamo i sacramenti dai sacerdoti della Fraternità, secondo Mons. Semeraro avremmo rotto la comunione con la Chiesa cattolica.

Ovviamente si potrebbe obiettare che Mons. Semeraro ha giurisdizione solo nella sua diocesi e sui fedeli che fanno parte di essa, così che la cosa non riguarderebbe noi che facciamo parte di un’altra diocesi, ma ciò che conta è il principio disciplinare, per cui, non essendo la Fraternità un’istituzione della Chiesa cattolica, come pretende Mons. Semeraro, ed esercitando i suoi sacerdoti e i suoi vescovi un ministero illegittimo, ne deriverebbe che i fedeli cattolici, come noi, ovunque si trovino, non possano partecipare alla Messa, né richiedere o/e ricevere sacramenti dalla o nella Fraternità.

La prima cosa che si nota, gravissima, è che Mons. Semeraro, nonostante sia un vescovo, si muove in una confusione incredibile tra i canoni del Diritto Canonico, i “motu proprio” di Benedetto XVI e le sue vedute personali. Una confusione che lo porta ad affermare delle clamorose contraddizioni.
Benedetto XVI, nei suoi “motu proprio” ha ribadito che i ministri della Fraternità “non esercitano” e “non possono esercitare alcun ministero” in modo legittimo “nella Chiesa”.
Ora, chiunque conosca la lingua italiana e abbia un minimo di dimestichezza con il diritto, canonico e no, comprende chiaramente che:
primo, poiché il Papa esercita la sua giurisdizione sulla Fraternità, essa fa parte della Chiesa cattolica, contrariamente a quanto afferma con colpevole superficialità Mons. Semeraro;
secondo, che la Fraternità è “nella Chiesa” e quindi i suoi ministri esercitano il loro ministero sacerdotale “nella Chiesa”;
terzo, che non è mai esistito alcun documento che scomunica i sacerdoti della Fraternità o dichiara che essa è fuori dalla comunione ecclesiale;
quarto, che la vecchia e illegittima scomunica dei vescovi della Fraternità non è più in vigore ed operante;
quinto, che di conseguenza i fedeli cattolici sono liberi di partecipare alla Messa celebrata dai sacerdoti della Fraternità e di chiedere e/o ricevere da essi i sacramenti;
sesto, che nessun vescovo può arrogarsi il diritto di esercitare la sua giurisdizione in contraddizione con quanto constatato prima;
settimo, che nessun vescovo può esercitare la sua giurisdizione sui fedeli della sua diocesi in maniera generalizzata e a prescindere dalle loro colpe canoniche personali.

A queste nostre osservazioni a caldo, bisogna aggiungere che, già al tempo in cui erano ancora in vigore le illegittime scomuniche, la Pontificia Commissione Ecclesia Dei affrontò questa stessa questione e l’allora Segretario, Mons. Camillo Perl, già nel 2003, assicurava che si poteva assistere alla Messa celebrata nelle cappelle della Fraternità e addirittura si poteva lecitamente contribuire alla questua.

Da tutto questo deriva che questa “Notificazione” è senza fondamento, senza serietà e senza cura pastorale e, pur essendo firmata da un vescovo, è di fatto nulla e contraria al diritto della Chiesa. Tale che nessun fedele della diocesi di Albano è tenuto a rispettarla, né ha l’obbligo di confessare un peccato che non è tale e che quindi non ha potuto neanche commettere.

Il fatto che il vescovo abbia potuto concepire una simile “Notificazione” sta a significare che i moderni vescovi cattolici trattano la religione e la cura d’anime in maniera del tutto superficiale, come se si trattasse di esprimere una mera opinione personale sul gusto del caffè del mattino, e del tutto dimentichi che essi sono i successori degli Apostoli e gli esecutori della volontà di Nostro Signore, e non i dispensatori della loro personale volontà.

