ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 12 ottobre 2015

Meglio mal accompagnati che soli?

Sinodo, il Papa della collegialità deciderà tutto da solo?

C'è una grande confusione sotto il cielo romano, visto che non solo le regole del Sinodo, ma il suo svolgimento e la sua conclusione sembrano cambiare di continuo, generando inevitabilmente dicerie e pettegolezzi che non fanno bene alla chiesa.

Nel suo blog, san Pietro e dintorni, il vaticanista Marco Tosatti ha scritto recentemente: "Secondo quello che ci è stato riferito, non mancano quelli che propongono di studiare teologicamente la possibilità di affidare tutto a chi ha il potere di legare e di sciogliere, “un tesoro che non è stato ancora sviscerato a pieno”. Tradotto: lasciare mano libera al Papa di fare quello che gli pare e gli piace, senza curarsi di voti e assemblee. Il Sinodo parla, il Papa decide…".


Effettivamente c'è una grande confusione sotto il cielo romano, visto che non solo le regole del Sinodo, ma il suo svolgimento e la sua conclusione sembrano cambiare di continuo, generando inevitabilmente dicerie e pettegolezzi che non fanno bene alla chiesa.

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Ma la conclusione che alcuni padri paventano (nessuna relazione finale, decide tutto il papa in solitudine), sebbene possibile, dal momento che è nelle facoltà petrine, sembra del tutto improbabile. Perché si genererebbero nella chiesa dissapori e scontri difficilmente sanabili. E perché se il Papa ha taciuto sino ad oggi, non può essere che per un motivo: vuole davvero ascoltare.
Il sinodo sulla famiglia che si svolge in questi giorni, infatti, nasce come un inno alla collegialità. Dal principio del suo pontificato Papa Francesco ha ribadito l'importanza di una chiesa che rifletta tutta insieme, che si confronti, che discuta. Della collegialità e della sinodalità il Papa ha parlato in molte occasioni, molto di più di quanto non facesse il suo predecessore. Il quale, sia detto tra parentesi, ha purtroppo inficiato parte della sua missione proprio per l'eccesso di consigli e consiglieri a cui in tante occasioni ha dato ascolto, mentre forse, a giudizio di chi scrive, avrebbe dovuto decidere con maggiore autonomia. Benedetto XVI è stato infatti il contrario del papa tedesco, dittatoriale e risoluto, che si suole dipingere: ha proposto riforme, come quella liturgica, senza mai andare sino in fondo, proprio perché convinto di doversi portare dietro tutta la Chiesa, compreso l'ultimo parroco di campagna. Anche nella nomine, vescovili e cardinalizie, il papa tedesco che parlava poco di collegialità e che non ha mai oscurato, in linea teorica, il primato petrino, ha spesso fatto ciò che gli proponevano o "imponevano" altri, nominando al suo fianco anche persone che gli erano più o meno palesemente ostili, o che avevano comunque idee molto differenti dalle sue.
Francesco, al contrario, si è presentato sin dal principio come il vescovo di Roma, il vescovo tra i vescovi, un primus inter pares. Nominando con molta prudenza persino la parola "papa". Questo non significa che il suo carattere, la sua indole personale, siano risultati sempre i più inclini alla collegialità professata. Lui stesso, in svariate occasioni, ha ricordato di avere una certa tendenza innata al decisionismo.

Molti osservatori interni ed esterni alla Chiesa hanno infatti potuto notare, in più occasioni, una qualche discrepanza – non assente, si ripete, anche nel pontificato precedente –, tra parole e azioni. Per esempio nella nomina dei vescovi: le normali consultazioni, le terne proposte collegialmente, ad esempio dai vescovi di una certa regione per la nomina di qualche confratello, sono state spesso ignorate. Non si sa cosa succederà per la nomina di Bologna, ma se il sostituto del cardinal Caffarra sarà davvero mons. Zuppi, come si vocifera, allora saremo di fronte ad una decisione che ignora i desiderata dei vescovi dell'Emilia Romagna. E forse anche quelli della Congregazione dei vescovi, presieduta dal Cardinal Ouellet, che da tempo sembra, per dirla così, "con poco lavoro".

Tornando alla collegialità il sinodo del 2014 ha rappresentato il culmine di una collegialità cercata, auspicata, ma in parte non realizzata: un piccolo gruppo ha redatto una Relatio post disceptationem estranea a quello che era stato il dibattito tra i padri, minando così proprio la collegialità e la parresia auspicate. Questo ha creato molti malumori tra i padri sinodali, che si sono sentiti presi in giro, nel momento in cui hanno visto che il presunto risultato delle prime consultazioni era in verità... il parere di alcuni singoli padri.

