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sabato 21 novembre 2015

E’ disposto l’occidente cattolico a farsi interrogare da questo?



Cardinali Napier e Sarah: l’Africa scuote la Chiesa


sarah 01I padri sinodali africani sono stati tra i più combattivi durante il sinodo appena concluso, così come lo furono nel sinodo straordinario del 2014. Due di loro, i cardinali Napier e Sarah, in questi giorni hanno fatto sentire ancora la loro voce.
“Mi aspetto che Papa Francesco getti una luce chiara su ciò che le coppie sposate devono fare per costruire buoni e forti matrimoni, attraverso il sacramento del matrimonio e una vita familiare ben organizzata, che enfatizzi la preghiera, la devozione e i Sacramenti celebrati insieme come Famiglia ! ” Questa l’aspettativa del cardinale sudafricano Wilfried Fox Napier confidata in questi giorni al portale web kath.net, in attesa del pronunciamento del Papa dopo la conclusione del sinodo.

L’apporto che l’Africa può dare alla Chiesa universale, dice Napier, risiede proprio nel “forte senso di Dio”, del bisogno di Dio, che viene manifestato dagli africani. E’ disposto l’occidente cattolico a farsi interrogare da questo?
La tesi è la stessa che ha ben argomentato il cardinale Robert Sarah nel suo best-seller “Dio o niente”, edito in Italia da Cantagalli. Il vaticanista dell’Espresso, Sandro Magister, ha riportato alcuni passi di un recente dossier pubblicato nell’ultimo numero della rivista francese L’Homme nouveau, dove il cardinale risponde ad alcune obiezioni alle tesi del suo libro. Le conclusioni di questo dossier, non riportate nell’anticipazione di Magister, sono molto significative.
Dopo aver affrontato i temi più delicati del dibattito sinodale il cardinale Sarah scrive: “Mi sento male nel mio cuore di vescovo nel costatare una tale inconprensione dell’insegnamento definitivo della Chiesa da parte di confratelli preti. Non posso non permettermi di immaginare come causa di una tale confusione l’insufficienza della formazione dei miei confratelli. Come responsabile per tutta la Chiesa latina della disciplina dei sacramenti, io sono tenuto in coscienza a ricordare che il Cristo ha ristabilito il disegno originale del Creatore di un matrimonio monogamico, indissolubile, ordinato al bene degli sposi e alla generazione e all’educazione dei bambini.”
“La Chiesa”, continua Sarah nelle sue conclusioni, “stigmatizza le deformazioni introdotte nell’amore umano: l’omosessualità, la poligamia, il machismo, le unioni libere, il divorzio, la contraccezione, etc. Allo stesso tempo la Chiesa non condanna le persone. Ma non le lascia nel loro peccato. La Chiesa non accoglie soltanto con misericordia, rispetto e delicatezza. Essa invita fermamente alla conversione.” (Lorenzo Bertocchi)

