ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 27 luglio 2016

Tornerà a nevicare d'Agosto?

Santa Maria della Neve, un miracolo durante la crisi ariana

(di Cristina Siccardi) Nel IV secolo, quando la Chiesa era imbevuta di eresia ariana, la Madonna fece sentire la sua presenza a Roma. Il Vicario di Cristo era in quel tempo Liberio, il Papa che cedette agli errori di Ario, come la maggioranza dei vescovi di allora. Non si trattò di semplice debolezza, ma di vero e proprio assenso all’errore. Il beato cardinal John Henry Newman afferma che «la caduta di Liberio è un fatto storico» (Arians of the Fourth Century, Londra 1876, p. 464).
Soltanto alcuni vescovi, puniti con scomuniche ed esili, resistettero: sant’Atanasio, sant’Eusebio di Vercelli, san Lucifero di Cagliari, san Dionigi di Milano, sant’Ilario di Poitiers. Nella V Appendice del suo Ariani del IV secolo, così scrive Newman, riprendendo ciò che registrò san Gregorio Nazianzeno in riferimento all’A.D. 360: «I pastori hanno certamente fatto cose folli; poiché, a parte pochi, i quali o per la loro insignificanza furono ignorati, o per la loro virtù resistettero e furono lasciati come un seme e una radice per la rifioritura e rinascita di Israele sotto l’influenza dello Spirito Santo, tutti cedettero al compromesso, con la sola differenza che alcuni cedettero subito e altri dopo; alcuni furono campioni e guide nell’empietà e altri si aggregarono a battaglia già iniziata, succubi della paura, dell’interesse, delle lusinghe o – ciò che è più scusabile – dell’ignoranza» (Orat. XXI.24).
Ebbene, la Madonna, Madre della Chiesa, vigilava allora, come vigila oggi sui Pastori. La Tradizione racconta che a quel tempo, quando a Roma non esistevano ancora chiese o basiliche sontuose, Maria Santissima si presentò in sogno ad un patrizio romano di nome Giovanni: era la notte del 4 agosto 352. La Vergine gli chiese di costruire una grande chiesa nel luogo dove la mattina seguente avrebbe nevicato. L’indomani il patrizio si recò da Liberio per narrargli il sogno, il Pontefice, a sua volta, rivelò di aver avuto la stessa visione.
Il prodigio nel frattempo si era avverato sul Colle Esquilino e per ordine di Liberio si fece tracciare la pianta di una grandiosa Basilica esattamente dove cadde la neve e l’edificio sacro venne finanziato dal patrizio Giovanni e dalla consorte, prendendo il nome di Basilica Liberiana dal nome del Papa e detta popolarmente ad Nives, ma anche Basilica di Santa Maria della Neve e, in seguito, Basilica di Santa Maria Maggiore per indicare la sua prevalenza su tutte le chiese romane dedicate alla Madonna.
Benché gli studiosi modernisti abbiano fatto di tutto per smontare la tradizione dei sogni e del miracolo, il culto si è propagato in tutta Italia: una miriade di celebrazioni locali che a tutt’oggi coinvolgono paesi e interi quartieri di città. Si contano 152 chiese, santuari, basiliche minori con il titolo di Madonna della Neve, ogni regione ne possiede, fra quelle dove ne abbondano di più: Piemonte (31), Lombardia (19), Campania (17). Ella è Patrona di 64 comuni italiani e di 58 frazioni. Nella Basilica di Santa Maria Maggiore il 5 agosto il miracolo viene rievocato con una pioggia di petali di rose bianche, cadenti dall’interno della cupola durante la celebrazione liturgica.
La Madonna ad Nives è particolarmente onorata ad Altavilla Silentina (Salerno): la statua viene portata in processione dalla località Carillia fino al capoluogo, percorrendo una tratto di 6 km a piedi. A Bacugno (Rieti) avviene l’atto rituale della “genuflessione del toro”, che esprime la gratitudine dei paesani verso la figura della Madonna per l’abbondanza dei frutti della terra. A Cancelli, frazione di Cosio di Arroscia (Imperia), il Santuario della Madonna della Neve è posto a 1550 m s.l.m.: qui il 5 agosto accorrono i fedeli provenienti dalla provincia di Imperia e dalla vicina provincia di Cuneo.
