ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 30 luglio 2016

El Gayantino

LA MASSONERIA ECCLESIASTICA


    La Massoneria ecclesiastica ha preso il timone della navicella di Pietro? il pericolo di una mutazione genetica nella Chiesa e nella sua dottrina sta aprendo la strada alla possibilità di una spettacolare vittoria del Diavolo
                                                                               di Francesco Lamendola  

Monsignor Nunzio Galantino, segretario della Conferenza Episcopale Italiana – non un vescovo qualsiasi, pertanto, ma il numero uno di tutti i vescovi italiani, almeno in senso gerarchico – nel corso di una omelia, riportata testualmente dal quotidiano cattolico semi-ufficiale Avvenire (il cui pacchetto azionario è controllato al 75% da una fondazione religiosa della C.E.I.), ha recentemente affermato che Dio risparmiò dalla distruzione Sodoma e Gomorra per la preghiera di Abramo e per la presenza di alcuni giusti nelle città peccatrici.
Ora, i casi sono due: o monsignor Galatino non ha mai letto la Bibbia, e non sa quello che dice, oppure sa quello che dice, conosce la Bibbia e, pertanto, ha deciso di stravolgerla, di capovolgerla, di farle dire il contrario di ciò che essa dice: il che, tecnicamente, si chiama apostasia. Perché nel libro della Genesi si dice chiaramente che Dio avrebbe voluto risparmiare Sodoma, e, alle insistenti preghiere di Abramo, promise che non l’avrebbe distrutta, a condizione che vi avesse trovato anche solo dieci giusti; ma quei dieci giusti, non li trovò. Gli unici giusti erano Lot e si i suoi familiari, che però non erano Sodomiti, ma stranieri venuti ad abitare in quel luogo: distinzione fondamentale secondo la dottrina e la pratica giuridica del mondo antico (non bastava risiedere ad Atene o a Roma per essere cittadini ateniesi o romani, con gli obblighi e i diritti a ciò relativi).

