ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 2 aprile 2016

La base della famiglia

LA SANTITA' DEL MATRIMONIO

    Dobbiamo ripartire dalla famiglia e dalla santità del matrimonio. Da dove parte la crisi della famiglia moderna e quando è incominciata? Si tratta solo della crisi economia della precarietà del lavoro e della insicurezza che ne deriva?
di F.Lamendola  
  

Da dove parte la crisi della famiglia moderna? Quando è incominciata e perché? Che cosa impedisce alla famiglia di essere, o di essere fino in fondo, o di essere nel modo migliore, un luogo di mediazione costruttiva fra l'individuo e la società: un luogo di dialogo, di armonia, di pace, di serenità, di educazione e di formazione della persona? Che cosa ha smesso di funzionare, quale dei suoi numerosi e sensibili meccanismi si è inceppato? E il nemico è solo all'esterno? Si tratta solo della crisi economia, della precarietà del lavoro e della insicurezza che ne deriva?

Vediamo, in primo luogo, quali sono gli elementi costitutivi della famiglia. Il primo è dato dalla solidità e dalla profondità del legame che unisce i genitori: e sia chiaro che, per genitori, intendiamo solo, ed esclusivamente, un uomo e una donna. Vi sono famiglie nelle quali una delle due figure è venuta a mancare: o perché è morta, o perché se ne è andata volontariamente e definitivamente, magari creandosi dei nuovi legami. Eppure la famiglia continua ad essere tale: la buona volontà, la dedizione, l'affetto e lo spirito di sacrifico del genitore rimasto ne garantisce la stabilità, la coesione, la forza. Una famiglia non cessa di essere tale a causa di vicende esterne; perfino la morte di entrambi i genitori non è necessariamente la sua morte. Il figlio o la figlia più grandi, prendendosi cura dei fratellini, sostituiscono le figure genitoriali venute a mancare; e vi sono dei casi nei quali una simile famiglia non ha nulla da invidiare a quella in cui entrambi i genitori sono presenti.
Il secondo elemento che definisce l'essenza della famiglia è la procreazione. Il legame naturale tra genitori e figli è una forza immensa, che, se cementata dall'affetto, illuminata dalla ragione naturale e vivificata dalla Grazia (per coloro che ci credono, ovviamente) sprigiona,a sua volta, delle energie straordinarie, che vanno molto oltre il semplice accostamento meccanico di alcune persone che condividono lo stesso spazio e la stessa base di reddito. Tale forza si alimenta sia del rapporto fra genitori e figli, sia dei figli tra loro. Evidentemente, è essenziale che ciascun membro della famiglia non anteponga il principio di piacere, riferito a se stesso, a tutto il resto, ma che si apra ad una relazione di bene con tutti gli altri, affrontando e cercando di superare incomprensioni, differenze caratteriali, diversità sul piano dei valori e di principi. 
Il terzo elemento è l'apertura della famiglia ad una relazione positiva con il mondo esterno, sia nell'ambito dei parenti, sia in quello lavorativo, sia nello spazio fisico, sociale e culturale (casa, quartiere, città, nazione, umanità, natura), perché la famiglia non è, né potrebbe essere, una monade chiusa in se stessa, senza porte né finestre, ma una cellula che, nel suo piccolo, riflette l’intera ricchezza del mondo. L'apertura verso il mondo si può realizzare in moltissime maniera diverse: per un bambino, mediante la presenza di un animale domestico, o quella di buoni libri, o il fatto che i genitori favoriscano l'amore per il sapere, per la bellezza, per l'intelligenza; ancora, e per ciascun membro, con la presenza di un nonno, magari bisognoso di assistenza; e così via.
La base della famiglia, comunque, è e rimane l'unione stabile e armoniosa fra l'uomo e la donna. Una famiglia che nasca da una unione instabile e disarmonica fra l'uomo e la donna parte già nelle peggiori condizioni per diventare quel che una famiglia deve diventare: un luogo di affetti, pace, serenità, crescita, rispetto, collaborazione. Dunque, per adempiere alla propria funzione naturale, la famiglia deve nascere dall'incontro maturo fra due persone mature, animate da idealità simili, disponibili al sacrificio per il bene dell'altro, abbastanza adulte da non mettere sempre al centro il loro "io", da non pretendere di avere più vantaggi che responsabilità, da non segnare sempre ogni gesto sulla contabilità minuziosa del dare e dell'avere, ma capaci di mettersi generosamente in gioco, senza risparmio di energie, per contribuire al bene dell'altro (o dell'altra) e a quello dei figli. Un genitore che non sappia rinunciare a qualcosa per dedicarsi ai figli, specialmente quando sono più piccoli, è un genitore inadeguato; e un uomo o una donna che non sappiano fare un passo indietro, rispetto ai loro desideri, per il bene dell'altro, non sono adatti a creare una famiglia. Creare una famiglia è una faccenda seria per persone serie, non per chiunque ne abbia il capriccio.
