ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 15 ottobre 2015

Il complotto dei corvetti: la colpa è degli altri!

Il Sinodo e il ritratto di Bergoglio tiranno e iracondo

papa francesco 675
Suburra  si apre con Benedetto XVI di spalle, nella sua cappella privata, che medita le dimissioni. Nel film di Stefano Sollimasiamo a pochi giorni da quello che il regista definisce “l’Apocalisse”, ovvero le dimissioni del governo di Silvio Berlusconi, il 12 novembre 2011. Dimissioni del Papa, dimissioni del governo italiano, scandalo di Mafia Capitale. Una pellicola da Oscar anche se la rinuncia di Ratzinger viene anticipata di oltre un anno e tirata in ballo, in una lettura emotiva molto convincente ma non reale, nella corruzione della politica.
Le spalle di Benedetto XVI piegate dagli scandali dei sacri palazzi, Vatileaks in primis, e la convinzione, maturata e sofferta, di non avere più il peso di reggere il “fardello episcopale”, secondo la celebre espressione di sant’Agostino amata da Ratzinger.
Spalle pesanti come quelle che oggi ha Papa Francesco che, al termine della tradizionale “luna di miele”, si ritrova a essere circondato da corvi che vorrebbero fargli sentire la pressione mediatica per metterlo all’angolo. Da alcune cronache del Sinodo dei vescovi sulla famiglia in corso in Vaticano ormai giunto alla sua fase finale, e soprattutto dalla famosa lettera di 13 o 9, poco importa, cardinali emerge il ritratto di un Bergoglio tiranno e iracondo. Un Pontefice che dopo aver letto la missiva di alcuni porporati, peraltro con critiche e pregiudizi infondati come è stato chiaramente dimostrato regolamento del Sinodo alla mano, avrebbe addirittura avuto un attacco di tachicardia. E il Papa della misericordia dove è andato a finire?
È la parola chiave del suo pontificato, ma ancora di più della sua stessa vita sacerdotale, alla quale ha voluto consacrare anche ilGiubileo straordinario che si aprirà l’8 dicembre 2015. Quella misericordia che ha voluto indicare fin dal primo angelus da Papacon i fedeli presenti in piazza San Pietro e che svilupperà in un dialogo del cuore nel suo primo libro intervista “Il nome di Dio è misericordia” (Piemme), scritto con il vaticanista de La Stampa e coordinatore di Vatican Insider Andrea Tornielli, che uscirà in tutto il mondo a gennaio 2016.
Dov’è allora il tiranno Bergoglio ritratto da alcuni per riempire le cronache di un Sinodo dove, detto francamente, le conclusioni sembravano assai scontate già prima che iniziasse? Un tiranno che chiede perdono per gli scandali nella Chiesa a Roma e in Vaticano e ha davanti agli occhi il coming out di monsignor Krzysztof Charamsa, la pedofilia dell’ex nunzio apostolico Jozef Wesolowski, morto all’inizio del suo processo penale, lo scandalo omosessuale dei carmelitani a Roma.
Dov’è allora il tiranno Bergoglio? Si guarda con tanta attenzione al Sinodo, al dibattito tra i 270 padri, ai veleni dentro e fuori l’aula, ma si dimentica che non è un parlamento dove si sta approvando o meno una legge dal cui passaggio dipende la tenuta del governo di Francesco. Si capisce allora, esattamente a 50 anni di distanza, il motivo per cui il beato Paolo VI quando mezzo secolo istituì il Sinodo lo volle esclusivamente consultivo e non deliberativo.
Nella Chiesa decide sempre e solo il Papa: è una monarchia assoluta. Su questo il Codice di diritto canonico è chiarissimo: “Spetta al Sinodo dei vescovi discutere sulle questioni da trattare ed esprimere propri voti, non però dirimerle ed emanare decreti su di esse, a meno che in casi determinati il Romano Pontefice, cui spetta in questo caso ratificare le decisioni del Sinodo, non gli abbia concesso potestà deliberativa”. Sempre Montini, il primo riformatore moderno della Chiesa, prima di prendere una decisione magisteriale sull’uso dei contraccettivi, incaricò una commissione, della quale faceva parte anche l’allora patriarca di Venezia, il cardinale Albino Luciani, poi suo successore sulla cattedra di Pietro.
La commissione si espresse a larga maggioranza a favore dei contraccettivi, ma il Papa, nella totale solitudine che è connaturale al suo ruolo, decise esattamente all’opposto scrivendo la Humanae vitae, passata alla storia come “l’enciclica della pillola”. Farà così anche Francesco?
di  | 15 ottobre 2015
Vaticanista
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/10/15/il-sinodo-e-il-ritratto-di-bergoglio-tiranno-e-iracondo/2130794/