La gente di Civitella Licinio (Benevento) è molto legata alla sua chiesetta Madonna della Neve, recentemente restaurata. La festa assume particolare solennità ogni sette anni e l’anno 2016 vi rientra. Le donne del XV secolo, a Gallipoli (Lecce), si recavano nella cripta dell’antica chiesa della Madonna ad Nives seu de Cassopo per venerare l’icona della Madonna della neve ed ottenere dei “responsi” sul ritorno dalla navigazione dei loro congiunti; nella cripta accanto all’icona vi era una finestrella che dava direttamente sul mare, da come esso si increspava, a seguito della loro invocazione, conoscevano la sorte di chi si trovava sulle imbarcazioni. A Monte San Giacomo (Salerno) da secoli, invece, nella notte fra il 4 e il 5 agosto si percorre un sentiero che conduce alla chiesa sulla cima del Monte Cervati (1899 m s.l.m.).
Una lunga e amabile Storia soprannaturale che intreccia le attenzioni e le cure di Maria Santissima alle terre cattoliche: Ella fa guardia e scudo non solo ai fedeli (siano essi buoni o meno), ma anche ai pastori (siano essi buoni o meno). Le sue belle chiese, come tutte quelle architettonicamente e artisticamente preconciliari, rammentano l’indispensabilità non soltanto, però, della devozione, ma anche della sana dottrina, quella che i nostri bambini imparavano proprio nelle dimore di Dio.
Una maestra della provincia di Cuneo ha raccontato a Camillo Langone che molti alunni di origine marocchina il sabato e la domenica vanno a scuola di arabo e di Corano: «sono bambini che spesso ricevono sussidi pubblici, sono bambini che sempre hanno nomi arabi e anche per questo nonostante siano nati in Italia si sentiranno arabi fino ai novant’anni, ammesso che non muoiano giovani facendosi saltare in aria in mezzo a coloro che pagando le tasse li hanno fatti studiare e spesso mangiare. Se un decimo di loro crederà alla sura della Conversione nel tempo in cui una bottiglia di Barolo raggiunge l’invecchiamento ottimale la provincia di Cuneo diventerà esplosiva come una banlieue parigina (…) Catechismo o morte» (http://www.ilfoglio.it/preghiera/2016/07/22/catechismo-o-morte___1-vr-144707-rubriche_c176.htm ).
Santa Maria Maggiore è lì, con la sua maestosità, non soltanto per ricordare il drammatico periodo della Chiesa del IV secolo, ma anche per rassicurare i fedeli in Cristo, indicando a loro la via della Salvezza, che passa attraverso la conoscenza (la dottrina), i Sacramenti (la Grazia di Dio nel mondo), la preghiera (compreso il Santo Rosario), la Croce (la sofferenza), l’abbandono filiale a Colei che è trionfatrice su ogni genere di eresia. (Cristina Siccardi)
http://www.corrispondenzaromana.it/santa-maria-della-neve-un-miracolo-durante-la-crisi-ariana/

Appello ai Prelati e ai movimenti silenziosi dell’Istituto Plinio Corrêa de Oliveira

Di fronte alle serie riserve e obiezioni mosse da personalità della Chiesa e del laicato cattolico alla Esortazione ApostolicaAmoris Laetitia(AL), e data la crescente confusione che questo documento sta seminando negli spiriti in tema di morale familiare, l’Istituto Plinio Corrêa de Oliveira (IPCO) ha giudicato essere suo dovere pronunciarsi pubblicamente al riguardo. Il giorno 16 luglio, festa della Madonna del Carmelo, ha emesso una dichiarazione col titolo summenzionato.