La prima cosa, che sta alla base di tutto il resto, è la scelta felice del proprio compagno di vita. E qui si va subito a sbattere contro un luogo comune della  modernità, vale a dire l'assolutizzazione dell'amore passionale, dell'amore "romantico". Si può essere innamoratissimi di qualcuno, ma non essere adatti a creare una famiglia. Le basi di un edificio devono essere solide, se si vuole che quell'edificio possa durare nel tempo; la costruzione delle fondamenta è quindi, in un certo senso, la cosa più importante nell'intero processo di edificazione di quel tale edificio. Si pensa, generalmente, che l'affiatamento e la buona armonia fra un uomo e una donna, che hanno deciso di creare una famiglia, dipendano dalla fortuna; ma questa è una sciocchezza: sarebbe come dire che la durata di una casa dipende dal fatto che non sopravvengano inondazioni o terremoti. Se la casa è stata costruita presso la riva di un fiume, ma con la riva ben protetta dagli argini, il pericolo delle inondazioni sarà ridotto quasi al minimo; e se essa è stata costruita con materiali e con criteri antisismici, solo un terremoto di straordinaria intensità la potrebbe distruggere. L'uomo e la donna sono i materiali da costruzione dell'edificio chiamato "famiglia". L'importante non è che essi si sentano follemente innamorati (l'amore "folle" va e viene, domani poterebbe essere un mucchietto di cenere), ma che siano due brave persone, serie, responsabili, mature; che si vogliano bene (il che è altra cosa dal dire che "si piacciono" o che "fanno bene l'amore insieme"); che siano compatibili nel cammino della vita, ossia capaci di completarsi e arricchirsi a vicenda, il che implica – a sua volta - che non siano male assortiti per carattere, educazione, livello sociale, cultura di provenienza, idee, valori, religione; e che abbiano una medesima idea di ciò che vogliono fare del loro progetto di vita, figli compresi. A monte di tutto questo, poi, una età e uno stato di salute tali da non pregiudicare in partenza quel loro progetto di vita e di apertura alla prole.
Lo sappiamo bene: questo discorso, agli orecchi delicati di molti progressisti, buonisti, pseudo-romantici, può sembrare troppo arido, troppo freddo, troppo calcolatore; per loro, tener conto di tutte queste variabili, prima di creare una famiglia, equivale a toglierle qualcosa, a impoverirla. Noi pensiamo esattamente l'opposto: che una famiglia viene esposta a infinite tribolazioni e difficoltà, non quando l'uomo e la donna, prima di unirsi, valutano attentamente se ci sono le condizioni per creare la famiglia stessa, ma quando si lasciano afferrare dalla fretta, dalla superficialità, dalla eccessiva spontaneità, non corretta dal sano giudizio e dal buon senso. Partendo da una sopravvalutazione dell'amore-passione, oggi si dà per scontato che, per creare una famiglia, basti tale elemento: ed è un errore madornale. Osiamo anzi negare che esso sia necessario, purché vi siano le altre condizioni sopra elencate. La famiglia, come la intendiamo noi, si basa sul matrimonio, cioè su una promessa solenne e su un impegno definitivo: e questo, a nostro modo di vedere, è mostrare per essa il vero rispetto che le è dovuto; mentre prenderla alla leggera, con la riserva mentale di sfasciarla non appena dovesse emergere qualche difficoltà, equivale a disprezzarla e a degradarla. La famiglia non è un giocattolo e, sopratutto, non è un vestito che si indossa finché piace, e poi lo si getta in un angolo, qualora non dovesse piacere più. 
Dunque, lo ripetiamo: assecondare unicamente l'impulso della passione, trascurando le differenze di carattere, sociali, culturali, etniche, e sottovalutando le difficoltà che ne possono sorgere, è segno di leggerezza, se non di vera incoscienza. Prima di lamentare che la famiglia è in crisi, bisogna vedere come essa è stata desiderata, voluta e realizzata: se con maturità e con senso di responsabilità, oppure no. Certo, a tutti piacer fare i "liberali", i "democratici", i "moderni", e negare che il ceto, la cultura, la provenienza di una persona abbiano alcuna importanza nella vita di coppia e nella costruzione d’una famiglia. Invece è vero il contrario, perché ne hanno moltissima; e, se vi sono delle coppie felici e delle famiglie riuscite nelle quali l'uomo e la donna sono di estrazione assai diversa, nondimeno si tratta di eccezioni, e pensare di trasformare le eccezioni in una regola è mancanza di buon senso e di consequenzialità logica. Un tempo, per consentire all'uomo e alla donna di conoscersi a sufficienza per valutare se esistessero le condizioni per creare una nuova famiglia, vi era una fase preliminare chiamata fidanzamento. Sembra che stiamo parlando di usi arcaici, di tradizioni ancestrali; stiamo invece parlando di un istituto sociale che era ancor vivo fino a una o due generazioni fa, e che ha dimostrato, nel corso dei secoli e dei millenni, di essere stato utilissimo per gettare le basi di una vita familiare solida e durevole. 