La lettera dei tredici cardinali. Un antefatto chiave

È un articolo di Andrea Tornielli, il vaticanista più amico e vicino a Bergoglio. È uscito quattro giorni prima della pubblicazione della lettera. Per darne notizia e accusare gli autori di cospirare contro il papa

di Sandro Magister



ROMA, 15 ottobre 2015 – Da quando la lettera dei tredici cardinali al papa è divenuta di dominio pubblico, le autorità vaticane, tramite padre Federico Lombardi, non perdono occasione per riprovarne la pubblicazione e più o meno velatamente il contenuto e gli autori.

L'ultima volta è avvenuto ieri, nella quotidiane conferenze stampa d'accompagnamento dei lavori del sinodo, quando il direttore della sala stampa vaticana ha biasimato per l'ennesima volta "la fatidica lettera che ha avuto ben più eco di quel che merita".

Ma allora è bene che diventi di dominio pubblico anche l'antefatto della pubblicazione della lettera dei tredici cardinali. Un antefatto assolutamente da non ignorare, posto il quale diventava doveroso – ai fini di un'informazione corretta – accertare il reale stato dei fatti, il vero contenuto della lettera e chi l'aveva firmata.

Il post che segue dice tutto ciò che basta.

È uscito ieri nella sola lingua italiana nel blog "Settimo cielo". E qui ricompare tradotto anche in inglese, in francese e in spagnolo. Perché tutti sappiano.

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La "congiura dei tredici". Ecco chi l'ha raccontata per primo


Nel riprovare anche oggi, 14 ottobre, in conferenza stampa, "la fatidica lettera che ha avuto ben più eco di quel che merita", padre Federico Lombardi – al pari di un nutrito esercito di prelati e gazzettieri – è parso dimenticare che il primo a far rimbombare fragorosamente la notizia di quell'atto riservato è stato non un presunto emissario dei firmatari ma il vaticanista più amico e vicino a papa Francesco che ci sia, frequente suo ospite a Santa Marta e suo intervistatore plurimo: Andrea Tornielli, coordinatore del portale "Vatican Insider".

Tornielli lanciò infatti la notizia del passo compiuto presso il papa da tredici padri sinodali già l'8 ottobre, quattro giorni prima che la loro lettera divenisse nota, con un informatissimo articolo apparso contemporaneamente su "Vatican Insider" (dalla cui home page fu però presto ritirato) e sul quotidiano "La Stampa ", a pagina 9.

Su "La Stampa" l'articolo era rubricato come "Retroscena" e aveva per titolo: "Sinodo pilotato, l'accusa di 13 prelati. Il Papa replica: basta logiche cospirative".

E nel corpo dell'articolo non solo si asseriva più volte, con assoluta sicurezza, che gli autori della rivolta erano tredici – non uno di più e non uno di meno – ma si specificava che tra di loro c'era il cardinale George Pell, definito "il più duro".

Di una lettera l'articolo esplicitamente non parlava. Diceva però che "i tredici padri sinodali si sono appellati al papa" nel primo giorno dei lavori, lunedì 5 ottobre. E si dilungava – con evidente padronanza della materia – nell'esporre alcuni degli argomenti che effettivamente si sarebbero poi ritrovati nella lettera, una volta pubblicata.

Argomenti tuttavia esposti da Tornielli in modo da gettare una pessima luce sui tredici, identificati fin dall'inizio dell'articolo come una "lobby" interna al sinodo che faceva "pressing" mossa da "logiche cospirative", al fine di dare ad "intendere che il sinodo fosse 'pilotato' dalla segreteria generale e in un ultima analisi dal papa in modo da far sì che prendesse una direzione aperturista".

L'articolo proseguiva e si concludeva con ampie citazioni della "risposta" data in aula la mattina dopo, martedì 6 ottobre, dal segretario generale del sinodo e da papa Francesco agli autori dell'appello, ritorcendo contro di loro – non più con l'autorità dell'articolista ma con quella dello stesso pontefice – l'accusa della "cospirazione".