Pubblicato il
  in sinodo2015.
I vescovi americani sfidano l'impero del porno
di Lorenzo Bertocchi21-11-2015
Il presidente dei vescovi americani, monsignor Kurtz
Qualche commentatore statunitense ha parlato di una dichiarazione fondamentale. Storica perfino. Certamente un segnale forte, specialmente dopo il Sinodo sulla famiglia dove il tema è stato affrontato, ma secondo alcuni non con la dovuta forza. Un padre sinodale confidava alla Bussola quotidiana che uno dei limiti della Relatio finale era proprio quello di non parlare in modo approfondito del problema della pornografia per le famiglie. I vescovi degli Stati Uniti, raccolti in questi giorni per la loro assemblea annuale, hanno risolto il problema approvando praticamente all’unanimità (98%) una dichiarazione intitolata “Crea in me un cuore puro: una risposta pastorale alla pornografia” (Create in me a clean heart). 
Il vescovo Richard Malone di Buffalo, presidente della commissione per Laici, Matrimonio, Vita, Famiglia e giovani, ha dichiarato che questo documento mostra la preoccupazione dei vescovi per il ruolo che la pornografia ha assunto nella cultura di oggi. «In qualche modo», ha detto, «tutto è influenzato dalla pornografia». Questo fenomeno viene definito nel documento come un «particolare segno dei tempi», un segno «nero» che danneggia «uomini, donne, bambini, matrimoni e famiglie». 
«Oggi», scrivono i vescovi Usa, «lo possiamo considerare una struttura di peccato», richiamando un concetto caro a San Giovanni Paolo II. «La prevalenza della pornografia nella nostra società, come ogni altro peccato, è radicata nel peccato personale degli individui che fanno, vedono e diffondono la pornografia, e così facendo la perpetuano ulteriormente come una struttura di peccato». Forse non tutti saranno d’accordo su questa lettura, visto che a credere alla gravità del peccato non sembra siano molti, ma fanno riflettere anche le considerazioni decisamente laiche dei vescovi statunitensi. La pornografia, infatti, tende a ridurre uomini e (soprattutto) donne a meri oggetti di piacere, senza lasciare molto spazio ad altro, e «normalizza» atti sessuali che tendono ad essere molto degradanti, con forti rischi di violenza per imitazione. A questo dobbiamo aggiungere altri gravi problemi connessi al traffico e commercio sessuale, fino al deplorevole fenomeno della cosiddetta «tratta delle schiave» del sesso. Per non parlare della indegna piaga della pornografia con bambini e minori. Mentre qualcuno guadagna milioni di dollari (e di euro).
Si potrebbe pensare che i vescovi americani siano semplicemente dei “catto-bacchettoni”, ma come dargli torto quando dicono che la nostra società è «ipersessualizzata»? Basta guardarsi intorno. “Riviste, social-media, shopping on-line, Tv, cinema, musica, romanzi, fumetti, video-game, tutto il mainstream dell’entertainment è ipersessualizzato».  Anche i contenuti rivolti ai bambini non sfuggono alla tendenza. «Mantenere la purezza», dicono, «è una sfida molto seria in un ambiente come questo». E come dire il contrario? Infatti, «è molto difficile imparare i limiti che sono necessari per vivere castamente e avere relazioni sane». I vescovi americani non nascondono che l'attuale cultura vuole che la pornografia sia semplicemente «un passatempo innocuo», anzi perfino «un aiuto per l'intimità coniugale».
I contenuti di questo “show-businnes” stanno diventanto «sempre più degradanti, grossolani, violenti» e non mancano scene di vere e proprie «pratiche occulte» che rimandano al satanismo. L'accesso a questi contenuti, soprattutto a causa del web, sta diventando sempre più facile e precoce, gli studi attestano che i maschi già dall'età di undici anni si possono ritrovare a essere consumatori di porno. Ma il numero di donne che accedono abitualmente a questo tipo di contenuti è in costante crescita, anche giovanissime. La pornografia produce effetti simili a quelli di una droga, vale a dire che il “consumatore” si trova presto intrappolato nella necessità di una visione compulsiva, normalmente accompagnata dalla masturbazione. 
Uscirne non è facile e i vescovi americani dicono alle persone che si trovano in questa situazione di non aver paura nel «confidare nella misericordia del Signore», ma anche di «cercare adeguato aiuto e supporto». Nel caso dei bambini e dei giovani occorre fare molta attenzione perché, attestano fior di studi, la dipendenza da pornografia può influire molto sulla loro educazione, specialmente all'affettività, dando loro «un’immagine distorta della sessualità e delle relazioni tra uomo e donna». Secondo il documento dei vescovi americani, gli avvocati divorzisti degli Stati Uniti indicano che l'utilizzo della pornografia da parte di uno dei coniugi, o anche di tutti e due, magari come «aiuto per l'intimità», è «fattore importante in circa la metà dei divorzi»
Alla fine quella dei vescovi degli Stati Uniti è una proposta “oscena” per il mondo. Per contrastare la pornografia, ma sopratutto per ridare dignità alla sessualità umana, indicano la virtù della castità. «Mentre la lussuria utilizza l'altra persona come mero strumento per la gratificazione sessuale», scrivono, «la castità afferma tutta la persona, in corpo e anima, oltre le sue qualità sessuali». Per scoprire (e amare) il cuore di una persona bisogna sapersi custodire, per evitare di cancellarlo dietro il mero sentire, per quanto eccitante. E sono «beati i puri di cuore, perché vedranno Dio».

Sarah: "Il Papa darà coraggio agli africani"

La presentazione del libro "Dio o niente"
Foto: Angela Ambrogetti - Acistampa
Ieri sera a Roma, nel complesso di Santa Maria dell’Anima, è stato presentato il libro del Cardinale Robert Sarah “Dio o niente”. Sono intervenuti il Cardinale George Pell, Prefetto della Segreteria per l’Economia, Monsignor Georg Ganswein, Prefetto della Casa Pontificia, e Monsignor Rino Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. Prima di iniziare la conferenza, il Cardinale Sarah – Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti – si è intrattenuto per rispondere alle domande di Acistampa.
Dio o niente. Perché questo titolo?
Perché dopo aver constatato che Dio sta sparendo dalla società, dalla cultura, dall’economia, nessuno si interessa a Dio io pensavo di dover testimoniare che Dio esiste, che Dio è la nostra vita senza lui siamo niente. Senza Dio l’uomo non sa dove sta, dove va e dunque è una testimonianza di fede. Senza Dio siamo perduti.
Eminenza come si può risvegliare nel mondo il bisogno di Dio?
Come cattolici dobbiamo testimoniare che Dio vive con noi, che la sua Parola è la nostra luce, il nostro cibo. Attraverso la nostra vita dobbiamo testimoniare l’importanza di Dio e che viviamo con Lui. Soprattutto noi sacerdoti perché siamo consacrati per testimoniare che è Lui la nostra ricchezza, il nostro presente, il nostro futuro. Non cerchiamo denaro, promozioni, cerchiamo Dio e la gente deve vederlo attraverso la nostra testimonianza per far tornare così Dio nella nostra società.
Il Papa venerdì partirà per l’Africa. Quale messaggio porterà al Continente?
E’ la prima volta di Papa Francesco in Africa. Penso che sarà una scoperta: la ricchezza dell’Africa. Gli ultimi Papi hanno apprezzato l’Africa. Benedetto XVI ha detto che l’Africa è il polmone spirituale dell’umanità. Paolo VI ha detto che l’Africa è il nuovo Continente di Cristo. Francesco scoprirà una fede viva, forse il suo messaggio sarà quello di incoraggiare gli africani a radicare la fede in Cristo. A non dimenticare che Cristo è la loro fede. Visiterà l’Uganda dove ci sono stati i primi martiri cristiani. Io spero che il suo messaggio rafforzi la fede, incoraggi anche a morire per la fede: ci sono tanti – in Egitto, in Nigeria – che muoiono per la fede. Io penso che la sua visita sarà un incoraggiamento per tutta l’Africa a restare fedele a Cristo.
Di Marco Mancini

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