Il peccato dei Sodomiti era l’omosessualità: una omosessualità così ostentata e così aggressiva, che essi avrebbero voluto brutalizzare anche i due Angeli entrati in città in forma umana, per incarico del Signore, e accolti da Lot nella sua casa perché trascorressero la notte. Nel corso del colloquio con Abramo, Dio in persona dice che il clamore della condotta dei Sodomiti era giunta fino a Lui, e che per questo Egli è venuto di persona ad accertarsi se le cose stanno realmente in quel modo: perché, precisa testualmente, ”il loro peccato è molto grave”. Ma monsignor Galantino decide che le cose sono andate altrimenti, e che Dio non ha distrutto Sodoma perché vi ha trovato dei giusti. Eppure, chiunque abbia letto quel capitolo, sa bene come andò a finire: la città venne distrutta da una tempesta di fuoco e di zolfo, nella quale perirono tutti gli abitanti, senza eccezione e senza scampo; e che distrusse, nel medesimo tempo, anche Gomorra e altre località vicine. La stessa moglie di Lot, la quale, imprudentemente, e benché fosse stata ammonita dagli Angeli, si era voltata a guardare il tremendo spettacolo, perì e venne  trasformata in una statua di sale.
Che cosa si proponeva di fare, monsignor Galantino? Di levar di mezzo il senso della condanna cristiana dell’omosessualità, cambiando il contenuto e l’epilogo del racconto biblico? Di dare a intendere che la pratica dell’omosessualità – la pratica, si badi; non la condizione omosessuale, se essa è innata – non è più un peccato, e tanto meno un peccato “molto grave”? Che lui, monsignor Galantino, è autorizzato a modificare non solo la lettera e lo spirito della Bibbia, ma anche l’insegnamento della teologia morale, riguardo a questo punto? E, più in generale, che la misericordia di Dio – concetto del quale la Chiesa di papa Francesca parla moltissimo, forse anche troppo – esclude o annulla la giustizia di Dio? Ma Dio come potrebbe essere misericordioso, se non fosse anche giusto? Come si può ignorare che la giustizia è l’altra faccia della misericordia stessa; e che non esiste alcuna giustizia che non preveda dei castighi per i trasgressori? La punizione dei peccatori è la diretta conseguenza del libero arbitrio: se gli esseri umani non fossero moralmente liberi, il castigo non avrebbe senso (e nemmeno il premio, se è per questo). Dunque, che cosa si ripromettono di fare, i numerosi Galantino oggi imperversanti: di negare che esiste l’Inferno e di derubricare tutta una serie di peccati, per mettersi al passo coi tempi, con la cultura e con le leggi ora vigenti? Se è così, dovrebbero anche avere il coraggio di andare sino in fondo, assumendosi la responsabilità delle conseguenze d’una simile impostazione: e cioè che l’uomo non è libero, ma un bambolotto creato da Dio per essere salvato comunque, che lo voglia o no; e che l’Incarnazione, pertanto, con la Passione e con la Resurrezione, non erano essenziali, anzi, non erano nemmeno necessarie, visto che poi, essendo “misericordioso”, Dio perdona tutti, pentiti o no, salva tutti e non giudica nessuno (“chi sono io per giudicare?”, disse papa Francesco, proprio parlando degli omosessuali, nei primi giorni del suo pontificato).
Ecco: questo è uno di quei casi - e, da alcuni anni a questa parte, se ne presentano sempre più spesso, con immenso stupore, sconcerto e disorientamento dei fedeli – nei quali si ha la netta sensazione di trovarsi di fronte ad un Magistero ecclesiastico inusitato, che non conoscevamo affatto; a una nuova Chiesa, a una nuova teologia, a una nuova morale, e che questa morale è assolutamente incompatibile con quella che, fino a qualche tempo, la Chiesa pareva unanime nell’insegnarere, e che difendeva con vigore, contro qualunque tentativo di edulcorarla o di modificarla; in breve, si ha l’impressione di essere in presenza d’una cosa tremenda, quasi innominabile: una falsa Chiesa e un falso Cristo.
Ebbene: c’è stato un sacerdote che queste cose le aveva dette, e le aveva dette alcuni decenni orsono; o meglio, che le diffondeva a nome della Madonna, con la quale era in unione mistica. Parliamo di don Stefano Gobbi (nato a Dongo nel 1930 e morto a Milano nel 2011), il fondatore del Movimento Sacerdotale Mariano, una realtà tutt’oggi imponente, che conta qualcosa come 350 vescovi e arcivescovi, 150.000 sacerdoti e membri di istituti e ordini religiosi, e alcuni milioni, o meglio, alcune decine di milioni di fedeli laici, simpatizzanti “esterni” del movimento, raccolti nei “cenacoli di preghiera” in tutti e cinque i continenti. Movimento che, pure, da quando è sorto, nel 1972, non sembra aver goduto di particolari appoggi da pare della Gerarchia, specialmente ai suoi massimi livelli, ma che, se è vivo e vegeto, lo deve alle proprie forze spontanee e all’entusiasmo di coloro che vi aderiscono (oltre, naturalmente, all’aiuto sopranaturale di Dio e della Madonna, al Cuore Immacolato della quale i suoi membri si sono interamente affidati).