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L'articolo di Tornielli dell'8 ottobre apparso in tre lingue in "Vatican Insider":

> Il Papa: no a logiche cospirative al Sinodo

> Pope urges bishops not to give in to conspiracy theories

> Papa Francisco: no a las lógicas de conspiración en el Sínodo


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I precedenti servizi di www.chiesa sul sinodo in corso:

> La lettera dei tredici cardinali al papa. Seconda puntata della storia(14.10.2015)

> Tredici cardinali hanno scritto al papa. Ecco la lettera (12.10.2015)

> Sinodo. Un tweet non fa primavera (10.10.2015)

> Sinodo. Il primo colpo a segno è dei conservatori (8.10.2015)

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http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351158

Mons. Forte: Chiesa viva e libera, nessun complotto

Mons. Bruno Forte al Sinodo - L'Osservatore Romano
Mons. Bruno Forte al Sinodo - L'Osservatore Romano



Sul clima che si sta vivendo ai lavori sinodali, Fabio Colagrande ha intervistato mons. Bruno Forte, segretario speciale del Sinodo:
R. – A me sembra che ci sia un clima di grande coinvolgimento di tutti i Padri. Papa Francesco ci ha chiesto di parlare con estrema libertà di tutto. Precisò all’inizio del Sinodo straordinario: “Non c’è nulla di cui non si possa parlare”. E questo si sta realizzando e credo che sia molto costruttivo, perché mostra una Chiesa viva, corresponsabile e partecipe. Tradurre questa partecipazione e questo coinvolgimento in uno spirito di complotti o di divisioni, mi sembra che sia una forzatura di chi guarda solo dall’esterno le cose, senza viverle dal di dentro. Non dimentichiamo che siamo tutti uomini di fede, che sentono responsabilità verso Dio e verso i fratelli. E questo ci unisce ben più fortemente di tutte le possibili ed ipotetiche contrapposizioni partitiche che vorrebbe applicarci.
D.  – La dottrina cattolica sul matrimonio, sulla famiglia non è in discussione, ha dovuto ribadire il Papa nei primi giorni di lavoro. Dunque, quali proposte possono arrivare dal Sinodo?
R. – Oltre che proporre il valore e la bellezza della famiglia, articolandone il significato in modo speciale in risposta alle esigenze e alle sfide del nostro tempo, io credo che una via pastorale molto concreta sia quella che si articola anzitutto nello stile dell’accompagnamento, che significa accoglienza di tutti, compagnia della vita e della fede, dunque vicinanza, ascolto, condivisione; poi  un impegno di integrazione per tutti, perché i carismi e i ministeri di ciascuno siano valorizzati. Ed è nell’ottica di questo cammino di accompagnamento e di integrazione che va valutata anche la diversa forma e intensità di partecipazione di tutti i battezzati, specialmente di quelli che vengono da famiglie ferite, anche nella vita sacramentale della Chiesa.
D. – Una Chiesa che deve essere maestra – si è detto nei Circoli minori – ma anche madre. E’ qui che si vede anche il collegamento con il prossimo Giubileo della Misericordia…
R. – La misericordia è il cuore del Vangelo: una Chiesa che non fosse esperta di misericordia, che non la vivesse e l’annunciasse a tutti, senza distinzioni, non sarebbe fedele neanche al Vangelo. Chi vuole contrapporre verità e misericordia dimentica che la verità del Dio cristiano è l’amore del Dio Trino: dunque la misericordia come centro, cuore, punto di inizio e di orientamento di tutto ciò che noi viviamo. Papa Francesco ce lo ha ricordato in "Misericordiae Vultus". Questo Sinodo sta cercando di capire come questo primato della misericordia possa essere applicato in tutte le forme di vita pastorale nei confronti della famiglia e in particolare delle famiglie ferite.
D. – Un Sinodo che è anche per i pastori presenti un’occasione di ascolto delle famiglie?
R. – Le famiglie sono anche presenti al Sinodo: mi sembra che siano 18, quelle che sono state invitate… Ma, al di là di questo, non dimentichiamo che ognuno di noi, pastore nella propria diocesi, è a contatto con migliaia e migliaia di famiglie. Dunque portiamo nella nostra carne e nel nostre cuore le realtà familiari. Non siamo persone disinteressate o lontane. Questo va ricordato sempre: i membri del Sinodo sono vescovi, i vescovi sono pastori e i pastori sono quelli che sono al servizio di un popolo che amano e che vogliono portare a Dio. Se si tiene presente questo, allora la chiave di lettura di molte delle cose, che i media a volte forzano, viene posta nella giusta luce e le cose si capiscono meglio.
D. – Infine, qual è la strada per trovare una sintesi di fronte a delle divergenze, che pur ci sono come sul tema che lei citava relativo all’Eucaristia per i divorziati e i risposati…
R. – La via è quella di camminare in profonda comunione con Papa Francesco, con il primato del Vangelo  e della grazia, con la gradualità dell’accompagnamento e dell’integrazione. Credo che su questo si potrà trovare un consenso ampio e sarà poi il Santo Padre a definirne le forme in materia concreta, perché è lui il presidente del Sinodo,  cui consegneremo il frutto del nostro lavoro.
http://it.radiovaticana.va/news/2015/10/15/mons_forte_chiesa_viva_e_corresponsabile,_nessun_complotto/1179444

