ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 15 novembre 2015

Parresia

Padre Brown il vangelo non è una via mediana

14 ottobre 2015
La Lettera ai Romani di San Paolo è una grande omelia, divisa in quattro parti, che non difetta di chiarezza, di quella che viene detta appunto parresia, quella difficile parola greca ultimamente tornata di moda.

San Paolo annuncia quello che deve annunciare. Ciò che l’Apostolo delle genti sente di dover dire ai suoi fratelli e sorelle nella fede, affinché essi godano della vita eterna, lo dice, e non lo nasconde affatto!. Non fa sconti a se stesso, prima di tutto, ma neppure agli altri.

“Non mi vergono – scrive – del Vangelo, perché è potenza di Dio e salvezza di chiunque crede in Lui”.

Questo è un ammonimento anche per tutti noi. Non possiamo far sconti a noi stessi, pensando di poter trovare una via di mezzo, un compromesso, tra il peccato e la Grazia.
San Paolo sapeva che la “via mediana” è quella della mediocrità, che porta ad un esito drammatico: la perdizione della propria anima. In una parola: l'inferno.

L’Apostolo infatti parla di Ira di Dio. Noi non siamo più abituati a sentire l’espressione Ira di Dio. Le nostre orecchie sono molto sensibili, delicate, non sono più adatte a sentire parole come giustizia e ira di Dio.

Abbiamo nei nostri occhi l'immagine di un Signore (Dio mi perdoni!) bonaccione, indifferente di fronte al bene e al male.

In questo mondo tutti ormai pensiamo di essere buoni, quindi ogni discorso sul giudizio di Dio e la salvezza o la dannazione dell’anima vengano accantonati.

Eppure San Paolo, per amore della Verità – sapendo che solo la Verità rende liberi –, afferma chiaramente che chi si ribellerà a Dio subirà la sua Ira, perché Egli giudicherà ogni empietà e ogni ingiustizia.

Allora che cosa dobbiamo fare, noi battezzati? Ascoltare San Paolo, dandoci tutti una “regolata”, oppure andare avanti “trotterellando” verso il burrone?

Guai a noi quando pensiamo di essere  più buoni di Dio!

Infatti quando nascondiamo la sua Giustizia – in particolare noi pastori – noi pensiamo di essere più buoni di Dio… di saperla più lunga, di vedere più lontano di Lui.

Dio non voglia che questo capiti alla Gerarchia di oggi!

Preghiamo affinché la Gerarchia non cada nella diabolica trappola della popolarità di questo mondo, presentando se stessa come più misericordiosa di Cristo.

La Gerarchia non deve aver paura di annunciare il Vangelo, soprattutto quando respinto. Come capitò anche a San Paolo quando annunciò agli Ateniesi che il “Dio ignoto” è morto ed è risorto: molti se ne andarono, non interessati, perché increduli. Del resto, è inevitabile che spesso vada a finire così: Gesù non è forse morto da solo sulla Croce? Il Signore non aveva con sé la maggioranza dei Gerusalemme. In quel momento i sondaggi sulla Sua popolarità stavano al minimo.

Se la Gerarchia s’interessa agli indici di gradimento, si ricordi che quello di Cristo Crocifisso era pari a zero.

È un forte ammonimento allora quello che San Paolo scrive ai Romani, lo stesso duro rimprovero di Gesù ai farisei.

È importate che ciò che c’è fuori sia in sintonia con ciò che dentro, non ci devono essere contraddizioni. Gli uomini, ovviamente, vedono l’esterno, ma Dio vede l’interno.

Che cos’è più importante, ciò che vedono gli uomini o ciò che vede Dio?Naturalmente questa è una domanda retorica.

Il brano della Lettera ai Romani di oggi, se fosse possibile, andrebbe meditato versetto per versetto, ma mi limito a sottolinearne alcuni punti, invitandovi a meditare anche gli altri.

San Paolo spiega che dato che è possibile conoscere con l’intelletto, con la ragione, le opere compiute da Dio, coloro che le mettono in dubbio, non sono scusabili, perché non gli hanno dato gloria, né gli hanno reso grazie.

Uno dei peccati contro lo Spirito Santo, come insegna il Catechismo, è proprio questo: impugnare la Verità conosciuta. Cosa significa? Prendiamo la Verità, la facciamo nostra, per usarla a nostro piacimento, per il nostro tornaconto, non a servizio di Dio e del prossimo.

Inoltre, ecco l’ironia, costoro mentre si dichiaravano sapienti, cioè pensavano di saperla lunga, sono diventati stolti, cambiando l’immagine incorruttibile di Dio con l’immagine corruttibile dell’uomo.

Sembra la descrizione esatta dell’ora in cui viviamo. Siamo una società ipertecnologica, conosciamo tantissime cose, abbiamo raggiunto una certa potenza dell’intelletto come mai prima d’ora, ma allo stesso tempo ci siamo disonorati e diventati stolti davanti a Dio.

La situazione è fotografata in maniera precisissima. E San Paolo ha scritto questa lettera quasi 2000 anni… segno che sapeva vedere molto lontano.

Fratelli e sorelle, abbiamo un’opportunità grandiosa: quella di essere rimproverati, scossi, dai santi, perché Dio ci ama, ci corregge. Vuole che ci svegliamo, prima che sia troppo tardi.

San Paolo infatti ci dice di svegliarci dal sonno, di muoverci, di dire al Signore: “Eccomi, sono pronto. Voglio te, Signore, non voglio nessun altro. Cedo finalmente alla forza del tuo Amore, mi lascio vincere dalla nostalgia di essere amato da Te, di essere posseduto dalla tua Verità”.

Preghiamo gli uni per gli altri, affinché in questi tempi oscuri, in queste ore difficili per la Chiesa, in cui regna tanta confusione, sia la Verità – quella che rende liberi – a trionfare.

Sia lodato Gesù Cristo.

Sempre sia lodato.


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