Dunque: don Stefano Gobbi parlava spesso dell’influenza diabolica esercitata da una parte del clero, infiltrato dalla Massoneria, specialmente ai livelli superiori della Gerarchia, e metteva in guardia contro l’immenso pericolo da ciò rappresentato: il pericolo di una mutazione genetica della Chiesa e della sua dottrina, che avrebbe gettato le anime nella confusione e, inevitabilmente, nella perdizione, aprendo la strada alla possibilità di una spettacolare vittoria del Diavolo nella sua eterna lotta contro l’uomo per vanificare il progetto dell’amore divino. Questi discorsi, senza dubbio, dovevano dare parecchio fastidio a certi cardinali e vescovi che simpatizzavano apertamente per la Massoneria e che caldeggiavano una riappacificazione della Chiesa con essa, cominciando con il togliere la scomunica del 1738, fulminata da Clemente XII. Basterà un nome per tutti: quello del cardinale Carlo Maria Martini, tanto apprezzato negli ambienti radical-chic di Milano e ancora tanto rimpianto da tutti i cattolici modernisti e progressisti, i quali continuano a lamentare piagnucolosi che lo “spirito” - con la lettera minuscola - del Concilio (il Vaticano II: ma la precisazione è superflua, dato che per loro non ce ne sono altri) si è perso per strada, e che bisognerebbe rivitalizzarlo, appunto ad opera di uomini di Chiesa “coraggiosi” e “aperti” come il defunto cardinal Martini. Don Stefano, peraltro – cosa inaudita! - non parlava a titolo personale; egli aveva delle frequenti comunicazioni interiori da parte della Madonna, fin da quando, a Fatima, Ella gli aveva ispirato la fondazione del movimento; e di tali comunicazioni si faceva interprete, da prete semplice e privo di quelle raffinatezze teologiche e di quei modi signorili e un po’ mondani che mostravano cardinali e arcivescovi alla moda, specialmente nei salotti buoni della borghesia catto-progressista, ma anche di quella atea e, guarda caso, massonica.
Così si esprimeva, ad esempio, la Madonna, rivolgendosi a don Stefano il 13 giugno 1989, a Dongo, nel commentare il libro dell’Apocalisse, capitolo 13, versetto 11, in cui si parla della Bestia simile ad un Agnello (da: Don Stefano Gobbi, Ai sacerdoti, figli prediletti della Madonna, Movimento Sacerdotale Mariano, 1989, pp. 738-741):
Come mamma, vi ho voluto avvertire del grande pericolo che minaccia oggi la Chiesa, a causa dei molti e diabolici attacchi che si compiono contro di Lei per distruggerla.
Per raggiungere questo scopo, alla Bestia Nera che sale dal mare, viene in aiuto dalla terra, una bestia che ha due corna, simili a quelle di un agnello.
L’agnello, nella divina Scrittura, è sempre stato il simbolo del sacrificio. Nella notte dell’esodo viene sacrificato l’agnello, e, con il suo sangue, sono aspersi gli stipiti delle case degli Ebrei, per sottrarle al castigo che invece colpisce tutti gli Egiziani.
La Pasqua Ebraica ricorda questo atto ogni anno, con la immolazione di un agnello, che viene sacrificato e consumato.
Sul Calvario Gesù Cristo si immola per la redenzione dell’umanità si fa Lui stesso nostra Pasqua e diventa il vero agnello di Dio che toglie tutti i peccati del mondo.
La bestia porta sul capo due corna simili a quelle di un agnello.
Al simbolo del sacrificio è intimamente unito quello del Sacerdozio: le due corna.
Un copricapo con due corna portava il Sommo Sacerdote nell’Antico Testamento.
La Mitria – con due corna - portano i Vescovi nella Chiesa, per indicare la pienezza del loro Sacerdozio.
La bestia nera, simile a una pantera, indica la Massoneria; la bestia con due corna, simile ad un agnello, indica la Massoneria infiltrata all’interno della Chiesa, cioè la Massoneria Ecclesiastica, che si è diffusa soprattutto tra i Membri della Gerarchia.
Questa infiltrazione massonica, all’interno della Chiesa, vi è già stata da me predetta in Fatima, quando vi ho annunciato che Satana si sarebbe introdotto fino al vertice della Chiesa.
Se compito di Satana è di condurre le anime alla perdizione, portandole al culto di false divinità, la massoneria ecclesiastica è invece quello di distruggere Cristo e la sua Chiesa, costruendo un nuovo idolo, cioè un falso Cristo e una falsa Chiesa. […]
GESÙ È VERITÀ, perché è Lui- Parola vivente – fonte e sigillo di tutta la divina Rivelazione.
Allora la massoneria ecclesiastica agisce per oscurare la sua divina Parola, per mezzo di interpretazioni naturali e razionali  e, nel tentativo di renderla più comprensiva ed accolta, la svuota di ogni suo soprannaturale contenuto
Così si diffondono gli errori, in ogni parte della Chiesa Cattolica. A causa della diffusione di questi errori, oggi molti si allontanano dalla vera fede, dando attuazione alla profezia che vi è stata fatta  da Me a Fatima: “Verranno tempi in cui molti perderanno la vera fede”. La perdita della Fede è apostasia.
La massoneria ecclesiastica agisce, in maniera subdola e diabolica, per condurre tutti alla apostasia.
GESÙ È VITA perché dona la Grazia.
Scopo della massoneria ecclesiastica è quello di giustificare il peccato, di presentarlo non più come un male, ma come un valore ed un bene. Così si consiglia di compierlo, come un modo di soddisfare le esigenze della propria natura, distruggendo la radice da cui può nascere il pentimento e si dice che   non è più necessario confessarlo.
Frutto pernicioso di questo maledetto cancro, che si è diffuso in tutta la Chiesa, è la sparizione  della confessione individuale in ogni parte.
Le anime vengono portate a vivere nel peccato, rifiutando il dono della Vita, che Gesù ci ha offerto.
GESÙ È LA VIA, che conduce al Padre per mezzo del Vangelo.
La massoneria ecclesiastica  favorisce le esegesi, che danno di esso  interpretazioni razionalistiche e naturali, per mezzo dell’applicazione dei vari generi letterari, così che esso viene dilaniato in ogni sua parte. Alla fine giunge a negare la realtà storica dei miracoli e della sua risurrezione e si mette in dubbio la divinità stessa di Gesù e la sua missione salvifica.