Sinodo, nessun «effetto lettera» sui lavori


Un processo “creativo” e non “bloccato” da dialettiche fuorvianti come quelle che arrivano a contrapporre giustizia e misericordia. Un processo in cui la discussione ha messo in evidenza anche le sensibilità diverse davanti ai problemi, ma dove prevale l’intento di ascoltare la voce delle persone, a partire da chi si trova in situazioni difficili. Alla luce della Sacra Scrittura e con la serena fiducia riposta nel successore di Pietro, che in virtù del ministero a lui affidato, saprà trarre le conclusioni di tutto il cammino sinodale magari con un pronunciamento magisteriale offerto nel contesto dell’Anno giubilare della misericordia. 

È questa l’immagine positiva e dinamica dei lavori sinodali che è emersa ieri nel quotidiano briefing con i giornalisti, moderato dal direttore della Sala Stampa vaticana padre Federico Lombardi che ha tra l’altro spiegato il senso della richiesta di perdono presentata dal Papa durante l’Udienza generale. Tre i cardinali protagonisti dell’incontro con la stampa: l’arcivescovo di Westminster Vincent Nichols, quello di Bogotà Rubén Salazar Gomez, presidente del Celam e il cardinale africano Philippe Nakellentuba Ouédraogo, arcivescovo di Ouagadougou. 

A ispirare la conversazione è stata la pubblicazione delle relazioni dei 
Circuli minores sul lavoro svolto intorno alla seconda parte dell’Instrumentum laboris. L’arcivescovo di Westminster ha riferito che molti Circoli hanno auspicato una «ristrutturazione» sotto il profilo teologico della seconda parte del documento, con un’indicazione più chiara delle linee teologiche con cui affrontare le questioni pastorali – comprese quelle più dibattute – affrontate nella terza parte. In particolare la necessità di riflettere e esplicitare con più chiarezza la relazione tra misericordia e giustizia alla luce di alcuni capitoli chiave della Bolla d’indizione del Giubileo, Misericordiae vultus.
Questo – ha affermato il porporato britannico – per liberare il campo da concezioni erronee che le hanno contrapposte e nutrire così una «saggezza» pastorale che sappia davvero affrontare le situazioni differenti, senza limitarsi a un approccio casistico. Il cardinale Nichols ha anche presentato valutazioni su come potrà concludersi il processo sinodale iniziato nel 2013 ed ha espresso la speranza che papa Francesco utilizzi il lavoro di questa Assemblea come base per una esortazione apostolica o un suo documento magisteriale. 

«Il Papa ha incoraggiato a discutere liberamente – ha detto l’arcivescovo di Westminster – perché ha molto chiaro quale è il suo proprio ruolo e ha stabilito il Giubileo precisamente per creare il contesto in cui la sua riflessione o definitiva dichiarazione possa essere recepita: la mia speranza è che possa completare questo processo e solo la sua persona può fare questo». 