L’unica cosa che in questa “Notificazione” ha un qualche fondamento è l’affermazione tratta dai “motu proprio” di Benedetto XVI, secondo cui i ministri della Fraternità eserciterebbero il loro ministero sacerdotale, “nella Chiesa”, in maniera illegittima.
La cosa richiederebbe una lunga trattazione canonica e quindi qui ci limitiamo a far notare due cose:
prima, che neanche il Papa può giuocare con la vita spirituale dei fedeli e sostenere che i ministri della Fraternità sono cattolici e amministrano validamente i sacramenti cattolici e tuttavia lo fanno, da cattolici, in maniera illegittima. Un fedele che si comunica ad una Messa della Fraternità, secondo il Papa, riceverebbe un vero sacramento, ma lo riceverebbe in maniera illegittima: come dire che è un vero seguace di Cristo, ma insieme non lo è. Si tratta semplicemente della nota contraddizione religiosa che imperversa a partire dal Vaticano II.
Seconda, se la Fraternità e i suoi ministri non sono cattolici, il Papa ha il dovere di dirlo, ma non può confondere i fedeli affermando che sono cattolici, che non c’è più la scomunica, e tuttavia è come se questa ci fosse e come se quei ministri non fossero cattolici. Questo sarà pure un cavillo canonico, ma non è una cosa seria in termini di cura d’anime.

E la cosa assume i connotati del grottesco quando si vede lo stesso Papa partecipare alla communicatio in sacris con ministri tuttora scomunicati dalla Chiesa e poi affermare, con solennità documentale, che il ministero valido dei ministri validi della Fraternità che non è scomunicata, e che quindi è in comunione con la Chiesa cattolica, sarebbe “illecito”.
Un fedele cattolico che non ha fatto tutti gli studi teologici e canonici del Papa, come farà a regolarsi per non sentirsi in colpa?

La verità è che papa Ratzinger, da buon “perito conciliare”, ha voluto sancire che la Fraternità non è fuori dalla Chiesa, ma che per intanto, non essendo disposta ad abbracciare tutti gli equivoci e le eterodossie del Vaticano II, resta in stato di quarantena, come fosse un’appestata a cui i fedeli è meglio che non si accostino per non restarne infettati.
Detta in altri termini, papa Ratzinger ha voluto sancire che si può essere cattolici e seguaci di Cristo, ma fino a quando non si entri in possesso di un pezzo di carta rilasciato dal Vaticano, non si sarebbe né cattolici, né seguaci di Cristo. 
Se non fosse ridicolo, sarebbe blasfemo.
Non è il Papa che stabilisce l’ortodossia dei cattolici, ma è l’ortodossia cattolica che impone al Papa di “pascere le pecorelle del Signore”, e non come vuole il Papa, ma come vuole Nostro Signore. 

Per essere esatti, è vero che non deve trascurarsi l’importanza della potestà di governo del Papa, e che quindi le leggi della Chiesa devono essere rispettate, ma esse non servono a “fare” i cattolici, bensì a “servire” i cattolici. Per di più, lo ribadiamo ancora una volta, non è il Codice di Diritto Canonico che determina la dottrina e l’ortodossia, ma è la dottrina e l’ortodossia che fa scaturire da sé il Diritto Canonico.
Diversamente, sarebbe come dire che non è dal Vangelo che derivano le leggi della Chiesa, ma, assurdamente, è dalle leggi della Chiesa che deriverebbe il Vangelo.

Ora, fino a quando il Papa non sancirà in maniera certa e immutabile che il Vaticano II è pari al Vangelo, e non solo riconducibile ad esso per “ermeneutica” meramente umana, nessuno può essere chiamato fuori dalla Chiesa per non voler aderire agli equivoci e alle eterodossie prodotte da quell’infelice assise di vescovi:né il semplice fedele, né, a più forte ragione, una istituzione ecclesiale che è cattolica per implicita ed esplicita ammissione dello stesso Papa, come la Fraternità San Pio X.
Ed è inutile continuare a giuocare con l’intelligenza dei fedeli, ripetendo a destra e a manca che la Fraternità San Pio X non sarebbe in “piena comunione” con il Papa, perché anche questa è una storiella che andrà pure bene come espediente pubblicitario, ma non ha alcun fondamento logico, né alcun fondamento canonico:la comunione c’è o non c’è. Nessuna persona sana di mente potrebbe affermare seriamente che possa esserci la comunione, ma che questa possa essere non pienaSe la comunione non è piena è vuota, per dirla con una battuta provocatoria, e quindi non esiste, e quindi non c’è.Se la Fraternità San Pio X è fuori dalla comunione con la Chiesa cattolica, lo si dica, e lo si dica seriamente e senza distinguo; se invece essa non è fuori dalla comunione con la Chiesa cattolica, la si smetta di usare falsi distinguo e si ponga fine a questa farsa che dura da troppo tempo.