Proprio le forzature accadute nel sinodo del 2014, sino al fatto che si è cercato invano, da parte di qualcuno, di impedire la pubblicazione dei risultati delle consultazioni svolte nei cosiddetti circuli minores, spingono a credere che non si lascerà che tutto ciò si ripeta. Se il papa ha voluto il Sinodo per sentire la voce della Chiesa, e perché convinto che attraverso di esso si manifesti lo Spirito Santo, i cardinali Marx e Kasper, e altri novatori, dovranno rassegnarsi a quello che, come ormai sembra chiaro, è il segnale che esce dalle stanze sinodali: le grandi encicliche su vita e famiglia dei pontefici passati (da Humanae vitae a Familiaris consortio) non sono da rottamare. Semmai da comprendere meglio, e da applicare.
di Francesco Agnoli | 12 Ottobre 2015

www.ilfoglio.it/chiesa/2015/10/12/sinodo-il-papa-della-collegialitdecider-tutto-da-solo___1-v-133755-rubriche_c383.htm 

Chiesa e Magistero

Convegno sul Sinodo della famiglia a Firenze: "Confermare la sana dottrina e condannare le idee perverse dei pornoteologi"

Nel corso della manifestazione verranno presentati i libri dei Cardinali Robert Sarah ed Ennio Antonelli. Tra gli ospiti Guido Vignelli, direttore emerito di SOS Ragazzi

Cardinale Robert Sarah
Per iniziativa del Capogruppo di FdI al Consiglio Regionale Giovanni Donzelli e della Comunione Tradizionale, mercoledì 21 ottobre 2015, alle ore 17, presso l'Auditorium della Regione Toscana (Via Cavour, 4 - Firenze) si svolgerà un Convegno su: "Dove va il Sinodo della famiglia?" con la presentazione dei libri: Card. Robert Sarah: "Dio o niente" (Cantagalli), Card. Ennio Antonelli: "Crisi del Matrimonio ed Eucarestia" (Ares) e il vademecum: "Opzione preferenziale per la famiglia: cento domande e cento risposte intorno al Sinodo" a cura di tre vescovi: Mons. Aldo di Cillo Pagotto , arcivescovo di Paraiba (Brasile), Mons. Robert Vasa, vescovo di Santa Rosa (USA) e del teologo Mons. Athanasius Schneider vescovo di Astana (Kazakhistan).
Dopo il saluto del Capogruppo di FdI alla Regione Toscana Giovanni Donzelli, intereverranno al Convegno - che verrà introdotto e presieduto dal Presidente della Comunione Tradizionale Pucci Cipriani -  Patrizia Fermani, combattiva giornaslista, il giovanissimo liturgista Guido Scatizzi e Guido Vignelli, il Direttore emerito di SOS Ragazzi che ci ha rilasciato la seguente intervista.
 
Il secondo e decisivo Sinodo episcopale sulla famiglia, ormai in corso, suscita ancora preoccupazioni negli ambienti ecclesiali ben orientati? 

C’è il fondato timore che la propaganda mediatica e la pressione politica scatenate da tempo dalle forze progressiste spingano il Sinodo a cedere ad alcune pretese della rivoluzione sessuale. Com’è noto, essa oggi reclama che i vescovi facciano un “salto di qualità”, ossia che accettino quel malcostume, ormai diffuso anche tra i battezzati, che riduce il matrimonio all’affettività e la famiglia alla convivenza, ammettendo in qualche modo divorzio, seconde nozze e coppie di fatto (anche omosessuali), con conseguente ammissione all’Eucaristia. La confusione e il disorientamento sono favoriti da alcuni influenti cardinali (Kasper, Marx, Schönborn, Danneels) che hanno preso posizioni evidentemente eretizzanti e scismatiche, a paragone delle quali le tesi dei “lassisti”, condannati a suo tempo da sant’Alfonso de Liguori, sembrano rigorose e severe. 

Avete promosso iniziative pubbliche per manifestare alla Gerarchia ecclesiastica i vostri timori? 

Una lega internazionale di associazioni pro famiglia ha rivolto al Papa una Supplica filiale, consegnatagli ufficialmente a Roma lo scorso 29 settembre da un giurista nostro amico, il prof. Tommaso Scandroglio. Questa petizione chiede al Papa d’intervenire, almeno alla fine del Sinodo, con un pronunciamento solenne che ribadisca non solo la dottrina morale sul matrimonio e la famiglia ma anche la conseguente disciplina canonica e pastorale. Bisogna infatti evitare che, col pretesto di una malintesa misericordia, una prassi pastorale permissiva favorisca la relativizzazione dottrinale e/o il rilassamento disciplinare, ad esempio emancipando malcostume, abnormità e devianza affettive e sessuali. 

Questa petizione ha avuto successo?

