ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 21 febbraio 2016

Catechismo aeronautico

La tentazione di riscrivere il Catechismo
Padre Lombardi
In un precedente commento, mettendo in discussione l’opportunità delle conferenze stampa del Papa visto che sono fonte di innumerevoli incomprensioni e polemiche, ci eravamo soffermati tra l’altro sulla risposta data a proposito di aborto e contraccezione in merito al caso del virus Zika. Se sull’aborto le parole sono state più che chiare, tutti i giornali del mondo hanno invece “visto” l’apertura di Papa Francesco alla contraccezione. In realtà nelle parole del Papa si parlava di evitare la gravidanza che, nella prospettiva della procreazione responsabile, è azione lecita, ovviamente seguendo i metodi naturali di regolazione della fertilità. Quindi, dicevamo, niente apertura alla contraccezione sebbene la modalità della domanda, il linguaggio colloquiale, la risposta sommaria e una certa cialtroneria giornalistica hanno inevitabilmente creato “il caso”.
Ora però accade che il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ci abbia clamorosamente smentito dando invece ragione a chi ha parlato di apertura alla contraccezione, oltretutto dando l’impressione che – “in casi di emergenza” – sia già un insegnamento tradizionale della Chiesa.
Riprendiamo le parole esatte di padre Lombardi, in una conversazione per Radio Vaticana (rispondendo alla domanda se è vero che il Papa ha aperto alla contraccezione), perché pongono problemi che vanno ben oltre il caso specifico:
«(…) Il Papa distingue poi nettamente la radicalità del male dell’aborto come soppressione di una vita umana e invece la possibilità di ricorso a contraccezione o preservativi per quanto può riguardare casi di emergenza o situazioni particolari, in cui quindi non si sopprime una vita umana, ma si evita una gravidanza. Ora non è che lui dica che vada accettato e usato questo ricorso senza nessun discernimento, anzi, ha detto chiaramente che può essere preso in considerazione in casi di particolare emergenza. L’esempio che ha fatto di Paolo VI e della autorizzazione all’uso della pillola per delle religiose che erano a rischio gravissimo e continuo di violenza da parte dei ribelli nel Congo, ai tempi delle tragedie della guerra del Congo, fa capire che non è che fosse una situazione normale in cui questo veniva preso in considerazione. E anche - ricordiamo per esempio – la discussione seguita ad un passo del libro intervista di Benedetto XVI “Luce del mondo”, in cui egli parlava a proposito dell’uso del condom in situazioni a rischio di contagio, per esempio, di Aids. Allora il contraccettivo o il preservativo, in casi di particolare emergenza e gravità, possono anche essere oggetto di un discernimento di coscienza serio. Questo dice il Papa».
Riassumendo: secondo padre Lombardi – che interpreta il pensiero del Papa – la contraccezione non va bene, ma in alcuni casi (“di particolare emergenza”) si può fare, come già indicato concretamente da Paolo VI e Benedetto XVI. 
Il primo problema è che né Paolo VI né Benedetto XVI hanno mai avallato una posizione del genere. Sul caso delle suore del Congo, avevo già spiegato nel precedente articolo: semplicemente non si può parlare di contraccezione. Sul caso di Benedetto XVI è grave che il portavoce vaticano ignori la Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede del 21 dicembre 2010 in cui si mette fine alle strumentalizzazioni sull’argomento chiarendo che – anche qui – la contraccezione non c’entra un bel nulla (leggi qui la Nota).
Inoltre dalle parole del portavoce vaticano appare che “evitare la gravidanza” e “usare i metodi contraccettivi” siano sinonimi. Ma non è quello che ha finora insegnato la Chiesa. Dice il Catechismo della Chiesa cattolica: «La continenza periodica, i metodi di regolazione delle nascite basati sull'auto-osservazione e il ricorso ai periodi infecondi [Cf ibid., 16] sono conformi ai criteri oggettivi della moralità. Tali metodi rispettano il corpo degli sposi, incoraggiano tra loro la tenerezza e favoriscono l'educazione ad una libertà autentica. Al contrario, è intrinsecamente cattiva “ogni azione che, o in previsione dell'atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione”».