Visto come stanno le cose, e visto che la Fraternità San Pio X non è mai stata dichiarata “non cattolica”, tranne che in questa risibile “Notificazione”, e che anzi è stato continuamente ribadito, in vario modo dallo stesso Papa, che è validamente cattolica, forse è giunto il momento che i fedeli in generale e i sacerdoti e vescovi della Fraternità in particolare, la smettano di favoleggiare di superflui e capziosi “pezzi di carta” e si limitino a vivere da cattolici, non tenendo in alcun conto i cavilli canonici inventati dal Vaticano attuale che è accecato dalla nebbia venefica del Vaticano II.
La domanda che poniamo, soprattutto ai vescovi della Fraternità, è la seguente: in questi 40 anni di esercizio del loro ministero, tutti i fedeli che hanno usufruito dei sacramenti da essi amministrati, sono andati e vanno all’Inferno oppure no?
Se vanno all’Inferno, questi vescovi abbiano la decenza di sciogliere la Fraternità e di smetterla di ingannare tante anime; se non vanno all’Inferno, questi vescovi hanno il dovere di continuare sulla stessa strada seguita finora, senza inseguire i sogni più o meno personali di un qualche “riconoscimento” che, come non è servito in questi 40 anni, continuerà a non servire per gli anni a venire, fino a quando Dio vorrà. 
Tutto il resto è accademia atta a soddisfare i conati di autocompiacimento di qualcuno, i quali, in quanto tali, non solo sono molto poco cattolici, ma possono solo arrecare confusione e divisione, in perfetta linea con la mefiticità del mondo moderno e del Vaticano II. 


A proposito della notificazione di Mons. Semeraro
Comunicato del Distretto italiano della
della Fraternità Sacerdotale San Pio Xottobre 2014
Pubblicato sul sito della Fraternità in Italia


In una notificazione del 14 ottobre scorso, Mons. Marcello Semeraro, che amministra la Diocesi Suburbicaria di Albano, ha pensato di dichiarare che la Fraternità Sacerdotale San Pio X non è “un’istituzione della Chiesa Cattolica” e che i fedeli non devono frequentarla per non “rompere la comunione con la Chiesa”.

Molte cose potremmo chiedere a Mons. Semeraro, guardando dal suo punto di vista.

Potremmo chiedere se sa che la Fraternità San Pio X è stata eretta con l’approvazione del Vescovo di Friburgo nel 1970; che la Santa Sede le ha conferito il decreto di lode nel 1971; se sa che la stessa casa della Fraternità  ad Albano, con il suo Oratorio semipubblico per amministrarvi i sacramenti, è stata eretta canonicamente con decreto del suo Predecessore Mons. Raffaele Macario il 22 febbraio 1974 (prot. 140/74).

Potremmo anche chiedergli come concilia le sue proibizioni con le dichiarazioni ufficiali della Santa Sede, che con risposta della Commissione Ecclesia Dei del 18 gennaio 2003, diceva che è possibile soddisfare il precetto della Messa domenicale “assistendo ad una messa celebrata da un prete della Fraternità San Pio X”; o come pensa che si possa “rompere la comunione con la Chiesa” andando a Messa dalla Fraternità San Pio X, quando la stessa Santa Sede non ritiene più fuori dalla comunione nemmeno i Vescovi della medesima Fraternità; o se pensa che presunte irregolarità canoniche equivalgano a una rottura della comunione.

Potremmo ancora chiedergli perché lui, il Vescovo, possa organizzare una veglia ecumenica nella cattedrale (18 gennaio 2014) per pregare con persone che di certo non sono “in comunione con la Chiesa Cattolica” come una pastora evangelica e un vescovo ortodosso (ortodossi cui nel 2009 ha consegnato la chiesa di San Francesco a Genzano, costruita dai nostri padri per il culto cattolico); mentre i suoi fedeli non possono pregare con altri cattolici alla Messa della Fraternità.

Potremmo chiedergli perché l’apertura di spirito della Diocesi è tanto ampia da includere il “Primo forum dei cristiani omosessuali”, tenutosi nella Casa dei Padri Somaschi il 26-28 marzo scorso, ma non chi rimane legato alla Tradizione della Chiesa cattolica.