Dopo aver distrutto il Cristo storico, la bestia con due corna simili a un agnello cerca di distruggere il Cristo mistico che è la Chiesa.
La Chiesa istituita da Cristo è una sola:  quella santa, cattolica, apostolica, una, fondata  su Pietro.
Come Gesù, anche la Chiesa da Lui fondata, che forma il suo corpo mistico, è verità, vita e via.
LA CHIESA È VERITÀ, perché ad essa sola Gesù ha affidato da custodire, nella sua integrità, tutto il deposito della fede. Lo ha affidato alla Chiesa gerarchica, cioè al papa ed ai Vescovi uniti con Lui.
La massoneria ecclesiastica cerca di distruggere questa realtà con il falso ecumenismo, che porta all’accettazione di tutte le Chiese cristiane affermando che ciascuna di esse possiede una parte di verità.
Essa coltiva il disegno di fondare una Chiesa ecumenica universale, fondata dalla fusione di tutte le confessioni cristiane fra cui la Chiesa cattolica.
LA CHIESA È VITA perché dona la Grazia ed essa sola possiede i mezzi efficaci di Grazia, che sono i sette Sacramenti Specialmente è vita perché ad essa sola è stato dato il potere di generare l’Eucaristia, per mezzo del sacerdozio ministeriale e gerarchico.
Nella Eucaristia Gesù Cristo è realmente presente col suo Corpo glorioso e la sua divinità.
Allora la massoneria ecclesiastica, in tante subdole maniere, cerca di attaccare la pietà ecclesiale verso il Sacramento dell’Eucaristia.
Da essa valorizza solo l’aspetto della Cena, tende a minimizzare il suo valore sacrificale, cerca di negare la reale e personale presenza di Gesù nelle Ostie consacrate.
Per questo si sono gradualmente soppressi tutti i segni esteriori che sono indicativi della fede nella presenza reale di Gesù nell’Eucaristia, come le genuflessioni, le ore di adorazione pubblica, la  consuetudine santa di circonda re il Tabernacolo  di luci e di fiori.
LA CHIESA È VIA perché conduce al Padre, per mezzo del Figlio, nello Spirito Santo sul cammino della perfetta unità. Come il Padre e il Figlio sono uno, così dovete essere una sola cosa fra voi.
Gesù ha voluto che la sua Chiesa sia segno e strumento dell’unità di tutto il genere umano,. La Chiesa riesce ad essere unita, perché è stata fondata sulla pietra angolare della sua unità: Pietro ed il papa che succede al carisma di Pietro.
Allora la massoneria ecclesiastica cerca di distruggere il fondamento dell’unità della Chiesa, con l’attacco subdolo e insidioso al Papa.
Essa ordisce le trame del dissenso e della contestazione al papa; sostiene e premia coloro che lo vilipendono e gli disobbediscono; propaga le critiche e le opposizioni di Vescovi e di teologi.
In questa maniera di demolisce il fondamento stesso della unità e cos’ la Chiesa viene sempre più lacerata e divisa…
Sono parole che fanno riflettere e concetti che, espressi circa trent’anni fa, appaiono oggi ancor più drammaticamente attuali di allora. D’altra parte, nel 1989 il papa era Giovanni Paolo II e gli attacchi contro di lui venivano soprattutto da teologi progressisti, come Hans Küng, da vescovi e sacerdoti seguaci della “teologia della liberazione” e da movimenti ecclesiali modernisti e semi-protestanti, come “Noi siamo Chiesa”, sorto, qualche ano dopo, a partire dalle diocesi tedesche e austriache. La situazione odierna, simile in tutto, anzi fattasi ancor più grave, a quella descritta nel messaggio marino trasmesso da don Stefano Gobbi, in una sola cosa è sostanzialmente mutata, creando una prospettiva ancor più incerta e drammatica: che se, nel 1989, stringersi strettamente al Papa significava, per tutti i cattolici, trovare una garanzia di unità e di saldezza dottrinale, oggi non è più così. Dopo le incredibili dimissioni di papa Benedetto XVI, già archiviate dai cattolici progressisti come acqua fresca, anzi, come cosa dovuta (e basta rileggersi i commenti di sfacciata esultanza che accompagnarono quella grave decisione), ci troviamo in una situazione assolutamente inedita, con due papi, uno dei quali “emerito” (ma tuttora ben vivo e in buona salute, mentre ci era stato fatto credere che le sue dimissioni erano dovute a ragioni gravissime di deterioramento fisico, l’altro “regnante”, ma che sta portando una serie di cambiamenti sostanziali nella dottrina cattolica, con documenti, dichiarazioni, omelie, interviste, gesti, sovente estemporanei e improvvisati, i quali hanno creato in moltissimi fedeli uno stato d’animo di sconcerto, perplessità, turbamento, amarezza, sconforto. Perciò, aldilà delle effettive intenzioni di papa Bergoglio, la cui bona fides non vogliamo discutere, la domanda, ormai non più eludibile (e noi personalmente siamo rimasti in silenzio per tre anni, prima di porla) è questa: la Massoneria ecclesiastica si appresta a celebrare il suo trionfo?
La Massoneria ecclesiastica ha preso il timone della navicella di Pietro?
di Francesco Lamendola
 


1 commento:

  1. Toh, guarda ! Mi sembra che proprio Woityla fu quello che consacrò cardinale Hans Kung, e non solo lui ma anche altri della stessa genìa ! Dunque queste parole di don Gobbi che sarebbero dettate dalla S.ma Maria, suonano un po' strane e pure loro di dubbia interpretazione ? oppure il commento successivo che suona stridente ?

    RispondiElimina