Composto da laici cattolici, l’Istituto si è impegnato sin dalla sua fondazione nella difesa dell’istituto della famiglia, bersaglio principale dell’offensiva rivoluzionaria nel secolo XXI.
Il documento ricorda i quasi novecentomila fedeli di tutto il mondo, compresi cardinali, arcivescovi e vescovi, che hanno rivolto al Papa Francesco una “Supplica Filiale” in cui Gli si chiedeva  rispettosamente di non permettere “la relativizzazione dell’insegnamento di Gesù Cristo” nei confronti della famiglia. Dopo la pubblicazione di Amoris laetitia questo importante segmento della popolazione cattolica mondiale ha potuto sperimentare solo il gusto amaro della delusione. Papa Francesco, tanto prodigo nel ricevere e nel compiacere acattolici e persino anticattolici di tutto il mondo, non ha avuto una parola per questi fedeli.

Grave rottura con l’insegnamento della Chiesa – Relativizzazione del Decalogo
Ci saremmo aspettati che un documento pontificio dedicato alla famiglia mettesse in guardia contro questa gravissima minaccia. Ma, al contrario, in AL si incontra un palese mutamento di fondo della pratica pastorale relativa alle cosiddette “coppie irregolari”, e in modo particolare ai divorziati cosiddetti “risposati”, permettendo che essi siano assolti in confessione e che ricevano la Sacra Comunione, con l’unica condizione che ciò avvenga “caso per caso”, secondo il “discernimento” del sacerdote.
Autorevoli figure della Chiesa e del laicato hanno denunciato che tale mutamento non è solo disciplinare, ma implica una grave rottura con l’insegnamento tradizionale della Chiesa, e chiedono, per tanto, la revoca di AL, richiesta alla quale l’IPCO aggiunge la propria voce.
Questo avviene mentre ecclesiastici progressisti plaudono AL calorosamente. Il cardinale Christoph Schönborn, nel presentare ufficialmente il testo ha manifestato il suo compiacimento perché questo “supera” la divisione – che egli giudica “artificiale” – fra unioni dette regolari e irregolari, ossia lecite e peccaminose.
Di fatto, per AL, a seconda delle circostanze, il concubinato e l’adulterio (AL evita queste parole ma il senso è chiaro) potrebbero persino costituire una “donazione” a Dio!; e in queste situazioni di peccato ci sarebbero addirittura “segni di amore” che “in qualche modo riflettono l’amore di Dio”. Con questo linguaggio insidioso, non soltanto perdono di validità pratica il Sesto e il Nono Comandamento (“Non commettere atti impuri ” e “Non desiderare la donna d’altri”), ma tutto l’ordine naturale e divino sintetizzato nel Decalogo ne risulta relativizzato, in nome nome di una valutazione soggettiva delle circostanze.
Un nuovo modello familiare antigerarchico
Gravemente discutibile è anche il modello “comunitario” di famiglia proposto da AL, che sovrabbonda di allusioni negative e spregiative nei confronti della famiglia tradizionale basata sull’autorità paterna, mentre presenta l’immagine idilliaca di un modello familiare ugualitario, che spoglia il marito della sua funzione di capo famiglia e diluisce il principio di autorità.
Persino il precetto di San Paolo,  secondo cui “le mogli siano sottomesse ai loro mariti” (Ef 5, 22), viene svalutato con il pretesto che si tratta di un mero “rivestimento culturale” dell’epoca.
In ciò AL si contrappone alla dottrina cattolica magistralmente esposta nell’enciclicaCasti Cannubii di Pio XI, che insegna l’immutabilità dell’ordine gerarchico della famiglia.
Evoluzionismo antropologico – inversione dell’ordine nelle finalità del matrimonio
Tanto la relativizzazione dell’adulterio quanto il nuovo paradigma familiare auspicato da AL sarebbero giustificati da un supposto “cambiamento antropologico” che richiederebbe “soluzioni più inculturate”, secondo il grado evolutivo di questo mutamento nei diversi luoghi. Il cardinale Kasper, principale ispiratore di AL, fornisce esempi di questa “inculturazione”, in cui il sentimentalismo e il soggettivismocostituiscono il criterio per ammettere i divorziati “risposati” ai Sacramenti.