Tutti i cardinali hanno concordato che le notizie sulla lettera di alcuni padri sinodali contenente valutazioni critiche sulle procedure sinodali – e pubblicata da un sito italiano – non hanno avuto «il minimo effetto» sui lavori dell’Assemblea. E non hanno dato alcuna attendibilità alle voci su un Sinodo «bloccato ». «Mi sembra – aveva dal canto suo sottolineato poco prima padre Lombardi – che la fatidica lettera abbia avuto più eco di quello che meritava». «Non è un’ermeneutica conflittuale lo spirito seguito» dal Sinodo, ha detto Nichols. «Non sono neppure corrette le categorizzazioni conservatori e progressisti, gli ha fatto eco il cardinale del Burkina Faso. «Il Vangelo non cambia – ha detto il porporato africano – possiamo comprenderlo meglio, perché 
Ecclesia semper reformanda, è sempre in aggiornamento». «E l’unità – ha ribadito il cardinale Salazar Gomez – non nasce nella Chiesa come allineamento a posizioni ideologiche, ma solo come riverbero della sequela a Cristo. Non si può ideologizzare il cristianesimo perché il cristianesimo non è ideologia, è l’incontro con una Persona». 
http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/Un-Sinodo-libero-non-bloccato-Nessun-effetto-lettera-sui-lavori-.aspx
(Luis Badilla) Sul suo secondo blog, "Settimo cielo", il noto vaticanista de L'Espresso, all'origine della famigerata velinata (La Lettera dei 13 cardinali con tanto di elenco di firmatari contraffatto ad arte e contenuto di un documento falso), contrattacca e si difende accusando il coordinatore del portale "Vatican Insider " Andrea Tornielli. Scrive: "Il primo a far rimbombare fragorosamente la notizia di quell'atto riservato è stato non un presunto emissario dei firmatari ma il vaticanista più amico e vicino a papa Francesco che ci sia, frequente suo ospite a Santa Marta e suo intervistatore plurimo: Andrea Tornielli, coordinatore del portale Vatican Insider.”
Lasciamo perdere il risentito pizzico d'invidia che si palesa in queste righe e andiamo subito al sodo.
Oggi sul suo blog Giuseppe Rusconi, con un robusto copia/incolla, si associa a Magister per insistere sul fatto che la lettera esiste. Nessuna novità anche se ripetuta come una scontata litania. Nessuno, mai, ha messo in dubbio l'esistenza della lettera. Il problema è un altro: "quella pubblicata", come riconoscono diversi alcuni veri firmatari (incluso il card. G. Pell), non è vera, è cioè, è falsa!!! 
Perché Magister e Rusconi non affrontano questa questione?
Tornielli, nel suo articolo dell'8 ottobre, ha dato una notizia e non ha pubblicato elenchi manipolati e neanche una lettere falsa (che era in inglese e che il vaticanista solerte ha tradotto all'italiano). Che sia chiaro, anche per i polli!
Poi, Magister, ogni qualvolta viene beccato con le mani nella marmellata accusa un altro.
Vi ricordate la violazione dell'embargo della Laudato si', quando pubblicò una bozza del documento?
Ecco quale è stata la sua difesa dopo che la Sala stampa vaticana gli ritirò a tempo indeterminato il suo accredito:
Il noto vaticanista, il 17 giugno scorso, parlando con il "Fatto Quotidiano" si giustificò così: “La decisione di pubblicarla è stata del direttore dell’Espresso che è riuscito ad averla non dai canali ufficiali quali la Sala Stampa della Santa Sede e la Libreria editrice vaticana. A me – racconta ancora Magister – è stato solo chiesto di scrivere qualche riga di introduzione, ma solo successivamente, quando il testo era già pronto per essere messo in rete». Il Fatto Quotidiano poi ricordava: “Sul suo blog Magister, 72 anni e una lunga carriera alle spalle, scrive beffardo accompagnando la pubblicazione di Laudato si’: «Eccola qui. È comparsa all’improvviso sul sito online dell’Espresso nelle ore meridiane di lunedì 15 giugno, tre giorni esatti prima del suo annunciato pubblico battesimo. L’autore di questo blog se l’è trovata anche lui davanti sullo schermo, tutta intera, sbucata chissà da dove, e allora l’ha accompagnata con qualche riga di presentazione, per introdurla in società come si conviene».
Insomma: Io sono innocente. I colpevoli sono gli altri.
E' un copione polveroso e per nulla credibile. Forse è arrivato l'ora di cambiare registro.
Si potrebbero aggiungere altre riflessioni, ma ci fermiamo qua. Non vogliamo prendere parte ai giochetti che conducono altri senza conoscere le vere ragioni di quest'oscura operazione mediatica di "disturbo" ai lavori del Sinodo. Solo a lui compaiono all'improvviso sulla sua scrivania lettere false ed elenchi manipolati. Diceva il grandioso Totò: Mi faccia il piacere!

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