Oggi, per "fidanzamento", si intende una cosa totalmente diversa, ossia il fatto che due giovani, o, comunque, due persone, vivano come se fossero già sposate, senza esserlo; che vivano insieme, o che abbiamo rapporti sessuali regolari, come marito e moglie; salvo portare la biancheria sporca dalla mamma perché la lavi, o chiedere al papà i soldi per pagare l'affitto e la benzina. Vivere insieme a questo modo, e fare all'amore senza  problemi, ciò non è un fidanzamento, ma una parodia della vita matrimoniale; e non è vero che aiuta a conoscersi meglio, perché toglie la cosa più importante: la capacitò di dominarsi, di attendere, di essere e sentirsi pronti per incominciare la vita in comune, con tutte le garanzie della solidità e della durata, ma anche con l'incanto e il profumo della purezza. Costruire una famiglia richiede sintonia  su mille cose, grandi e piccole, che vanno dal piacere di conversare insieme, ai principi educativi da trasmettere ai figli. Se si proviene da ambienti troppo diversi, non si potrà essere d'accordo su nulla; e non giova dire che "basta il rispetto", perché non è vero. Il rispetto è la premessa, ma non è una virtù attiva: per educare i figli, ad esempio, si devono prendere decisioni, fare delle scelte. E per avere il piacere di stare insieme al proprio compagno di vita, bisogna avere un sentire non troppo diverso dal suo. L'eccessiva diversità sociale o culturale potrà rendere più piccante un rapporto fuggevole, ma non offre garanzie di durata. Alla fin fine, anche l'uomo e la donna più sensuali si stancano di far sempre all'amore; di che cosa parleranno, allora, se non hanno un solo argomento da condividere, un solo interesse che li avvicini? Se a lui interessano soltanto le macchine e i motori, ad esempio, e  a lei solo i fiori e le poesie? Oppure se a lei piace solo lo shopping, comprare vestiti firmati, e a lui solo le cose profonde dell'anima, del pensiero, della cultura? Possono sembrare delle inezie, ma non è così: sono questioni della massima importanza. Per condividere un progetto di vita, bisogna partire dalla condivisione delle piccole cose di ogni giorno. E, se manca ciò, viene a mancare la cosa più importante.
Si dirà che vivere insieme è sempre una scommessa e che non si può prevedere tutto; che non ci si conoscerà mai abbastanza prima di aver provato la vita a due. Il primo enunciato è vero, ma con la precisazione che qualcosa, e più di qualcosa, si può prevedere: valga l'esempio del territorio ad alto rischio sismico e della casa costruita secondo criteri antisismici. Il secondo enunciato è falso, perché nessuno potrà mai conoscere l'altro sino in fondo, anche vivendoci assieme, ma certo è possibile conoscere qualcuno a sufficienza per rendersi conto se ha i requisiti per essere un buon compagno di vita. Si verificano, nel corso della vita di una coppia e di una famiglia, delle "sorprese" che, a ben guardare, non erano tal, e che – infatti - non avrebbero dovuto sorprendere nessuno. Bastava osservare e riflettere un po' meglio prima di legarsi in un vincolo così impegnativo; bastava non gettarsi a capofitto, alla cieca, ma adoperare il discernimento, la prudenza, magari anche solo il più elementare buon senso. Molti uomini e donne dovrebbero rimproverare se stessi, la propria precipitazione, la propria leggerezza, la propria superficialità, prima di accusare il destino di averli delusi riguardo a colui, o colei, che avevano eletto a loro compagno di vita. Sovente hanno ignorato dei segnali evidentissimi; non li hanno voluti vedere, perché si sono lasciati trascinare dall'amore-passione. Ad esempio: non è sufficiente un singolo comportamento violento, per far capire che si ha di fronte una persona tendenzialmente violenta? Quante volte deve farsi picchiare, una donna, prima di realizzare che il suo "innamorato" non è l'uomo giusto come compagno di vita e come futuro padre dei suoi figli? E quanti tradimenti deve mandar giù un uomo, prima di capire che quella donna non sarà mai una sposa fedele, una leale compagna del suo progetto di vita e di famiglia? I segnali ci sono sempre, per chi li vuol vedere: positivi e negativi. Non è colpa del destino se noi ci rifiutiamo di riconoscerli e di prenderne atto. Lo sappiamo: tutto questo discorso può sembrare datato, antico, e perciò sorpassato. Ma chi lo dice che una cosa, per il fatto di essere collaudata, è sorpassata? Questa è la vera mancanza di buon senso: negare ciò che evidente, in nome del nuovo...
Dobbiamo ripartire dalla famiglia e dalla santità del matrimonio

di Francesco Lamendola


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