Allontanandosi dal modello tradizionale e istituzionale del matrimonio e avvicinandosi al modello individualista contemporaneo, in cui il vincolo matrimoniale viene ridotto ad un mero riconoscimento sociale e legale del mutuo affetto della coppia, AL legittima una radicale inversione nella gerarchia dei fini del matrimonio, sostenendo che questo sarebbe in primo luogo, una “comunità di vita e di amore coniugale”. Questa affermazione contraddice apertamente l’insegnamento magisteriale della Chiesa, compendiato nel Discorso alle partecipanti al congresso della unione cattolica italiana ostetriche di Sua Santità Papa Pio XII,  secondo cu il matrimonio “non ha come fine primario e intimo il perfezionamento personale degli sposi, ma la procreazione e la educazione della nuova vita. Gli altri fini, per quanto anch’essi intesi dalla natura…. sono ad esso essenzialmente subordinati”.
In questo senso l’IPCO fa notare che, declassando a un secondo piano la finalità procreativa del matrimonio e attribuendo il primato all’ “impegno pubblico di amore”, persino gli individui LGBT potranno dire che anch’essi si “amano” e richiedere perciò uno status matrimoniale!
Legittima e rispettosa resistenza – Appello ai Prelati silenziosi
Concludendo questa dettagliata e documentata analisi, l’IPCO segnala che di fronte a un testo così atto a disorientare i fedeli e a diluire in loro l’adesione agli insegnamenti morali della Chiesa, “per un dovere di coscienza e con tutto il rispetto che merita la caric ae la persona del Sommo Pontefice, ci vediamo costretti a manifestare pubblicamente le gravi riserve che il documento suscita in noi” e a “dire lealmente a Papa Francesco che in coscienza non possiamo accettare gli enunciati, la disciplina sacramentale e la proposta pastorale di Amoris laetitia che abbiamo messo in questione.
Nel fare questo passo di “legittima e rispettosa resistenza” verso i punti di AL in conflitto con la dottrina della Chiesa, i membri dell’IPCO si sentono garantiti dall’insegnamento  di San Pietro secondo cui “bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini” (Atti 5, 29); così come dall’esempio di San Paolo che si oppose a viso aperto allo stesso San Pietro (Galati 2, 11), proprio a proposito di errori disciplinari che questi proponeva; e anche dal Diritto Canonico che nel canone 212 § 3 consacra il diritto, e talvolta persino il dovere, di esporre rispettosamente il disaccordo con l’autorità ecclesiastica. L’IPCO aggiunge: “Data la somiglianza delle situazioni, facciamo qui nostra  l’affermazione del Prof. Plinio Corrêa de Oliveira che concludeva il suo famoso manifesto di Resistenza alla politica di distensione del Vaticano con i governi comunisti: ‘Questa spiegazione si imponeva. Essa ha il carattere di una legittima difesa della nostra coscienza di cattolici’”.
L’IPCO conclude sollecitando i Prelati e movimenti finora silenziosi a “dissipare la confusione dottrinale regnante” e a riaffermare “pubblicamente e con ogni mezzo a loro portata, l’insegnamento di Nostro Signore Gesù Cristo e della Santa Chiesa” sulla natura divina e irreformabile del matrimonio, sul suo carattere indissolubile, sul primato della procreazione e sulle altre finalità del matrimonio, sulla struttura gerarchica della famiglia e “sull’ impossibilità di dare l’assoluzione sacramentale e la Sacra Comunione a coloro che si ostinano nel vivere pubblicamente in situazione oggettiva di peccato”.
http://www.corrispondenzaromana.it/appello-ai-prelati-e-ai-movimenti-silenziosi-dellistituto-plinio-correa-de-oliveira/