Non attendiamo una risposta su questi punti che mostrano in maniera lampante le contraddizioni di Mons. Semeraro

La Fraternità fonda il suo ministero presso tutti i fedeli proprio sulla necessità di combattere gli errori contro la fede cattolica romana che sono diffusi nella Chiesa dagli stessi Vescovi: da quello appena citato dell’indifferentismo ecumenico, per cui si può dare credito a tutte le religioni come se fossero tutte vie di salvezza, abbattendo di fatto il Primo Comandamento di Dio, fino all’adozione di una liturgia che si allontana dall’espressione dei dogmi della Chiesa Romana per diventare semi-protestante e irriverente. Errori che si spingono sempre oltre, come si è visto nell’ultimo Sinodo, dove sotto apparenze di misericordia, si è discusso sulla possibilità di modificare il Sesto Comandamento e di rinunciare nei fatti all’indissolubilità del matrimonio cristiano. Lo stato di grave necessità generale, dovuto alla capillare diffusione di errori contro la fede da parte della gerarchia ecclesiastica, fonda canonicamente il diritto e il dovere di ogni sacerdote fedele di dare i sacramenti e un’autentica istruzione cattolica a chiunque lo richieda.

La Fraternità San Pio X, sull’esempio del suo fondatore, continuerà a trasmettere integralmente il deposito della fede e della morale cattolica romana, schierandosi apertamente contro tutti gli errori che vogliono deformarlo, senza tema di minacce o ingiuste sanzioni canoniche, poiché questo deposito né Mons. Semeraro, né alcun altro membro della gerarchia ecclesiastica potrà mai cambiarlo. Come dice San Pietro: “Occorre obbedire a Dio piuttosto che agli uomini”.
Tutti coloro che desidereranno ricevere i sacramenti come la Chiesa li ha sempre amministrati, ricevere un catechismo autentico per i loro bambini, una formazione per gli adulti, una direzione spirituale e un conforto per i malati saranno sempre benvenuti.

Il Distretto d’Italia della Fraternità San Pio X

6 commenti:

  1. Signore fino a quando guarderai senza nulla proferire quanti danno scandalo dall'interno della tua Chiesa??? Fino a quando lascerai noi pecorelle in balia di tali lupi, alcuni sotto false spoglie di pastori? Questo non capisco Signore, fino a quando permetterai questa incomprensibile sofferenza???
    Padre Ariel non mi è mai piaciuto... i suoi articoli sono un diluvio di IO, IO, IO, IO, IO, IO....manco per sbaglio si legge mai Dio!

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  2. Il figuro in questione lo possiamo annoverare tra i bosiani..... tal quale..... e poi ha pure lo squallore di parlare di tradizione e chiamare "eretica" la Fraternità S. Pio X.

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  3. Mannaggia alla Legge Basaglia!

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  4. Niente di nuovo sotto il sole: nella "chiesa conciliare" c'è posto per tutti tranne che per i cattolici. Ma francamente meglio così perché nell'Unica Santa Cattolica Apostolica Romana Chiesa non c'è mai stato, non c'è e mai ci sarà posto per degli schizofrenici apostati!

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  5. E così chi partecipa alle mese della FSSPX sarebbe in peccato mortale, vero? E addirittura passibile di scomunica, come minaccia Mons. Semeraro Per contro, chi va a celebrazioni interconfessionali luterano-cattoliche, o chi si fa benedire da pastore protestanti, primati anglicani, patriarchi ortodossi no, questi sarebbe in piena regola, con Cristo e con la Chiesa, vero? Come pure chi prega assieme a musulmani (nelle moschee rivolto alla Mecca) ed ebrei, nascondendo i segni della propria religione cristiana ? Eh si, siamo proprio alla follia pura, al delirio, questa gente ha perso anche il senso del ridicolo, purtroppo, tanto è accecata dall’odio satanico per la Tradizione Cattolica, la Chiesa preconciliare ed i suoi simpatizzanti

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  6. Siamo alle solite, la gatta Ipazia non riesce a far a meno di migolare.Aveva promesso che assieme al suo padrone si sarebbe ritirata in qualche eremo a meditare in solitudine lasciandoci finalmente in pace, invece eccola di nuovo. Non riesce mai a stare zitta. Pazienza, e come si dice : raglio d' asino non tocca il cielo . Non me ne voglia Gatta Ipazia , lo so che lei non è un asinello , ma non ho trovato un altro proverbio che le si addica. Buona Domenica jane

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