Tra gennaio e settembre, la nostra supplica ha raccolto in 178 Paesi oltre 790.000 firme, ottenute non tanto mediante internet quanto nelle parrocchie e per le strade, e non tanto fra personalità quanto fra la gente comune. Tuttavia hanno firmato anche alcuni autorevoli esponenti del mondo della cultura, del diritto, della politica e soprattutto del clero, ad esempio 202 tra vescovi e cardinali. Questa iniziativa-pilota ha poi incoraggiato campagne simili promosse da altre associazioni, come quella famosa che ha raccolto migliaia di sacerdoti e religiosi anglosassoni, o quella organizzata in Italia dalla rivista Il Timone.

Avete stampato qualcosa che resti in testimonianza di questa grande campagna?

La scorsa primavera, abbiamo stampato in 5 lingue e diffuso il molte migliaia di copie un opuscolo intitolato Opzione preferenziale per la famiglia: 100 domande e 100 risposte intorno al Sinodo. Esso riassume con parole facili la dottrina e la disciplina della Chiesa in materia, soprattutto riportando recenti pronunciamenti e decisioni della Santa Sede e delle Congregazioni pontificie. Questo libretto è stato steso da tre vescovi amici: mons. Aldo Di Cillo Pagotto, arcivescovo di Paraìba (Brasile), mons. Robert Vasa, vescovo di Santa Rosa (U.S.A.), e mons. Athanasius Schneider, vescovo di Astana (Kazakhistan), noto teologo.

Non temete che queste vostre iniziative diano l’impressione d’invadere un campo riservato ai teologi e soprattutto alla Gerarchia ecclesiastica?

Appartenendo alle cosiddette “materie miste”, quello del matrimonio e della famiglia è un settore che riguarda non solo la Gerarchia ma anche il laicato. Pertanto, in qualità di cattolici appartenenti al laicato militante, abbiamo il dovere-diritto d’intervenire nel dibattito ecclesiale al riguardo, presentando valutazioni e richieste che rispondono non a esigenze locali o corporative ma al bene della Chiesa e anche della società civile. Del resto, se i cristiani eretici o eretizzanti da decenni fanno indebite e audaci pressioni sulla Gerarchia, perché mai i cristiani rimasti fedeli non avrebbero diritto di far rispettosamente conoscere i loro timori e le loro speranze?

Cosa dunque sperte dal Sinodo ormai in corso?

Speriamo esattamente quello che abbiamo chiesto nella supplica e motivato nell’opuscolo. Il Sinodo ha il grave dovere d’incoraggiare gli sposi rimasti fedeli, ammonire quelli che hanno ceduto al permissivismo, rievangelizzare la famiglia basandosi su una teologia morale tradizionale che riaffermi i diritti di Dio su quelli dell’uomo e sulle pretese “esigenze dei tempi”. Insomma, bisogna confermare non solo la retta dottrina ma anche la sana pastorale, condannando solennemente e definitivamente quelle perverse idee e istanze diffuse dai “pornoteologi”, come li bollava già nel 1972 il mio compianto maestro padre Cornelio Fabro.
http://www.ilsitodifirenze.it/content/262-convegno-sul-sinodo-della-famiglia-firenze-confermare-la-sana-dottrina-e-condannare-le-i 