In altre parole: regolazione della fertilità (con metodi naturali) sì, la contraccezione no. Anzi la contraccezione è «intrinsecamente cattiva» (no. 2270), vale a dire che non c’è alcuna circostanza che possa farla diventare accettabile. In Humanae Vitae e Familiaris Consortio l’esauriente spiegazione del caso: basti dire che il no alla contraccezione è solo un corollario all’affermazione della bellezza dell’amore coniugale. Diverso invece è l’utilizzo di questi strumenti per fini non contraccettivi, come appunto nei casi citati di Paolo VI e Benedetto XVI (per una sintetica descrizione di quanto la Chiesa insegna sulla contraccezione clicca qui).
Nel caso del virus Zika, oggetto della risposta di papa Francesco, parliamo invece di vera e propria contraccezione, oltretutto ponendo un rischio ipotetico di malformazione del feto tra «i casi di emergenza» (per capire le conseguenze del virus clicca qui). A questo punto è legittimo che un comune fedele chieda quali siano i casi di emergenza, e chi li decide: i motivi economici, laddove c’è grande povertà e miseria, rientrano in questi casi? Se sì, allora si giustifica anche l’uso della contraccezione nei Paesi in via di sviluppo o nei quartieri poveri delle città occidentali (si dovrà portare il 730 in confessionale per stabilire il confine?), e al diavolo decenni di lotte della Santa Sede alle Nazioni Unite per impedire le politiche di controllo delle nascite. E se il rischio di malformazioni del feto è il caso, allora per coerenza arriveremo a dire che la contraccezione è sempre giustificata perché nessuno ha la garanzia di un figlio sano.
Ma a parte l’introduzione di questa casistica, che farà felici i "dottori della legge", le parole di padre Lombardi indicano un oggettivo cambiamento del Magistero della Chiesa, il cui significato va ben oltre il caso in esame. Vale a dire che stiamo assistendo al cambiamento pratico del Magistero della Chiesa via intervista (anzi, attraverso un’intervista che vorrebbe chiarire una conferenza stampa). È una novità senza precedenti nella storia della Chiesa: saltato il Catechismo, ignorate un’enciclica (Humanae Vitae) e un’esortazione apostolica (Familiaris Consortio) per affermare un nuovo principio facendo finta che sia perfettamente coerente con la tradizione. Del resto, si può essere sicuri che quasi nessuno andrà a consultare catechismi, encicliche e documenti vari; a spiegare cosa dice la Chiesa ormai sono i titoli dei giornali.
Ma a questo punto – ed è qui che la questione diventa universale - qualsiasi altra affermazione definitiva del Magistero può essere messa in discussione: se ciò che la Chiesa ha sempre considerato un “male intrinseco” potrà diventare un giorno lecito, allora non c’è più nulla di oggettivo nella morale cattolica. E se è vero che il cristianesimo non è una morale, è altrettanto vero però che la morale è una conseguenza oggettiva del fatto cristiano, non è indifferente: il confine tra bene e male è netto e chiaro. Certe dichiarazioni – lo si voglia o meno - hanno la conseguenza di cancellare questo confine, tutto diventa relativo. E confuso per i semplici fedeli. È troppo chiedere un chiarimento?

di Riccardo Cascioli 21-02-2016

2 commenti:

  1. Ma Padre Lombardi è anche lui della fila degli Apprendisti Gesuiti Gesuiticamente Gesuitanti in salsa anarchicosudamericana ???
    Marisa

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  2. Sul catechismo aeronautico papale un dubbio mi coglie:
    assomiglia di più a Scherzi a parte o a Zelig?
    Dopo attenta riflessione propendo per Zelig per la varietà dei numeri in programma.
    Marisa

    RispondiElimina

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