ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 9 marzo 2015

Menù secondo emeritus bishop mcDonalds'

Bettazzi: «Quale Chiesa? Quale Papa?»


La copertina del libro di mons. Bettazzi
LA COPERTINA DEL LIBRO DI MONS. BETTAZZI

È il titolo del nuovo volume (Emi) del Vescovo emerito di Ivrea 

«Personalmente in lui ritrovo tanto di Gesù, la riconoscenza al Padre misericordioso e lo spirito di preghiera, l’attenzione e l’amore al prossimo, proprio cominciando dai più piccoli e dai più sofferenti, una grande speranza che va al di là di tutte le contraddizioni e le tenebre della vita e della storia, la semplicità, anche di abitazione». È a papa Francesco che si riferisce Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, nel suo ultimo libro «Quale Chiesa? Quale Papa?» (Emi 2014, pp. 123), un essenziale compendio di ecclesiologia dai rinnovati profili ermeneutici.

Bettazzi, classe 1923, è l’unico padre conciliare italiano ancora vivente.
Giovane ausiliare di Bologna, ha partecipato ai lavori del Concilio Vaticano II a fianco del cardinale Giacomo Lercaro. Le argomentazioni sviluppate nel volume ruotano intorno a due questioni cruciali: «Quale fisionomia si debba riconoscere alla Chiesa, in particolare alla Chiesa cattolica dopo il Concilio Vaticano II» e «come si debba accogliere uno stile del fare il papa, anche quando uno lo fa in modo così singolare come papa Francesco». D’altronde, ed è un paradosso, «talora sono proprio quelli che finora s’erano proclamati i più fedeli seguaci del papa – afferma Bettazzi - perché il Papa condivideva le loro idee e le loro visuali, a criticarlo perché questo Papa… non sa fare il Papa, almeno come hanno ritenuto finora».

Ed ecco che allora si dispiega nel pagine del libro il sogno di una Chiesa per davvero universale, che sappia in sé raccogliere la sete di trascendenza degli uomini di oggi, con le loro gioie e speranze, le loro tristezze e angosce, come insegna la  Gaudium et Spes. «La Chiesa più ampia, l’assemblea di coloro che sono in cammino verso il regno di Dio (che è, come abbiamo già detto, l’umanità come Dio la vuole, aperta cioè a lui e agli altri) – scrive Bettazzi - è l’insieme di quanti credono, partendo appunto non dall’oggetto della fede, che discrimina i membri delle diverse religioni e gli stessi cristiani dalle diverse confessioni, ma dalla persona, dal soggetto della fede, chiedendogli di essere sincero nel vivere la religione che ha conosciuto, da quella trasmessagli dalla sua famiglia a quella che può essergli stata presentata o dai discorsi o dalla testimonianza delle vite di altri. A questa grande Chiesa dobbiamo aggiungere anche molti che si dichiarano “non credenti”, se sono sinceramente alla ricerca. E se questi fanno parte di una grande Chiesa, ne deriva il dovere del rispetto, del dialogo, della solidarietà verso ogni essere umano in cammino di fede. Riconosco che allargare la denominazione di Chiesa a tutti i credenti può risultare utopistico e un po’ confusionario; ed è quindi più funzionale applicare a tutti i credenti (o ai “pensanti”) la denominazione regno di Dio, riservando il termine Chiesa per le comunità dei credenti in Gesù Cristo».

Con la semplicità che lo contraddistingue, non manca Bettazzi di affrontare argomenti delicati, ancora alla base di profonde lacerazioni nel cammino ecumenico, come le dispute, di natura per lo più teologica, sull’eucarestia. Al di là della questione teologica della «transustanziazione» – la trasformazione della sostanza del pane e del vino in corpo e sangue di Cristo - molto cara ai cattolici, l’autore fa notare che «tutte le confessioni cristiane ritengono che nell’eucarestia (da molti denominata “cena” nel ricordo della prima eucarestia, quella dell’Ultima Cena) Gesù Cristo venga realmente a noi. La grande discriminante sarebbe la presenza di una gerarchia legittima di cui gode la Chiesa cattolica romana e di cui godrebbero le Chiese ortodosse, che fa sì che la loro eucarestia sia legittima e quindi valida, mentre escluderebbe le “cene” delle comunità cristiane prive di legittimi sacerdoti».

Ed è in due note a piè di pagine che Bettazzi, con coraggio, diciamo noi, solleva due punti nevralgici spesso presi poco in considerazione: l’auspicio di alcuni che «una fede comune spingerebbe a una comune partecipazione all’eucarestia, anche con quelli che con condividono un’uguale convinzione teologica» e la «singolare ipotesi», ventilata da altri, che «quando una comunità cristiana, composta di battezzati credenti in Gesù, si ritrova per fare il memoriale della morte e della resurrezione di Cristo (“fate questo in memoria di me”, Lc 22,20), Cristo si rende presente con il suo corpo “che è dato per voi” e con il suo sangue “versato per voi” (ivi, 19, 20)», e quindi l’opinione che «un’assemblea cristiana, anche se priva di un presidente ritenuto legittimo (“ordinato”), possa godere di una particolare, reale presenza di Cristo».

Si interroga, inoltre, il libro su una maggiore presenza della donne nella Chiesa: «In una Chiesa –scrive - ovviamente maschilista la presenza e il contributo delle donne diventa indispensabile perché la Chiesa sia veramente cattolica».

In appendice Bettazzi fa un sommario bilancio del suo episcopato, lui che mai aveva pensato –ammette - di poter diventare vescovo. Dell’esperienza conciliare, di cui ne è stato diretto testimone, nota a malincuore che «una interpretazione diffusa e presentata come autorevole, quasi livellando i testi conciliari a un Codice di diritto, finirà con il limitare gli impegni a quelli espressamente comandati, riducendo così il Concilio a una serie di esortazioni facoltative». Per il resto, confessa che da vescovo avrebbe dovuto essere di più «uomo di Dio», curando maggiormente la preghiera e il percorso spirituale, ma è in quel Dio che egli adesso, nell’ora ultima della sua esistenza terrena, ripone tutta la sua fiducia. E, con stile bergogliano, ai suoi lettori chiede: «Pregate per me».

«Quale Chiesa? Quale Papa?», di Luigi Bettazzi, Emi, 2015, pagg. 128, 12.00 euro.

LUIGI MARIANO GUZZO
ROMA

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.