L’inganno pastorale

di Enrico Maria Romano
Tutti sanno che il 4 ottobre u.s. si è aperto in Vaticano il Sinodo straordinario dei Vescovi della Chiesa cattolica dedicato ai problemi della famiglia nel mondo di oggi. E moltissimi non ignorano che tra i teologi, i presuli e gli stessi eminentissimi cardinali vi siano posizione diverse (e assolutamente inconciliabili) su temi di fondo come la possibilità della comunione ai divorziati risposati, il valore ‘ecclesiale’ delle coppie di fatto e delle stesse coppie omosessuali, il superamento o meno del modello della famiglia cattolica tradizionale fondata sulla Sacra Famiglia di Nazareth, etc. etc.
Il vaticanista della Bussola Lorenzo Bertocchi, in un recente articolo sul Timone (settembre-ottobre 2015, pp. VI-VIII), classificava chiaramente e rigorosamente figure come Caffarra, Mùller e Sarah tra i fautori della “linea della continuità” e personaggi come Kasper, Marx e padre Spadaro sj tra i sostenitori della “linea del cambiamento”. Ora la continuità e il cambiamento si oppongono intrinsecamente
quando si parla di dottrine già definite dalla Chiesa, come lo sono certamente sia l’indissolubilità del matrimonio rato e consumato, sia il divieto della comunione per i divorziati risposati e per tutti coloro che si trovano in peccato mortale (cf. Can. 916; CCC, 1650; Pontificio Consiglio per i testi legislativi, “Dichiarazione sull’ammissione alla comunione eucaristica dei divorziati risposati”, 2000).
Ma sia il cardinal Kasper sia i suoi numerosi epigoni (spesse volte membri dell’episcopato o del cardinalato) hanno cercato e cercano ancora di imbrogliare le carte proponendo una terza via tra il sì e il no: la cosiddetta via pastorale, la quale pur dichiarandosi in teoria (ovvero in astratto) in continuità ideale con il Magistero della Chiesa e la Tradizione cattolica, in pratica (ovvero in concreto) autorizzerebbe una discontinuità e una rottura dottrinale, proponendo una nuova prassi pastorale.
La cosa è talmente evidente che tutti gli autori del libro Permanere nella verità di Cristo (edito dalla Cantagalli nel 2014) sottolineano che sganciare la disciplina dalla dottrina equivale a dichiarare superata la dottrina. E la dottrina morale in questione è puro Vangelo e purissima Parola di Dio: e questo già la dice lunga sul sensus fidei dei novatori, a parole ripieni di affetto per la Scrittura…
Dire che “il matrimonio resta indissolubile”, ma in certi casi e dopo certe prassi (come il cammino penitenziale proposto dal Kasper), esso può essere di fatto abolito con la stipulazione di un secondo matrimonio è parlare a vanvera e auto-contraddirsi. Aristotele infatti nota che l’uomo riesce a dire perfino ciò che non riesce a pensare come ad esempio un cerchio-quadrato. Oggi il cerchio-quadrato nella Chiesa è il matrimonio indissolubile-dissolubile.
Spiace quindi in questo contesto che, ancora una volta, Lucetta Scaraffia scrivendo sull’Osservatore Romano in prima pagina sostenga apertis verbis la tesi del primato della pastorale, tesi che si pone come un arpione per incrinare e spazzare via la dottrina di Cristo e della Bibbia. La storica, femminista e aperta al sacerdozio e al cardinalato femminile, recensendo un libro a più mani redatto in Francia e appena tradotto in italiano (La famiglia tra sfide e prospettive, Qiqajon, 2015), mostra tutto il suo compiacimento per il testo in questione poiché “apre prospettive diverse e fa pensare. In particolare colpisce la nutrita presenza di donne, teologhe e bibliste, che fanno sentire la loro voce” (OR, 2.10.15, p. 1).
Si faccia attenzione ai sottili sofismi. “La riflessione teologica avviata [dagli autori del citato libro] vuole considerare la famiglia a partire dalla parola di Dio, non dimenticando però [ecco l’avversativa] i bisogni del nostro tempo, senza quindi cadere in astrazioni”… Il Vangelo è un’astrazione! Bella la trovata e inaudito l’insulto allo Spirito Santo che ne è l’autore (DV 11).
Ma nessuno si distragga. Una certa teologa francese, Anne-Marie Pellettier, udite udite, “ricorda come i modelli familiari offerti dalla Bibbia siano molto diversi tra loro, e in alcuni casi francamente contestabili”… Avete capito? Sull’OR si scrive che alcuni brani della Bibbia sono contestabili!
Gioisce poi la storica quando ricorda che Enzo Bianchi, da cui dipende la casa editrice che ha edito il libro, nello stesso testo ammette “l’esistenza di diverse forme di famiglia nel cammino di umanizzazione”… Quanto suona bene, ai palati post-conciliari, questo “cammino di umanizzazione”: così bene da far giustificare le coppie di fatto e le nozze gay? Parrebbe proprio di sì… E questo sul quotidiano della Santa Sede!
La sottigliezza della Scaraffia, quando insinua ad ammettere il sacerdozio femminile è nota a tutti, ed ella si compiace evidentemente della scaltrezza di altre teologhe come lei. Ad esempio una certa Hélène Bricourt, non dice che l’indissolubilità sia sbagliata o superata: concetti questi cacofonici e volgarotti. Afferma invece, secondo le parole della stessa Scaraffia, che “noi ereditiamo una lettura della questione dell’indissolubilità che è stata elaborata in un contesto matrimoniale, culturale, sociale diverso dal nostro”… E se è diverso, come in effetti è diverso, è bene adeguare l’indissolubilità antica al nostro contesto o riportare il nostro mondo all’indissolubilità del Vangelo? Ardua questione per chi esita tra la logica del Vangelo e la logica del mondo…
La conclusione del pezzo della Scaraffia ribadisce il superamento della dottrina in nome della pastorale, citando il filosofo Antoine Guggenheim: dal Sinodo “Ci aspettiamo un chiarimento e un progresso non della dottrina cattolica, ma della pastorale cattolica”.
E’ evidente a tutti, anche a coloro che fanno finta di non capire, che un tale progresso sarebbe un regresso assoluto in termini di fedeltà al Vangelo, alla Tradizione e al Magistero della Chiesa. Ci si potrebbe chiedere allora: Osservatore Romano o Osservatore kasperiano?
http://www.libertaepersona.org/wordpress/2015/10/linganno-pastorale/

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